{"id":24092,"date":"2024-09-09T15:37:41","date_gmt":"2024-09-09T13:37:41","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=24092"},"modified":"2024-09-09T15:37:42","modified_gmt":"2024-09-09T13:37:42","slug":"il-rapporto-draghi-la-forza-di-riformarci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/09\/09\/il-rapporto-draghi-la-forza-di-riformarci\/","title":{"rendered":"Il rapporto Draghi : la forza di riformarci"},"content":{"rendered":"\n<p><em><a href=\"https:\/\/geopolitique.eu\/2024\/09\/09\/the-draghi-report-a-force-for-reform\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Questo testo \u00e8 anche disponibile in inglese sul sito del Groupe d&#8217;\u00e9tudes g\u00e9opolitiques<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">\u00c8 dall\u2019inizio di questo secolo che l\u2019Europa si preoccupa per il rallentamento della crescita. Varie strategie per risollevare i tassi di crescita si sono succedute, ma la tendenza \u00e8 rimasta invariata.<\/p>\n\n\n\n<p>Rispetto a tutta una serie di parametri, tra l\u2019Unione europea e gli Stati Uniti si \u00e8 aperto un ampio divario in termini di Pil, trainato principalmente da un pi\u00f9 pronunciato rallentamento della crescita della produttivit\u00e0 in Europa. A pagarne il prezzo sono state le famiglie europee, che hanno visto peggiorare il proprio tenore di vita. Dal 2000 a oggi, il reddito disponibile reale pro capite \u00e8 cresciuto quasi del doppio negli Stati Uniti rispetto all&#8217;UE.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la maggior parte di questo periodo, il rallentamento della crescita \u00e8 stato considerato un problema, ma non una calamit\u00e0. Gli esportatori europei sono riusciti a conquistare quote di mercato in aree del mondo a pi\u00f9 rapida crescita, in particolare in Asia. Molte pi\u00f9 donne sono entrate a far parte della forza lavoro, innalzando il contributo del lavoro stesso alla crescita. E, dopo le crisi del 2008-2012, la disoccupazione \u00e8 costantemente diminuita in tutta Europa, contribuendo a ridurre le disuguaglianze e a mantenere il benessere sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;UE ha inoltre beneficiato di un ambiente globale favorevole. Il commercio mondiale \u00e8 cresciuto in un contesto di regole multilaterali. La protezione offerta dell&#8217;ombrello di sicurezza degli Stati Uniti ha alleggerito i budget per la difesa, consentendo di destinare risorse ad altre priorit\u00e0. In un mondo geopoliticamente stabile, non avevamo motivo di preoccuparci dell&#8217;aumento delle dipendenze da paesi che ci aspettavamo sarebbero rimasti nostri amici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, per\u00f2, le fondamenta sulle quali abbiamo costruito stanno vacillando.<\/p>\n\n\n\n<p>Il precedente paradigma globale sta svanendo. L&#8217;epoca della rapida crescita del commercio mondiale sembra essere ormai passata, e le imprese dell&#8217;UE si trovano ad affrontare sia una maggior concorrenza dall&#8217;estero che un minore accesso ai mercati esteri. L&#8217;Europa si \u00e8 trovata improvvisamente priva del suo pi\u00f9 importante fornitore di energia, la Russia. Al tempo stesso, la stabilit\u00e0 geopolitica \u00e8 in declino e le nostre dipendenze si sono rivelate vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cambiamento tecnologico sta accelerando rapidamente. L&#8217;Europa ha in gran parte mancato la rivoluzione digitale trainata da Internet e gli aumenti di produttivit\u00e0 che ne sono conseguiti: il gap di produttivit\u00e0 tra l&#8217;UE e gli Stati Uniti \u00e8 anzi in gran parte dovuto proprio al settore tecnologico. L&#8217;UE \u00e8 debole nelle tecnologie emergenti che guideranno la crescita futura. Delle prime 50 imprese tecnologiche al mondo, solo quattro sono europee.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, il bisogno di crescita dell&#8217;Europa \u00e8 in aumento.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;UE sta entrando nel primo periodo della sua storia recente in cui la crescita non sar\u00e0 sostenuta da un aumento della popolazione. Si prevede che entro il 2040 la forza lavoro si ridurr\u00e0 di quasi 2 milioni di lavoratori l\u2019anno. Dovremo fare pi\u00f9 affidamento sulla produttivit\u00e0 per guidare la crescita. Se l&#8217;UE mantenesse il tasso medio di crescita della produttivit\u00e0 dal 2015, sarebbe sufficiente solo a mantenere costante il Pil fino al 2050, in un momento in cui l&#8217;UE si trova ad affrontare una serie di nuove esigenze di investimento che dovranno essere finanziate attraverso una crescita pi\u00f9 elevata.<\/p>\n\n\n\n<p>Per digitalizzare e decarbonizzare l&#8217;economia e aumentare la nostra capacit\u00e0 di difesa, la quota di investimenti in Europa dovr\u00e0 aumentare di circa 5 punti percentuali sul Pil, raggiungendo livelli osservati l&#8217;ultima volta negli anni &#8217;60 e &#8217;70. Si tratta di una situazione senza precedenti: per fare un confronto, gli investimenti aggiuntivi forniti dal Piano Marshall tra il 1948 e il 1951 ammontavano annualmente a circa l&#8217;1-2% del Pil.<\/p>\n\n\n\n<p>Se l&#8217;Europa non riuscir\u00e0 a diventare pi\u00f9 produttiva, saremo costretti a scegliere. Non saremo in grado di diventare, allo stesso tempo, un leader nelle nuove tecnologie, un faro di responsabilit\u00e0 climatica e un attore indipendente sulla scena mondiale. Non saremo in grado di finanziare il nostro modello sociale. Dovremo ridimensionare alcune, se non tutte, le nostre ambizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una sfida esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p>I valori fondamentali dell&#8217;Europa sono la prosperit\u00e0, l&#8217;equit\u00e0, la libert\u00e0, la pace e la democrazia in un ambiente sostenibile. L&#8217;UE esiste per garantire che gli europei possano sempre beneficiare di questi diritti fondamentali. Se l&#8217;Europa non sar\u00e0 pi\u00f9 in grado di fornirli ai suoi cittadini &#8211; o dovr\u00e0 sacrificarne alcuni per averne altri &#8211; avr\u00e0 perso la sua ragion d&#8217;essere.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;unico modo per affrontare questa sfida \u00e8 crescere e diventare pi\u00f9 produttivi, preservando i nostri valori di equit\u00e0 e inclusione sociale. E l&#8217;unico modo per diventare pi\u00f9 produttivi \u00e8 che l&#8217;Europa cambi radicalmente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Tre aree d&#8217;azione per rilanciare la crescita<\/h2>\n\n\n\n<p>Questo report individua tre settori principali di intervento per rilanciare una crescita sostenibile.<\/p>\n\n\n\n<p>In nessuna di queste aree partiamo da zero. L&#8217;UE dispone ancora di punti di forza generali \u2013 come ad esempio solidi sistemi di istruzione e sanitari e stati sociali robusti \u2013 e di punti di forza specifici su cui basarsi. Ma collettivamente non stiamo ancora riuscendo a trasformare questi punti di forza in industrie produttive e competitive sulla scena globale.<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, e pi\u00f9 di ogni altra cosa, l&#8217;Europa deve riorientare profondamente i suoi sforzi collettivi per colmare il divario in materia di innovazione con gli Stati Uniti e la Cina, in particolare per quanto riguarda le tecnologie avanzate.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file aligncenter\"><a><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-244334\" style=\"width: 150px\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/09\/Capture-decran-2024-09-09-a-9.41.49\u202fAM.png\" alt=\"\"><\/a><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/09\/2024_Draghi-report_PART-A_V3.pdf\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download>Scaricare la prima parte<\/a><\/div>\n\n\n\n<p>L&#8217;Europa \u00e8 bloccata in una struttura industriale statica, e sono poche le nuove imprese che emergono a rivoluzionare le industrie esistenti o sviluppare nuovi motori di crescita. Di fatto, tra le imprese europee con una capitalizzazione di mercato superiore ai 100 miliardi di euro non ce n\u2019\u00e8 una che sia stata costituita da zero negli ultimi cinquant&#8217;anni, mentre tutte e sei le societ\u00e0 statunitensi con una valutazione superiore a 1.000 miliardi di euro sono state create in questo lasso di tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa mancanza di dinamismo si autoalimenta.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 le imprese dell&#8217;UE sono specializzate in tecnologie mature in cui il potenziale di innovazione \u00e8 limitato, spendono meno in ricerca e innovazione (R&amp;I), ossia 270 miliardi di euro in meno rispetto alle loro controparti statunitensi nel 2021. Negli ultimi vent&#8217;anni, i primi tre posti nella classifica degli investitori in R&amp;I in Europa sono stati dominati dalle aziende automobilistiche. Nei primi anni 2000 era cos\u00ec anche negli Stati Uniti, dove il settore automobilistico e quello farmaceutico erano quelli trainanti, ma ora i primi tre provengono tutti dall\u2019ambito tecnologico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema non \u00e8 che all&#8217;Europa manchino idee o ambizioni. Abbiamo molti ricercatori e imprenditori di talento che depositano brevetti. Ma l&#8217;innovazione si inceppa nella fase successiva: non riusciamo a tradurre l&#8217;innovazione in commercializzazione e le imprese innovative che vogliono espandersi in Europa sono ostacolate in ogni fase da normative incoerenti e restrittive.<\/p>\n\n\n\n<p>Di conseguenza, molti imprenditori europei preferiscono cercare finanziamenti da venture capitalist statunitensi per poi scalare nel mercato USA. Tra il 2008 e il 2021 quasi il 30% degli &#8220;unicorni&#8221; fondati in Europa (startup arrivate a valere oltre 1 miliardo di dollari) ha trasferito la propria sede centrale all&#8217;estero, in grandissima parte negli USA.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il mondo sull&#8217;orlo della rivoluzione dell&#8217;intelligenza artificiale (IA), l&#8217;Europa non pu\u00f2 permettersi di rimanere bloccata nelle &#8220;tecnologie e industrie di mezzo&#8221; del secolo precedente. Dobbiamo liberare il nostro potenziale innovativo. Questo sar\u00e0 fondamentale non solo per assumere un ruolo guida nelle nuove tecnologie, ma anche per integrare l&#8217;IA nelle nostre industrie esistenti in modo che possano rimanere in prima linea.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file aligncenter\"><a><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-244405\" style=\"width: 150px\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/09\/Capture-decran-2024-09-09-a-11.56.16\u202fAM.png\" alt=\"\"><\/a><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/09\/Draghi-report-Part-B-1.pdf\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download>Scaricare la seconda parte<\/a><\/div>\n\n\n\n<p>Una parte centrale di questo programma sar\u00e0 rappresentata dal dare agli europei le competenze di cui hanno bisogno per trarre beneficio dalle nuove tecnologie, cosicch\u00e9 la tecnologia e l&#8217;inclusione sociale vadano di pari passo. Se in materia di innovazione l&#8217;Europa dovrebbe puntare a competere con gli Stati Uniti, dall\u2019altro dovremmo mirare a superarli nel fornire opportunit\u00e0 di istruzione, apprendimento per gli adulti e posti di lavoro di qualit\u00e0 per tutti nel corso di tutta la vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo ambito d&#8217;azione \u00e8 un piano congiunto per la decarbonizzazione e la competitivit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se gli ambiziosi obiettivi climatici dell&#8217;Europa saranno accompagnati da un piano coerente per conseguirli, la decarbonizzazione sar\u00e0 per l&#8217;Europa un&#8217;opportunit\u00e0. Ma se non riusciamo a coordinare le nostre politiche, c&#8217;\u00e8 il rischio che la decarbonizzazione finisca per andare in senso opposto rispetto a competitivit\u00e0 e a crescita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche se i prezzi dell&#8217;energia sono notevolmente diminuiti rispetto ai recenti picchi, le imprese dell&#8217;UE devono ancora far fronte a prezzi dell\u2019elettricit\u00e0 2-3 volte superiori a quelli degli Stati Uniti. I prezzi pagati per il gas naturale sono 4-5 volte pi\u00f9 alti. Questo divario \u00e8 dovuto principalmente alla mancanza di risorse naturali in Europa, ma anche a questioni fondamentali che attengono al nostro mercato comune dell&#8217;energia. Le regole del mercato impediscono alle industrie e alle famiglie di cogliere appieno in bolletta i benefici dell&#8217;energia pulita. Tasse elevate e rendite catturate dai trader finanziari aumentano i costi energetici per la nostra economia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel medio termine, la decarbonizzazione contribuir\u00e0 a spostare la produzione di energia verso fonti energetiche pulite sicure e a basso costo. Ma i combustibili fossili continueranno a svolgere un ruolo centrale nella determinazione dei prezzi dell&#8217;energia almeno per il resto di questo decennio. Senza un piano per trasferire i benefici della decarbonizzazione agli utenti finali, i prezzi dell&#8217;energia continueranno a pesare sulla crescita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La spinta globale alla decarbonizzazione \u00e8 anche un&#8217;opportunit\u00e0 di crescita per l&#8217;industria dell&#8217;UE. L&#8217;UE \u00e8 leader mondiale nelle tecnologie pulite, come le turbine eoliche, gli elettrolizzatori e i combustibili a basse emissioni di carbonio, e oltre un quinto delle tecnologie pulite e sostenibili a livello mondiale \u00e8 sviluppato qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, che l&#8217;Europa riesca a cogliere questa opportunit\u00e0 \u00e8 tutt\u2019altro che garantito. La concorrenza cinese si sta acuendo in settori come la tecnologia pulita e i veicoli elettrici, spinta da una potente combinazione di massicce politiche industriali e sussidi, rapida innovazione, controllo delle materie prime e capacit\u00e0 di produrre su scala continentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;UE si trova di fronte a un possibile compromesso. Accrescere la dipendenza dalla Cina potrebbe essere la strada pi\u00f9 economica ed efficiente per raggiungere i nostri obiettivi di decarbonizzazione. Ma la concorrenza cinese, sponsorizzata dallo Stato, rappresenta al contempo una minaccia per la nostra industria delle tecnologie pulite e automobilistica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La decarbonizzazione deve avvenire, per il bene del nostro pianeta. Ma affinch\u00e9 diventi anche una fonte di crescita per l&#8217;Europa, avremo bisogno di un piano congiunto che comprenda le industrie che producono energia e quelle che consentono la decarbonizzazione, come le tecnologie pulite e l&#8217;industria automobilistica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La terza area d\u2019intervento \u00e8 aumentare la sicurezza e ridurre le dipendenze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sicurezza \u00e8 un prerequisito per una crescita sostenibile. L&#8217;aumento dei rischi geopolitici pu\u00f2 accrescere l&#8217;incertezza e frenare gli investimenti, mentre gravi shock geopolitici o arresti improvvisi degli scambi possono essere estremamente dirompenti. Via via che l&#8217;era della stabilit\u00e0 geopolitica svanisce, aumenta il rischio che la crescente insicurezza diventi una minaccia per la crescita e la libert\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Europa \u00e8 particolarmente esposta. Ci affidiamo a una manciata di fornitori per le materie prime critiche, in particolare la Cina, anche se la domanda globale di tali materiali sta esplodendo a causa della transizione verso l&#8217;energia pulita. Siamo anche estremamente dipendenti dalle importazioni di tecnologia digitale. Per la produzione di chip, il 75-90% della capacit\u00e0 globale di fabbricazione di wafer \u00e8 in Asia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Queste dipendenze sono spesso bidirezionali (la Cina, ad esempio, si affida all&#8217;UE per assorbire il suo eccesso di capacit\u00e0 industriale), ma altre grandi economie come gli Stati Uniti stanno attivamente cercando di districarsi. Se l&#8217;UE non agisce, rischiamo di essere vulnerabili alla coercizione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, per mantenere la nostra libert\u00e0 avremo bisogno di una vera e propria &#8220;politica economica estera&#8221; dell&#8217;UE, la cosiddetta \u201cstatecraft\u201d. L&#8217;UE dovr\u00e0 coordinare accordi commerciali preferenziali e investimenti diretti con i paesi ricchi di risorse, costituire scorte in selezionati settori critici e creare partenariati industriali per garantire la catena di approvvigionamento delle tecnologie chiave. Solo insieme possiamo creare la leva di mercato necessaria per fare tutto questo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La pace \u00e8 il primo e pi\u00f9 importante obiettivo dell&#8217;Europa. Ma le minacce alla sicurezza fisica sono in aumento e dobbiamo prepararci.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;UE \u00e8, nel suo complesso, il secondo soggetto al mondo per ammontare della spesa militare, ma ci\u00f2 non si riflette nella forza della nostra capacit\u00e0 industriale di difesa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;industria della difesa \u00e8 troppo frammentata, il che ostacola la sua capacit\u00e0 di produrre su larga scala, e soffre di una mancanza di standardizzazione e interoperabilit\u00e0 delle attrezzature, il che indebolisce la capacit\u00e0 dell&#8217;Europa di agire come potenza coesa. Ad esempio, in Europa si fabbricano dodici diversi tipi di carri armati, mentre gli Stati Uniti ne producono solo uno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Quali sono gli ostacoli?<\/h2>\n\n\n\n<p>In molti di questi settori gli Stati membri stanno gi\u00e0 agendo individualmente e le politiche industriali sono in aumento. Ma \u00e8 evidente che in Europa non stiamo ottenendo tanto quanto potremmo se agissimo come comunit\u00e0. Tre barriere si frappongono sulla nostra strada.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, in Europa manca la concentrazione, il focus. Prospettiamo s\u00ec obiettivi comuni, ma poi non li sosteniamo fissando priorit\u00e0 chiare o dando seguito ad azioni politiche congiunte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, affermiamo di favorire l&#8217;innovazione, ma continuiamo ad aggiungere oneri normativi alle imprese europee, che sono particolarmente costosi per le PMI e controproducenti per quelle dei settori digitali. Pi\u00f9 della met\u00e0 delle PMI in Europa individua negli ostacoli normativi e negli oneri amministrativi la sfida pi\u00f9 grande.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo anche lasciato che il nostro mercato unico restasse frammentato per decenni, il che ha un effetto a cascata sulla nostra competitivit\u00e0. Spinge all\u2019estero le imprese ad alta crescita, e cos\u00ec facendo riduce il bacino di progetti da finanziare e ostacola lo sviluppo dei mercati europei dei capitali. E senza progetti ad alta crescita in cui investire e mercati dei capitali per finanziarli, gli europei perdono opportunit\u00e0 di diventare pi\u00f9 ricchi. Anche se le famiglie dell&#8217;UE risparmiano pi\u00f9 delle loro omologhe statunitensi, la loro ricchezza \u00e8 cresciuta solo di un terzo dal 2009.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, l&#8217;Europa sta sprecando le sue risorse comuni. Abbiamo un grande potere di spesa collettivo, ma lo diluiamo tra numerosi strumenti nazionali e comunitari.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, non abbiamo ancora unito le forze nell&#8217;industria della difesa per aiutare le nostre aziende a integrarsi e operare su pi\u00f9 larga scala. Nel 2022 gli appalti collaborativi europei hanno rappresentato meno di un quinto della spesa per l&#8217;acquisto di attrezzature per la difesa. Inoltre, non favoriamo le imprese europee competitive nel settore della difesa. Tra la met\u00e0 del 2022 e la met\u00e0 del 2023, il 78% della spesa totale per gli appalti \u00e8 stato destinato a fornitori di paesi terzi, di cui il 63% agli Stati Uniti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, non collaboriamo abbastanza sull&#8217;innovazione, nonostante gli investimenti pubblici in tecnologie innovative richiedano grandi pool di capitali e le ricadute per la collettivit\u00e0 siano sostanziali. Il settore pubblico nell&#8217;UE spende per la R&amp;I circa quanto gli Stati Uniti in percentuale del Pil, ma solo un decimo di questa spesa avviene a livello dell&#8217;UE.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In terzo luogo, l&#8217;Europa non si coordina l\u00e0 dove pi\u00f9 conta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi le strategie industriali, come quelle degli Stati Uniti e della Cina, sono una combinazione di politiche diverse: da quelle di bilancio per incoraggiare la produzione interna, alle politiche commerciali per penalizzare i comportamenti anticoncorrenziali, alle politiche economiche estere per garantire le catene di approvvigionamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel contesto dell&#8217;UE, collegare le politiche in questo modo richiede un elevato grado di coordinamento tra gli sforzi nazionali e quelli dell&#8217;UE. Tuttavia, a causa del suo processo di elaborazione delle politiche lento e disaggregato, l&#8217;UE \u00e8 meno in grado di produrre una risposta del genere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le norme che regolano i processi decisionali dell&#8217;Europa non si sono evolute in modo sostanziale con l&#8217;allargamento dell&#8217;UE e con l&#8217;aumento dei livelli di ostilit\u00e0 e complessit\u00e0 dell&#8217;ambiente globale che ci troviamo ad affrontare. Le decisioni vengono in genere prese un problema alla volta, lungo un iter lungo il quale numerosi attori hanno diritto di veto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u00e8 un processo legislativo in cui il tempo medio per approvare una nuova legge \u00e8 di 19 mesi, dalla proposta della Commissione alla firma dell&#8217;atto adottato, e prima ancora che le nuove leggi siano attuate nei diversi gli Stati membri.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;obiettivo di questo report \u00e8 definire una nuova strategia industriale per l&#8217;Europa al fine di superare tali ostacoli. In esso, identifichiamo le cause profonde dell\u2019indebolimento della posizione dell\u2019UE in settori strategici fondamentali e presentiamo una serie di proposte per ripristinare la forza competitiva dell\u2019UE. Per ognuno dei settori che analizziamo, individuiamo proposte prioritarie a breve e medio termine. In altre parole, queste proposte non vanno intese come aspirazioni: la maggior parte di esse \u00e8 concepita per essere attuata rapidamente e per fare concretamente la differenza rispetto alle prospettive dell&#8217;UE.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In molti settori, l&#8217;UE pu\u00f2 ottenere molto facendo tanti piccoli passi ma in modo coordinato, allineando tutte le politiche in vista di un obiettivo comune. In altri settori \u00e8 necessario fare pochi passi ma pi\u00f9 ampi, delegando al livello dell&#8217;UE compiti che possono essere svolti solo in tale ambito. In altri settori ancora, l&#8217;UE dovrebbe fare un passo indietro, applicando in modo pi\u00f9 rigoroso il principio di sussidiariet\u00e0 e riducendo l&#8217;onere normativo che impone alle imprese dell&#8217;UE.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una questione fondamentale che si pone \u00e8 come l&#8217;UE debba finanziare le massicce esigenze di investimenti necessarie per trasformare l\u2019economia. Per rispondere a questa domanda, in questo report presentiamo alcune simulazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Per l&#8217;UE si possono trarre due conclusioni fondamentali.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima: l&#8217;Europa deve certamente fare passi avanti verso la sua Unione dei mercati dei capitali, ma il settore privato non sar\u00e0 in grado di sostenere la parte del leone nel finanziamento degli investimenti senza un sostegno dal settore pubblico. La seconda: pi\u00f9 l&#8217;UE \u00e8 disposta a riformarsi per generare un aumento della produttivit\u00e0, pi\u00f9 aumenter\u00e0 lo spazio fiscale, e pi\u00f9 facile sar\u00e0 per il settore pubblico fornire questo sostegno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo collegamento evidenzia il perch\u00e9 sia fondamentale aumentare la produttivit\u00e0. Ha anche implicazioni per l&#8217;emissione di safe asset comuni. Per massimizzare la produttivit\u00e0, sar\u00e0 necessaria una qualche forma di finanziamenti congiunti per gli investimenti in beni pubblici europei fondamentali, quali ad esempio l\u2019innovazione di frontiera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, il report individua altri beni pubblici, come ad esempio gli appalti nel settore della difesa o le reti transfrontaliere, che in assenza di un&#8217;azione comune saranno sottoapprovvigionati. In presenza delle necessarie condizioni politiche e istituzionali, questi progetti richiederebbero anche finanziamenti comuni.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo report vede la luce in un momento difficile per il nostro continente. Dovremmo abbandonare l&#8217;illusione che solo procrastinare possa preservare il consenso. Anzi, la procrastinazione non ha prodotto altro che una crescita pi\u00f9 lenta, e di certo non ha generato pi\u00f9 consenso. Siamo arrivati al punto in cui, se non agiamo, saremo costretti a compromettere il nostro benessere, il nostro ambiente o la nostra libert\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Affinch\u00e9 la strategia delineata in questo report abbia successo, dobbiamo iniziare con una valutazione comune del punto in cui ci troviamo, degli obiettivi a cui vogliamo dare priorit\u00e0, dei rischi che vogliamo evitare e dei compromessi che siamo disposti a fare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo assicurarci che le nostre istituzioni democraticamente elette siano al centro di questi dibattiti. Le riforme possono essere veramente ambiziose e sostenibili solo se godono del sostegno democratico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E dobbiamo assumere un atteggiamento nuovo nei confronti della cooperazione: nell&#8217;eliminazione degli ostacoli, nell&#8217;armonizzazione delle norme e delle leggi e nel coordinamento delle politiche. Ci sono diverse costellazioni in cui possiamo andare avanti. Ma quello che non possiamo fare \u00e8 non andare avanti affatto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dovremmo nutrire una salda fiducia nel fatto che riusciremo ad andare avanti. Mai in passato le dimensioni dei nostri paesi sono apparse cos\u00ec piccole e inadeguate rispetto alle dimensioni delle sfide. E da molto tempo l&#8217;autoconservazione non era una preoccupazione cos\u00ec comune. Le ragioni di una risposta unitaria non sono mai state cos\u00ec convincenti, e nella nostra unit\u00e0 troveremo la forza di riformarci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per spiegare la logica delle sue raccomandazioni sul futuro della competitivit\u00e0 europea, Mario Draghi ha consegnato alla rivista uno spunto di dottrina programmatico come premessa al suo 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