{"id":15014,"date":"2023-11-21T16:00:00","date_gmt":"2023-11-21T15:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=15014"},"modified":"2023-11-21T18:23:52","modified_gmt":"2023-11-21T17:23:52","slug":"capire-lambientalismo-difensivo-r-r","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/21\/capire-lambientalismo-difensivo-r-r\/","title":{"rendered":"Capire l\u2019ambientalismo difensivo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Qualche anno fa lo scrittore Jonathan Franzen, ambientalista di lungo corso, ha scritto un libretto sulla lotta climatica che ha sollevato numerose critiche. <em>What if We Stopped Pretending?<\/em> In italiano tradotto con il titolo <em>E se smettessimo di fingere? Ammettiamo che non possiamo pi\u00f9 fermare la catastrofe climatica<\/em> (Einaudi 2020). Non \u00e8 difficile immaginare le ragioni delle polemiche. La suggestione di Franzen va a contestare alla radice l\u2019utilit\u00e0 dell\u2019intero investimento politico, economico e culturale su cui una parte di establishment progressista, mondo intellettuale e opinione pubblica ha fondato la propria ragione di esistenza. Ossia, la formula politica che invoca e ha invocato negli anni la necessit\u00e0 di prendere misure radicali per abbattere le emissioni e salvare il pianeta dalla catastrofe.<\/p>\n\n\n\n<p>Franzen afferma che tale formula aveva senso trent\u2019anni fa, quando ancora si poteva agire ed ottenere dei risultati in tempo, mentre ormai non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da fare \u2013 perch\u00e9 \u00e8 impossibile raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici. Una posizione che rappresenta un terremoto esistenziale per il mondo ambientalista. Non perch\u00e9 la parola di Franzen sia verit\u00e0. Ma perch\u00e9, da un lato, trattasi di un approccio strumentale a qualsivoglia posizione conservatrice (\u00abse non si pu\u00f2 pi\u00f9 fare niente, non facciamo nulla\u00bb); dall\u2019altro, perch\u00e9 \u00e8 una suggestione che sempre pi\u00f9 persone, volenti o nolenti, riconoscono come piuttosto convincente. Non \u00e8 un caso che di recente <a href=\"https:\/\/www.dw.com\/en\/climate-change-do-not-overstate-15-degrees-threat\/a-66386523\">il nuovo capo dell\u2019IPCC<\/a> abbia voluto rassicurare l\u2019opinione pubblica sulla gestibilit\u00e0 \u2013 seppure con maggiori rischi \u2013 di un aumento della temperatura oltre il grado e mezzo, inevitabile cambio di passo nell\u2019approccio comunicativo dettato dall\u2019impossibilit\u00e0 di raggiungere i target.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pessimismo climatico, di cui Franzen \u00e8 in parte espressione, poggia su due architravi principali: la frammentazione globale e una certa interpretazione della natura umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando qualcuno afferma che l\u2019Italia o l\u2019Europa da sole non possono incidere a livello planetario, perch\u00e9 solo un\u2019azione congiunta globale pu\u00f2 avere efficacia \u2013 ma i paesi emergenti vogliono, anzitutto, energia e benessere, cose che l\u2019occidente ha gi\u00e0 avuto \u2013 gli ambientalisti tendono a liquidare tali discorsi come meri alibi. Il che pu\u00f2 essere anche vero, ma non \u00e8 accusando gli scettici di fare il gioco dei conservatori che il tema si risolve. Il punto \u00e8 che la battaglia ambientalista si scontra con un panorama internazionale frammentato in Stati, ognuno con i propri interessi, nonch\u00e9 con i propri processi democratici. Vi \u00e8 in merito una considerazione tanto banale quanto definitiva: il problema dei movimenti verdi \u00e8 che partecipano a una competizione democratica su scala nazionale, proponendo policy inevitabilmente nazionali che nulla possono fare per un problema che \u00e8 globale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il pessimismo climatico, di cui Franzen \u00e8 in parte espressione, poggia su due architravi principali: la frammentazione globale e una certa interpretazione della natura umana<\/p><cite>Luca Picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>E dire \u00abintanto iniziamo noi\u00bb non \u00e8 granch\u00e9 convincente per canalizzare consenso; dal momento che il leitmotiv di salvare il pianeta \u2013 ammesso si possa fare pure a livello globale \u2013 non pu\u00f2 funzionare, in quanto la vittoria del partito verde \u00abX\u00bb in Italia o Francia non influisce minimamente su scala planetaria, \u00e8 minata alla radice la stessa ragione d\u2019essere di tali iniziative. La competizione democratica \u00e8 incanalata in una dimensione nazionale, sicch\u00e9 ogni proposta pu\u00f2, tuttalpi\u00f9, sfociare in provvedimenti legislativi di carattere nazionale (un limite alle trivellazioni; una tassa sulle societ\u00e0 petrolifere; divieti di allevamenti intensivi; rimozione dei sussidi ambientalmente dannosi etc.) Provvedimenti che anche se presi a livello europeo \u2013 unica realt\u00e0 in grado di legiferare oltre gli Stati, seppure con diversi limiti \u2013 rimangono per loro natura inidonei a incidere a livello globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non essendoci una democrazia e un legislatore mondiale, il destino \u00e8 quello della frammentazione e, dunque, dell\u2019impotenza. Qualcuno potrebbe obiettare che la cooperazione globale pu\u00f2 raggiungere comunque dei risultati. In parte \u00e8 vero. Ma allo stesso tempo \u00e8 difficile non notare come il panorama internazionale sia sempre pi\u00f9 congelato: i principali responsabili delle emissioni sono paesi in aperta competizione (Stati Uniti, Cina, Russia, India); la visita di Nancy Pelosi a Taiwan \u00e8 bastata affinch\u00e9 Pechino si defilasse dalla cooperazione climatica con Washington. Ancora, suonano quasi surreali gli inviti nei singoli paesi, dall\u2019Italia alla Francia, a prendere misure radicali <em>hic et nunc<\/em>, quando il nostro circostante \u00e8 un mosaico di bombe, missili, aerei, carri armati, navi militari, dighe e gasdotti che saltano in aria, produzioni intensive di armamenti, conflitti vecchi e nuovi. Un contesto che priva di consistenza qualsivoglia appello ad una cooperazione globale per la sfida comune del cambiamento climatico. Dopodich\u00e9, non convince nemmeno il richiamo all\u2019esempio di cooperazione virtuosa a livello internazionale del Protocollo di Montr\u00e9al del 1987: in quel frangente, per fare fronte ai clorofluorocarburi (CFC), sostanze chimiche responsabili della riduzione dell\u2019ozono, tutti i paesi delle Nazioni Unite si impegnarono a ridurre l\u2019uso delle sostanze chimiche prima del 50, poi del 75 e infine del 100 per cento nel giro di dieci anni. Si trattava per\u00f2 di una dimensione decisamente pi\u00f9 circoscritta, in cui fu facile rintracciare il numero ristretto di aziende che producevano dette sostanze (le quali avevano gi\u00e0 brevettato valide alternative a livello tecnologico). Non si aveva di fronte un intero sistema, composto di cibo, energia, trasporti, infrastrutture, materiali, cui contribuiamo, tra responsabilit\u00e0 dirette e indirette e con diverse gradazioni, tutti, dal singolo individuo che usa la macchina per andare al lavoro, si riscalda a casa e prende un aereo per un viaggio, alle imprese petrolifere che forniscono alle societ\u00e0 l\u2019energia di cui necessitano.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il problema dei movimenti verdi \u00e8 che partecipano a una competizione democratica su scala nazionale, proponendo policy inevitabilmente nazionali che nulla possono fare per un problema che \u00e8 globale<\/p><cite>Luca Picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La fotografia proposta \u00e8 quella di un contesto frammentato, ove lo scacchiere risulta diviso in Stati-nazione, dimensione entro cui si svolge la competizione democratica, senza una partita elettorale globale che sfoci in un legislatore mondiale. I governanti devono rispondere, in primo luogo, ai propri cittadini. Un contesto non interpretabile in modo schematico e uniforme, come troppo spesso fanno gli ambientalisti \u2013 ossia: una famiglia umana unica che abita il pianeta e che deve agire per salvarlo \u2013 bens\u00ec percorso da asimmetrie globali, rapporti di forza, approcci diversi per tempistiche, responsabilit\u00e0, priorit\u00e0 e sensibilit\u00e0.\u00a0<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30265560_000004-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1706\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30265560_000004-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30265560_000004-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30265560_000004-1340x893.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30265560_000004-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Il bacino delle Tre gole. \u00a9 Mei Xuefei \/ Costfoto\/Sipa USA\/SIPA<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Scrive Franzen: \u00abMa per avere anche solo una possibilit\u00e0 di rispettare quell\u2019obiettivo [i target climatici], ogni nazione del mondo dovrebbe trasformare interamente le proprie infrastrutture e la propria economia nei prossimi dieci anni. Forse la Svezia riuscir\u00e0 ad azzerare le proprie emissioni entro il 2030. Ma i francesi sono insorti per una piccola tassa sulla benzina, l\u2019America di Trump \u00e8 innamorata dei suoi pick-up, per non parlare di Cina, India e Africa, dove ogni giorno entra in funzione l\u2019ennesima gigantesca centrale elettrica a carbone. Per me, il fatto che qualcuno possa davvero immaginare che il mondo rinuncer\u00e0 volentieri ai viaggi in aereo e alle tv a grande schermo \u00e8 un esempio dell\u2019umorismo nero del cambiamento climatico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Da qui la seconda tematica: quella della natura umana e, pi\u00f9 nello specifico, della libert\u00e0 individuale come valore primario. Secondo gli insegnamenti del realismo politico, non si pu\u00f2 infatti prescindere dal, per citare Leopardi, <em>amor proprio<\/em> dei singoli, inteso come ricerca della soddisfazione personale, cura della micro-realt\u00e0 individuale, prevalenza degli interessi egoistici. Motivo per cui ad ora movimenti verdi (veri, e dunque radicali, non mere manifestazioni estetiche)<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/10\/31\/aria-nuova-uscire-dallimpasse-climatica-r\/\"> non riescono a canalizzare consenso.<\/a> Eppure, qualcuno potrebbe dire, i sondaggi registrano, ovunque, un interesse crescente per il tema ambientale. Ad esempio, in Italia, quando si chiede se \u00e8 necessario agire per combattere il cambiamento climatico o se si \u00e8 preoccupati per lo stesso, sembra che la maggioranza netta dei cittadini sia molto sensibile al tema. A parere di chi scrive, tali sondaggi vanno maneggiati con cura. Nello specifico, pesa la leggerezza delle parole in relazione a una domanda cos\u00ec astratta (e per certi versi \u00ablontana\u00bb), che non \u00e8 in grado di cogliere il reale coinvolgimento rispetto al tema e, soprattutto, alle sue implicazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto \u00e8 che \u00e8 molto facile dirsi preoccupati per il cambiamento climatico o concordare con il fatto che \u00e8 necessario agire per tutelare il pianeta. \u00c8 una risposta a costo zero. Dinnanzi poi ad un approccio mediatico piuttosto \u00abforte\u00bb (vedasi mappe rosse e titoli catastrofisti sui giornali), \u00e8 per certi versi anche naturale. Come si accennava, trattasi per\u00f2, pi\u00f9 che altro, della leggerezza delle parole rispetto a un discorso astratto e di principio. Difatti, gi\u00e0 solo se si propone un focus sulle implicazioni pi\u00f9 concrete, i risultati iniziano a cambiare. Ad esempio, se la domanda riguarda nello specifico le misure europee (stop ai motori a combustione dal 2035; case green), <a href=\"https:\/\/tg24.sky.it\/politica\/2023\/03\/20\/sondaggi-politici-youtrend#00\">sale lo scetticismo<\/a>. Il sondaggio su un tema concreto, che comincia a riguardare veramente la micro-realt\u00e0 del singolo (cambiare l\u2019auto; rifare la casa), conduce a risposte ben pi\u00f9 ponderate rispetto alla generica sensibilit\u00e0 che si pu\u00f2 facilmente mostrare verso il tema in senso astratto. Risultati ancora pi\u00f9 marcati vi sarebbero se si iniziasse a tastare il terreno dei sacrifici che i singoli sono disposti a fare, nella circoscritta dimensione nazionale in Italia o in Francia o Germania, per combattere il climate change globale: \u00absaresti d\u2019accordo per una legge che limita la possibilit\u00e0 di mangiare carne o di viaggiare in aereo?\u00bb; \u00absaresti d\u2019accordo per l\u2019eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi?\u00bb (ossia, perlopi\u00f9 sgravi fiscali in favore del consumatore, anche se pochi ne sono consapevoli); \u00absaresti d\u2019accordo per limitare la produzione e il consumo di determinati beni?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il punto \u00e8 che \u00e8 molto facile dirsi preoccupati per il cambiamento climatico o concordare con il fatto che \u00e8 necessario agire per tutelare il pianeta. \u00c8 una risposta a costo zero<\/p><cite>Luca Picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Un\u2019inchiesta simile \u00e8 stata condotta da Jean-Yves Dormagen, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/07\/capire-la-nuova-spaccatura-ecologica-dati-inediti-r\/\">in un articolo sulla nuova spaccatura ecologica<\/a>. I risultati sono molto interessanti e vanno a testimoniare una certa refrattariet\u00e0 ad abbandonare taluni stili di vita in nome della lotta climatica: ad esempio, il 77% dei francesi ha dichiarato di non essere \u00abdisposto\u00bb a \u00abrinunciare a vivere in una casa indipendente\u00bb; il 59% si dichiara \u00abnon pronto a fare a meno dell\u2019auto a combustione interna\u00bb; il 67% non \u00e8 d\u2019accordo sull\u2019imposizione di un limite di velocit\u00e0 in autostrada di 110 km\/h per ridurre le emissioni di gas serra; dopodich\u00e9, degno di nota \u00e8 il fatto che quando una domanda sulla costruzione di parchi eolici viene posta in modo decontestualizzato, riceve il sostegno di oltre la met\u00e0 della popolazione, il 59%, tuttavia, se si specifica \u00abvicino a te\u00bb, la percentuale di sostegno scende di oltre 20 punti, per toccare il 37%; infine, merita menzionare, a riprova della centralit\u00e0 degli interessi individuali, il cortocircuito che si verifica quando agli intervistati \u00e8 chiesto se sono disposti a \u00ablimitarsi a 4 voli nella loro vita\u00bb (come da proposta di Jean-Marc Jancovici): in questo caso, \u00e8 la maggioranza del ceto progressista, il pi\u00f9 convinto dell\u2019urgenza del cambiamento climatico, a dichiarare di \u00abnon essere pronta\u00bb a ridurre l\u2019uso dell\u2019aereo, mentre la maggioranza dell\u2019area pi\u00f9 conservatrice si dice pronta a farlo. Scrive in merito Jean-Yves Dormagen: \u00abCome avrete sicuramente capito, si tratta principalmente di una differenza di posizione socio-economica, associata a stili di vita molto diversi e, pi\u00f9 specificamente, a un uso molto diverso dell\u2019aereo. I progressisti e, ancor pi\u00f9, i socialdemocratici sono tra i gruppi con maggior capitale economico e culturale, e quindi anche tra i pi\u00f9 assidui frequentatori di aerei. Sebbene il loro sistema di valori li spinga ad adottare comportamenti ecologici, la maggior parte di loro \u00e8 comunque riluttante a limitare l\u2019uso dell\u2019aereo. Al contrario, i cluster di estrazione popolare, anche tra coloro che tendono allo scetticismo climatico, sono \u201cpronti\u201d a questo tipo di impegno, poich\u00e9 non ha alcun impatto sulle loro abitudini e pratiche reali\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da qui la conclusione sulla generale difficolt\u00e0 a \u00abrinunciare a piaceri e stili di vita per limitare la propria impronta di carbonio, anche in gruppi con un certo livello di consapevolezza ecologica\u00bb. Non si \u00e8 pi\u00f9 nella leggerezza delle parole, ma nella concretezza delle implicazioni di un vero ambientalismo \u2013 dunque radicale, che impone limiti e modifiche degli stili di vita. A parere di chi scrive, a parte una bolla di attivisti particolarmente sensibile al tema, in pochi sarebbero favorevoli a modifiche radicali di stili di vita o eccessivi sacrifici della libert\u00e0 personale per una scommessa cos\u00ec grande, astratta e globale, che in molti, in altre parti del mondo, semplicemente si rifiutano di giocare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che veri partiti verdi siano inesistenti o se esistenti irrilevanti, che le azioni di disturbo degli attivisti (vernici; blocchi stradali) suscitino solo fastidio ai pi\u00f9 e che in generale non vi sia alcuna canalizzazione di consenso collettivo su politiche radicali green (le manifestazioni del 2019 erano pi\u00f9 estetica che altro), suggerisce come, dietro al sondaggio astratto, vi sia una realt\u00e0 ben pi\u00f9 complessa, in cui le esternazioni di principio debbono fare i conti con la concretezza delle micro-realt\u00e0 individuali.<\/p>\n\n\n\n<p>In generale, la formula politica della necessit\u00e0 di una radicale trasformazione dei propri stili di vita per salvare il pianeta non pare funzionare. Anche se il paragone ha i suoi limiti, si pensi ai lockdown della primavera del 2020: una vera operazione radicale, che ha ridotto il nostro impatto sul pianeta, collettiva per eccellenza (con il duplice effetto di limitare i contagi e pure le emissioni). Eppure, non \u00e8 stata pi\u00f9 replicabile e si \u00e8 progressivamente andati, grazie ovviamente anche al vaccino, nel senso opposto, rinunciando a qualsivoglia strategia zero-Covid, culturalmente e politicamente impossibile in occidente. Hanno vinto libert\u00e0 e rischio personale, con il relativo prezzo in termini di vite. Peraltro, come ha evidenziato l\u2019analista Alessandro Leonardi, nel 2020 (in cui il mondo si \u00e8 fermato per diversi mesi), la riduzione delle emissioni \u00e8 stata solo del 5.4%. Per un calo del 50% in 7 anni, come vorrebbero gli obiettivi climatici, servirebbe una riduzione annua del 7.1%. Difficile non rimanere suggestionati dal pessimismo di Franzen.\u00a0<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30302531_000003-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1529\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30302531_000003-330x197.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30302531_000003-690x412.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30302531_000003-1340x800.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30302531_000003-125x75.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Veduta aerea della diga delle tre Gole. \u00a9\u00a0Costfoto\/Sipa USA\/SIPA<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>I movimenti verdi, gi\u00e0 non in buona salute, stanno per incontrare questa nuova difficolt\u00e0: \u00e8 sempre pi\u00f9 diffusa la consapevolezza dell\u2019impossibilit\u00e0 di raggiungere i target fissati. Questo cambia tutto nella narrazione: se si \u00e8 imposto un obiettivo \u00abX\u00bb, legandolo alla salvezza del pianeta, e lo stesso non potr\u00e0 essere raggiunto, come \u00e8 possibile richiedere sforzi, sacrifici, accelerazioni e modifiche degli stili di vita per la transizione? Come si potr\u00e0 chiedere azioni radicali, gi\u00e0 di per s\u00e9 difficili da realizzare, se l\u2019obiettivo che a livello comunicativo si \u00e8 collegato alla possibilit\u00e0 di salvezza del pianeta non \u00e8 raggiungibile? C\u2019\u00e8 chi dir\u00e0 che anche un quarto di grado in meno \u00e8 fondamentale; che anche se non si raggiunge i target qualsivoglia azione rimane comunque essenziale per non aggravare i danni. Il che ha senso: ma si perde la leva \u00absalvifica\u00bb che poteva forse (anche se non ha mai ottenuto successo di fatto) convincere e \u2018giustificare\u2019 azioni radicali. Dopo questa narrazione, come si pu\u00f2 chiedere eventuali sforzi o sacrifici \u00abcomunque\u00bb, \u00abperch\u00e9 in ogni caso anche se non si raggiunge i target \u00e8 sempre meglio un quarto di grado in meno\u00bb? Difficile ritenere che sar\u00e0 sufficiente. Se la consapevolezza dell\u2019impossibilit\u00e0 di raggiungere i target si diffonde nell\u2019opinione pubblica (e nella comunit\u00e0 scientifica, come in parte gi\u00e0 \u00e8), crolla un intero castello, una narrazione generale su cui in tanti hanno investito politicamente e non solo: \u00abDobbiamo fare di tutto per raggiungere l\u2019obiettivo e salvare il pianeta. L\u2019obiettivo non \u00e8 raggiungibile? Non importa, dobbiamo fare di tutto in ogni caso perch\u00e9 \u00e8 pur sempre meglio di niente\u00bb. \u00c8 chiaro che non rappresenter\u00e0 un grande stimolo: specie dopo un\u2019intera narrazione che ha ricollegato al mancato raggiungimento dei target ipotesi catastrofiste e apocalittiche, che oggi alcuni iniziano a stemperare \u2013 si pensi alle dichiarazioni del nuovo capo IPCC.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>I movimenti verdi, gi\u00e0 non in buona salute, stanno per incontrare questa nuova difficolt\u00e0: \u00e8 sempre pi\u00f9 diffusa la consapevolezza dell\u2019impossibilit\u00e0 di raggiungere i target fissati<\/p><cite>Luca Picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Cosa rimane per l\u2019ambientalismo? La tenaglia composta dalla natura umana da un lato e la frammentazione globale dall\u2019altro sembra stretta. Forse i pi\u00f9 idealisti potranno ritenere che gli stili di vita e l\u2019attaccamento alla libert\u00e0 individuale siano solo un prodotto culturale e che in generale sia possibile, faustianamente, cambiare l\u2019uomo. Chi scrive ne dubita. In ogni caso, anche ammesso che si possa superare tale prospettiva \u2013 canalizzando il consenso su azioni collettive e radicali non per il lavoro o il salario a fine mese, ma per il pianeta nei prossimi decenni \u2013 rimane il problema pi\u00f9 pregnante: la discrasia nazionale-globale. Ossia, la frammentazione di questi eventuali consensi collettivi in singole dimensioni nazionali. Circostanza che impedisce alla radice un\u2019azione comune, salvo non volere credere che nello stesso momento, nei 193 Stati aderenti all\u2019Onu o in larga parte di essi, vincano le elezioni partiti verdi concordi nell\u2019agire insieme per fare fronte alla sfida climatica, trascurando asimmetrie, rapporti di forza, strutture economiche, esigenze specifiche dei singoli paesi che si trovano a governare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In una recente <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/i-grandi-piani-falliscono-il-pianeta-si-puo-salvare-unendo-piccoli-obiettivi\">intervista sul Manifesto<\/a>, uno studioso molto sensibile al tema come Charles F. Sabel, professore di diritto e scienze sociali alla Columbia Law School, ha ammesso che i grandi piani globali hanno tutti fallito e che bisogna abbandonare l\u2019illusione di azioni comuni a livello mondiale, concentrandosi piuttosto su singoli, e pi\u00f9 ristretti, successi (talune filiere, come le auto elettriche e il fotovoltaico, o realt\u00e0 agroalimentari, o problematiche circoscritte come quella del buco dell\u2019ozono).<\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo andando verso una progressiva rinuncia all\u2019azione globale dettata da una presa di consapevolezza di un mondo frammentato, conflittuale e diviso in tanti Stati-nazione? E cosa comporterebbe questo?<\/p>\n\n\n\n<p>Trattasi, a parere di chi scrive, di un potenziale nuovo paradigma per i prossimi anni: quello dell\u2019ambientalismo <em>difensivo<\/em>. Un ambientalismo realista, o pessimista, caratterizzato da una rinuncia alla narrazione globale di \u00absalvare il pianeta\u00bb e destinato ad assumere una dimensione pi\u00f9 nazionale-locale \u2013 l\u2019unica in cui risiede il legislatore e in cui si gioca la competizione democratica. \u00c8 una prospettiva che si focalizza sul \u00abpiccolo\u00bb e sul \u00abconcreto\u00bb, alternativa rispetto a quella che gioca sulla catastrofe imminente e sulla necessit\u00e0 di un prometeico salvataggio del pianeta da parte dell\u2019uomo con azioni radicali di trasformazione dell\u2019esistente. Preso atto dell\u2019impossibilit\u00e0 di agire a livello globale, l\u2019ambientalismo difensivo si esplica in una serie di policy adottate a livello nazionale o locale per garantire ai cittadini una migliore \u00abvivibilit\u00e0\u00bb, in un\u2019ottica di adattamento delle infrastrutture sociali ai cambiamenti climatici. Da un lato si occuperebbe di costruire un armamentario per convivere con catastrofi naturali ed eventi estremi: bacini artificiali per accumulare acqua da utilizzare poi nei periodi di siccit\u00e0, fognature e dighe per controllare le alluvioni, investimenti in tecnologie di cattura del carbonio, desalinizzazione, miglioramento degli acquedotti, pi\u00f9 mezzi per fare fronte agli incendi, infrastrutture come il Mose di Venezia per contrastare l\u2019innalzamento delle acque, protocolli di sicurezza in caso di allerta meteo, iniziative sul dissesto idrogeologico e via dicendo. Tutte politiche nazionali e locali, che incidono sul quotidiano dei cittadini e che rispondono a logiche di convivenza e messa in sicurezza. Dall\u2019altro lato, l\u2019ambientalismo difensivo declinerebbe le istanze verdi in obiettivi concreti di vivibilit\u00e0: alberi per attenuare le temperature nelle citt\u00e0, elettrificazione per diminuire l\u2019inquinamento, efficienza energetica per risparmiare sulle bollette, cura del territorio, pulizia dell\u2019aria, accesso all\u2019acqua. Un ambientalismo concreto che punta a migliorare e salvaguardare la qualit\u00e0 della vita in un contesto che vedr\u00e0 il clima mutare considerevolmente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Stiamo andando verso una progressiva rinuncia all\u2019azione globale dettata da una presa di consapevolezza di un mondo frammentato, conflittuale e diviso in tanti Stati-nazione?<\/p><cite>Luca Picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In estrema sintesi, i caratteri dell\u2019ambientalismo difensivo sono i seguenti:<\/p>\n\n\n\n<p>Presa d\u2019atto dell\u2019impossibilit\u00e0 di un\u2019azione globale in un mondo frammentato che possa assicurare il raggiungimento dei target climatici e, di conseguenza, accettazione della dimensione nazionale-locale della partita democratica e delle relative policy;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli investimenti in rinnovabili e la riduzione delle emissioni rimangono un obiettivo auspicabile, ma non pi\u00f9 tanto per gli obiettivi prometeici di salvare il pianeta o rispettare i target, quanto per ragioni economiche (convenienza energetica una volta migliorati gli indici di stoccaggio e trasporto; nuovi mercati e profitti; distruzione creatrice; successi di singole filiere, come nella prospettiva di Sabel) e di vivibilit\u00e0 concreta (energie pulite; elettrificazione delle societ\u00e0; qualit\u00e0 dell\u2019ambiente circostante).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019ultimo punto, in generale, certifica la vittoria del cosiddetto ambientalismo green-tech su quello radicale:<\/p>\n\n\n\n<p>Quello green-tech risulta in parte gi\u00e0 assorbito dall\u2019establishment economico e finanziario, \u00e8 inscritto, di fatto, nella cornice capitalistica e punta soprattutto alla sostituzione (EV al posto del diesel; nuove materie, come il litio, ove di certo non manca il mining e la dimensione estrattiva); in sostanza, seppure accelerato da una forte spinta ideologica, a sua volta combinata con dirigismo burocratico e numerose prescrizioni, trattasi di un fenomeno fisiologico nello sviluppo del capitalismo \u2013 <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/10\/31\/decouvrir-le-croissant-fossile\/\">che, nella costante espansione e ricerca di benessere (e in primis, dunque, di energia) ha visto passare dal carbone<\/a> (e le citt\u00e0 di Dickens nell\u2019Ottocento) <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/03\/israele-come-la-guerra-del-kippur-ha-disegnato-una-nuova-mappa-energetica-r\/\">al petrolio, fino al gas naturale e in futuro alle rinnovabili<\/a>, in un progressivo miglioramento della fonte utilizzata e delle condizioni di vita. \u00c8 un ambientalismo che non intacca i fondamentali (ossia lo sviluppo capitalista): pu\u00f2 migliorare magari taluni indicatori, strappando qualche soddisfazione ai fautori delle rinnovabili, ma non \u00e8 in grado (perch\u00e9 impossibile, come in tanti gi\u00e0 ammettono) di garantire il raggiungimento dei target che ci si \u00e8 posti.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30261746_000002-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1404\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30261746_000002-330x181.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30261746_000002-690x378.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30261746_000002-1340x735.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_sipausa30261746_000002-125x69.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Veduta nottruna della diga delle Tre gole. \u00a9 Lei Yong \/ Costfoto\/Sipa USA\/SIPA<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>L\u2019ambientalismo radicale, invece, non ragiona tanto sulla sostituzione (pur ricomprendendola), ma soprattutto sulla limitazione. Vicino al concetto di decrescita felice, propugna un\u2019azione radicale che porti a diminuire l\u2019impatto dell\u2019uomo sul pianeta da tutti i punti di vista: produzione, infrastrutture, trasporti, consumo energetico, consumo di suolo, di risorse e di alimenti animali, circolazione etc. In sostanza, una radicale trasformazione del modello di sviluppo e degli stili di vita per tentare \u2013 ammesso la scommessa vada a buon fine \u2013 di salvare il pianeta. In altre parole, trattasi di un approccio radicale che va oltre la semplice macchina elettrica o il pannello solare. Approccio destinato per\u00f2 a scontrarsi con quanto qui sopra detto circa la tenaglia della natura umana e della discrasia nazionale\/globale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019ambientalismo radicale, invece, non ragiona tanto sulla sostituzione (pur ricomprendendola), ma soprattutto sulla limitazione<\/p><cite>Luca Picotti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Si tratta, in definitiva, di un ambientalismo che non lotta pi\u00f9 per salvare il pianeta, perch\u00e9 riconosce la discrasia nazionale\/globale, nonch\u00e9 la natura umana e i meccanismi di funzionamento dell\u2019intero sistema, ma si relega in una dimensione difensiva, nazionale-locale, che si propone la messa in sicurezza del territorio e la cura della vivibilit\u00e0 dei cittadini, traducendo le istanze verdi in policy concrete: convivenza e investimento nel verde inteso come qualit\u00e0 della vita \u2013 acqua, salute, aria, cibo, casa, una tutela dei fondamentali per fare fronte ad un clima sempre pi\u00f9 turbolento.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ambientalismo difensivo qui tratteggiato si fonda su un approccio realista, o pessimista. \u00c8 chiaro che finisce per fare il gioco dei conservatori, vale a dire chi predilige lo status quo alle modifiche radicali dell\u2019esistente. Ben vengano critiche a tale approccio: dopotutto, la politica non pu\u00f2 permettersi il lusso del realismo. Per chi crede nel cambiamento, rimane comunque, a parere di chi scrive, una grande sfida teorica e pratica. La sensazione \u00e8 che nei prossimi anni questo paradigma diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 attuale. Star\u00e0 a chi si vuole opporre trovare risposte alternative pi\u00f9 convincenti.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli obiettivi climatici degli accordi di Parigi non saranno raggiunti. La lotta ecologica radicale sembra illusoria, persa nella trappola di un mondo fratturato. 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