{"id":21817,"date":"2024-07-04T17:47:26","date_gmt":"2024-07-04T15:47:26","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=21817"},"modified":"2024-07-04T18:22:02","modified_gmt":"2024-07-04T16:22:02","slug":"il-ventennio-della-rabbia-x","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/07\/04\/il-ventennio-della-rabbia-x\/","title":{"rendered":"Il Ventennio della rabbia"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un filo rosso che si espande<\/h2>\n\n\n\n<p>Quando il momento \u00e8 critico, conviene darsi il tempo di riflettere. Il successo del <em>Rassemblement National<\/em> alle elezioni parlamentari europee e al primo turno delle elezioni legislative francesi di quest&#8217;anno ha fatto suonare a molti il campanello d&#8217;allarme. L&#8217;intero <em>establishment<\/em> francese ha reagito con manovre pi\u00f9 o meno azzardate \u2014 a partire dallo scioglimento delle camere \u2014 e alleanze elettorali che sembravano impensabili anche solo qualche settimana fa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una maggioranza parlamentare di estrema destra in uno dei paesi cardine dell\u2019Unione Europea sarebbe certamente un punto di svolta nella storia del continente. Ma c&#8217;\u00e8 anche qualcosa di superficiale, e perfino velleitario, nell&#8217;idea condivisa che si tratti di un\u2019 \u00abemergenza democratica\u00bb, come ha suggerito il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;emergenza \u00e8, come dice la parola stessa, qualcosa che \u00abemerge\u00bb all&#8217;improvviso. Eppure, non c&#8217;era niente di inaspettato nell\u2019avanzata elettorale del <em>Rassemblement National<\/em>. \u00c8 un fenomeno che dura da decenni, e in quanto tale pu\u00f2 e deve essere situato in un contesto pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Si potrebbe quindi descrivere il primo ventennio del XXI secolo come un \u00abventennio di rabbia\u00bb.&nbsp;<\/p><cite>Carlo Invernizzi-Accetti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In tutto l&#8217;occidente, i primi due decenni del XXI secolo sono stati caratterizzati da un susseguirsi montante di manifestazioni di rabbia collettiva nei confronti delle istituzioni politiche: dal movimento \u00abNo Global\u00bb dell\u2019inizio degli anni 2000 alle pi\u00f9 recenti proteste contro il sostegno internazionale all\u2019operazione del governo israeliano a Gaza, passando per l&#8217;attentato alle Torri Gemelle dell&#8217;11 settembre 2001, la vittoria del \u00abNo\u00bb nel referendum sulla proposta di trattato costituzionale europeo e i roghi nelle <em>banlieues<\/em> francesi della primavera 2005, il \u00abVaffanculo-Day\u00bb di Beppe Grillo, il movimento spagnolo degli <em>Indignados<\/em>,<em> Occupy Wall Street<\/em> e l\u2019\u00abOxi\u00bb greco alle politiche di austerit\u00e0 richieste dai creditori internazionali del paese dopo la crisi finanziaria del 2008-2011, il voto per Brexit, l\u2019elezione di Donald Trump, <em>#MeToo<\/em>, <em>#BlackLivesMatter<\/em>, i discorsi di Greta Thunberg, il movimento dei <em>Gilets Jaunes<\/em>, quello dei \u00abNo Vaxx\u00bb, e l\u2019assalto al Campidoglio americano del 6 gennaio 2021.<\/p>\n\n\n\n<p>Ciascuno di questi eventi scaturisce da una storia particolare e vanta una propria specificit\u00e0. Ma c&#8217;\u00e8 anche un filo rosso che li attraversa, un <em>umore di fondo<\/em> che ha infuso tutti gli eventi pi\u00f9 salienti degli ultimi vent&#8217;anni: la rabbia nei confronti delle istituzioni politiche. Come in Francia si parla dei \u00ab<em>Trente Glorieuses<\/em>\u00bb per descrivere il periodo di crescita economica compreso tra il 1945 e il 1975, e nel mondo anglosassone si parla della \u00abfine della storia\u00bb per descrivere l\u2019ottimismo trionfalistico del periodo immediatamente successivo alla fine della guerra fredda, si potrebbe quindi descrivere il primo ventennio del XXI secolo come un \u00abventennio di rabbia\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000001-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1702\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000001-330x219.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000001-690x459.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000001-1340x891.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000001-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 AP Foto\/Sergei Grits<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Ritorno al classici<\/h2>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 cos\u00ec tanto astio nei confronti dell\u2019ordine costituito? Se \u00e8 vero che la rabbia \u00e8 l&#8217;elemento distintivo del nostro <em>Zeitgeist<\/em>, un ritorno al modo in cui quest\u2019emozione \u00e8 stata storicamente concepita e analizzata pu\u00f2 contribuire a far luce sulla nostra congiuntura attuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La prima cosa da notare \u00e8 che la rabbia non gode di buona fama nella storia del pensiero occidentale. Gi\u00e0 in tarda antichit\u00e0, nel suo trattato <em>De Ira<\/em>, Seneca la descriveva come una \u00ab<em>brevis insania<\/em>\u00bb, cio\u00e8 una follia di breve durata. Questa critica faceva parte di una pi\u00f9 ampia condanna di tutte le emozioni, comune alla filosofia stoica e alla tradizione razionalista successiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma anche il cristianesimo ha storicamente concepito l\u2019ira come uno dei \u00abvizi capitali\u00bb, incoraggiando invece alla misericordia, secondo il precetto di \u00abporgere l&#8217;altra guancia\u00bb. Poi, nella cultura terapeutica contemporanea, la capacit\u00e0 di reprimere la rabbia \u00e8 diventata uno dei pilastri della salute mentale \u2014 al punto che nei paesi anglosassoni esistono corsi specifici di <em>anger management<\/em>, a volte prescritti dalle autorit\u00e0 cliniche o giudiziarie come misure di buona condotta personale e\/o professionale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019eco di questa patologizzazione della rabbia \u00e8 percepibile nella maggior parte dei giudizi sulle sue manifestazioni collettive nel corso degli ultimi vent&#8217;anni, spesso descritte come espressioni di un\u2019emotivit\u00e0 irrazionale o dell&#8217;ignoranza delle masse. Ma \u00e8 troppo facile condannare ci\u00f2 che non si capisce, o si teme. E l&#8217;irrazionale non pu\u00f2 per definizione essere capito. Conviene quindi partire da una concezione meno altezzosa \u2014 e moralizzante \u2014 della rabbia per capire lo spirito del nostro tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;antichit\u00e0 classica la rabbia non era concepita come qualcosa di patologico ma come un sentimento naturale, quindi sano, per certi versi perfino nobile. Come indica gi\u00e0 la prima parola dell&#8217;<em>Iliade<\/em> (e quindi della letteratura occidentale) <em>menin<\/em>, cio\u00e8 \u00abl&#8217;ira funesta\u00bb di Achille, \u00e8 il sentimento principale che anima le azioni dell&#8217;eroe. Aristotele arriver\u00e0 perfino a dire che l&#8217;incapacit\u00e0 a provare rabbia \u00e8 una delle caratteristiche distintive dello schiavo. Il cittadino di una societ\u00e0 democratica deve sapersi arrabbiare, di fronte all\u2019ingiustizia, per difendere i propri diritti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019eco di questa patologizzazione della rabbia \u00e8 percepibile nella maggior parte dei giudizi sulle sue manifestazioni collettive nel corso degli ultimi vent&#8217;anni.<\/p><cite>Carlo Invernizzi-Accetti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 si arrabbia l&#8217;Achille omerico? Qui possiamo trovare un primo indizio che illumina la contemporaneit\u00e0. Quando Agamennone gli sottrae la schiava Briseide, che Achille si era conquistato in battaglia, quest\u2019ultimo non \u00e8 reso pi\u00f9 povero. Il re degli Achei gli dice che pu\u00f2 avere \u00abqualsiasi altra schiava\u00bb in cambio. Ma Achille si sente offeso perch\u00e9 dice di essere stato trattato \u00abcome uno straniero qualunque\u00bb. C&#8217;\u00e8 dunque una mancanza di riconoscimento che tocca l&#8217;orgoglio, cio\u00e8 in ultima analisi lo <em>status<\/em> sociale, alla radice della rabbia dell&#8217;eroe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso sentimento di base si pu\u00f2 riscontrare negli slogan dei principali fenomeni di protesta e movimenti politici degli ultimi vent&#8217;anni. Si pensi ad esempio all\u2019 \u00abUno <em>Vale<\/em> Uno\u00bb del Movimento 5 Stelle, il \u00abMake America <em>Great<\/em> Again\u00bb di Donald Trump e il \u00abLes Fran\u00e7ais <em>D\u2019Abord<\/em>\u00bb del <em>Rassemblement National<\/em>, ma anche al concetto di stesso di \u00abBlack Live <em>Matter<\/em>\u00bb e di \u00ab<em>Me Too<\/em>\u00bb. Nessuno di questi slogan punta a rivendicazioni di tipo economico. Viene invece tirata in causa la sfera del riconoscimento sociale, cio\u00e8 in ultima analisi della \u00abdignit\u00e0\u00bb o del \u00abvalore\u00bb attribuito a un individuo o a un gruppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Partendo dall&#8217;archetipo classico della rabbia si pu\u00f2 quindi arrivare all&#8217;ipotesi che non sia tanto la deprivazione materiale, n\u00e9 tantomeno l&#8217;irrazionalit\u00e0 delle masse, a spiegare l\u2019animosit\u00e0 dilagante nei confronti delle istituzioni e dell\u2019<em>establishment<\/em> politico, quanto un senso diffuso di <em>mancanza di riconoscimento<\/em> del proprio <em>status<\/em> sociale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ampi strati della popolazione \u2014 tra cui spiccano in particolare gli abitanti delle zone rurali o periurbane e i famigerati \u2018maschi bianchi\u2019 rimessi in causa dal <em>politically correct<\/em>, ma anche i membri delle minoranze etniche, le donne e i giovani \u2014 si sentono ignorati, offesi e quindi in ultima analisi <em>invisibili<\/em>. Per questo si arrabbiano, reclamando soprattutto attenzione, prima ancora che benefici materiali o diritti sociali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000002-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1751\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000002-330x226.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000002-690x472.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000002-1340x917.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000002-125x86.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 AP Foto\/Sergei Grits<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La rivolta delgi \u00absfigati\u00bb<\/h2>\n\n\n\n<p>La sociologia elettorale degli ultimi vent&#8217;anni ha da tempo messo in luce questo fenomeno. Gi\u00e0 nei mesi successivi alla vittoria del \u00abNo\u00bb nel referendum sulla proposta di trattato costituzionale europeo (solo il primo di una lunga serie di \u00abNo\u00bb nei confronti di tutto l\u2019<em>establishment<\/em> politico) \u00e8 stata coniata la categoria dei \u00ab<em>losers of globalization<\/em>\u00bb per identificare coloro che si sentivano \u2014 ed evidentemente si sentono ancora \u2014 esclusi e marginalizzati dal sistema di valori dominante nel mondo globalizzato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A dire il vero, anche qui, l&#8217;accento era inizialmente posto sulla dimensione economica. Secondo il politologo che ha coniato l&#8217;espressione, Hanspeter Kriesi, i \u00ab<em>losers of globalization<\/em>\u00bb sarebbero coloro che non beneficiano materialmente dell&#8217;aumento dei flussi e di commercio internazionale nel mondo globalizzato. Ma il concetto di <em>loser<\/em>, in inglese, ha un significato pi\u00f9 ampio, che punta anche alla dimensione simbolica del riconoscimento sociale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel gergo giovanile il <em>loser<\/em> \u00e8 colui che non viene riconosciuto come <em>cool<\/em>, cio\u00e8 come degno di rispetto da parte degli altri. Per questo la sua traduzione pi\u00f9 adeguata in italiano \u00e8 \u00absfigato\u00bb. Mentre il \u00abfigo\u00bb \u00e8 colui che gli altri ambiscono ad essere, lo \u00absfigato\u00bb \u00e8 colui che viene trattato con disprezzo, e perci\u00f2 si sente umiliato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 quindi concepire la rabbia odierna come una sorta di \u00abrivolta degli sfigati\u00bb? \u00c8 quello che suggeriva il filosofo tedesco Peter Sloterdijk nel suo provocatorio saggio del 2006 intitolato <em>Ira e Tempo<\/em>, in cui la figura cosmico-storica del <em>loser<\/em> \u00e8 elevata a chiave interpretativa di tutta la contemporaneit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre, secondo la filosofia della storia hegeliana (e poi anche quella marxista), la figura chiave dell&#8217;antichit\u00e0 era quella dello \u00abschiavo\u00bb, definita dalla privazione di diritti giuridici, e quella della modernit\u00e0 il \u00abproletario\u00bb, definito dalla privazione economica, per Sloterdijk, i soggetti principali della rabbia contemporanea godono sia di diritti giuridici universali che di un grado di benessere materiale relativo. Soffrono invece per una presunta offesa al loro <em>status<\/em> sociale. Si sentono cio\u00e8 degli \u00absfigati\u00bb e per questo si arrabbiano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 importante tuttavia sottolineare che questo non vuole essere un modo di minimizzare il problema, n\u00e9 tantomeno di sottovalutare l&#8217;importanza della dimensione giuridica o di quella economica. Va invece interpretato come un tentativo di sciogliere un paradosso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Chi si ribella si sentono cio\u00e8 degli \u00absfigati\u00bb e per questo si arrabbiano.<\/p><cite>Carlo Invernizzi-Accetti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo tutto, c&#8217;era anche qualcosa di vero nella narrazione autocompiaciuta della \u00abfine della storia\u00bb come affermazione su scala planetaria del modello di societ\u00e0 basato sul binomio capitalismo-democrazia. Gli individui odierni godono non di diritti giuridici e livelli di benessere materiale senza precedenti. Lo dimostrano i recenti tassi di crescita, ma anche i gradi di libert\u00e0 e di consumo delle societ\u00e0 contemporanee. Ma allora perch\u00e9 cos\u00ec tanta rabbia nei confronti del mondo globalizzato?<\/p>\n\n\n\n<p>La tesi qui sostenuta \u00e8 che non si possono capire i principali eventi e movimenti politici degli ultimi vent&#8217;anni senza prendere in considerazione la dimensione simbolica del riconoscimento sociale, cio\u00e8 del modo in cui ambiti della popolazione si sono sentiti percepiti e umiliati dallo stesso ordine globale che hanno sempre pi\u00f9 rimesso in causa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Oltre il populismo e la tecnocrazia<\/h2>\n\n\n\n<p>Capire un problema non significa risolverlo. Ne \u00e8 tuttavia una condizione necessaria in quanto permette di mettere a fuoco alcuni dei limiti delle principali strategie politiche adottate nel corso degli ultimi vent&#8217;anni per lenire la rabbia diffusa nei confronti dell&#8217;ordine costituito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il populismo e la tecnocrazia sono state le due formule politiche dominanti dei primi due decenni del XXI secolo. Invece che lenire la rabbia diffusa, esse hanno per\u00f2 contribuito a esacerbarla ulteriormente, per motivi diversi ma entrambe significativi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000006-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1407\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000006-330x181.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000006-690x379.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000006-1340x737.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2024\/07\/SIPA_ap21513178_000006-125x69.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">\u00a9 AP Foto\/Sergei Grits<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Il populismo identifica correttamente la radice del problema, in quanto cerca di dar voce a un senso diffuso di esclusione, o almeno di marginalizzazione, dall&#8217;esercizio del potere politico. Tuttavia, la soluzione che propone si rivela controproducente perch\u00e9 consiste in una semplificazione dei princ\u00ecpi e delle procedure della democrazia costituzionale che finisce per concentrare ancora pi\u00f9 potere nelle mani della <em>leadership<\/em>, riducendo di fatto la \u00abbase\u00bb a un ruolo passivo di approvazione plebiscitaria del suo operato.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;esperienza del Movimento 5 Stelle in Italia \u00e8 illuminante da questo punto di vista. Lo slogan delle origini \u2014 \u00abUno Vale Uno\u00bb \u2014 coglieva in pieno un desiderio diffuso di riconoscimento, cio\u00e8 di dignit\u00e0 e quindi in fondo di partecipazione all&#8217;esercizio del potere politico. Tuttavia, gli strumenti che sono stati messi in atto per dar seguito a quella promessa \u2014 dall&#8217;illusione della \u2018democrazia diretta\u2019 alla concentrazione di fatto di pieni poteri nella figura di un <em>leader<\/em> carismatico (prima Grillo e poi Conte) \u2014 hanno alla fine contribuito a farlo diventare un oggetto della stessa rabbia di cui si era inizialmente nutrito, come dimostra la disfatta del movimento a queste ultime elezioni europee.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>non si possono capire i principali eventi e movimenti politici degli ultimi vent&#8217;anni senza prendere in considerazione la dimensione simbolica del riconoscimento sociale.<\/p><cite>Carlo Invernizzi-Accetti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Fallito questo esperimento di populismo \u00abdi sinistra\u00bb (o per lo meno, nelle intenzioni, democratico) il risentimento popolare si sta ora canalizzando, sia in Italia che anche in Francia, verso una forma di populismo identitario e nazionalista. Quest\u2019ultimo offre una risposta ancora pi\u00f9 facile al desiderio diffuso di riconoscimento, cio\u00e8 di affermazione del proprio <em>status<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 ancora del mito della \u00abdemocrazia diretta\u00bb, tuttavia, il nazionalismo identitario soffre di una contraddizione interna, in quanto include alcuni solo al prezzo di escluderne altri. Invece che al consolidamento del \u00abpopolo\u00bb tende quindi alla polarizzazione della societ\u00e0 in due gruppi avversi che si misconoscono e quindi odiano reciprocamente, aumentando sempre pi\u00f9 i livelli di rabbia sociale. Non \u00e8 forse questo il lascito principale della prima presidenza Trump, dall\u2019altro lato dell\u2019oceano?<\/p>\n\n\n\n<p>La tecnocrazia, viceversa, pretende di praticare il \u00abbuon governo\u00bb, ma prescinde completamente dalla dimensione della partecipazione collettiva. In questo senso, propone apertamente ci\u00f2 che il populismo dice di combattere ma nei fatti riproduce: la riduzione del popolo al ruolo di ricezione passiva dell\u2019operato di governo. Nella misura in cui la rabbia del nostro tempo deriva da un senso diffuso di esclusione o marginalizzazione dall\u2019esercizio del potere politico, ci\u00f2 non pu\u00f2 che contribuire ad esacerbarla ulteriormente, indipendentemente dalla qualit\u00e0 delle decisioni cos\u00ec prese.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora una volta, l&#8217;esperienza italiana pu\u00f2 essere d\u2019esempio a quella francese. Nel \u00abBel Paese\u00bb si sono susseguiti ben due \u00abgoverni tecnici\u00bb nel corso degli ultimi vent\u2019anni: quello presieduto da Mario Monti dal 2011 al 2013 e quello presieduto da Mario Draghi tra il 2021 e il 2022. Entrambe si sono applicati con solerzia a fare le riforme da tempo indicate come \u00abnecessarie\u00bb dagli esperti, conseguendo anche risultati abbastanza dignitosi: i conti pubblici sono stati migliorati, l&#8217;economia \u00e8 tornata a crescere e anche i tassi di povert\u00e0 e disoccupazione sono diminuiti. Eppure, alle prime scadenze elettorali, sia Monti che Draghi sono stati sonoramente bocciati dagli elettori, manifestando un malcontento diffuso nei confronti delle formule di governo tecnocratiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Tenere fuori dal potere un partito politico che continua a crescere da pi\u00f9 di vent&#8217;anni attraverso l&#8217;ingegneria elettorale, senza affrontare le ragioni di fondo del suo successo, \u00e8 come mettere un tappo o una pentola che bolle.<\/p><cite>Carlo Invernizzi-Accetti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ora, la maggior parte dei partiti politici francesi al di fuori <em>Rassemblement National<\/em> si sta adoperando per proporre qualcosa di simile sotto forma di un cosiddetto \u00abfronte repubblicano\u00bb. Date le enormi differenze politiche che sussistono tra i molteplici partecipanti a questa alleanza elettorale \u2014 dall&#8217;estrema sinistra di Jean Luc M\u00e9l\u00e9nchon ai liberali di Macron fino alla parte pi\u00f9 moderata del partito gollista \u2014 anche se l&#8217;operazione dovesse riuscire a sottrarre la maggioranza assoluta al <em>Rassemblement National<\/em> al secondo turno delle elezioni legislative, l&#8217;unica formula di governo successivo possibile (peraltro gi\u00e0 in parte auspicata dal Presidente della Repubblica) sarebbe quella di un governo tecnico, guidato da \u00abesperti\u00bb al di sopra delle parti. Ma che speranza di successo ci sono per una tale prospettiva?<\/p>\n\n\n\n<p>Tenere fuori dal potere un partito politico che continua a crescere da pi\u00f9 di vent&#8217;anni attraverso l&#8217;ingegneria elettorale, senza affrontare le ragioni di fondo del suo successo, \u00e8 come mettere un tappo o una pentola che bolle. La pressione rischia di continuare ad aumentare e alla fine potrebbe anche esplodere in modo ancora pi\u00f9 dirompente, ad esempio alle elezioni Presidenziali del 2027. Della rabbia si dice infatti che \u00abmonta\u00bb quando \u00e8 repressa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non sembra quindi probabile che usciremo dal vortice di rabbia in cui siamo caduti finch\u00e9 rimarremo sedotti dalle false promesse del populismo, da un lato, e della tecnocrazia, dall&#8217;altro. Per uscire da questa duplice trappola servirebbe un nuovo progetto politico capace di canalizzare la rabbia diffusa in una direzione al tempo stesso pi\u00f9 propositiva e inclusiva. Purtroppo, nulla di simile sembra essere all&#8217;orizzonte.<\/p>\n\n\n\n<p>I vent&#8217;anni di rabbia che abbiamo appena vissuto potrebbero quindi facilmente diventare venticinque anche trenta, prima che l\u2019inesauribile imprevedibilit\u00e0 della storia ci offra ancora qualche sorpresa.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 viene repressa, pi\u00f9 la rabbia cresce: fino a che punto ci porter\u00e0 il vortice di violenza dei nostri anni Venti?<\/p>\n<p>Una genesi storica e filosofica del momento tecnopopulista \u2014 di Carlo Invernizzi-Accetti.<\/p>\n","protected":false},"author":18253,"featured_media":21813,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-editorials.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":true,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[],"staff":[1587],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-21817","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","staff-carlo-invernizzi-accetti","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il Ventennio della rabbia - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/07\/04\/il-ventennio-della-rabbia-x\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il Ventennio della rabbia - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Pi\u00f9 viene repressa, pi\u00f9 la rabbia cresce: fino a che punto ci porter\u00e0 il vortice di violenza dei nostri anni Venti?  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