{"id":15804,"date":"2023-11-30T19:24:01","date_gmt":"2023-11-30T18:24:01","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=15804"},"modified":"2023-12-01T10:38:01","modified_gmt":"2023-12-01T09:38:01","slug":"contro-la-tentazione-colassologica-r","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/30\/contro-la-tentazione-colassologica-r\/","title":{"rendered":"Contro la tentazione collassologica"},"content":{"rendered":"\n<p>La convinzione che la nostra societ\u00e0 si stia dirigendo verso il collasso eco-sociale \u00e8 ormai consolidata, sia nell\u2019immaginario dell\u2019ambientalismo politico che nella societ\u00e0 nel suo complesso. Un numero crescente di ambientalisti avverte che l\u2019autodistruzione ecologica della modernit\u00e0 \u00e8 irreversibile. Oggi queste voci si sentono in molti Paesi. Nei Paesi occidentali esistono molte forme di teoria del collasso: dal movimento dell\u2019adattamento profondo all\u2019ambientalismo stoico di Scranton e del suo <em>Learning to Die in the Anthropocene <\/em>(2015), passando per la teoria di Olduvai del suprematista Richard Duncan fino alla collassologia di Servigne o Stevens. Questa atmosfera angosciosa di ambientalismo comunica con gli immaginari di una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 nichilista e incredula sulla possibilit\u00e0 di un futuro migliore.<\/p>\n\n\n\n<p>In un libro recentemente pubblicato da Arpa, <em>Contra el mito del colapso ecol\u00f3gico<\/em>, ho criticato queste posizioni ideologiche, che ho raggruppato sotto la categoria di \u00abcollassologia\u00bb, e che stanno conquistando il cuore dell\u2019ambientalismo politico. L\u2019obiettivo principale del libro non \u00e8 semplicemente quello di sottolineare che la collassologia \u00e8 politicamente irrilevante per evitare che gli scenari pi\u00f9 pessimistici diventino realt\u00e0. L\u2019aspetto forse pi\u00f9 innovativo della ricerca su cui si basa \u00e8 l\u2019analisi critica delle diagnosi errate e delle incongruenze teoriche che alimentano la tentazione collassologica. In altre parole, il problema della collassologia non sta solo nei suoi disastrosi effetti politici, ma anche nei suoi fondamenti intellettuali: una raccolta distorta di dati scientifici e, soprattutto, l\u2019applicazione di una teoria sociale errata.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La collassologia esiste davvero?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Molte voci della comunit\u00e0 ecologica che hanno fatto del collasso l\u2019epicentro del loro approccio rifiutano il termine collassologia. Lo considerano un\u2019etichetta indifferenziata con una connotazione peggiorativa che provocherebbe un dibattito controproducente. Altri sono dell\u2019idea, ancora pi\u00f9 semplice, che si tratti di uno spettro che non esiste.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il problema della collassologia non sta solo nei suoi disastrosi effetti politici, ma anche nei suoi fondamenti intellettuali.<\/p><cite>Emilio Santiago<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il fatto che la maggior parte del dibattito si sia svolto su social network come Twitter, che sono programmati algoritmicamente per generare bolle, camere dell\u2019eco e caricature polarizzanti, senza dubbio non ha contribuito a placare la polemica. \u00c8 tuttavia necessario sdrammatizzare. L\u2019unanimit\u00e0 \u00e8 direttamente proporzionale alla stagnazione in un movimento di trasformazione. Qualsiasi proposta di cambiamento sociale \u00e8 attraversata da posizioni diverse che si scontrano in modo conflittuale. E rispetto ad altre epoche, questi conflitti si esprimono in modo innegabilmente civile. Allo stesso tempo, con l\u2019eccezione di fanatici e fondamentalisti, \u00e8 chiaro che le diverse correnti dell\u2019ambientalismo, siano esse pi\u00f9 collassologiche o pi\u00f9 possibiliste, hanno abbastanza in comune da potersi e doversi incontrare e lavorare insieme per condurre lotte e raggiungere obiettivi concreti. In linea di principio, l\u2019impegno per una giusta trasformazione ecologica della nostra economia offre tanto o pi\u00f9 spazio per la cooperazione quanto per il disaccordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene non sia l\u2019oggetto di questo testo, due delle critiche che la collassologia brandisce per evitare di essere considerata un fenomeno ideologico coerente meritano una risposta. La prima \u00e8 quella che considera la collassologia come uno feticcio retorico, progettato per screditare le posizioni della decrescita. Questa reazione difensiva non ha senso, perch\u00e9 la decrescita non \u00e8 la collassologia. In effetti, il grosso del movimento internazionale della decrescita non \u00e8 per la collassologia, anche se in alcuni Paesi, come la Spagna, le due cose possono sovrapporsi. Qualche settimana fa, Jason Hickel, una delle grandi figure della decrescita, ha difeso la rilevanza di un New Deal verde radicale, una posizione che molti di noi difendono e che \u00e8 profondamente incompatibile con la visione collassologica.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda critica che va affrontata \u00e8 che la collassologia non esiste, che \u00e8 una creazione di fantasia. La trovo particolarmente dadaista e poco credibile. Il mio libro contiene una grande quantit\u00e0 di autocritica, una presa di distanza da posizioni intellettuali alle quali sono stato profondamente legato, che continuo a rispettare anche se non le condivido, e che credo di conoscere abbastanza bene. Tanto da sapere non solo che la collassologia esiste, ma anche che l\u2019etichetta circola: in questo micro-universo sociale, il termine collassologia \u00e8 di uso comune. Se torniamo al caso spagnolo, esiste una sorta di gergo che divide questo spazio ideologico in due sensibilit\u00e0, i \u00ab<em>mo-cos<\/em>\u00bb \u2013 moderatamente collassisti \u2013 e i \u00ab<em>co-cos<\/em>\u00bb \u2013 completamente collassisti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Un New Deal verde radicale \u00e8 profondamente incompatibile con la visione collassologica.<\/p><cite>Emilio Santiago<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In caso di dubbio, l\u2019uso della categoria \u00abcollassologia\u00bb non \u00e8 un attacco che denigra le posizioni opposte, al contrario. \u00c8 il riconoscimento di una coerenza analitica e ideologica collettiva sufficientemente forte da rendere utile un dibattito sulle questioni importanti. Per quanto riguarda la questione della decrescita, anche se ho un problema con l\u2019etichetta a causa della sua mancanza di maturit\u00e0 politica, nel mio caso ho abbandonato l\u2019ambientalismo collassologico, ma non l\u2019obiettivo della decrescita. Se con questo intendiamo la necessaria riduzione di molte dimensioni materiali della nostra economia per riportarle entro i limiti planetari, nonch\u00e9 una critica dell\u2019accumulazione del capitale come asservimento \u2013 come elaborato per la prima volta da Marx \u2013 e una denuncia della fallace equazione tra produttivismo, consumismo e benessere, allora mi considero chiaramente un sostenitore della decrescita. Inoltre, sostengo che se si crede nella giustizia sociale e nei diritti umani nel XXI secolo, probabilmente non si pu\u00f2 che volere la descrescita, anche se non si \u00e8 convinti di questa posizione, almeno nella sua formulazione attuale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Delimitare il fenomeno ideologico della \u00abcollassologia\u00bb<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Detto questo, cosa intendiamo per \u00abcollassologia\u00bb? La collassologia \u00e8 una corrente ideologica emergente all\u2019interno dell\u2019ambientalismo che ritiene che quello che abbiamo scelto di chiamare \u00abcollasso ecosociale\u00bb sia, se non una certezza, almeno un evento molto probabile e anche sufficientemente imminente, in termini storici, da condizionare le attuali strategie politiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a questo primo tratto caratteristico, ve ne sono altri, che non sono condivisi da tutte le voci della collassologia, ma che sono condivisi da una parte significativa di esse. In sostanza, si tratta di un insieme di speculazioni su una societ\u00e0 post-collasso, caratterizzata da un significativo calo demografico; da una notevole regressione tecnologica; da un aumento del potere del mondo rurale e del settore primario a fronte del declino del settore urbano-industriale; da una decomposizione delle grandi istituzioni della modernit\u00e0 in un ordine pi\u00f9 semplificato, frammentato e decentrato. Infine, la collassologia sarebbe incomprensibile se non prestassimo attenzione alle sue impronte politiche: sebbene nessuno dei convinti della collassologia cerchi intenzionalmente di provocare il collasso (non esiste, a quanto mi risulta, un accelerazionismo collassologico), molti di loro capiscono che, oltre alla tragedia che sar\u00e0 insita in esso, il collasso offrir\u00e0 un\u2019opportunit\u00e0 che pu\u00f2 essere politicamente fruttuosa. In particolare per le proposte anarchiche o libertarie.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ridefinire il collasso per renderlo un concetto operativo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nella mia definizione di collassologia, ho specificato che i suoi sostenitori considerano inevitabile un evento, un avvenimento o un processo \u00abche scelgono di chiamare collasso\u00bb, perch\u00e9 uno dei primi grandi problemi teorici di questa scuola di pensiero \u00e8 l\u2019imprecisione del termine. Non \u00e8 raro che la parola \u00abcollasso\u00bb venga usata in modo eccessivo: in realt\u00e0, la parte pi\u00f9 intellettuale della collassologia proietta un orizzonte futuro pi\u00f9 oscuro che si evolver\u00e0 in periodi di tempo prolungati. Questa visione \u00e8 incompatibile con l\u2019immaginario del collasso per almeno due motivi. In primo luogo, perch\u00e9 il fatto che il futuro sar\u00e0 ecologicamente difficile \u00e8 innegabile e aggiunge poco all\u2019analisi dell\u2019ecologia politica. In secondo luogo, perch\u00e9 la conversione del collasso in un lungo processo di degenerazione, che pu\u00f2 durare decenni o addirittura secoli, \u00e8 incompatibile con le questioni semantiche in gioco. E, soprattutto, perch\u00e9 rende inoperante l\u2019ipotesi politica del collasso, ossia il primato, nel breve periodo, dell\u2019azione autogestita delle piccole comunit\u00e0 che riempiono il vuoto lasciato dal collasso dello Stato e del mercato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il fatto che il futuro sar\u00e0 ecologicamente difficile \u00e8 innegabile, ma non aggiunge molto all\u2019analisi dell\u2019ecologia politica<\/p><cite>Emilio Santiago<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La definizione pi\u00f9 coerente di collasso utilizzata dal discorso sul collasso \u00e8, come quella di Tainter, una drastica riduzione della complessit\u00e0 sociale. Il problema di questa definizione \u00e8 che la complessit\u00e0 sociale \u00e8 una categoria tanto difficile da definire quanto da misurare. Propongo di intendere il collasso ecosociale come un fallimento altamente distruttivo, rapido e relativamente irreversibile della capacit\u00e0 di regolazione dello Stato (che include il mercato, nella misura in cui tutti i nostri mercati funzionano inestricabilmente con lo Stato moderno) causato da uno shock o da un colpo della crisi ecologica (carenza di energia o di risorse; evento climatico estremo; pandemia derivante da un fenomeno di zoonosi). Uno scenario di rapida rottura della stabilit\u00e0 riproduttiva dell\u2019ordine moderno, il cui collasso offrirebbe la possibilit\u00e0 di successo a strategie politiche con un forte profilo anarchico o autonomista, con un marcato carattere rivoluzionario e allo stesso tempo locale e comunitario.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il collasso al microscopio: il picco di Hubbert<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Sono diversi gli argomenti che mettono in discussione il pensiero collassologico: da un attento esame delle prove scientifiche utilizzate, che in alcuni ambiti come quello energetico ammettono importanti sfumature e interpretazioni alternative, alla messa in discussione della praticabilit\u00e0 politica delle sue illusioni anarchiche, passando per un\u2019analisi dettagliata dell\u2019architettura teorica che sostiene le sue argomentazioni. In effetti, l\u2019architettura teorica della collassologia presenta sorprendenti parallelismi con il catastrofismo marxista del periodo precedente la prima guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>In breve, la collassologia combina generalmente una scienza naturale seria, anche se soggetta a molte incertezze, con una sbagliata concezione della sociologia. Il risultato \u00e8 un intervento politico problematico che, a livello di base, rafforza il clima di nichilismo, rassegnazione e paralisi preesistente. E nel caso dell\u2019ambientalismo militante, lo sgancia dalle richieste e dai malumori delle classi lavoratrici e lo lancia in un velleitario avventurismo politico (inconsapevolmente segnato dal neoliberismo nella sua rivendicazione del mantra ideologico \u00abnon c\u2019\u00e8 alternativa\u00bb e nell\u2019assunto che la politica istituzionale sia impotente a trasformare la societ\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019architettura teorica della collassologia presenta sorprendenti parallelismi con il catastrofismo marxista del periodo precedente la prima guerra mondiale<\/p><cite>Emilio Santiago<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il primo decennio del nuovo millennio \u00e8 stato segnato da un intenso dibattito sull\u2019energia dopo la pubblicazione di un famoso articolo di Campbell e Laherr\u00e8re nel 1998, \u00abThe End of Cheap Oil\u00bb&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-15804' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/30\/contro-la-tentazione-colassologica-r\/#easy-footnote-bottom-1-15804' title='Colin J. Campbell, Jean H. Laherr\u00e8re, \u00abThe End of Cheap Oil\u00bb, &lt;em&gt;Scientific American&lt;\/em&gt;, vol. 278, no. 3, 1998, p. 78\u201383.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>.. Questo articolo utilizzava la metodologia di Hubbert per prevedere un picco petrolifero globale nel primo decennio del XXI secolo, dopo il quale la produzione di petrolio sarebbe diminuita in modo irreversibile. Sulla base di questa proiezione e a causa dell\u2019impressionante natura petrocentrica del mondo contemporaneo (80% di combustibili fossili nella sua matrice energetica e un quasi monopolio del petrolio in settori come i trasporti e l\u2019agricoltura industriale), \u00e8 nata una scuola di collasso che ritiene che la logica conclusione di questi dati incrociati sia l\u2019immediata condanna a morte della societ\u00e0 industriale come la conoscevamo. La complessit\u00e0 moderna non poteva essere mantenuta in un contesto di declino irreversibile della disponibilit\u00e0 di energia, che prefigurava un brutale processo di razionalizzazione sociale. In altre parole, un collasso. Gli eventi del primo decennio degli anni Duemila (l\u2019invasione dell\u2019Iraq, l\u2019aumento spettacolare del prezzo del petrolio come parte del superciclo delle materie prime trainato dallo sviluppo cinese, la crisi finanziaria del 2008) hanno contribuito molto a plasmare la narrativa del picco del petrolio come un nuovo punto di vista che articola gli eventi di quel decennio con una coerenza esplicativa molto convincente.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa esplosione discorsiva ha dato vita a una rete internazionale interconnessa tramite tutta una serie di siti web, blog e forum di discussione online (guidati in Spagna dal sito Crisis Energ\u00e9tica, che ha fatto un lavoro impressionante di traduzione e produzione della propria riflessione sul picco del petrolio). Si trattava (e si tratta tuttora) di una rete ibrida, composta in parte da scienziati preoccupati per l\u2019esaurimento dei combustibili fossili e in parte da cittadini che, una volta introdotti in un corpus di conoscenze che ha sconvolto enormemente le loro vite, hanno cercato di approfondirlo e di contribuire al suo sviluppo, oppure hanno mostrato la volont\u00e0 di adattarsi in vari modi. Come nota Mathew Schneider-Mayerson&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-15804' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/30\/contro-la-tentazione-colassologica-r\/#easy-footnote-bottom-2-15804' title='Matthew Schneider-Mayerson,&lt;em&gt; Peak Oil: Apocalyptic Environmentalism and Libertarian Political Culture&lt;\/em&gt;, Chicago, University of Chicago Press, 2015.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>, e questo non \u00e8 un caso ma una logica conseguenza dei modelli di collasso, la maggior parte di queste reazioni sono state strettamente individuali. Infatti, la scoperta del picco del petrolio negli Stati Uniti \u00e8 stata una delle principali cause di cambiamento delle traiettorie biografiche \u2013 trasloco, cambio di lavoro \u2013 e, in alcuni casi, la porta d\u2019accesso alla sottocultura preparista. Altre reazioni, pi\u00f9 minoritarie, hanno assunto un carattere pi\u00f9 collettivo, come nel caso del movimento delle <em>Transition Towns<\/em>, emerso nel mondo anglosassone. O con il recupero della tesi del picco del petrolio da parte di movimenti sociali come l\u2019ambientalismo e l\u2019anarchismo in Spagna. Ci\u00f2 che univa tutta questa congerie di iniziative e voci era la proiezione di un\u2019enorme e imminente rottura della civilt\u00e0, che avrebbe avuto un impatto sul modello capitalistico, e che era cos\u00ec certa e contrastata che alcuni dei suoi effetti potevano persino essere datati con relativa precisione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La rete della collassologia \u00e8 ibrida, composta in parte da scienziati preoccupati per l\u2019esaurimento dei combustibili fossili e in parte da cittadini che, una volta venuti a conoscenza di un corpo di conoscenze che ha fortemente sconvolto le loro vite, hanno cercato di saperne di pi\u00f9 e di contribuire al suo sviluppo, oppure hanno mostrato la volont\u00e0 di adattarsi in vari modi<\/p><cite>Emilio Santiago<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ecco un esempio delle previsioni diffuse all\u2019epoca. Nell\u2019editoriale del numero zero della rivista iberica <em>15\/15<\/em>, un esercizio di finzione letteraria ambientato nell\u2019anno 2030, si legge la seguente previsione, che ha dato il nome alla pubblicazione: \u00ab\u00c8 stato calcolato che in soli 15 anni dal 2015 rimarr\u00e0 solo il 15% dell\u2019energia con cui il petrolio ha sostenuto la Civilt\u00e0 della Crescita\u00bb. Questo approccio alle improvvise carenze energetiche segue il lavoro pionieristico di persone come Pedro Prieto, con il gi\u00e0 citato sito Crisis energ\u00e9tica, o Ram\u00f3n Fern\u00e1ndez Dur\u00e1n, che nel 2008 ha pubblicato il libro <em>El crep\u00fasculo de la era tr\u00e1gica del petr\u00f3leo<\/em>, uno dei primi libri sull\u2019argomento in Spagna, che include interpretazioni di rapporti dell\u2019Agenzia Internazionale dell\u2019Energia che concludono che \u00aball\u2019attuale ritmo di crescita della domanda globale di petrolio, entro il 2012 questa domanda non sar\u00e0 pi\u00f9 soddisfatta, o forse anche prima\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Uno sconvolgimento nel settore energetico<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel 2019, tuttavia, era chiaro che lo scenario del picco del petrolio non corrispondeva alla realt\u00e0. Come io stesso ho sottolineato quell\u2019anno, nel primo testo in cui prendevo un po\u2019 le distanze da quelli che allora erano i miei compagni di militanza: \u00abDue realt\u00e0 rendono il nostro discorso particolarmente controintuitivo per la maggioranza: (a) il prezzo del petrolio \u00e8 relativamente basso, rispetto alle cifre stratosferiche prima del 2014, e (b) l\u2019economia globale continua a crescere, anche se a costo di accumulare contraddizioni in una folle corsa finanziaria a capofitto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 avanti, l\u2019articolo metteva in evidenza ci\u00f2 che era al centro dell\u2019esperienza quotidiana e che contraddiceva le nostre convinzioni collassologiche: \u00abNel 2004, quando abbiamo sentito parlare del picco del petrolio e delle idee di Hubbert in una conferenza di Pedro Prieto, sembrava impossibile arrivare al 2019 con il livello di continuit\u00e0 essenziale per la vita moderna\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il decennio 2010 \u00e8 stato certamente turbolento. La crisi finanziaria ha minato la presunta fine della storia neoliberista. Le misure di austerit\u00e0, soprattutto in Europa, sono state una tortura sadica e inutilmente dolorosa del corpo sociale. Rivolte e movimenti popolari hanno cambiato la mappa politica del mondo. Ma a met\u00e0 del decennio era chiaro \u2013 almeno in Occidente, ma anche in Cina e in molti Paesi emergenti \u2013 che l\u2019approvvigionamento energetico, l\u2019ordine pubblico o la sicurezza alimentare non erano stati modificati in modo sostanziale. Almeno non nella misura che avevamo previsto. N\u00e9 \u00e8 stato contestato il fatto che la produzione di petrolio abbia continuato a crescere grazie alla rivoluzione tecnologica del fracking negli Stati Uniti, anche se ci\u00f2 ha comportato nuovi problemi tecnici e finanziari di varia natura. O che la percezione del rischio di scarsit\u00e0 di energia, notevole tra le \u00e9lite negli anni Duemila, sia radicalmente diminuita. Un vero e proprio punto di svolta pu\u00f2 essere visto nel cambiamento di posizione di alcuni autori che avevano ampiamente contribuito a consolidare il discorso sul picco del petrolio, come lo spagnolo Mariano Marzo e l\u2019italiano Ugo Bardi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>A met\u00e0 degli anni 2010 era chiaro \u2013 almeno in Occidente, ma anche in Cina e in molti Paesi emergenti \u2013 che l\u2019approvvigionamento energetico, l\u2019ordine pubblico e la sicurezza alimentare non erano stati sostanzialmente alterati dalla crisi finanziaria<\/p><cite>Emilio Santiago<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Oggi, negli ambienti degli specialisti dell\u2019energia, la sensazione prevalente \u00e8 che il picco del petrolio sia stato un falso allarme o un problema che doveva essere parzialmente rimandato. Ad esempio, una delle figure pi\u00f9 importanti del pensiero energetico in Spagna, Antx\u00f3n Olabe, consigliere del Ministero della Transizione Ecologica tra il 2018 e il 2020 e uno dei promotori del Piano Nazionale Integrato per l\u2019Energia e il Clima (la roadmap ufficiale del governo spagnolo per la decarbonizzazione del Paese), nel suo ultimo libro si \u00e8 riferito alla questione del picco del petrolio in questi termini, da cui estraggo alcuni frammenti rilevanti: \u00abI sostenitori di tale ipotesi hanno sbagliato. Nei casi ideologicamente pi\u00f9 estremi, \u00e8 stata costruita un\u2019intera narrativa sull\u2019inevitabile collasso eco-sociale e civile, la cui causa principale sarebbe l\u2019incapacit\u00e0 del sistema energetico di immettere petrolio a basso costo nell\u2019economia (&#8230;). Oggi, a distanza di un decennio e mezzo, il sistema energetico globale, lungi dall\u2019avere un problema di scarsit\u00e0 di approvvigionamento di greggio, dispone, come abbiamo detto, di riserve di petrolio equivalenti a cinquant\u2019anni di produzione attuale (&#8230;)\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>E dopo aver elencato le varie innovazioni in corso per affrontare la crisi climatica (diffusione delle energie rinnovabili, mobilit\u00e0 elettrica), Olabe conclude che \u00abil vero problema per il sistema energetico in generale, e per il settore petrolifero in particolare, \u00e8 che nel medio e lungo termine ci ritroveremo con un\u2019enorme quantit\u00e0 di stranded asset\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che l\u2019ipotesi del picco del petrolio formulata nel primo decennio degli anni 2000 non si sia avverata non significa che non ci troviamo di fronte a gravi problemi energetici. Le nuove scoperte di petrolio sono in calo da decenni. La concentrazione di risorse sfruttabili in alcuni territori rimane una fonte di pericolosa vulnerabilit\u00e0 geopolitica, come<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/themes\/guerre\/la-guerre-en-ukraine-au-jour-le-jour\/\"> ci ha ricordato l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina<\/a>. Gli oli non convenzionali che soddisfano la nostra domanda sono pi\u00f9 costosi, pi\u00f9 difficili da estrarre, meno adattabili e molto pi\u00f9 inquinanti. La dipendenza dal petrolio della societ\u00e0 moderna significa che la transizione verso un\u2019economia a basse emissioni di carbonio sar\u00e0 un compito titanico e rischioso. Ma questo scenario di diminuzione dei rendimenti energetici non significa il crollo della civilt\u00e0 industriale. N\u00e9 \u00e8 vero che le energie rinnovabili non siano in grado di far fronte al cambiamento della matrice energetica di una societ\u00e0 industriale (sebbene il dibattito sulla loro capacit\u00e0 sia aperto e non vi sia consenso, la maggior parte degli studi indica che la societ\u00e0 moderna \u2013 con cambiamenti significativi \u2013 e le energie rinnovabili sono fenomeni perfettamente compatibili). Questo \u00e8 il tipo di argomentazione che l\u2019ideologia collassologica favorisce e che disorienta e compromette in peggio le strategie dell\u2019ambientalismo trasformista.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Decifrare la formula dell\u2019errore collassologico<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Come possiamo spiegare l\u2019errore dell\u2019ipotesi del collasso con il picco del petrolio? Sono molti i meccanismi mentali e argomentativi che alimentano la collassologia. Alcuni sono di natura psicologica, altri sono legati all\u2019inerzia culturale e dell\u2019immaginario monopolizzata dalla distopia, altri ancora hanno a che fare con questioni micro-sociologiche e anche con l\u2019adeguatezza della teoria a determinati assiomi politici, come \u00e8 accaduto nel caso della sua famosa ricezione anarchica. Presenter\u00f2, in termini molto semplificati, cinque elementi epistemologici e teorici ricorrenti che ci aiutano a capire cosa \u00e8 andato storto nelle proiezioni dei gruppi coinvolti nella teoria del picco del petrolio e che fanno parte del substrato intellettuale del pensiero collassologico.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Un certo livello di pregiudizio di conferma scientifica, che d\u00e0 sempre la priorit\u00e0 alle prospettive o ai dati che, in dibattiti accademici molto complessi e pieni di incertezze, si adattano meglio alla narrazione generale.<br><\/li>\n\n\n\n<li>Un marcato riduzionismo, come se il petrolio e il suo declino potessero coprire tutti i fenomeni della storia recente, ignorando le molte altre dimensioni degli eventi, in molti casi con un potere esplicativo maggiore (come nel caso, in questi ambienti, della crisi finanziaria del 2008).<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Un meccanicismo notevole, che ha sistematicamente sottovalutato il dinamismo della societ\u00e0 e la sua capacit\u00e0 di adattamento su molti fronti, dall\u2019innovazione tecnologica alla possibilit\u00e0 di diversi assetti economici e politici. Due fattori che hanno influenzato lo stress energetico contraddicendo lo scenario prescritto dalla teoria.<br><\/li>\n\n\n\n<li>Un approccio deterministico, in cui l\u2019energia \u00e8 intesa nello stesso modo in cui il marxismo pi\u00f9 volgare concepiva l\u2019economia: come base infrastrutturale da cui dipende il comportamento evolutivo della societ\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Un certo abuso della nozione di sistema, che facilita una costante confusione tra macro e micro scala, confondendo le particolarit\u00e0 delle congiunture in uno schema esplicativo generale e affidandosi troppo a una nozione di crisi governata dall\u2019idea di effetto domino.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il Regno della libert\u00e0 non \u00e8 condannato<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Questi errori teorici non sarebbero significativi se rimanessero nell\u2019ambito della sperimentazione accademica. Ma si stanno cristallizzando in narrazioni semplificate, miti e idee potenti che influenzano sempre pi\u00f9 il dibattito e l\u2019azione del movimento ambientalista. I quadri politici ambientalisti chiamati a esercitare una leadership essenziale nei decenni a venire sono oggi socializzati in ambienti ideologici che invitano a ogni sorta di pericolose confusioni. Ad esempio, la maggior parte dei lavori accademici sull\u2019argomento contraddice l\u2019idea che le energie rinnovabili siano un\u2019appendice dei combustibili fossili. Si tratta di un miraggio energetico su cui non si dovrebbe scommettere, perch\u00e9 un futuro sostenibile significherebbe avvicinarsi a una realt\u00e0 metabolica preindustriale. Certo, il fatto che le energie rinnovabili possano alimentare una civilt\u00e0 industriale, anche se ha trasformato parametri importanti come l\u2019alimentazione e la mobilit\u00e0, non elimina i problemi e la violenza della loro applicazione nel quadro di una grammatica economica capitalista. Ma questo \u00e8 un altro discorso:<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2021\/09\/06\/comprendre-lecosocialisme-une-conversation-avec-paul-magnette\/\"> la necessit\u00e0 dell\u2019ecosocialismo<\/a>. Un\u2019altra pericolosa confusione promossa dalla collassologia \u00e8 quella di pensare che il disimpegno dello Stato sia un\u2019opzione scientificamente giustificata dalla presunta irreversibile decomposizione dei nostri livelli di complessit\u00e0 sociale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Gli errori teorici si cristallizzano in narrazioni semplificate, miti e idee forti che influenzano sempre pi\u00f9 il dibattito e l\u2019azione del movimento ambientalista.<\/p><cite>Emilio Santiago<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Come abbiamo visto recentemente in Francia con la messa al bando antidemocratica del movimento ecologista Les Soul\u00e8vements de la Terre, non \u00e8 necessario che un governo esplicitamente di estrema destra salga al potere perch\u00e9 l\u2019ambientalismo subisca processi repressivi di profondo smantellamento. E se questa battaglia dovr\u00e0 essere combattuta nelle strade, non sar\u00e0 vinta solo nelle strade. Questa battaglia si vincer\u00e0 anche all\u2019interno dello Stato, in una faticosa e intermittente guerra di posizione per costruire maggioranze sociali in grado di governare \u2013 la linea tracciata da Gramsci resta valida anche oggi. E la prima condizione per la vittoria \u00e8 non dimenticare che questo campo d\u2019azione \u00e8 quello che nessun crollo improvviso ci risparmier\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che il picco del petrolio, cos\u00ec come era stato concepito all\u2019inizio degli anni 2000, si sia rivelato un falso allarme non significa che non ci troviamo di fronte a problemi ecologici esistenziali. Rischi che minacciano la vita sociale cos\u00ec come la conosciamo. Un 22\u00b0 secolo abitabile non \u00e8 ancora assicurato. L\u2019energia pu\u00f2 darci un po\u2019 di tregua, ma al prezzo di aggravare e accelerare la catastrofe climatica che stiamo affrontando, su un fronte in cui le cattive notizie si moltiplicano. La crisi della biodiversit\u00e0 continua a minacciare il nostro futuro. In entrambi i casi, per\u00f2, abbiamo ancora un temporaneo margine di manovra per realizzare le trasformazioni strutturali di cui abbiamo bisogno, in parte tecnologiche, ma soprattutto socio-economiche e politiche. E a differenza dell\u2019ipotesi del picco del petrolio, che con il suo drastico declino energetico ha compromesso anche la nostra capacit\u00e0 di reazione, queste alternative sono concepibili ed eseguibili a partire da un certo livello di continuit\u00e0 materiale (e non economica, che deve essere radicalmente trasformata) con le fondamenta della vita moderna. Questo chiarisce l\u2019orizzonte del cambiamento e lo rende fattibile.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il fatto che il picco del petrolio, cos\u00ec come era stato concepito all\u2019inizio degli anni 2000, si sia rivelato un falso allarme non significa che non ci troviamo di fronte a problemi ecologici esistenziali.<\/p><cite>Emilio Santiago<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Naturalmente, la soluzione alla crisi ecologica implica una riduzione mirata di molti settori produttivi per riportarli entro limiti ecologici ragionevoli, oggi pericolosamente superati (un obiettivo che la decrescita si propone di raggiungere, anche se \u00e8 ancora lontana dall\u2019essere un\u2019idea politicamente funzionale). Inoltre, in modo pi\u00f9 profondo e complesso, la sostenibilit\u00e0 richiede di disattivare la maledizione della bulimia capitalistica, passando a un ordine economico razionale che faciliti la pianificazione democratica di una produzione ecologicamente sostenibile nel tempo, ridistribuendo la ricchezza e garantendo l\u2019accesso universale alla sicurezza materiale. Un progetto che molti di noi pensano ancora in termini ecosocialisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che la collassologia, almeno nel suo aspetto energetico, si riveli alla luce dei fatti una mitologia basata su errori scientifici e teorici, \u00e8 un\u2019ottima notizia per gli ecosocialisti: ci incoraggia a pensare che il bene superiore, il progetto emancipatorio che Marx chiamava Regno della Libert\u00e0, non sia condannato. La sua realizzazione comporta indubbiamente la sovrapposizione della sua costruzione progressiva al compito prioritario della nostra generazione, che \u00e8 quello di evitare il male pi\u00f9 grande: la traiettoria di una Terra a effetto serra che impedir\u00e0 la vita umana civilizzata sul nostro pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quelli di noi che hanno a lungo dato per inevitabile il collasso della societ\u00e0 industriale, scoprire che non avevamo ragione \u00e8 una fonte di gioia politica che l\u2019intero ambientalismo trasformista dovrebbe accogliere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per molto tempo Emilio Santiago ha creduto nelle teorie collassologiche. Prima del fallimento dei suoi modelli di previsione. 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