{"id":15225,"date":"2023-11-23T14:19:32","date_gmt":"2023-11-23T13:19:32","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=15225"},"modified":"2023-11-23T14:19:34","modified_gmt":"2023-11-23T13:19:34","slug":"capitalismo-politico-contro-politica-socialista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/23\/capitalismo-politico-contro-politica-socialista\/","title":{"rendered":"Capitalismo politico contro politica socialista"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Dobbiamo sviluppare le industrie del futuro: intelligenza artificiale, quantistica e biotecnologia! Se non ci dotiamo di una strategia industriale ambiziosa e forte, saremo relegati dietro gli Stati Uniti e la Cina. Questo \u00e8 il mantra che si ripete oggi in Europa, nel Regno Unito e nell\u2019Unione Europea. Nel Regno Unito, questi mantra sono ripetuti in particolare da chi propone la visione del Paese come grande potenza globalizzata dopo l\u2019uscita dall\u2019Unione Europea \u2013 in altre parole, i sostenitori della \u00ab<em>Global Britain<\/em>\u00bb. Nel continente, queste idee sono al centro del progetto di Europa geopolitica. La volont\u00e0 di potenza si combina con la politica economica. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2020\/11\/10\/capitalisme-politique\/\">Il capitalismo politico, per usare la terminologia proposta da Alessandro Aresu<\/a>, esercita quindi un vero fascino a Londra, Parigi e Bruxelles.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei confrontare quello che considero un approccio standard al capitalismo politico e il suo strumento principale, ossia la strategia industriale, con un approccio all\u2019economia del quotidiano&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-15225' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/23\/capitalismo-politico-contro-politica-socialista\/#easy-footnote-bottom-1-15225' title='In inglese &lt;em&gt;Foundational economy&lt;\/em&gt;, che indica un collettivo apparso negli anni 2010 che cerca di prendere in considerazione e mettere al centro della riflessione le infrastrutture e gli indicatori del benessere quotidiano. Proponiamo la traduzione \u00abeconomia del quotidiano\u00bb, che si sembra la pi\u00f9 vicina all\u2019idea di fondo.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> volto a rispondere alle sfide del miglioramento della vita delle persone e della decarbonizzazione. Esiste una profonda differenza tra questi due approcci, non solo in termini di obiettivi, ma anche di teoria, di modo di conoscere e di agire&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-15225' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/23\/capitalismo-politico-contro-politica-socialista\/#easy-footnote-bottom-2-15225' title='Ho discusso l\u2019idea di economia del quotidiano altrove,\u00a0 cfr. David Edgerton, \u00abHow and why the idea of a national economy is radical\u00bb, &lt;em&gt;Renewal&lt;\/em&gt;, vol. 29, p. 17-22, 2021 ; \u00abWhy the everyday economy is the innovation labour needs\u00bb, &lt;em&gt;The Political Quarterly&lt;\/em&gt;, vol. 93, p. 683-690, 2022'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Qualsiasi sovrapposizione o allineamento tra loro \u00e8 quindi difficile.<\/p>\n\n\n\n<p>La differenza principale \u00e8 tra questi programmi: da una parte, una politica di crescita del PIL, attraverso la stabilit\u00e0 finanziaria e una politica industriale incentrata sull\u2019innovazione e sulle start-up, nonch\u00e9 una politica fiscale e di spesa, integrata da un\u2019innovazione guidata dal settore privato per aumentare l\u2019efficienza del settore pubblico; dall\u2019altro, una politica incentrata sugli imperativi fondamentali di una vita dignitosa per le famiglie, che include questioni di distribuzione, nonch\u00e9 l\u2019accesso a beni e servizi, sia pubblici che privati, sia personali che infrastrutturali. L\u2019obiettivo di questa politica non \u00e8 quindi quello di aumentare il PIL o il peso geopolitico, ma di migliorare la vita delle persone.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/themes\/economie\/capitalismes-politiques-en-guerre\/\">La politica o strategia industriale \u00e8 tornata di moda<\/a>. La tesi principale a loro favore \u00e8 che la globalizzazione \u00e8 finita, che la lotta contro il cambiamento climatico richiede un\u2019azione industriale diretta, cos\u00ec come la sfida posta dalla Cina e forse anche possibili pandemie. Si tratta di una politica che si concentra in modo fantasioso su una parte dell\u2019industria manifatturiera, sulla \u2019tecnologia\u2019 e sulla competizione internazionale, con l\u2019obiettivo di essere leader mondiale, o addirittura di imporsi sul resto del mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La maggior parte delle riflessioni sulla strategia industriale presuppone che, in termini assoluti, questo sia un bene, che produca di per s\u00e9 risultati positivi. Ma ovviamente questo dipende dalla politica e dal contesto. La politica industriale viene presentata come una buona scelta politica per tutti i Paesi. Ma ci\u00f2 che pu\u00f2 valere per gli Stati Uniti o la Cina pu\u00f2 non valere, ad esempio, per il Regno Unito o l\u2019Unione Europea. Infatti, se tutti i Paesi, grandi o piccoli, ricchi o poveri, seguissero la stessa strategia, applicheremmo una ricetta per un fallimento massiccio piuttosto che per un successo generale. \u00c8 quindi piuttosto preoccupante che molti discorsi sulla politica industriale si basino sull\u2019idea di imitare gli Stati Uniti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La politica o strategia industriale \u00e8 tornata di moda<\/p><cite>David Edgerton<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Per di pi\u00f9, queste politiche si basano su un\u2019idea che \u00e8 falsa e inadeguata. Il presupposto \u00e8 che l\u2019Europa \u2013 sia il Regno Unito che l\u2019Unione Europea \u2013 sia, o meglio dovrebbe e potrebbe essere, una superpotenza scientifica e che le nuove industrie si svilupperanno su scala massiccia se le cose saranno finalmente organizzate correttamente. Questo \u00e8 particolarmente evidente nel Regno Unito, dove il potere dell\u2019innovazione \u00e8 sopravvalutato, ma dove l\u2019intero modello di trasformazione nazionale attraverso l\u2019innovazione ha poca credibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto controllo pu\u00f2 sperare di avere un Paese che rappresenta solo il 2% della spesa mondiale in R&amp;S, ma anche della produzione manifatturiera globale, e i cui livelli di produttivit\u00e0 non si avvicinano ai leader mondiali? Prendiamo il caso di British volt, una start-up che avrebbe dovuto incarnare il genio britannico nel settore delle batterie e <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/08\/30\/byd-e-catl-al-cuore-dei-prometei-cinesi-dellelettricita\/\">battere l\u2019industria asiatica, che \u00e8 molto consolidata e pi\u00f9 che dominante in questo settore<\/a>. Questo progetto \u00e8 un esempio perfetto di una politica basata ossessivamente sull\u2019idea che bisogna insistere fino a quando non si ottiene il risultato giusto. In questo caso, non \u00e8 andata cos\u00ec: il progetto si \u00e8 fermato nell\u2019agosto 2022 e la start-up \u00e8 fallita nel gennaio 2023, prima di essere rilevata da un acquirente australiano&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-15225' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/23\/capitalismo-politico-contro-politica-socialista\/#easy-footnote-bottom-3-15225' title='David Edgerton, \u00abThe woes of startup Britishvolt should shock the UK out of its Brexit self-delusion\u00bb, &lt;em&gt;The Guardian&lt;\/em&gt;, 11 novembre 2022.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Questo non significa che il modello di start-up non abbia dei meriti. Il vaccino britannico AstraZeneca, ad esempio, \u00e8 stato sviluppato dall\u2019Universit\u00e0 di Oxford. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/09\/09\/une-conversation-avec-william-dalrymple\/\">Ma \u00e8 in India che \u00e8 stato prodotto su larga scala per i Paesi poveri<\/a>. Quindi, nonostante questa innovazione interna, il Regno Unito \u00e8 stato un importatore netto di vaccini, soprattutto dagli Stati Uniti e dall\u2019Unione Europea. E il vaccino di AstraZeneca non era nemmeno il principale vaccino utilizzato nel Regno Unito. Il successo del Regno Unito nel campo dell\u2019immunizzazione si \u00e8 quindi basato su acquisti molto rapidi di diversi tipi di vaccini da tutto il mondo, consentendo di gestire il rischio e l\u2019incertezza e di sfruttare l\u2019esperienza globale. Il Regno Unito ha acquistato vaccini sia da start-up che da grandi aziende farmaceutiche. In altre parole, nel campo delle batterie come in quello dei vaccini, il Regno Unito dipende dal resto del mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nonostante AstraZeneca, il Regno Unito \u00e8 stato un importatore netto di vaccini, soprattutto dagli Stati Uniti e dall\u2019Unione Europea<\/p><cite>David Edgerton<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 della retorica, va notato che alcune misure chiave di politica industriale hanno comportato il sostegno alle aziende straniere. A luglio, il Governo ha annunciato un sostegno di 500 milioni di sterline per il gruppo automobilistico indiano Tata Motors, con l\u2019obiettivo di costruire una fabbrica di batterie utilizzando una tecnologia di origine cinese. Sono stati concessi importanti sussidi a EDF per la costruzione di una centrale nucleare con tecnologia francese e a un\u2019azienda indiana di produzione di acciaio (sempre Tata) per la conversione a forni elettrici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa esperienza e le lezioni del passato offrono alcuni insegnamenti salutari in termini di possibilit\u00e0 di una strategia industriale e di innovazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, \u00e8 molto pi\u00f9 facile perseguire una strategia industriale di autonomia nazionale che una strategia di conquista dei mercati mondiali. Il Regno Unito \u00e8 stato il principale produttore di energia nucleare al mondo negli anni \u201970, con reattori di progettazione britannica, ma erano venduti per l\u2019esportazione. La Francia, invece, ha sviluppato un grande insieme di reattori, ma utilizzando la tecnologia americana su licenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, essere indipendenti in un settore non rende indipendenti o sovrani in generale. Che senso ha per il Regno Unito progettare e produrre i propri aerei se poi dipende dalle testate nucleari e dai missili americani? Perch\u00e9 mantenere un\u2019industria nazionale per progettare e produrre ali di aerei, ma non semiconduttori? Perch\u00e9 non essere autosufficienti nel campo delle armi e delle navi?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u00c8 molto pi\u00f9 facile perseguire una strategia industriale di autonomia nazionale che una strategia di conquista dei mercati mondiali<\/p><cite>David Edgerton<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In terzo luogo, che cos\u2019\u00e8 la sovranit\u00e0 in un\u2019industria o in una tecnologia? Significa utilizzare, mantenere, produrre o progettare? A che punto possiamo considerarci autosufficienti? Sarebbe chiaramente assurdo, e persino impossibile, per un Paese o un gruppo di Paesi come l\u2019Unione Europea, progettare e produrre tutto ci\u00f2 che viene consumato al loro interno. Se cos\u00ec fosse, quale dovrebbe essere l\u2019obiettivo di produzione?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In quarto luogo, la sovranit\u00e0 significa che vogliamo solo aziende nazionali sul nostro territorio? Vogliamo che queste aziende non sviluppino alcuna capacit\u00e0 produttiva all\u2019estero? Oppure la sovranit\u00e0 industriale significa commerciare con gli amici, con aziende amiche che operano in Paesi amici? Se s\u00ec, di quali amici e di quale tipo di interdipendenza stiamo parlando? Tutto questo fa un\u2019enorme differenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La gamma di politiche industriali che emerge dalle varie risposte a queste domande \u00e8 immensa. La maggior parte \u00e8 anche molto costosa. La pi\u00f9 economica, quella che \u00e8 stata applicata per decenni e rimane la pi\u00f9 popolare \u2013 il sostegno pubblico all\u2019innovazione e alle start-up \u2013 non \u00e8 stata un grande successo, e non dobbiamo aspettarci che lo diventi improvvisamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E anche se questo tipo di politica, o un\u2019altra pi\u00f9 plausibile e pi\u00f9 costosa, dovesse funzionare, \u00e8 importante riconoscerne i limiti. Innanzitutto, la politica industriale riguarda solo una parte molto piccola dell\u2019economia. Un modo molto migliore di pensare all\u2019economia \u00e8 quello di partire dalle aree in cui la maggior parte delle persone effettivamente lavora e consuma, e chiedersi cosa si debba fare per cambiare le cose in un tempo ragionevole. Se vogliamo garantire posti di lavoro di qualit\u00e0, dobbiamo riconoscere che l\u201980% dell\u2019economia \u00e8 costituito da servizi e che molti di questi lavori possono essere migliorati e meglio retribuiti. Se vogliamo davvero produrre batterie in casa \u2013 o acciaio, o altro \u2013 dobbiamo pagare per questo. Il punto di partenza di queste due politiche \u00e8 radicalmente diverso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La politica industriale riguarda solo una parte molto piccola dell\u2019economia<\/p><cite>David Edgerton<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il nuovo libro del gruppo della <em>Foundational Economy<\/em> rappresenta uno degli sviluppi pi\u00f9 importanti dell\u2019economia politica da qualche tempo a questa parte&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-4-15225' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/23\/capitalismo-politico-contro-politica-socialista\/#easy-footnote-bottom-4-15225' title='Luca Calafati, Julie Froud, Colin Haslam, Sukhdev Johal, Karel Williams, &lt;em&gt;When nothing worksFrom cost of living to foundational liveability&lt;\/em&gt;, Manchester, Manchester University Press, 2023.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Suggerisce nuovi modi di pensare e concepire il mondo. Suggerisce anche nuovi modi di agire, molto diversi da quelli attualmente proposti dai partiti politici.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli autori criticano la politica di \u00abcrescita del PIL tramite la strategia industriale\u00bb. Quelli che chiamano tecno-centristi e i sostenitori del libero mercato vogliono entrambi una crescita del PIL pi\u00f9 elevata e salari pi\u00f9 alti (cio\u00e8 una maggiore produttivit\u00e0). I tecno-centristi favoriscono le azioni dal lato dell\u2019offerta a favore dell\u2019innovazione e degli imprenditori. Questi programmi sono integrati da misure per ridurre le differenze di produttivit\u00e0 regionali, ovviamente incoraggiando l\u2019innovazione e l\u2019imprenditorialit\u00e0 locale. Si tratta dell\u2019applicazione a livello regionale di un programma che ha sostanzialmente fallito a livello nazionale e che \u00e8 ancora pi\u00f9 probabile che fallisca in futuro, dati i vincoli delle emissioni di carbonio. Si tratta inoltre di un programma che non affronta gli elementi essenziali dell\u2019economia odierna e delle sue sfide.<\/p>\n\n\n\n<p>Quali sono dunque gli elementi di questo nuovo approccio? In primo luogo, c\u2019\u00e8 una rinnovata attenzione alla famiglia piuttosto che all\u2019individuo, alla distribuzione dei redditi familiari e a come questa sia cambiata nel tempo. Questo porta alla consapevolezza che, in linea di massima, la famiglia monoparentale oggi implica la povert\u00e0 per le persone a carico, e che se dovessimo tornare ai livelli di disuguaglianza di reddito degli anni \u201970, la maggior parte delle famiglie oggi sarebbe notevolmente pi\u00f9 ricca. In altre parole, viviamo in un mondo in cui il salario familiare \u00e8 scomparso e il capitale ha conquistato una fetta molto pi\u00f9 grande della torta del PIL.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, quello che gli autori chiamano empirismo fondamentale mostra l\u2019importanza dell\u2019acquisto di servizi essenziali (da internet agli autobus al cibo) e di servizi gratuiti come la salute e l\u2019istruzione, che per le persone pi\u00f9 povere hanno un peso maggiore rispetto ai salari o alle indennit\u00e0, cos\u00ec come le infrastrutture sociali che non possono essere acquistate. Un\u2019economia degna di questo nome non deve limitarsi al reddito degli individui (anche se aggregato), ma guardare alle strutture in cui le persone vivono (le famiglie) e alle molteplici infrastrutture che consentono loro di condurre una vita dignitosa. Questo mostra una serie di problemi sfaccettati, che vanno ben oltre la stagnazione del PIL pro capite. Mostra gli effetti del calo dei salari e delle prestazioni sociali, gli sforzi di riduzione dei costi sulla qualit\u00e0 e la quantit\u00e0 dei servizi e il caos causato dalla tendenza estrattivista di gran parte del capitalismo contemporaneo, in particolare in relazione alla propriet\u00e0 della casa e al finanziamento degli alloggi. Evidenzia inoltre l\u2019importanza della qualit\u00e0 dei servizi, sia pubblici che privati, da cui dipendiamo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quali sono le implicazioni per la politica economica? Innanzitutto, non \u00e8 sufficiente concentrarsi sulla crescita del PIL (anche tenendo conto della ridistribuzione). Dobbiamo pensare meno a queste astrazioni e pi\u00f9 alla fornitura di beni e servizi concreti e alla qualit\u00e0 di vita reale delle persone. Dobbiamo pensare in termini di principi classici della socialdemocrazia, che puntano alla massimizzazione dell\u2019efficacia, dell\u2019efficienza e dell\u2019uguaglianza allo stesso tempo. Ci\u00f2 richiede un\u2019azione collettiva per affrontare gli interessi privati e settoriali che insistono solo sull\u2019efficienza locale e non si preoccupano di un\u2019efficacia o di un\u2019uguaglianza pi\u00f9 ampie. Un calcolo nazionale pi\u00f9 ampio che tenga conto di queste altre dimensioni \u00e8 al centro degli approcci socialdemocratici. In secondo luogo, abbiamo bisogno di questo tipo di approccio quando pensiamo alla decarbonizzazione, che richiede chiaramente un\u2019azione incentrata sulla trasformazione delle infrastrutture. Ci\u00f2 influisce direttamente sui costi delle famiglie e sulla qualit\u00e0 dei servizi, oltre che sui collegamenti fisici con le famiglie e le apparecchiature domestiche. Dobbiamo prendere in considerazione direttamente l\u2019interconnessione dei sistemi di riscaldamento, di trasporto e di altro tipo, e la sfida della transizione senza imporre costi insopportabili. La strategia industriale non tiene in conto nulla di tutto questo. La decarbonizzazione dell\u2019elettricit\u00e0 e delle automobili, che \u00e8 al centro della strategia industriale, \u00e8 la parte pi\u00f9 facile. Per il resto, avremo bisogno di un intervento coordinato e di investimenti su una scala ancora pi\u00f9 ampia di quella che ha caratterizzato la straordinaria trasformazione dell\u2019infrastruttura energetica europea dagli anni \u201950 agli anni \u201970. Non possiamo pensare semplicemente a un programma o a sovvenzioni per i produttori di nuove attrezzature, o a una rivoluzione industriale verde, o a un piano per nuovi programmi di ricerca e sviluppo e nuove imprese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&gt; Un\u2019economia degna di questo nome non dovrebbe limitarsi al reddito degli individui (anche in aggregato), ma dovrebbe considerare le strutture in cui le persone vivono (famiglie) e le molteplici infrastrutture che consentono loro di condurre una vita dignitosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quali sono le implicazioni per la concezione dell\u2019industria in generale? Prima di tutto, dobbiamo porre fine alla nostra ossessione per l\u2019industria come esisteva in passato. Questo ci aiuter\u00e0 a concentrarci meglio sulla realt\u00e0 della produzione, non solo sui settori pi\u00f9 visibili, riconoscendo, ad esempio, l\u2019importanza della produzione alimentare al suo interno. Dovremmo anche concentrarci su ci\u00f2 che produciamo e consumiamo, e sulla sua qualit\u00e0. Dovremmo anche intervenire sulla qualit\u00e0, sui costi e sui profitti spaventosi dell\u2019industria edilizia, ad esempio. Potremmo concentrarci sull\u2019installazione, la manutenzione e la riparazione di nuove infrastrutture e preoccuparci meno della provenienza di acciaio, cavi e turbine. Ma se lo facciamo, deve essere sulla base di un obiettivo ben ponderato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 suggerisce di concentrarsi seriamente su ci\u00f2 che funziona bene, piuttosto che su particolari modelli di sviluppo guidati dalla novit\u00e0. Ad esempio, vale la pena notare l\u2019enorme differenza tra il sistema privato \u00abTest and Trace\u00bb nel Regno Unito, che non \u00e8 riuscito a rintracciare e isolare un solo paziente Covid, e un sistema sanitario pubblico degno di questo nome, implementato sul campo. Allo stesso modo, l\u2019AI e la ricerca biomedica non sono la risposta alla profonda crisi dell\u2019assistenza sanitaria e sociale che stiamo vivendo (a lungo termine, la riduzione della povert\u00e0 \u00e8 importante per la salute quanto le innovazioni mediche). Pi\u00f9 in generale, ci permette di non concentrarci su una politica di innovazione che probabilmente fallir\u00e0, ma su una politica di emulazione e imitazione che ha molte pi\u00f9 probabilit\u00e0 di successo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019approccio quotidiano implica anche una politica universitaria molto diversa da quella che ha continuamente fallito negli ultimi quarant\u2019anni. La politica di R&amp;S finanziata dallo Stato dovrebbe concentrarsi maggiormente sullo sviluppo di prodotti e processi specifici per le esigenze locali, che non possono essere forniti altrove, e sulla produzione di conoscenze che consentano al pubblico nel suo complesso di pensare e agire meglio, piuttosto che sul sostegno ai <em>venture capitalist <\/em>e alle grandi imprese. Pi\u00f9 in generale, dobbiamo generare nuove forme di competenze, in particolare quelle economiche, anzich\u00e9 affidarci a esperti con dietro altri interessi. Lo Stato, centrale e locale, deve essere democratizzato e creare nuove forme di competenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Abbiamo disperatamente bisogno di una politica pi\u00f9 modesta, una politica di miglioramento e di imitazione, pi\u00f9 che di che una politica di eccessi retorici e peggioramento della miseria sociale<\/p><cite>David Edgerton<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Infine, concentrandoci sulle persone, sulle famiglie, sulla vita quotidiana, possiamo allontanarci dalle fantasie che ostacolano una politica sensata. Ci\u00f2 che emerge dall\u2019approccio dell\u2019economia del quotidiano \u00e8 la necessit\u00e0 di capire dove siamo realmente, e questo include non solo il problema, ma anche le possibili soluzioni. Questo \u00e8 importante perch\u00e9 troppe delle nostre politiche ruotano intorno alla finzione. Abbiamo bisogno di una politica che punti a fare meglio, non a pretendere falsamente di essere la migliore. Abbiamo disperatamente bisogno di una politica pi\u00f9 modesta, una politica di miglioramento e di imitazione, pi\u00f9 che di una politica di eccessi retorici e peggioramento della miseria sociale. Pensare con l\u2019economia della vita quotidiana ci aiuter\u00e0 a fare tutto questo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E se l\u2019Europa stesse commettendo un errore cercando di emulare i modelli di capitalismo politico emersi in Cina e negli Stati Uniti? 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