{"id":21394,"date":"2024-06-24T19:24:21","date_gmt":"2024-06-24T17:24:21","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=21394"},"modified":"2024-06-24T19:42:35","modified_gmt":"2024-06-24T17:42:35","slug":"il-viso-tecnopopulista-di-jordan-bardella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/06\/24\/il-viso-tecnopopulista-di-jordan-bardella\/","title":{"rendered":"Il viso tecnopopulista di Jordan Bardella"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">E\u2019 una calda serata estiva al Teatro romano di Fiesole, sulle colline fiorentine quando Beppe Grillo, una delle figure pi\u00f9 enigmatiche della storia politica italiana, tuona dal palco nel corso del suo ultimo spettacolo: \u00abIl Movimento che abbiamo fatto forse non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, dicono che forse ci siamo vaporizzati, forse \u00e8 la parola giusta\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E, in effetti, se si guarda alla parabola del Movimento 5 Stelle, alla sua aggregazione e alla successiva vaporizzazione, si possono cogliere molti indizi di un processo di trasformazione politico-istituzionale che ha segnato la storia della politica italiana e, allargando lo sguardo, potrebbe incidere su quella europea. Grillo aveva fondato un movimento antipolitico, qualunquista, \u00abn\u00e9 destra n\u00e9 sinistra\u00bb, che aveva il compito principale la sostituzione delle \u00e9lite politiche consunte dell\u2019era berlusconiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il partito dell\u2019anti-casta, del Vaffa, che attaccava con ferocia Berlusconi ma anche la sinistra tradizionale e moderata, che Grillo chiamava \u00absinistra fru fru\u00bb. Alle elezioni del febbraio 2013, il Movimento aveva letteralmente svuotato il Pd, fino ad un mese prima del voto destinato alla vittoria, e questo risultato aveva costretto la destra berlusconiana ad allearsi con gli avversari della sinistra per dare vita ad un governo di larghe intese guidato da Enrico Letta. Prima si era cercata una intesa tra Pd e 5 Stelle, ma l\u2019intransigenza di Grillo non aveva permesso di finalizzare un accordo politico nonostante i tentativi di officiare una alleanza anche attraverso la <em>moral suasion<\/em> del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu l\u2019inizio di una trasformazione, a tratti ingestibile per le istituzioni, della politica italiana. Da un lato il Movimento 5 Stelle e dall\u2019altro la nuova destra di Giorgia Meloni e Matteo Salvini: nel mezzo di questa tenaglia i partiti moderati di sinistra e destra che avrebbero pagato l\u2019arrocco con una emorragia elettorale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>A un lato il Movimento 5 Stelle e dall\u2019altro la nuova destra di Giorgia Meloni e Matteo Salvini: nel mezzo di questa tenaglia i partiti moderati di sinistra e destra che avrebbero pagato l\u2019arrocco con una emorragia elettorale.<\/p><cite>Lorenzo Castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il Movimento, che all\u2019epoca credeva nella democrazia diretta, nei referendum ad ampio spettro e selezionava i candidati al Parlamento con delle votazioni sul proprio blog, aveva portato nelle istituzioni persone del tutto nuove ed estranee alla politica. Era l\u2019apoteosi dei dilettanti. Grandissima parte di questi eletti si dissolver\u00e0 in una o due legislature, ma alcuni di essi riusciranno ad entrare nel ceto politico professionale. Tra di essi spiccava un giovanissimo ventiseienne di Napoli che si chiamava Luigi Di Maio, rapido e dotato nel comprendere le dinamiche politiche, era riuscito a farsi scegliere da Grillo e Casaleggio come vice-presidente della Camera dei Deputati. Era Di Maio l\u2019esponente del Movimento 5 Stelle considerato pi\u00f9 affidabile nella legislatura 2013-2018, quello che veniva invitato alle ambasciate, quello circondato dai lobbisti, quello che parlava con i fondi di investimento esteri, e anche quello pi\u00f9 futuribile come capo politico. Nel frattempo, per gestire centinaia di parlamentari inesperti i fondatori del Movimento avevano imposto un direttorio di cui facevano parte i \u00abgrillini\u00bb pi\u00f9 capaci o mediatici, tra cui Luigi Di Maio. E sar\u00e0 proprio il giovane vice-presidente della Camera ad essere il frontman della campagna elettorale del 2018, quella della promessa del reddito di cittadinanza e della straripante vittoria pentastellata con oltre il 32% dei consensi. L\u2019ascesa di Movimento e Lega nelle urne aveva aperto la via al primo esecutivo populisti di un grande paese europeo, il cosiddetto governo giallo-verde, una volta fallito il secondo tentativo, da parte del Capo dello Stato Sergio Mattarella, di istituzionalizzare il Movimento attraverso una alleanza con il PD. Allora il \u00abno\u00bb del Movimento era arrivato proprio per bocca di Luigi Di Maio, il quale reputava pi\u00f9 semplice e nelle corde del movimento populista un accordo programmatico con Salvini, leader di una nuova Lega ora estesa su tutto il territorio, euroscettica e nazionalista.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si componeva il grande momento \u00abtecnopopulista\u00bb della politica italiana: nasceva il governo Movimento 5 Stelle \u2014 Lega, ma sotto la tutela della Presidenza della Repubblica. A Palazzo Chigi sarebbe andato un semi sconosciuto professore di diritto civile, iscritto da pochi mesi al Movimento, di nome Giuseppe Conte e al ministero dell\u2019Economia un tecnico come Giovanni Tria. Nel corso delle trattative tra le forze politiche e il Presidente della Repubblica Mattarella, Di Maio arriv\u00f2 addirittura a minacciare l\u2019impeachment per il Capo dello Stato in quanto quest\u2019ultimo aveva posto dei veti su nomi proposti per diventare ministri, come su quello di Paolo Savona all\u2019economia, poich\u00e9 considerati troppo euroscettici. Lo stesso Di Maio in questo braccio di ferro, ritenuto troppo giovane e poco qualificato per diventare primo ministro, si era dovuto accontentare di diventare un super-ministro del Lavoro e della Sviluppo Economico oltre che vice premier. Conte era una figura con un curriculum pi\u00f9 robusto sul piano delle competenze, cattolico, inserito nell\u2019<em>establishment<\/em> romano e vaticano attraverso un prestigioso studio legale, moderato ed estraneo agli eccessi della genesi del Movimento.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Si componeva il grande momento \u00abtecnopopulista\u00bb della politica italiana: nasceva il governo Movimento 5 Stelle \u2014 Lega, ma sotto la tutela della Presidenza della Repubblica.<\/p><cite>Lorenzo Castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>I due partiti nazional-populisti accettavano cos\u00ec un patto istituzionale, cedevano al compromesso con l\u2019edificazione di un cordone sanitario voluto dalla Presidenza della Repubblica. E qui va ricordato che Movimento e Lega non erano quelli di oggi: il primo aveva predicato la necessit\u00e0 di un referendum sull\u2019euro fino al 2017 e si scagliava contro l\u2019austerity degli autocrati, la seconda descriveva Bruxelles come \u00abuna gabbia di matti\u00bb e, pur a tratti, suggeriva l\u2019uscita dall\u2019euro. Ma dalla prospettiva dell\u2019establishment istituzionale, economico e finanziario, il Movimento 5 Stelle \u2014 dopo la morte del fondatore Gian Roberto Casaleggio e la ritirata di Beppe Grillo \u2014 era il ventre molle su cui operare per evitare sbandamenti euroscettici. D\u2019altronde, cosa pensavano davvero i vertici del Movimento era difficile dirlo? In piazza Di Maio diceva di voler abolire la povert\u00e0 col reddito di cittadinanza e di voler mandare un forte messaggio di contestazione a Bruxelles, ma a parte questo la visione restava vaga e nebulosa. Insomma, Di Maio era un comunicatore efficace, un tessitore politico, ma soprattutto si presentava come il perfetto esponente del populismo post-ideologico, al tempo stesso pronto a tutto per il successo elettorale e molto malleabile al governo. Questi elementi emergeranno dopo poco pi\u00f9 di un anno di governo quando, nell\u2019estate del 2019, nonostante un risultato alle elezioni europee non esaltante per il Movimento 5 Stelle e invece molto importante per la Lega, Di Maio e Conte decideranno all\u2019ultimo di far votare la propria delegazione al Parlamento europeo, risultando decisiva in termini numerici, per la presidenza di Ursula von der Leyen. Il governo italiano otterr\u00e0 in cambio la nomina di Paolo Gentiloni, gi\u00e0 presidente del Consiglio nel 2017-2018 con il Pd, come Commissario all\u2019economia della nuova Commissione. Si \u00e8 trattato di un momento di svolta per la storia del Movimento 5 Stelle, sempre pi\u00f9 vicino all\u2019Unione Europea e sempre meno populista grazie alle scelte di Conte e Di Maio. Ma questa decisione peser\u00e0 anche sull\u2019immagine della Lega, percepita come il reale partito euroscettico dell\u2019alleanza e visto come fattore di destabilizzazione della politica italiana dall\u2019establishment. La decisione \u00abeuropeista\u00bb e opportunista del Movimento aprir\u00e0 la strada alla crisi del governo Conte 1, alla richiesta dei \u00abpieni poteri\u00bb da parte di Salvini e alla mossa di Matteo Renzi di apertura del Pd ad un governo con il Movimento, oramai pienamente istituzionalizzato dopo il sostegno a Von der Leyen. Era il partito di Conte e Di Maio, e non pi\u00f9 di Grillo e Casaleggio, ad essere ritenuto abbastanza affidabile da governare con il centrosinistra e a fungere da argine, pur momentaneo, alla destra nazionalista. A completare la tessitura penser\u00e0 il Presidente della Repubblica: accordo Pd-5 Stelle per una nuova maggioranza e possibilit\u00e0 per Conte di restare presidente del Consiglio con una diversa maggioranza. Nel nuovo governo Di Maio viene promosso Ministro degli Esteri, un ruolo in genere riservato a politici esperti e ritenuti affidabili dalla classe dirigente italiana ed estera. Ma \u00e8 forse il passaggio finale di quest\u2019epoca a segnare ancor di pi\u00f9 questa trasformazione. Quando nel mezzo dell\u2019emergenza pandemica e dopo aver ottenuto un enorme finanziamento da Bruxelles con il&nbsp; NextGenerationEU, il governo Conte 2 viene messo in crisi da Renzi e una nuova crisi porta Mario Draghi alla presidenza del consiglio. Conte \u00e8 sconfitto, ma Di Maio trova le risorse per sopravvivere all\u2019ennesima crisi. Nel governo Draghi \u00e8 confermato ministro degli esteri, divenendo il regista di una delle pi\u00f9 grandi inversioni della storia della politica europea. Il giovane populista, antipolitico, euroscettico, fautore della democrazia diretta si ritrovava a capo della Farnesina con il pi\u00f9 potente e rispettato tecnocrate d\u2019Europa come l\u2019ex governatore della BCE. L\u2019ultimo Di Maio, quello che ha completato la sua trasformazione, \u00e8 quello che viene addirittura apprezzato dall\u2019alta burocrazia italiana ed europea. I diplomatici si dicono entusiasti di avere un ministro che \u00e8 cos\u00ec malleabile e che porge tanta attenzione alle strutture tecniche. Pi\u00f9 che una dote \u00e8 forse un\u2019ammissione di scarsa competenza e di poca capacit\u00e0 programmatica, ma ad ogni modo il trucco funziona e dona a Di Maio una immagine istituzionale. Quando si avvicinano le elezioni del 2022, il ministro degli Esteri, che nel frattempo \u00e8 uscito dal Movimento 5 Stelle per dissapori con Giuseppe Conte, crea una propria lista alleata nientemeno che al PD, un tempo considerato il partito dell\u2019establishment contro cui si scagliava.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Di Maio era un comunicatore efficace, un tessitore politico, ma soprattutto si presentava come il perfetto esponente del populismo post-ideologico, al tempo stesso pronto a tutto per il successo elettorale e molto malleabile al governo.<\/p><cite>Lorenzo Castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>A livello elettorale la parabola di Di Maio si chiuder\u00e0 con una rovinosa sconfitta e la mancata rielezione al Parlamento. Ma i crediti accumulati con Draghi e con gli alti papaveri della Commissione Europea grazie alla propria malleabilit\u00e0 e alla capacit\u00e0 di riconvertirsi politicamente, apriranno le porte per un altro incarico, quello di Rappresentante speciale dell\u2019Unione Europea per il Golfo Persico. Cos\u2019\u00e8 a questo punto la carriera di Di Maio se non la perfetta sintesi di ci\u00f2 che in Italia \u00e8 avvenuto tra tecnocrati e populisti? Una storia circolare, che sembra riesumare le teorie degli storici dell\u2019antichit\u00e0 classica, dove tutto parte della contestazione rabbiosa al governo tecnico di Monti e degli eurocrati, una carica politica che alimenta il populismo, l\u2019antipolitica, l\u2019euroscetticismo, e che finisce con il governo del pi\u00f9 rispettato e potente tecnocrate europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 una lezione che resta interessante se si guarda all\u2019attuale scenario politico dopo le elezioni europee, dove in Italia vi \u00e8 una completa istituzionalizzazione di populismo e nazionalismo dentro le linee rosse dell\u2019ordine europeo ed atlantico, mentre la crisi di legittimazione delle vecchie \u00e9lite politiche moderate investe completamente Francia e Germania con anni di ritardo rispetto all\u2019Italia. In particolare il caso francese mostra, soprattutto attraverso la figura di Jordan Bardella, molti tratti che i politologi italiani hanno avuto l\u2019occasione di esaminare.<\/p>\n\n\n\n<p>Come Di Maio, Bardella \u00e8 il volto presentabile del suo movimento, il comunicatore abile, quello che rompe con la tradizione estremista dei Le Pen, che parla nelle ambasciate, nelle universit\u00e0, nelle stanze ovattate dell\u2019alta finanza, che vuole mostrarsi docile, malleabile, aperto alle istanze di ceti dirigenti che rassicura mostrando insieme novit\u00e0 e continuit\u00e0 col passato. Ma al tempo stesso, per la provenienza dallo stesso retroterra politico e culturale, Bardella mostra anche dei tratti del \u201cmelonismo\u201d. Se durante i comizi \u00e8 sfrontato, populista, nazionalista e si presenta come una creatura nuova del Rassemblement National, quando dialoga con i media internazionali tende a voler rassicurare gli interlocutori pi\u00f9 qualificati, dunque nessuna Frexit, una politica economica assennata, nessuna caccia alle streghe verso banchieri,&nbsp; grandi industriali e alti funzionari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Come Di Maio, Bardella \u00e8 il volto presentabile del suo movimento, il comunicatore abile, quello che rompe con la tradizione estremista dei Le Pen, che parla nelle ambasciate, nelle universit\u00e0, nelle stanze ovattate dell\u2019alta finanza, che vuole mostrarsi docile, malleabile, aperto alle istanze di ceti dirigenti che rassicura mostrando insieme novit\u00e0 e continuit\u00e0 col passato.<\/p><cite>Lorenzo Castellani<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Secondo questo schema, di cui Meloni&nbsp; e Di Maio sono per motivi diversi gli apripista, Bardella pu\u00f2 mostrare sia di essere un vuoto da riempire con contenuti di terzi, ivi inclusi quelli di chi in apparenza viene disegnato come un avversario, sia di poter avviare una fase di istituzionalizzazione della destra, che significa in sostanza accettare vincoli esterni come le regole costitutive dell\u2019UE e la politica NATO, per evitare che si diffonda il panico nell\u2019\u00e9lite francese e internazionale. Al contrario di Di Maio e Meloni egli per\u00f2 deve fare i conti con due fattori che i politici italiani non hanno scontato allo stesso modo. Il primo \u00e8 la pesante eredit\u00e0 dei Le Pen, la radioattivit\u00e0 presso l\u2019elettorato moderato, anche di destra, che questo cognome rappresenta e che rende difficile accelerare il processo di ricentramento della destra come \u00e8 avvenuto in Italia. Il secondo \u00e8 un sistema elettorale ed istituzionale che rende pi\u00f9 complicata la via per la presa del potere tra il contrappeso del Presidente della Repubblica e un legge elettorale a doppio turno che favorisce le coagulazioni elettorali di chi si aggrega per non far vincere l\u2019avversario pi\u00f9 temibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Riuscir\u00e0 Bardella a rompere queste barriere? Forse egli ha qualche possibilit\u00e0 in pi\u00f9 di Marine Le Pen, anche se \u00e8 una missione difficile nel breve periodo. Tuttavia, ci\u00f2 che \u00e8 certo \u00e8 che ci troviamo di fronte una genia di politici che non si pu\u00f2 paragonare alla generazione precedente poich\u00e9 essi sono stati allevati nell\u2019era del tecnopopulismo e con scaltrezza hanno imparato a dosare la propaganda, la connessione con la realt\u00e0 e il legame col territorio del paese profondo, e a districarsi, attraverso la ricerca di una collaborazione con la tecnocrazia nelle sue varie sfumature funzionali e ideologiche, nel complicato mondo delle alte sfere del potere politico, economico e amministrativo. E\u2019 il segno di una fase nuova: il motore della circolazione delle \u00e9lite si \u00e8 rimesso in moto anche al centro dell\u2019Europa, mentre il riassetto istituzionale che da questa propulsione scaturir\u00e0, in termini di potere concreto e non soltanto formale, sar\u00e0 una delle questioni cruciali da seguire nei prossimi anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per capire Jordan Bardella e la sua resistibile ascesa, non bisogna guardare a Meloni, ma a Di Maio.<\/p>\n<p>Sintesi perfetta dell&#8217;era tecnopopulista, la traiettoria politica dell&#8217;ex leader del Movimento 5 Stelle \u2014 ora collocato al centro della macchina tecnocratica dell&#8217;Unione Europea \u2014 pu\u00f2 insegnarci qualcosa sulla sequenza che sta iniziando in Francia.<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":21412,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-studies.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":true,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[],"staff":[1564],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-21394","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","staff-lorenzo-castellani","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il viso tecnopopulista di Jordan Bardella - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/06\/24\/il-viso-tecnopopulista-di-jordan-bardella\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il viso tecnopopulista di Jordan Bardella - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Per capire Jordan Bardella e la sua resistibile ascesa, non bisogna guardare a Meloni, ma a Di Maio.  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