{"id":16757,"date":"2023-12-18T19:56:00","date_gmt":"2023-12-18T18:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=16757"},"modified":"2023-12-18T19:45:18","modified_gmt":"2023-12-18T18:45:18","slug":"ucraina-il-dopoguerra-inizia-ora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/12\/18\/ucraina-il-dopoguerra-inizia-ora\/","title":{"rendered":"Ucraina: il dopoguerra inizia ora"},"content":{"rendered":"\n

\u00c8 possibile pensare al dopoguerra in Ucraina oggi? Non c\u2019\u00e8 nulla di scontato in questo progetto, in un momento in cui la guerra \u00e8 in una fase difficile<\/a> e in cui diventa sempre pi\u00f9 chiaro che richieder\u00e0 coraggio, risorse e tempo da parte degli ucraini e dei partner dell\u2019Ucraina, per un periodo che oggi \u00e8 impossibile prevedere.<\/p>\n\n\n\n

Tuttavia, pensare al dopoguerra non significa solo pensare al futuro di questo Paese, ma anche capire cosa sta costruendo quel futuro nel presente. Pensare all\u2019Ucraina di domani \u00e8 quindi un modo importante per sostenere l\u2019Ucraina di oggi, comprendendo meglio le sue debolezze e i suoi punti di forza, le sue eredit\u00e0 e le sue trasformazioni.<\/p>\n\n\n\n

Che cos\u2019\u00e8 il dopoguerra?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n

Il concetto stesso di dopoguerra, pur essendo apparentemente trasparente, non \u00e8 una realt\u00e0 empiricamente facile da cogliere. I limiti della guerra sono ambigui e negli ultimi anni le scienze sociali hanno sfruttato questa ambiguit\u00e0 per mettere in discussione il confine tra guerra e pace. A differenza dei conflitti raccontati nei testi scolastici, in cui \u00e8 possibile delineare chiaramente uno stato di guerra e uno stato di pace, una dichiarazione di guerra che funge da momento zero e la firma di un documento che ne segna la fine, un periodo di violenza seguito da un periodo di non violenza, un gran numero di conflitti armati, contemporanei o meno, presenta configurazioni pi\u00f9 fluide. Molto spesso, l\u2019esercizio della violenza armata non \u00e8 preceduto da una dichiarazione di guerra, soprattutto perch\u00e9 questa violenza non \u00e8 necessariamente limitata al tempo di guerra. Le logiche sociali e le gerarchie costruite durante la guerra sono radicate nella struttura sociale prebellica e non scompaiono nel dopoguerra. Infine, le situazioni di \u00abn\u00e9 guerra n\u00e9 pace\u00bb <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>, che sono condizioni sociali dallo status incerto, hanno smesso di essere considerate anormali o transitorie e vengono ora interrogate dai ricercatori nel tempo e nella loro specifica configurazione.<\/p>\n\n\n\n

Molto spesso, l\u2019esercizio della violenza armata non \u00e8 preceduto da una dichiarazione di guerra<\/p>Anna Colin Lebedev<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Nel caso dell\u2019Ucraina, la delimitazione dei confini della guerra \u00e8 caratterizzata dalla stessa incertezza. Questa incertezza riguarda soprattutto l\u2019inizio della guerra. Se dal punto di vista dell\u2019Europa occidentale l\u2019aggressione armata del 24 febbraio 2022 pu\u00f2 essere indubbiamente descritta come una dichiarazione di guerra di uno Stato contro un altro, per gli specialisti della societ\u00e0 ucraina questa data non \u00e8 necessariamente il punto di partenza della guerra condotta dalla Russia \u2013 e ancor meno per i cittadini ucraini. Molti indicano l\u2019annessione della Crimea da parte della Russia nel marzo 2014 come data di inizio di questa guerra<\/a>. Altri collocano la guerra all\u2019interno di un continuum di ostilit\u00e0 di Mosca verso l\u2019Ucraina che fanno risalire alla Rivoluzione arancione del 2004, o alla Grande carestia orchestrata dal Cremlino negli anni \u201930, o all\u2019ostilit\u00e0 dell\u2019Impero russo verso qualsiasi desiderio di emancipazione ucraina. Infine, la diffusione del concetto di \u00abguerra ibrida\u00bb <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>, spesso utilizzato per descrivere la politica bellica della Russia e sempre pi\u00f9 criticato <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>, ha contribuito a sfumare i confini temporali e spaziali della guerra condotta dallo Stato russo.<\/p>\n\n\n\n

Il dopoguerra \u00e8 un concetto altrettanto impreciso. Contrariamente alla visione comune che vede la fine della guerra come una rottura radicale seguita dall\u2019avvento di uno stato di pace, le scienze sociali enfatizzano le continuit\u00e0 tra lo stato di guerra e lo stato di pace: da un lato, le dinamiche sociali e politiche che precedono il conflitto continuano ad avere un impatto in tempo di guerra; dall\u2019altro, le dinamiche messe in moto durante la guerra e gli attori che ne sono emersi continuano a operare e a influenzare l\u2019evoluzione delle societ\u00e0 anche molto tempo dopo la dichiarazione ufficiale della fine del conflitto armato. La fine della guerra e il dopoguerra sono pi\u00f9 concetti operativi, utili alle comunit\u00e0 locali e ai donatori di aiuti internazionali, che momenti identificabili sul campo <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Sul campo, il dopoguerra \u00e8 radicato nel presente.<\/p>\n\n\n\n\n\n

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Viale di Kiev in cui veicoli militari russi distrutti sono stati esposti prima del Giorno dell’Indipendenza \u00a9 Efrem Lukatsky\/AP\/SIPA<\/figcaption>\n <\/a>\n<\/figure>\n\n\n

Se la fine della guerra in Ucraina \u00e8 talvolta difficile da pensare, non \u00e8 solo a causa delle fluttuazioni della situazione sul fronte e dell\u2019equilibrio delle forze, ma anche per la difficolt\u00e0 di definire ci\u00f2 che pu\u00f2 costituire una vittoria o una sconfitta <\/span>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>, e di concepire il punto finale della guerra in questa situazione di fluidit\u00e0 dei suoi limiti. La definizione di quando la guerra sar\u00e0 considerata conclusa varia a seconda che la si guardi dal punto di vista dell\u2019Ucraina, dell\u2019aggressore russo o di uno dei sostenitori dell\u2019Ucraina. Quando la guerra sar\u00e0 percepita come finita da chi vive nei territori occupati dalla Russia nel 2022? Da un abitante della Crimea? Da un ufficiale ucraino impegnato sul fronte dal 2014? Da un ucraino che vive in esilio in un Paese europeo? Da un intellettuale ucraino? Da leader militari russi? Dal governatore di una regione russa confinante con l\u2019Ucraina? Da un combattente russo mobilitato? Da un russo qualunque che vive a migliaia di chilometri da Mosca? La risposta non solo sar\u00e0 diversa per ciascuno di questi attori, ma per alcuni di essi varier\u00e0 nel tempo.<\/p>\n\n\n\n

Sul campo, il dopoguerra \u00e8 radicato nel presente<\/p>Anna Colin Lebedev<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Tuttavia, non abbiamo bisogno di essere certi che la guerra finir\u00e0 per pensare al dopo, perch\u00e9 l\u2019era del dopoguerra si sta gi\u00e0 tessendo sotto i nostri occhi, giorno dopo giorno. Permanenze, fragilit\u00e0, nuove pratiche e nuove aspettative stanno gi\u00e0 plasmando l\u2019Ucraina di domani.<\/p>\n\n\n\n

Un tenace clich\u00e9 accompagna la nostra visione della guerra: quello del caos bellico. Le immagini trasmesse dai reporter costruiscono l\u2019immaginario corrispondente: la distruzione dei luoghi di vita, le persone gettate sulle strade, la durezza insopportabile dei combattimenti. Tutto questo \u00e8 vero, e tutto questo \u00e8 inaccettabile. Tuttavia, questa visione della guerra come spazio e momento di caos sociale \u00e8 talvolta accompagnata dall\u2019anticipazione di un crollo istituzionale, di una rottura totale della vita quotidiana e, infine, della debolezza dello Stato.<\/p>\n\n\n\n

Ma la guerra, soprattutto quando dura, \u00e8 anche uno spazio ordinario della vita sociale, con i suoi attori politici ed economici, le sue opportunit\u00e0 e risorse, i suoi legami sociali e le sue gerarchie, i suoi valori e le sue divisioni <\/span>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Osservando la trasformazione della societ\u00e0 ucraina in e attraverso la guerra dal 2014, comprendiamo non solo la resilienza che ha saputo mostrare di fronte alla massiccia aggressione del 2022, ma anche le risorse di cui dispone per continuare ad affrontare la guerra e costruire il dopoguerra.<\/p>\n\n\n\n

Rivendica<\/strong>re lo Stato<\/h2>\n\n\n\n

La riappropriazione del proprio Stato da parte dei cittadini ucraioni e il loro attaccamento ad esso \u00e8 uno degli sviluppi pi\u00f9 eclatanti degli ultimi dieci anni di aggressione armata \u2013 diretta e indiretta \u2013 da parte della Russia contro l\u2019Ucraina.<\/p>\n\n\n\n

Quando, nel 2015-2017, ho condotto un\u2019indagine sui combattenti della guerra nel Donbass, in particolare su coloro che si erano arruolati per combattere nell\u2019est del Paese a partire dalla primavera del 2014, molti di loro mi hanno spiegato che ci\u00f2 che li aveva spinti a imbracciare le armi non era il desiderio di difendere il proprio Stato, ma l\u2019urgente necessit\u00e0 di proteggere il proprio Paese. Lo Stato era considerato pieno di corruzione e di giochi politici, la fiducia nelle istituzioni politiche era ai minimi storici e la debolezza delle forze armate era ampiamente riconosciuta. L\u2019Ucraina stava uscendo dalla rivoluzione di Maidan, che ha rappresentato una grande rottura politica, ma ha anche segnato l\u2019inizio di un impegno politico per un certo numero di ucraini <\/span>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

Quando nella primavera del 2014 \u00e8 iniziata la guerra nel Donbass, molti temevano che lo Stato ucraino sarebbe crollato. \u00c8 successo il contrario: l\u2019urgenza della minaccia militare e l\u2019impegno a mantenere vivi i valori della rivoluzione di Maidan hanno portato i cittadini a far proprie le istituzioni pubbliche nel tentativo di cambiarle dall\u2019interno. I combattenti tornati dal fronte hanno accettato posizioni nei ministeri e nei dipartimenti governativi; i rappresentanti della \u00abgenerazione Maidan\u00bb <\/span>8<\/sup><\/a><\/span><\/span> sono stati coinvolti nella vita politica, altri sono diventati consulenti nei ministeri e altri ancora hanno fondato ONG che cercano di stabilire un controllo sociale sullo Stato. Molti di questi impegni si sono scontrati con la realt\u00e0 delle istituzioni pubbliche, spesso anchilosate, e hanno avuto un esito fallimentare. Tuttavia, lo slancio generato dalla guerra nel Donbass \u00e8 stato effettivamente quello di un ringiovanimento delle istituzioni statali, di riforme sostanziali in diversi settori e dello sviluppo di una fitta rete di associazioni, attive e vigili, pronte a collaborare con lo Stato o a opporsi ad esso. <\/p>\n\n\n\n

Quando nella primavera del 2014 \u00e8 iniziata la guerra nel Donbass, molti temevano che lo Stato ucraino sarebbe crollato. \u00c8 successo il contrario<\/p>Anna Colin Lebedev<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Una caratteristica sorprendente della situazione politica ucraina <\/span>9<\/sup><\/a><\/span><\/span> prima dell\u2019aggressione armata del 2022 era l\u2019ampiezza della sfiducia nelle istituzioni politiche. Per alcuni commentatori, questa sfiducia era il segno di uno Stato fragile, addirittura fallito, scollegato dai suoi cittadini e sull\u2019orlo del collasso. Oggi, alcuni appelli a interrompere il sostegno all\u2019Ucraina<\/a> si fanno portatori della stessa retorica.<\/p>\n\n\n\n

Tuttavia, \u00e8 importante non fraintendere il rapporto tra gli ucraini e il loro Stato. Sebbene denuncino vigorosamente chi \u00e8 al potere come indegno della sua carica e critichino la pervasivit\u00e0 di meccanismi corrotti e burocratici, ci\u00f2 \u00e8 accompagnato da un forte attaccamento alle istituzioni stesse, che dovrebbero essere riformate piuttosto che rovesciate. Molti ucraini non si attendono una trasformazione \u00abdall\u2019alto\u00bb del sistema politico e delle istituzioni democratiche, ma da una trasformazione \u00abdal basso\u00bb in cui i cittadini comuni possano svolgere un ruolo attivo.<\/p>\n\n\n\n

I movimenti sociali, attori centrali della societ\u00e0 ucraina<\/strong><\/h2>\n\n\n\n

Mentre la fiducia nelle istituzioni politiche \u00e8 fragile, due istituzioni godono del sostegno incrollabile degli ucraini: le forze armate e i movimenti associativi, che godevano di un tasso di fiducia rispettivamente del 72% e del 68% alla vigilia dell\u2019invasione <\/span>10<\/sup><\/a><\/span><\/span>, che \u00e8 salito al 94% e all\u201987% nell\u2019ottobre 2023 <\/span>11<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

\u00abLo Stato siamo noi\u00bb, mi dicevano, sin dall\u2019inizio della guerra nel Donbass, i miei contatti in prima linea e nelle ONG. Come dobbiamo interpretare questa affermazione? Costruire un\u2019Ucraina migliore, riformare lo Stato e costruire la difesa del Paese, mi spiegavano, era la loro responsabilit\u00e0 di cittadini. Paradossalmente, \u00e8 stata proprio la debolezza delle forze armate ucraine nel 2014, prive di equipaggiamento, competenze ed esperienza, la forza trainante di un grande cambiamento. Poich\u00e9 le forze armate non erano in grado di difendere un\u2019Ucraina sotto attacco, i civili si sono organizzati per combattere la guerra: alcuni sono andati al fronte, mentre molti altri hanno sostenuto, rifornito ed equipaggiato i combattenti. Anche se dopo qualche mese le forze armate regolari hanno gradualmente preso in carico la gestione della guerra, il ruolo dei movimenti di volontariato \u00e8 rimasto centrale nel garantire ci\u00f2 che lo Stato non era in grado di garantire <\/span>12<\/sup><\/a><\/span><\/span>: soddisfare alcuni dei bisogni dei combattenti al fronte, prendersi cura dei bisogni dei veterani o dei feriti <\/span>13<\/sup><\/a><\/span><\/span>, ma anche offrire sostegno agli sfollati interni. Di dimensioni diverse, da grandi ONG nazionali a gruppi di poche persone che raccolgono fondi per una specifica unit\u00e0 militare, queste iniziative sono rimaste fluide, adattandosi rapidamente alle nuove esigenze. La diffusione di iniziative civiche, fondazioni e associazioni non si \u00e8 limitata all\u2019ambito militare, ma ha permeato la societ\u00e0 nel suo complesso.<\/p>\n\n\n\n\n\n

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Un soldato ferito in guerra e sua moglie durante una cerimonia di matrimonio all’ospedale di Kiev \u00a9 Libkos\/AP\/SIPA<\/figcaption>\n <\/a>\n<\/figure>\n\n\n

In un Paese in cui la protezione sociale rimane inadeguata, le organizzazioni di volontariato hanno creato una rete di sicurezza alternativa. Oltre a questo ruolo, hanno anche sviluppato una notevole competenza nei settori in cui sono coinvolte, spesso basata su partenariati internazionali e distinta da un\u2019apertura all\u2019innovazione.<\/p>\n\n\n\n

L\u2019importanza di rendere la societ\u00e0 civile la forza trainante della ricostruzione \u00e8 stata sottolineata in diverse occasioni <\/span>14<\/sup><\/a><\/span><\/span>, cos\u00ec come la frustrazione dei movimenti sociali per il fatto di continuare a essere esclusi dal processo decisionale sui progetti di ricostruzione <\/span>15<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Le associazioni locali non ritengono davvero in vigore il principio della \u00ablocalizzazione\u00bb degli aiuti internazionali, concepito per dare maggior peso agli attori locali. Ad esempio, nei primi mesi di guerra, meno dell\u20191% degli aiuti umanitari internazionali \u00e8 andato direttamente alle ONG ucraine nazionali e locali, anche se erano loro a essere direttamente coinvolte sul campo e a doverne sopportare i rischi <\/span>16<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Nel 2022, solo lo 0,36% degli aiuti umanitari forniti all\u2019Ucraina nell\u2019ambito dell\u2019appello \u00abUkraine flash\u00bb \u00e8 andato alle ONG ucraine nazionali e locali <\/span>17<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Anche se gli aiuti proposti dagli attori internazionali vengono poi distribuiti attraverso partner locali, \u00e8 difficile che questi movimenti sociali flessibili e innovativi, che si adattano alle esigenze sul campo, vengano ridotti allo stato di operatori nel corso della guerra. \u00c8 oggi che si costruisce il futuro posto che avranno nel dopoguerra; ma \u00e8 attraverso questo gruppo, che gode di un\u2019immensa fiducia tra la popolazione ucraina, che si decide oggi la legittimit\u00e0 delle politiche per il dopoguerra.<\/p>\n\n\n\n

Una compenetrazione tra mondo civile e militare<\/strong><\/h2>\n\n\n\n

L\u2019esercito \u00e8 un\u2019istituzione indubbiamente importante nella societ\u00e0 ucraina. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 sorprendente quanto si considera che solo dieci anni fa le forze armate erano tra le istituzioni pi\u00f9 denigrate. Erano considerate corrotte, impregnate di mentalit\u00e0 sovietica, ma anche inutili in un Paese che non vedeva la minaccia di un futuro conflitto armato sul proprio territorio. Nel 2012, due terzi degli ucraini hanno dichiarato di diffidare delle forze armate. Tuttavia, a differenza di altre istituzioni statali, nei cui confronti l\u2019insoddisfazione \u00e8 rimasta ostinata, la fiducia nell\u2019esercito \u00e8 cresciuta costantemente dal 2014. Nel 2015, il 45% degli ucraini aveva fiducia nelle forze armate, passando al 57% nel 2017, al 66% nel 2020, al 72% nel 2021 e al 96% nel 2022. L\u2019immagine positiva dell\u2019istituzione militare \u00e8 stata costruita nella guerra e con la guerra. Tuttavia, se le forze armate sono riuscite a occupare un posto cos\u00ec importante nell\u2019immaginario politico degli ucraini, \u00e8 anche perch\u00e9 l\u2019esercito \u00e8 diventato un\u2019istituzione che collega lo Stato e la societ\u00e0. Oltre ai 440.000 veterani della guerra nel Donbass, la cifra ufficialmente registrata in Ucraina pochi mesi prima dell\u2019invasione, vi \u00e8 un numero difficile da stimare di volontari coinvolti a vario titolo nelle forze armate, nonch\u00e9 un numero altrettanto sconosciuto di combattenti volontari che non hanno ottenuto lo status di veterani. Il ruolo attivo svolto dai cittadini comuni \u2013 sia combattenti che volontari \u2013 nella guerra dal 2014 ha reso le forze armate un\u2019istituzione direttamente collegata alla vita dei cittadini. Le forze armate sono state anche un luogo dove molte riforme erano attese, ma anche dove si sono sollevate alcune riflessioni sulla societ\u00e0 ucraina. Ad esempio, \u00e8 intorno al tema delle donne nell\u2019esercito che negli ultimi dieci anni sono state affrontate nella societ\u00e0 ucraina le questioni della parit\u00e0 di genere e della violenza sessuale <\/span>18<\/sup><\/a><\/span><\/span>. \u00c8 grazie all\u2019impulso della societ\u00e0 che l\u2019istituzione militare si \u00e8 trasformata.<\/p>\n\n\n\n

Tuttavia, a differenza di altre istituzioni statali, nei cui confronti l\u2019insoddisfazione \u00e8 rimasta ostinata, la fiducia nell\u2019esercito \u00e8 cresciuta costantemente dal 2014<\/p>Anna Colin Lebedev<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

I dieci anni di guerra nel Donbass sono stati caratterizzati da un alto grado di incertezza: sullo status della guerra, che non \u00e8 mai stata dichiarata (le azioni armate sono state descritte come \u00aboperazione antiterrorismo\u00bb e poi come \u00aboperazione forze congiunte\u00bb); sullo status dei combattenti e dei volontari coinvolti; e sulla natura della minaccia che l\u2019Ucraina doveva affrontare. Questa situazione di incertezza ha generato molteplici compenetrazioni tra logiche civili e militari e ha svolto un ruolo di trasformativo nella societ\u00e0. L\u2019incertezza sulla natura e sui confini della guerra ha mantenuto una parte della societ\u00e0 ucraina in uno stato di allerta, una situazione sociale in cui le scelte individuali e le pratiche collettive sono state adattate a un orizzonte bellico. Di conseguenza, gli ex militari, pur essendo tornati alla vita civile, hanno continuato a essere coinvolti in progetti di prima linea e persino ad addestrarsi per il proseguimento della guerra; i volontari hanno professionalizzato e reso permanente il loro lavoro; e i comuni cittadini hanno sviluppato competenze e pratiche che potevano essere utili in tempo di guerra. In questa Ucraina in allerta, l\u2019istituzione militare \u00e8 stata percepita come centrale proprio perch\u00e9 il Paese si confrontava con l\u2019orizzonte della minaccia.<\/p>\n\n\n\n

Le politiche di sostegno postbellico spesso includono una componente di \u00abdisarmo \u2013 demilitarizzazione \u2013 reintegrazione\u00bb o \u00abDDR\u00bb, specificamente rivolta ai combattenti nei conflitti armati, sulla base di procedure formulate dalle Nazioni Unite <\/span>19<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Queste politiche forniscono un quadro per una transizione graduale dallo status di combattente a quello di civile, attraverso politiche di controllo degli armamenti, assistenza agli ex combattenti e il loro reinserimento nella vita civile. Ancorate a una visione binaria di uno stato di guerra contrapposto a uno stato di pace, vedono la continua militarizzazione della societ\u00e0 come un segno del fallimento delle politiche di uscita dal conflitto armato.<\/p>\n\n\n\n

Di fronte a questa visione, il caso ucraino solleva alcune questioni molto specifiche. La compenetrazione di logiche militari e civili e l\u2019assenza di una netta divisione tra civili e militari tra le persone coinvolte nella guerra sono state alcune chiavi dell\u2019agilit\u00e0 dell\u2019esercito ucraino, ma anche della resilienza della societ\u00e0 civile di fronte all\u2019aggressione russa. Il sostegno ai veterani, ma anche ai civili coinvolti nella guerra, \u00e8 un\u2019esigenza innegabile e continua che non deve essere necessariamente correlata alla fine della guerra. La questione della smilitarizzazione, dal canto suo, dipende in larga misura dalla percezione che gli attori sul campo avranno della natura della fine della guerra, e in particolare della persistenza di un orizzonte minaccioso nei confronti dell\u2019Ucraina. Se la cessazione dei combattimenti, qualunque forma essa assuma, non \u00e8 accompagnata dalla certezza della scomparsa della minaccia, \u00e8 probabile che la societ\u00e0 ucraina rimanga in allerta, rifiutando di accettare la definizione di \u00abdopoguerra\u00bb e ritenendo inappropriate le politiche di ritorno alla vita civile.<\/p>\n\n\n\n

In questa Ucraina in allerta, l\u2019istituzione militare \u00e8 stata percepita come centrale proprio perch\u00e9 il Paese si confrontava con l\u2019orizzonte della minaccia<\/p>Anna Colin Lebedev<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Una trasformazione delle linee di demarcazione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n

La guerra ha anche avuto un effetto trasformativo sulle linee di demarcazione e sui conflitti politici. Negli anni Novanta e Duemila, la societ\u00e0 ucraina veniva descritta, sia all\u2019interno che all\u2019esterno del Paese, come divisa tra un Occidente e un Oriente soggettivamente e oggettivamente diversi. L\u2019Occidente era descritto come ucrainofono, rurale, tendenzialmente assimilato ai Paesi dell\u2019Europa centrale e orientale e con la storia non-sovietica del Paese. L\u2019Est, invece, \u00e8 stato descritto come russofono, industriale, orgoglioso della sua storia sovietica e con uno sguardo pi\u00f9 rivolto al vicino russo <\/span>20<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Sebbene sia stata rapidamente criticata e sfumata all\u2019interno del Paese, questa interpretazione ha avuto effetti a lungo termine sulle narrazioni politiche e accademiche che descrivono e spiegano l\u2019Ucraina <\/span>21<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Di conseguenza, la maggior parte degli istituti di opinione pubblica ucraini raggruppa ancora i risultati dei sondaggi in blocchi \u00abEst\u00bb, \u00abOvest\u00bb, \u00abCentro\u00bb e \u00abSud\u00bb, senza guardare agli indicatori pi\u00f9 fini che creano la realt\u00e0 sociale che intendono descrivere. La narrazione di un\u2019Ucraina divisa, con alcune regioni oppresse a causa della loro specificit\u00e0, \u00e8 stata anche una costante del discorso delle autorit\u00e0 russe, che hanno giustificato su questa base l\u2019annessione della Crimea, la guerra nel Donbass e l\u2019invasione del febbraio 2022.<\/p>\n\n\n\n

Fin dall\u2019inizio della guerra nel 2014, l\u2019inadeguatezza della lettura binaria Est\/Ovest \u00e8 diventata empiricamente evidente. L\u2019incapsulamento delle posizioni filorusse nei territori separatisti e in Crimea, lo spostamento interno di persone da est a ovest e la crescente percezione del vicino orientale come fonte di minaccia avevano gi\u00e0 trasformato il panorama politico dell\u2019Ucraina. Sebbene sia stata spesso descritta la nuova unificazione del panorama politico, \u00e8 importante prendere in considerazione anche il fattore locale, che svolge un ruolo importante. Dalla riforma del decentramento avviata circa dieci anni fa, che \u00e8 stata percepita positivamente in Ucraina, la dimensione locale, che non si limita a una divisione est-ovest, \u00e8 stata un aspetto importante della politica ucraina. Tuttavia, l\u2019ingresso della guerra in una fase di alta intensit\u00e0 sta introducendo nuove fratture, la cui strutturazione non attende il dopoguerra e svolge invece giorno per giorno.<\/p>\n\n\n\n

L\u2019esperienza disuguale della guerra \u00e8 oggi uno dei pi\u00f9 importanti fattori di differenziazione. La prima frattura, immediatamente visibile e sempre pi\u00f9 saliente, \u00e8 quella tra chi entra in guerra e chi ne resta fuori: da un lato i combattenti e i volontari al servizio dell\u2019esercito, dall\u2019altro coloro che trovano il modo di sfuggire alla mobilitazione, pratica aspramente condannata nei dibattiti sociali. Il divario si estende anche ad altre fasce della popolazione: chi \u00e8 rimasto in Ucraina, nelle regioni colpite dalla guerra, ha una diversa consapevolezza della guerra rispetto a chi si \u00e8 rifugiato nelle regioni occidentali, e soprattutto rispetto a chi ha lasciato l\u2019Ucraina per un altro Paese.<\/p>\n\n\n\n

Soprattutto, la differenza di esperienza e di percezione della guerra costituir\u00e0 probabilmente una grande frattura tra le regioni che hanno vissuto sotto l\u2019occupazione russa e quelle che non l\u2019hanno subita. La questione della collaborazione nei territori occupati per un breve periodo \u00e8 gi\u00e0 un problema per lo Stato ucraino <\/span>22<\/sup><\/a><\/span><\/span>. La sfida sar\u00e0 di portata diversa per le regioni ancora oggi sotto occupazione, ma soprattutto per quelle controllate dalla Russia dal 2014. La temporalit\u00e0 lunga della guerra, cos\u00ec come le condizioni della fine dell\u2019occupazione, giocano un ruolo centrale nelle spaccature del dopoguerra.<\/p>\n\n\n\n

Pensare al dopoguerra in Ucraina in tutte le sue complesse dimensioni politiche e sociali significa innanzitutto pensare a come si \u00e8 svolto il conflitto armato, tenendo conto della dimensione temporale e dell\u2019incertezza che circonda i limiti di cosa \u00e8 \u00abguerra\u00bb. Se la domanda su come uscire dalla guerra deve tenere conto del lungo periodo, il punto non \u00e8 tanto chiedersi \u00abquando inizieremo a ricostruire?\u00bb, quanto capire che la guerra e il dopoguerra non sono spazi finiti e che la vita quotidiana nella guerra \u00e8 la matrice della societ\u00e0 del dopoguerra. Il dopoguerra in Ucraina si decide adesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Guerra e pace non sono dimensioni impermeabili. L\u2019Ucraina era gi\u00e0 definita da uno stato di guerra molto prima che Vladimir Putin lanciasse la sua invasione su larga scala. Per pensare il dopoguerra ucraino, dobbiamo tenere conto delle spaccature insite in questo lungo periodo di conflitto. 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