{"id":14243,"date":"2023-11-11T17:16:13","date_gmt":"2023-11-11T16:16:13","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=14243"},"modified":"2023-11-11T17:16:16","modified_gmt":"2023-11-11T16:16:16","slug":"fare-la-pace-in-israele-una-proposta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/11\/fare-la-pace-in-israele-una-proposta\/","title":{"rendered":"Fare la pace in Israele: una proposta\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Nell\u2019arco di 24 ore, Bibi Netanyahu \u00e8 riuscito nell\u2019impresa di contraddire se stesso senza accontentare nessuno. Mercoled\u00ec sera, nell\u2019intervista alla rete televisiva americana Abc, il premier israeliano aveva affermato che Israele ipotizzava di rioccupare la Striscia \u00aba tempo indeterminato\u00bb. Il giorno dopo, davanti alle telecamere di Fox news, anche a fronte della dura reazione dell\u2019amministrazione Biden, Bibi sosteneva l\u2019esatto contrario, affermando per\u00f2 che fosse necessario prevedere una forza di sicurezza in grado di impedire che dal territorio di Gaza potessero nuovamente originare azioni ostili verso lo Stato ebraico e la sua popolazione, anche al costo di eliminare nuclei di terroristi in procinto di compiere simili atti.<\/p>\n\n\n\n<p>La contraddittoriet\u00e0 delle parole di Netanyahu attesta tre cose: 1) che il governo di Tel Aviv non ha ancora una posizione definita e definitiva su come gestire la fase successiva alla cessazione delle operazioni militari nella Striscia; 2) che le pressioni internazionali a favore di un cessate il fuoco e della ricerca di una soluzione politica della crisi (specialmente quelle americane e occidentali ma anche quelle dei Paesi arabi conservatori) pesano sulle decisioni del governo israeliano; 3) che \u00e8 fondamentale avanzare adesso, non domani, una proposta concreta che consenta il passaggio dalla fase militare a quella politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Al momento, il Gabinetto di guerra israeliano non ha la pi\u00f9 pallida idea della fase successiva all\u2019auspicabile \u2013 ma non altrettanto realizzabile \u2013 eradicazione militare della presenza di Hamas da Gaza. Fino ad ora, Israele ha mostrato di avere in mente solo la componente \u00abcinetica\u00bb della strategia che coincide con la totalit\u00e0 dell\u2019attuale disegno strategico. All\u2019interno di una simile concezione \u2013 che il buon vecchio Clausewitz avrebbe trovato monca e, quindi, politicamente perdente \u2013 non stupisce la determinazione con cui Bibi si chiude, tetragono, a qualunque ipotesi di cessate il fuoco. Non tragga in inganno la possibilit\u00e0 di qualche breve \u00abpausa umanitaria\u00bb, determinata in realt\u00e0 dalle soste tecniche tra le diverse fasi delle operazioni di terra. Se ci\u00f2 che guida le proprie azioni \u00e8 la mera \u00abnecessit\u00e0 militare\u00bb, allora qualunque pausa che non derivi dai propri vincoli logistici, organizzativi e tattici diviene ovviamente inconcepibile. Rimane il punto che, prima o poi, le Idf (<em>Israel Defense Forces<\/em>) dovranno ritirarsi da Gaza e passare la mano a qualcun altro. Gi\u00e0, ma a chi e con quali modalit\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Al momento, il Gabinetto di guerra israeliano non ha la pi\u00f9 pallida idea della fase successiva all\u2019auspicabile \u2013 ma non altrettanto realizzabile \u2013 eradicazione militare della presenza di Hamas da Gaza<\/p><cite>Vittorio Emanuele Parsi<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In questi giorni sono circolate diverse alternative. Gli Americani stanno premendo per un passaggio della Striscia sotto l\u2019amministrazione dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese e di Fatah, il gruppo che fa capo ad Abu Mazen e che nominalmente governa Ramallah e le minuscole porzioni di territorio nel quale peraltro le Idf e la polizia israeliana entrano ed escono quando credono e non precisamente in punta di piedi. Si tratta di un\u2019ipotesi lunare. Se Abu Mazen accettasse di prestarsi a una simile iniziativa perderebbe qualunque residua credibilit\u00e0 agli occhi del suo popolo e un\u2019amministrazione imposta dalle baionette israeliane finirebbe bersaglio dell\u2019ira dei gazawi. Sarebbe il pi\u00f9 grande regalo ad Hamas che si potrebbe immaginare e rovescerebbe sull\u2019intera Cisgiordania occupata le conseguenze del negligente e autolesionista comportamento dei governi israeliani di questi anni: aver lasciato che Hamas governasse indisturbata la Striscia (sia pur sottoposta a un duro assedio economico) mentre nel frattempo si moltiplicavano gli insediamenti illegali israeliani nei territori che si sarebbero dovuti collocare sotto la futura sovranit\u00e0 palestinese (500.000 in West Bank e 250.000 a Gerusalemme est) e si concedeva carta bianca ai coloni per perpetrare continue vessazioni, aggressioni e umiliazioni alla popolazione palestinese (ai quali peraltro Idf e la polizia israeliana avrebbero dovuto garantire protezione in quanto forza occupante).<\/p>\n\n\n\n<p>Saldare il destino della Cisgiordania a Gaza \u00e8 anche nella strategia di Hamas. Lo ha chiarito oltre ogni ragionevole dubbio il loro leader politico, Ismail Haniyeh pochi giorni orsono, nel videomessaggio rivolto formalmente ai residenti della Striscia in cui intimava: \u00ababbiamo bisogno del sangue delle donne, dei bambini e degli anziani per risvegliare lo spirito rivoluzionario dentro di noi, per spingerci avanti\u00bb. Noi chi? Evidentemente non i miliziani di Hamas, che il 7 ottobre hanno dimostrato al mondo di quanto odio sono capaci. E neppure i gazawi, che dal giorno successivo sono asfaltati quotidianamente dalle bombe israeliane e che comunque non hanno alternative al fare da scudi umani ai terroristi di Hamas. In realt\u00e0 il \u00abnoi\u00bb era riferito ai Palestinesi della Cisgiordania, quelli che si trovano tra il martello dei coloni e delle Idf e l\u2019incudine della periclitante Anp. \u00c8 a loro che d\u2019altronde si rivolgeva non solo il metatesto del messaggio, ma tutta la strategia politica di Hamas fin dal 7 settembre. I 1.500 morti israeliani dei kibbutz e del rave party, i 240 rapiti e i 10.000 morti palestinesi di Gaza a questo servivano e servono: a dimostrare ai \u00abfiacchi\u00bb Palestinesi della Cisgiordania occupata che \u00e8 il tempo di sollevarsi contro \u00abl\u2019entit\u00e0 sionista\u00bb, infervorati di nuovo spirito rivoluzionario nutrito dal sangue dei martiri, abbandonando Fatah al suo destino.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Prima o poi, le <em>Israel Defense Forces<\/em> dovranno ritirarsi da Gaza e passare la mano a qualcun altro. Ma a chi e con quali modalit\u00e0?<\/p><cite>Vittorio Emanuele Parsi<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Un\u2019occupazione militare di Gaza da parte israeliana e un passaggio dell\u2019amministrazione civile agli uomini di Abu Mazen non farebbe altro che perfezionare il disegno di Hamas: sarebbe quindi una criminale follia politica da parte israeliana e un regalo ad Hamas. Dimostrerebbe che, a oltre un mese dalla terribile e imperdonabile strage del 7 ottobre e dopo inaccettabili lutti e distruzioni nella Striscia, Israele \u00e8 incapace di uscire dalla strategia imposta da Hamas, non \u00e8 in grado di assumere effettivamente l\u2019iniziativa strategica.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_ap22829196_000017-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1707\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_ap22829196_000017-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_ap22829196_000017-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_ap22829196_000017-1340x893.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_ap22829196_000017-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Palestinesi cercano dei sopravvissuti sotto i detriti di un edificio distrutto dopo un attacco aereo israeliano nel campo profughi di Khan Yunis, nel Sud della Strisca di Gaza, luned\u00ec 6 novembre 2023. \u00a9 AP Photo\/Mohammed Dahman<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Al Congresso degli Stati Uniti Anthony Blinken, il segretario di Stato Usa ha parlato nelle scorse settimane della possibilit\u00e0 di un\u2019amministrazione fiduciaria ad interim che si occupasse di gestire la transizione tra l\u2019occupazione israeliana e l\u2019assunzione di una diretta responsabilit\u00e0 da parte dell\u2019Anp. La proposta, che cercherebbe di evitare che la medesima Autorit\u00e0 venisse definitivamente etichettata dai Palestinesi come \u00abcollaborazionista\u00bb, riprende una proposta avanzata nel 2003, durante la seconda <em>intifada<\/em>, all\u2019allora presidente George W. Bush, attraverso le colonne della rivista <em>Foreign Affairs<\/em>, da Martin Indyk, l\u2019ex ambasciatore americano in Israele. Affinch\u00e9 ci\u00f2 sia possibile, per\u00f2, occorrerebbe il disco verde dell\u2019Onu (tutt\u2019altro che scontato, considerato l\u2019interesse russo a mantenere il Medio Oriente in stato di ebollizione, gli Stati Uniti sotto pressione, e le capitali occidentali distratte, per poter continuare indisturbata la sua guerra di aggressione in Ucraina). Servirebbe comunque un contingente militare cospicuo e robusto, in grado di sorvegliare i confini e mantenere l\u2019ordine pubblico a Gaza: ovvero, se necessario, impedendo che cellule di Hamas riemergano o si riformino. Si tratterebbe di un\u2019impresa al di l\u00e0 della portata di qualunque contingente di Caschi blu.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unico caso di un\u2019amministrazione ad interim dell\u2019Onu che ebbe un (limitato) successo, fu quello attuato in Cambogia a inizio anni \u201990, per traghettare il Paese fuori della guerra civile tra le forze governative filovietnamite e gli eredi di Khmer rossi, che prevedeva come via d\u2019uscita dall\u2019amministrazione temporanea la rappresentanza paritaria dei due soggetti politici cambogiani e la loro collaborazione al potere. Applicata a Gaza, implicherebbe ipotizzare un governo congiunto tra Hamas e Fatah nella Striscia, instaurato sotto l\u2019egida e grazie alle forze dell\u2019Onu. Se questo non fosse lo sbocco annunciato, le forze dell\u2019Onu diventerebbero il bersaglio di Hamas, della Jihad e di qualunque movimento di resistenza all\u2019occupazione. Chi sarebbe disposto a metterci i suoi soldati? Per comprenderne i rischi, basta ricordare che nei giorni scorsi il ministro degli Affari esteri della repubblica islamica dell\u2019Iran ha gi\u00e0 insinuato velenosamente che le truppe italiane del contingente di Unifil schierate al confine israelo-libanese costituirebbero un bersaglio militare legittimo nel caso l\u2019offensiva su Gaza dovesse continuare. Immaginate quale accoglienza potrebbero ricevere delle truppe occidentali \u2013 sia pure col casco blu \u2013 schierate a Gaza con il compito di impedire azioni ostili verso Israele e il riformarsi delle cellule di Hamas.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Un\u2019occupazione militare di Gaza da parte israeliana e un passaggio dell\u2019amministrazione civile agli uomini di Abu Mazen non farebbe altro che perfezionare il disegno di Hamas<\/p><cite>Vittorio Emanuele Parsi<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Non resta che una sola ipotesi: una forza di sicurezza araba, fornita dai paesi firmatari degli accordi di Abramo, integrati dall\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratterebbe di offrire a questi Paesi l\u2019opportunit\u00e0 di diventare protagonisti di una politica di sicurezza di ampio respiro nell\u2019intero Medio Oriente, e in tal modo di far uscire la regione dal lungo cono d\u2019ombra di un processo di decolonizzazione largamente mal riuscito. La proposta dovrebbe essere avanzata degli Stati Uniti, dalla Ue e dai principali Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Spagna) oltre al Regno Unito. E dovrebbe vedere come principale destinatario, e leader della coalizione, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/08\/25\/la-panthere-du-golfe-comment-larabie-saoudite-achete-le-monde\/\">Mohamed bin Salman<\/a> e l\u2019Arabia Saudita. Il principe \u00e8 sufficientemente ambizioso, intelligente e spregiudicato per capire che cosa verrebbe offerto al suo Paese e alle altre monarchie del Golfo: la possibilit\u00e0 di giocare un ruolo da protagonisti nella politica regionale e mondiale che nessuna \u00abvisione 2030\u00bb, campionato mondiale di calcio, acquisizione di musei od operazione finanziaria potrebbe mai conseguire.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esercito saudita, rinforzato dai contingenti degli altri Paesi firmatari degli Accordi di Abramo ed eventualmente, ma non necessariamente, da quelli dei due Paesi che hanno firmato un trattato di pace con Israele (Giordania ed Egitto) \u00e8 sufficientemente equipaggiato, numeroso ed addestrato per il compito del mantenimento della sicurezza tra Gaza ed Israele e nella Striscia. Il Regno dell\u2019Arabia Saudita \u00e8 un bastione del conservatorismo sunnita, ostile alla Fratellanza musulmana e ad Hamas, ma di certo non etichettabile come \u00abmiscredente\u00bb o \u00abcrociato\u00bb. Una simile forza dovrebbe accettare l\u2019esplicito mandato politico di eliminare qualunque fazione armata che si opponesse al ristabilimento della pace nella Striscia, lasciando invece campo libero alla pacifica competizione politica anche per i possibili discendenti di Hamas. Sto ipotizzando qualcosa che cerchi di tenere insieme la Forza di pace araba (in gran parte siriana) che pose fine alla lunga guerra civile libanese verso la fine degli anni \u201980 con gli Accordi del Venerd\u00ec Santo che chiusero la stagione dei <em>troubles<\/em> nell\u2019Ulster, concedendo agibilit\u00e0 politica al braccio politico dell\u2019Ira. Si tratta di un\u2019operazione delicata, difficile, articolata ma non impossibile e soprattutto, come cercher\u00f2 di spiegare, della sola opzione dotata di qualche chance di successo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Non resta che una sola ipotesi: una forza di sicurezza araba, fornita dai paesi firmatari degli accordi di Abramo, integrati dall\u2019Arabia Saudita<\/p><cite>Vittorio Emanuele Parsi<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 i paesi del Golfo dovrebbero accettare di correre un simile rischio, di esporsi in un esercizio dall\u2019esito tutt\u2019altro che scontato?<\/p>\n\n\n\n<p>Va subito chiarito che tutta l\u2019operazione comporta rischi e costi alti. I secondi potrebbero essere giustificati esclusivamente dal collegamento a un obiettivo storico, il cui perseguimento potrebbe concorrere in maniera decisiva ad abbassare i medesimi rischi. L\u2019obiettivo \u00e8 la totale e completa indipendenza e sovranit\u00e0 di Gaza e Cisgiordania, la nascita a 77 anni dalla Risoluzione 181 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 1947, dello Stato di Palestina. Solo cos\u00ec le potenze arabe del Golfo potrebbero presentarsi non come forze al servizio dei propri interessi particolari (la creazione di una comune area di prosperit\u00e0 economica con Israele) e collaborazioniste di Israele, ma come le levatrici della tanto agognata indipendenza palestinese: a Gaza e in Cisgiordania. Il loro coinvolgimento dovrebbe essere richiesto simultaneamente all\u2019annuncio solenne da parte del governo israeliano, e garantito internazionalmente, della piena concessione dell\u2019indipendenza alla Palestina entro 12 mesi dalla creazione della Forza di sicurezza araba, accompagnato da un cospicuo impegno finanziario per la ricostruzione della Striscia e da un massiccio piano di investimenti in Cisgiordania gestito da un\u2019autorit\u00e0 ad hoc (costituita dall\u2019Anp e da un board dei <em>Donors<\/em> internazionali).<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe il perfezionamento necessario degli Accordi di Abramo, capace di trasformarli in veri accordi di pace regionali, in grado di garantire arabi, israeliani e palestinesi. Costituirebbe anche la pi\u00f9 efficace possibilit\u00e0 per rivitalizzare gli Accordi, la cui realizzazione comporta notevoli vantaggi economici per i contraenti. Implementarli resta una grande opportunit\u00e0 economica per tutti i firmatari. Il loor punto debole stava nel prevedere una normalizzazione della presenza di Israele nella regione \u2013 e un consolidamento della sua sicurezza \u2013 senza prendere minimamente in considerazione la questione palestinese. Attraverso l\u2019assunzione di una diretta e temporanea responsabilit\u00e0 dei Paesi firmatari per la sicurezza e la ricostruzione di Gaza, si eliminerebbe questa fragilit\u00e0 cruciale (la stessa individuata da Hamas e sulla quale Hamas \u00e8 criminalmente intervenuta) e si collocherebbero gli Accordi all\u2019interno di una pi\u00f9 vasta, solida e ambiziosa architettura regionale e multilaterale.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_ap22829196_000067-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1707\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_ap22829196_000067-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_ap22829196_000067-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_ap22829196_000067-1340x893.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/11\/SIPA_ap22829196_000067-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Le torce delle forze israeliani illuminano il cielo notturno a Gaza, luned\u00ec 6 novembre 2023 \u00a9 AP Photo\/Abed Khaled<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Non sarebbe comunque un\u2019impresa facile e la Forza di sicurezza araba dovrebbe essere sufficientemente robusta e politicamente determinata per poter neutralizzare chiunque si opponga, a cominciare dai vari gruppi sponsorizzati dall\u2019Iran. Ma questa mossa significherebbe uscire dalla logica e dalla strategia finora imposte da Hamas a tutti i giocatori, separare Hamas del popolo palestinese dando ai Palestinesi ci\u00f2 cui hanno diritto: la sovranit\u00e0, l\u2019autodeterminazione e l\u2019indipendenza. E non per effetto di una guerra, ma in conseguenza di una pace.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La Forza di sicurezza araba dovrebbe essere sufficientemente robusta e politicamente determinata per poter neutralizzare chiunque si opponga, a cominciare dai vari gruppi sponsorizzati dall\u2019Iran<\/p><cite>Vittorio Emanuele Parsi<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Non va nascosto che l\u2019Iran si metterebbe di traverso con determinazione a una simile sistemazione, cercando di mobilitare tutti i suoi proxy nella regione e magari dando vita a una campagna di attentati anche fuori area. Ma su questo punto occorre essere realisti: Teheran vede gli Accordi di Abramo essenzialmente come un modo attraverso il quale gli Stati Uniti possono riacquisire la leadership in Medio Oriente e si opporrebbe comunque a qualunque piano di stabilizzazione e a qualunque accordo di sicurezza che continuasse a implicare garanzie per la sopravvivenza di Israele e un ruolo maggiore per i sauditi. Tanto vale doversi confrontare con una simile opposizione dotati di uno strumento forte, piuttosto che di un piano debole.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo anche toglierci dalla testa la possibilit\u00e0 di poter contare su qualunque forma di collaborazione o appoggio da parte russa, considerando il vantaggio che Mosca ricava dal perdurare della crisi a Gaza per la conduzione della sua guerra di aggressione in Ucraina. Un discorso diverso potrebbe valere invece per la Cina, che di fronte a un\u2019architettura di sicurezza equilibrata e sufficientemente solida potrebbe convincersi a farne parte. Uuna collaborazione con l\u2019Occidente e i Paesi arabi moderati in Medio Oriente, inoltre, potrebbe aprire spiragli per la riconsiderazione da parte cinese della sua posizione sulla guerra in Ucraina. Per le democrazie occidentali, infine, la possibilit\u00e0 di essere sponsor e garanti di un assetto di sicurezza mediorientale pi\u00f9 giusto e robusto significherebbe implementare una politica di sicurezza pi\u00f9 efficace ed aderente ai propri principi eliminando qualunque possibile accusa di applicare un \u00abdoppio standard\u00bb ogni volta che \u00e8 coinvolto Israele, potere tornare a concentrarsi sul pericoloso fronte ucraino (dove l\u2019Europa si misura con una minaccia esistenziale), riappacificarsi con segmenti importanti delle proprie opinioni pubbliche, infliggere un colpo a islamofobia e antisemitismo, togliere argomenti alla propaganda delle autocrazie e ritrovare una strada per il fondamentale percorso di riavvicinamento tra le democrazie del \u00abricco Nord\u00bb e <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/10\/19\/de-quoi-le-sud-global-est-il-le-nom\/\">le poche del \u00abSud globale<\/a>\u00bb sul quale si gioca il futuro stesso della democrazia come forma di governo \u00abtipica\u00bb della modernit\u00e0 politica.<\/p>\n\n\n\n<p>La prospettiva di una Forza di sicurezza araba per Gaza starebbe in piedi solo a fronte di un obiettivo ambizioso come quello della nascita in tempi brevi e certi di uno Stato palestinese. Affinch\u00e9 la sua nascita sia credibile, occorre un impegno serio da parte di Tel Aviv per il progressivo smantellamento degli insediamenti illegali ebraici in Cisgiordania (e in prospettiva a Gerusalemme est). Questo sarebbe un regalo fatto non ai palestinesi, ma al popolo israeliano e alla vitalit\u00e0 della sua democrazia, gi\u00e0 fin troppo avvelenata dall\u2019estremismo dei coloni e dei loro rappresentanti. L\u2019influsso negativo dei coloni sulla vita politica israeliana \u00e8 fin troppo simile a quello dei <em>Pieds-noirs<\/em> sulla vita politica francese negli anni Cinquanta. Sappiamo come fin\u00ec, con il crollo della Quarta repubblica e il salvataggio in extremis della democrazia francese da parte del generale De Gaulle.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La prospettiva di una Forza di sicurezza araba per Gaza starebbe in piedi solo a fronte di un obiettivo ambizioso come quello della nascita in tempi brevi e certi di uno Stato palestinese<\/p><cite>Vittorio Emanuele Parsi<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 sicuramente il passaggio pi\u00f9 critico e si potrebbe discuterne la modularit\u00e0, ma \u00e8 necessario per la sopravvivenza della stessa democrazia israeliana. Quasi cinquant\u2019anni di occupazione coloniale dei West Bank hanno ammalorato la qualit\u00e0 della democrazia israeliana e le stanno progressivamente alienando le simpatie soprattutto delle giovani generazioni nelle amiche democrazie occidentali. Israele deve gi\u00e0 fare i conti con il \u00abfattore demografico\u00bb interno, mi pare che debba cominciare a valutare un altro, e forse ben pi\u00f9 grave, fattore demografico: quello appunto di un Occidente che \u00e8 composto da persone che negli ultimi trent\u2019anni anni hanno assistito prevalentemente all\u2019esercizio arbitrario e sproporzionato della violenza da parte di coloni e militari occupanti nei confronti della popolazione palestinese. Si tratta di considerare in senso pi\u00f9 ampio l<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/10\/22\/dialectique-de-la-violence-et-du-calcul-relire-pierre-hassner\/\">e parole di ammonimento indirizzate dal presidente Biden al premier Netanyahu<\/a> a \u00abnon commettere a Gaza gli stessi errori da noi commessi dopo l\u201911 settembre in Afghanistan e Iraq\u00bb. Con la differenza, evidentemente, che mentre gli Stati Uniti, constatato il fallimento di una strategia prevalentemente cinetica, si sono alla fine ritirati dall\u2019Afghanistan e dall\u2019Iraq, Israele non pu\u00f2 \u00abritirarsi dal Medio Oriente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente un impegno di una simile portata non sarebbe credibile se fosse assunto da Bibi Netanyahu, che s<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/10\/12\/israele-netanyahu-ha-esplicitamente-rafforzato-hamas-una-conversazione-con-nitzan-horowitz\/\">embra screditato ormai oltre ogni limite<\/a>, sia sul piano interno sia sul piano regionale e internazionale. Occorre quindi che qualcun altro ne sia il garante da parte israeliana (forse Ganz, forse altri). Ma anche questo rappresenterebbe un passaggio importante per il recupero della democrazia israeliana.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando decenni di politiche orientate al cosiddetto realismo politico (in realt\u00e0 alla pura logica di potenza e sopraffazione) hanno portato a un risultato disastroso come quello che abbiamo sotto gli occhi, \u00e8 forse il caso di aprire a politiche che abbiano maggiore respiro e visione. Politiche nelle quali i rischi si assumono e i costi si sopportano per perseguire scopi alti e obiettivi ambiziosi; politiche che consentano di chiudere con il passato e le sue eredit\u00e0 paralizzanti e di aprire a un futuro da costruire, cambiandone il senso e lasciando che questa possibilit\u00e0 influenzi il cambiamento del comportamento degli attori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa succeder\u00e0 dopo l\u2019operazione militare israeliana a Gaza? Per porre fine alla violenza, bisogna domandarsi come debba finire la guerra del Sukkot. 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