{"id":17188,"date":"2024-01-04T18:30:00","date_gmt":"2024-01-04T17:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=17188"},"modified":"2024-01-05T18:07:13","modified_gmt":"2024-01-05T17:07:13","slug":"jacques-delors-1925-2023-leuropeo-pensiero-metodo-stile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2024\/01\/04\/jacques-delors-1925-2023-leuropeo-pensiero-metodo-stile\/","title":{"rendered":"Jacques Delors (1925-2023) e l\u2019Europa: pensiero, metodo, stile"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Orazio, con il suo \u00ab<em>laudator temporis acti<\/em>\u00bb, si guardava bene dal glorificare i tempi antichi a favore di una cupa censura del presente. \u00c8 questo il rischio che si corre evocando il periodo Delors (1985-1994), dipinto come un\u2019et\u00e0 dell\u2019oro dell\u2019integrazione europea.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Delle circostanze favorevoli<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Per evitare questo rischio, dobbiamo innanzitutto riconoscere che questo periodo ha beneficiato di circostanze favorevoli, che hanno consentito alle stelle nazionali di allinearsi sopra Bruxelles. In Francia era presidente un Mitterrand distinto da un costante impegno per l\u2019Europa; Helmut Kohl, originario della Renania dell\u2019immediato dopoguerra, governava a Bonn; il Felipe Gonzalez della \u00abmovida\u00bb sedeva alla Moncloa. Possiamo anche includere Margaret Thatcher, che sostenne a lungo Jacques Delors, prima di diventare sua avversaria.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua nomina a capo della Commissione europea \u00e8 di per s\u00e9 il risultato di circostanze fortunate. Fran\u00e7ois Mitterrand, forte del successo ottenuto al Consiglio europeo di Fontainebleau nel giugno 1984, era riuscito ad ottenere la presidenza del futuro esecutivo comunitario da parte di un francese, ma stava prendendo in considerazione Claude Cheysson, su cui il Regno Unito aveva posto il veto. Helmut Kohl, che aveva avuto modo di conoscere Delors nell\u2019esercizio \u2013 ruvido \u2013 delle sue funzioni ministeriali, aiut\u00f2 il Presidente francese suggerendo il nome di Delors. Si dice che Emmanuel Macron abbia ricambiato il favore ad Angela Merkel nel 2019, quando Manfred Weber fu estromesso a favore di Ursula von der Leyen.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il periodo Delors \u00e8 stato protetto da delle buone fate<\/p><cite>Pascal Lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Una nomina improvvisata, dunque, ma anche un importante cacciatore di teste incaricato di trovare un candidato avrebbe senza dubbio consigliato la stessa scelta. L\u2019itinerario personale di Jacques Delors si prestava a questa scelta. La sua esperienza professionale alla Banca di Francia, la sua specializzazione in economia, di cui era docente, la sua esperienza sindacale, i suoi periodi al Commissariat au Plan, poi nel gabinetto del Primo Ministro Jacques Chaban-Delmas, la sua esperienza come deputato al Parlamento europeo, eletto nel 1979, e infine come Ministro francese dell\u2019Economia e delle Finanze lo avevano preparato in modo eccellente per la funzione allo stesso tempo altamente tecnica e politica di Presidente della Commissione.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri fattori che contribuirono a creare un clima favorevole al progetto europeo a met\u00e0 degli anni Ottanta furono i negoziati per l\u2019allargamento dell\u2019Unione Europea a Spagna e Portogallo, due paesi candidati entusiasti. Anche la qualit\u00e0 dei commissari europei inviati a Bruxelles dalle cancellerie contribu\u00ec a creare un contesto favorevole, con personalit\u00e0 solide, tra cui alcuni dei pi\u00f9 anziani, come Lorenzo Natali, e alcuni dei pi\u00f9 giovani, come l\u2019irlandese Peter Sutherland. Jacques Delors benefici\u00f2 anche dello stretto rapporto di lavoro instaurato con l\u2019allora eminente Segretario generale della Commissione, Emile No\u00ebl. Tra i suoi amici c\u2019erano anche belgi di spicco come Etienne Davignon, Pierre Defraigne, Jean Durieux, Philippe Maystadt, Jean-Louis Lacroix e Jean Godeaux, che costituivano l\u2019ala sociale del cristianesimo democratico belga. E non dimentichiamo i preziosi consigli di Max Kohnstamm, stretto consigliere e ispiratore di Jean Monnet negli anni Cinquanta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il pensiero di Delors sull\u2019Europa<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Se oggi, ai confini e all\u2019interno dell\u2019Europa, un genio malvagio sembra all\u2019opera, il periodo Delors \u00e8 stato protetto da alcune buone fate. Ma al di l\u00e0 di queste circostanze, la rinascita dell\u2019avventura europea di cui i numerosi commenti successivi alla sua morte attribuiscono il merito a Jacques Delors deve molto anche all\u2019uomo stesso e alla sua visione dell\u2019integrazione europea. \u00c8 stata la spina dorsale dei suoi dieci anni alla Commissione. Jacques Delors era uno di quelli che credeva che le idee dovessero guidare il mondo. Se si traccia il filo del suo pensiero sull\u2019Europa unita, si trova una triplice fonte: storica, politica e istituzionale. Le ha combinate per tessere la trama della sua azione a Bruxelles e a Strasburgo.<\/p>\n\n\n\n<p>Jacques Delors ha riassunto il suo pensiero storico, in particolare nelle sue <em>Memorie, <\/em>con la famosa formula: \u00abLa sopravvivenza o il declino\u00bb. Questo approccio, non privo di pessimismo, \u00e8 dovuto principalmente al fatto che egli appartiene alla generazione che ha vissuto la Seconda guerra mondiale. Suo padre fu gravemente ferito nella Prima. Questi due conflitti hanno sempre ispirato il suo pensiero europeo, preoccupato che i valori del continente a cui era legato, e che il personalismo di Emmanuel Mounier aveva formalizzato per lui, trovassero ancora spazio nel futuro. In parole povere, per lui, o si riusciva a costruire l\u2019Europa, e quindi i suoi valori \u2013 questa civilt\u00e0, un modo di vivere insieme \u2013 sarebbero sopravvissuti, oppure non si riusciva, e la storia li avrebbe allora condannati.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Per Delors o si riusciva a costruire l\u2019Europa, e quindi i suoi valori \u2013 questa civilt\u00e0, un modo di vivere insieme \u2013 sarebbero sopravvissuti, oppure non si riusciva, e la storia li avrebbe allora condannati<\/p><cite>Pascal Lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Delors non aveva una concezione atlantista dell\u2019Europa. Il suo atteggiamento prudente nei confronti degli Stati Uniti non era tanto in linea con una tradizione francese spesso e volentieri critica nei confronti di Washington, quanto piuttosto con un profondo dubbio sulla seriet\u00e0 con cui gli Stati Uniti prendevano il progetto europeo e la sua originalit\u00e0. Dopo ogni incontro con un presidente americano, sperava di avergli impresso l\u2019idea che l\u2019Europa esisteva davvero e che i suoi interessi non coincidevano con quelli del suo interlocutore. Il suo atteggiamento era in linea con quella che oggi si potrebbe definire una <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/09\/01\/la-transition-geopolitique-europeenne\/\">concezione geopolitica dell\u2019Europa<\/a>, basata sull\u2019emergere di un\u2019identit\u00e0 europea, la cui affermazione e sopravvivenza richiedono l\u2019unione degli europei.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua concezione del progetto europeo pu\u00f2 essere apprezzata anche nella sua dimensione politica. Jacques Delors colloc\u00f2 la \u00absua\u00bb Europa alla confluenza della socialdemocrazia europea e della democrazia cristiana, che avevano a lungo strutturato la politica del dopoguerra in Europa occidentale. Quella che potrebbe sembrare una posizione classica era in realt\u00e0 una singolarit\u00e0 per un politico francese, dove i socialdemocratici e i cristiano-democratici erano pochi, a differenza di quanto accadeva in Germania, Italia o Belgio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Delors non aveva una concezione atlantista dell\u2019Europa<\/p><cite>Pascal Lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Le sue concezioni economiche, sociali e politiche erano in linea con le frange pi\u00f9 centrali di queste due correnti dominanti. Come loro, ha sempre sostenuto che non pu\u00f2 esistere una politica sociale senza crescita economica, ma che una crescita socialmente squilibrata non \u00e8 sostenibile. Questa richiede un certo grado di pianificazione e regolamentazione, nonch\u00e9 un dialogo sociale tra parti sociali responsabili. Riconosceva l\u2019efficienza dei mercati, ma la necessit\u00e0 di correggerli. \u00c8 con questo spirito che ha rilanciato quell\u2019impresa di liberalizzazione schumpeteriana che \u00e8 il mercato unico, convinto che una maggiore concorrenza su scala europea avrebbe permesso di ottenere aumenti di produttivit\u00e0, e quindi di generare pi\u00f9 crescita e maggiore benessere, ma accompagnando allo stesso tempo questo approccio con una politica di dialogo sociale e di ridistribuzione tra le regioni pi\u00f9 ricche e quelle pi\u00f9 povere <em>tramite <\/em>il bilancio dell\u2019UE. Ha convocato i datori di lavoro e i sindacati europei a Val-Duchesse, a Bruxelles, per discutere di \u00abcontratti collettivi europei\u00bb e ha ottenuto dalla Germania un aumento sostanziale del suo contributo ai \u00abfondi strutturali\u00bb per attutire gli effetti dell\u2019apertura alla concorrenza, in particolare aiutando i Paesi del Sud a dotarsi delle infrastrutture e delle competenze necessarie. In breve, Jacques Delors ha dato un colpo a destra sulla competitivit\u00e0 e un colpo a sinistra sulla coesione sociale e territoriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 tardi, all\u2019inizio degli anni \u201990, ha aggiunto una dimensione ambientale a queste condizioni essenziali per una crescita sostenibile. Sebbene le sue origini della Corr\u00e8ze lo avessero inizialmente reso scettico nei confronti del movimento ambientalista, la catastrofe di Chernobyl nel 1986 e la sua partecipazione al Vertice della Terra di Rio nel 1992 lo convinsero, ben prima di molti leader politici del suo tempo, della necessit\u00e0 di collegare la crescita con misure di protezione dell\u2019ambiente, del clima e della biodiversit\u00e0, allo stesso modo delle misure di protezione della coesione sociale e territoriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sull\u2019Europa, il suo pensiero \u00e8 infine istituzionale. Il suo pensiero si riassume nell\u2019espressione \u00abfederazione di Stati nazionali\u00bb. Per i costituzionalisti, si tratta pi\u00f9 di un ossimoro, che enuncia un problema specifico dell\u2019Europa pi\u00f9 che risolverlo. Il concetto \u00e8 in realt\u00e0 vicino ad Habermas, che preferisce lo \u00ab<em>Staatenbund<\/em>\u00bb al \u00ab<em>Bundesstaat<\/em>\u00bb. Per Jacques Delors, la giustapposizione di questi due concetti opposti, federazione e Stato nazionale, \u00e8, al contrario, la soluzione al progetto dell\u2019Europa unita. \u00c8 in linea con la sua posizione, equidistante dal federalismo alla Spinelli e dal nazionalismo alla De Gaulle. Egli ritiene che gli europei debbano essere uniti attraverso i loro popoli e attraverso i loro Stati. Per questo ha prestato la stessa attenzione ai capi di Stato e di governo e al Parlamento europeo. \u00c8 stato il primo Presidente della Commissione a trattare il Parlamento come un interlocutore serio e maturo e a riservargli l\u2019annuncio delle sue iniziative pi\u00f9 forti. Allo stesso modo, nella sua prassi istituzionale, si \u00e8 sempre collocato in un triangolo che unisce il Consiglio, concepito come un quasi-Senato degli Stati membri, il Parlamento, riconosciuto come espressione dei popoli, e la Commissione, che Delors \u00e8 guardato bene dall\u2019identificare pubblicamente con un governo europeo, a rischio, altrimenti, di esporsi alle ammonizioni delle cancellerie.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Delors riconosceva l\u2019efficienza dei mercati, ma la necessit\u00e0 di correggerli. \u00c8 con questo spirito che ha rilanciato quell\u2019impresa di liberalizzazione schumpeteriana che \u00e8 il mercato unico<\/p><cite>Pascal Lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Pur astenendosi dal teorizzare o spiegare questa concezione delle istituzioni, dovette fare i conti con il fatto che essa era stata pi\u00f9 volte messa in crisi. In particolare durante i negoziati del Trattato di Maastricht nel 1991, quando gli approcci tradizionalmente sovranisti delle diplomazie francese e britannica, con la complicit\u00e0 di pochi altri, imposero che, accanto al metodo comunitario, in cui la Commissione godeva del monopolio dell\u2019iniziativa per esprimere l\u2019interesse generale europeo, le nuove competenze dovessero essere esercitate secondo un metodo pi\u00f9 intergovernativo che Jacques Delors considerava meno efficace. Il suo pensiero istituzionale rimase fondamentalmente legato al metodo comunitario, il migliore perch\u00e9 ai suoi occhi era il pi\u00f9 efficiente e trasparente: la Commissione che propone, il Consiglio che decide e pu\u00f2 modificare la proposta della Commissione senza il suo accordo solo all\u2019unanimit\u00e0 il Parlamento che co-decide e si accorda con il Consiglio attraverso la Commissione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 attraverso queste tre dimensioni, storica, politica e istituzionale, combinate insieme, che ha progettato l\u2019integrazione europea, vista come una necessit\u00e0 ineludibile per ragioni che, in ultima analisi, sono tanto etiche quanto politiche. Ma questo pensiero ha senso solo se tradotto in azione politica. \u00c8 qui che entra in gioco il \u00abmetodo Delors\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il metodo Delors<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>A rischio di semplificare eccessivamente, questo metodo assomiglia a un itinerario pianificato e suddiviso con attenzione, in cui ogni tappa innesca la successiva, aggiustandola marginalmente se necessario. \u00c8 un processo che implica un\u2019attenzione costante a qualsiasi cosa che potrebbe disturbare o interferire con il regolare svolgimento di questo itinerario. Insomma, segnava un percorso da seguire tracciandolo con i radar. Questi segnalavano tutti gli ostacoli e gli avatar che, se non tenuti in considerazione, rischiavano di portare a una svolta sbagliata o di far sbandare la macchina. Da questo punto di vista, il metodo Delors era piuttosto scientifico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il metodo Delors era piuttosto scientifico<\/p><cite>Pascal Lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato applicato per creare il mercato unico. L\u2019obiettivo del percorso, fissato nel 1985, era quello di eliminare le frontiere entro il 1992 \u2013 un\u2019idea che all\u2019epoca era pi\u00f9 popolare di quanto lo sarebbe oggi. Questo obiettivo implicava l\u2019armonizzazione o il riconoscimento reciproco di norme e regolamenti, le cui differenze tra i Paesi avevano fino ad allora giustificato i controlli alle frontiere. Per raggiungere questo obiettivo, tutta una serie di competenze comunitarie dovevano essere trasferite alla sfera del voto a maggioranza. Come spiegato in precedenza, questa apertura richiedeva l\u2019erogazione di fondi strutturali, che avrebbero portato a un sostanziale aumento delle risorse del bilancio comunitario. L\u2019Atto unico del 1986 \u2013 di gran lunga il migliore dei trattati europei che fungono da nostra Costituzione \u2013 ha posto le basi per tutto questo.<\/p>\n\n\n\n<p>Seguendo questa strada, il mercato unico richiedeva anche un\u2019unione economica e monetaria, in modo che il gioco delle svalutazioni nazionali smettesse di distorcere la concorrenza. Jacques Delors avrebbe poi raggiunto questo obiettivo all\u2019epoca di Maastricht. Quando lasci\u00f2 la Commissione, si lasci\u00f2 alle spalle il Libro Bianco, che indicava un nuovo corso per gli anni a venire, tra cui la necessit\u00e0 \u2013 gi\u00e0! \u2013 di dotare l\u2019Unione europea di infrastrutture digitali \u2013 quelle che lui chiamava \u00abautostrade dell\u2019informazione\u00bb. Ha inoltre posto l\u2019accento sulle questioni ambientali, per le quali si era impegnato fin dall\u2019inizio per l\u2019inserimento nelle competenze comunitarie, anche se il suo visionario progetto di \u00abcarbon tax\u00bb del 1992 non aveva superato il test del Consiglio europeo, poich\u00e9 per la tassazione diretta era necessaria l\u2019unanimit\u00e0, come purtroppo accade ancora oggi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il mercato unico richiedeva anche un\u2019unione economica e monetaria, in modo che il gioco delle svalutazioni nazionali smettesse di distorcere la concorrenza. Jacques Delors avrebbe poi realizzato questo obiettivo all\u2019epoca di Maastricht<\/p><cite>Pascal Lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Lo stile Delors<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>C\u2019era quindi un pensiero e un metodo di azione. Ma dobbiamo aggiungere un terzo elemento, lo \u00abstile Delors\u00bb. Questo \u00e8 stato illustrato da una grande capacit\u00e0 di far condividere ai leader e all\u2019opinione pubblica la sua visione e le sue convinzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci riusciva con i leader combinando la cultura dell\u2019ascolto e del compromesso ereditata dal suo passato sindacale con una forma di astuzia contadina che consisteva nel rivelare solo all\u2019ultimo momento, il pi\u00f9 cruciale della contrattazione, il \u00abprezzo\u00bb da far accettare ai suoi interlocutori. Era sempre un po\u2019 pi\u00f9 alto delle loro aspettative, ma non troppo per non dare l\u2019impressione di averli voluti ingannare sbilanciando tutto l\u2019edificio delle concessioni, col rischio di perdere la loro fiducia. \u00c8 per questo che la Presidenza del Consiglio europeo si \u00e8 spesso rivolta a lui per trovare una via d\u2019uscita a una discussione bloccata, uno scenario che doveva essere preparato, tra l\u2019altro, e che ha richiesto un\u2019estenuante quantit\u00e0 di lavoro preparatorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Jacques Delors sapeva come avvolgere i suoi progetti in una narrazione a cui prestava particolare attenzione. Quando insegnava economia ai suoi colleghi sindacalisti e ai suoi partner del Commissariat au Plan, aveva imparato a rendere accessibili concetti astratti e a semplificare meccanismi complicati. Ecco perch\u00e9, si dice ancora oggi, \u00abai tempi di Delors si capiva l\u2019Europa\u00bb. Anche in questo caso, c\u2019era una miscela molto speciale di lavoro accanito, intellettuale e quasi artigianale per ottenere il \u00abprodotto\u00bb giusto, e anche improvvisazioni di fronte ai media che deliziavano gli appassionati di formule sorprendenti e piccanti, di cui non si sapeva, nemmeno tra i suoi stretti collaboratori, se si trattasse di malizia o di un lapsus.<\/p>\n\n\n\n<p>&gt; Insegnando economia ai suoi colleghi sindacalisti e ai suoi partner del Commissariat au Plan, impar\u00f2 a rendere accessibili concetti astratti e a semplificare meccanismi complicati.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordare questo pensiero, questo metodo e questo stile applicati dell\u2019integrazione europea significa anche fare un bilancio, quasi trent\u2019anni dopo. Jacques Delors ha fatto progredire l\u2019unit\u00e0 europea in molti settori, tranne quello della difesa e della sicurezza. Ha sempre considerato con cautela che in questo settore il percorso sarebbe stato molto pi\u00f9 lungo di quello utilizzato per il mercato e la moneta. Questi ultimi si basano pi\u00f9 sulla logica razionale, mentre l\u2019idea di un \u00abesercito europeo\u00bb va a toccare la nostra emotivit\u00e0 e richiede agli europei di condividere gli stessi sogni e gli stessi incubi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Fragilit\u00e0 e debolezze<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>In questo momento di celebrazione dell\u2019opera di quest\u2019uomo, non \u00e8 mia intenzione elencare tutti i benefici per l\u2019Europa degli anni di Delors. Sono ben noti. \u00c8 pi\u00f9 utile cercare di individuare alcuni punti deboli dell\u2019edificio che \u00e8 stato costruito, <em>Inside The House That Jacques Built<\/em>, per usare il titolo del saggio del ricercatore britannico Charles Grant (1994).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Jacques Delors ha fatto progredire l\u2019unit\u00e0 europea in molti settori, ad eccezione della difesa e della sicurezza<\/p><cite>Pascal Lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Come abbiamo detto, la principale fragilit\u00e0 \u2013 politica \u2013 della casa Delors sta nel sottile equilibrio tra democristiani e socialdemocratici. Il suo modello dipende storicamente da questo. Ci\u00f2 presuppone che queste due forze rimangano dominanti e di peso comparabile, come \u00e8 stato a lungo al Parlamento europeo. Non appena questo equilibrio \u00e8 stato alterato, lo \u00e8 stato anche quello tra la sfera economica, sociale e ambientale. L\u2019efficienza dei mercati \u00e8 stata aumentata, senza regolamentarli ulteriormente e con una minore pressione per attutire le loro conseguenze sociali. Per molti era un\u2019Europa \u00abneoliberista\u00bb, che non era l\u2019Europa di Delors. Il problema \u00e8 ancora attuale: una nuova spinta a destra al Parlamento europeo nelle elezioni di giugno potrebbe sbilanciare la coalizione di centro-destra, centro-sinistra e centristi su cui si \u00e8 appoggiata la Commissione von der Leyen.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019edifico costruito da Delors ha anche una debolezza, quella di un\u2019Europa non sufficientemente costituita di fronte alle forze della globalizzazione. Di fronte a uno shock, come abbiamo visto durante la crisi finanziaria del 2008, l\u2019Unione non \u00e8 stata sufficientemente resistente. Jacques Delors aveva individuato questa debolezza fin dall\u2019inizio dell\u2019Unione economica e monetaria, all\u2019epoca del Trattato di Maastricht. Fece notare ai leader europei che avevano mantenuto solo parte delle sue proposte, che creavano un\u2019unione in definitiva molto monetaria e troppo poco economica. L\u2019Europa era diventata adulta in alcuni settori della regolamentazione, ma non in altri. Jacques Delors condivideva, come molti all\u2019epoca,<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/05\/09\/jean-monnet-leurope-comme-methode-daction\/\"> una visione post-westfaliana, quella di Jean Monnet<\/a>. Ahim\u00e8, era prematura, come disse Marcel Gauchet molto pi\u00f9 tardi: \u00abL\u2019Unione \u00e8 stata assorbita da un processo interno, mentre la richiesta dei cittadini, in questo contesto di globalizzazione, era logicamente una richiesta di risposta alle pressioni esterne\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Jacques Delors condivideva, come molti all\u2019epoca, una visione post-westfaliana, quella di Jean Monnet. Purtroppo, era prematura<\/p><cite>Pascal Lamy<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 fondamentalmente, all\u2019epoca ci mancava la prospettiva di scommettere, con i padri fondatori, che l\u2019integrazione economica avrebbe portato automaticamente all\u2019integrazione politica. Secondo questa alchimia medievale, il piombo economico avrebbe dovuto trasformarsi in oro politico. Si credeva che esistesse un continuum tra il consumatore, il lavoratore o il produttore europeo e il cittadino politico, mentre il salto di specie non pu\u00f2 avvenire impunemente. Lo storico Elie Barnavi ha analizzato bene questo aspetto nel suo saggio <em>L\u2019Europe frigide <\/em>(2008). Essere cittadini implica l\u2019appartenenza a una comunit\u00e0 e uno sforzo collettivo, mentre i lavoratori e i consumatori pensano in termini di domanda e offerta in una sfera che rimane economica e razionale. Il \u00abdeficit democratico\u00bb spesso denunciato a livello europeo non riguarda il <em>kratos<\/em>, cio\u00e8 le strutture istituzionali dell\u2019Unione, ma appartiene alla sfera del <em>demos<\/em>. \u00c8 una mancanza di appartenenza. Esiste ad altri livelli ma non, o molto poco, a livello europeo. L\u2019Europa appare spesso chiara ai non europei, ma rimane poco chiara agli europei.<\/p>\n\n\n\n<p>Jacques Delors aveva per\u00f2 in parte intuito questo deficit culturale \u2013 nel senso tedesco del termine \u00abKultur\u00bb \u2013 intrinseco al progetto europeo quando aveva creato i \u00abcarrefours de la culture\u00bb, che riunivano intellettuali, ricercatori di scienze sociali e artisti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un\u2019Europa pi\u00f9 necessaria e pi\u00f9 difficile<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Per concludere, mettiamo in evidenza un dato di fatto, che risulta evidente dai numerosi omaggi tributati negli ultimi giorni: l\u2019integrazione europea appare oggi pi\u00f9 necessaria che ai tempi di Delors, ma pi\u00f9 difficile. Necessaria per affrontare la frammentazione e la brutalizzazione del mondo che si riflettono<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/themes\/guerre\/la-guerre-en-ukraine-au-jour-le-jour\/\"> nel ritorno della guerra in Europa<\/a>. Pi\u00f9 difficile perch\u00e9 il passo che dobbiamo compiere, quello dell\u2019autonomia strategica, implica il passaggio dall\u2019unione di interessi economici leggibili a quella politica, appunto l\u2019unione di passioni, valori, sogni e incubi. \u00c8 questa la passione che animava Jacques Delors, un uomo \u00ab<em>who turned hope into history<\/em>\u00bb, come ho letto ieri in una lettera, una frase che credo gli sarebbe piaciuta molto. Speriamo, in questa occasione, che la speranza che egli ha incarnato per tanti di noi prevalga sulla nostalgia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Europa ha perduto uno dei protagonisti che pi\u00f9 impersonavano l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro dell\u2019integrazione. 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