{"id":22970,"date":"2024-08-12T07:00:00","date_gmt":"2024-08-12T05:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=22970"},"modified":"2024-08-12T23:27:10","modified_gmt":"2024-08-12T21:27:10","slug":"firenze-prima-di-instagram-grand-tour-con-vanni-santoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/08\/12\/firenze-prima-di-instagram-grand-tour-con-vanni-santoni\/","title":{"rendered":"Firenze prima di Instagram, Grand Tour con Vanni Santoni"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Riesco a intercettare Vanni Santoni \u2013 prolifico scrittore globetrotter \u2013 di ritorno da una presentazione a Udine. \u00c8 in tour per il suo ultimo libro, Dilaga ovunque, pubblicato da Laterza e finalista al Premio Campiello 2024. Siamo in un chiassoso bar di via Gioberti, a Firenze, vicino piazza Beccaria. Non \u00e8 uno dei punti di riferimento di Santoni, scrittore che ama lavorare nei caff\u00e8 notturni e nelle biblioteche universitarie, ma un ripiego per evitare che il caldo afoso fiorentino ci travolga.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un valdarnese, di Montevarchi, a un certo punto arriva a Firenze. Perch\u00e9?<\/h3>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, a essere precisi, ho vissuto a Firenze dagli zero ai tre anni, in via Masaccio, la stessa via dove visse, per un periodo, Cristina Campo. Mi piace pensare che magari, da piccolo, quando mia madre mi portava nel passeggino in piazza Savonarola, ho ricevuto la carezza di Cristina Campo, che \u00e8 altrettanto cristiana ma certamente preferibile rispetto a quella del Papa. Poi i miei genitori si sono trasferiti in Valdarno, dove c\u2019erano gi\u00e0 delle radici: valdarnesi da parte di mio padre, valdambrine da parte di mia madre. La Valdambra sta fra il Valdarno e Siena, per capirsi. In realt\u00e0 io credo che crescere a Montevarchi, piccolo centro di 25 mila abitanti gi\u00e0 industrialmente importante a inizio Novecento, e poi irrimediabilmente decaduto, ti offra una prospettiva ulteriore su Firenze. Una prospettiva che ho reso nel libro che scrissi su Firenze, <em>Se fossi fuoco arderei Firenze<\/em>. In genere, il fiorentino nato e cresciuto a Firenze \u2013 specialmente se nell\u2019area storica \u2013 vive all\u2019interno di una bizzarra sindrome allucinatoria che lo porta a credere che Firenze sia tutt\u2019ora al centro del mondo. Cio\u00e8 per il fiorentino di oggi \u2013 a livello pi\u00f9 o meno inconscio \u2013 Firenze \u00e8 ancora quella che era nel \u2018400.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questione che non \u00e8 completamente infondata, perch\u00e9 Firenze si guarda molto indietro. Sappiamo, come ha testimoniato una ricerca, che le venti famiglie pi\u00f9 ricche di Firenze di oggi sono le stesse venti famiglie di 600 anni fa. Che Firenze sia rimasta immutata non \u00e8 dunque del tutto falso; peccato per\u00f2 che sia cambiato tutto il resto intorno. Nel senso che il resto del mondo non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso. Va detto per\u00f2 che la sindrome in questione colpisce tutti gli abitanti delle citt\u00e0 che in una fase della loro storia sono state al centro del mondo. I parigini sono convinti che tutt\u2019ora Parigi sia il centro del mondo, e non solo della Francia\u2026 I newyorkesi sono convinti che New York sia il centro del mondo \u2013 e gi\u00e0 hanno qualche ragione in pi\u00f9. Quando il mondo magari si sar\u00e0 spostato irrimediabilmente verso altre direzioni, il newyorkese sar\u00e0 il fiorentino di domani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Crescere nel cosiddetto <em>contado<\/em> ti permette un\u2019osservazione pi\u00f9 critica, pi\u00f9 distaccata, pi\u00f9 disincantata di ci\u00f2 che \u00e8 in realt\u00e0 Firenze. Tanto pi\u00f9 poi che il Valdarno si situa fra Firenze, Siena e Arezzo. Tipicamente, il valdarnese guarda pi\u00f9 a Firenze, anche a causa del collegamento ferroviario; il suo viso \u00e8 orientato in quella direzione, e, anzi, verso Arezzo ci guarda poco volentieri, mentre verso Siena ci guarda un po\u2019 stranito. Per\u00f2 codesto trovarsi fra tre diversi poli toscani d\u00e0 anche una maggiore possibilit\u00e0 di lettura della Toscana, senza cadere in facili campanilismi. D\u2019altra parte, la Toscana \u00e8 un frattale di campanilismi. Firenze pu\u00f2 odiare Pisa o Siena, e Pisa pu\u00f2 odiare Livorno, ma se vai in Valdarno c\u2019\u00e8 la rivalit\u00e0 fra Montevarchi e San Giovanni. E se vai a Montevarchi, c\u2019\u00e8 la rivalit\u00e0 fra la Ginestra e il Pestello. E se vai al Pestello c\u2019\u00e8 la rivalit\u00e0 fra il Pestello alto e il Pestello basso. Si pu\u00f2 dunque presumere che anche nel Pestello basso ci siano rivalit\u00e0 fra&nbsp; diverse strade. In effetti, a pensarci, ho sempre guardato con sospetto quelli di via Scrivia\u2026<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Su Firenze in questi anni hai assunto posizioni pubbliche. La citt\u00e0 \u00e8 peggiorata da quando hai cominciato a frequentarla?<\/h3>\n\n\n\n<p>Anzitutto, una premessa. Siamo entrambi grandi appassionati di Giovanni Papini. E pi\u00f9 volte, quando abbiamo parlato della situazione in questa citt\u00e0, abbiamo evocato un famoso scritto di Papini, che nel suo descrivere una citt\u00e0 che vive sui forestieri e fatica a farsi nuovamente culla d\u2019ingegni, sembra scritto ieri \u2013 e invece \u00e8 stato scritto cento anni fa. Evidentemente, certe nostre impressioni sulla citt\u00e0 fanno parte di Firenze fin da quando ne \u00e8 cominciata la decadenza rispetto al Rinascimento. Quindi, io cerco sempre di essere cauto quando si parla di \u201cpeggioramento\u201d. Vedi, nei miei libri io mi occupo anche di sottoculture e controculture, alcune peraltro molto diverse fra di loro (i rave in <em>Muro di casse<\/em>, i giochi di ruolo ne <em>La stanza profonda<\/em> o i graffiti in <em>Dilaga ovunque<\/em>), e in qualunque sottocultura, che abbia o non abbia anche un livello controculturale o politico, troverai sempre quelli che dicono che \u201cnon \u00e8 pi\u00f9 come una volta\u201d. I nostalgici di un\u2019epoca d\u2019oro che spesso \u2013 nota bene \u2013 quell\u2019epoca d\u2019oro eventuale non l\u2019hanno mai vissuta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo si ritrova fortissimo nella fiorentinit\u00e0; si rimpiange quando c\u2019era Batistuta alla Fiorentina, si rimpiange la Firenze degli anni Ottanta quando era la capitale del rock. Chi viveva la capitale del rock rimpiangeva una Firenze non precisata degli anni Settanta, una Firenze addirittura psichedelica in cui \u2013 si dice \u2013 allo Space Electronic c\u2019era la musica dei Vanilla Fudge e si tenevano happening visionari inimmaginabili. Ma via via andando indietro si arriva fino al tizio del Rinascimento che, possiamo star certi, diceva che nel Medioevo era tutto meglio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi bisogna stare attenti a non avere anche noi questa sindrome. Perch\u00e9 a volte dietro questa sindrome del \u201cnon ci sono pi\u00f9 le feste di una volta\u201d si nascondono persone che hanno nostalgia per i loro vent\u2019anni, quindi una incapacit\u00e0 di vedere il contesto in modo non condizionato dai propri filtri personali. Pur coi limiti di tempo che mi impone la scrittura, la scena rave ho sempre continuato a frequentarla, e non mi \u00e8 sembrato che il teknival del 2021 fosse cos\u00ec peggio di quello del 2007 o di quello del 1998. Certamente, se ci vado a 45 anni la mia attitudine rispetto a un baccanale sar\u00e0 ineludibilmente diversa rispetto a quella che potevo avere a 20 anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Evidentemente l\u2019esperienza di studiare a Firenze \u00e8 inscindibile dal fatto di stare in mezzo ai sassi di Firenze.<\/p><cite>Vanni Santoni<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Detto questo, non nascondiamoci il fatto che negli ultimi tempi e sotto alcuni aspetti, Firenze \u00e8 effettivamente cambiata. Ma quando si parla di questi cambiamenti, la cosa pi\u00f9 difficile \u00e8 trovare delle cause o almeno dei nodi causali. Perch\u00e9 si tratta molto spesso di processi storici molto distribuiti: un giorno ti svegli, esci di casa e invece dell\u2019edicola c\u2019\u00e8 una bisteccheria. Qualcosa \u00e8 successo, ma non c\u2019\u00e8 alcun Piano Kalergi delle bisteccherie che hanno preso il posto delle edicole. Semmai \u00e8 tutto parte di un cambiamento sistemico molto pi\u00f9 vasto. Se volessimo per\u00f2 identificare un evento, se non scatenante, almeno paradigmatico, allora potrebbe essere quell\u2019errore storico, per me grandissimo, che \u00e8 stato il voler spostare alcune delle pi\u00f9 importanti facolt\u00e0 universitarie fiorentine nel quartiere periferico di Novoli. Io ho studiato a Scienze Politiche, quindi ho fatto tutta l\u2019universit\u00e0 in via Laura, in centro, e poi ho discusso la tesi al Polo di Novoli; ci andavo il meno possibile, per\u00f2 qualche volta in via delle Pandette ci sono stato. Ora, si pu\u00f2 anche sostenere che le scienze sociali fiorentine meritassero uno spazio unitario, pi\u00f9 pratico, e dunque per forza di cose da situarsi in periferia, e magari c\u2019\u00e8 anche chi spostandosi in macchina lo preferisce, ma\u2026 facciamoci due domande. Mentre l\u2019universit\u00e0 fiorentina se ne andava a Novoli, le universit\u00e0 americane, che non hanno mai smesso di investire in citt\u00e0, acquistavano o prendevano in affitto palazzi storici del centro.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9?<\/h3>\n\n\n\n<p>Evidentemente l\u2019esperienza di studiare a Firenze \u00e8 inscindibile dal fatto di stare in mezzo ai sassi di Firenze.<\/p>\n\n\n\n<p>La logica del campus universitario deriva da una impostazione americana che ha delle ragioni sociologico-urbanistiche diverse. Le citt\u00e0 americane sono fatte in modo diverso da quelle europee e il campus nasce all\u2019interno di processi storici molto precisi e molto diversi dai nostri. Le nostre universit\u00e0 invece, che sono tra le pi\u00f9 antiche nel mondo, evidentemente facevano parte del tessuto storico della citt\u00e0. Averle spostate in periferia \u00e8 stato un grande errore. Ma non \u00e8 solo questo il problema, perch\u00e9 eventualmente l\u2019errore riguarderebbe solo gli studenti e chi ci insegna. La questione riguarda il valore della citt\u00e0. Se una citt\u00e0 si presenta comunque con delle facolt\u00e0 nel centro storico esprime anche un certo tipo di immagine che evidentemente, se si presenta solo con bisteccherie o schiacciaterie, non esprime. Ora tutti si lamentano dell\u2019<em>overtourism<\/em>, ma era ovvio che la presenza degli studenti, con le facolt\u00e0 e quindi con i servizi per gli studenti \u2013 librerie, barretti, localini, case in affitto per gli studenti, magari in vecchi palazzi \u2013 \u201cproteggeva\u201d il centro storico, garantiva la presenza di <em>almeno<\/em> <em>qualche grado di realt\u00e0<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>In un\u2019ottica cinicamente economica averli mandati via ha prodotto un indotto evidente, perch\u00e9 da un lato \u00e8 stato dato il centro a turisti paganti, dall\u2019altro lato anche il valore degli appartamenti a Novoli, all\u2019Isolotto o in altri quartieri periferici \u00e8 cresciuto. Non sono cos\u00ec ingenuo da non vedere che ci sono delle ragioni che portano un guadagno sul breve termine; ma credo che portino anche a un impoverimento culturale sul lungo termine. \u00c8 questo per me il problema. Quando tornai nel 2002\/2003 a stare fisso a Firenze dopo aver fatto il servizio civile \u2013 visto che non ero uno studente molto bravo, mi tocc\u00f2 \u2013 trovai una citt\u00e0 estremamente vitale dal punto di vista culturale. Perch\u00e9 c\u2019era stato un piccolo ma assai significativo cambio generazionale all\u2019interno di una militanza socio-politica che si era scollegata dai vecchi spazi e dalle vecchie logiche, forse anche spostandosi pi\u00f9 su dimensioni prettamente culturali. In particolare, uno spazio come l\u2019Elettro+ \u00e8 stato un hub, un acceleratore culturale, altro che gli \u201cacceleratori di start-up\u201d che cercano di venderci oggi. In quella Firenze trovai sponde interessanti. Trovai delle riviste, cominciai a scrivere, partecipai all\u2019organizzazione di eventi di musica elettronica underground, tanto era il fermento che a un certo punto con degli amici tirammo su addirittura un\u2019agenzia pubblicitaria a sfondo sociale. Nel frattempo lavoravo nel mondo della formazione per conto mio, avevo un\u2019azienda. Trovai una citt\u00e0 oltremodo reattiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quella vitalit\u00e0 della Firenze 2002-2003 a livello culturale era tutta, o quasi, frutto di autogestione o frutto di iniziative personali. Non era mai frutto di una qualche volont\u00e0 dell\u2019amministrazione. Anzi. Quando nel giro di qualche anno abbiamo tirato su quella che poi \u00e8 diventata nota come la cosiddetta \u201cscena letteraria fiorentina\u201d o \u201cscenicchia\u201d, che ha prodotto tanti autori, riviste su riviste, festival e iniziative diventate leggendarie, come <em>Torino una sega<\/em> e quant\u2019altro, mi ha sempre stupito la straordinaria sordit\u00e0 della citt\u00e0. C\u2019era qualcosa che aveva evidentemente un grande valore, un valore che veniva riconosciuto in tutta Italia e di cui tutta Italia parlava, ma la citt\u00e0 ha fatto come se niente fosse. Non credo che l\u2019abbia snobbata volontariamente; semplicemente mancava, come \u00e8 sempre mancata in citt\u00e0, la capacit\u00e0 di ascolto, di intercettare quel \u201cbuzz\u201d culturale spontaneo che veniva visto quasi con sospetto, vuoi perch\u00e9 legato alle autogestioni, e quindi al <em>mondo dell\u2019autonomia e della sinistra extraparlamentare, <\/em>per dirla in termini anni Settanta, vuoi perch\u00e9 nasceva da iniziative di privati che non erano collegati a determinati sistemi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019epoca della scena letteraria fiorentina \u00e8 nata, sbocciata ed \u00e8 durata una decina d\u2019anni. Ha fatto un sacco di cose e poi chiunque ne facesse parte si \u00e8 trovato un editore a Roma o a Milano, se non se n\u00e9 andato proprio all\u2019estero e ha continuato a svolgere le sue attivit\u00e0 a livello individuale, o con altri gruppi incontrati altrove. Per carit\u00e0, va bene anche cos\u00ec. Per\u00f2 l\u00ec qualcosa si \u00e8 perso, qualcosa di importante. Chi ha le spalle pi\u00f9 larghe, o \u00e8 pi\u00f9 fortunato, o entrambe le cose, trover\u00e0 comunque la sua strada, come \u00e8 capitato a diversi di noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se una scena si radica davvero, se si forma un humus che non solo funziona ma dialoga anche con strutture pi\u00f9 \u201cufficiali\u201d, allora anche chi non riesce ad affermarsi al primo giro sar\u00e0 tutelato, ed esprimer\u00e0 magari qualcosa di valore dopo, coi suoi tempi. Una scena letteraria crea continuit\u00e0. Magari non tutti riusciranno a pubblicare con una casa editrice importante, ma qualcuno pubblicher\u00e0 una rivista e su questa rivista ci debutteranno nuovi esordienti; qualcun altro uscir\u00e0 con una casa editrice indipendente valida, eccetera. Da l\u00ec ci sar\u00e0 un passaggio di testimone generazionale e via cos\u00ec. A Firenze questo in parte \u00e8 mancato. Ormai la \u201cscenicchia\u201d si pu\u00f2 definire un fatto storicizzato, visto che parliamo di qualcosa che \u00e8 avvenuto fra il 2004-2005 e il 2014-2015. Volendo per\u00f2 ragionare in termini prospettici quello che poi \u00e8 mancato, per una solidificazione della scena letteraria fiorentina, \u00e8 anche la mancanza di un editore di alto profilo in citt\u00e0. C\u2019\u00e8 Giunti, certo, e da quanto Giunti ha acquistato Bompiani ovviamente \u00e8 diventato un editore di altissimo profilo. Per\u00f2 il gruppo non ha mai avuto chiss\u00e0 che vocazione fiorentina, chiss\u00e0 forse per volont\u00e0 di rivendicare il proprio profilo nazionale (che potrebbe essere anche timore di apparir provinciali: tipico della Firenze contemporanea); di certo non si \u00e8 mai interessato troppo a quello che succedeva nell\u2019underground letterario cittadina. Quando un gruppo \u00e8 cos\u00ec grande pu\u00f2 farne a meno, senz\u2019altro\u2026 per\u00f2, se vai a vedere, Einaudi qualche autore torinese in pi\u00f9 della media ce l\u2019ha. Mondadori o Feltrinelli qualche autore milanese in pi\u00f9 della media ce l\u2019hanno. Laterza qualche autore romano in pi\u00f9 ce l\u2019ha. Sarebbe stato interessante, io credo, vedere cosa sarebbe successo se a suo tempo Giunti si fosse interessata maggiormente agli autori che uscivano da quella scena. Non dico che sarebbero stati dei grandi successi, ma magari la scena si sarebbe radicata di pi\u00f9. Ma forse \u00e8 ingenuo credere che una major possa occuparsi di questioni simili. Forse la verit\u00e0 \u00e8 che \u00e8 mancata una minimum fax fiorentina. Le cose sarebbero state diverse se ci fosse stata una struttura medio-piccola \u2013 non cos\u00ec piccola come alcuni piccoli o piccolissimi editori pur meritori che hanno agito o agiscono in citt\u00e0, ma neanche grande quanto Giunti-Bompiani \u2013 come la minimum fax degli anni d\u2019oro. Fra, diciamo, il 2003 e il 2013 non ha solo fatto esordire un sacco di gente poi divenuta imprescindibile, ma \u00e8 stata anche un vero acceleratore per la scena letteraria e culturale romana, da l\u00ec sono passate persone che poi hanno avuto ruoli importanti, che hanno formato altra gente, che hanno insomma fatto da cinghia di trasmissione tra underground e mainstream.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, per tornare a quello che dicevo, e che vale anche al di l\u00e0 del solo ambito editoriale, aver spostato le facolt\u00e0 in periferia crea un danno alla possibilit\u00e0 stessa che un underground si formi. Quando arrivai nel 2003, trovai la rivista Mostro che faceva le riunioni al circolino in Borgo San Jacopo. Altre assemblee avvenivano al bar occupato di Lettere. C\u2019era il Bandone in via Maragliano, c\u2019era il Collettivo Politico in via Laura, c\u2019erano gli anarchici del vicolo del Panico\u2026 Insomma, entrando a Firenze, se ti interessava far cultura, o anche solo <em>fare qualcosa, <\/em>ma farlo a modo tuo, trovavi delle sponde immediate, sponde che ora sono inevitabilmente disperse, anche se ci sono isolette culturali che resistono, come ad esempio la Polveriera di via Santa Reparata.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Si pu\u00f2 dire che Vanni Santoni \u00e8 uno scrittore notturno? Noi stessi ci siamo incontrati alcune volte alle 2 di notte in locali nei quali ti eri fermato a scrivere.<\/h3>\n\n\n\n<p>Alle 2 ma anche alle 3 al Caff\u00e8 Notte\u2026 anzi, quando c\u2019era Danilo, il vecchio padrone, pure alle 4 e mezzo. Il problema \u00e8 che adesso questi locali chiudono prima. L\u2019effetto della turistificazione \u00e8 anche questo. I vecchi covi, in cui c\u2019erano i vecchini che giocavano a carte, bevevano grappe e facevano l\u2019alba, non ci sono pi\u00f9 perch\u00e9 si preferisce monetizzare sul turista, sulla cena o sull\u2019aperitivo e poi chiudere. Io ho sempre avuto una vocazione notturna o al massimo pomeridiana. Di pomeriggio in biblioteca; sono uno di quelli che presidia appunto uno degli ultimi luoghi di incontro aperti, anche se meno aperto di un tempo \u2013 perch\u00e9 con la scusa del Covid hanno messo i tornelli dicendo che sarebbero stati rimossi e poi ovviamente sono rimasti \u2013, cio\u00e8 Brunelleschi, la biblioteca di Lettere, dove tutt\u2019ora vado a scrivere al pomeriggio, perch\u00e9 mi piace lo stile anni Sessanta-Settanta di quelle vecchie aule leggermente sgarrupate. Vado nelle aule di germanistica, di slavistica, e ci sto proprio bene, mentre invece le Oblate, pur essendo una bellissima biblioteca ed essendo centrale, \u00e8 troppo \u201cpettinata\u201d, troppo lustra. E poi c\u2019\u00e8 anche poco posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto spesso queste nuove biblioteche non sono progettate con la logica di un tempo, che era mettere pi\u00f9 posti a sedere e pi\u00f9 tavoli possibile. A volte vengono privilegiate delle soluzioni architettoniche tali da rendere pi\u00f9 bella possibile, ma non necessariamente pi\u00f9 <em>usabile possibile,<\/em> la biblioteca; difficile, dunque, non pensare al turista, se si pensa male, o al biglietto da visita della citt\u00e0, se si vuol pensare un po\u2019 meglio. Ma il punto \u00e8 lo stesso: se vai alle Oblate, a volte non trovi posto. Quando uno esce di casa con la mente gi\u00e0 al libro da scrivere, non deve avere rotture di scatole di questo tipo. Deve trovare un posto per scrivere. Subito. Per questo vado in Brunelleschi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda la sera, invece, l\u2019esigenza dello scrittore \u00e8 trovare un luogo in cui si beve in modo non troppo dispendioso e che sia aperto fino a tardi. I luoghi d\u2019elezione erano stati per anni il Caff\u00e8 Notte e la Cit\u00e9, entrambi di l\u00e0 d\u2019Arno. Il Caff\u00e8 Notte \u00e8 nell\u2019Oltrarno profondo, ed era tradizionalmente frequentato dall\u2019anima popolare e artigianale di Firenze; la Cit\u00e9 nacque proprio dall\u2019onda di quel periodo di militanza culturale a cui mi aggregai nel 2002-2003. Persone che uscivano dall\u2019esperienza del Bandone e dell\u2019Elettro+, e da altre autogestioni e occupazioni fiorentine, vinsero un bando, si misero insieme e aprirono la Cit\u00e9 come libreria caff\u00e8. Si pu\u00f2 dire che il Caff\u00e8 Notte venisse dall\u2019underground fiorentino degli anni&nbsp; Ottanta e la Cit\u00e9 dall\u2019underground fiorentino degli anni Zero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io, Gregorio Magini e il povero compianto Sergio Nelli ci trovavamo sempre in questi luoghi che divennero dei piccoli acceleratori culturali. Alla Cit\u00e9 cominciammo a organizzare presentazioni, perch\u00e9 c\u2019era la libreria. Al Caff\u00e8 Notte cominciavamo a fare reading e nacque il famoso happening \u201cTorino una sega\u201d. Ma ora non ci sono pi\u00f9 presentazioni alla Cit\u00e9 n\u00e9 reading al Caff\u00e8 Notte, anche se \u2013 per fortuna \u2013 esistono ancora e sono ancora luoghi di ritrovo di una Firenze letteraria sotterranea, ma molto meno di un tempo. In tempi pi\u00f9 recenti, un posto che avevamo preso di mira era Pi\u00f9 liberi pi\u00f9 libri, in via San Gallo, che ora per\u00f2 ha cambiato gestione. Con il suo giardino, nonostante il caldo, si presentava abbastanza bene per scrivere nel tardo pomeriggio\u2026 Cosa ci resta adesso per bere e scrivere la sera? Il Torrino di Santa Rosa, ovvero il Circolo La Rondinella. Speriamo duri.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">E per mangiare?<\/h3>\n\n\n\n<p>Sono due le trattorie paradigmatiche della scena letteraria (e non solo): Sabatino e le Mossacce.<\/p>\n\n\n\n<p>Le Mossacce in via del Proconsolo e Sabatino in porta San Frediano. Abbiamo frequentato di pi\u00f9 quest\u2019ultima perch\u00e9 dalla Cit\u00e9 o dal Caff\u00e8 Notte era abbastanza vicina a piedi. Cibo genuino ed economico. Il problema \u00e8 che Firenze cambia anche per via degli instagrammer e degli influencer, che hanno fatto diventare virali i molto economici menu di Sabatino, battuti ancora con una vecchia macchina da scrivere Olivetti. Quindi se ora uno cerca di andare a mangiare da Sabatino il vitello steccato e il raviolo di patate trova una coda che neanche al Ministry of Sound di Londra nel 1998. La coda gira addirittura l\u2019angolo. Certamente, la propriet\u00e0 fa quel che pu\u00f2; se magari ci vede e ci identifica qualche volta ci riesce a trovare un tavolo. Tutto questo per\u00f2 rende complicato quel modo di vivere che era consustanziale alla produzione letteraria. Uno stava tutto il giorno alla Cit\u00e9, poi faceva una presentazione, usciva e andava da Sabatino, dove trovava posto subito, mangiava velocemente e poi andava al Caff\u00e8 Notte per rimettersi a scrivere.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo flusso quotidiano sono nate la produzione letteraria e quindi anche la scena letteraria fiorentina. Ma per far capire quanto le cose sono cambiate, cito un altro posto diventato famoso. Un po\u2019 di anni fa, una decina credo, usc\u00ec questa antologia che si chiamava <em>Toscani maledetti<\/em>, un ribaltamento del famoso <em>Maledetti toscani<\/em> di quel pratese di Malaparte. Era una raccolta curata da Raoul Bruni per le edizioni Piano B che raccoglieva pi\u00f9 o meno tutte le voci di questa scena fiorentina, arricchita anche da qualche nome toscano, non necessariamente fiorentino, come Fabio Genovesi, Francesca Matteoni o Luca Ricci. Una bella antologia. In quell\u2019antologia c\u2019era un racconto&nbsp; peraltro esilarante \u2013 di Gregorio Magini, altro membro della comunit\u00e0 letteraria fiorentina, che si chiamava <em>Il Giacallo<\/em>. Parlava di un cialtrone, arrapato e tifoso della Fiorentina, che aveva tutte le sue teorie, si riteneva un gran ganzo e un gran trombatore, anche se in realt\u00e0 si trattava di un grullo. Enunciava, questo tizio, tutte le sue tesi mentre beveva vinellini e mangiava crostini all\u2019Antico Vinaio. Oggi tutti sappiamo che l\u2019Antico Vinaio \u00e8 diventato una gigantesca catena di schiacciaterie. C\u2019\u00e8 una quantit\u00e0 tale di persone a lavorare che sembra una specie di catena di montaggio. In via dei Neri c\u2019\u00e8 la coda per mangiare una schiacciata, anche pi\u00f9 di quanta non ce ne sia&nbsp; per andare a mangiare da Sabatino. E invece, solo 10 anni l\u2019Antico Vinaio era un posto in cui andavi verso le 18, c\u2019era il vino a mescita, te lo versavi da solo, c\u2019erano dei crostini a un euro e cinquanta, e c\u2019era tutto un giro di fiorentini che stavano l\u00ec a far chiacchiera. Ora \u00e8 diventato un luogo in cui entrano migliaia di persone l\u2019ora, pigliano una schiacciata ed escono. Un cambiamento radicale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Uno stava tutto il giorno alla Cit\u00e9, poi faceva una presentazione, usciva e andava da Sabatino, dove trovava posto subito, mangiava velocemente e poi andava al Caff\u00e8 Notte per rimettersi a scrivere.<\/p><cite>Vanni Santoni<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Nei tuoi libri oltre al Valdarno c\u2019\u00e8 anche Firenze. Che Firenze \u00e8?<\/h3>\n\n\n\n<p>Nel mio primo romanzo, scritto perlopi\u00f9 stando a Firenze, <em>Gli interessi in comune<\/em>, uscito nel 2008 e scritto, credo, fra il 2005 e il 2007, Firenze \u00e8 tenuta fuori volontariamente dal centro della scena. \u00c8 un romanzo ambientato in Valdarno, parla di un gruppo di svitati di un bar del Valdarno che vivono avventure e disavventure e guardano inevitabilmente a Firenze. Perch\u00e9 sar\u00e0 il posto in cui andranno a fare l\u2019universit\u00e0, in cui andranno a lavorare, in cui a volte vanno gi\u00e0 a far serata. In locali in cui andavano magari pi\u00f9 le generazioni precedenti alla mia, ma in cui andavamo anche noi da ragazzini, come il Montecarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Firenze era una sorte di orizzonte possibile, per i protagonisti di quel libro. Poi a Firenze ci arrivavano davvero, e scoprivano che in fondo \u00e8 solo un\u2019altra provincia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo discorso l\u2019ho approfondito nel libro che ho citato prima, <em>Se fossi foco arderei Firenze<\/em>, in cui invece c\u2019era da raccontare Firenze attraverso una narrazione. Feci pi\u00f9 il sociologo che il narratore, forse, selezionando delle possibile figure in vari luoghi di Firenze che mi permettessero di raccontare la Firenze di oggi e nello stesso tempo guardare un po\u2019 all\u2019indietro. L\u00ec scelsi di parlare soprattutto di persone che erano venute qui con una vocazione artistico-culturale; d\u2019altra parte, Firenze a causa del suo passato cos\u00ec gigantesco ancora li attira, simili malcapitati. Ci sono persone che vogliono fare l\u2019artista o l\u2019architetto o il poeta o il pittore che vengono a Firenze. Forse il musicista no perch\u00e9 l\u2019eco della Firenze anni Ottanta del rock, della New Wave e del post-punk \u00e8 finita. Ma per quanto riguarda le altre arti, Firenze ancora attira.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi per\u00f2, quando uno arriva, si confronta col fatto che la citt\u00e0 \u00e8 in fondo un po\u2019 asfittica e un po\u2019 brucia il proprio potenziale. Firenze attira queste persone ma continua a guardare ancora all\u2019indietro. Oppure non riesce a vedere e intercettare le novit\u00e0. Quindi finisce per essere una citt\u00e0 di passaggio, in cui la gente viene, sta spesso anche a lungo, anche pi\u00f9 a lungo di quanto pensi, poi per\u00f2 finisce sempre per andarsene e per non radicarsi per mancanza di strutture culturali che coagulino le loro vocazioni e i loro talenti in un vero mestiere. Quando arrivi a Firenze le ombre dei giganti ci sono; se scrivi, ti devi confrontare con Dante, se dipingi con Botticelli, se vuoi fare l\u2019architetto ti devi confrontare con Brunelleschi o Michelangelo. Quindi inevitabilmente ne esci con le ossa rotte. Questo mi era sembrato un aspetto interessante della citt\u00e0, un aspetto che per pi\u00f9 d\u2019un verso c\u2019\u00e8 ancora. Per questo, di nuovo, penso che aver spostato l\u2019universit\u00e0 in periferia sia un gesto di grande presunzione, da parte della citt\u00e0. Una presunzione pi\u00f9 o meno conscia. Non pu\u00f2 che derivare dall\u2019idea che Firenze attiri cervelli anche a prescindere dall\u2019universit\u00e0, il che \u00e8 falso. Firenze attira turisti, ma se attira cervelli \u00e8 perch\u00e9 la gente ci viene a studiare. Poi \u00e8 chiaro che chi viene a studiare ci viene anche perch\u00e9 \u00e8 la citt\u00e0 di Dante e Brunelleschi, certo. Per\u00f2 le energie mentali fresche arrivano grazie all\u2019universit\u00e0. Dunque l\u2019universit\u00e0 dovrebbe essere la prima preoccupazione di chi amministra Firenze, da valorizzare&nbsp; in ogni modo possibile \u2013 e da tenere in centro. Ma, per tornare alla questione di partenza, nei miei libri tendo ad affrontare un tema, a spremerlo fino in fondo, quindi tendo a non tornarci sopra, e cos\u00ec Firenze \u00e8 tornata in altri romanzi ma non \u00e8 mai pi\u00f9 stata cos\u00ec al centro; per esempio nella <em>Verit\u00e0 su tutto<\/em> l\u2019ambientazione fiorentina \u00e8 scandita dai dipartimenti di Scienze Politiche oppure dalla biblioteca di Brunelleschi. Non le avevo ancora usate e si prestavano a certe riflessioni. Altrove, nei <em>Fratelli Michelangelo<\/em>, mi sono spostato in altre aree, anche se pi\u00f9 esterne, in provincia di Firenze, che mi sono care, come a esempio Vallombrosa e il Saltino, sui monti l\u00e0 attorno. Ma siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019universit\u00e0 dovrebbe essere la prima preoccupazione di chi amministra Firenze.<\/p><cite>Vanni Santoni<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Firenze \u00e8 dunque un espediente letterario per parlare d\u2019altro?<\/h3>\n\n\n\n<p>Quanto ho raccontato esclusivamente Firenze, come in <em>Se fossi fuoco\u2026,<\/em> ero proprio costretto a parlare della citt\u00e0. Per\u00f2 anche quel libro, se vogliamo, fu una fuga.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inizialmente pensavo che bisognasse fare come tutti i libri di quella collana, Contromano, di Laterza, in cui l\u2019autore si metteva il cappello da guida e con fare un po\u2019 istrionico e un po\u2019 ironico conduceva i lettori in giro per la citt\u00e0. Molti libri di quella collana che hanno funzionato sono stati impostati cos\u00ec. Io stesso all\u2019inizio lo impostai cos\u00ec, ma poi la direttrice editoriale di Laterza, Anna Gialluca, mi disse che il libro non aveva la stessa verve degli <em>Interessi in comune<\/em>, che aveva letto, e in effetti era all\u2019origine della mia chiamata. Dato che per fortuna che non ho mai patito la sindrome del genio incompreso, ho pensato: \u201cSe non le piace vorr\u00e0 dire che \u00e8 brutto\u201d. Quindi buttai tutto a mare. Ricominciai scrivendo il libro non pi\u00f9 in prima persona ma con un sistema \u201ca ronda\u201d. Una tecnica che ho ritrovato pari pari, dopo, <em>Nella quiete del tempo<\/em> di Olga Tokarczuk. Probabilmente c\u2019\u00e8 un nobile predecessore al quale abbiamo guardato entrambi e che per\u00f2 io non mi ricordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il formato \u00e8 questo: ci sono i personaggi, c\u2019\u00e8 una scena, uno dei comprimari di quella scena diventa il protagonista della successiva, e cos\u00ec via, finch\u00e9 non si chiude una sorta di Oroboros, o di nastro di M\u00f6bius. Nel caso di <em>Se fossi fuoco\u2026<\/em>, dovevo raccontare Firenze, era il compito per cui ero stato chiamato. In altri casi, invece, per me, \u00e8 sempre rimasta sullo sfondo, oppure funge da innesco. Anche <em>La verit\u00e0 su tutto<\/em>, un libro i cui eventi principali si svolgono in India (o, per l\u2019Italia, in Lunigiana), parte comunque da luoghi come la stessa Brunelleschi o piazza Savonarola, dai dipartimenti di via Giusti o di via Laura. Quando conosci bene un posto riesci a trovare quel piccolo dettaglio su cui si costruisce la credibilit\u00e0 di una scena, e da l\u00ec quella del personaggio che vi si muove. La credibilit\u00e0 letteraria, nelle location, non si basa tanto su un\u2019analisi dettagliata o minuziosa, quanto piuttosto sul riuscire a cogliere istintivamente un dettaglio altamente specifico, qualcosa che solo chi ha vissuto veramente quel posto pu\u00f2 fare. Tutto il resto viene da s\u00e9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abQuando conosci bene un posto riesci a trovare quel piccolo dettaglio su cui si costruisce la credibilit\u00e0 di una scena, e da l\u00ec quella del personaggio che vi si muove.\u00bb<\/p>\n<p>Portandoci tra locali notturni, biblioteche e trattorie nascoste, Vanni Santoni racconta la storia nostalgica di un ecosistema intellettuale inedito: la Firenze degli anni Duemila.<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":22971,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-interviews.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":true,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[2185],"tags":[],"staff":[2098],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-22970","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-grand-tour","staff-david-allegranti","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - 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