{"id":1485,"date":"2021-03-11T20:44:02","date_gmt":"2021-03-11T20:44:02","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=1485"},"modified":"2021-03-20T10:29:28","modified_gmt":"2021-03-20T10:29:28","slug":"onfray-finale-di-partita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/03\/11\/onfray-finale-di-partita\/","title":{"rendered":"Onfray: finale di partita"},"content":{"rendered":"\n
Dieci anni fa, due storici francesi,<\/em> \u00c9lisabeth Roudinesco<\/em><\/a> e Guillaume Mazeau, hanno dedicato due studi critici, tanto duri quanto documentati, all’opera di <\/em>Michel Onfray<\/em><\/a>, filosofo e saggista francese che gode di un certo seguito anche in Italia, basati in particolare sulle sue pubblicazioni sulla <\/em>rivoluzione francese<\/em><\/a> e su <\/em>Sigmund Freud<\/em><\/a> <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. In contrasto con l’immagine trasmessa dai media, anche italiani, di un filosofo di sinistra, un ricercatore impegnato in una storia critica della filosofia che permetta una nuova emancipazione popolare attraverso la difesa della libert\u00e0, hanno dimostrato un uso superficiale e abbondante di autori, interpretazioni e immaginari provenienti direttamente dall’estrema destra, con inclinazioni reazionarie e talvolta persino<\/em> antisemite.<\/em><\/a> In questa sequenza segnata dalla recente pubblicazione della rivista <\/em>Front Populaire<\/em><\/a> e dalla ricomposizione politica che sembra preparare, il Grand Continent ha voluto invitarli in una lunga conversazione – da oggi disponibile anche in italiano – per proporre un aggiornamento delle loro letture del caso Onfray.<\/em><\/p>\n\n\n\n Naturalmente avevo gi\u00e0 incrociato Michel Onfray<\/a> in diverse occasioni. Onfray era alla casa editrice Grasset con, come editore, Jean-Paul Enthoven, un amico intimo di Bernard-Henri L\u00e9vy che, inoltre, lo aveva sostenuto agli inizi. Nel 2010, ha avuto l’appoggio incondizionato di Franz-Olivier Giesbert, direttore di Le<\/em> Point<\/em> <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Franz-Olivier Giesbert vedeva Onfray come un nuovo Derrida e lo riteneva il pi\u00f9 grande filosofo francese dell’inizio del XXI secolo. Onfray era ben affermato nei media di sinistra e i giornalisti credevano di avere a che fare con un magnifico libertario di fenomenale erudizione. Naturalmente, nessuno di loro, neppure l’editore, ha potuto osservare da vicino i suoi metodi di lavoro. C’era un fascino per questo personaggio bulimico che era molto convincente nell’arte di affermare fantasie che prendeva per verit\u00e0. Quando \u00e8 apparso il suo libro, Crepuscolo di un idolo<\/em><\/a>, mi aspettavo una sorta di poutpourri di estrema sinistra, che dicesse che Wilhelm Reich era meglio di Freud. Insomma, un vecchio clich\u00e9.<\/p>\n\n\n\n Era una caricatura! Ero sbalordita perch\u00e9 non mi aspettavo che ci fossero due o tre errori grossolani per pagina. Tanto che mi sono chiesta se c’erano dei correttori di bozze a Grasset. Tutti abbiamo pubblicato dei libri, possiamo fare degli errori, ma abbiamo dei correttori di bozze che possono controllare i testi. Per evitare, per esempio, che l’autore dichiari che Freud aveva messo incinta sua cognata nel 1923 quando lei aveva 58 anni. O che le sue sorelle erano state deportate ad Auschwitz e avevano incontrato Rudolf H\u00f6ss. Come si pu\u00f2 lasciar passare un tale errore sulla deportazione e lo sterminio delle sorelle di Freud?<\/p>\n\n\n\n Era un libro folle. E ci\u00f2 fu subito evidente. Nessun lavoro critico sulle fonti, nessuna riflessione sulle biografie precedenti che pretendeva di “sfatare”, nessuna conoscenza della corrispondenza di Freud: Onfray si proclamava un grande conoscitore di Freud perch\u00e9 aveva ingoiato i venti volumi della sua opera pubblicati dalla PUF <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span> nella traduzione pi\u00f9 discutibile. Si credeva il pi\u00f9 grande lettore di Freud, un autore commentato in tutto il mondo. In una parola, era grossolanamente ignorante perch\u00e9 era autoreferenziale. Da buon autodidatta, pensava che bastasse leggere le opere di Freud per diventare il suo miglior biografo e trasformare la sua “leggenda aurea” in una “leggenda nera”. Ma a quel tempo, il problema del bene e del male era stato superato da tempo. In altre parole, Onfray era gi\u00e0 fuori moda e fuori dagli ultimi sviluppi della storiografia freudiana. Ma siccome questa storiografia \u00e8 essenzialmente anglofona, non la conosceva: cos\u00ec ha ripetuto, come sempre, la stessa scena del ribelle contro l’ordine stabilito, contro quelle che lui chiamava “milizie freudiane”. Fu subito chiaro, dalla prima lettura, che si sbagliava di grosso. Lo storico \u00e8 una professione, \u00e8 un lavoro duro e laborioso. Come tutti i lavori, richiede il rispetto del know-how<\/em>. \u00c8 impossibile leggere venti volumi di Freud in un’estate e pensare di scrivere qualcosa di rivoluzionario o addirittura rilevante su Freud. Molto rapidamente ho visto che non si trattava assolutamente di una critica reichiana di Freud, ma di qualcos’altro.<\/p>\n\n\n\n Lo storico \u00e8 una professione, \u00e8 un lavoro duro e laborioso. Come tutti i lavori, richiede il rispetto del know-how<\/em>.<\/p>\u00e9LISABETH ROUDINESCO<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Non erano solo le solite tesi anti-freudiane che considerano Freud un manipolatore, un bugiardo seriale, quasi un criminale. No, le fonti principali della sua lettura provenivano direttamente dalla letteratura dell’estrema destra pagana. Vi ho trovato, per esempio, le parole di Pierre Debray-Ritzen, l’autore di La scolastica freudiana<\/em> (1972), un noto antisemita, un artigiano della Nuova Destra, o di Jacques B\u00e9nesteau, autore di Menzogne freudiane <\/em>(2002) che mi aveva fatto causa – perdendola – per un articolo pubblicato su Les temps modernes<\/em><\/a> nel 2004. B\u00e9nesteau era stato sostenuto dal Club de l’Horloge<\/em> <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span> <\/em>di Henry de Lesquen e io avevo dimostrato che il suo libro era un caso di “antisemitismo mascherato”. Il posizionamento di questi autori \u00e8 esplicito, davvero ovvio quando si conosce un po’ di storiografia freudiana e si ha un briciolo di senso critico. Se Onfray ha ripreso Debray-Ritzen e ha copiato B\u00e9nesteau, sostenuto dal Club de l’Horloge<\/em> e difeso al suo processo da Wallerand de Saint-Just, \u00e8 perch\u00e9 il loro posizionamento politico gli si adattava perfettamente.<\/p>\n\n\n\n Nell’opera di Onfray, troviamo elementi di un discorso antisemita inconsapevole. Per esempio, rifiuta la lotta di classe a favore della lotta delle origini.<\/p>\u00e9LISABETH ROUDINESCO<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Mi chiedevo se fosse a conoscenza o meno di copiare dei testi antisemiti dell’estrema destra. Non si copia impunemente Debray-Ritzen se si \u00e8 un po’ colti. Non si copia B\u00e9nesteau se si conosce un po’ di storia. Per me divenne ovvio che se copiava e ripeteva le loro tesi, era perch\u00e9 c’era qualcosa di sbagliato nel suo pensiero. Certo, oggi non si pu\u00f2 essere antisemiti<\/a> allo stesso modo in cui lo erano alcuni pamphlet del periodo tra le due guerre. \u00c8 innominabile ed \u00e8 vietato dalla legge. In questo senso, nell’opera di Onfray, troviamo elementi di un discorso antisemita inconsapevole, che per\u00f2 risulta ancora pi\u00f9 grave quando ci si definisce studiosi. Per esempio, rifiuta la lotta di classe a favore della lotta delle origini: la terra contro la citt\u00e0, la buona natura del popolo contro i borghesi, i figli delle casalinghe (come li chiama lui) contro i figli dell’alta societ\u00e0, quella dei banchieri, della finanza, a cui viene attribuita un’identit\u00e0 di sfruttatore dei poveri, ecc. \u00c8 un modo di pretendere di inserirsi nella lotta delle razze, delle etnie, con un’essenzializzazione delle origini che procede da ragionamenti binari e catene di sillogismi perversi: “Se sono figlio di una donna delle pulizie, vuol dire che<\/em> sono radicato nella terra, vuol dire che<\/em> tutti i borghesi parigini sono un’\u00e9lite che bisogna combattere, ecc.”. Questo \u00e8 il modo in cui l’estrema destra rappresenta il mondo. La tendenza di questo tipo di argomentazione \u00e8 di cadere molto rapidamente nell’immaginario antisemita che riferisce l’\u00e9lite in generale all’\u00e9lite ebraica che possederebbe denaro, potere mediatico, potere intellettuale e che, nel caso di Freud, sarebbe ossessionata dal sesso. Il denaro, il sesso (la libidine) e l’intelletto sono i tre grandi significanti del discorso antisemita: basta leggere La France juive<\/em> di Edouard Drumont<\/a> per esserne convinti.<\/p>\n\n\n\n S\u00ec, certo, ma nel mio intervento del 2010 con Guillaume Mazeau, non diciamo mai<\/em> che Onfray \u00e8 antisemita. Stabiliamo <\/em>un fatto: Onfray ripete la vulgata dell’estrema destra antisemita cos\u00ec com’\u00e8. Noi vogliamo rimanere ad un livello di erudizione per metterlo di fronte alla sua mancanza di cultura, per smascherare la sua ignoranza che lo porta a trattare gli ebrei perseguitati come veri e propri carnefici o a trattare Freud come un nazista, come un antisemita, come un fascista, ripetendo i meccanismi dei negazionisti<\/a>. La cosa pi\u00f9 sorprendente \u00e8 che poi passer\u00e0 il tempo a dire che la gente lo chiama antisemita, nazista, fascista, negazionista, ecc. Il che non \u00e8 mai stato il caso. Ma dimostra che \u00e8 ossessionato da questo tema.<\/p>\n\n\n\n Non diciamo mai<\/em> che Onfray \u00e8 antisemita. Stabiliamo <\/em>un fatto: Onfray ripete la vulgata dell’estrema destra antisemita cos\u00ec com’\u00e8. Noi vogliamo rimanere ad un livello di erudizione per metterlo di fronte alla sua mancanza di cultura, per smascherare la sua ignoranza che lo porta a trattare gli ebrei perseguitati come veri e propri carnefici o a trattare Freud come un nazista<\/p>\u00e9lisabeth roudinesco<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n S\u00ec, sono d’accordo con l’approccio di \u00c9lisabeth Roudinesco. L’erudizione, la precisione del sapere, non sono dettagli nelle dispute che ci oppongono a Onfray e ad altri falsificatori. Da parte mia, sono intervenuto su una piccola questione, Charlotte Corday, perch\u00e9 rientrava nella mia specialit\u00e0, ma anche perch\u00e9 mi permetteva di porre una questione infinitamente pi\u00f9 ampia: in sostanza, si trattava di dimostrare con prove tangibili che Onfray, che si presentava come un demitizzatore, era in realt\u00e0 un falsificatore che, invece di emancipare il suo pubblico come pretendeva di fare, lo manipolava. In un libro pubblicato dalla casa editrice Galil\u00e9e<\/em> nel 2009 <\/span>7<\/sup><\/a><\/span><\/span>, Onfray si traveste da storico, per scrivere un elogio dell’assassina di Marat, Charlotte Corday. Durante la mia tesi, ho identificato Corday come una delle figure importanti della destra conservatrice e realista nel XIX secolo, e poi dell’estrema destra nel XX secolo. Una figura che, va ricordato, ha assassinato un giornalista e un deputato. Qualunque cosa si pensi di Marat, lodare Charlotte Corday, che secondo Onfray rappresenterebbe “tutti coloro che, oggi, oppongono la virt\u00f9 alla corruzione politica” (p. 81), \u00e8 indicibilmente violento. <\/p>\n\n\n\n Come \u00c9lisabeth Roudinesco, sono stato sorpreso dalla stessa tendenza alla falsificazione e alla mistificazione. Nel suo libro, Onfray ha inventato citazioni di Marat, sembrava credere seriamente che il cannibalismo fosse una pratica comune durante la Rivoluzione… La lista degli errori e delle manipolazioni \u00e8 infinita. Come storico della Rivoluzione francese, avevo gli strumenti per capire immediatamente che nulla di ci\u00f2 che Onfray scriveva proveniva da una qualsiasi fonte o archivio, ma che aveva attinto da tutta la tradizione della controrivoluzione cattolica e monarchica, soprattutto la tradizione utilizzata dall’estrema destra nel XX secolo, tra cui Drieu la Rochelle. In verit\u00e0, la Charlotte Corday lodata da Onfray \u00e8 sempre esistita solo negli scritti di uomini vicini alla destra fascista! \u00c8 questo duro lavoro del mestiere di storico, l’erudizione di cui parlava \u00c9lisabeth Roudinesco, che ci ha permesso di individuare l’origine di questo pensiero, e di denunciare il suo carattere profondamente pericoloso e reazionario. Perch\u00e9 in questo progetto basato sulla distruzione del sistema della prova, sulla falsificazione e il travestimento delle fonti, \u00e8 l’intera strumentazione scientifica dell’Illuminismo che viene spazzata via: tutti gli strumenti e le procedure che ci permettono di discutere insieme sulla base degli stessi criteri sono stati radicalmente messi in discussione.<\/p>\n\n\n\n Come storico della Rivoluzione francese, avevo gli strumenti per capire immediatamente che nulla di ci\u00f2 che Onfray scriveva proveniva da una qualsiasi fonte o archivio, ma che aveva attinto da tutta la tradizione della controrivoluzione cattolica e monarchica, soprattutto la tradizione utilizzata dall’estrema destra nel XX secolo.<\/p>GUILLAUME MAZEAU<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n S\u00ec, assolutamente. In realt\u00e0, ci\u00f2 che Michel Onfray stava facendo – e che in effetti capiamo molto meglio con il trumpismo, 10 anni dopo<\/a> – mirava a distruggere la fiducia nel carattere emancipatore della conoscenza scientifica, ma anche dell’uso della ragione e dell’evidenza in generale. Insomma, strumenti che garantiscono l’onest\u00e0, la condivisione e la qualit\u00e0 del dibattito democratico. La difesa delle scienze sociali e dell’erudizione non pu\u00f2 resistere senza porsi la domanda: su cosa possiamo contare, su cosa ci basiamo quando pretendiamo di “emanciparci” attraverso la conoscenza? Quando ho ascoltato le sue conferenze e ho letto i suoi libri – cosa che ho fatto molto tempo fa – ho capito che non solo aveva torto, ma che stava anche ingannando il suo pubblico. <\/p>\n\n\n\n Si pu\u00f2 ovviamente decostruire utilmente il sapere, ma la base principale del contratto che si fa con il proprio pubblico \u00e8 di non dire nulla, di non ingannare i propri lettori, ed \u00e8 qui che troviamo la questione dell\u2019intellettuale specifico, difesa da Foucault, che \u00e8 parlare solo di ci\u00f2 che si conosce. Onfray \u00e8 chiaramente uno di quelli che G\u00e9rard Noiriel <\/a>chiama i “tuttologi”: falsi studiosi che pretendono di essere specialisti in tutto ma che, necessariamente, sono in realt\u00e0 specialisti in niente. \u00c8 dal campo della specializzazione che dobbiamo cercare di combattere questo tipo di manipolatori. Lo scontro intellettuale e il confronto metodologico sono gli unici modi validi per sfatare questo tipo di idolo, molto pi\u00f9 efficacemente che prendendo posizioni tribunizie. A rischio, per\u00f2, di essere relegato al rango di studioso pignolo e di sembrare assumere le vesti di coloro che Onfray ama tanto gettare nella mischia con inaudita violenza: questi “funzionari della ricerca (cosiddetta scientifica) pagati dallo Stato […] che passano la vita con lo sguardo perso in un bidone della spazzatura, gli occhi fissi nel suo buco nero [e diventano] i venditori di una vulgata che gli frutter\u00e0 uno stipendio e una pensione”. (“Michel Onfray, la haine des universitaires”<\/a>, L’Humanit\u00e9, 12 giugno 2015).<\/p>\n\n\n\n S\u00ec, nella ricezione di Onfray, la questione locale \u00e8 centrale. Dietro l’usurpazione intellettuale di Onfray, un problema politico molto pi\u00f9 grande era gi\u00e0 evidente nel 2009. Pur affermando di essere in contrasto con l‘establishment<\/em>, Onfray deteneva gi\u00e0 un potere, al quale nessuno prestava troppa attenzione, perch\u00e9 esercitava questo potere in provincia, in Normandia, tra Caen e Argentan. Ricordo l’incomprensione di alcuni dei miei colleghi, che mi chiedevano se Onfray rappresentasse davvero una sfida politica e intellettuale. Al di l\u00e0 delle questioni ideologiche – perch\u00e9 da Freud in poi fu subito chiaro che aveva anche degli obiettivi ideologici – le basi della sua costruzione politica stavano gi\u00e0 prendendo forma a Caen. Era gi\u00e0 diventato un personaggio chiave nella regione della Bassa Normandia. I leader politici locali avevano una relazione pi\u00f9 che ambigua con lui. Era diventato una vetrina per la citt\u00e0 di Caen, ma anche per la regione, perch\u00e9 con la sua presenza alla radio, cos\u00ec come la frequentazione della sua Universit\u00e0 popolare e della sua Universit\u00e9 populaire du go\u00fbt, attirava un pubblico molto vasto. Questo problema politico \u00e8 purtroppo peggiorato. \u00c8 ormai almeno un problema nazionale.<\/p>\n\n\n\n Dietro l’usurpazione intellettuale di Onfray, un problema politico molto pi\u00f9 grande era gi\u00e0 evidente nel 2009. Pur affermando di essere in contrasto con l‘establishment<\/em>, Onfray deteneva gi\u00e0 un potere, al quale nessuno prestava troppa attenzione, perch\u00e9 esercitava questo potere in provincia.<\/p>guillaume mazeau<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n C’\u00e8 sempre stata in Onfray un’intenzionalit\u00e0 di potere, una megalomania, una hybris<\/em>: l’idea che con il suo genio potesse seriamente rifondare in tempo record la storia della filosofia, la storia della psicoanalisi, la storia della rivoluzione francese. Afferma di aver pubblicato cento volumi prima dei cinquant’anni e ama dipingersi come un instancabile contadino di Caen: questi sono gli elementi della sua postura mediatica. Nel suo rifiuto di fare un lavoro approfondito sulle fonti o sulla storiografia, c’\u00e8 soprattutto una pigrizia intellettuale travestita da ardente lavoratore del bocage<\/em> normanno. Nella sua incapacit\u00e0 di dialogare con i ricercatori universitari che potrebbero coglierlo nell’atto dell’anacronismo o della fabbricazione, c’\u00e8 un’ammissione di ignoranza e di incompetenza. Vuole monologare in mezzo ai seguaci<\/a> che lo lodano. Ma siccome oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, egli insulta il mondo intero sostenendo di essere vittima di vasti complotti da parte dei media: Le Monde, Lib\u00e9ration, L’OBS<\/em>, ecc. Ed \u00e8 celebrato dalla stampa di destra pi\u00f9 estrema, fino al giorno in cui questa stampa lo rifiuter\u00e0 accusandolo di essere di sinistra.<\/p>\n\n\n\n S\u00ec, Onfray \u00e8 la figura del polemista che piace ai media. Ma i nuovi filosofi lo rifiutano, a cominciare da Bernard-Henri L\u00e9vy. Tuttavia, a differenza di \u00c9ric Zemmour<\/a>, Onfray voleva sinceramente essere dalla parte della conoscenza – \u00e8 questo che lo rende paradossalmente meno serio di Zemmour, che ora cerca di spacciarsi per uno storico. Onfray, infatti, sosteneva di essere uno specialista in tutto. Ricordo che spiegava ovunque che i presocratici non venivano studiati all’universit\u00e0. Questa \u00e8 ovviamente un’enormit\u00e0! Ma purtroppo ci sono persone che gli credono. <\/p>\n\n\n\n Per tutta la sua vita, ha rifiutato di confrontarsi con la conoscenza accademica. Ma \u00e8 un problema rifiutare qualsiasi diploma, rifiutare il dialogo con chi lavora in un campo, quando si vuole incarnare una nuova storiografia, quando si intende rinnovare seriamente le pratiche della conoscenza. Questo dimostra che si \u00e8 incapaci di confrontarsi con l’alterit\u00e0 o di uscire dai quadri e dalle figure imposte. Eppure questa \u00e8 la grande regola: in tutto, servono dei maestri, e si devono rispettare le norme accademiche per meglio distanziarsene in seguito, se si vuole. Da questo punto di vista, Onfray ha fallito: non un solo accademico di alto livello lo inviter\u00e0 pi\u00f9, mentre prima aveva comunque un certo ascendente, grazie al successo della sua universit\u00e0 popolare.<\/p>\n\n\n\n Nella sua incapacit\u00e0 di dialogare con i ricercatori universitari che potrebbero coglierlo nell’atto dell’anacronismo o della fabbricazione, c’\u00e8 un’ammissione di ignoranza e di incompetenza. Vuole monologare in mezzo ai seguaci che lo lodano.<\/p>\u00e9lisabeth roudinesco<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n \u00c8 anche interessante notare che Michel Onfray non prospera tanto sull’ignoranza popolare, ma la fabbrica, mentre pretende al contrario di emancipare le classi popolari contro il sapere stabilito. Rovesciando tutto, manomettendo tutto, fabbrica un’ignoranza che chiama “controstoria” e sulla quale prospera. La fiducia che le persone hanno in lui \u00e8 tale che le disorienta completamente. Su fenomeno si possono fare dei paragoni con molti altri falsificatori di questo tipo<\/a>, che sono diventati le eminenze grigie dei nuovi nazionalismi di estrema destra<\/a>. Abbiamo a che fare con un fenomeno globale molto preoccupante.<\/p>\n\n\n\n Naturalmente, la questione dell’educazione popolare \u00e8 centrale. Direi addirittura che ci\u00f2 che ha fatto all’educazione popolare \u00e8 senza dubbio il problema centrale del caso Onfray. Vengo da Caen. Conosco bene l’ambiente in cui \u00e8 nata l’universit\u00e0 popolare. Dall’inizio degli anni 2000, ho osservato che faceva parte di una rottura con la tradizione della storia dell’educazione popolare, che mira a una dimensione collettiva, un progetto di emancipazione che \u00e8 totalmente contrario all’appropriazione individuale. Nella storia delle universit\u00e0 popolari, l’espressione “Universit\u00e0 popolare di questo o di quello\u201d non ha senso: \u00e8 addirittura un tradimento assoluto. L'”Universit\u00e0 popolare di Michel Onfray” non \u00e8 lo strumento di emancipazione che anche France Cultur<\/em>e ha pubblicizzato per anni perch\u00e9 era vantaggioso per tutti: \u00e8 uno strumento di potere personale e un marchio registrato.<\/p>\n\n\n\n Onfray ha enormemente personalizzato e di conseguenza reso redditizio ci\u00f2 che ha fatto della trasmissione del sapere dell’Universit\u00e0. Onfray ha una relazione molto ambigua con le istituzioni accademiche. Da un lato, le martella o cerca di sporcarle, opponendo artificialmente una sorta di storia o controstoria popolare a una cosiddetta storia ufficiale che in realt\u00e0 non \u00e8 mai esistita. D’altra parte, organizza la sua Universit\u00e0 Popolare nei locali dell’Universit\u00e0 di Caen, poi in altri luoghi della cultura istituzionale della Normandia. Se i media, compresi quelli pubblici, hanno una grave responsabilit\u00e0 nell’istituzionalizzazione di Onfray, \u00e8 anche il caso di un certo numero di leader politici, artistici e culturali locali, che ne sono stati attratti come da una lampada – prima, spesso, di bruciarsi.<\/p>\n\n\n\n Se i media, compresi quelli pubblici, hanno una grave responsabilit\u00e0 nell’istituzionalizzazione di Onfray, \u00e8 anche il caso di un certo numero di leader politici, artistici e culturali locali, che ne sono stati attratti come da una lampada – prima, spesso, di bruciarsi.<\/p>guillaume mazeau<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n A questo proposito, ho vissuto un aneddoto significativo. Nel 2005, prima della disputa sul suo libro su Freud, ho discusso con Onfray alla F\u00eate de l’Humanit\u00e9<\/em> <\/span>9<\/sup><\/a><\/span><\/span>. \u00c8 stato accolto come un dio, da una folla di groupies<\/em> – anche se gi\u00e0 si dichiarava antimarxista. Ci saranno state 1.500 persone tra il pubblico. Ho visto la vecchia figura di P\u00e8re Duchesne <\/span>10<\/sup><\/a><\/span><\/span> riapparire nelle file della F\u00eate de l’Humanit\u00e9<\/em>: abbasso i borghesi, abbasso questo, abbasso quello – tutti erano spontaneamente per Onfray!<\/p>\n\n\n\n Non \u00e8 un caso che abbiamo incontrato di nuovo P\u00e8re Duchesne alla festa de l’Humanit\u00e9<\/em>. Partendo da una rilettura della Rivoluzione francese, Onfray si presenta, come M\u00e9lenchon, come il portavoce delle classi popolari, invocando la figura e l’immaginario di P\u00e8re Duchesne. Solo che quando M\u00e9lenchon lo fa, \u00e8 in nome di un progetto radicalmente diverso, e con un’erudizione che \u00e8 il contrario di quella di Onfray. La filiazione tra M\u00e9lenchon e la tradizione sans-culotte<\/em> non \u00e8 una finzione: ha un vero significato politico, qualunque cosa si pensi del suo progetto, e anche se, come nel 1793, quando il giornalista Jacques Ren\u00e9 H\u00e9bert si esprimeva attraverso la figura popolare di P\u00e8re Duchesne <\/span>11<\/sup><\/a><\/span><\/span>, parlare in nome del popolo contiene sempre la sua parte di ambiguit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n S\u00ec, ma dal mio punto di vista, anche se M\u00e9lenchon si \u00e8 ormai fortunatamente allontanato da Onfray, il loro avvicinamento, anche se effimero, aveva qualcosa di molto preoccupante… Alla F\u00eate de l’Humanit\u00e9<\/em>, in ogni caso, non ci siamo resi conto di quello che stava succedendo, c’era una specie di fascino… Credo di aver avuto una buona idea a interrompere questo fanatismo. Onfray criticava la religione “dunque<\/em> Robespierre”. L’ho interrotto e ho letto un frammento del discorso di Robespierre sulla decristianizzazione (7 maggio 1794), in cui spiega l’incoerenza di sostituire Dio con gli idoli. Era sbalordito, evidentemente non conosceva il testo. E l\u00ec mi ricordo molto bene che ci fu un colpo d\u2019arresto. Davanti al pubblico comunista, non tutto era permesso: non si arrivava lontano a dire che Robespierre prefigurava Stalin. C’erano degli storici della Rivoluzione francese nella stanza. Era sconcertato, il pubblico era sopraffatto da questo magnifico discorso che vanificava tutta la catena di opposizioni binarie che stava cercando di imporre. Ho detto: “Sono una Robespierrista, ma la mia visione della Rivoluzione francese \u00e8 in Hugo, in Dumas, nell’epica” – lui era solo binario. Mi disse che se ero un Robespierrista, ero una totalitaria, e quindi<\/em> una maoista. C’era una tale appartenenza a un’ideologia che conosciamo bene, che non poteva durare. Tutti noi abbiamo le nostre figure tratte dalla narrazione nazionale che \u00e8 la Rivoluzione francese. Nel mio caso, \u00e8 particolare, li amo tutti! Amo gli aristocratici che si fanno uccidere il 10 agosto, amo il lato eroico di questo periodo cos\u00ec ben descritto in Novantatr\u00e9 <\/em>di Victor Hugo, in Dumas o Michelet, tutto ci\u00f2 mi ha sempre ispirato molto.<\/p>\n\n\n\n Questa \u00e8 una cosa che manca a Onfray: nessun talento letterario, nessuna immaginazione, nessuna rappresentazione epica della storia. Quando legge la Bibbia o il Corano, non capisce con quale testo ha a che fare.<\/p>\u00e9lisabeth roudinesco<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Ma questa \u00e8 una cosa che manca a Onfray: nessun talento letterario, nessuna immaginazione, nessuna rappresentazione epica della storia. Quando legge la Bibbia o il Corano, non capisce con quale testo ha a che fare. Pi\u00f9 tardi, quando aveva scelto la psicoanalisi come suo nemico, abbiamo organizzato un dibattito a Caen per sentire i suoi argomenti su Freud. Non \u00e8 venuto. Credo che il confronto con l’ignoranza gli convenga, ma che non voglia confrontarsi con la conoscenza. Lo dimostra ancora oggi: Michel Onfray ama il pubblico ma ha sempre evitato i dibattiti con i veri pensatori. Possiamo capire perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n Ci\u00f2 che mi poneva un problema, a parte la contraddizione con il fatto che si presenta come un uomo di sinistra, era il problema pi\u00f9 globale della rilettura della Rivoluzione. Ha poi scritto sui Girondini. Continua a esprimersi su Robespierre. Ho potuto vedere che in realt\u00e0 era legato a una parte della corrente antitotalitaria, che, per il rifiuto del totalitarismo, cercava di distruggere tutto il marxismo e tutta una parte del pensiero emancipatore della sinistra. <\/p>\n\n\n\n Questo spiega il suo uso del proudhonismo. Tutta la sua rilettura della Rivoluzione francese si basa su questo progetto. Spiega, insomma, che l’emancipazione non sarebbe venuta dai montagnardi, n\u00e9 dai progetti della Repubblica democratica e sociale del secondo anno, ma che sarebbe venuta dal campo girondino. Il progetto dei Girondini lo inscrive in realt\u00e0 in una tradizione conservatrice e liberale. \u00c8 paradossale: denunciando come conservatrice la tradizione della Repubblica democratica e sociale, e presentando come emancipatrice quella che verrebbe piuttosto dalla Repubblica Girondina, si tratta soprattutto per Onfray di spogliarsi delle idee di sinistra e di partecipare alla grande inversione conservatrice che ha di fatto ribaltato il centro di gravit\u00e0 della vita politica negli ultimi quarant’anni verso la destra pi\u00f9 conservatrice e verso l’estrema destra.<\/p>\n\n\n\n Questo progetto \u00e8 piuttosto un sintomo portato avanti da Onfray. Il sintomo mostruoso della decomposizione delle idee di emancipazione che venivano dalle sinistre associate al marxismo. Onfray ha potuto occupare un posto lasciato libero: quello dei pensieri di emancipazione collettiva, e si \u00e8 imposto come portavoce delle classi popolari. Dalla sua distruzione del pensiero dell’emancipazione, ha unito potenti categorie dell’immaginario collettivo controrivoluzionario. Questa decomposizione del campo intellettuale \u00e8 anche il terreno di altre analisi, come per esempio quella di Jonathan Israel <\/span>12<\/sup><\/a><\/span><\/span>, che presenta il pensiero girondino come l’unico pensiero emancipatore, derivante dall’illuminismo radicale, un pensiero opposto all’eredit\u00e0 montagnarda, che viene dipinto come un “populismo autoritario” di natura pre-totalitaria. Il successo del libro di Jonathan Israel non \u00e8 insignificante: anche se viene da una famiglia intellettuale diversa da quella di Onfray, testimonia il profondo dubbio e persino l’odio verso le ideologie della sinistra radicale.<\/p>\n\n\n\n Onfray ha potuto occupare un posto lasciato libero: quello dei pensieri di emancipazione collettiva, e si \u00e8 imposto come portavoce delle classi popolari.<\/p>\u00e9lisabeth roudinesco<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n La rivoluzione francese \u00e8 davvero ci\u00f2 che l’ha fatto uscire dai binari, per cos\u00ec dire. Ma questo \u00e8 dopo il 2005, dopo la celebrazione del bicentenario, dopo Furet… Mentre la storiografia della Rivoluzione si evolveva, tutto era binario nella mente di Michel Onfray. Ha sostituito la storia “a blocchi” della Rivoluzione con una storia di opposizioni manichee: il cattivo Robespierre contro il buono Danton, il cattivo Marat contro la buona Charlotte Corday. \u00c8 questa dimensione binaria del pensiero che indicava che, gi\u00e0 nel 2010, qualcosa non andava. Ora \u00e8 difficile non notarlo. <\/p>\n\n\n\n Ecco perch\u00e9 io sono piuttosto ottimista. Ha fatto troppi errori: fattuali in primo luogo, ma anche strategici, mediatici, politici. Il suo progetto non prender\u00e0. Con una certa sinistra – i trotzkisti, i comunisti – la maionese non ha mai preso. Per la destra, non sono preoccupata, pi\u00f9 si lepenizzer\u00e0, come fa con la sua rivista Front Populaire<\/em>, pi\u00f9 perseverer\u00e0 nel ridicolo. La destra repubblicana alla fine lo rifiuter\u00e0, cos\u00ec come la destra liberale. Notiamo che conservatori e accademici illuminati non si sono mai fatti ingannare da Onfray: Marcel Gauchet<\/a>, per esempio, non ha mai aderito a questo tipo di deriva. <\/p>\n\n\n\n Onfray continua a permettere alla destra repubblicana di degradare anche il marxismo… continua a pubblicare su Le Point<\/em> comunque!<\/p>\n\n\n\n S\u00ec, ma Le Point<\/em>… \u00e8 Franz-Olivier Giesbert tramandato dai suoi successori. D’altra parte, ora \u00e8 adulato su Marianne<\/em> da Natacha Polony, da Valeurs actuelles,<\/em> da Le Figaro Magazine<\/em> <\/span>13<\/sup><\/a><\/span><\/span>, da molti canali d\u2019informazione, ma non come nel 2010. Direi che \u00e8 diventato un oggetto di curiosit\u00e0 per i giornalisti che vogliono fare “ritratti critici” e non pi\u00f9 agiografie. All’estrema destra, al momento preferiscono Zemmour. Ci\u00f2 che \u00e8 divertente \u00e8 che quando Onfray ha un dialogo molto cordiale con Zemmour, si atteggia da marxista giacobino. Abbiamo raggiunto nuove vette di stupidit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n Io sono piuttosto ottimista. Ha fatto troppi errori: fattuali in primo luogo, ma anche strategici, mediatici, politici. Il suo progetto non prender\u00e0.<\/p>\u00e9lisabeth roudinesco<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n Dobbiamo insistere su questo, e il libro di Noiriel<\/a> lo mostra molto bene <\/span>14<\/sup><\/a><\/span><\/span>. C’\u00e8 un peso schiacciante dei media, non solo privati. Il servizio pubblico ha dato a Onfray una piattaforma: France Culture<\/em> gli ha dato quasi un monopolio. Hanno tenuto duro per molto tempo, anche sapendo. Questo \u00e8 quello che stavamo dicendo prima. Prospera sull’ignoranza.<\/p>\n\n\n\n L’unica domanda \u00e8 perch\u00e9 Henri Pe\u00f1a Ruiz <\/span>15<\/sup><\/a><\/span><\/span> si sia unito a lui. Questo \u00e8 forse il punto pi\u00f9 complicato del cast della rivista Dieci anni fa cominciava un litigio intellettuale con Onfray. Cosa ha visto in lui che l\u2019ha spinta a intervenire pubblicamente?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
\u00c9LISABETH ROUDINESCO<\/h4>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n Qual \u00e8 stata la sua prima impressione del libro?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Era un libro sciatto?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Di cosa?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Fino all’antisemitismo?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Questa tendenza si ritrova in modo spettacolare nelle prime righe di una prefazione a un libro pubblicato nel 2017 da un influente membro della Nuova Destra <\/span>5<\/sup><\/a><\/span><\/span> dove Onfray contrappone Proudhon, che veniva da “una famiglia di contadini franchi”, a Karl Marx, che veniva da “una famiglia di rabbini ashkenaziti”. <\/span>6<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Precisamente, Guillaume Mazeau, \u00e8 dai suoi studi sulla Rivoluzione francese e la sua storiografia, in particolare la figura di Charlotte Corday, che ha voluto intervenire pubblicamente per contrastare Onfray.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
GUILLAUME MAZEAU<\/h4>\n\n\n\n\n\n
\r\n <\/picture>\r\n \n L’intellettuale specifico ha un ruolo da svolgere nell’era di Donald Trump o di Bolsonaro?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Alla fine, per\u00f2, \u00e8 proprio dal suo pubblico, soprattutto dall’Universit\u00e0 popolare di Caen <\/span>8<\/sup><\/a><\/span><\/span>, che l’autorit\u00e0 di Onfray emana in gran parte – \u00e8 “la provincia” che Parigi tratta a volte con cattiva coscienza, a volte in malafede, che gli ha permesso di resistere nonostante i ripetuti scandali provocati dal suo metodo\u2026<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
\u00c9LISABETH ROUDINESCO<\/h4>\n\n\n\n
Onfray potrebbe essere studiato secondo il marketing intellettuale che secondo Deleuze definiva i nuovi filosofi? “Alla fine, la moltitudine di articoli di giornale, interviste, colloqui e trasmissioni radiofoniche e televisive devono sostituire il libro, che potrebbe benissimo non esistere affatto…” – Nel caso di Onfray, \u00e8 la moltitudine di libri scritti frettolosamente che sollecitano l’esposizione mediatica e permettono una presenza costante che finisce per opporsi asintoticamente all’opera\u2026<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
GUILLAUME MAZEAU<\/h4>\n\n\n\n
Questo si lega a un altro elemento cruciale nella composizione dell’autorit\u00e0 di Onfray: c\u2019\u00e8 infatti un riferimento al “popolo” come entit\u00e0, all’educazione popolare\u2026<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
Potrebbe chiarire cosa intende per appropriazione individuale?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
GUILLAUME MAZEAU<\/h4>\n\n\n\n
\u00c9LISABETH ROUDINESCO<\/h4>\n\n\n\n
GUILLAUME MAZEAU<\/h4>\n\n\n\n
\u00c9LISABETH ROUDINESCO<\/h4>\n\n\n\n
GUILLAUME MAZEAU<\/h4>\n\n\n\n
Secondo lei, il suo progetto di rivista sovranista <\/strong>Front Populaire,<\/em><\/strong> lanciata il giugno scorso, fa parte di questa inversione?<\/strong><\/h4>\n\n\n\n
\u00c9LISABETH ROUDINESCO<\/h4>\n\n\n\n
GUILLAUME MAZEAU<\/h4>\n\n\n\n
\u00c9LISABETH ROUDINESCO<\/h4>\n\n\n\n
GUILLAUME MAZEAU<\/h4>\n\n\n\n
Onfray finir\u00e0 davvero male? La sua rivista non sar\u00e0 in grado di farcela?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n
\u00c9LISABETH ROUDINESCO<\/h4>\n\n\n\n