{"id":15750,"date":"2023-09-18T11:20:00","date_gmt":"2023-09-18T09:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=15750"},"modified":"2023-11-30T11:27:16","modified_gmt":"2023-11-30T10:27:16","slug":"un-paese-per-vecchi-litalia-di-fronte-alla-sua-crisi-demografica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/09\/18\/un-paese-per-vecchi-litalia-di-fronte-alla-sua-crisi-demografica\/","title":{"rendered":"Un paese per vecchi: l\u2019Italia di fronte alla sua crisi demografica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">La demografia \u00e8 una delle grandi forze di cambiamento del nostro tempo. Il suo ruolo \u00e8 stato a lungo sottovalutato perch\u00e9 nel passato la popolazione tendeva a crescere molto lentamente e a mantenere una struttura stabile. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec come conseguenza della Transizione demografica, ovvero il grande processo di cambiamento che ha progressivamente ridotto gli elevati rischi di mortalit\u00e0 del passato e reso del tutto normale per un nato attraversare tutte le fasi della vita fino all\u2019et\u00e0 anziana. La durata media di vita, che nel mondo pre-industriale difficilmente, anche nei contesti pi\u00f9 favorevoli, superava i 35 anni, si \u00e8 via via allungata. A met\u00e0 del secolo scorso era arrivata a superare i 50 anni su scala globale, per poi proseguire fino ai 73 anni di oggi (ma si sale sopra gli 80 nei paesi pi\u00f9 ricchi).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1962 il tasso di crescita della popolazione ha registrato il suo valore pi\u00f9 alto, arrivando sopra il 2% annuo. Ha iniziato poi una lunga fase discendente che corrisponde all\u2019entrata in una fase di rallentamento dell\u2019esuberante crescita della popolazione mondiale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se la riduzione della mortalit\u00e0 \u00e8 il motore della crescita demografica, la diminuzione della natalit\u00e0 \u00e8 il fattore di freno. Nel 1950 la media mondiale del numero di figli per donna era pari a 5, oggi \u00e8 meno della met\u00e0 e nella seconda parte di questo secolo si prevede scenda a 2, soglia che corrisponde all\u2019equilibrio tra generazioni. Gi\u00e0 oggi la maggioranza dei paesi si trova sotto tale valore e quindi ha perso la capacit\u00e0 endogena di crescere.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>I Paesi che alimentano la crescita demografica globale fanno parte di un gruppo sempre pi\u00f9 ristretto, concentrato in alcune aree dell\u2019Asia e dell\u2019Africa<\/p><cite>ALESSANDRO ROSINA<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>I Paesi che alimentano la crescita demografica globale fanno parte di un gruppo sempre pi\u00f9 ristretto, concentrato in alcune aree dell\u2019Asia e dell\u2019Africa. In particolare l\u2019Africa Sub-sahariana presenta oggi poco pi\u00f9 di 1,1 miliardi di abitanti, un ammontare simile a quello di Europa e Nord-America. Mentre per\u00f2 la prima area andr\u00e0 quasi a duplicare i suoi abitanti all\u2019orizzonte del 2050, la seconda ha gi\u00e0 di fatto smesso di crescere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aumento residuo della popolazione nella seconda met\u00e0 di questo secolo dipender\u00e0 soprattutto dalle dinamiche del continente africano. Le Nazioni Unite stimano, in ogni caso, che per due terzi la spinta demografica sia inerziale, vale a dire che si otterrebbe comunque anche portando subito a 2,1 la media di figli per donna su tutto il pianeta. Ci\u00f2 si deve al fatto che la struttura per et\u00e0 risulta ancora sbilanciata verso le et\u00e0 riproduttive. Si tratta per\u00f2 di una finestra temporanea perch\u00e9 la Transizione demografica &#8211; processo che si sta compiendo con tempi ed intensit\u00e0 diversi nelle varie aree del mondo \u2013 ha come punto di arrivo una piramide delle et\u00e0 con base pi\u00f9 ristretta (meno giovani) e vertice espanso verso l\u2019alto (pi\u00f9 anziani).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A fronte di un numero in riduzione di paesi con elevata fecondit\u00e0 e alta pressione demografica, \u00e8 in continuo aumento il numero di quelli con fecondit\u00e0 scesa sotto il livello di equilibrio tra generazioni. Quello che sta diventando sempre pi\u00f9 evidente \u00e8 il fatto che i paesi in fase avanzata della Transizione demografica anzich\u00e9 stabilizzarsi su una fecondit\u00e0 attorno a 2,1 figli per donna, tendono a scivolare sistematicamente sotto tale livello.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questi dati evidenziano come l\u2019Umanit\u00e0 stia entrando in una fase critica rispetto ai meccanismi di rinnovo generazionale. Per la prima volta nella sua lunga storia la capacit\u00e0 di darsi continuit\u00e0 nel tempo \u00e8 messa a rischio non tanto da fattori esogeni (elementi di costrizione esterna che comprimono la sopravvivenza dei suoi membri o la possibilit\u00e0 di formare unioni) ma da fattori endogeni legati all\u2019esercizio delle scelte delle persone e alle condizioni che esse trovano nella societ\u00e0 in cui vivono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, per la maggioranza degli uomini e delle donne, avere figli \u00e8 una scelta, deliberata e consapevole, quindi anche non scontata, che ha bisogno di trovare le condizioni adatte per potersi pienamente realizzare. Pi\u00f9 che in passato \u00e8 necessario, quindi, che sia favorita e sostenuta da un riconoscimento esplicito di valore nella comunit\u00e0 di riferimento, oltre che da condizioni oggettive che consentano una integrazione positiva con le varie dimensioni della realizzazione personale e professionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Oggi, per la maggioranza degli uomini e delle donne, avere figli \u00e8 una scelta, deliberata e consapevole, quindi anche non scontata, che ha bisogno di trovare le condizioni adatte per potersi pienamente realizzare<\/p><cite>ALESSANDRO ROSINA<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La scelta di avere un figlio, nella complessit\u00e0 delle societ\u00e0 moderne avanzate, \u00e8 diventata l\u2019indicatore pi\u00f9 sensibile rispetto alla combinazione tra condizioni del presente e attese verso il futuro. Dove entrambe sono positive, la scelta (oggi non scontata) di aggiungere nuova vita oltre la propria, pi\u00f9 facilmente trova un ecosistema favorevole per essere realizzata. Dove, invece, l\u2019incertezza verso il futuro \u00e8 alta e si combina con difficolt\u00e0 oggettive del presente e carenza di politiche pubbliche, allora tale scelta, anche quando desiderata, viene lasciata in sospeso, ma intanto il tempo passa e via via diventa implicitamente una rinuncia.<\/p>\n\n\n\n<p>A differenza di quanto suggerisce il termine \u00abtransizione\u00bb, il grande cambiamento in atto non \u00e8 semplicemente la traslazione di coordinate del sistema demografico con passaggio da un vecchio ad un nuovo equilibrio. L\u2019evidenza \u00e8 quella di un cambiamento continuo nel rapporto tra generazioni e all\u2019interno delle fasi della vita: la longevit\u00e0 si estende sempre di pi\u00f9 e la fecondit\u00e0 va ovunque a posizionarsi sotto la soglia minima di rimpiazzo tra generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel contesto di questo mutamento di fondo sussiste, per\u00f2, un\u2019ampia differenza di esperienze tra i vari paesi nella fase avanzata di tale processo. Dove, grazie a politiche solide e continue, la fecondit\u00e0 \u00e8 attorno o poco sotto a due la popolazione tende a mantenere una certa stabilit\u00e0 come consistenza e nella sua struttura interna (come negli Stati Uniti, in Francia, nei Paesi scandinavi).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dove, invece, si trova persistentemente sotto il valore di due, la popolazione tende a diminuire in modo sempre pi\u00f9 consistente e ad alimentare squilibri interni che diventano via via pi\u00f9 accentuati (come nel caso dell\u2019Italia, assieme ad altri paesi del Sud Europa e dell\u2019Estremo Oriente, in particolare Giappone e Corea del Sud).<\/p>\n\n\n\n<p>Interessante \u00e8 il caso della Cina. Dopo aver imposto una drastica riduzione della fecondit\u00e0, con la politica del figlio unico adottata a fine anni Settanta, ora si trova con il problema opposto. Ovvero con una demografia che sta diventando freno per lo sviluppo economico e fattore di indebolimento del sistema sociale (per l\u2019invecchiamento della popolazione e la riduzione della forza lavoro potenziale). Pechino si \u00e8 accorta che non basta togliere il divieto di avere figli per ottenere un aumento delle nascite. Preferenze e aspettative dei cittadini sono cambiate e anche le condizioni in cui le scelte riproduttive vengono esercitate sono diverse nel XXI secolo rispetto al passato. Per invertire la tendenza negativa delle nascite servono politiche in grado di rispondere positivamente a desideri ed esigenze delle persone. Un paese, come la Cina, con forte controllo sulla popolazione pu\u00f2 programmare la crescita di produzione di qualsiasi bene, tranne che delle nascite.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Su questo tema, insomma, il Governo di Pechino si confronta con le stesse difficolt\u00e0 che hanno i paesi democratici, i quali da tempo, a loro volta, hanno scoperto che nelle societ\u00e0 mature avanzate se si auspica che le nascite diminuiscano non \u00e8 necessario mettere in atto nessuna azione di disincentivo, basta semplicemente non realizzare politiche efficaci di sostegno alla libera scelta di avere un figlio. Se la Cina, quindi, non far\u00e0 nulla, la fecondit\u00e0 rimarr\u00e0 molto bassa o andr\u00e0 ulteriormente a diminuire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Pechino si \u00e8 accorta che non basta togliere il divieto di avere figli per ottenere un aumento delle nascite<\/p><cite>ALESSANDRO ROSINA<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia \u00e8 gi\u00e0 da tempo in tale condizione, essendo uno degli Stati che con maggior persistenza si trova con una fecondit\u00e0 inferiore a 1,5 e che per primo ha visto gli under 15 superati dagli over 65 (attualmente quest\u2019ultima fascia ha superato anche gli under 25).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia ha in comune con le altre economie mature avanzate la sfida di assicurare una buona qualit\u00e0 della vita alle persone che, grazie alla longevit\u00e0, arrivano in et\u00e0 anziana (con adeguate pensioni, possibilit\u00e0 di cura e assistenza). Questa sfida pu\u00f2 essere colta positivamente quanto pi\u00f9 la popolazione in et\u00e0 attiva rimane solida, dato che da tale componente dipende la capacit\u00e0 di un paese di generare benessere, ovvero di alimentare i processi di sviluppo economico e di rendere sostenibile il sistema sociale (finanziando e facendo funzionare il sistema di welfare). E\u2019 su questo punto che l\u2019Italia risulta pi\u00f9 fragile. Questo colloca le nuove generazioni italiane in una condizione di svantaggio competitivo rispetto ai coetanei dei paesi con cui si confrontano a causa dei maggiori squilibri di cui devono prendersi carico (nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni, oltre che tra debito pubblico e PIL).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per lunga parte della storia dell\u2019umanit\u00e0 societ\u00e0 ed economia hanno funzionato poggiando su una larga base di giovani e con relativamente pochi anziani. Del tutto nuova \u00e8, invece, la sfida di garantire sviluppo e benessere in un mondo in cui i giovani diventano una risorsa scarsa (\u00abdegiovanimento\u00bb) a fronte di una continua crescita della componente anziana (\u00abinvecchiamento\u00bb). Va precisato che la causa della distorsione della struttura per et\u00e0 non \u00e8 l\u2019invecchiamento in senso proprio, ovvero la longevit\u00e0, ma la persistente bassa natalit\u00e0 che produce il processo di degiovanimento, ovvero la riduzione continua della consistenza delle nuove generazioni. Come conseguenza di tale processo l\u2019Italia sta subendo un crollo del tutto inedito e maggiore rispetto alle altre economie mature avanzate della fascia giovane-adulta. La combinazione tra bassa fecondit\u00e0 e riduzione della popolazione nell\u2019et\u00e0 in cui si forma una famiglia, rischia di portare ad una sorta di reazione a catena generazionale: meno genitori e via via ancor meno figli e genitori futuri. \u00c8 la cosiddetta \u00abtrappola demografica\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le dinamiche passate della natalit\u00e0 hanno gi\u00e0 prodotto un risultato irreversibile: la popolazione italiana ha esaurito la sua capacit\u00e0 endogena di crescita ed \u00e8 avviata verso un continuo declino. Il saldo tra nascite e decessi \u00e8 diventato negativo verso la fine del secolo scorso, \u00e8 stato poi compensato dall\u2019immigrazione, ma dal 2014 nemmeno pi\u00f9 il contributo della componente straniera riesce a contrastare il declino demografico (da tale anno fino al 2023 la perdita \u00e8 stata di circa un milione e mezzo di abitanti).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La combinazione tra bassa fecondit\u00e0 e riduzione della popolazione nell\u2019et\u00e0 in cui si forma una famiglia, rischia di portare ad una sorta di reazione a catena generazionale: meno genitori e via via ancor meno figli e genitori futuri. \u00c8 la cosiddetta \u00abtrappola demografica\u00bb&nbsp;<\/p><cite>ALESSANDRO ROSINA<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Quello che ora \u00e8 in gioco per l\u2019Italia \u00e8 se rassegnarsi o meno a rendere irreversibile anche l\u2019andamento negativo delle nascite. Per non rassegnarsi, ovvero evitare la \u00abtrappola demografica\u00bb che porta ad una configurazione strutturale sempre pi\u00f9 instabile, l\u2019aumento della fecondit\u00e0 di per s\u00e9 non basta: il numero medio di figli per donna deve sollevarsi su livelli tali da compensare la riduzione delle potenziali madri.<\/p>\n\n\n\n<p>A confermarlo sono i dati delle previsioni Istat. Nel 2010 il numero medio di figli per donna in Italia era pari a 1,44 e ci\u00f2 consentiva di ottenere 562 mila nascite. Lo scenario mediano Istat (base 2021) contempla un aumento del tasso di fecondit\u00e0 fino a 1,44 figli nel 2039 (dall\u2019attuale 1,25), a cui, per\u00f2, corrisponde un totale di appena 424 mila nascite. A parit\u00e0 di numero medio di figli per donna ci troveremmo, quindi, nel 2039 con circa 140 mila nati in meno rispetto al 2010.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo lo scenario \u00abalto\u00bb (il pi\u00f9 favorevole tra quelli delineati nelle ultime previsioni Istat) tiene ancora aperta la possibilit\u00e0 di contenere gli squilibri sulla struttura per et\u00e0 ed evitare la \u00abtrappola demografica\u00bb. Tale scenario contempla una combinazione di aumento della fecondit\u00e0 che arriva a 1,82 nel 2050 (di fatto sui valori oggi pi\u00f9 alti in Europa, vicino ai livelli della Francia) e di un saldo migratorio con l\u2019estero che sale verso 250 mila (che corrisponde a ingressi annui che si portano sopra 350 mila).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aumento della fecondit\u00e0 consente di stabilizzare la fascia sotto i 20 anni e non farla quindi ulteriormente diminuire, mentre l\u2019immigrazione produce i suoi principali effetti sulla cruciale fascia 20-54 che anzich\u00e9 perdere quasi 7 milioni di abitanti (nello scenario peggiore con saldo migratorio che scende verso lo zero) limiterebbe la perdita a 3,7 milioni (sempre nell\u2019orizzonte del 2050).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo non farebbe tornare la popolazione italiana a crescere ma verrebbe disattivato il meccanismo di avvitamento verso il basso, mettendo in sicurezza la base strutturale dell\u2019Italia futura con nascite che tornano a posizionarsi sopra 500 mila. Inoltre, la riduzione della forza lavoro potenziale verrebbe contenuta su livelli tali da non costituire uno svantaggio competitivo rispetto agli altri paesi e poter essere compensata sul versante qualitativo (investendo, in particolare, su una lunga vita attiva e sulle opportunit\u00e0 occupazionali di giovani e donne).<\/p>\n\n\n\n<p>Questo scenario delinea un percorso simile a quello della Germania che negli ultimi quindici anni ha portato la fecondit\u00e0 da valori pi\u00f9 bassi di quelli italiani a valori superiori alla media europea. Le nascite tedesche sono passate da 663 mila nel 2011 a 795 mila nel 2021. Nel 2011 il divario tra Italia e Germania sulle nascite era attorno alle 120 mila \u00e8 ora di circa 400 mila. La Germania \u00e8 il caso pi\u00f9 interessante di paese recentemente riuscito a invertire la tendenza combinando attente politiche familiari con capacit\u00e0 di attrarre e gestire flussi migratori di persone in et\u00e0 lavorativa e riproduttiva. Nel decennio scorso il saldo migratorio \u00e8 stato mediamente sull\u2019ordine del mezzo milione l\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel 2011 il divario tra Italia e Germania sulle nascite era attorno alle 120 mila \u00e8 ora di circa 400 mila<\/p><cite>ALESSANDRO ROSINA<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>E\u2019 bene essere consapevoli che per la situazione in cui l\u2019Italia si trova (come combinazione di persistente bassa fecondit\u00e0 e struttura demografica sbilanciata a sfavore delle nuove generazioni) la possibilit\u00e0 di dare impulso a una solida nuova fase che porti verso lo scenario alto si pu\u00f2 ottenere solo allineandosi alle migliori esperienze europee.<\/p>\n\n\n\n<p>Le esperienze europee ci dicono che l\u2019aiuto economico \u00e8 la leva pi\u00f9 efficace come effetto di breve periodo per risollevare le nascite, perch\u00e9 consente di sbloccare \u2013 tanto pi\u00f9 dopo una crisi e in condizioni di incertezza &#8211; una scelta lasciata in sospeso e continuamente rinviata. Ma affinch\u00e9 a tale impulso si agganci un effettivo processo di inversione di tendenza che prosegua nel medio-lungo periodo serve un processo di solido miglioramento di servizi e strumenti a favore delle famiglie e a sostegno delle scelte genitoriali (con monitoraggio e valutazione continua dell\u2019efficacia rispetto ai risultati attesi).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un recente report delle Nazioni Unite (<em>World Population Policies<\/em> 2021)&nbsp; mostra che i paesi con politiche di sostegno alla natalit\u00e0 hanno superato nel mondo quelli impegnati nella riduzione. Si tratta, nel primo caso, dei paesi con fecondit\u00e0 sotto a 2. Oltre al congedo di maternit\u00e0, lo strumento pi\u00f9 adottato \u00e8 quello dei servizi per l\u2019infanzia fondamentali per la conciliazione tra lavoro e famiglia (88%), seguito dal contributo economico (78%) e dal congedo di paternit\u00e0 (73%). Su tutte queste misure l\u2019Italia \u00e8 lontana dalle migliori esperienze internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta di convincere ad avere figli ma semplicemente di favorire un ecosistema favorevole alla libera scelta di averli. I margini su cui possono agire le politiche familiari in Italia sono ampi, dato che lo spazio strategico possibile \u00e8 quello del divario (\u00abdeficit demografico\u00bb) tra la fecondit\u00e0 attuale (1,25) e il numero desiderato (attorno a 2) o quantomeno il valore che l\u2019esperienza di altri paesi europei mostra come raggiungibile (1,8). I dati delle ricerche pi\u00f9 solide disponibili sul confronto tra intenzioni e comportamenti mostrano come l\u2019Italia sia tra i Paesi sviluppati con maggior divario tra numero di figli che le donne che si trovano oggi alla fine della vita riproduttiva (attorno ai 45 anni) hanno avuto rispetto a quanto dichiaravano di desiderarne quando avevano 20-24 anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>l\u2019Italia \u00e8 uno dei Paesi sviluppati con maggior divario tra numero di figli che le donne che si trovano oggi alla fine della vita riproduttiva (attorno ai 45 anni) hanno avuto rispetto a quanto dichiaravano di desiderarne quando avevano 20-24 anni<\/p><cite>ALESSANDRO ROSINA<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nessun paese maturo avanzato ha visto ridursi tale divario senza mettere in campo misure solide e strumenti efficaci di sostegno alla natalit\u00e0. Vale, piuttosto, il contrario: il numero desiderato pu\u00f2 ridursi nei contesti in cui la carenza di politiche e di attenzione pubblica porta a consolidare il messaggio che la nascita di un figlio non \u00e8 considerata un valore sociale ma solo un costo e una complicazione a carico dei genitori. E\u2019 quello che rischia l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>I dati dell\u2019Osservatorio giovani dell\u2019Istituto Toniolo evidenziano che le nuove generazioni italiane ed europee, in ampia maggioranza, desiderano avere dei figli (propri o adottivi), ma si sentono anche liberi di non averne. Non sentono di doverli avere per un imperativo biologico o per conformarsi ad una norma sociale, ma hanno il desiderio di condividere con essi il piacere di vederli crescere in un contesto di sicurezza, con adeguate cure e benessere. Sono tali condizioni che mancano maggiormente nei Paesi, come l\u2019Italia, che si distinguono per una fecondit\u00e0 pi\u00f9 bassa e un continuo rinvio dell\u2019et\u00e0 al primo figlio. Avere un figlio deve poter entrare all\u2019interno dei confini della progettazione possibile nei percorsi di transizione alla vita adulta delle nuove generazioni, non posizionarsi oltre un orizzonte che viene spostato sempre pi\u00f9 in avanti fino alle soglie della rinuncia. La mancanza di adeguate misure a sostegno dell\u2019autonomia e dell\u2019intraprendenza (attraverso housing e politiche attive del lavoro) rischia di mantenere molti giovani italiani nella condizione di figli fino all\u2019et\u00e0 in cui diventa troppo tardi per diventare genitori.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso concetto di sviluppo sostenibile mette al centro il ruolo delle nuove generazioni e la qualit\u00e0 del futuro che attivamente possono contribuire a realizzare attraverso le decisioni individuali e collettive, queste ultime indebolite anche dal minor peso elettorale conseguenza del degiovanimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Va allora presa piena consapevolezza che senza l\u2019impegno a convergere con politiche mirate verso lo scenario alto si privano le nuove generazioni della possibilit\u00e0 di invertire la tendenza agendo sulle cause, condannandole a dover solo gestire le conseguenze di squilibri crescenti. Viene disatteso, in tal caso, il principio che sta a fondamento dello sviluppo sostenibile, ovvero quello di non fare scelte oggi che deteriorano irreparabilmente condizioni e opportunit\u00e0 di chi verr\u00e0 dopo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Una popolazione, a differenza delle singole persone, pu\u00f2 sia invecchiare che ringiovanire<\/p><cite>ALESSANDRO ROSINA<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>E\u2019 importante, inoltre, ribadire che investimento sulla qualit\u00e0 e riduzione degli squilibri quantitativi fanno parte di uno stesso processo di convergenza verso lo scenario alto: da un lato minori squilibri rendono disponibili maggiori risorse da investire sulla qualit\u00e0 (formazione, lavoro, ricerca e sviluppo), d\u2019altro lato una migliore occupazione di giovani e donne &#8211; in combinazione con politiche che rafforzano autonomia e conciliazione tra lavoro e famiglia \u2013 favorisce l\u2019aumento di nuovi nuclei e nascite.<\/p>\n\n\n\n<p>La stessa qualit\u00e0 della vita nelle fasi pi\u00f9 mature ha bisogno di un rinnovo generazionale che funzioni, sia per ci\u00f2 che lega il benessere futuro con le scelte in et\u00e0 giovanile, sia per il rapporto quantitativo tra generazioni che dipende dall\u2019andamento della natalit\u00e0, oltre che dalle scelte dei giovani di rimanere sul territorio o spostarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una popolazione, a differenza delle singole persone, pu\u00f2 sia invecchiare che ringiovanire o rimanere con una struttura ben bilanciata (che, come abbiamo detto, corrisponde ad una fecondit\u00e0 attorno alla media di due figli). Il percorso in cui si \u00e8 inserita l\u2019Italia rischia di essere quello di un invecchiamento irreversibile, nel quale via via che il tempo passa ci si deve rassegnare a far di meno e star peggio rispetto all\u2019anno precedente.<\/p>\n\n\n\n<p>Una parte sempre pi\u00f9 ampia del territorio italiano si trova gi\u00e0 oggi in forte sofferenza come conseguenza degli squilibri prodotti dal debole rinnovo generazionale, con difficolt\u00e0 a garantire servizi di base. La sfida dell\u2019attrattivit\u00e0 verso le nuove generazioni \u00e8 ancor pi\u00f9 sentita per i comuni montani e le aree interne, realt\u00e0 decentrate ma cruciali per la tenuta complessiva del territorio sotto il profilo idrogeologico, paesaggistico e dell\u2019identit\u00e0 culturale. Questi contesti anticipano quello che potrebbe diventare l\u2019Italia se non inverte la tendenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A differenza degli individui, le popolazioni possono invecchiare e ringiovanire. Ma la grande novit\u00e0 del momento attuale non \u00e8 tanto l\u2019invecchiamento, quanto la penuria di giovani. 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