{"id":21126,"date":"2024-06-14T17:37:18","date_gmt":"2024-06-14T15:37:18","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=21126"},"modified":"2024-06-14T17:38:07","modified_gmt":"2024-06-14T15:38:07","slug":"mario-draghi-une-strategie-industrielle-pour-leurope","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/06\/14\/mario-draghi-une-strategie-industrielle-pour-leurope\/","title":{"rendered":"Mario Draghi: \u00abuna strategia industriale per l&#8217;Europa\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"intro\">Con il suo accordo e dopo la pubblicazione di <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/04\/16\/mario-draghi-propongo-un-cambiamento-radicale\/\">altri interventi di Mario Draghi<\/a> nella rivista, pubblichiamo la versione italiana del testo del suo intervento al monastero di San Jeronimo de Yuste, in Spagna, il 14 giugno 2024, in occasione del premio europeo Carlo V. Il testo originale in inglese pu\u00f2 essere letto&nbsp;<a href=\"https:\/\/geopolitique.eu\/en\/2024\/06\/14\/mario-draghi-grand-continent-an-industrial-strategy-for-europe\/\">a questo link<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sua Maest\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Presidente del governo regionale dell&#8217;Estremadura.<\/p>\n\n\n\n<p>Presidente dell&#8217;Assemblea dell&#8217;Estremadura.<\/p>\n\n\n\n<p>Presidente del consiglio di amministrazione della Fundaci\u00f3n Academia Europea e Iberoamericana de Yuste.<\/p>\n\n\n\n<p>Ministro degli affari esteri, dell&#8217;Unione europea e della cooperazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ministro dell&#8217;economia, del commercio e delle imprese.<\/p>\n\n\n\n<p>Alto rappresentante dell&#8217;Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Ambasciatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Vicepresidente della Banca centrale europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Vescovo di Plasencia e frati della Comunit\u00e0 monastica.<\/p>\n\n\n\n<p>Accademici.<\/p>\n\n\n\n<p>Autorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Stimati ospiti e amici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei iniziare ringraziando Sua Maest\u00e0 il Re Felipe VI per questa cerimonia, insieme a tutti coloro che vi hanno contribuito. In particolare quest\u2019ultimo momento \u00e8 stato davvero commovente, vi ringrazio tutti: \u00e8 una cerimonia fantastica. Spesso per indicare un\u2019ospitalit\u00e0 straordinaria si parla di &#8220;ospitalit\u00e0 spagnola&#8221;. Ed \u00e8 davvero cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un grande onore per me ricevere il Premio europeo Carlos V, in un luogo cos\u00ec ricco di storia. Questo monastero, in quanto ultima dimora di Carlo V, richiama la lunga e ricca storia dell&#8217;Europa, e insieme il plurisecolare processo di costruzione dell&#8217;unit\u00e0 europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso degli anni, il nostro continente \u00e8 diventato pi\u00f9 vecchio, pi\u00f9 ricco e pi\u00f9 vicino, con un mercato unico di 445 milioni di consumatori. Ma oggi ci troviamo di fronte a questioni fondamentali per il nostro futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Man mano che le nostre societ\u00e0 invecchiano, crescono anche le esigenze del nostro modello sociale. Al contempo, lasciatemelo dire in apertura di questo discorso, per noi europei il mantenimento di livelli elevati di protezione sociale e ridistribuzione \u00e8 un punto non negoziabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo anche far fronte a esigenze nuove: adeguarci ai rapidi cambiamenti tecnologici, aumentare la capacit\u00e0 di difesa e realizzare la transizione verde.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, il paradigma che finora ha sostenuto i nostri obiettivi condivisi va scomparendo. L&#8217;era del gas importato dalla Russia e del commercio mondiale aperto sta svanendo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per far fronte a tutti questi cambiamenti, dunque, avremo bisogno di crescere pi\u00f9 velocemente e meglio. E la strada maestra per conseguire una crescita pi\u00f9 rapida \u00e8 aumentare la nostra produttivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La crescita della produttivit\u00e0 dell&#8217;Europa va rallentando da tempo, anzi da molto tempo. Dall&#8217;inizio degli anni 2000, il PIL pro capite corretto per i prezzi interni \u00e8 inferiore di circa un terzo rispetto a quello degli Stati Uniti, e il 70% circa di questo divario \u00e8 dovuto alla minore produttivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La differenza nella crescita della produttivit\u00e0 tra le due economie \u00e8 dovuta in massima parte al settore tecnologico e pi\u00f9 in generale alla digitalizzazione. Se escludessimo il settore tecnologico, la crescita della produttivit\u00e0 dell&#8217;UE negli ultimi vent&#8217;anni sarebbe pari a quella degli USA.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il divario potrebbe ampliarsi ulteriormente con il rapido sviluppo e con la diffusione dell&#8217;intelligenza artificiale. Circa il 70% dei modelli di intelligenza artificiale cosiddetti foundational \u00e8 sviluppato negli Stati Uniti, e tre aziende statunitensi rappresentano da sole il 65% del mercato globale del cloud computing.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per iniziare a colmare questo divario \u00e8 necessaria una serie di interventi di policy.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di tutto, dobbiamo ridurre il prezzo dell&#8217;energia. Gli utilizzatori industriali di energia in Europa si trovano attualmente in una condizione di grave svantaggio competitivo rispetto ai loro omologhi negli USA \u2013 e non solo negli USA \u2013 con prezzi dell\u2019elettricit\u00e0 due o tre volte pi\u00f9 alti.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo differenziale di prezzo \u00e8 trainato principalmente dal nostro ritardo nell&#8217;installazione di nuova capacit\u00e0 di energia pulita e dalla mancanza di risorse naturali, cos\u00ec come dal fatto che, pur essendo l\u2019Unione il pi\u00f9 grande acquirente al mondo di gas naturale, il nostro potere di contrattazione collettiva resta limitato. Ma \u00e8 anche causato da alcuni problemi fondamentali del nostro mercato interno dell&#8217;energia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Soffriamo di investimenti infrastrutturali lenti e non ottimali, sul fronte sia delle energie rinnovabili che delle reti. Reti sottosviluppate si traducono nell\u2019incapacit\u00e0 di soddisfare la domanda energetica anche in presenza di surplus in alcune parti dell&#8217;UE.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le nostre regole di mercato non disaccoppiano del tutto il prezzo dell&#8217;energia rinnovabile e nucleare dai prezzi dei combustibili fossili, pi\u00f9 elevati e volatili, il che impedisce alle industrie e alle famiglie di cogliere in bolletta tutti i benefici dell&#8217;energia pulita. Nel tempo, la tassazione dell&#8217;energia \u00e8 diventata un&#8217;importante fonte di entrate di bilancio, contribuendo all&#8217;aumento dei prezzi al dettaglio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A loro volta, prezzi elevati si traducono in minori investimenti in Europa: l&#8217;anno scorso, circa il 60% delle aziende europee ha indicato nei prezzi dell&#8217;energia un grave ostacolo agli investimenti, oltre 20 punti percentuali in pi\u00f9 rispetto a quanto indicato dalle aziende statunitensi.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli alti prezzi dell\u2019energia interferiscono anche con la digitalizzazione della produzione, poich\u00e9 l&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 altamente energivora. L&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia prevede che l&#8217;elettricit\u00e0 consumata dai data center raddoppier\u00e0 a livello globale entro il 2026 \u2013 quindi, nel giro di due anni \u2013 per un ammontare approssimativamente pari all&#8217;intero fabbisogno energetico della Germania.<\/p>\n\n\n\n<p>Una maggiore produttivit\u00e0, dunque, dipende dalla costruzione di un vero mercato europeo dell&#8217;energia.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, dobbiamo ripensare l&#8217;ambiente dell&#8217;innovazione in Europa. In percentuale del PIL, le imprese europee spendono circa la met\u00e0 di quelle statunitensi in ricerca e innovazione (R&amp;I), il che si traduce in un deficit di investimenti pari a circa 270 miliardi di euro l&#8217;anno.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il raccordo tra ricerca di base e commercializzazione delle idee \u00e8 molto pi\u00f9 debole. Tra i primi dieci cluster dell&#8217;innovazione a livello mondiale nemmeno uno \u00e8 europeo e le nostre universit\u00e0 faticano a trattenere i talenti migliori.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;UE deve fare della ricerca e dell\u2019innovazione una priorit\u00e0 collettiva. In un&#8217;agenda comune potrebbero rientrare comprendere un sostegno rafforzato alla ricerca fondamentale, incentrato sull&#8217;eccellenza accademica, una maggiore attenzione all&#8217;innovazione disruptive e una maggiore capacit\u00e0 di sostenere le start-up e aiutarle a crescere.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo anche creare le condizioni perch\u00e9 l&#8217;innovazione si diffonda pi\u00f9 rapidamente nell&#8217;economia. I fattori chiave in questo caso sono due: consentire alle imprese europee di raggiungere una scala ottimale, mettendole in condizione di poter investire in nuove tecnologie, e riqualificare i lavoratori europei, affinch\u00e9 possano padroneggiare queste tecnologie.<\/p>\n\n\n\n<p>La possibilit\u00e0 di raggiungere una scala adeguata presuppone l\u2019eliminazione degli ultimi ostacoli all&#8217;attivit\u00e0 transfrontaliera all&#8217;interno del mercato unico, in particolare quelli che ostacolano la diffusione digitale. Ad esempio, il cloud computing nella pubblica amministrazione deve essere inquadrato da un unico insieme di regole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E le politiche sulla concorrenza devono facilitare la scala ponderando i criteri di innovazione e resilienza in sintonia con l&#8217;evoluzione del mercato e i contesti geopolitici, evitando contemporaneamente un&#8217;eccessiva concentrazione del mercato, che fa salire i prezzi al consumo e riduce la qualit\u00e0 del servizio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Parallelamente, la riqualificazione della nostra forza lavoro richieder\u00e0 il rafforzamento dei sistemi di istruzione e formazione, incoraggiando l&#8217;apprendimento degli adulti e facilitando l&#8217;ingresso di lavoratori altamente qualificati provenienti da paesi terzi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;esempio della Svezia \u00e8 molto interessante. La produttivit\u00e0 del settore tecnologico svedese \u2013 e anche la sua economia complessiva \u2013 \u00e8 pi\u00f9 del doppio della media dell&#8217;UE, il che dimostra che progresso tecnologico e un modello sociale forte sono non solo compatibili, ma anche auto-rafforzanti quando si concentrano sulla riqualificazione e sulle competenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Il finanziamento di queste varie esigenze di investimento sar\u00e0 una sfida significativa e comporter\u00e0 la necessit\u00e0 di ripensare il modo in cui impieghiamo i capitali sia pubblici che privati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rispetto agli Stati Uniti, non avere un bilancio federale ci pone in una condizione di svantaggio. Ad esempio, le attivit\u00e0 di ricerca e innovazione finanziate con fondi pubblici rappresentano una percentuale del PIL sostanzialmente simile in entrambe le regioni, intorno allo 0,7-0,8%, ma negli Stati Uniti la stragrande maggioranza della spesa avviene a livello federale, garantendo che i fondi pubblici affluiscano in modo efficiente verso le priorit\u00e0 nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>In Europa, invece, gli strumenti di finanziamento sono ripartiti tra l&#8217;UE e i livelli nazionali \u2013 la spesa per ricerca e innovazione \u00e8 europea solo per un decimo \u2013con poche tracce di coordinamento e definizione di priorit\u00e0. Inoltre, il processo decisionale per i progetti comuni comporta in genere un iter legislativo lungo e laborioso, nel quale intervengono molteplici gli attori con potere di veto.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contempo, i successivi livelli di regolamentazione si sono tradotti in oneri per gli investimenti a lungo termine, come riferito dal 61% delle imprese dell&#8217;UE lo scorso anno.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, i margini di miglioramento sono notevoli, anche semplicemente a partire dalla definizione priorit\u00e0 pi\u00f9 chiare, da una razionalizzazione della regolamentazione e da un miglior coordinamento tra i diversi strumenti di finanziamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Detto ci\u00f2, anche rendere pi\u00f9 efficace la pubblica spesa non sar\u00e0 di per s\u00e9 sufficiente. La transizione verde e quella digitale comportano esigenze di finanziamento massicce che, vista la limitatezza dello spazio fiscale in Europa \u2013 sia a livello nazionale che, almeno finora, a livello di UE \u2013 dovranno essere soddisfatte principalmente dal settore privato.<\/p>\n\n\n\n<p>Avremo quindi bisogno di attivare anche il risparmio privato su una scala senza precedenti, e ben al di l\u00e0 di quanto pu\u00f2 offrire ad oggi il settore bancario. La via maestra per mobilitare i fondi necessari sar\u00e0 approfondire i nostri mercati del capitale di rischio, del capitale azionario e delle obbligazioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E nei settori in cui gli investimenti pubblici hanno grandi moltiplicatori, come la spesa per le reti o in ricerca e innovazione, \u00e8 probabile che la maggiore emissione di debito pubblico si finanzi da sola. Semplificare i progetti europei di interesse comune e ampliarne l&#8217;ambito di applicazione li renderebbe uno strumento efficace per aumentare gli investimenti in aree critiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda i finanziamenti comuni a livello europeo, sapete tutti come la penso, quindi non c&#8217;\u00e8 bisogno di ribadirlo. Trarremmo enormi benefici da una qualche forma di finanziamento comune\u2014 ma non voglio ripetere oggi cose che ho detto molte volte in passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paradigma che in passato ci ha portato prosperit\u00e0 era congegnato per un mondo di stabilit\u00e0 geopolitica, e di conseguenza le considerazioni di sicurezza nazionale avevano un ruolo marginale nelle decisioni economiche. Ma le relazioni geopolitiche si stanno deteriorando.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo cambiamento richiede all&#8217;Europa di adottare un approccio fondamentalmente diverso alla sua capacit\u00e0 industriale in settori strategici come la difesa, lo spazio, i materiali critici e i componenti dei prodotti farmaceutici. Ci impone inoltre di ridurre le nostre dipendenze dai paesi di cui non possiamo pi\u00f9 fidarci.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima cosa di cui abbiamo bisogno, quindi, \u00e8 una valutazione comune dei rischi geopolitici che dobbiamo affrontare, condivisa tra gli Stati membri e in grado di guidare la nostra risposta. \u00c8 un requisito non da poco, ma \u00e8 all\u2019origine di tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Avremo poi bisogno di sviluppare una vera e propria &#8220;politica economica estera&#8221; \u2013 o, come si usa dire oggi, statecraft \u2013 che coordini gli accordi commerciali preferenziali e gli investimenti diretti con le nazioni ricche di risorse, la costituzione di scorte in specifiche aree critiche e la creazione di partenariati industriali per garantire la catena di approvvigionamento delle tecnologie chiave.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per i settori strategici, le stesse misure che ho gi\u00e0 descritto in relazione all&#8217;innovazione, alla scala e alle competenze saranno di particolare utilit\u00e0. Ma poich\u00e9 in alcuni di questi settori muoviamo da anni e anni di sottoinvestimento, occorrer\u00e0 anche un approccio coordinato alla domanda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Affinch\u00e9 le imprese incrementino gli investimenti e accrescano la capacit\u00e0, l&#8217;Europa dovr\u00e0 non solo aumentare il livello della domanda attraverso una spesa maggiore, ma anche garantire che questa spesa sia concentrata all&#8217;interno dei nostri confini e che sia aggregata a livello dell&#8217;UE.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il modo pi\u00f9 efficiente per generare questa domanda sarebbe tramite l&#8217;aumento della spesa comune europea. In assenza di un approccio centralizzato, per\u00f2, molto si potr\u00e0 ottenere con un pi\u00f9 stretto coordinamento delle politiche in materia di appalti pubblici, e con l\u2019applicazione di requisiti di contenuto locale pi\u00f9 espliciti per merci e componenti prodotte nell&#8217;UE.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa concentrazione e aggregazione della domanda accrescer\u00e0 anche l&#8217;efficacia della spesa pubblica, riducendo le duplicazioni e aumentando l&#8217;interoperabilit\u00e0, in particolare per le attrezzature militari, e rifletter\u00e0 le politiche oggi attuate dai nostri rivali geopolitici.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel paradigma che ci ha portato prosperit\u00e0 in passato, il commercio mondiale era governato da regole multilaterali. Ora per\u00f2 queste regole stanno diventando sempre meno vincolanti e le maggiori economie operano in modo sempre pi\u00f9 unilaterale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non vogliamo diventare protezionisti in Europa, ma non possiamo essere passivi se le azioni degli altri minacciano la nostra prosperit\u00e0. Anche le recenti decisioni degli Stati Uniti sull\u2019imposizione di dazi alla Cina hanno implicazioni per la nostra economia, per il tramite del riorientamento delle esportazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Per noi la sfida risiede nel fatto che, rispetto agli Stati Uniti, siamo pi\u00f9 vulnerabili sia a un\u2019eventuale inazione sul commercio, sia a ritorsioni se dovessimo agire. Il settore manifatturiero in Europa impiega un numero di persone pari a due volte e mezzo quello degli Stati Uniti. E pi\u00f9 di un terzo del nostro PIL manifatturiero viene assorbito al di fuori dell&#8217;UE, rispetto a circa un quinto per gli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad ogni modo, ora ci troviamo di fronte anche a un&#8217;ondata di importazioni cinesi pi\u00f9 economiche e talvolta pi\u00f9 avanzate dal punto di vista tecnologico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si prevede che, al pi\u00f9 tardi entro il 2030, la capacit\u00e0 produttiva annuale della Cina per il fotovoltaico solare sar\u00e0 pari al doppio della domanda globale, e per le celle per batterie sar\u00e0 almeno pari al livello della domanda globale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fintantoch\u00e9 questa notevole crescita dell&#8217;offerta \u00e8 il risultato di autentici miglioramenti della produttivit\u00e0 e dell&#8217;innovazione, allora \u00e8 un bene per noi, \u00e8 un bene per l&#8217;Europa. Tuttavia \u00e8 ampiamente provato che parte dei progressi della Cina \u00e8 dovuta ai considerevoli sussidi sui costi, al protezionismo commerciale e alla soppressione della domanda, e che questa stessa parte porter\u00e0 a una riduzione dell&#8217;occupazione per le nostre economie.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo una stima prudente, nel 2019 la Cina ha speso per la politica industriale circa tre volte pi\u00f9 della Germania o della Francia in termini di quota del PIL, e, in termini di dollari corretti per il potere d\u2019acquisto, ha speso circa dieci volte pi\u00f9 dei due paesi messi insieme.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ambito di questa pi\u00f9 ampia strategia industriale, la crescita dei salari cinesi nel tempo non ha tenuto il passo della crescita della produttivit\u00e0, mentre i tassi di risparmio rimangono elevati, lasciando i consumi delle famiglie solo al 44% del PIL.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima risposta europea al mutare delle regole del commercio mondiale dovrebbe essere quella di cercare di riparare quanto prima i danni subiti dall&#8217;ordine commerciale multilaterale, incoraggiando tutti i partner disponibili a impegnarsi nuovamente per un commercio fondato sulle regole. Come sapete, in un ambito come questo per ballare il tango bisogna essere in due, e non sono sicuro che gli altri vogliano ballare con noi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda risposta dovrebbe essere quella di incoraggiare gli investimenti diretti dall\u2019 verso l&#8217;interno, in modo che i posti di lavoro nel settore manifatturiero rimangano in Europa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La terza risposta dovrebbe consistere nel ricorso a sovvenzioni e dazi per compensare gli ingiusti vantaggi creati dalle politiche industriali e dalle svalutazioni dei tassi di cambio reali all&#8217;estero. Ma se ci imbarchiamo su questa strada, dobbiamo farlo nel contesto di un approccio generale che sia pragmatico, prudente e coerente.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uso di dazi e sovvenzioni dovrebbe essere fondato su considerazioni di principio e coerente con l\u2019obiettivo di massimizzare la crescita della nostra produttivit\u00e0. Ci\u00f2 significa distinguere la vera innovazione e il vero miglioramento della produttivit\u00e0 all&#8217;estero dalla concorrenza sleale e dalla soppressione della domanda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogner\u00e0 anche evitare di creare incentivi perversi in grado di danneggiare l&#8217;industria europea. I dazi devono quindi essere oggetto di una valutazione coerente lungo tutte le fasi del ciclo produttivo ed essere compatibili con gli incentivi, soprattutto per non indurre la delocalizzazione delle nostre industrie.<\/p>\n\n\n\n<p>E naturalmente i dazi devono essere controbilanciati dagli interessi dei consumatori. \u00c8 possibile che vi siano alcune industrie in cui i produttori nazionali sono ormai rimasti talmente indietro che rendere le importazioni pi\u00f9 costose introducendo dazi non farebbe altro che zavorrare di ulteriori costi l&#8217;economia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La relazione alla Presidente della Commissione europea delineer\u00e0 una politica industriale europea in grado di realizzare gli obiettivi fondamentali dei cittadini europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa politica industriale mirer\u00e0 principalmente ad accrescere la produttivit\u00e0, salvaguardando la competitivit\u00e0 delle nostre industrie nel mondo e la concorrenza in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mirer\u00e0 a continuare la decarbonizzazione della nostra economia, in modo tale da portare a una riduzione dei prezzi dell&#8217;energia e a una maggiore sicurezza energetica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mirer\u00e0 a riorientare la nostra economia in un mondo meno stabile, in particolare sviluppando una capacit\u00e0 industriale di difesa e una politica commerciale in grado di soddisfare le nostre esigenze geopolitiche, riducendo al contempo le dipendenze geopolitiche dai paesi su cui non possiamo pi\u00f9 fare affidamento.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;inizio di questo discorso ho detto che il mantenimento di livelli elevati di protezione sociale e ridistribuzione \u00e8 un punto non negoziabile. Nel concludere, voglio ribadire che la lotta all&#8217;esclusione sociale sar\u00e0 fondamentale non solo per preservare i valori di equit\u00e0 sociale della nostra Unione, ma anche per far s\u00ec che il nostro cammino verso una societ\u00e0 pi\u00f9 tecnologica si compia con successo.<\/p>\n\n\n\n<p>La principale causa delle disuguaglianze di reddito \u00e8 la disoccupazione. Storicamente, le politiche macroeconomiche \u2013 se ben concepite, naturalmente \u2013 hanno rappresentato la risposta.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stato attuale, e pi\u00f9 in generale, le politiche del mercato del lavoro e una risposta adeguata alla concorrenza sleale dall&#8217;estero sono ugualmente essenziali. E questa politica industriale, integrandosi con il nostro sistema di sicurezza sociale, rappresenter\u00e0 il fondamento dell&#8217;inclusione sociale in questa epoca di profondi cambiamenti tecnologici.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste politiche richiederanno decisioni urgenti, perch\u00e9 il ritmo dei cambiamenti tecnologici e climatici sta accelerando e siamo sempre pi\u00f9 esposti al deterioramento delle relazioni internazionali. Queste decisioni saranno anche importanti dal punto di vista politico e finanziario. E potrebbero anche richiedere un livello di cooperazione e coordinamento tra gli Stati membri dell&#8217;Unione europea ancora mai sperimentato.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi questo passo sembra scoraggiante. Eppure confido che avremo la determinazione, la responsabilit\u00e0 e la solidariet\u00e0 necessarie per affrontarlo \u2013 per difendere la nostra occupazione, il nostro clima, i nostri valori di equit\u00e0 e inclusione sociale, la nostra indipendenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte agli Stati Uniti e alla Cina, \u00abdovremo crescere pi\u00f9 velocemente e meglio. E il modo principale per ottenere una crescita pi\u00f9 rapida \u00e8 aumentare la nostra produttivit\u00e0\u00bb. 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