{"id":1974,"date":"2021-04-22T13:54:11","date_gmt":"2021-04-22T12:54:11","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=1974"},"modified":"2021-04-22T13:54:16","modified_gmt":"2021-04-22T12:54:16","slug":"contro-lautomobile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/04\/22\/contro-lautomobile\/","title":{"rendered":"Contro l’automobile"},"content":{"rendered":"\n
I dati delle vendite di automobili nel corso del 2020 non lasciano spazio a tanti giri di parole: quello che ha vissuto la filiera dell\u2019auto, una tra le pi\u00f9 grandi filiere industriali del mondo intero, \u00e8 stato decisamente un annus horribilis<\/em>. Solo in Francia, secondo il CCFA<\/a>, il Comitato dei costruttori francesi di automobili, nel 2020 sono state immatricolate 1.650.118 automobili private. Il che significa, fuori di statistiche, il peggior dato dal 1975. Un calo netto di immatricolazioni rispetto all\u2019anno precedente del 24,4 per cento.\u00a0<\/p>\n\n\n\n Non \u00e8 certamente soltanto il mercato francese ad aver vissuto questo incubo. In Germania<\/a> il calo \u00e8 stato del 19,1 per cento, con 2.917.678 auto immatricolate. In Italia<\/a> del 27,9 per cento, con 1.381.496 auto vendute. Negli Stati Uniti<\/a> del 13,8 per cento, con 14 milioni e 670 mila automobili vendute. E fanno ancora pi\u00f9 spavento le cifre mese per mese, tra le quali appaiono cali percentuali di quasi l\u201980 per cento durante i mesi pi\u00f9 duri del lockdown.\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n Insomma, nel 2019 i produttori di automobili potevano permettersi di sperare di sfondare quota 100 milioni di veicoli prodotti all\u2019anno entro un paio di anni, nel 2020 la speranza \u00e8 diventata sopravvivere alla pandemia. Cosa significa? Sopravvivere contemporaneamente alla crisi del potere di acquisto della popolazione legata alla crisi economica da essa generata, ma anche sopravvivere all\u2019aumento di attenzione verso le strategie di mobilit\u00e0 alternative che questa crisi ha generato nell\u2019opinione pubblica e all\u2019interno di molte comunit\u00e0, soprattutto cittadine, desiderose di sfruttare l\u2019ictus generato dal coronavirus per proporre nuovi modelli di mobilit\u00e0 a misura d\u2019uomo piuttosto che a misura d\u2019automobile.<\/p>\n\n\n\n Di fronte a questa congiuntura, come ogni vecchia struttura di potere che si appresti ad affrontare una rivoluzione che minaccia di spazzarla via, i produttori di automobili avevano di fronte due possibilit\u00e0: vivere il 2021 come l\u2019anno dell\u2019ecatombe o trasformarlo nell\u2019anno della Restaurazione. Per farlo non hanno aspettato. La battaglia \u00e8 cominciata da subito.<\/p>\n\n\n\n Il 26 maggio del 2020, a Etaples, nel dipartimento di Pas-de-Calais, da uno stabilimento di Val\u00e9o, azienda francese leader nella produzione di componentistica per le automobili, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron tiene una conferenza stampa<\/a>. Sul palchetto da cui parla, poco sopra il tricolore e poco sotto il titolo del suo intervento \u2014 Plan pour l\u2019automobile<\/a> \u2014 tre parole scimmiottano il motto della Repubblica: Ecologico, competitivo, francese. <\/p>\n\n\n\n Di fronte a questa congiuntura, come ogni vecchia struttura di potere che si appresti ad affrontare una rivoluzione che minaccia di spazzarla via, i produttori di automobili avevano di fronte due possibilit\u00e0: vivere il 2021 come l\u2019anno dell\u2019ecatombe o trasformarlo nell\u2019anno della Restaurazione.<\/p>ANDREA COCCIA<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Mentre alle spalle del Presidente, con il volto serio, c\u2019\u00e8 il ministro dell\u2019economia Bruno Le Maire, di fronte con il fiato sospeso, non milioni di cittadini bens\u00ec poche decine di persone, i consigli di amministrazione delle pi\u00f9 case produttrici del Paese, il cui futuro dipende dalle decisioni del Presidente. <\/p>\n\n\n\n Il contenuto dell\u2019annuncio? Un fiume di soldi in aiuti diretti e indiretti <\/a>alla filiera dell\u2019automobile: pi\u00f9 di 8 miliardi di euro a pioggia su tutta la filiera. Per i consumatori, in aiuti individuali, ci\u00f2 si concretizza in un \u201cbonus ecologico\u201d che pu\u00f2 arrivare fino a 7000 euro per acquistare una macchina elettrica, fino a 2000 per una ibrida e fino a 5000 come premio di riconversione. In pi\u00f9, per sostenere la riconversione della filiera industriale, Macron annuncia 200 milioni per la trasformazione industriale e 150 per la ricerca.<\/p>\n\n\n\n L\u2019obiettivo sul lungo termine del governo Macron \u00e8 chiaro: tenere in vita le industrie automobilistiche rilanciando il modello classico, quello delle sovvenzioni statali, continuando a incentivare l\u2019utilizzo dell\u2019automobile e la sua produzione. L\u2019unica grande differenza con i piani di incentivi che da decenni hanno fatto da stampella al mercato, l\u2019etichetta della transizione ecologica, la cui urgenza \u00e8 ormai innegabile persino dal settore dell\u2019automotive, che ora per sopravvivere ha bisogno che gli automobilisti sostituiscano le auto a benzina con quelle elettriche.<\/p>\n\n\n\n Quasi un anno dopo, il 31 marzo 2021, a Pittsburgh, in Pennsylvania, Joe Biden tiene un discorso<\/a> nella sede dei sindacati della citt\u00e0. Non \u00e8 un caso che abbia scelto quel luogo, n\u00e9 che abbia scelto di tornare proprio a Pittsburgh. L\u00ec aveva cominciato il suo tour elettorale, l\u00ec aveva annunciato di accettare la nomination democratica e l\u00ec aveva fatto il suo ultimo discorso prima dell\u2019Election Day. Tre discorsi importanti, ma non come quello di quel giorno.<\/p>\n\n\n\n Dal palco, infatti, Biden annuncia l\u2019American Jobs Plan<\/a>, il gigantesco piano da circa 2000 miliardi di dollari in dieci anni per rinnovare le infrastrutture americane e compiere anche in America la transizione ecologica. <\/p>\n\n\n\n Sui quasi mille miliardi di investimenti netti<\/a> su cui conta il piano che annuncia il Presidente Biden, 174 miliardi di dollari sono destinati a sovvenzionare il mercato delle auto elettriche, mentre 165 miliardi andranno alle strategie di trasporto alternativo, ai servizi pubblici e alla rete ferroviaria. Tutti questi soldi, come quelli promessi da Macron alle industrie francesi quasi un anno prima, saranno messi a disposizione sotto forma di finanziamenti a fondo perduto e incentivi per stati, amministrazioni locali e privati.<\/p>\n\n\n\n Ascoltando il discorso di Macron prima e di Biden dopo, sono in molti a farsi la stessa domanda<\/a>: com’\u00e8 possibile che i produttori di automobili abbiano cos\u00ec tanto potere? Una domanda che \u00e8 pi\u00f9 utile mettere gi\u00f9 in un altro modo: come \u00e8 possibile che sia pi\u00f9 facile immaginare la fine del mondo che la fine delle automobili?<\/p>\n\n\n\n I due piani, infatti, seppur incomparabili in quanto a dimensione e vastit\u00e0, hanno un solido baricentro comune: mettono un sacco di soldi sul tavolo dell\u2019industria delle automobili. Ovvero delle stesse persone che da un secolo hanno guidato le politiche di mobilit\u00e0 in tutto il mondo attraverso investimenti di risorse enormi nella comunicazione, sia per pubblicit\u00e0 sia per la diretta propriet\u00e0 dei mezzi di comunicazione, ma anche nella politica, sia in attivit\u00e0 di lobbying e di influenza, sia in finanziamenti diretti ai partiti politici. <\/p>\n\n\n\n Come \u00e8 possibile che sia pi\u00f9 facile immaginare la fine del mondo che la fine delle automobili?<\/p>andrea coccia<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Il risultato \u00e8 esattamente quello che avevamo di fronte anche prima della pandemia: una dipendenza talmente totale e totalizzante delle nostre societ\u00e0 dalle auto da obbligarci a rispondere alla domanda su come potremmo mai sopravvivere senza in un modo solo e netto: \u00e8 impossibile, non ci sono alternative. <\/p>\n\n\n\n There is no alternative<\/em>. L\u2019adagio che secondo Mark Fisher rappresentava la vittoria del Realismo capitalista funziona benissimo anche per il Realismo automobilista<\/a>.<\/p>\n\n\n\n\n\n Un paesaggio naturale, la maggior parte delle volte sconfinato, selvaggio, lontano. Una strada che serpeggia in quel panorama mozzafiato, sinuosa e deserta. Intorno il silenzio e, sulla strada, un\u2019automobile. \u00c8 elegante, potente. La carrozzeria lucida, quasi sempre nera come i vetri che oscurano l\u2019interno, la rende di una bellezza altera e irresistibile. Che sfrecci in mezzo a una valle, tra le colline, sui monti, nella neve, accanto a un oceano o nel deserto, importa poco: quello che \u00e8 importa \u00e8 solo il suo essere totalmente libera.<\/p>\n\n\n\n \u00c8 una immagine familiare, non \u00e8 vero? Immagini come questa ci sono passate davanti agli occhi un numero incalcolabile di volte. \u00c8 un messaggio che ci insegue ogni giorno, declinato in ogni formato, ma i cui valori sono sempre gli stessi: velocit\u00e0, avventura, privilegio, libert\u00e0. Sono i valori che l\u2019industria dell\u2019automobile instilla da decenni nel nostro immaginario attraverso una campagna di marketing <\/em>che dura da quasi cent\u2019anni e che costa miliardi di dollari ogni anno: la pi\u00f9 grande operazione di intrusione strategica nell\u2019immaginario globale della storia dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n Vi ricordate il film Inception<\/em>, di Christopher Nolan? Quello in cui Leonardo DiCaprio interpreta una specie di hacker di sogni la cui missione \u00e8 entrare nella mente dell\u2019erede di un grande industriale, interpretato da Cillian Murphy, e orientare le sue decisioni future impiantandogli un\u2019idea nel cervello? L\u2019industria automobilistica \u00e8 riuscita a fare lo stesso nell\u2019immaginario globale con molto meno: sono bastati fiumi di soldi, decine e decine di miliardi all\u2019anno investiti in pubblicit\u00e0, product placement<\/em>, sponsorizzazioni, lobbying<\/em>, marketing. <\/p>\n\n\n\n I soldi bastano e avanzano quando sai gi\u00e0 qual \u00e8 il punto dove scavare.<\/p>\n\n\n\n Secondo Colin Ward, autore di Dopo le automobili<\/em>, il punto dove scavare \u00e8 stata la stimolazione del \u00absogno infantile di una libert\u00e0 individuale assoluta da cui facciamo fatica ad emanciparci\u00bb. Insomma, ci hanno convinti che la nostra la nostra possibilit\u00e0 di essere felici \u00e8 legata a qualcosa che, in realt\u00e0, \u00e8 pi\u00f9 simile a una prigione che a un vettore di libert\u00e0: \u00e8 bastato battere sul tasto della presunta libert\u00e0 totale, quella che sognano i bambini e i tiranni. <\/p>\n\n\n\n Praticamente dappertutto l\u2019industria automobilistica figura tra i primi investitori pubblicitari. Nel solo 2017, ha investito negli Stati Uniti e in Canada circa 20 miliardi di dollari, in Cina quasi 7, altrettanti solo tra Francia, Germania, UK e Italia, circa altri 3 nel resto d\u2019Europa. In Giappone quasi un altro miliardo e mezzo, un miliardo in Australia, un altro in India. In tutto si arriva a circa 40 miliardi di dollari. Questo solo restando al settore delle automobili, senza contare le aziende petrolifere <\/a>e le assicurazioni.<\/p>\n\n\n\n I valori trasmessi sono sempre gli stessi: velocit\u00e0, avventura, privilegio, libert\u00e0. Sono i valori che l\u2019industria dell\u2019automobile instilla da decenni nel nostro immaginario attraverso una campagna di marketing che dura da quasi cent\u2019anni e che costa miliardi di dollari ogni anno: la pi\u00f9 grande operazione di intrusione strategica nell\u2019immaginario globale della storia dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>andrea coccia<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n La comunicazione \u00e8 una guerra<\/a>, e in questa guerra i produttori di auto hanno una potenza di fuoco pazzesca. In qualsiasi quotidiano o rivista del mondo, non \u00e8 difficile trovare pubblicit\u00e0 di automobili. \u00c8 normale, gli investimenti dell\u2019automotive<\/em> nel giornalismo e nella comunicazione sono tanto immensi da rappresentare per molti la fetta maggiore dei propri introiti pubblicitari. La dipendenza \u00e8 pressoch\u00e9 totale.<\/p>\n\n\n\n Non si scappa. Le auto sono tutto. Le auto sono ovunque. Si mangiano il nostro spazio. Occupano il nostro tempo. <\/p>\n\n\n\n Con i loro 87 milioni 176 mila 335 di nuovi veicoli prodotti nel solo 2018, che si sommano al miliardo e 300 milioni circa che gi\u00e0 c\u2019erano, le automobili, anche da ferme, occupano uno spazio immenso. Un\u2019automobile di media grandezza occupa circa 10 metri quadrati. Significa che le macchine che circolano nel mondo occupano circa 13 miliardi di metri quadrati.<\/p>\n\n\n\n Le auto non occupano solo il nostro spazio. Occupano anche il tempo. Secondo la Commissione Europea, in media un italiano passa ogni anno nel traffico circa 37 ore all\u2019anno, un francese solo (si fa per dire) 30 ore. In totale, in media nella vita passiamo 5 anni e 7 mesi in macchina, per non realizzare nessuna delle sue promesse: andare lontano, andare veloce, trasportare cose, scoprire il mondo. L\u2019automobilista medio non fa nessuna di queste cose: la macchina la usa per andare vicino a casa, lentamente, quasi sempre da solo e portando al massimo la borsa col computer. <\/p>\n\n\n\n Niente da dire: l\u2019inception<\/em> ha funzionato alla perfezione. Ci hanno convinti: la macchina non \u00e8 solo necessaria. Di pi\u00f9, \u00e8 indispensabile alla nostra vita.<\/p>\n\n\n\n Mark Fisher prima di uccidersi ha scritto che la pi\u00f9 grande vittoria del capitalismo \u00e8 stata quella di convincere tutti noi che non ci fossero alternative. Il pi\u00f9 grande colpo dell\u2019industria automobilistica \u00e8 ancora pi\u00f9 raffinato: ci ha reso dipendenti dalle auto e, contemporaneamente, ci ha portato a venerarle, a considerarle l\u2019invenzione che ci ha emancipato dalla natura. <\/p>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nInception<\/strong><\/h2>\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n <\/a>\n<\/figure>\n\n\nIl mio regno per un cavallo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n