{"id":1923,"date":"2021-04-14T22:46:00","date_gmt":"2021-04-14T21:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=1923"},"modified":"2021-04-14T22:46:08","modified_gmt":"2021-04-14T21:46:08","slug":"laltra-pandemia-il-paradosso-svedese-e-il-futuro-del-buongoverno-ai-tempi-del-coronavirus-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/04\/14\/laltra-pandemia-il-paradosso-svedese-e-il-futuro-del-buongoverno-ai-tempi-del-coronavirus-2\/","title":{"rendered":"L\u2019altra pandemia: il paradosso svedese e il futuro del buongoverno ai tempi del coronavirus"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">In realt\u00e0 mi sento abbastanza a mio agio a New York. Mi spaventa, tipo, la Svezia &#8220;, mormora Lou Reed, il leggendario frontman dei Velvet Underground, mentre interpreta un fricchettone&nbsp; nel film del 1995 <em>Blue in the Face<\/em>. \u201c\u00c8 tutto desolato, sono tutti ubriachi, funziona tutto. Se ti fermi al semaforo e non spegni il motore, ti si avvicinano persone che te ne vogliono parlare. Apri il mobiletto dei medicinali e trovi una piccola targa con la scritta: \u201cIn caso di suicidio, telefona a&#8230;\u201d. Accendi la televisione e trovi un\u2019operazione all\u2019orecchio. Queste cose mi mettono paura. New York, no\u201d&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-1923' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/04\/14\/laltra-pandemia-il-paradosso-svedese-e-il-futuro-del-buongoverno-ai-tempi-del-coronavirus-2\/#easy-footnote-bottom-1-1923' title='Una versione di questo articolo, adattato dal libro di Fabrizio Tassinari &amp;#8220;La stella polare&amp;#8221;, \u00e8 apparsa in inglese su Noema: &lt;a href=&quot;https:\/\/www.noemamag.com\/a-tale-of-two-pandemics\/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noreferrer noopener&quot;&gt;https:\/\/www.noemamag.com\/a-tale-of-two-pandemics\/&lt;\/a&gt;'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo buffo monologo suggerisce come le societ\u00e0 nordiche siano diverse, o almeno come siano percepite diversamente. Sono caratteristiche in \u200b\u200bmodi che rasentano l\u2019inumano, o forse il post-umano. Alcuni anni fa, due autori svedesi scrissero persino un libro intitolato &#8220;<em>Sono umani questi svedesi?<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si tratta degli stessi paesi nordici, l&#8217;osservatore ignaro \u00e8 istintivamente attratto dalla loro apparente perfezione. Condizioni materiali invidiabili come l&#8217;assistenza sanitaria, la capacit\u00e0 dello Stato e la stabilit\u00e0 politica rendono queste terre un modello universale di buongoverno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando allora arriva un cataclisma come il Covid-19, si potrebbe ragionevolmente presumere che ciascuno dei paesi nordici sia ugualmente ben preparato e perfettamente pronto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Finora, tuttavia, l\u2019evidenza non \u00e8 confortante: paesi come Svezia da un lato e Danimarca, Finlandia e Norvegia dall\u2019altro hanno adottato approcci drasticamente diversi nelle loro risposte al coronavirus. Il bastian contrario dell&#8217;immunit\u00e0 di gregge nel primo caso e<em> lockdown<\/em> draconiani nei secondi. Simile nelle strutture sociali e politiche, affine nella mentalit\u00e0, rigorosa nella gestione della cosa pubblica, la Svezia ha seguito una strategia completamente differente. Perch\u00e8? Con quali conseguenze? E soprattutto: cosa suggerisce questo caso cos\u00ec anomalo sul futuro del buongoverno?<\/p>\n\n\n\n<p>Deploriamo giustamente l&#8217;incompetenza e l&#8217;arroganza che hanno caratterizzato la gestione del Covid in Stati autoritari o populisti come Brasile, India e Stati Uniti sotto Trump. <em>Leadership <\/em>ondivaghe, improvvisazione e centinaia di migliaia di morti rappresentano accuse schiaccianti sui fallimenti di questi regimi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la<em> performance<\/em> di paesi presumibilmente modello come i nordici \u00e8 stata tutt\u2019altro che impeccabile. La pandemia ha messo sotto pressione i loro meccanismi ad orologeria; ha rivelato incongruenze e messo a nudo alcune delle contraddizioni pi\u00f9 plateali che accomunano tutti i governi democratici.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>I pionieri e la pandemia<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>I cinque paesi nordici &#8211; Svezia, Danimarca, Norvegia, Islanda e Finlandia &#8211; sono spesso indicati come quelli in cui la <em>governance<\/em> democratica ha raggiunto i suoi livelli pi\u00f9 sublimi. La regione \u00e8 una frontiera geografica, definita da un clima spietato e inverni bui. Ma \u00e8 anche una sorta di frontiera esistenziale: un paradiso del benessere, dell&#8217;assistenza sanitaria universale e dell&#8217;istruzione gratuita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Europa settentrionale \u00e8 regolarmente in cima a tutti i tipi di classifiche globali: dalla competitivit\u00e0 alla trasparenza alla felicit\u00e0. Per i politologi di tendenza liberal-democratica, questi paesi sono una metafora della societ\u00e0 virtuosa, comunit\u00e0 politiche che anticipano le tendenze e che molti vorrebbero imitare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Studiosi&nbsp; quali&nbsp; Francis&nbsp; Fukuyama,&nbsp; il&nbsp; predicatore&nbsp; della democrazia come \u201cfine della Storia\u201d nell\u2019evoluzione ideologica del&nbsp; genere&nbsp; umano,&nbsp; usano l\u2019espressione \u201carrivare in&nbsp; Danimarca\u201d come metafora di buongoverno. Persino Beppe Grillo anni fa scrisse un blog intitolato \u201cSognando&nbsp; la&nbsp; Danimarca.\u201d Mario Monti, da Presidente del Consiglio, disse di ammirarne la mentalit\u00e0 e Mario Draghi l\u2019ha citata nel suo discorso programmatico al Parlamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, gli stati nordici hanno sperimentato approcci e risultati molto diversi durante la&nbsp; pandemia da Covid-19. Si prendano i casi di Danimarca e Svezia. Il governo danese, non diversamente da Finlandia e Norvegia, \u00e8 stato tra i primi a imporre drastiche restrizioni. Non si \u00e8 mai trattato di un<em> lockdown <\/em>totale come nel caso dell&#8217;Italia; per mesi dopo che il virus ha cominciato a girare, un visitatore straniero sarebbe rimasto pi\u00f9 che perplesso dall&#8217;assenza di mascherine nella maggior parte dei luoghi pubblici.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, Copenaghen ha introdotto alcune delle chiusure dei confini e delle restrizioni di viaggio pi\u00f9 radicali. Tornando in Danimarca, ad esempio, gli agenti di frontiera mi chiedono prove sempre pi\u00f9 dettagliate del motivo per cui voglio entrare nel paese in cui ho vissuto per la maggior parte degli ultimi due decenni. Le misure del governo di Copenaghen sono cos\u00ec radicali che il direttore generale dell&#8217;Autorit\u00e0 sanitaria danese, S\u00f8ren Brostr\u00f8m, si \u00e8 sentito in dovere di dissociarsi dal divieto di viaggio, dichiarandolo una misura politica piuttosto che scientifica.<\/p>\n\n\n\n<p>La giustificazione del primo ministro Mette Frederiksen ha lasciato poco all\u2019immaginazione: &#8220;Se dobbiamo aspettare una conoscenza basata sull&#8217;evidenza in relazione al coronavirus, semplicemente arriveremo troppo tardi&#8221;. L&#8217;approccio danese ha comportato l&#8217;imposizione di restrizioni e l&#8217;espansione dell&#8217;autorit\u00e0 statale in modi che ricordano pi\u00f9 posti come Taiwan o Singapore, che hanno appiattito la curva del contagio mediante sorveglianza di massa, tracciamento dei contatti e rigorose misure di quarantena.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando fu annunciata l&#8217;uscita dal primo<em> lockdown<\/em>, la maggior parte dei paesi europei optarono per una graduale riapertura delle attivit\u00e0 industriali, con l&#8217;obiettivo di riavviare le catene di montaggio e&nbsp; approvvigionamento interrotte. Il governo danese, guidato dai Socialdemocratici, ha scelto una strada diversa, riaprendo asili e scuole elementari prima di ogni altra cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, l&#8217;approccio della Svezia potrebbe facilmente essere scambiato per il negazionismo populista di un Jair Bolsonaro in Brasile o di un Donald Trump negli Stati Uniti. A parte pochissime chiusure mirate, come le scuole per gli ultimi due anni di superiori, il governo di Stoccolma ha deliberatamente lasciato la vita sociale a procedere il pi\u00f9 normalmente possibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con implicito riferimento al controverso approccio dell\u2019&#8221;immunit\u00e0 di gregge&#8221;, il governo svedese ha permesso che bar, palestre, negozi e ristoranti rimanessero aperti, contando su un servizio sanitario moderno ed efficiente per fornire protezione. Allo stesso tempo, ha messo in conto abitudini sociali e culturali: anche prima che la pandemia colpisse, si stima che due terzi della popolazione svedese lavorasse gi\u00e0 da casa almeno <em>part-time<\/em> e oltre la met\u00e0 dei nuclei familiari svedesi siano composti da una sola persona. Come ha scherzato l&#8217;ex primo ministro Carl Bildt: &#8220;Gli svedesi, soprattutto della vecchia generazione, hanno una predisposizione genetica al distanziamento sociale&#8221;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/moJuu\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>La differenza nei risultati tra l&#8217;approccio danese e quello svedese \u00e8 stata dirompente. Con oltre 1200 morti per milione di abitanti a causa del Covid-19 (nello stesso periodo, a inizio gennaio, l\u2019Italia ne aveva 1500), il macabro bilancio della Svezia \u00e8 il quadruplo della Danimarca e quasi dieci volte peggiore della Finlandia. Teoricamente l\u2019economia avrebbe dovuto giovarsi pi\u00f9 dell\u2019approccio di Stoccolma. Ma i risultati della Svezia sono stati finora leggermente peggiori della Danimarca (l&#8217;economia svedese si \u00e8 contratta dell&#8217;8,6% e quella della Danimarca del 7,4% nel 2020) e peggiori della Norvegia e della Finlandia. Anche il calo dei consumi \u00e8 stato simile in Svezia e Danimarca (rispettivamente 25% e 29%).<\/p>\n\n\n\n<p>Anche se questo potrebbe sembrare un pesante <em>j\u2019accuse<\/em> a Stoccolma, dall&#8217;autunno del 2020 il tasso di nuove infezioni in Svezia \u00e8 risultato simile a quello della Danimarca e di alcuni altri paesi europei che hanno imposto blocchi. Nelle parole di Anders Tegnell, l&#8217;epidemiologo dietro l&#8217;approccio controverso della Svezia: &#8220;Alla fine, vedremo quanta differenza far\u00e0 avere una strategia pi\u00f9 sostenibile, che puoi mantenere per lungo tempo, invece della strategia che significa che chiudi, apri e chiudi pi\u00f9 e pi\u00f9 volte.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte le incertezze scatenate dal Covid-19 sconsiglierebbero di trarre conclusioni premature. Ma a un anno dall&#8217;inizio della pandemia in Europa, \u00e8 difficile rimanere agnostici di fronte a dati come il tasso di mortalit\u00e0 svedese, che \u00e8 paragonabile a paesi come il Brasile, la cui gestione della crisi \u00e8 stata universalmente derisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 di tutto, fa rabbrividire come i funzionari del governo svedese giustifichino questi risultati, con uno che spiega che rimanere aperti era necessario affinch\u00e9 le persone potessero continuare a vivere una &#8220;vita normale&#8221;. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di essere cinici per concludere che il governo svedese ha deciso che migliaia di vittime, per lo pi\u00f9 anziani, fossero un prezzo che valeva la pena pagare per risparmiare il resto della popolazione dalle interruzioni e dalle incertezze di un <em>lockdown<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa storia dei diversi approcci nordici al Covid-19 mostra come paesi simili possano fare scelte radicalmente diverse su come bilanciare il compromesso tra libert\u00e0 e sicurezza. In modo paradossale, tuttavia, queste strategie cos\u00ec radicalmente diverse riflettono una somiglianza di fondo pi\u00f9 profonda. Si tratta infatti di paesi le cui popolazioni mostrano una fiducia cieca nello Stato e nelle sue istituzioni. Il dibattito pubblico ha discusso gli usi e gli abusi dell\u2019evidenza scientifica, i costi sanitari e le conseguenze economiche, ma alla fine i cittadini hanno accettato qualsiasi scelta fatta dal loro governo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le misure dei governi nordici hanno sollevato perplessit\u00e0, soprattutto in Svezia. Lo stesso in Danimarca quando il governo ha deciso l\u2019abbattimento di 1.5 milioni di capi di visone, per poi ammettere che forse non era necessario. Eppure non c\u2019\u00e8 stato niente in questi paesi di minimamente comparabile alle proteste e gli scontri che nell&#8217;ultimo anno hanno sconvolto paesi dalla Germania agli Stati Uniti all\u2019Italia.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per dirla con un\u2019esagerazione: la coesione sociale \u00e8 cos\u00ec profonda a queste latitudini che i governi svedese e danese avrebbero potuto scambiarsi le loro strategie. Gli svedesi avrebbero pututo attuare il <em>lockdown <\/em>e i danesi l\u2019immunit\u00e0 di gregge. La popolazione avrebbe accettato tutto. In questo senso il Covid-19 ha rivelato ci\u00f2 che rende il modello nordico cos\u00ec perfetto e, allo stesso tempo, ne ha messo a nudo il lato pi\u00f9 oscuro.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La via di mezzo come un <\/strong><strong><em>noir<\/em><\/strong><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Anche la Scandinavia ha il suo Tocqueville. Poco pi\u00f9 che trentenne, Marquis William Childs, corrispondente per la <em>United Press International <\/em>a cavallo fra le due guerre mondiali e vincitore del premio Pulitzer, intraprese all\u2019inizio degli anni Trenta&nbsp; un&nbsp; lungo&nbsp; viaggio&nbsp; in&nbsp; Svezia.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un&nbsp; po\u2019&nbsp; come&nbsp; il&nbsp; giovane diplomatico francese nell\u2019Ottocento riusc\u00ec meglio di qualunque americano a carpire lo spirito dei nascenti Stati Uniti, l\u2019americano Childs ha definito i termini del modello svedese meglio di qualunque scandinavo. A ritorno dal viaggio, nel 1936, pubblic\u00f2 un <em>bestseller<\/em> che ancora&nbsp; oggi&nbsp; rimane&nbsp; il&nbsp; testo&nbsp; di&nbsp; riferimento&nbsp; per&nbsp; ogni&nbsp; discussione sul modello nordico.&nbsp; <em>Sweden:&nbsp; The&nbsp; Middle&nbsp; Way<\/em> anticipa di oltre sessant\u2019anni l\u2019ossessione delle democrazie di mezzo mondo di conciliare visioni sempre pi\u00f9&nbsp; divaricate della politica; la chimera che statisti come Tony Blair e Bill Clinton negli anni Novanta chiamarono non a caso \u00abla terza via\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;\u00e8 una battaglia ideologica aperta nel 21\u00b0 secolo. Eppure, in Occidente, i cittadini si rivolgono sempre pi\u00f9 alle forze populiste per cercare una facile tregua alla frustrazione causata dai fallimenti della democrazia. Altri modelli, come il capitalismo autoritario cinese, si basano su metodi tecnocratici, il cui fascino globale sta crescendo principalmente grazie alla loro capacit\u00e0 di portare a casa risultati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Indipendentemente da dove e come vengono praticate, queste alternative sembrano offrire solo risposte parziali e insoddisfacenti a questioni di <em>governance<\/em> sempre pi\u00f9 complesse. Il Covid-19 suggerisce che una rigida imposizione di regole impartite dall&#8217;alto o semplificazioni populiste rigurgitate dal basso possono solo rappresentare gli estremi di una tavolozza pi\u00f9 sofisticata di processi decisionali.<\/p>\n\n\n\n<p>La &#8220;via di mezzo&#8221; del 21\u00b0 secolo non \u00e8 tra visioni opposte del mondo, n\u00e9 si tratta di trovare un terreno comune tra diverse inclinazioni ideologiche. Si tratta di praticare formati di <em>governance <\/em>flessibili, un&#8217;operazione di bricolage politico complessa ma imprescindibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora come oggi, il collante \u00e8 nella cultura del consenso e del compromesso. In Italia, il compromesso ha quasi sempre connotati negativi. E\u2019 un qualcosa \u201cal ribasso\u201d. I nordici invece vedono il compromesso come una cosa estremamente positiva. &#8220;Forse non ci incontreremo a met\u00e0&#8221;, mi disse una volta lo storico danese Bo Lidegaard. &#8220;Forse il 30% sei tu e il 70% io&#8221;, ma il risultato \u00e8 accettabile per entrambi. La lingua svedese ha anche una parola per questo, <em>lagom<\/em>, che racchiude la loro filosofia di una vita che rifiuta gli eccessi, che cerca la giusta misura tra ci\u00f2 che \u00e8 troppo e ci\u00f2 che \u00e8 troppo poco. I paesi nordici tendono ad essere realistici riguardo alle loro aspettative e trovano l&#8217;equilibrio nella moderazione.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8, tuttavia, un lato oscuro in questa storia di consenso e compromesso, forse meglio incarnato dal genere di romanzi gialli noto come <em>Scandinoir<\/em>, reso famoso dalla trilogia <em>Millennium<\/em> dello scrittore svedese Stieg Larsson. Le tensioni all&#8217;interno dei romanzi noir nordici emergono dal contrasto tra l\u2019apparenza blanda e conformista delle societ\u00e0 in cui sono ambientati e gli orribili racconti di omicidio, misoginia o razzismo in agguato sotto quelle superfici.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni si sono chiesti perch\u00e9 una regione caratterizzata da una tale presunta armonia sociale abbia prodotto storie di fantasia cos\u00ec cupe. Ma \u00e8 proprio questo il punto: uno dei motivi per cui lo <em>Scandinoir<\/em> \u00e8 cos\u00ec popolare \u00e8 a causa di questa dissonanza. Un contesto apparentemente idilliaco e persino noioso maschera una realt\u00e0 nascosta di crimini atroci e depravazione morale.&nbsp; Non a caso, in societ\u00e0 che giustamente si vantano dei loro elevati standard di parit\u00e0 di genere, il romanzo di Larsson di maggior successo si intitola <em>Uomini che odiano le donne<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il buongoverno al tempo del Covid-19 incarna questo stesso paradosso: la Svezia \u00e8 generalmente considerata tra i paesi meglio governati al mondo, eppure ha intenzionalmente imposto alla sua gente un compromesso che poche altre nazioni avrebbero accettato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni &#8217;70, il giornalista britannico Roland Huntford arriv\u00f2 a denigrare i nordici definendoli &#8220;i nuovi totalitari&#8221;. Cittadini che accettano ordine e controllo in modi e in misura fin troppo simili alla sottomissione. Dopo un viaggio in Svezia negli anni &#8217;60, Susan Sontag la defin\u00ec conflittofobia: &#8220;non essere competitivo senza essere sinceramente cooperativo&#8221;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La premessa per raggiungere un tale compromesso non \u00e8 il desiderio di risolvere i disaccordi, ma di nasconderli sotto il tappeto. Peggio ancora, i conflitti sono anticipati da valori preconfezionati. In altre parole, non \u00e8 la civilt\u00e0 a essere al centro del buongoverno nordico, ma piuttosto il conformismo, che definisce le precondizioni necessarie per essere accettati nella societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 consenso, s\u00ec, ma \u00e8 consenso artificiale. Le scelte sono limitate, lo Stato raramente commette errori e, come disse una volta l&#8217;economista svedese Gunnar Myrdal, &#8220;protegge le persone da loro stesse&#8221;. E anche quando lo Stato commette errori, le persone non mettono in dubbio la sua competenza e benevolenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo punto di vista, la strategia libertaria svedese di gestire il Covid-19 assume connotazioni molto diverse. Non si tratta di volontarismo e&nbsp; responsabilit\u00e0 individuali ma di un governo, la sua burocrazia e il suo capo epidemiologo che decidono come proteggere le persone da loro stesse.&nbsp; E\u2019&nbsp; un metodo e una prassi di governo che si accontenta di una via di mezzo, quasi a prescindere dai risultati che produce.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>I limiti della tecnocrazia<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il Covid-19 ha fornito una cartina tornasole unica sull&#8217;idoneit\u00e0 delle nostre istituzioni ad adattarsi e resistere agli shock. Se c&#8217;\u00e8 una lezione fondamentale da trarre da questo racconto nordico \u00e8 che la capacit\u00e0 operativa dello Stato e la fiducia dei cittadini sono risorse cruciali quando si affrontano sfide complesse.<\/p>\n\n\n\n<p>I paesi nordici ci ricordano che esperti e funzionari pubblici sono essenziali per garantire la continuit\u00e0 al processo decisionale e per attuare politiche bipartisan in uno spirito di trasparenza e responsabilit\u00e0. Allo stesso tempo, quando i risultati in paesi cos\u00ec ben governati sono cos\u00ec divergenti e controversi, \u00e8 legittimo interrogarsi sui limiti della tecnocrazia nel fornire risultati efficaci a problemi reali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non esiste un\u2019equivalenza morale tra tecnocrazia e alternativa populista. Il Covid-19 ha confermato che, ovunque siano al potere, i sovranisti&nbsp; fanno danni assecondando i pregiudizi, mistificando i fatti e mettendo in dubbio certezze scientifiche. Eppure, anche alcuni governi altamente efficienti come i nordici hanno esagerato e hanno spinto le loro politiche a eccessi idiosincratici.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando visto in questa luce, il tratto distintivo della mentalit\u00e0 nordica non \u00e8 il governo tecnocratico o il consenso: \u00e8 il pragmatismo, lo spirito del bicchiere mezzo pieno. Ho sempre sospettato che questa capacit\u00e0 di trovare la via di mezzo e accontentarsi di ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 sia&nbsp; la ragione principale per la quale i nordici sono sempre in testa nelle classifiche mondiali delle nazioni pi\u00f9 felici del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il poeta Paul Val\u00e9ry una volta scrisse: \u201cSperiamo in modo vago, abbiamo paura in modo preciso\u201d. Nel bene e nel male, i governi nordici e la loro gente sembrano aver trovato la maniera di sperare in modo molto preciso.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella sua controversa risposta alla pandemia di Covid-19, la Svezia \u00e8 andata in direzione contraria non solamente alla maggior parte dei paesi occidentali, ma anche ai propri paesi scandinavi: una scelta che ha messo in evidenza, secondo Fabrizio Tassinari, il lato oscuro del modello nordico basato sul consenso. 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