{"id":15193,"date":"2023-11-23T06:30:00","date_gmt":"2023-11-23T05:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=15193"},"modified":"2023-11-23T10:47:32","modified_gmt":"2023-11-23T09:47:32","slug":"nella-nuova-guerra-fredda-una-conversazione-con-carlo-galli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/23\/nella-nuova-guerra-fredda-una-conversazione-con-carlo-galli\/","title":{"rendered":"Nella nuova Guerra fredda, una conversazione con Carlo Galli"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Nel suo contributo a <\/strong><a href=\"https:\/\/luissuniversitypress.it\/pubblicazioni\/il-grand-continent-fratture-della-guerra-estesa-ucraina-metaverso\/\"><strong><em>Fratture della guerra estesa<\/em><\/strong><\/a><strong>, ha spiegato che le analogie con la prima Guerra fredda sono pi\u00f9 apparenti che sostanziali. Allora perch\u00e9 utilizziamo questa formula? E cosa dice di noi il rifarci costantemente a vecchie categorie come \u00abGuerra fredda\u00bb o \u00ab<\/strong><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/09\/20\/le-non-alignement-nouveau-levier-de-negociation-des-brics\/\"><strong>non allineamento<\/strong><\/a><strong>\u00bb per dare senso al mondo?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Dice che abbiamo poca fantasia e poche capacit\u00e0 interpretative. \u00c8 necessario stabilire strumenti critici pi\u00f9 aggiornati, come i diversi livelli di analisi che ho individuato nel mio contributo: un livello teologico-politico, un livello politico e geopolitico europeo e un livello geopolitico mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono delle differenze fondamentali tra le due guerre. L\u2019aspetto pi\u00f9 evidente \u00e8 che la seconda non \u00e8 ancora fredda: il conflitto in Ucraina \u00e8 in corso e rimane incandescente. La differenza essenziale per\u00f2 \u00e8 che la Guerra fredda storica esauriva in s\u00e9 sostanzialmente tutto lo scontro politico a livello mondiale. C\u2019erano certamente, da parte dell\u2019una e dell\u2019altra potenza, tentativi di guadagnare spazi nelle periferie del mondo. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/07\/12\/la-deuxieme-guerre-froide\/\">La sostanza della politica internazionale per\u00f2 era il confronto tra i due blocchi, che si manifestava in Europa,<\/a> un\u2019Europa che era passata da essere soggetto a essere oggetto della politica internazionale. Era un bene estremamente prezioso, che veniva spartito senza essere quasi conteso. C\u2019era un reciproco accordo sul fatto che la configurazione dei due imperi non fosse modificabile, tant\u2019\u00e8 che l\u2019occidente non ha mai approfittato delle rivolte che avvenivano periodicamente nei paesi dell\u2019Est per staccarli dal controllo sovietico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo era congelato nella sua parte principale, cio\u00e8 l\u2019Europa. Adesso invece, il conflitto \u00e8 certamente fra gli Stati Uniti e i loro alleati da una parte e la Russia dall\u2019altra, ma \u00e8 un conflitto che non \u00e8 stabilizzante, perch\u00e9 avviene all\u2019interno di un mondo globalizzato. Anche se la globalizzazione \u00e8 fortemente in crisi, non \u00e8 possibile mantenere oggi l\u2019impermeabilit\u00e0 dei sistemi economici tipica della prima Guerra fredda. Nonostante le sanzioni, l\u2019economia russa continua ad essere alimentata dalle opportunit\u00e0 di un mondo percorso da una quantit\u00e0 sostanzialmente infinita di linee di valorizzazione economica. La stessa idea di un \u00abblocco economico\u00bb non \u00e8 percorribile. Ci siamo svincolati dalla Russia come fornitrice privilegiata di gas e di fonti energetiche, e l\u2019abbiamo fatto anche abbastanza facilmente, sostituendola con fonti di approvvigionamento pi\u00f9 costose ma di altra provenienza. La Russia, a sua volta, si \u00e8 emancipata dalla pesante subalternit\u00e0 economica verso l\u2019occidente, aggirando le sanzioni con l\u2019aiuto della Cina, dell\u2019Iran o della Corea del Nord.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Se la globalizzazione \u00e8 fortemente in crisi, non \u00e8 possibile mantenere oggi l\u2019impermeabilit\u00e0 dei sistemi economici&nbsp;<\/p><cite>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che questa seconda Guerra fredda avviene in un contesto largamente fluido e dinamico, cio\u00e8 di una globalizzazione sotto stress, subalterna alle logiche politiche e geopolitiche che credeva di aver sepolto e che invece si stanno affermando. Tuttavia la globalizzazione \u00e8 tutt\u2019altro che interrotta e continua a giocare un ruolo fondamentale. L\u2019unico punto in cui l\u2019interscambio economico \u00e8 fermo \u00e8 precisamente tra Occidente e Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, a queste differenze fra le due guerre, se ne aggiunge una terza: il mondo \u00e8 abitato da almeno un\u2019altra superpotenza, quella cinese. E per la prima superpotenza, gli Stati Uniti, quello \u00e8 il vero nemico, il vero competitore strategico, mentre la Russia non \u00e8 che un vecchio concorrente il cui ruolo \u00e8 stato ridotto dalla storia. \u00c8 un concorrente regionale, e tale deve rimanere, mentre al grande gioco partecipano Stati Uniti e Cina.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Se parliamo oggi di nuova Guerra fredda, \u00e8 a causa del suo nucleo incandescente in Ucraina. Lei sottolineava l\u2019impossibilit\u00e0 di leggere il conflitto con un solo schema, e notava la compresenza di varie scale, quella Ucraina, quella europea, quella globale. A pi\u00f9 di seicento giorni dall\u2019invasione, come si stanno articolando queste scale? Quali tendono alla risoluzione del conflitto? Quali a una sua estensione?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Paradossalmente, non abbiamo moltissime notizie sull\u2019andamento delle operazioni militari vere e proprie.<\/p>\n\n\n\n<p>Da entrambe le parti si \u00e8 di recente parlato di stallo, prima che entrambe negassero sdegnate. \u00c8 molto probabile che sia vero: per diversi motivi, entrambe le parti si sono precluse la capacit\u00e0 di operare in modo decisivo sul piano militare, facendo un salto di qualit\u00e0 da una guerra a media intensit\u00e0 a una guerra totale. Questo passaggio significherebbe, per i russi, mettere in gioco l\u2019aviazione e, per gli ucraina, sistemi missilistici in grado di colpire il cuore del territorio nemico. Siamo davanti a uno stallo che \u00e8 soltanto una mezza vittoria per Putin, perch\u00e9 gli conferisce la continuit\u00e0 territoriale tra la Russia e la Crimea attraverso l\u2019Ucraina orientale. \u00c8 una vittoria solo a met\u00e0, perch\u00e9 il suo vero obiettivo strategico mirava ad altre priorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Oggi c\u2019\u00e8 solo geopolitica<\/p><cite>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Una era Odessa, come perno della linea Kaliningrad-Odessa. Gravare concretamente su quella linea, tenere saldamente entrambi i cardini dell\u2019istmo Ponto Baltico \u00e8 cruciale. La situazione russa \u00e8 fragile: il possesso del cardine nord \u00e8 solo nominale, visto che Kaliningrad \u00e8 accerchiata da altre potenze ostili \u2013 i Baltici, la Svezia e la Polonia \u2013 e il cardine Sud non \u00e8 completamente controllato, perch\u00e9 la chiave sarebbe Odessa, pi\u00f9 che Sebastopoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto, l\u2019obiettivo strategico fondamentale, la capacit\u00e0 russa di dominare la politica ucraina, o addirittura di annettere il Paese, non \u00e8 venuto alla luce. Anche se la guerra finisse ora e fosse concesso a Putin di conservare in modo stabile le proprie conquiste territoriali, avrebbe comunque al suo fianco occidentale un\u2019Ucraina ferocemente anti-russa. Forse non integrata formalmente nella NATO, ma garantita dalle potenze occidentali e sorretta dal denaro dell\u2019UE, quest\u2019Ucraina diventerebbe un fronte orientale europeo permanente. La capacit\u00e0 di Putin di premere sull\u2019Europa diventerebbe molto limitata. Non sarebbe il vincitore che annette l\u2019Ucraina come una provincia ribelle e mostra ai terrorizzati vicini l\u2019entit\u00e0 del suo potere imperiale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Lo stallo della guerra in Ucraina \u00e8 solo una mezza vittoria per Putin.&nbsp;<\/p><cite>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Putin ha subito uno stop non indifferente. Parlando solo dal punto di vista geopolitico \u2013 senza considerare il significato di questa guerra dal punto di vista del diritto internazionale, chiaramente un significato negativo e disastroso \u2013 quella di Putin \u00e8 solo una mezza vittoria. A questo si unisce una sconfitta nel Baltico, che \u00e8 sostanzialmente un lago in mano ai nemici della Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra in Europa non \u00e8 stata una grande impresa per Putin, sebbene la dica necessaria per difendersi dalle mire della NATO. La realt\u00e0 \u00e8 che la Russia non \u00e8 stata in grado di esercitare un\u2019egemonia stabile sull\u2019Ucraina e ha dovuto ricorrere a strumenti come i colpi di stato e la corruzione, finch\u00e9 l\u2019Occidente non si \u00e8 messo di traverso, conscio dell\u2019importanza strategica del Paese. Se i danni, umani, materiali e reputazionali sono tremendi, l\u2019esito militare e strategico \u00e8 mediocrissimo. Anche se il fronte si congelasse, il risultato sarebbe una mezza Guerra fredda in Europa, concentrata nell\u2019interruzione dei rapporti fra Europa e Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa interruzione \u00e8 dannosa anche per l\u2019Europa, perch\u00e9 questa si \u00e8 presentata sostanzialmente in ordine sparso davanti a Mosca ed \u00e8 stata costretta soltanto dalle pressioni americane e fronteggiare duramente la guerra in Ucraina. Ricordiamo l\u2019esitare della Germania, che da questa guerra esce priva dell\u2019asset strategico della propria economia neomercantilista, il gas a buon mercato. Questo le aveva consentito nel nuovo millennio, dopo le riforme Schr\u00f6der-Hartz, un boom economico fondato su un\u2019economia di esportazione, energia a buon mercato, grande capacit\u00e0 industriale ed esportazioni; <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/06\/29\/la-chute-de-lexceptionnalisme-allemand\/\">questi erano i pilastri della Germania, che adesso barcolla<\/a>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un Paese ne \u00e8 molto contento \u2013 non Putin, a cui questo interessa poco \u2013 ma gli Stati Uniti, che avevano un conto aperto con la Germania. Ricordiamo le polemiche di Trump sulla bilancia commerciale tedesca e cinese, accusata di impoverire l\u2019America. La Germania sembra ora \u00absistemata\u00bb, mentre non vale lo stesso per la Cina.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Nella Guerra fredda, l\u2019Europa occidentale ha cercato le sue forme autonome di distensione e di apertura ad Est \u2013 la politica gollista o l\u2019Ostpolitik \u2013 per vivere serenamente su un solo continente. Quella della seconda Guerra fredda \u00e8 un\u2019Europa totalmente schiacciata sull\u2019Atlantico o ha qualcosa di autonomo da esprimere nei confronti della Russia e della Cina? L\u2019Europa di oggi \u00e8 anche diversa da quella della distensione: <\/strong><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/07\/12\/la-prophetie-europeenne-de-kundera-relire-un-occident-kidnappe\/\"><strong>Sofia, Bucarest, Varsavia, Praga e le altre capitali dell\u2019Europa centrale citate da Churchill nel discorso di Fulton sono ora dalla \u00abnostra\u00bb parte della cortina<\/strong><\/a><strong>.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa attuale \u00e8 certamente pi\u00f9 estesa rispetto al passato, ma non \u00e8 affatto pi\u00f9 unita. Inoltre, manca di capacit\u00e0 politica, come l\u2019Europa di ieri. Questa Europa, per quanto estesa, \u00e8 anche pi\u00f9 sbilanciata: un\u2019Europa che non ha rapporti con la Russia \u00e8 un\u2019assurdit\u00e0. \u00c8 un\u2019assurdit\u00e0 che pu\u00f2 esistere soltanto in una fase patologica della storia europea; in una fase fisiologica, l\u2019Europa ha sempre avuto rapporti con la Russia. Anche la Germania, dopo il nazismo, ha ristabilito rapporti con la Russia. La Russia \u00e8 parte dell\u2019identit\u00e0 europea, ha un sistema politico semi-europeo. Certo, l\u2019altra met\u00e0 \u00e8 orientale. Uno dei problemi di Putin \u00e8 che crede davvero in una visione binaria e duale della Russia, in cui la parte asiatica pesa tanto quanto quella europea. Questo differisce profondamente dalla concezione, condivisa anche dai comunisti, di vedere la Russia come principalmente europea: un enorme corpo asiatico, ma con la testa europea e rivolta a occidente.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019Europa attuale \u00e8 certamente pi\u00f9 estesa rispetto al passato, ma non \u00e8 affatto pi\u00f9 unita<\/p><cite>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Se a questa visione di Putin si aggiunge la guerra, con l\u2019interruzione dei rapporti tra Europa e Russia, il risultato \u00e8 un\u2019Europa completamente consegnata agli Stati Uniti, perch\u00e9 da sola non riesce ad avere una capacit\u00e0 strategica e politica, ma rimane intimorita e rattrappita, anche se pi\u00f9 grande. Non solo \u00e8 rattrappita, ma \u00e8 divisa, perch\u00e9 conosciamo le sue fratture profonde. C\u2019\u00e8 un\u2019Europa orientale fortemente anti-russa e filo-americana, mentre l\u2019Europa del Sud ha interessi divergenti rispetto a quelli dell\u2019Europa del Nord: Spagna, Italia e Grecia hanno poco in comune con la Germania o l\u2019Olanda. L\u2019Europa di Bruxelles \u00e8 un\u2019Europa lotaringica, fondata su un rapporto Francia-Germania. Ci sono diverse Europe e a tenerle tutte insieme non \u00e8 la paura della Russia \u2013 perch\u00e9&nbsp; gli europei sarebbero andati in ordine sparso davanti a Putin \u2013 ma la capacit\u00e0 politica e militare degli Stati Uniti, che naturalmente non vogliono perdere il loro rapporto con l\u2019Europa, per cui hanno combattuto tre guerre mondiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo assistendo a una fase di disfacimento delle architetture che avevano vinto la Guerra fredda e che avevano sorretto il ventennio successivo alla vittoria occidentale. Dovremmo essere capaci di inventare un nuovo modo di stare al mondo tra Europa, Russia, Stati Uniti e Cina, ma abbiamo davanti solo la politica di potenza, e chi la potenza non ce l\u2019ha la subisce, molto semplicemente. L\u2019Europa la subisce poco, nel senso che il grosso della violenza non tocca l\u2019Europa, ad eccezione dell\u2019Ucraina, ma la subisce, senza avere potenza da proiettare efficacemente all\u2019esterno.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dal sette ottobre, con l\u2019inizio della <\/strong><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/category\/guerra\/israele-hamas-la-guerra-del-sukkot\/\"><strong>guerra del Sukkot<\/strong><\/a><strong>, c\u2019\u00e8 un nuovo punto caldo nel mondo. \u00c8 un punto caldo di questa nuova Guerra fredda o obbedisce ad altre logiche? C\u2019\u00e8 qualcosa che lega Gaza e l\u2019Ucraina?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Io non credo che siano direttamente legati, se non per il fatto che sono entrambi dei fronti di violenza e di incandescenza che coinvolgono l\u2019Occidente. L\u2019occidente, che poi vuol dire l\u2019impero americano e i suoi alleati, ha un\u2019estensione tale, che riscontra problemi in diverse aree, senza che vi sia un\u2019unica mente a collegare insieme i diversi focolai. Il focolaio israelo-palestinese \u00e8 vecchissimo e nasce nel 1948.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo per\u00f2 chiederci a chi giova questo focolaio. Noi sappiamo che <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/10\/12\/les-pays-arabes-et-musulmans-dans-la-guerre-de-soukkot-cartographier-une-rupture-x\/\">giova a tutti gli attori ostili a una normalizzazione della situazione mediorientale che abbia come pilastri l\u2019Arabia Saudita e Israele<\/a>. Se il Medio Oriente si stabilizza grazie ai buoni rapporti tra Arabia Saudita e Israele, tenendo conto che quest\u2019ultimo \u00e8 la sentinella americana nella zona, possiamo individuare chi trae un vantaggio dalla tragedia israelo-palestinese, anche se i responsabili politici non li sapremo mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci vorr\u00e0 tempo per una situazione di pace co-egemonica tra Arabia Saudita e Israele per stabilizzare il Medio oriente. Fra le condizioni per il formarsi di questa situazione di pace, c\u2019\u00e8 sicuramente la soluzione della questione palestinese, che pu\u00f2 passare soltanto attraverso l\u2019abbandono, da parte araba e palestinese, della pregiudiziale contraria all\u2019esistenza dello Stato di Israele, che \u00e8 presente nello statuto di Hamas. Basterebbe che questo obiettivo di eliminazione dello Stato di Israele venisse convertito verso l\u2019obiettivo di rinominare lo Stato d\u2019Israele, ad esempio chiamandolo stato israelopalestinese. Di fatto, i palestinesi sono la met\u00e0 della popolazione complessiva di Israele. Questa potrebbe essere la soluzione migliore per tutti, ma capisco sia assolutamente impensabile per gli uni e per gli altri. Se l\u2019eliminazione dello Stato di Israele significa che gli israeliani vengono buttati a mare o sono costretti a vivere in uno Stato islamico, significa che qualcuno non vuole la pace.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La guerra del Sukkot giova a tutti gli attori ostili a una normalizzazione della situazione mediorientale che abbia come pilastri l\u2019Arabia Saudita e Israele<\/p><cite>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo gli accordi di Oslo, che sono falliti, il tentativo \u00e8 stato di cercare una pace non politica, ma una pace militare, cio\u00e8 fondata sullo strapotere militare di Israele, che blocca e tiene la ferma la protesta palestinese. \u00c8 un metodo che non porter\u00e0 ad alcun risultato. Tuttavia, \u00e8 necessario che Israele non abbia pi\u00f9 davanti a s\u00e9 delle forze politiche che hanno come primo punto dei loro programmi l\u2019eliminazione pura e semplice dello Stato ebraico. \u00c8 evidente che lo Stato di Israele ha la sua ragion d\u2019essere storica e politica nell\u2019olocausto: la reazione israeliena \u00e8 una reazione sicuramente abnorme, frutto di un passato abnorme e di un presente abnorme.<\/p>\n\n\n\n<p>Serve un attore disposto alla normalizzazione. Gli americani hanno creduto di poter affidare questo problema a Israele, ma Israele non \u00e8 la soluzione, \u00e8 parte del problema. Gli Stati Uniti vogliono pacificare il Medio Oriente per i loro interessi, non perch\u00e9 sono gli angeli custodi del mondo, ma ho l\u2019impressione che, per riuscirci, ci debbano tornare loro, magari insieme a truppe ONU, contingenti arabi o contingenti israeliani. Ma ci deve essere un terzo autorevole, perch\u00e9 affidare la soluzione a uno dei contendenti \u00e8 impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ci porta tutto questo all\u2019Ucraina? I nemici degli Stati Uniti possono trarre qualche vantaggio da questa situazione molto dinamica, in cui tutto pu\u00f2 cambiare. Se ci sar\u00e0 una drammatica estensione della guerra, nessuno ne uscir\u00e0 vincitore, ma nella situazione fluida di questo momento credo che l\u2019Iran sia soddisfatto, che la Russia sia soddisfatta, che la Cina sia abbastanza soddisfatta, mentre gli Stati Uniti siano angosciati.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ha detto che l\u2019Europa \u00e8 passata da essere il soggetto della politica mondiale a esserne l\u2019oggetto. Si pu\u00f2 dire che oggi non siamo neanche pi\u00f9 l\u2019oggetto, che le pi\u00f9 grandi fratture globali riguardano altre aree del mondo, in particolare il Pacifico? Qual \u00e8 la posizione della Cina in questa nuova fase della globalizzazione, altra differenza cruciale rispetto alla prima Guerra fredda?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Per capire la globalizzazione e il ruolo che la Cina ha al suo interno servono tre premesse. La prima \u00e8 che la globalizzazione \u00e8 stata, prima di tutto, il riconoscimento che l\u2019economia di mercato ha sconfitto l\u2019economia di comando sotto il profilo dell\u2019efficienza. La seconda \u00e8 sapere che abbiamo confuso l\u2019economia di mercato con la democrazia, un errore grave. Si pu\u00f2 benissimo essere portatori di una forte economia di mercato e avere strutture politiche non democratiche: la Cina o il Vietnam ne sono un esempio. La terza \u00e8 la grande decisione della Cina di entrare nell\u2019economia di mercato, presa da Deng Xiaoping e fortemente contrastata a suo tempo. Tuttavia Deng ha avuto la meglio e grazie a questa decisione la Cina \u00e8 diventata il vero competitor degli Stati Uniti. Come dimensione grezza, la sua economia \u00e8 superiore a quella degli Stati Uniti, anche se \u00e8 inferiore sul piano qualitativo. La posizione della Cina \u00e8 una posizione di necessaria ed implicita minaccia all\u2019egemonia mondiale degli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La globalizzazione \u00e8 stata, prima di tutto, il riconoscimento che l\u2019economia di mercato ha sconfitto l\u2019economia di comando sotto il profilo dell\u2019efficienza<\/p><cite>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Da quando la Cina \u00e8 stata fatta entrare nelle grandi istituzioni economiche internazionali, cio\u00e8 il WTO e l\u2019FMI, si \u00e8 comportata secondo le regole del gioco, senza essere un attore revisionista. \u00c8 stata un attore che ha giocato con una visione e un\u2019adesione collaborativa a quelle istituzioni. La Cina \u00e8 la fabbrica del mondo, ha bisogno di importare ed esportare, ha bisogno del capitalismo globale, di cui vuole essere il perno o uno dei perni. La sua linea non sar\u00e0 mai quella della chiusura autarchica, ma nemmeno quella del colonialismo tradizionale, cio\u00e8 l\u2019occupazione politico-militare di territori.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019espansione della Cina \u00e8 un\u2019espansione commerciale che ruota intorno a due direttrici. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/10\/18\/un-nouvel-empire-bienveillant-leconomie-ouverte-selon-xi-jinping-x\/\">La prima \u00e8 il progetto delle Nuove vie della seta che, per quanto non abbia una prospettiva brillantissima davanti a s\u00e9, aveva comunque un senso chiaro, quello di un rapporto forte tra la Cina e l\u2019Europa<\/a> che coinvolgesse e attraversasse tutta l\u2019Asia. L\u2019altra \u00e8 una direttrice di influenza economica e politica in Africa. Influenza e non controllo, sviluppata attraverso un sistema di aiuti, prestiti, costruzione di infrastrutture in vari Paesi africani in cui c\u2019\u00e8 per la Cina uno spazio teorico superiore a quello occidentale, se non altro perch\u00e9 la Cina non ha un passato coloniale da farsi perdonare.<\/p>\n\n\n\n<p>La Cina, tuttavia, sotto il profilo strategico, ha due grossi problemi. Il primo \u00e8 che dai tempi di Kissinger e Nixon non ha pi\u00f9 avuto un rapporto facile e positivo con l\u2019Unione Sovietica e poi la Russia. Era stata separata dal blocco asiatico continentale, che risultava spezzato: una delle clausole geopolitiche principali da un punto di vista occidentale. Il secondo \u00e8 l\u2019impegno americano nell\u2019impedirle l\u2019accesso all\u2019oceano, impegno che continua a essere forte, visto che la Cina \u00e8 chiusa da una serie di alleanze americane che controllano tutta la costa del Pacifico e tengono il Paese in una gabbia marittima abbastanza visibile. Dietro la questione di Taiwan ci sono ovviamente l\u2019impulso nazionalistico cinese e il suo orgoglio smisurato da una parte \u2013 un fattore politico reale, non mera sovrastruttura \u2013 ma dall\u2019altra anche un interesse strategico. La riannessione di Taiwan significherebbe per la Cina affacciarsi liberamente sul Pacifico, liberandosi dalla serie di arcipelaghi e penisole in mano agli americani.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Stati Uniti hanno da tempo, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, istituito una sorta di gigantesco cordone sanitario intorno al continente asiatico, che blocca qualsiasi proiezione marittima di qualunque potenza asiatica. Tutte sono bloccate da un sistema di alleanze, da un sistema di basi militari e navali che rispondono all\u2019esigenza strategica primaria degli Stati Uniti, cio\u00e8 controllare entrambe le sponde di entrambi gli oceani su cui il continente americano si affaccia e di avere al tempo stesso il pieno controllo del mare. Evidentemente, questi due assi geostrategici degli Stati Uniti sono ancora in pieno vigore e hanno subito un vero scacco soltanto quando dalla catena di alleanze asiatiche \u00e8 uscito l&#8217;Iran, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/09\/una-potenza-stocastica-limpero-sotterraneo-degli-stati-uniti-una-conversazione-con-abe-newman-e-henry-farrell\/\">diventato da allora la grande breccia<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Dai tempi di Kissinger e Nixon la Cina non ha pi\u00f9 avuto un rapporto facile e positivo con l\u2019Unione Sovietica<\/p><cite>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La Cina, che sembra molto aggressiva, sotto il profilo geopolitico sta giocando sulla difensiva. Per uscire dalla sua condizione di subalternit\u00e0, dovrebbe compiere atti di autentica aggressione, un passo che una leadership estremamente prudente come quella cinese si guarda bene dal farlo, tranne con Taiwan, che rimane il punto interrogativo pi\u00f9 grande.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Tornando al quadro generale, lei ha definito la Guerra fredda storica come un affrontarsi di universalismi progressisti. Cosa rimane oggi di universale e progressista? Chi \u00e8 capace di dare al mondo un\u2019idea di futuro? Non sembra farlo la Russia. Pu\u00f2 farlo l\u2019Occidente? Pu\u00f2 farlo la Cina?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ecco l\u2019altra grande differenza fra le due guerre fredde. Allora di affrontavano due ipotesi di futuro progressista, o che almeno dicevano di esserlo. Erano due visioni figlie dell\u2019Occidente, della modernit\u00e0 e del progressismo. Oltre a tutte le differenze gi\u00e0 segnalate, dobbiamo aggiungere che il conflitto odierno \u00e8 solo geopolitico, non ha come posta in palio una visione del mondo. E gli occidentali sono stati gli ultimi a capire che la loro visione del mondo non \u00e8 universale: hanno tentato di esportare democrazia e valori occidentali, attirando naturalmente numerosi giudizi di imperialismo, non infondati. Fino a qualche anno fa, l\u2019idea era che la democrazia fosse il futuro dell\u2019umanit\u00e0 e che i Paesi democratici avessero il diritto, se non il dovere, di operare cambi di regime nei Paesi non democratici, naturalmente quelli piccoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella occidentale era una percezione di superiorit\u00e0 tecnologica e scientifica, ma anche etico-politica. Forse abbiamo capito che \u00e8 solo la nostra civilt\u00e0, e che il suo primo dovere \u00e8 rispettare le altre. I cinesi non cercano di imporre la cultura cinese al mondo intero, poich\u00e9, fondamentalmente, si considerano tanto superiori da non aver alcun interesse a civilizzare gli altri. I russi, al contrario, conservano un impulso imperialistico, quasi messianico, ma che non coinvolge il resto del mondo; si tratta di una missione russa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il conflitto odierno \u00e8 solo geopolitico, non ha come posta in palio una visione del mondo<\/p><cite>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ai tempi questo impulso imperialistico-messianico si era tradotto nell\u2019appoggio ai partiti comunisti di tutto il mondo e nelle lotte di liberazione dei paesi colonizzati. Questa prospettiva pretendeva di avere un impatto positivo sul resto del mondo, ma oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/03\/09\/la-guerra-santa-di-putin\/\">I russi non ci stanno offrendo un modello di civilt\u00e0, stanno solo cercando di realizzare un loro destino imperiale di salvare l\u2019umanit\u00e0, un\u2019umanit\u00e0 che per loro coincide con la cristianit\u00e0 ortodossa<\/a>, perch\u00e9 la cristianit\u00e0 cattolica e quella protestante occidentale sono state cancellate dall\u2019individualismo, dalla tecnica e dall\u2019economia politica ed \u00e8 sostanzialmente morta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora invece la presenza di Dio nel mondo \u00e8 garantita dalla Russia come portatrice di una salvezza di carattere comunitario e non occidentale. Questo messaggio non \u00e8 rivolto a noi, ma \u00e8 un messaggio rivolto a loro stessi; al pi\u00f9, secondo Dugin, \u00e8 rivolto a staccare l\u2019Europa dagli Usa, prospettando agli europei una loro identit\u00e0 diversa da quella americana.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>E chi pu\u00f2 offrire un messaggio che parli al mondo?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 nessuno che possa farlo. La nostra visione attuale, nel bene e nel male, \u00e8 che in questo mondo esiste un pluralismo di potenze e culture che possono benissimo evitare il conflitto. Non sono favorevole al concetto di conflitto tra civilt\u00e0 come esito necessario della nostra condizione contemporanea: pu\u00f2 esserci una coesistenza di civilt\u00e0, ma \u00e8 necessario riconoscere la loro differenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Non possiamo pi\u00f9 considerarci i portatori dell\u2019unica civilt\u00e0 del pianeta e guardare al mondo musulmano, alla Cina e alla Russia come scimmie antropoforme prive dei benefici del tecno-capitalismo occidentale, che peraltro praticano benissimo. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/12\/molti-mondi-su-un-solo-pianeta\/\">Bisogna davvero provincializzare l\u2019Europa e riconoscere che non \u00e8 che una parte del tutto<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Se non c\u2019\u00e8 un messaggio universale, vediamo il messaggio che diamo a noi stessi. L\u2019Occidente ha saputo competere nella Guerra fredda con l\u2019<\/strong><strong><em>embedded liberalism <\/em><\/strong><strong>prima e con il capitalismo neoliberale poi. Quale futuro c\u2019\u00e8 ora? Per cosa lottiamo? In nome di cosa chiediamo di soffrire per Kiev?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 un problema centrale. \u00c8 inutile chiedere alle persone di soffrire \u2013 non dico \u00abmorire per Kiev\u00bb, ma soffrire per Kiev \u2013 in nome di uno scontro tra democrazia e autoritarismo che si combatte in Ucraina. La cosa pu\u00f2 essere vera o meno, a seconda di quanto ritentiamo democratica l\u2019Ucraina. Il punto \u00e8 che non dovremmo essere costretti a dire se l\u2019Ucraina \u00e8 o non \u00e8 democratica. La minaccia russa la stessa, indipendentemente dalla democraticit\u00e0 dell\u2019Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<p>Basta semplicemente dire che non possiamo tollerare che l\u2019orso russo faccia ci\u00f2 che vuole alle porte di casa nostra, a prescindere dal livello di democrazia dell\u2019Ucraina. Dobbiamo smetterla di combattere \u00abguerre giuste\u00bb, o meglio, quelle che noi definiamo giuste. Se proprio dobbiamo combattere una guerra, la dobbiamo combattere per i nostri interessi, non per una giustizia superiore di cui saremmo i mandatari. Poco importa che l\u2019Ucraina sia democratica o meno. Va difesa nei fatti, perch\u00e9 non possiamo permettere a un bruto di sfondare la porta ed entrare in casa. Questa \u00e8 la motivazione, una buona vecchia teoria del domino, \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente: se non fermiamo l\u2019orso russo ora, chi sar\u00e0 il prossimo? Chi verr\u00e0 mangiato? Se la Russia avesse invaso l\u2019Ungheria, invisa all\u2019opinione progressista occidentale, non avremmo abbandonato il Paese alla sua sorte, ma l\u2019avremmo difeso per motivi geopolitici.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La minaccia russa resta la stessa, indipendentemente dalla democraticit\u00e0 dell\u2019Ucraina.<\/p><cite>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo vende i sacrifici per l\u2019Ucraina molto meglio che lo scontro tra democrazia e autocrazia, che espone l\u2019Occidente a contestazioni, non del tutto infondate.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La Guerra fredda \u00e8 stata anche un modo per l\u2019occidente di riformarsi, pensiamo al capitalismo occidentale. Nella competizione politica interna e globale, ha dovuto garantire un certo tenore di vita e un orizzonte di maggiore eguaglianza sociale. Questa nuova Guerra fredda non sembra dare l\u2019occasione di ripensarci.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Certo, la Guerra fredda aveva un contributo vagamente progressista, per assurdo che possa sembrare. La situazione attuale, invece, si spiega solo col pluralismo dei punti di potenza nel mondo. In questo pluralismo si inserisce il timore, da parte degli Stati Uniti, dell\u2019ascesa minacciosa (per loro) della potenza cinese.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 il fatto: non ci sono grandi argomentazioni, grandi disegni universali e morali. \u00c8 anche veramente sbagliato fare grandi disegni quando non possiamo, perch\u00e9 ci esponiamo a critiche facili. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/08\/25\/la-panthere-du-golfe-comment-larabie-saoudite-achete-le-monde\/\">Davvero siamo pronti a considerare l\u2019Arabia Saudita tra i \u00abbuoni\u00bb<\/a>? Esiste un\u2019egemonia americana nel mondo, che si manifesta in molti modi, ma non \u00e8 sufficiente a coprire il mondo intero, mentre ci sono larghe fette di mondo che non accettano questa egemonia dal punto di vista culturale, militare e anche economico. A noi questo pu\u00f2 dispiacere, ma fare una narrazione primitiva di \u00abbene contro male\u00bb pu\u00f2 solo peggiorare le cose.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Visto che siamo arrivati a temi di puro potere, un tratto distintivo della Guerra fredda era la paura atomica, un tratto inquietante ma anche un fattore di ordine e sicurezza nel sistema internazionale. Abbiamo ancora paura della bomba? Esiste ancora questa minaccia tutelare?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Spero che abbiamo ancora paura della bomba atomica!<\/p>\n\n\n\n<p>Questa salutare paura ci ha consentito di rimanere al mondo, evitando molte guerre in Europa. Grazie all\u2019atomica ci siamo sempre fermati prima. \u00c8 un discorso tanto banale quanto brutale, ma sicuramente vero. Ho vissuto met\u00e0 della mia vita sotto la minaccia nucleare. Era una minaccia cos\u00ec seria che nessuno ne parlava apertamente. N\u00e9 gli americani n\u00e9 i russi promettevano di bombardare, perch\u00e9 quella era una minaccia reale e sentita, dunque se ne parlava poco. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2022\/09\/26\/lautomne-nucleaire-de-leurope\/\">Ho sentito con orrore, quando \u00e8 iniziata la guerra in Ucraina, che tutti evocavano le bombe atomiche<\/a>. Poi ho capito che era solo un modo di dire, perch\u00e9 nessuno Stato adopera bombe atomiche. La cosa \u00e8 diversa quando si tratta di organizzazioni terroristiche che accedono a tali armamenti dopo l\u2019era atomica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Spero che abbiamo ancora paura della bomba atomica!<\/p><cite>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Personalmente, non credo che le bombe atomiche abbiano un significato destabilizzante. Anzi, penso che potrebbero fungere da elemento stabilizzante in questa situazione. L\u2019arma serve per non essere adoperata e per tenere relativamente basso il confronto tra coloro che la possiedono. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/11\/20\/le-hamas-nouveau-poids-lourd-du-djihad-global\/\">Il problema di Israele \u00e8 che Hamas non possiede bombe atomiche, non ha una logica statale, che \u00e8 una logica intrinseca di moderazione<\/a>. Guardiamo alla Corea del Nord, uno Stato che era solito sbraitare sulla scena internazionale e che si \u00e8 molto tranquillizzato da quando si \u00e8 dotato dell\u2019arma atomica. Ogni stato con armi nucleari diventa un bersaglio legittimo per gli altri detentori, fenomeno che generalmente induce a una moderazione delle azioni. \u00c8 triste ma vero. Ovviamente \u00e8 essenziale garantire un controllo sicuro sulle armi nucleari, ma credo ancora nel loro valore come deterrente e stabilizzante in un sistema di Stati. Il punto \u00e8 che quando manca lo Stato, tutto pu\u00f2 accadere. Nel Medio Oriente, questa mancanza di stabilit\u00e0 \u00e8 evidente.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Focalizziamoci un momento sulle istituzioni globali e multilaterali. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nascono con una certa speranza, che la Guerra fredda congela. Queste speranze si riaprono con la fine dei blocchi e vengono ridimensionate dall\u2019iperpotenza statunitense. Qual \u00e8 ora il loro ruolo? Cosa possiamo attendere dalle istituzioni globali in questa nuova fase?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Focalizziamoci un momento sulle istituzioni globali e multilaterali. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nascono con una certa speranza, che la Guerra fredda congela. Queste speranze si riaprono con la fine della Guerra fredda e vengono ridimensionate dall\u2019iperpotenza statunitense. Qual \u00e8 ora il loro ruolo? Cosa possiamo attendere dalle istituzioni globali in questa terza fase?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un problema sapere che l\u2019ONU manca di capacit\u00e0 d\u2019intervento, ma neanche un\u2019autorit\u00e0 morale. Possiamo chiederci quante divisioni ha il Papa, ma non ci chiediamo nemmeno quante divisioni abbia l\u2019ONU. Questo \u00e8 un problema nessuno dovrebbe esserne contento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, per risolvere la questione palestinese, si sta pensando di dare la responsabilit\u00e0 della sicurezza nella striscia di Gaza \u2013 e magari anche in Cisgiordania \u2013 a una presenza internazionale sotto la casacca ONU. L\u2019esigenza \u00e8 sentita: in certe circostanza il gioco degli equilibri di potere pu\u00f2 generare stabilit\u00e0 Tuttavia, ci sono situazioni in cui non si former\u00e0 mai un equilibrio di potere, a meno che non intervenga un terzo, altrimenti c\u2019\u00e8 solo uno squilibrio continuo. Un esempio tipico \u00e8 il Medio Oriente, dove la presenza di un terzo minimamente neutrale sarebbe auspicabile.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il Fondo Monetario, l\u2019OMC e altre autorit\u00e0 faticano a mantenere l\u2019ordine, perch\u00e9 l\u2019ordine \u00e8 il prodotto della politica<\/p><cite>Carlo Galli<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019autorevolezza dell\u2019ONU \u00e8 scomparsa, se c\u2019\u00e8 mai stata. Viviamo in un momento in cui c\u2019\u00e8 solo geopolitica. Dalla geopolitica pu\u00f2 teoricamente uscire un ordine di equilibrio temporaneo, ma attualmente c\u2019\u00e8 solo caos. Un ordine mondiale universale centrato sull\u2019ONU \u00e8 impossibile. Al momento neanche le grandi organizzazioni economiche internazionali riescono a produrre davvero ordine. Il Fondo Monetario, l\u2019OMC e altre autorit\u00e0 faticano a mantenere l\u2019ordine. Qualcosa fanno, ma l\u2019ordine \u00e8 il prodotto della politica e, in questa fase, la politica \u00e8, da un lato, estremamente accesa e violenta e incapace, dall\u2019altro, di fornire quadri ordinativi<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Lei ha parlato di questo imbarbarimento delle relazioni internazionali rispetto alla prima Guerra fredda. Abbiamo per\u00f2 delle sfide universali pi\u00f9 grandi: la transizione ecologica, la terra che cambia sotto i nostri piedi, l\u2019eventualit\u00e0 di un\u2019altra pandemia. Queste sono sfide universali che erano assenti o meno sentite nella prima Guerra fredda. Rappresenteranno un\u2019occasione di coordinamento globale o delle nuove linee di frattura?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Al momento non hanno rilievo politico, nel senso che non sono l\u2019obiettivo di azioni collettive reali. A parole si pu\u00f2 dire tutto sui problemi climatici, che nascono dall\u2019attivit\u00e0 umana, dalla Cina, dall\u2019India e dagli Stati Uniti, attori che si guardano bene dal lanciare politiche innovative, come invece sta cercando di fare l\u2019Europa. Io non credo che sar\u00e0 la questione climatica a cambiare le brutte regole del brutto gioco che \u00e8 la politica internazionale. Un altro discorso \u00e8 quello delle pandemie. Se dopo del Covid arrivasse qualcosa di ancora peggiore, allora la sfida sarebbe una sfida reale, che avrebbe esiti al momento non prevedibili, ma credo che nessuno voglia la pace nel mondo al prezzo di una pandemia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall\u2019Ucraina a Gaza, la guerra si estende. Il mondo si frattura sotto i nostri occhi. 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