{"id":17719,"date":"2024-01-25T13:19:31","date_gmt":"2024-01-25T12:19:31","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=17719"},"modified":"2024-01-25T13:19:33","modified_gmt":"2024-01-25T12:19:33","slug":"patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/","title":{"rendered":"Patrioti pericolosi: la destra italiana e l\u2019interesse nazionale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Fascisti\u00bb, \u00abautoritari\u00bb, \u00abreazionari\u00bb, \u00abxenofobi\u00bb, \u00aboscurantisti\u00bb, \u00abilliberali\u00bb, \u00abnazionalisti\u00bb, addirittura \u00abconservatori\u00bb. Nessuno di questi aggettivi \u00e8 pacifico, per descrivere la maggioranza che governa l\u2019Italia o il partito che la guida. Nessuno \u00e8 privo di un qualche fondamento, magari labile o distante, tenuto nell\u2019ombra o silenziosamente rivendicato nei circoli interni di quella parte politica: ma ciascuno \u00e8 controverso, discutibile, e tipicamente pronunciato con un intento polemico di fronte al quale i destinatari sentono la necessit\u00e0 di opporre pubbliche smentite. Smentite che l\u2019azione del governo presieduto da Giorgia Meloni ha indirettamente corroborato, sia per la relativa moderazione delle sue politiche interne, che non hanno scatenato le battaglie culturali che la dichiarata opposizione ai lasciti dell\u2019Illuminismo poteva far temere, sia per la diligente continuit\u00e0 con il governo di Mario Draghi nella politica estera e atlantica.<\/p>\n\n\n\n<p>Che la stella polare di partiti che si sono dati il nome di \u00abFratelli d\u2019Italia\u00bb e \u00abForza Italia\u00bb sia l\u2019interesse della nazione \u00e8 un tratto esplicitamente rivendicato, invece, e da tempo comune alla Lega, che Matteo Salvini ha voluto trasformare da partito regionale e intermittentemente secessionista in partito nazionale e nazionalista. Sono tutti \u00abpatrioti\u00bb, ed \u00e8 su questo terreno che valuter\u00f2 la loro azione di governo: l\u2019interesse nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le conclusioni che tenter\u00f2 di argomentare riguardano anche i miei concittadini europei e i loro governi e principali partiti politici. Perch\u00e9 le politiche del governo Meloni stanno aggravando la minaccia che da almeno un quindicennio la debolezza dell\u2019Italia pone all\u2019integrit\u00e0 dell\u2019unione monetaria e della stessa Unione europea. Messa in ombra dalla temuta inclinazione nazionalista, illiberale e autoritaria del governo italiano, questa minaccia ha ora ragione di essere la principale preoccupazione dei suoi interlocutori europei.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019interesse nazionale e la crescita di lungo periodo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Non so dare una definizione sintetica e completa della nozione di interesse nazionale, n\u00e9 in astratto n\u00e9 per l\u2019Italia di questo decennio. Guarder\u00f2 allora a una variabile che deve essere parte di qualsiasi ragionevole interpretazione di quel sintagma: la crescita economica di lungo periodo, che in Italia ristagna da un trentennio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Le politiche del governo Meloni stanno aggravando la minaccia che da almeno un quindicennio la debolezza dell\u2019Italia pone all\u2019integrit\u00e0 dell\u2019unione monetaria e della stessa Unione europea.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Per rendere un\u2019idea del declino economico dell\u2019Italia rispetto ai suoi pari \u2013 le altre grandi economie dell\u2019eurozona, e le altre grandi economie occidentali \u2013 bastano due indicatori: il prodotto interno lordo (Pil) pro capite, che rispetto all\u2019aggregato \u00e8 un migliore rivelatore dello stato di salute di un\u2019economia; e il reddito medio disponibile, che misura quanto la famiglia media ogni anno pu\u00f2 spendere o risparmiare.&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-17719' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/#easy-footnote-bottom-1-17719' title='Il reddito medio disponibile \u00e8 pari alla somma tra i redditi che la famiglia media percepisce dal mercato e il saldo tra le imposte e i contributi che essa versa allo Stato, da un lato, e le pensioni e i sussidi che da esso riceve, dall\u2019altro.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>Citer\u00f2 entrambi in termini reali, depurati dell\u2019inflazione, e mi collocher\u00f2 alla vigilia della pandemia, per escludere gli effetti di un trauma esogeno e gravissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2019 il Pil pro capite era ancora sette punti percentuali sotto il picco del 2007, fermo su un livello pari a quello raggiunto e superato due decenni prima. Durante il medesimo ventennio in Germania, Francia e Gran Bretagna il Pil pro capite \u00e8 cresciuto invece di percentuali comprese tra il 22 e il 35 per cento circa, aprendo un baratro con l\u2019Italia. Ancora peggiore \u00e8 stato l\u2019andamento del reddito medio disponibile, sul quale ha pi\u00f9 direttamente pesato lo sforzo di contenere il disavanzo pubblico: nel 2019 era sul livello della fine degli anni Ottanta.<\/p>\n\n\n\n<p>Trent\u2019anni perduti: le promesse tradite della rivoluzione neoliberale hanno seminato insoddisfazione in pressoch\u00e9 tutte le societ\u00e0 occidentali, ma la gravit\u00e0 del declino dell\u2019Italia \u00e8 singolare. \u00c8 questa la fonte dello scontento che da almeno un quindicennio gonfia la sfiducia politica e la demagogia, e il 25 settembre 2022 ha consegnato la nazione a una forza politica che fu corresponsabile di alcune delle pi\u00f9 fallimentari esperienze di governo del passato trentennio, quelle che ebbero Silvio Berlusconi come protagonista, e che nel suo principale documento ideologico, le Tesi di Trieste del dicembre 2017, dichiara di avversare \u00abl\u2019illuminismo [e] la ragione\u00bb in difesa dell\u2019\u00abautorit\u00e0 della tradizione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le cause del declino<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Per valutare l\u2019operato di questo governo nella prospettiva della crescita di lungo periodo devo descrivere le cause del declino dell\u2019Italia. \u00c8 un tema complicato e controverso, sul quale io stesso mi sono esercitato&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-17719' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/#easy-footnote-bottom-2-17719' title='Nel libro&lt;a href=&quot;https:\/\/global.oup.com\/academic\/product\/the-political-economy-of-italys-decline-9780198866626?lang=en&amp;amp;cc=it&quot;&gt; &lt;em&gt;The Political Economy of Italy\u2019s Decline&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt; (Oxford University Press, Oxford, 2018; (trad. it.&lt;a href=&quot;https:\/\/luissuniversitypress.it\/pubblicazioni\/declino\/&quot;&gt; &lt;em&gt;Declino. Una storia italiana&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, LUISS University Press, Roma, 2019), le cui tesi principali ho poi ridotto in&lt;a href=&quot;https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/problemi-contemporanei\/declino-italia-andrea-capussela-9788806247386\/&quot;&gt; &lt;em&gt;Declino Italia&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, Einaudi, Torino, 2021. Un approccio diverso, e molto stimolante, \u00e8 offerto da L. Baccaro e M. D\u2019Antoni,&lt;a href=&quot;https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/full\/10.1080\/09538259.2022.2091408&quot;&gt; &lt;em&gt;Tying Your Hands and Getting Stuck? The European Origins of Italy\u2019s Economic Stagnation&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, \u00abReview of Political Economy\u00bb, 2022.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>, ma alcuni punti fermi possono essere isolati.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Le promesse tradite della rivoluzione neoliberale hanno seminato insoddisfazione in pressoch\u00e9 tutte le societ\u00e0 occidentali, ma la gravit\u00e0 del declino dell\u2019Italia \u00e8 singolare.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Le cause immediate sono chiare. L\u2019Italia non cresce soprattutto perch\u00e9 la produttivit\u00e0 \u00e8 ferma, e questo motore di sviluppo si \u00e8 spento principalmente perch\u00e9 troppi lavoratori e troppi capitali sono dispersi in troppe imprese troppo piccole per prosperare nell\u2019attuale paradigma tecnologico. Il problema \u00e8 riassunto da questi dati, spesso citati dal passato Governatore della Banca d\u2019Italia: \u00ab25.000 imprese medio-grandi (con pi\u00f9 di 50 addetti) producono quasi la met\u00e0 del valore aggiunto del settore industriale e dei servizi non finanziari, con quasi 6 milioni di addetti; l\u2019altra met\u00e0 \u00e8 prodotta da 4,3 milioni di piccole imprese, con 6 milioni di addetti, e da 4,8 milioni di lavoratori autonomi. [Quelle 25.000 imprese] sono spesso pi\u00f9 produttive delle corrispondenti imprese francesi e tedesche, [mentre le altre] sono molto meno produttive di quelle dei principali concorrenti [\u2026]. Se l\u2019Italia avesse la stessa struttura dimensionale delle imprese tedesche, la produttivit\u00e0 media del lavoro sarebbe di oltre 20 punti percentuali pi\u00f9 alta, superando il livello tedesco.\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-17719' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/#easy-footnote-bottom-3-17719' title='I. Visco,&lt;a href=&quot;https:\/\/rosa.uniroma1.it\/rosa04\/psl_quarterly_review\/article\/view\/17119&quot;&gt; &lt;em&gt;Economic growth and productivity: Italy and the role of knowledge&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, \u00abPSL Quarterly Review\u00bb, vol. 73 (2020), pp. 215 e 217; la traduzione \u00e8 mia.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n\n\n\n<p>Ovunque le imprese nascono piccole, ma col tempo crescono, si aggregano, o escono dal mercato. In Italia troppo spesso esse vivacchiano, senza n\u00e9 crescere n\u00e9 aggregarsi n\u00e9 perire, tenendo sequestrati nelle loro inefficienti strutture lavoratori e capitali che altrove sarebbero pi\u00f9 produttivi. In altre parole, troppo raramente i fattori di produzione riescono a organizzarsi su scale adeguate ai requisiti della tecnologia contemporanea: se ci\u00f2 avvenisse pi\u00f9 spesso, mediante la riallocazione di capitale e lavoro da imprese meno produttive a imprese pi\u00f9 forti, i livelli di produttivit\u00e0 che osserviamo in Germania diverrebbero un obiettivo realistico.<\/p>\n\n\n\n<p>Individuare le cause di questo difetto di organizzazione \u00e8 pi\u00f9 difficile. Nell\u2019interpretazione che mi pare preferibile esse risiedono principalmente nelle regole che governano l\u2019economia; e pi\u00f9 che nella loro qualit\u00e0, che raramente \u00e8 pessima, il problema sta nella loro scarsa credibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per illustrare questa tesi prendo a esempio una delle pi\u00f9 visibili debolezze delle imprese italiane: la loro relativamente bassa capitalizzazione media. \u00c8 assodato, in particolare, che ci\u00f2 contribuisce a spiegare la loro scarsa propensione all\u2019innovazione \u2013 che nel lungo termine \u00e8 il principale motore della crescita della produttivit\u00e0 \u2013 perch\u00e9 gli investimenti in ricerca e sviluppo sono tipicamente sfavoriti da una struttura finanziaria troppo dipendente dal debito. Ma perch\u00e9 le imprese italiane hanno relativamente poco capitale proprio, e ricorrono al debito pi\u00f9 delle omologhe straniere?<\/p>\n\n\n\n<p>Una parte della risposta \u00e8 che in Italia alcune regole d\u2019importanza cruciale per gli investitori \u2013 i fornitori del capitale proprio delle imprese \u2013 sono relativamente poco rispettate: quelle sulla redazione dei bilanci, in particolare, e quelle sulla tutela degli azionisti di minoranza. Le leggi che governano queste materie sono generalmente adeguate, e molto simili a quelle francesi e tedesche, perch\u00e9 spesso hanno origine in direttive e regolamenti europei, ma sono pi\u00f9 frequentemente violate: secondo le stime del World Economic Forum, pubblicate nel <em>Global Competitiveness Report<\/em>, il divario \u00e8 ampio. Per questo in Italia la prospettiva di essere un azionista di minoranza di un\u2019impresa non quotata in borsa \u00e8 meno allettante che in Francia o Germania; per questo le imprese italiane hanno maggiori difficolt\u00e0 a reperire capitali propri; per questo i loro proprietari sono pi\u00f9 restii a fonderle, per creare imprese pi\u00f9 efficienti.<\/p>\n\n\n\n<p>Paradossalmente, tra l\u2019altro, questi svantaggi sono in parte compensati da altri fattori che egualmente dipendono dallo scarso rispetto della legge, come l\u2019opportunit\u00e0 di stringere legami collusivi con l\u2019amministrazione pubblica, per esempio, o la possibilit\u00e0 di evadere le imposte: comportamenti che danneggiano l\u2019economia, e spesso accrescono gli incentivi delle imprese a rimanere piccole, ma aumentano la competitivit\u00e0 e i profitti di quelle che vi ricorrono, a scapito di quelle che invece rispettano le regole.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La supremazia della legge e il reddito<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il problema \u00e8 pi\u00f9 vasto: in generale, in Italia le leggi sono meno rispettate che nei suoi pari. Tutti gli indicatori disponibili lo attestano.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei pi\u00f9 affidabili \u00e8 l\u2019indicatore di \u00abrule of law\u00bb (che tradurrei in \u2018supremazia della legge\u2019) elaborato dalla Banca mondiale. Ogni anno esso stima la percezione di quanto la legge sia credibile e rispettata in ciascuna nazione, e le ordina secondo una scala che va da 2,5 a \u20132,5&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-17719' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/#easy-footnote-bottom-4-17719' title='D. Kaufmann e A. Kraay, &lt;em&gt;Worldwide Governance Indicators&lt;\/em&gt;, mis \u00e0 jour en 2023 (&lt;a href=&quot;http:\/\/www.govindicators.org\/&quot;&gt;www.govindicators.org&lt;\/a&gt;): \u00ab&lt;em&gt;Rule of law&lt;\/em&gt; captures perceptions of the extent to which agents have confidence in and abide by the rules of society, and in particular the quality of contract enforcement, property rights, the police, and the courts, as well as the likelihood of crime and violence\u00bb.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Nell\u2019ultima rilevazione disponibile, sui dati del 2022 in testa alla graduatoria era la Finlandia, per esempio, con un livello di 1,96, e in coda la Somalia, con un livello di \u20132,29. Quello stesso anno il livello dell\u2019Italia era 0,30, e la media dei suoi pari 1,31&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-5-17719' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/#easy-footnote-bottom-5-17719' title='Questi i comparatori che ho scelto, e i loro livelli: le tre maggiori economie dell\u2019eurozona, Francia (1,18), Germania (1,53) e Spagna (0,80); e le tre altre maggiori economie organizzate come democrazie liberali, Giappone (1,56), Gran Bretagna (1,42) e Stati Uniti (1,37).'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Un baratro, nuovamente, e un baratro crescente: nel 1996, quando iniziarono queste stime, il livello dell\u2019Italia era 1,06 e la media dei suoi pari 1,50.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019Italia non cresce soprattutto perch\u00e9 la produttivit\u00e0 \u00e8 ferma, e questo motore di sviluppo si \u00e8 spento principalmente perch\u00e9 troppi lavoratori e troppi capitali sono dispersi in troppe imprese troppo piccole per prosperare nell\u2019attuale paradigma tecnologico.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo indicatore, che misura una variabile di estensione sterminata, deve essere preso con cautela. Nondimeno, la forbice che separa l\u2019Italia dai suoi pari \u00e8 simile a quella restituita dagli indicatori sulla corruzione, e collima col fatto che l\u2019evasione fiscale \u00e8 tra il doppio e il triplo che in Francia, Germania e Gran Bretagna. Tutto suggerisce che quell\u2019indicatore segnali un problema reale, se non le sue esatte proporzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Di nuovo, i rapporti di causa tra questo problema e il ristagno della crescita sono una questione difficile. Piuttosto che riassumere la mia interpretazione preferisco limitarmi a mostrare la correlazione tra il reddito pro capite e la supremazia della legge, come essa \u00e8 misurata dall\u2019indicatore della Banca mondiale. Questo graficioincrocia le due variabili a distanza di un decennio l\u2019uno dall\u2019altro, e copre i paesi membri dell\u2019Unione e i paesi balcanici.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium \">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/flo.uri.sh\/visualisation\/16537455\/embed\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>La distanza che separa l\u2019Italia dalla retta che segna la correlazione significa che essa \u00e8 apprezzabilmente pi\u00f9 prospera di quanto il suo livello di supremazia della legge lascerebbe prevedere. Ma di decennio in decennio essa scende sempre pi\u00f9 in basso e a sinistra rispetto ai suoi pari.<\/p>\n\n\n\n<p>Siccome qui commento una semplice correlazione e non un rapporto di causa sarebbe altrettanto legittimo fare il commento inverso (ossia che l\u2019Italia \u00e8 sempre meno rispettosa della legge di quanto il suo livello di reddito lascerebbe prevedere), o dire che entrambi i fenomeni sono determinati da una terza variabile (la cultura, per esempio). Ma \u00e8 pi\u00f9 probabile che l\u2019effetto predominante sia quello, diretto o indiretto, che la supremazia della legge esercita sul reddito. Traggo l\u2019argomento forse pi\u00f9 intuitivo per sostenere questa tesi da uno dei pi\u00f9 stimati economisti del secolo scorso, Kenneth Arrow. Egli riteneva che \u00abmolta dell\u2019arretratezza economica presente nel mondo pu\u00f2 essere spiegata dall\u2019assenza di fiducia reciproca\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-6-17719' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/#easy-footnote-bottom-6-17719' title='K. Arrow, &lt;em&gt;Gifts and Exchanges&lt;\/em&gt;, \u00abPhilosophy and Public Affairs\u00bb, vol. 1 (1972), p. 357; la traduzione \u00e8 mia.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>; ma la fiducia reciproca dipende in larga misura dalla credibilit\u00e0 delle regole, e questa, a sua volta, dipende soprattutto da quanto le regole sono rispettate. Pare pertanto prudente pensare che scendendo verso livelli balcanici di supremazia della legge, come la tendenza trentennale deve farci temere, prima o poi l\u2019Italia scender\u00e0 a livelli balcanici di reddito.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa profezia pu\u00f2 sembrare provocatoria, perch\u00e9 l\u2019Italia conta molte eccellenti imprese, ai vertici dei loro settori nel mercato globale, e nella media quelle di dimensioni minimamente consistenti competono alla pari con le omologhe francesi e tedesche, come ho ricordato sopra, e spesso prevalgono. Ma per quanto distante possa sembrare il rischio che quella correlazione suggerisce, ignorarlo sarebbe imprudente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un difetto congenito, o un problema politico?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Giunto a questo punto vorrei sgomberare il campo dall\u2019ipotesi, che talvolta riaffiora, che lo scarso rispetto delle regole sia un portato della storia della penisola, ineliminabile nel futuro prevedibile, o sia in qualche modo congenito alla cultura dei suoi abitanti: perch\u00e9 se ci\u00f2 fosse vero nessun governo potrebbe eradicare le cause profonde del malessere economico dell\u2019Italia, ma solo lenirne qua e l\u00e0 i sintomi.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste una spiegazione pi\u00f9 semplice, convincente e rispettosa della libert\u00e0 umana. Essa impone una digressione attraverso temi che potranno apparire astratti, ma che invece completeranno la lente di analisi attraverso la quale, subito dopo, guarder\u00f2 all\u2019operato del governo Meloni.<\/p>\n\n\n\n<p>In parte, sappiamo benissimo cosa spieghi la persistente debolezza della supremazia della legge. Al crescere delle violazioni delle regole decresce l\u2019incentivo a rispettarle, infatti, e alla lunga anche la spinta morale: se sempre pi\u00f9 persone gettano cartacce per terra, per esempio, le strade si riempieranno di rifiuti e gettarli nel cestino diventer\u00e0 un gesto sempre pi\u00f9 vano, e alla fine dadaista.<\/p>\n\n\n\n<p>La logica \u00e8 chiara. Ma \u00e8 quella di un \u00abdilemma del prigioniero\u00bb, nel lessico della teoria dei giochi, nel quale le strade si riempiranno inesorabilmente di cartacce? O \u00e8 la logica di un \u00abgioco di coordinamento\u00bb, nel quale le strade possono sempre tornare a essere pulite? La differenza sta nei rendimenti individuali. Nel dilemma del prigioniero violare la regola \u00e8 la strategia pi\u00f9 attraente; nel gioco di coordinamento non lo \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dilemma del prigioniero io raggiungo il rendimento pi\u00f9 alto quando violo la regola e la mia controparte la rispetta: quando mi approfitto del suo comportarsi bene, in altre parole. La mia controparte lo sa, si aspetta che tenter\u00f2 di fare il furbo, e mi preverr\u00e0 violando la regola lei stessa. Quindi il mio rendimento alto svanir\u00e0, e la strada si riempier\u00e0 di cartacce.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Se sempre pi\u00f9 persone gettano cartacce per terra, per esempio, le strade si riempieranno di rifiuti e gettarli nel cestino diventer\u00e0 un gesto sempre pi\u00f9 vano, e alla fine dadaista.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel gioco di coordinamento, invece, io raggiungo il rendimento pi\u00f9 alto quando entrambi rispettiamo la regola. Fare il furbo mi d\u00e0 un rendimento pi\u00f9 basso, e lo stesso vale per la mia controparte. Quindi entrambi ci aspetteremo che l\u2019altro rispetter\u00e0 la regola; entrambi la rispetteremo; e il risultato sar\u00e0 l\u2019equilibrio superiore, che \u00e8 stabile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel gioco di coordinamento violare le regole risponde sempre a una logica difensiva. Se una delle due persone violasse la regola, per motivazioni esterne a questa logica, l\u2019altra subirebbe un danno, e la prossima volta risponderebbe violando lei stessa la regola, per limitare i danni. Cos\u00ec si scende all\u2019equilibrio deteriore, che \u00e8 anch\u2019esso stabile perch\u00e9 cementato dalla reciproca diffidenza e dall\u2019incentivo a limitare i danni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma a differenza che nel dilemma del prigioniero per risalire all\u2019equilibrio superiore basta coordinare le aspettative dei due protagonisti, mediante un segnale credibile. Se grazie a questo segnale entrambi si convinceranno che l\u2019altro rispetter\u00e0 la regola, entrambi torneranno a rispettarla: perch\u00e9 \u00e8 in questo modo che entrambi otterranno il massimo rendimento individuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi pare indubbio che entrambe le logiche siano presenti nella societ\u00e0 italiana, e in altre simili, ma credo che la vasta maggioranza dei cittadini e delle imprese agisca perlopi\u00f9 dentro i parametri di un gioco di coordinamento. Per spiegare questa tesi torno a un esempio gi\u00e0 fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli imprenditori hanno un interesse comune a operare in un contesto nel quale i bilanci aziendali sono ritenuti affidabili e i diritti degli azionisti di minoranza sono giudicati credibili, perch\u00e9 ci\u00f2 minimizza il costo del capitale e massimizza la sua disponibilit\u00e0. Ma essi possono avere anche un interesse individuale a manipolare i bilanci, o a depredare gli azionisti di minoranza di parte dei loro profitti. Qualora prevalesse questo secondo interesse, il contesto deteriorerebbe; e ci\u00f2 progressivamente spingerebbe anche gli imprenditori virtuosi ad allineearsi a quelle prassi, perch\u00e9 chi invece scegliesse di continuare a rispettare le regole subirebbe sia uno svantaggio competitivo rispetto ai concorrenti pi\u00f9 spregiudicati, sia gli effetti della crescente sfiducia degli investitori.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma pochi possono trarre dalla manipolazione dei bilanci o dalla predazione degli azionisti di minoranza vantaggi stabilmente superiori allo svantaggio di operare in un contesto di generalizzata sfiducia degli investitori. Anche dal profondo dell\u2019equilibrio deteriore, pertanto, nel momento in cui una massa critica di imprenditori si convincesse \u2013 grazie a un\u2019azione credibile del potere politico, per esempio \u2013 che le condizioni di contesto sono in procinto di migliorare, la vasta maggioranza di essi tornerebbe a rispettare le regole (perch\u00e9 ciascun imprenditore proietterebbe il proprio ragionamento sugli altri, e sarebbe disposto ad abbandonare la logica difensiva indotta dall\u2019equilibrio deteriore, quella della limitazione delle perdite, per mirare al pi\u00f9 alto rendimento che l\u2019equilibrio superiore garantisce).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Gli imprenditori hanno un interesse comune a operare in un contesto nel quale i bilanci aziendali sono ritenuti affidabili e i diritti degli azionisti di minoranza sono giudicati credibili, perch\u00e9 ci\u00f2 minimizza il costo del capitale e massimizza la sua disponibilit\u00e0.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 la logica del gioco di coordinamento, dentro la quale ci\u00f2 che ho definito \u00abazione credibile del potere politico\u00bb ha svolto il ruolo di segnale di coordinamento, che ha innescato la transizione dall\u2019equilibrio deteriore a quello superiore. Nei medesimi termini questa logica anima molti simili dilemmi, e in particolare questi tre: competo o colludo col mio concorrente? corrompo l\u2019amministratore pubblico, o accetto la gara di appalto? pago tutte le imposte, o ne evado una parte? Ciascuno di essi \u00e8 un problema politico, e ciascuno incide sul difetto di organizzazione che imbriglia il potenziale dell\u2019economia italiana.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019operato del governo Meloni<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Integrata da quest\u2019ultima osservazione sull\u2019importanza dei segnali trasmessi dal potere politico, l\u2019analisi che ho tracciato sopra, per breve che sia, consente di valutare l\u2019operato del governo Meloni nella prospettiva della crescita di lungo termine.<\/p>\n\n\n\n<p>Insediato il 22 ottobre 2022, la sua prima significativa scelta di politica economica fu la revisione del progetto di legge di bilancio per il 2023 che il governo Draghi aveva costruito. La revisione incluse un largo condono per l\u2019evasione fiscale e l\u2019elevazione da duemila a cinquemila euro del limite per l\u2019uso del contante. Il governo voleva anche assoggettare a una soglia minima \u2013 di sessanta e poi quaranta euro \u2013 l\u2019obbligo dei commercianti di accettare i pagamenti elettronici, ma dovette cedere di fronte al rilievo che questa misura era incompatibile con gli impegni assunti nel quadro del piano nazionale di attuazione di <em>Next Generation EU<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Accusata di favorire l\u2019evasione fiscale e l\u2019economia informale, che \u00e8 il tipico effetto di simili misure, il 26 maggio 2023, durante un comizio elettorale in Sicilia, Meloni si difese con queste parole: \u00abLa sinistra dice: voi volete gettare la spugna contro l\u2019evasione fiscale. Ma l\u2019evasione si va a cercare dove sta, nelle <em>big company<\/em>, non dal piccolo commerciante dove vai a chiedere il pizzo di Stato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La tesi che l\u2019evasione fiscale sia praticata pi\u00f9 dalle grandi e grandissime imprese che dai circa dieci milioni di lavoratori autonomi, professionisti e piccoli imprenditori \u00e8 irricevibile: in questi settori si stimano altissimi livelli medi di infedelt\u00e0 fiscale. Ma soprattutto, nell\u2019italiano corrente \u2018pizzo\u2019 \u00e8 il nome di ci\u00f2 che in inglese si chiama \u2018<em>protection money<\/em>\u2019. Sono i soldi che commercianti e imprese versano alle organizzazioni criminali che sono in grado di ricattarli: fenomeno particolarmente diffuso proprio in Sicilia, nelle aree dove la mafia \u00e8 pi\u00f9 forte. Meloni ha equiparato l\u2019obbligazione fiscale dei cittadini verso la Repubblica al ricatto della mafia.<\/p>\n\n\n\n<p>Simili dichiarazioni non si sono ripetute, ma da quando questo governo si \u00e8 insediato ha concesso quattordici condoni fiscali e ha sempre insistito nella difesa dei settori nei quali l\u2019evasione \u00e8 pi\u00f9 diffusa, e che formano una parte consistente del loro elettorato. Il 10 novembre scorso, per esempio, parlando alla Confederazione degli artigiani e delle piccole e medie imprese, Meloni ha<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=U-W2beAGCO8\"> detto<\/a>: \u00abNoi combattiamo l\u2019evasione fiscale, quella vera, non quella presunta. [\u2026]. Nei giorni scorsi in Consiglio dei ministri abbiamo approvato una norma [che] interviene sulla disciplina dell\u2019accertamento, riduce le sanzioni e introduce il concordato preventivo biennale [<em>ossia un accordo tra contribuente e fisco sulle imposte da pagare in futuro<\/em>]. [\u2026]. Un approccio che spezza l\u2019insopportabile equazione secondo cui un artigiano, una Pmi [<em>ossia una piccola o media impresa<\/em>], una partita Iva [<em>ossia un professionista o altro lavoratore autonomo<\/em>], deve essere un evasore per nascita. Una menzogna, che noi abbiamo combattuto sempre.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro condono fiscale \u00e8 incluso nella legge di bilancio per il 2024.<\/p>\n\n\n\n<p>Potrei citare altre misure e proposte, che egualmente indeboliscono la prevenzione o la repressione dell\u2019illegalit\u00e0 diffusa e del crimine economico \u2013 l\u2019elevazione delle soglie oltre le quali gli appalti pubblici sono soggetti a gare pienamente competitive, per esempio, o la riduzione del termine di tempo entro i quali i reati sono punibili. Ma sarebbero digressioni superflue, perch\u00e9 a fronte di queste iniziative non ne esiste alcuna che miri credibilmente a rafforzare la supremazia della legge. Il segnale che questa linea politica trasmette alla societ\u00e0 italiana \u00e8 chiaro, univoco e sonoro: questo governo sar\u00e0 tollerante verso l\u2019evasione fiscale, la criminalit\u00e0 economica e l\u2019economia informale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La tesi che l\u2019evasione fiscale sia praticata pi\u00f9 dalle grandi e grandissime imprese che dai circa dieci milioni di lavoratori autonomi, professionisti e piccoli imprenditori \u00e8 irricevibile: in questi settori si stimano altissimi livelli medi di infedelt\u00e0 fiscale. <\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>(Se ne avessi lo spazio aggiungerei alla lista il nepotismo, incluso il pi\u00f9 spicciolo, e la collusione con gli interessi particolari, inclusi i pi\u00f9 forti \u2013 anche tramite una politica economica sbilanciata verso sussidi alle imprese \u2018senza alcuna strategia di sviluppo industriale\u2019, che rischia di nuocere anche alla riallocazione).<\/p>\n\n\n\n<p>A parit\u00e0 di altre condizioni, questo segnale rafforzer\u00e0 gli incentivi che spingono cittadini e imprese verso la strategia difensiva del gioco di coordinamento, manterr\u00e0 la supremazia della legge sulla sua traiettoria discendente, affievolir\u00e0 le spinte verso la riallocazione di capitale e lavoro tra imprese deboli e imprese pi\u00f9 forti, e deprimer\u00e0 la dinamica della produttivit\u00e0. A questo effetto si aggiungeranno le conseguenze dirette di una probabile crescita dell\u2019evasione fiscale e forse anche dell\u2019economia informale e della corruzione, che sono tutte cause di misallocazione delle risorse. La sola questione \u00e8 quanto soffrir\u00e0 la crescita rispetto a un controfattuale nel quale il governo agisca per rafforzare la supremazia della legge.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre questa dannosa ventata ha preso a soffiare sull\u2019economia italiana proprio mentre la ripresa dalla pandemia poteva portare nuova linfa alle gemme che avevano iniziato a fiorire nel decennio scorso. Uno studio pubblicato nel 2018 dalla Banca d\u2019Italia rileva che poco dopo la crisi finanziaria globale la produttivit\u00e0 del settore manifatturiero inizi\u00f2 ad accelerare, raggiungendo gi\u00e0 attorno al 2011 tassi di crescita superiori a quelli osservati in Francia e Spagna. Le principali ragioni paiono essere due: \u00able accresciute pressioni concorrenziali globali sostennero significativi aggiustamenti strutturali, con una riallocazione delle risorse verso le imprese migliori\u00bb; e \u00abla lunga recessione innesc\u00f2 ulteriori miglioramenti dell\u2019efficienza allocativa, l\u2019uscita dal mercato delle peggiori imprese, l\u2019ingresso di imprese meglio selezionate e un aumento nella spesa in ricerca e sviluppo\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-7-17719' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/#easy-footnote-bottom-7-17719' title='M. Bugamelli e F. Lotti, &lt;em&gt;Productivity growth in Italy: a tale of a slow-motion change&lt;\/em&gt;, Banca d\u2019Italia, \u00abQuestioni di economia e finanza\u00bb, n. 422 (2018); la traduzione \u00e8 mia.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>. In larga misura queste sono spinte spontanee alla riallocazione. \u00c8 inverosimile che svaniranno del tutto, pertanto, ed \u00e8 probabile che su di esse reagiranno positivamente gli investimenti e le riforme associati a <em>Next Generation EU<\/em>: ma il segnale che il governo Meloni ha trasmesso al settore privato le indebolir\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In una parola, ci\u00f2 che unisce la coalizione politica ed elettorale guidata da Meloni \u00e8 la predazione delle risorse pubbliche e dei ceti pi\u00f9 deboli. \u00c8 predazione misurata e nascosta, naturalmente, ma richiede pressoch\u00e9 sistematica impunit\u00e0. Ci\u00f2 incrina l\u2019eguaglianza di fronte alla legge, che prima ancora di essere un requisito di giustizia \u00e8 una condizione della funzionalit\u00e0 dello Stato&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-8-17719' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/#easy-footnote-bottom-8-17719' title='Cfr. P. Pettit, &lt;em&gt;The State&lt;\/em&gt; (Princeton University Press, Princeton, 2023).'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Quindi non deve sorprendere che in Italia lo Stato funzioni sensibilmente peggio che in societ\u00e0 comparabili e l\u2019economia sia meno produttiva: sono i costi della predazione diffusa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La minaccia per l\u2019Europa<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Questa pu\u00f2 sembrare un\u2019analisi incompleta e troppo rapida. Lo \u00e8, indubbiamente; ma la ragione \u00e8 che si concentra su ci\u00f2 che pi\u00f9 conta nella prospettiva della crescita di lungo termine, ossia sul difetto di organizzazione che verosimilmente priva l\u2019economia italiana di un quinto della sua produttivit\u00e0 potenziale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Ci\u00f2 che unisce la coalizione politica ed elettorale guidata da Meloni \u00e8 la predazione delle risorse pubbliche e dei ceti pi\u00f9 deboli.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La crescita di lungo periodo, a sua volta, \u00e8 una variabile importante nella valutazione della sostenibilit\u00e0 del debito pubblico, la cui dimensione rispetto al Pil \u2013 142,4 per cento, secondo le ultime analisi di Eurostat \u2013 \u00e8 di oltre venti punti percentuali superiore al livello dell\u2019autunno 2011. In quei mesi un\u2019ondata di sfiducia nei mercati innesc\u00f2 una crisi gravissima, che invest\u00ec sia la solvibilit\u00e0 dell\u2019Italia sia la tenuta dell\u2019unione monetaria, e fu superata solo quando al cambio di governo \u2013 da Berlusconi a Mario Monti \u2013 e alla drastica correzione della politica di bilancio si affiancarono le politiche straordinarie della Banca centrale europea: fu allora che il suo Presidente, Mario Draghi, annunci\u00f2 la determinazione dell\u2019istituto a fare \u00ab<em>whatever it takes<\/em>\u00bb per preservare l\u2019euro. Ma qualora simili rischi riemergessero non \u00e8 scontato che simili rimedi basterebbero a superarli, anche perch\u00e9 quell\u2019annuncio non potrebbe essere ripetuto con la medesima credibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019azione del governo Meloni sta accrescendo il rischio che una simile crisi si ripeta. Il pericolo non pare imminente, perch\u00e9 il divario tra il rendimento dei titoli del debito pubblico italiano e quello dei titoli tedeschi \u00e8 distante dai livelli di allora. Ma l\u2019equilibrio \u00e8 delicato, e vulnerabile alle turbolenze che la presente instabilit\u00e0 geopolitica potrebbe provocare.<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi interlocutori europei dovrebbero vedere nel governo Meloni una seria, seppure distante, minaccia per l\u2019integrit\u00e0 dell\u2019eurozona e della stessa Unione (anche perch\u00e9 l\u2019opposizione non pare ancora in grado di incalzarlo efficacemente, neppure sui terreni che ho discusso). Una parte del potere negoziale del quale essi si avvalgono nei loro scambi col governo italiano potrebbe dunque essere allocato al tema della supremazia della legge (anche per proteggere i propri contribuenti dalle possibili conseguenze di questa scandalosa tolleranza per l\u2019illegalit\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le ombre del passato<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Dieci giorni dopo essersi insediato, il 31 ottobre 1922, il governo presieduto da Benito Mussolini abol\u00ec la regola che imponeva la trasparenza della propriet\u00e0 delle azioni emesse dalle imprese. Essa era stata introdotta pochi anni prima, dopo lunga discussione, per contrastare l\u2019evasione fiscale. Nelle sue memorie Galeazzo Ciano, uno dei massimi gerarchi del regime, riconosce candidamente la tolleranza del Fascismo verso l\u2019evasione&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-9-17719' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/#easy-footnote-bottom-9-17719' title='G. Ciano, &lt;em&gt;Diario 1937\u20131943&lt;\/em&gt;, a cura di R. De Felice (Milano, Rizzoli, 1990), p. 628.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Due anni dopo la sua caduta, nel 1947, uno dei padri della costituzione repubblicana, Piero Calamandrei, scrisse che la corruzione era una componente fisiologica del regime, perch\u00e9 la solidariet\u00e0 tra corrotti e corruttori \u2013 ciascuno vulnerabile al ricatto dell\u2019altro, e a quello del \u00abtiranno\u00bb (qui \u00e8 citato \u00c9tienne de La Bo\u00e9tie) \u2013 era per esso una garanzia di stabilit\u00e0&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-10-17719' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/#easy-footnote-bottom-10-17719' title='P. Calamandrei, \u2018Patologia della corruzione parlamentare\u2019, ora in &lt;em&gt;Costituzione e leggi di Antigone&lt;\/em&gt;, (Milano, Sansoni, 2004), pp. 233\u201351.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nelle sue memorie Galeazzo Ciano, uno dei massimi gerarchi del regime, riconosce candidamente la tolleranza del Fascismo verso l\u2019evasione.<\/p><cite>Andrea Capussela<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il 19 giugno 1975, tre giorni dopo l\u2019eccellente risultato del Partito comunista italiano alle elezioni amministrative, il celebre corsivista del quotidiano del partito, il cui <em>nom de plume<\/em> era Fortebraccio, rispose a un editoriale del principale quotidiano italiano, il <em>Corriere della Sera<\/em>, che accusava i comunisti di avere \u00abintenzioni recondite\u00bb. L\u2019\u00abintenzione\u00bb dei comunisti, scrisse Fortebraccio, \u00e8 \u00abfar vedere agli italiani come si governa con onest\u00e0\u00bb, e l\u2019\u00abobiettivo finale [\u00e8] far giustizia presso i lavoratori, far pagare i parassiti e lor signori, ammanettare gli speculatori, mandare in galera i ladri\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-11-17719' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/25\/patrioti-pericolosi-la-destra-italiana-e-linteresse-nazionale\/#easy-footnote-bottom-11-17719' title='Fortebraccio, &lt;em&gt;Se questo \u00e8 un mondo. Corsivi 1975&lt;\/em&gt; (Editori Riuniti, Roma, 1975) p. 75. Questa citazione mi impone di aggiungere che trovo il carcere una sanzione barbara, per qualsiasi reato: dagli specialisti apprendo che esistono alternative pi\u00f9 civili ed efficaci.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sopitosi il timore di una risorgenza del fascismo conviene riflettere su queste continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0, che spero sconcerteranno i lettori non italiani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c&#8217;\u00e8 fatalit\u00e0 nel declino economico dell&#8217;Italia. Ma per arrestarlo, \u00e8 necessario smettere di compiacersi nel mito di un paese la cui singolarit\u00e0 risiederebbe in una certa cultura dell&#8217;illegalit\u00e0. Spetta allo Stato far rispettare la legge e promuovere un clima favorevole agli affari. Secondo Andrea Capussela, non si sta prendendo questa strada con Giorgia Meloni: non ha fatto nulla per affrontare i mali che minano l&#8217;economia italiana, anzi. 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