{"id":16527,"date":"2023-12-13T17:15:00","date_gmt":"2023-12-13T16:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=16527"},"modified":"2023-12-13T17:52:25","modified_gmt":"2023-12-13T16:52:25","slug":"la-germania-contro-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/12\/13\/la-germania-contro-leuropa\/","title":{"rendered":"La Germania contro l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">La recente decisione della Corte Costituzionale di Karlsruhe, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/06\/29\/la-chute-de-lexceptionnalisme-allemand\/\">che ha gettato la Germania in una grave crisi politica e di bilancio<\/a>, e il suo atteggiamento poco equilibrato nei confronti del conflitto in corso a Gaza illustrano un paradosso sorprendente: pur desiderando sinceramente essere la migliore amica del progetto europeo, la Germania si rivela spesso, nella pratica, uno dei suoi peggiori e pi\u00f9 potenti nemici.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il paradosso tedesco<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Fin dall\u2019inizio dell\u2019integrazione europea, la Germania \u00e8 stata indiscutibilmente uno dei paesi europei, se non il paese europeo, pi\u00f9 impegnato nel processo, a prescindere dal colore politico del suo governo e con il sostegno schiacciante della societ\u00e0 tedesca. Eppure, da diversi decenni a questa parte, \u00e8 anche il paese che ha regolarmente messo in serio pericolo l\u2019integrazione europea difendendo rigidamente posizioni che minano l\u2019Unione e il suo futuro, indipendentemente dal colore del suo governo e con il sostegno della stragrande maggioranza della sua popolazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il 15 novembre, la Corte di Karlsruhe ha dichiarato incostituzionale la riassegnazione da parte del governo tedesco alla lotta contro il cambiamento climatico di 60 miliardi di euro di fondi non utilizzati, accantonati in un fondo extra-bilancio creato per sostenere l\u2019economia durante l\u2019epidemia COVID-19. La decisione ha provocato un terremoto politico in Germania.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Aggirare la \u00ab<\/strong><strong><em>Schuldenbremse<\/em><\/strong><strong>\u00bb<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Da diversi anni, il governo tedesco e gli stati federali stanno moltiplicando i fondi speciali di questo tipo \u2013 ce ne sono 29 per un totale di 869 miliardi di euro. Vengono utilizzati per aggirare le regole di bilancio molto restrittive che il paese si \u00e8 auto-imposto inserendo nella Costituzione tedesca nel 2009, al culmine della crisi finanziaria, uno \u00ab<em>Schuldenbremse<\/em>\u00bb, il \u00abfreno al debito\u00bb, che impone limiti molto rigidi al deficit e al debito che lo Stato federale, i L\u00e4nder e i comuni possono contrarre: non deve superare lo 0,35% del PIL. Se in un dato anno questo limite viene temporaneamente superato per ragioni congiunturali, l\u2019eccedenza deve essere compensata da avanzi di bilancio quando l\u2019economia si riprende.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In Germania, i fondi speciali vengono utilizzati per aggirare le regole di bilancio molto restrittive che il paese si \u00e8 auto-imposto<\/p><cite>William Desmonts<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo emendamento alla Costituzione tedesca fu adottato con una maggioranza di due terzi dal Bundestag e dal Bundesrat, grazie al sostegno congiunto dell\u2019SPD e della CDU dell\u2019epoca. Oggi sarebbe necessaria una maggioranza di due terzi anche per modificare questa assurda norma costituzionale, ma al momento sembra impossibile ottenere una tale maggioranza.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Delle conseguenze negative importanti per la Germania e l\u2019Europa<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La decisione della Corte di Karlsruhe getta la Germania in una grave crisi proprio nel momento in cui l\u2019economia del paese sta entrando in recessione e avrebbe bisogno di un importante sostegno di bilancio in molti settori. In particolare, minaccia il finanziamento di una transizione energetica gi\u00e0 molto difficile da realizzare. Questa crisi di bilancio tedesca ha anche importanti ripercussioni negative su scala europea in un momento in cui si stanno negoziando le modifiche al bilancio dell\u2019UE per i prossimi anni, tra cui un pacchetto di 50 miliardi di euro per aiutare le finanze dell\u2019Ucraina e altri 20 miliardi di euro per fornire sostegno militare al paese nei prossimi anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A breve termine, quindi, le conseguenze di questa decisione sono preoccupanti, sia per la Germania che per l\u2019Europa, ma a lungo termine possiamo sperare che abbia un effetto positivo, dimostrando agli stessi tedeschi, facendo 2+2, l\u2019assurdit\u00e0 e la pericolosit\u00e0 delle regole di bilancio che volevano imporre a tutta l\u2019Europa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Austerit\u00e0 permanente ed euroscetticismo<\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019infausta insistenza della Germania sull\u2019austerit\u00e0 di bilancio permanente aveva gi\u00e0 indebolito notevolmente l\u2019economia europea negli anni Novanta, prima della creazione dell\u2019euro, impedendole di riprendersi per diversi anni dallo shock della crisi economica del 1993. Questa politica palesemente controproducente ha alimentato un crescente euroscetticismo, culminato nel fiasco del 2005 sulla Costituzione europea sia in Francia che nei Paesi Bassi, due membri fondatori dell\u2019Unione.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la grande crisi finanziaria del 2008, il prolungato rifiuto della Germania di accettare qualsiasi forma di solidariet\u00e0 con i paesi pi\u00f9 in crisi ha rischiato di far fallire sia l\u2019euro che l\u2019integrazione europea nel suo complesso. Nella stessa Germania, questo deciso rifiuto ha portato all\u2019adozione della sfortunata \u00ab<em>Schuldenbremse<\/em>\u00bb per indicare ai suoi vicini che la Germania era molto determinata nel suo rifiuto e intendeva dare l\u2019esempio. Fortunatamente, dopo aver portato l\u2019Europa sull\u2019orlo del baratro, la Germania di Wolfgang Sch\u00e4uble e Angela Merkel ha fatto marcia indietro all\u2019ultimo minuto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019infausta insistenza della Germania sull\u2019austerit\u00e0 di bilancio permanente aveva gi\u00e0 indebolito notevolmente l\u2019economia europea negli anni Novanta<\/p><cite>William Desmonts<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Tuttavia, questa austerit\u00e0 imposta nel momento meno opportuno ha indebolito ulteriormente un\u2019economia europea gi\u00e0 dissanguata, offrendo alla Cina, in particolare, l\u2019opportunit\u00e0 di prendere piede in Europa acquistando a basso prezzo i \u00abgioielli di famiglia\u00bb dei Paesi in crisi che la Germania stava costringendo a svendere, come il porto del Pireo o il gestore della rete elettrica portoghese.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il rifiuto di qualsiasi politica industriale europea&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Per decenni, Bonn e poi Berlino si sono costantemente e fermamente opposte a qualsiasi forma di politica industriale europea, dopo che le politiche nazionali erano state definitivamente eliminate a cavallo degli anni \u201990 con l\u2019implementazione del mercato unico. Il rifiuto \u00e8 stato sistematico, sia che si trattasse di proteggere i confini dell\u2019Unione con dazi doganali su determinati prodotti, sia che si trattasse di limitare e controllare gli investimenti esteri, sia che si trattasse di utilizzare i fondi europei per sostenere a livelli significativi un particolare settore di attivit\u00e0 emergente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rifiuto di adottare una politica industriale comune ha fatto s\u00ec che l\u2019Europa si perdesse tutte le recenti rivoluzioni tecnologiche, che si trattasse di internet, telefonia mobile, semiconduttori, piattaforme, social network, intelligenza artificiale o fotovoltaico, a vantaggio di paesi come la Cina, la Corea del Sud o gli Stati Uniti, che non si fanno scrupoli a perseguire politiche industriali attive. Di conseguenza, l\u2019Europa \u00e8 diventata eccessivamente dipendente dagli Stati Uniti e dall\u2019Asia in tutti questi settori cruciali per il futuro, anche se l\u2019alto livello di istruzione della sua popolazione e la qualit\u00e0 della sua ricerca avrebbero dovuto permetterle di essere all\u2019avanguardia nell\u2019innovazione tecnologica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019austerit\u00e0 eccessiva e prolungata che la Germania ha imposto all\u2019intera economia europea dopo la crisi del 2008 ha avuto un effetto depressivo duraturo anche sul mercato interno del continente. Ed \u00e8 in gran parte questa politica che ha reso l\u2019industria europea, e in particolare quella tedesca, eccessivamente dipendente dal mercato cinese privandola di sbocchi europei, con il rischio che questa industria venga ora schiacciata dalla guerra commerciale sino-americana e dall\u2019autoritaria assunzione di controllo sull\u2019economia cinese da parte di Xi Jinping. A queste minacce si aggiunge il ritardo tecnologico, in particolare nei veicoli elettrici e nella green tech, causato dalla gi\u00e0 citata assenza di una politica industriale a livello europeo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il gas russo e la cecit\u00e0 su Putin<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La Germania non \u00e8 stata certo l\u2019unica a volerci cacciare in questo pasticcio, ma \u00e8 anche vero che \u00e8 stata in gran parte la Germania a portare l\u2019Europa a dipendere troppo dal gas russo e a illudersi gravemente sui disegni di Vladimir Putin nei suoi confronti. Anche in questo caso, questa politica sbagliata \u00e8 stata oggetto di un consenso molto ampio nel Paese, con la cristiano-democratica Angela Merkel che ha continuato senza esitazione, con la costruzione del gasdotto Nordstream 2, il lavoro del suo predecessore socialdemocratico Gerhard Schr\u00f6der, un amico di Vladimir Putin diventanto direttore della societ\u00e0 russa Gazprom. Questa eccessiva dipendenza ci ha costretti ad affrontare il progetto imperialista e reazionario della Russia di Putin dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina. Ancora una volta, ci\u00f2 ha comportato un costo economico e sociale molto elevato per l\u2019Unione e i suoi cittadini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Germania ha anche gran parte della responsabilit\u00e0 di aver impedito per decenni, attraverso una combinazione di eccessivo atlantismo e pacifismo, la costruzione di una difesa europea degna di questo nome e il consolidamento degli attori continentali nell\u2019industria della difesa. Questo ci pone in una posizione di grande debolezza in un momento in cui la Russia di Putin sta diventando molto aggressiva e gli Stati Uniti, sempre pi\u00f9 tentati dall\u2019isolazionismo trumpiano, rischiano di ritirarsi dal continente. Questa drammatica debolezza della difesa europea rischia di portare alla sconfitta dell\u2019Ucraina nei prossimi mesi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il sostegno incondizionato a Benyamin Netanyahu<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 infine la Germania, per una parte importante, a mettere l\u2019Europa con le spalle al muro in Medio Oriente con il suo sostegno incondizionato al governo di Benyamin Netanyahu nel conflitto israelo-palestinese, impedendo all\u2019Unione Europea di adottare una posizione equilibrata su questo tema esplosivo. Questo atteggiamento si spiega ovviamente con la storia particolare del paese, ma non \u00e8 meno drammatico per l\u2019Europa. Innanzitutto, sta alimentando forti tensioni interne, con un aumento del rischio di terrorismo, una recrudescenza dell\u2019antisemitismo, in particolare nelle comunit\u00e0 musulmane, e un parallelo aumento degli atteggiamenti islamofobi e xenofobi, incoraggiati da un\u2019estrema destra in crescita ovunque.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019austerit\u00e0 eccessiva e prolungata imposta dalla Germania al continente ha reso l\u2019industria europea, e soprattutto tedesca, eccessivamente dipendente dal mercato cinese, privandola di sbocchi europei<\/p><cite>William Desmonts<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Al di fuori dei suoi confini, c\u2019\u00e8 il rischio che l\u2019UE, appoggiando troppo le politiche irresponsabili del governo Netanyahu, possa trovarsi invischiata in una \u00abguerra di civilt\u00e0\u00bb, promossa sia dagli islamisti che dall\u2019estrema destra europea. Questo allargherebbe sicuramente l\u2019abisso che gi\u00e0 ci separa dai nostri vicini a sud del Mediterraneo, in Africa e in Medio Oriente, come abbiamo visto di recente nel Sahel, soprattutto a causa della politica della \u00abfortezza Europa\u00bb sull\u2019immigrazione. L\u2019idea di uno scontro tra il mondo musulmano e l\u2019\u00abEuropa cristiana\u00bb minaccerebbe seriamente il futuro stesso di un\u2019Unione Europea in declino e in via di invecchiamento, sempre pi\u00f9 chiusa in se stessa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sia in termini economici che geopolitici, le scelte politiche su cui c\u2019\u00e8 un ampio consenso in Germania hanno regolarmente avuto conseguenze molto negative per l\u2019integrazione europea negli ultimi decenni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella stessa Germania, come nel resto dell\u2019Europa, si dice spesso che i leader tedeschi hanno agito in modo da difendere gli interessi nazionali del loro paese sopra ogni altra cosa. Se cos\u00ec fosse, non sarebbe necessariamente illegittimo in un\u2019Europa che \u00e8 ancora una confederazione di Stati nazionali. Ma questo non \u00e8 assolutamente vero, come dimostrano l\u2019attuale episodio tragicomico della \u00ab<em>Schuldenbremse<\/em>\u00bb, lo stato deplorevole delle infrastrutture tedesche a causa di una prolungata mancanza di investimenti pubblici, il danno considerevole arrecato alla sua economia dall\u2019eccessiva dipendenza della Germania dal gas russo e la grave crisi che sta attraversando la sua industria automobilistica a causa del ritardo tecnologico europeo dovuto alla mancanza di una politica industriale. Le posizioni dogmatiche difese con le unghie e con i denti in Europa dai leader tedeschi di ogni colore politico per diversi decenni hanno arrecato danni tanto alla stessa Germania quanto ai suoi vicini e all\u2019Unione Europea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le responsabilit\u00e0 della Francia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Ovviamente non \u00e8 questa la sede per affermare che la Germania sia l\u2019unica responsabile delle profonde difficolt\u00e0 che l\u2019Europa sta attraversando in molti settori. La Francia, in particolare, ha sempre dato prova di un atteggiamento pusillanime, combinando spesso la retorica europeista con una sovranit\u00e0 nazionale di fatto quando nel momento di agire. I suoi leader si sono anche dimostrati molto spesso incapaci, per arroganza e disprezzo dei nostri vicini, di costruire coalizioni sufficientemente ampie per sostenere efficacemente i loro progetti europei. La Francia ha anche spesso mancato di onorare i propri impegni, generando una legittima sfiducia in molti dei nostri vicini. A questo proposito, il fallimento dell\u2019azione di Emmanuel Macron in Europa, nonostante questa sia stata inizialmente presentata come una delle direttrici principali del suo progetto politico, \u00e8 una perfetta illustrazione delle debolezze della Francia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Sia in termini economici che geopolitici, le scelte politiche su cui c\u2019\u00e8 un ampio consenso in Germania hanno regolarmente avuto conseguenze molto negative per l\u2019integrazione europea negli ultimi decenni<\/p><cite>William Desmonts<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Resta il fatto che oggi \u00e8 la Germania a dettare il ritmo all\u2019interno dell\u2019Unione Europea, grazie al suo peso demografico, economico e geopolitico al centro di un\u2019Europa allargata verso est. Finch\u00e9 i nostri vicini continueranno a difendere politiche cos\u00ec controproducenti per l\u2019Europa, quest\u2019ultima non avr\u00e0 alcuna possibilit\u00e0 di uscire dalle sue profonde difficolt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Uscire dal \u00abtoo little, too late\u00bb<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La situazione pu\u00f2 cambiare? Ogni volta che si sono resi conto che stavano portando l\u2019Europa verso il baratro, i leader tedeschi hanno accettato di cambiare la loro posizione, ma questi cambiamenti finora sono sempre stati&nbsp; \u00abtoo little, too late\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si spera tuttavia che l\u2019eccezionale portata delle sfide ecologiche, economiche e geopolitiche che stiamo affrontando in questo momento possa innescare un risveglio oltre il Reno e portare a un ripensamento fondamentale degli obsoleti schemi di pensiero tedeschi. Naturalmente, molto dipender\u00e0 anche dalla capacit\u00e0 dei vicini della Germania di esercitare in modo concertato un\u2019adeguata pressione in questa direzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il pi\u00f9 grande paradosso dell\u2019Unione si trova in Germania. Sebbene il Paese sia uno dei pi\u00f9 affezionati all\u2019integrazione europea, \u00e8 anche uno dei maggiori oppositori del processo. Dalle scelte di bilancio alla diplomazia, questa stimolante prospettiva ripercorre la storia delle politiche che hanno indebolito l\u2019Unione e la Germania. 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