{"id":2232,"date":"2021-05-31T15:13:10","date_gmt":"2021-05-31T14:13:10","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=2232"},"modified":"2021-05-31T15:47:59","modified_gmt":"2021-05-31T14:47:59","slug":"lusso-e-geopolitica-alla-ricerca-delle-affinita-perdute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/05\/31\/lusso-e-geopolitica-alla-ricerca-delle-affinita-perdute\/","title":{"rendered":"Lusso e geopolitica: alla ricerca delle affinit\u00e0 perdute"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Prostrato dal male che di l\u00ec a qualche anno lo avrebbe condotto alla morte, Yves Saint Laurent pronuncia il 7 gennaio 2002 dalla sede in Avenue Marceau a Parigi un <a href=\"https:\/\/youtu.be\/dGsgfvmnrTI\">memorabile discorso d\u2019addio<\/a> alla <em>maison<\/em> eponima. Lo fa ricordando gli autori che pi\u00f9 aveva amato (Proust, Rimbaud) ed evocando gli abissi in cui era precipitato nel corso della sua vita turbolenta, caratterizzati dalla paura e dalla solitudine, dagli stupefacenti e dagli psicofarmaci, ma affermando al contempo con convinzione che la discesa agli inferi \u00e8 presupposto necessario, come in una spinta di Archimede esistenziale, per partecipare alla \u201c<em>trasformazione della<\/em> [propria] <em>epoca<\/em>\u201d e per \u201c<em>elevarsi al cielo della creazione<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 profondamente determinista, Saint Laurent, quando afferma di essersi trovato, senza volerlo, ad appartenere a quella stirpe che Rimbaud chiamava dei \u201c<em>ladri di fuoco<\/em>\u201d e che egli invece definisce dei \u201c<em>creatori di fuoco<\/em>\u201d, quasi a negare inconsapevolmente che il fuoco stesso possa loro preesistere. Tuttavia \u2013 afferma \u2013 \u00e8 solo attraverso la presa di coscienza del proprio destino e del fatto di essere soltanto un elemento di un processo storico a noi sovraordinato, che quel \u201c<em>cielo<\/em>\u201d, inteso come supremo consesso degli spiriti superiori, pu\u00f2 accoglierci.<\/p>\n\n\n\n<p>Yves Saint Laurent era un <em>pied-noir<\/em> nativo (1936) di Oran, in quell\u2019Algeria che rappresent\u00f2 dapprima un\u2019ossessione e, a seguito dell\u2019indipendenza, un\u2019autentica angoscia per gli strateghi di Parigi, costretti ad assistere con sgomento alla sottrazione di una porzione cos\u00ec consistente \u2013 l\u2019Algeria \u00e8 il primo Stato africano per estensione \u2013 dell\u2019area vasta francofona che dal Canale della Manica scende fino al Golfo di Guinea. Ne and\u00f2 della sopravvivenza stessa dello Stato francese come lo conosciamo, che non a caso corse a dotarsi di una Costituzione che sembr\u00f2 quasi ripristinare la monarchia sotto diverso nome.<\/p>\n\n\n\n<p>Il grande <em>couturier<\/em> si trasfer\u00ec gi\u00e0 nel 1953 in Francia, da dove prese avvio sin dalla giovane et\u00e0 al fianco di Christian Dior la sua folgorante carriera, ma di l\u00ec a poco riannod\u00f2 i fili sentimentali che lo legavano al Nord Africa decolonizzato, tanto da trascorrere buona parte dell\u2019anno nella sua splendida villa di Marrakech, citt\u00e0 che acquist\u00f2 lustro a livello internazionale anche grazie ai suoi lunghi soggiorni e che ne custodisce le ceneri.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Trasformazione della<\/em> [propria] <em>epoca<\/em>\u201d, \u201c<em>creatori di fuoco<\/em>\u201d, convulsioni strategiche della Francia come parte del proprio vissuto: c\u2019\u00e8 della geopolitica in questo percepire e introiettare le metamorfosi nello spazio e nel tempo di una collettivit\u00e0? In generale, ci sono affinit\u00e0, o anche solo richiami reciproci, tra la geopolitica e il mondo del lusso e dei simboli di cui si fa portatore?<\/p>\n\n\n\n<p>Ad una prima analisi, la risposta \u00e8 negativa. La geopolitica ha a che fare, nella percezione comune, con l\u2019istinto di sopravvivenza, con l\u2019allargamento del proprio spazio vitale al solo fine di impedire che altri, allargando il proprio, lo annientino. Chi se ne fa interprete, sul piano sia pratico che teorico, ha come riferimento antropologico il guerriero, l\u2019uomo e la collettivit\u00e0 temprati dalla pugna e costretti a vivere in costante stato di allerta. Il dominio sugli altri, la sopraffazione o la semplice minaccia \u2013 credibile \u2013 di farlo sono condizioni dell\u2019esistenza non soltanto normali, ma auspicabili, in quanto sanciscono il proprio stare compiuto nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lusso, al contrario, non \u00e8 fatto dell\u2019odore acre della polvere da sparo ma della soavit\u00e0 delle fragranze: comunica un\u2019idea di agio, di mollezza, ostenta quell\u2019ornamento che per la geopolitica e la strategia, parafrasando Adolf Loos, \u00e8 \u2018delitto\u2019. In quel Nord Africa dove Saint Laurent andava alla ricerca di stoffe, pendagli, sculture, strumenti musicali, i Capi di Stato Maggiore dell\u2019Esagono dovevano difendersi da insidie, imboscate, sabotaggi. L\u2019abbigliamento dei soldati dell\u2019<em>Arm\u00e9e<\/em> dev\u2019essere essenziale, funzionale alla battaglia; la <em>mannequin<\/em>, anche quando indossa l\u2019essenziale, lo trasforma in superfluo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In quel Nord Africa dove Saint Laurent andava alla ricerca di stoffe, pendagli, sculture, strumenti musicali, i Capi di Stato Maggiore dell&#8217;Esagono dovevano difendersi da insidie, imboscate, sabotaggi. L&#8217;abbigliamento dei soldati dell&#8217;<em>Arm\u00e9e<\/em> deve essere essenziale, funzionale alla battaglia; la <em>mannequin<\/em>, anche quando indossa l&#8217;essenziale, lo trasforma in superfluo. <\/p><cite>UBERTO ANDREATTA<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ad una lettura pi\u00f9 attenta le analogie cominciano per\u00f2 ad emergere. Se l\u2019istinto primordiale di una collettivit\u00e0, oggetto di indagine della geopolitica, \u00e8 quello di imporsi sul mondo per salvare se stessa, ci\u00f2, tuttavia, avviene necessariamente attraverso una rappresentazione, una narrazione che spesso parla di altro rispetto alla struttura elementare del gesto difensivo-aggressivo. Talvolta scambiato per una manifestazione di <em>soft power<\/em>, ossia per un tentativo, da parte delle <em>\u00e9lites<\/em>, di mascherare i reali intenti sottostanti l\u2019affermarsi della nazione, il racconto in realt\u00e0 non \u00e8 altro che la raffigurazione della nazione stessa, qualunque sia la forma adottata.<\/p>\n\n\n\n<p>Peraltro, l\u2019io collettivo passa necessariamente attraverso un processo, per quanto mutevole nel tempo, di identificazione con un io individuale, che pu\u00f2 prendere la forma di uno o pi\u00f9 personaggi storici realmente esistiti, di soggetti mitologici, di leggende.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Ogni uomo per vivere<\/em>\u201d dichiara Saint Laurent \u201c<em>ha bisogno di fantasmi estetici. Io li ho perseguiti, cercati, ne sono andato a caccia<\/em>\u201d. Il lusso, la moda altro non sono che la messa in scena di un soggetto archetipico, simbolico, di un \u201c<em>fantasma estetico<\/em>\u201d in tutto simile a quello ricercato dall\u2019io collettivo nel tentativo di auto-rappresentarsi. Cos\u00ec, le creazioni dello stilista di Oran evocano \u2018una certa idea della Francia\u2019: chiunque nel mondo le indossi o semplicemente le veda esposte in una vetrina oppure riprodotte in una rivista corre per ci\u00f2 stesso con la mente a Parigi, ai suoi viali, a una registrazione gracchiante di un pezzo di Edith Piaf, al bacio dell\u2019H\u00f4tel de Ville di Doisneau. In altre parole, \u00e8 la Francia che si proietta oltre i suoi possedimenti fisici d\u2019Oltremare e racconta se stessa al mondo attraverso colui che, assieme ad altri nel corso della storia, ha vissuto i suoi medesimi drammi interiori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8, appunto, una \u2018certa\u2019 idea della Francia perch\u00e9 i suoi contorni possono rimanere indefiniti e limitarsi ad assemblare in modo apparentemente disorganico e privo di senso vesti, profumi e gioielli. Pur se il racconto si fa, quindi, incompleto, incoerente, la sua struttura e la sua forza narrativa rimangono inalterate, cos\u00ec come per Proust \u201c<em>l\u2019odore e il sapore permangono ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto, a sorreggere senza tremare [\u2026] l\u2019immenso edificio del ricordo<\/em>\u201d.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-2232' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/05\/31\/lusso-e-geopolitica-alla-ricerca-delle-affinita-perdute\/#easy-footnote-bottom-1-2232' title='Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto \u2013 Dalla parte di Swann, pag. 58, I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> Ricordo di una vita individuale, quindi, ma anche ricordo, memoria storica, identit\u00e0 di una collettivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un processo \u2013 com\u2019\u00e8 ovvio \u2013 intriso di psicanalisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dottor du Boulbon, nel far visita alla nonna del protagonista della <em>Recherche<\/em>, l\u2019ammonisce: \u201c<em>Sopportate che vi si definisca nervosa. Appartenete a questa magnifica e compassionevole famiglia che \u00e8 il sale della terra. Tutto quanto conosciamo di grande, sono i nervosi a donarcelo. Loro, e non altri, hanno fondato le religioni e composto i capolavori. Il mondo non sapr\u00e0 mai tutto ci\u00f2 che deve loro e, soprattutto, quanto essi hanno sofferto per darglielo<\/em>\u201d&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-2232' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/05\/31\/lusso-e-geopolitica-alla-ricerca-delle-affinita-perdute\/#easy-footnote-bottom-2-2232' title='Marcel Proust, &lt;em&gt;Alla ricerca del tempo perduto \u2013 La parte di Guermantes I&lt;\/em&gt;, pag. 367, I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>. \u2018Nervosi\u2019 sono i \u201c<em>ladri\/creatori di fuoco<\/em>\u201d di Rimbaud; ma \u2018nervose\u2019 sono in pari modo le <em>\u00e9lites<\/em> che raccolgono le angosce delle informi moltitudini, cos\u00ec come le moltitudini stesse nel rintracciare chi dia loro una voce e un volto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lusso si distingue rispetto allo spazio indistinto e generico chiamato \u2018moda\u2019 proprio perch\u00e9 propugna un\u2019idea di grandezza, di esclusivit\u00e0, di aristocrazia in chi lo crea e in chi lo indossa. Perch\u00e9 si possa parlare di lusso, il processo di creazione di un capo o di un gioiello deve avvenire sotto il ferreo controllo della <em>maison<\/em> che andr\u00e0 poi a proporlo sui mercati internazionali. Lo spazio concesso a <em>operations <\/em>localizzate al di fuori del Paese \u00e8 ridotto allo stretto indispensabile (si pensi, in molti casi, all\u2019approvvigionamento della materia prima) e ci\u00f2 avviene non tanto e non solo per ragioni di politica industriale o di salvaguardia occupazionale, quanto per far s\u00ec che la comunit\u00e0 partecipi allo sforzo collettivo di comunicare, attraverso quel capo, un\u2019idea di s\u00e9 al mondo. Diversamente, la comunit\u00e0 e la <em>maison<\/em> farebbero solo del raffinato collezionismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Da ormai qualche decennio lo Stato francese ha inserito l\u2019industria del lusso nel novero degli <em>assets<\/em> strategici, promuovendo e incoraggiando la formazione e l\u2019espansione di realt\u00e0 del settore privato (LVMH, Kering) dove convogliare i grandi marchi globali, ma col <em>portfolio management<\/em> rigorosamente affidato agli uffici centrali delle <em>maisons<\/em> sulle rive della Senna.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il lusso si distingue rispetto allo spazio indistinto e generico chiamato &#8216;moda&#8217; proprio perch\u00e9 propugna un&#8217;idea di grandezza, di aristocrazia in chi lo crea e in chi lo indossa. Perch\u00e9 si possa parlare di lusso, il processo di creazione di un capo o di un gioiello deve avvenire sotto il ferreo controllo della maison che andr\u00e1 poi a proporlo sui mercati internazionali. <\/p><cite>uberto andreatta<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Sono cos\u00ec entrati a comporre questi portafogli, in tutto o in parte, molte delle icone della moda, dei gioielli, del vino, comprese quelle edizioni Gallimard (di cui LVMH possiede ora circa il 10%) che tramite Andr\u00e9 Gide si rifiutarono di pubblicare una prima parte della monumentale opera di Proust, salvo poi profondersi in mille scuse e celebrare un sodalizio indissolubile che dur\u00f2 fino alla morte dell\u2019autore. Anche la <em>maison<\/em> Saint Laurent vi ha trovato inevitabilmente collocazione (Kering), mentre quella <em>maison<\/em> Dior dove il giovanissimo Yves aveva mosso i primi passi \u00e8 ora nel portafoglio LVMH.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, il lusso e la sua capacit\u00e0 di trasmettere \u2013 come si \u00e8 visto \u2013 sia un\u2019idea della Francia che la sua distinzione rispetto al resto del mondo, la sua <em>grandeur<\/em>, si colloca gerarchicamente <em>pari passu<\/em>, nella visione strategica di Parigi, con la difesa, le telecomunicazioni, l\u2019energia, le infrastrutture, i servizi finanziari. Ogni sforzo volto a consolidarne la forza e ad ampliarne il raggio d\u2019azione va perci\u00f2 sostenuto a tutti i livelli della riflessione e dell\u2019agire politico e burocratico.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di un fenomeno inedito? Nient\u2019affatto. In un breve saggio di qualche anno fa&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-2232' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/05\/31\/lusso-e-geopolitica-alla-ricerca-delle-affinita-perdute\/#easy-footnote-bottom-3-2232' title='Sergio Romano, &lt;em&gt;L\u2019arte in guerra&lt;\/em&gt;, pagg. 17-25, Skira 2013.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>, Sergio Romano riferisce della disputa tra Dominique Vivant Denon, leggendario direttore del Louvre sotto Napoleone, e l\u2019archeologo ed architetto, nonch\u00e9 politico, Antoine-Chrysostome&nbsp;Quatrem\u00e8re de Quincy attorno al ruolo dell\u2019arte nella vocazione imperiale della Francia di allora.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo, sulla scia della dottrina rivoluzionaria che giustificava l\u2019inserimento nelle collezioni statali delle opere d\u2019arte frutto di conquiste come forma di \u2018liberazione\u2019 delle stesse, sosteneva che il Louvre \u2013 gi\u00e0 <em>Mus\u00e9e Napol\u00e9on<\/em> \u2013 dovesse rappresentare una sorta di centro di gravit\u00e0 delle arti. In termini pratici, dai territori liberati dovevano essere trasportate a Parigi le opere ritenute pi\u00f9 significative, mentre quelle meno identificative di un autore o di una corrente potevano essere lasciate <em>in loco<\/em>. Chi faceva la conoscenza di queste ultime, pertanto, cominciava un processo di apprendimento e di maturazione che per farsi compiuto doveva necessariamente condurlo a Parigi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quatrem\u00e8re, al contrario, respingeva l\u2019idea dell\u2019arte liberata e riteneva che rimuovere un\u2019opera dal proprio <em>milieu<\/em>, dal proprio <em>habitat,<\/em> ne compromettesse l\u2019identit\u00e0 in quanto ne recideva irreversibilmente le radici.<\/p>\n\n\n\n<p>Affermare, da parte dello Stato francese, che le grandi <em>maisons<\/em> del lusso assumono carattere strategico significa implicitamente assumere una posizione \u2018denoniana\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, nel 1954 Parigi decide, in perfetta continuit\u00e0 di indirizzo politico e culturale con l\u2019assolutismo del \u2018600, di intitolare l\u2019associazione che riunisce e promuove l\u2019industria del lusso domestica a quel Jean-Baptiste Colbert, controllore generale delle finanze sotto il Re Sole, cui viene comunemente riconosciuto il merito di avere gettato le fondamenta, nel quadro della pi\u00f9 ampia visione di politica economica nota come \u2018colbertismo\u2019, del lusso francese stesso&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-2232' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/05\/31\/lusso-e-geopolitica-alla-ricerca-delle-affinita-perdute\/#easy-footnote-bottom-4-2232' title='Del ruolo cruciale svolto dalla cultura e dall\u2019estetica, cos\u00ec come dalle arti e dai mestieri che le veicolano, nel consolidare la \u2018rivoluzione\u2019 assolutista e centralista di Luigi XIV d\u00e0 ampio conto Peter Burke in &lt;em&gt;Il Re Sole&lt;\/em&gt;, Il Saggiatore 2017.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Per Colbert e per la Corte dei Borbone la rifondazione in senso burocratico-centralista dello Stato doveva necessariamente passare attraverso la fissazione di nuovi canoni estetici \u2013 che trovavano espressione plastica anche nei manufatti di alta gamma \u2013 con cui trasmettere una nuova idea della Francia a beneficio sia dei francesi che del resto del mondo. Ora come allora, consentire che l\u2019elaborazione e la trasposizione industriale di tali canoni sia affidata a realt\u00e0 di ridotte dimensioni e lontane da Parigi \u2013 ci\u00f2 che era distante dal centro per Luigi XIV costituiva minaccia esistenziale \u2013 vanificherebbe il fine stesso del (neo)colbertismo. In questo quadro, naturalmente, che la propriet\u00e0 dell\u2019azienda sia pubblica o privata a poco rileva.<\/p>\n\n\n\n<p>E l\u2019Italia? Qualche secolo prima di Proust, Rimbaud e Saint Laurent, nella nostra penisola Niccol\u00f2 Machiavelli affermava, nei <em>Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio<\/em>&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-2232' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/05\/31\/lusso-e-geopolitica-alla-ricerca-delle-affinita-perdute\/#easy-footnote-bottom-5-2232' title='Niccol\u00f2 Machiavelli, &lt;em&gt;Il Principe e altre opere politiche&lt;\/em&gt;, pagg. 138-150, Garzanti.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>, che la religione \u00e8 \u201c<em>cosa al tutto necessaria a volere mantenere una civilt\u00e0<\/em>\u201d e che \u201c<em>Quelli principi o quelle republiche, le quali si vogliono mantenere incorrotte, hanno sopra ogni altra cosa a mantenere incorrotte le cerimonie della loro religione, e tenerle sempre nella loro venerazione; perch\u00e9 nessuno maggiore indizio si puote avere della rovina d\u2019una provincia, che vedere dispregiato il culto divino<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u2018grande laico\u2019 non indagava certo gli aspetti teologici della questione, bens\u00ec poneva la religione e il suo corredo di riti, cerimonie, auspici, raffigurazioni sacre&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-2232' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/05\/31\/lusso-e-geopolitica-alla-ricerca-delle-affinita-perdute\/#easy-footnote-bottom-6-2232' title='Memorabile \u00e8 il passo dei &lt;em&gt;Discorsi&lt;\/em&gt; (&lt;em&gt;ivi&lt;\/em&gt;, pag. 142) in cui il Segretario fiorentino parla dei legionari romani guidati da \u201c&lt;em&gt;Cammillo&lt;\/em&gt;\u201d che, terminata la devastazione di Veio, entrano \u201c&lt;em&gt;sanza tumulto, tutti devoti e pieni di riverenza&lt;\/em&gt;\u201d nel tempio di Giunone della stessa citt\u00e0, si rivolgono all\u2019immagine sacra della Dea chiedendole \u201cVuoi venire a Roma?\u201d e si convincono che quella risponda di s\u00ec.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>, a fondamento del vivere ordinato. L\u2019estetica del sacro e la sua rappresentazione per immagini come simboli di una collettivit\u00e0 permettono di distinguere quest\u2019ultima rispetto alle altre e ne delineano la postura, lo stare al mondo in relazione alle altre. Il gesto sacrilego, la profanazione dell\u2019icona sono atti con cui la collettivit\u00e0 innanzitutto uccide se stessa. Senza la religione pertanto, e senza i \u2018nervosi\u2019 che la interpretano raffigurandola \u2013 non a caso messi da Proust e da Saint Laurent sullo stesso piano di chi ha \u201c<em>composto i capolavori<\/em>\u201d \u2013 viene meno il fondamento stesso del vivere civile perch\u00e9 \u201c<em>gli regni i quali dipendono solo dalla virt\u00f9 d\u2019uno uomo, sono poco durabili<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Recependo gli insegnamenti di Machiavelli e attingendo a piene mani <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/01\/12\/per-una-nuova-integrazione-economica-franco-italiana\/\">all\u2019esempio francese<\/a>, anche l\u2019Italia potrebbe riscoprire oggi, oltre a una consapevolezza pi\u00f9 profonda del proprio interesse nazionale, il valore politico e \u201creligioso\u201d delle sue conglomerate<em> <\/em>del lusso incaricate di comunicare al mondo &#8220;una certa idea dell\u2019Italia&#8221;. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Recependo gli insegnamenti di Machiavelli e attingendo a piene mani all&#8217;esempio francese, anche l&#8217;Italia potrebbe riscoprire oggi, oltre a una consapevolezza pi\u00fa profonda del proprio interesse naizonale, il valore politico e &#8220;religioso&#8221; delle sue conglomerate del lusso incaricate di comunicare al mondo &#8220;una certa idea dell&#8217;Italia&#8221;. <\/p><cite>uberto andreatta<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0, ma in che modo? Sebbene relativamente omogenea sul piano etnico, a differenza della Francia l\u2019Italia fa fatica a dotarsi di strutture centrali robuste in grado di farla competere sul piano della forza istituzionale con i suoi pari. Mancherebbe quindi il sostegno a un indirizzo neo-colbertista volto ad annullare le spinte centrifughe anche sul piano della narrazione. Il paradosso del lusso italiano, tuttavia, o quanto meno delle aziende rimaste ancora a propriet\u00e0 italiana, risiede nel fatto che queste si trovano s\u00ec lontane dal centro, ma sono nel contempo in grado di comunicare al mondo un\u2019idea complessiva dell\u2019Italia, non delle singole realt\u00e0 locali cui sono legate.<\/p>\n\n\n\n<p>Come saldare, quindi, le due dimensioni? La mente corre inevitabilmente a Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Nel corso degli ultimi anni CDP, direttamente e\/o attraverso veicoli interamente detenuti o partecipati, ha costruito un portafoglio di quote in aziende strategiche per il sistema Italia. Lo strumento principale, nato dalla trasformazione (2016) del vecchio Fondo Strategico Italiano, \u00e8 <em>CDP Equity<\/em>; Fondo Italiano d\u2019Investimento Sgr, FSI Sgr, QuattroR Sgr, CDP Venture Capital Sgr e alcuni fondi di fondi completano il quadro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo della moda e del lusso \u00e8 gi\u00e0 variamente presente sotto l\u2019ombrello CDP, a cominciare da Rocco Forte Hotels (di cui CDP Equity possiede il 23% attraverso il veicolo FSI Investimenti, partecipato a sua volta col 22.9% da Kuwait Investment Authority) per poi passare a Missoni (in cui il fondo FSI I \u00e8 entrato nel 2018 con una quota del 41,2%), a Trussardi (la cui ristrutturazione del 2019 ha portato QuattroR a detenere una quota del 60%) e a Gruppo Florence (che ha visto l\u2019ingresso nel 2020 del Fondo Italiano d\u2019Investimento a fianco di VAM Investments). Per finire, TH Resorts, di cui CDP Equity possiede il 45,9% e che con CDP gestisce l\u2019Italian Hotel School, \u00e8 anch\u2019essa coinvolta nello sviluppo di progetti ricettivi nella fascia alta del mercato, come ad esempio l\u2019Ospedale a Mare del Lido di Venezia.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta, tuttavia, di un portafoglio privo di linee di indirizzo unitarie, essendo \u2013 come si \u00e8 visto \u2013 distribuito in veicoli spesso non posseduti totalmente da CDP e che sono il frutto di scelte strategiche diverse a seconda del <em>management<\/em> che si \u00e8 di volta in volta alternato alla guida degli stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla falsariga di quanto gi\u00e0 si \u00e8 programmato di fare (2020) col Fondo Nazionale per il Turismo, la soluzione potrebbe consistere nel riversare in un unico portafoglio, magari denominato \u2018<em>CDP Fashion &amp; Luxury<\/em>\u2019, tutte le partecipazioni (presenti e future, di minoranza e di maggioranza, quotate e non quotate) nel settore.<\/p>\n\n\n\n<p>La capacit\u00e0 dimostrata anche recentemente da CDP di saper creare, per successive aggregazioni, campioni nazionali ed europei in settore altamente innovativi (si pensi alla prospettata fusione tra Nexi, Sia e Nets nel campo dei pagamenti elettronici) renderebbe quanto mai opportuna un\u2019operazione siffatta, i cui benefici vengono qui di seguito elencati:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>l\u2019ingresso di CDP in un\u2019iniziativa industriale normalmente segnala agli investitori che l\u2019Italia la considera strategica, scoraggiando quindi iniziative predatorie o speculative e la dispersione di patrimoni di conoscenze;<\/li><li>per contro, CDP ha saputo e dovuto dar prova in questi anni di essere operatore di mercato alla pari dei grandi investitori istituzionali, scongiurando quindi la distruzione di valore normalmente causata&nbsp; dalla fuga di tali investitori all\u2019ingresso di un soggetto statale;<\/li><li>l\u2019esborso ulteriore a carico di CDP non sarebbe eccessivo, non soltanto perch\u00e9 alcune aziende sono gi\u00e0 in portafoglio, ma anche perch\u00e9, come si \u00e8 visto, la flessibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di operare in <em>partnership<\/em> permetterebbe di condividere rischio ed investimento iniziale con un numero relativamente alto di co-investitori pur mantenendo una posizione di <em>leadership<\/em> nel progetto complessivo;<\/li><li>l\u2019opzione di quotare successivamente l\u2019intero portafoglio in luogo delle singole partecipate, con una diluizione relativamente contenuta a parit\u00e0 di risorse che si vogliono raccogliere, genererebbe&nbsp; economie di scala in termini di capacit\u00e0 attrattiva di capitali;<\/li><li>ulteriori economie di scala, questa volta sul piano industriale, sarebbero possibili \u2013 anzi, necessarie \u2013 per ripensare interamente il settore nel post-pandemia e per vincere la sfida del digitale;<\/li><li>tra i soggetti maggiormente disposti a co-investire con CDP in un progetto dal respiro globale ci sono senz\u2019altro i fondi sovrani. CDP \u00e8 gi\u00e0 <em>partner<\/em> di molti di essi in diverse iniziative, ma degli iniziali progetti di co-investimento ad alcuni non \u00e8 stato dato seguito, altri invece si sono sovrapposti in materia forse poco lineare (si pensi all\u2019investimento in Inalca effettuato dalla <em>joint venture<\/em> tra Qatar Holding e FSI Investimenti, come si \u00e8 visto partecipata a sua volta da Kuwait Investment Authority). \u2018CDP Fashion &amp; Luxury\u2019 darebbe l\u2019opportunit\u00e0 di razionalizzare il sistema di <em>partnership<\/em>, a valle anche di una rivalutazione del quadro geopolitico di riferimento e in funzione dei mercati che si intendono aggredire;<\/li><li>l\u2019opzione di co-investire potrebbe essere offerta, unitamente ad adeguati presidi di <em>governance<\/em> e meccanismi di uscita, ai proprietari che intendano cedere l\u2019azienda, facendoli quindi sentire parte di un progetto complessivo di tutela del sistema Italia ma consentendo loro, nel contempo, di monetizzare e\/o di risolvere eventuali problemi di successione. Allo stesso modo, potrebbero sentirsi parte dell\u2019iniziativa anche investitori istituzionali domestici come casse previdenziali e fondazioni bancarie;<\/li><li>oltre all\u2019intento difensivo dell\u2019operazione, ossia impedire l\u2019emigrazione di <em>assets<\/em> strategici, la scala della stessa consentirebbe di elaborare una strategia \u2018offensiva\u2019, ad esempio puntando al rimpatrio di aziende gi\u00e0 cedute o partecipando alle gare per acquisire marchi internazionali in fase di dismissione.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In un periodo di riassestamento degli equilibri europei e in preparazione al Trattato del Quirinale, la Francia pu\u00f3 indicare la via che l&#8217;Italia dovrebbe seguire nei prossimi anni, per riconoscere alla propria industria del lusso il valore che merita, non solo economico, ma profondamente e compiutamente strategico. Riscoprendo una &#8220;certa idea di s\u00e9 stessa&#8221;. <\/p><cite>uberto andreatta<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia potrebbe in questo modo rapidamente scalare la classifica dei colossi del lusso globali che ad oggi vede solo due aziende italiane (EssilorLuxottica al 7\u00b0 e Prada al 19\u00b0 posto) tra le prime 20 per fatturato&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-7-2232' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/05\/31\/lusso-e-geopolitica-alla-ricerca-delle-affinita-perdute\/#easy-footnote-bottom-7-2232' title='Si veda il rapporto di Deloitte &lt;a href=&quot;https:\/\/www2.deloitte.com\/global\/en\/pages\/consumer-business\/articles\/gx-cb-global-powers-of-luxury-goods.html&quot;&gt;&lt;em&gt;Global Powers of Luxury Goods 2020 \u2013 The new age of fashion and luxury&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;&lt;em&gt;.&lt;\/em&gt;'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Parallelamente, si ridurrebbe la frammentazione del settore in Italia, che vede (a) 19 aziende (ossia quelle diverse dai <em>leader<\/em> EssilorLuxottica, Prada e Giorgio Armani) spartirsi il 52% del fatturato complessivo e (b) la dimensione media per azienda ($ 1,578 mld di fatturato 2019) al di sotto della media delle Top 100 globali ($ 2,806 mld). Per converso, in Francia solo 6 aziende (ossia quelle diverse da LVMH, Kering e L\u2019Or\u00e9al) si devono accontentare del 15% del fatturato totale e la dimensione media \u00e8 di $ 8,831 mld (dato chiaramente condizionato da LVMH e Kering)&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-8-2232' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/05\/31\/lusso-e-geopolitica-alla-ricerca-delle-affinita-perdute\/#easy-footnote-bottom-8-2232' title='Fatturato segmento lusso 2019 LVMH = $ 37,468 mld, Kering = $ 17,777 mld.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>In un periodo di riassestamento degli equilibri europei e in preparazione al <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/01\/12\/per-una-nuova-integrazione-economica-franco-italiana\/\">Trattato del Quirinale,<\/a> la Francia pu\u00f2 indicare la via che l\u2019Italia dovrebbe seguire nei prossimi anni, per riconoscere alla propria industria del lusso il valore che merita, non solo economico, ma profondamente e compiutamente strategico. Riscoprendo, cos\u00ec facendo, una \u201dcerta idea di s\u00e9 stessa\u201d.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se spesso all\u2019industria del lusso \u00e8 attribuito un valore meramente economico, la Francia  dimostra come esso in realt\u00e0 abbia un forte potenziale geopolitico. 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