{"id":141,"date":"2020-11-16T00:05:43","date_gmt":"2020-11-16T00:05:43","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=141"},"modified":"2022-05-19T14:34:59","modified_gmt":"2022-05-19T13:34:59","slug":"macron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2020\/11\/16\/macron\/","title":{"rendered":"La dottrina Macron: una conversazione con il Presidente francese"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Questa intervista \u00e8 anche disponibile <a href=\"https:\/\/geopolitique.eu\/en\/macron-grand-continent\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">in inglese<\/a> sul sito del Groupe d&#8217;\u00e9tudes g\u00e9opolitiques.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il 2020 sta volgendo al termine. Tra la gestione immediata delle emergenze e la visione a lungo termine, qual \u00e8 oggi la rotta da seguire?<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019avete detto voi stessi: il 2020 \u00e8 stato costellato di&nbsp;crisi.&nbsp;Quella,&nbsp;chiaramente,&nbsp;dell&#8217;epidemia di Covid-19 e&nbsp;quella del&nbsp;terrorismo, che negli ultimi mesi \u00e8 tornato a colpire con grande forza in Europa, ma anche in Africa. Penso in particolare a&nbsp;quel&nbsp;terrorismo&nbsp;definito&nbsp;<em>islamista<\/em>, ma che in realt\u00e0 \u00e8&nbsp;perpetrato&nbsp;in nome di un&#8217;ideologia che distorce una religione.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Queste crisi si aggiungono a tutte le sfide che stavamo gi\u00e0 affrontando e che erano, direi, strutturali: il cambiamento climatico, la biodiversit\u00e0, la lotta contro le disuguaglianze &#8211; e quindi l&#8217;insostenibilit\u00e0 delle disuguaglianze tra le nostre societ\u00e0 e all&#8217;interno delle nostre societ\u00e0 &#8211; e la grande trasformazione digitale. Ci troviamo in un momento della storia dell\u2019umanit\u00e0 in cui, a ben vedere, raramente abbiamo avuto un numero cos\u00ec grande di crisi a breve termine, come l&#8217;epidemia e il terrorismo, e di transizioni profonde e strutturali che stanno cambiando la vita internazionale e che hanno persino un impatto antropologico: penso al cambiamento climatico, cos\u00ec come alla transizione tecnologica che sta trasformando il nostro immaginario &#8211; l\u2019abbiamo visto di recente &#8211; e che scardina completamente il rapporto tra l&#8217;interno, l&#8217;esterno e le nostre rappresentazioni del mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a ci\u00f2, e avete ragione a parlare di rotta, sono profondamente convinto che ci sia un filo conduttore: dobbiamo reinventare le forme della cooperazione internazionale. Una delle caratteristiche di tutte queste crisi \u00e8 che l&#8217;umanit\u00e0 le vive in maniera differente a seconda di dove si trova, ma tutti ci troviamo ad affrontare queste grandi transizioni e queste singole crisi tutte allo stesso momento. Per risolverle nel miglior modo possibile, dobbiamo collaborare. Non riusciremo a sconfiggere l&#8217;epidemia e questo virus se non collaboriamo. Anche se qualcuno dovesse scoprire un vaccino, se non \u00e8 diffuso in tutto il mondo vuol dire che il virus torner\u00e0 in certe zone. Anche il terrorismo \u00e8 un fenomeno che colpisce tutti: non dobbiamo dimenticare che oltre l&#8217;80% delle vittime del terrorismo islamista proviene dal mondo musulmano, come si \u00e8 visto anche in Mozambico nei giorni scorsi. Abbiamo un destino comune di fronte a tutte&nbsp;queste crisi. E per me, la rotta principale nella vita internazionale \u00e8 cercare le modalit\u00e0 di una cooperazione utile: quello che abbiamo fatto sul virus con il meccanismo dell&#8217;Act-A, quello che abbiamo cercato di fare sul terrorismo costruendo nuove coalizioni e quello che abbiamo fatto costantemente sui grandi progetti che ho appena citato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-large  video\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/player.vimeo.com\/video\/479598486?texttrack=it\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Oltre a ci\u00f2, in questo momento ritengo che un&#8217;ulteriore rotta da seguire&nbsp;sia&nbsp;anche&nbsp;l\u2019importanza \u2013 e l\u2019uno&nbsp;per me \u00e8 complementare all\u2019altro&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp;di&nbsp;rafforzare e strutturare un&#8217;Europa politica.&nbsp;Perch\u00e9?&nbsp;Perch\u00e9 se vogliamo che si crei una forma di collaborazione, abbiamo bisogno di poli equilibrati che possano strutturarla intorno ad&nbsp;un nuovo multilateralismo, cio\u00e8&nbsp;ad&nbsp;un dialogo tra le varie potenze per decidere insieme. Ci\u00f2&nbsp;presuppone che si&nbsp;prenda&nbsp;atto del fatto che&nbsp;gli ambiti&nbsp;della cooperazione multilaterale oggi sono diventati&nbsp;fragili, perch\u00e9 sono bloccati: non posso far altro che constatare che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, oggi, non produce pi\u00f9 soluzioni utili;&nbsp;siamo tutti corresponsabili quando alcuni diventano ostaggio delle crisi del multilateralismo, come l&#8217;OMS.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo riuscire a reinventare forme utili di cooperazione, coalizioni di progetti e di attori, e riuscire a modernizzare le strutture e a riequilibrare&nbsp;questi rapporti. Per farlo, dobbiamo anche ripensare i termini del rapporto: per me, il secondo elemento della rotta da seguire \u00e8 un&#8217;Europa forte e politica. Perch\u00e9? Perch\u00e9 credo che l&#8217;Europa non dissolva la voce della Francia: la Francia ha la sua concezione, la sua storia, la sua visione degli affari internazionali, ma la sua azione risulta molto pi\u00f9 utile e forte se portata avanti attraverso l&#8217;Europa. Penso addirittura che questo sia l&#8217;unico modo per imporre i nostri valori, la nostra voce comune, per evitare il duopolio sino-americano, la dislocazione e il ritorno di potenze regionali ostili.&nbsp;\u00c8&nbsp;quanto&nbsp;siamo riusciti a fare per preservare l&#8217;accordo di Parigi sul clima: \u00e8 stata proprio l&#8217;Europa a dettare l&#8217;agenda dopo la decisione del presidente Trump, e poi a riuscire a tenere la Cina al tavolo dei negoziati. Ed \u00e8 quanto&nbsp;abbiamo fatto per la lotta al terrorismo, in linea con l&#8217;appello di Christchurch&nbsp;&#8211;&nbsp;collaborando con i neozelandesi, ma un anno e mezzo fa abbiamo lanciato&nbsp;proprio qui&nbsp;una vera e propria azione europea.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Dobbiamo riuscire a reinventare forme utili di cooperazione, coalizioni di progetti e di attori, e riuscire a modernizzare le strutture e a riequilibrare&nbsp;questi rapporti.<\/p><cite>Emmanuel Macron<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Credo quindi che, in questo momento, non dobbiamo&nbsp;assolutamente&nbsp;perdere lo spirito europeo e l\u2019autonomia strategica, la forza che l&#8217;Europa pu\u00f2 avere per proprio conto. Se cerco di guardare oltre il breve termine, direi quindi che dobbiamo avere due assi&nbsp;forti: ritrovare le modalit\u00e0 per una cooperazione internazionale utile che eviti la guerra, ma che&nbsp;consenta&nbsp;di rispondere alle sfide contemporanee;&nbsp;costruire un&#8217;Europa molto pi\u00f9&nbsp;forte, che possa&nbsp;far valere la sua voce,&nbsp;la sua forza, mantenendo i suoi principi, in uno scenario cos\u00ec rifondato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Lei parla di rotta,&nbsp;<\/strong><strong>proiettandosi verso il futuro<\/strong><strong>, ma si pu\u00f2 capire questo momento di transizione anche guardando indietro, verso il passato, per chiedersi che epoca si&nbsp;conclude&nbsp;nel 2020. \u00c8 un&#8217;epoca iniziata nel 1989, nel 1945?&nbsp;<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 molto difficile da dire, perch\u00e9 non si sa se siamo in un momento in cui \u00e8 possibile concettualizzare adeguatamente questo periodo. Non so se \u00e8 ancora abbastanza buio perch\u00e9 la nottola di Minerva possa guardare dietro di s\u00e9&nbsp;a&nbsp;quello che si sta spegnendo per poterlo&nbsp;capire&#8230; Ma credo che i due&nbsp;elementi&nbsp;di cesura che avete evocato lo siano, e il 1968 ne \u00e8&nbsp;probabilmente&nbsp;un&nbsp;altro.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/1.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2173\"\n        data-pswp-height=\"1630\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/1-330x248.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/1-690x518.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/1-1340x1005.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/1-125x94.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Vediamo&nbsp;che siamo di fronte ad una crisi del quadro multilaterale&nbsp;del&nbsp;1945: una crisi della sua efficacia, ma, pi\u00f9 grave a mio avviso, una crisi dell&#8217;universalit\u00e0 dei valori portati avanti dalle sue strutture. Questo \u00e8 per me &#8211; ne abbiamo parlato poco fa, durante la conferenza del&nbsp;<em>Forum di Parigi sulla Pace&nbsp;<\/em>&#8211; uno degli aspetti pi\u00f9 gravi di quello che abbiamo vissuto negli ultimi tempi. Elementi come la dignit\u00e0 della persona umana, che erano intangibili e&nbsp;a&nbsp;cui&nbsp;aderivano&nbsp;fondamentalmente tutti i popoli delle Nazioni Unite, tutti i Paesi rappresentati, vengono ora messi in discussione,&nbsp;relativizzati. Il relativismo contemporaneo che sta emergendo&nbsp;segna&nbsp;davvero&nbsp;una frattura e&nbsp;fa il gioco di potenze che non&nbsp;sono a proprio agio&nbsp;nell\u2019ambito&nbsp;dei diritti umani delle Nazioni Unite. Su questo tema \u00e8 evidente il gioco portato avanti dalla Cina e dalla Russia, che promuovono un relativismo dei valori e dei principi, e&nbsp;un gioco che cerca di&nbsp;ri-culturizzare, di rimettere questi valori in un dialogo di civilt\u00e0, o in un conflitto di civilt\u00e0, per esempio contrapponendoli alla dimensione religiosa. Sono tutti strumenti che frammentano l&#8217;universalit\u00e0 dei valori. \u00c8 molto grave se accettiamo&nbsp;di mettere in discussione questi valori, che sono quelli dei diritti umani e civili, e quindi di un universalismo basato sulla dignit\u00e0 della persona umana e dell&#8217;individuo libero e ragionevole. Perch\u00e9 la scala dei valori non \u00e8 pi\u00f9 la stessa, perch\u00e9 la nostra globalizzazione \u00e8 stata costruita su questo elemento: non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 importante della vita umana. Qui, dunque, vedo una prima frattura. \u00c8 molto recente; sta prendendo piede; \u00e8 il frutto di scelte ideologiche portate avanti con convinzione da potenze che in esse vedono il&nbsp;mezzo&nbsp;per elevarsi, e di una forma di stanchezza, di collasso. Ci si abitua e si pensa che quello che \u00e8 diventato un insieme di parole che si ripetono in continuazione non&nbsp;\u00e8 pi\u00f9 a rischio. Questa \u00e8 la prima frattura, ed \u00e8 molto preoccupante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 poi una seconda frattura nel nostro concerto delle nazioni, che \u00e8, credo, la crisi delle societ\u00e0 occidentali dopo il 1968 e il 1989. Siamo testimoni di un neoconservatorismo crescente, in tutta Europa&nbsp;peraltro, che \u00e8 una&nbsp;rimessa in discussione&nbsp;delle idee del 1968&nbsp;&#8211;&nbsp;sono i neoconservatori stessi a prenderlo come riferimento&nbsp;&#8211;&nbsp;cio\u00e8&nbsp;dello stato di maturit\u00e0 raggiunto dalla nostra democrazia &#8211; il riconoscimento delle minoranze, il movimento di liberazione dei popoli e delle societ\u00e0 &#8211; e c&#8217;\u00e8 il ritorno del&nbsp;<em>potere della maggioranza<\/em>&nbsp;e, in un certo senso, di una forma di&nbsp;verit\u00e0&nbsp;dei popoli. Sta riemergendo nelle nostre societ\u00e0, ovunque. \u00c8 una vera e propria frattura che non dobbiamo trascurare, perch\u00e9 \u00e8 uno strumento di&nbsp;riframmentazione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>C&#8217;\u00e8 una seconda frattura nel nostro concerto delle nazioni, che \u00e8, credo, la crisi delle societ\u00e0 occidentali dopo il 1968 e il 1989. Siamo testimoni di un neoconservatorismo crescente, in tutta Europa&nbsp;peraltro, che \u00e8 una&nbsp;rimessa in discussione&nbsp;delle idee del 1968.<\/p><cite>Emmanuel Macron<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>E credo che siamo a un punto di rottura anche rispetto al post-1989. Le generazioni nate dopo il 1989 non hanno vissuto l&#8217;ultima grande lotta che ha strutturato la vita intellettuale occidentale e le nostre relazioni: l&#8217;anti-totalitarismo. Queste si sono strutturate per molti,&nbsp;cos\u00ec come il loro accesso alla vita&nbsp;accademica&nbsp;e politica, sulla finzione che era la &#8220;fine della storia&#8221; e sul sottinteso che era l\u2019estensione permanente delle democrazie, delle libert\u00e0 individuali, ecc. Ci rendiamo conto che non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Riemergono potenze regionali autoritarie,&nbsp;riemergono&nbsp;teocrazie. L\u2019inganno della storia, inoltre, \u00e8 arrivato senza dubbio al momento delle primavere arabe, in cui ci\u00f2 che secondo questo stesso approccio viene visto come elemento di liberazione \u00e8 risultato in realt\u00e0 un indicatore del ritorno dello spirito di certi popoli e della religione&nbsp;all\u2019interno della politica. Vi \u00e8 infatti una straordinaria accelerazione del ritorno delle questioni religiose sulla scena politica in molti di questi Paesi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti questi elementi producono fratture molto profonde nella nostra vita, nella vita delle nostre societ\u00e0 e nello spirito che \u00e8 emerso in queste date di riferimento. Ed \u00e8 per questo che voglio lanciare quello che potremmo chiamare il &#8220;<em>Consenso di Parigi<\/em>&#8220;,&nbsp;che per\u00f2 sar\u00e0 il consenso di tutti, che abbiamo lanciato oggi, che consiste nel superare questi momenti storici importanti che hanno strutturato la realt\u00e0 politica e intellettuale degli ultimi decenni per mettere in discussione&nbsp;l\u2019elemento&nbsp;di concretizzazione del cosiddetto&nbsp;<em>Washington Consensus<\/em>,&nbsp;&nbsp;e&nbsp;quindi il fatto che anche le nostre societ\u00e0 sono state costruite sul paradigma delle economie aperte, di un&#8217;economia sociale di mercato,&nbsp;come si diceva nell&#8217;Europa del dopoguerra,&nbsp;che per\u00f2 \u00e8 diventata sempre meno sociale e sempre pi\u00f9 aperta&nbsp;e che dopo&nbsp;questo Consenso, \u00e8&nbsp;entrata in&nbsp;un dogma&nbsp;in cui le&nbsp;verit\u00e0&nbsp;erano: diminuzione del ruolo dello Stato, privatizzazioni, riforme strutturali, apertura delle economie attraverso il commercio, finanziarizzazione delle nostre economie, il tutto all\u2019interno di una logica piuttosto monolitica basata sulla creazione di profitti. Quell&#8217;epoca ha avuto i suoi risultati,&nbsp;sarebbe troppo facile giudicarla con gli occhi di oggi. Ha&nbsp;consentito&nbsp;a centinaia di milioni di abitanti del mondo&nbsp;di uscire della povert\u00e0 con la&nbsp;base della teoria dei vantaggi comparati, e molti Paesi poveri ne hanno beneficiato. Ma oggi la vediamo in modo diverso, e questo costituisce una profonda frattura rispetto alle precedenti transizioni&nbsp;che evocavo.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, non&nbsp;consente&nbsp;di pensare e di interiorizzare i grandi cambiamenti del mondo, in particolare il cambiamento climatico, che&nbsp;rimane&nbsp;un&#8217;esternalit\u00e0&nbsp;nel&nbsp;<em>Washington Consensus<\/em><em>.<\/em>&nbsp;Stiamo&nbsp;per\u00f2&nbsp;raggiungendo un punto in cui l&#8217;urgenza \u00e8 tale per cui \u00e8 impossibile chiedere ai governi di gestire una delle questioni prioritarie del momento, la questione&nbsp;probabilmente prioritaria&nbsp;per la prossima generazione, semplicemente come un\u2019esternalit\u00e0 del mercato.&nbsp;\u00c8&nbsp;quello che stiamo cercando di&nbsp;fare&nbsp;dall&#8217;accordo di Parigi, ad esempio con il prezzo del carbonio, che non \u00e8 comprensibile nel contesto del&nbsp;<em>Washington Consensus,&nbsp;<\/em>perch\u00e9&nbsp;presuppone&nbsp;che si integri&nbsp;qualcosa di diverso dal profitto.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ci sono le disuguaglianze. Il funzionamento dell&#8217;economia di mercato&nbsp;finanziarizzata&nbsp;contemporanea ha permesso l&#8217;innovazione e una via d&#8217;uscita dalla povert\u00e0 in alcuni paesi, ma ha aumentato le disuguaglianze nei nostri paesi. Perch\u00e9 ha delocalizzato in modo massiccio, perch\u00e9 ha&nbsp;ridotto ad&nbsp;un&nbsp;senso&nbsp;di inutilit\u00e0&nbsp;una&nbsp;parte della nostra popolazione, con profondi drammi economici, sociali ma anche psicologici:&nbsp;le nostre classi medie in particolare, e&nbsp;una&nbsp;parte delle nostre classi popolari, sono state la variabile di aggiustamento della globalizzazione; e questo \u00e8&nbsp;insostenibile. \u00c8 insostenibile, e l\u2019abbiamo indubbiamente sottovalutato. Le nostre democrazie vivono su una specie di superficie di&nbsp;sostentamento, dove abbiamo bisogno al&nbsp;contempo&nbsp;del principio politico della democrazia con le&nbsp;sue&nbsp;alternanze, delle libert\u00e0 individuali, dell&#8217;economia sociale di mercato e del progresso per le classi medie. Questi elementi erano la base sociologica dei nostri regimi: \u00e8 cos\u00ec sin dal XVIII secolo. Dal momento in cui la classe media non ha pi\u00f9 possibilit\u00e0 di progresso e&nbsp;vive&nbsp;anno dopo anno il declino, sorgono dubbi sulla democrazia. Questo \u00e8 esattamente quello che vediamo ovunque, dagli Stati Uniti di Donald Trump alla Brexit, passando per i segnali di avvertimento che captiamo nel nostro paese e in molti altri paesi europei,&nbsp;sono quei dubbi che emergono, per cui si comincia a dire: &#8220;Dal momento che non ho pi\u00f9 alcun&nbsp;progresso, per tornare a progredire, beh, devo ridurre la democrazia e accettare una qualche forma di autorit\u00e0 oppure devo accettare un qualche grado di chiusura delle frontiere, perch\u00e9 il mondo non funziona pi\u00f9 in questo modo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Tutti questi elementi producono fratture molto profonde nella nostra vita, nella vita delle nostre societ\u00e0 e nello spirito che \u00e8 emerso in queste date di riferimento. Ed \u00e8 per questo che voglio lanciare quello che potremmo chiamare il &#8220;<em>Consenso di Parigi<\/em>&#8220;,&nbsp;che per\u00f2 sar\u00e0 il consenso di tutti.<\/p><cite>Emmanuel Macron<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 per questo motivo che sono convinto che ci troviamo ad un punto di rottura, un punto di rottura molto profondo,&nbsp;al di l\u00e0&nbsp;di questi&nbsp;incontri politici, che \u00e8 soprattutto un punto di rottura del capitalismo contemporaneo. Perch\u00e9 \u00e8 un capitalismo che si \u00e8&nbsp;finanziarizzato, che&nbsp;si&nbsp;\u00e8&nbsp;eccessivamente&nbsp;concentrato e che non ci&nbsp;consente&nbsp;pi\u00f9 di gestire le disuguaglianze nelle nostre societ\u00e0 e a livello internazionale. A ci\u00f2, possiamo rispondere solo ricostruendolo. Innanzitutto, non&nbsp;si&nbsp;pu\u00f2&nbsp;rispondere&nbsp;in un solo paese,&nbsp;la mia politica non va affatto in questa direzione, e&nbsp;me ne assumo&nbsp;pienamente&nbsp;le responsabilit\u00e0.&nbsp;Se il socialismo non ha funzionato in un solo paese, \u00e8 anche vero che la lotta contro questo tipo di capitalismo&nbsp;\u00e8&nbsp;inefficace in un solo paese. Non vi si risponde attraverso la tassazione, vi si risponde costruendo in modo diverso i percorsi di vita:&nbsp;attraverso&nbsp;l\u2019istruzione&nbsp;e la salute quando si agisce a livello nazionale, ma&nbsp;poi&nbsp;attraverso un diverso funzionamento dei movimenti finanziari ed economici, cio\u00e8 integrando nel cuore della matrice&nbsp;l&#8217;obiettivo del clima, l&#8217;obiettivo dell&#8217;inclusione e degli elementi di stabilit\u00e0&nbsp;del sistema. Io la vedo cos\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo in un momento di frattura politica rispetto a molte cose che erano state realizzate in momenti chiave della storia. Allo stesso tempo, siamo in un momento di frattura del sistema capitalistico, che deve pensare allo stesso tempo alle&nbsp;disuguaglianze&nbsp;e al cambiamento climatico. A questo si aggiunge un fatto nuovo, ma che si sta strutturando in modo perverso: i&nbsp;<em>social network<\/em>&nbsp;e Internet. Questa formidabile creazione, nata inizialmente per scambiare conoscenze e farle circolare all&#8217;interno di una comunit\u00e0 accademica, \u00e8 diventata uno straordinario strumento di diffusione dell&#8217;informazione,&nbsp;\u00e8 diventata anche due cose pericolose: uno strumento di&nbsp;viralizzazione&nbsp;delle emozioni, qualunque esse siano&nbsp;&#8211;&nbsp;che fa s\u00ec che ognuno si veda nel mondo e nell&#8217;emozione dell&#8217;altro senza contestualizzazione, nel bene e nel male&nbsp;&#8211;&nbsp;e&nbsp;un elemento di de-gerarchizzazione di ogni discorso&nbsp;&#8211;&nbsp;e quindi di contestazione di&nbsp;qualsiasi&nbsp;forma di autorit\u00e0,&nbsp;in senso generico,&nbsp;che permette di strutturare la vita in una democrazia e in una societ\u00e0, sia essa politica, accademica o scientifica&nbsp;&#8211;&nbsp;per il semplice fatto che su internet qualcuno ha affermato qualcosa, e ha lo stesso valore ovunque lo si dica. Non abbiamo ancora&nbsp;capito&nbsp;a sufficienza questa realt\u00e0. Non abbiamo organizzato un ordine pubblico per regolare questo spazio. Questo spazio virtuale oggi&nbsp;sovradetermina&nbsp;le nostre scelte, e allo stesso tempo trasforma la nostra vita politica. E cos\u00ec, antropologicamente,&nbsp;sconvolge&nbsp;le democrazie e le nostre vite.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/2-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1920\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/2-330x247.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/2-690x517.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/2-1340x1005.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/2-125x94.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>L&#8217;ultimo punto di svolta \u00e8 il cambiamento demografico, che spesso tendiamo a dimenticare. Ci\u00f2 che caratterizza questa fase storica sono i grandi cambiamenti climatici, tecnologici, politici, economici e finanziari, ma c&#8217;\u00e8 anche la questione demografica. Abbiamo una popolazione che continua a crescere ad una velocit\u00e0 folle. Per quanto io non le sostenga, assisteremo al riemergere di teorie malthusiane, perch\u00e9 non possiamo stare in un mondo che deve pensare alla scarsit\u00e0 delle risorse e alla finitezza della specie umana, e che allo stesso tempo ritiene che la sua demografia sia un elemento esogeno. Oggi siamo ad&nbsp;un punto in cui la popolazione mondiale aumenta di&nbsp;400-500 milioni di persone&nbsp;l\u2019anno&nbsp;ogni cinque anni. E soprattutto, questo aumento avviene con squilibri molto profondi: se ci riferiamo all\u2019area euro-africana, nello stesso periodo, per&nbsp;un&nbsp;paese europeo che scompare demograficamente ne compare uno africano. Stiamo assistendo ad&nbsp;una sorta di accelerazione nella torsione della storia. Abbiamo un&#8217;Europa la cui demografia&nbsp;diminuisce&nbsp;in modo preoccupante &#8211; anche se meno in Francia che altrove &#8211; abbiamo paesi europei dove&nbsp;avvengono&nbsp;movimenti di popolazione molto preoccupanti, per esempio nell&#8217;Europa dell&#8217;Est.&nbsp;E&nbsp;la demografia dell&#8217;Africa cresce in maniera significativa. Tutto questo&nbsp;induce anche&nbsp;un ripensamento del mondo, delle capacit\u00e0 economiche, dei destini, e ovviamente sconvolge anche le relazioni transnazionali.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non credo ci sia mai stato un periodo della nostra storia che abbia concentrato cos\u00ec tanti elementi di frattura.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Non credo ci sia mai stato un periodo della nostra storia che abbia concentrato cos\u00ec tanti elementi di frattura.&nbsp;<\/p><cite>Emmanuel Macron<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Con quali strumenti si costruisce un nuovo multilateralismo che prenda atto di questi sconvolgimenti?<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>Prima di tutto, c&#8217;\u00e8 un lavoro di idee da condurre,&nbsp;dobbiamo pensarlo, dargli&nbsp;un nome. Oggi le ideologie divergono. Tre anni fa, quando parlavo di sovranit\u00e0 europea o di autonomia strategica, sono stato preso per un pazzo, e queste idee erano ritenute capricci francesi. Siamo riusciti a far muovere le cose.&nbsp;&nbsp;In Europa queste idee si sono imposte. L&#8217;Europa della difesa, che&nbsp;credevamo&nbsp;impensabile, l&#8217;abbiamo realizzata.&nbsp;Avanziamo&nbsp;nel campo dell&#8217;autonomia tecnologica e strategica,&nbsp;mentre&nbsp;tutti erano&nbsp;rimasti&nbsp;sorpresi&nbsp;quando ho iniziato a parlare di sovranit\u00e0 sul 5G. Quindi, prima di tutto, c&#8217;\u00e8 un lavoro ideologico da fare, ed \u00e8 urgente. Si tratta di pensare in termini di sovranit\u00e0 europea e di autonomia strategica, in modo da poter contare da soli e non diventare il vassallo di questa o quella potenza senza avere pi\u00f9 voce in capitolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo poi prendere atto di queste tensioni, pensarci insieme e costruire un\u2019azione che possa essere per noi utile. L&#8217;Europa soffre di un&#8217;enorme incapacit\u00e0 nel pensare le questioni che contano. In termini geostrategici, ci eravamo dimenticati di pensare, perch\u00e9 pensavamo le nostre relazioni&nbsp;geopolitiche attraverso la NATO, diciamolo chiaramente&nbsp;&#8211; la Francia storicamente meno di altri, ma questo Super-Io \u00e8 ancora presente, a volte mi batto contro di esso. Quindi l&#8217;ideologia che si pu\u00f2 stabilire in Europa, cio\u00e8 una lettura comune del mondo e delle nostre intenzioni, \u00e8 un primo punto essenziale. Quello che abbiamo lanciato con il Forum per la Pace, il Consenso di Parigi e la nostra azione per la politica francese ed europea, tutto questo \u00e8 essenziale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, a brevissimo termine, la risposta passa&nbsp;tramite&nbsp;le coalizioni di attori. Fin dal primo giorno ho applicato una sorta di pragmatismo, dove facciamo con quello che abbiamo, e dove dimostriamo con l&#8217;esempio che&nbsp;le cose avanzano. Quando gli Stati Uniti d&#8217;America hanno deciso di ritirarsi dall&#8217;Accordo sul clima di Parigi, due ore dopo tenevo la conferenza&nbsp;<em>Make&nbsp;our&nbsp;planet&nbsp;great&nbsp;again<\/em>&nbsp;con una strizzata d\u2019occhio al Presidente Trump,&nbsp;e qualche mese dopo, in occasione dell&#8217;anniversario dell&#8217;Accordo di Parigi, abbiamo organizzato il primo&nbsp;<em>One Planet Summit&nbsp;<\/em>qui all&#8217;Eliseo. Abbiamo lanciato una coalizione di attori:&nbsp;Stati americani, aziende americane, grandi finanziatori&nbsp;e abbiamo lanciato diverse decine di coalizioni per dire, in termini concreti, come si lotta contro la desertificazione, come si riducono le emissioni di CO2 o come si contrastano le emissioni di&nbsp;idrofluorocarburi&nbsp;(HFC). A partire dallo&nbsp;<em>One Planet Summit<\/em>&nbsp;del dicembre 2017, abbiamo sempre fatto cos\u00ec. Abbiamo coinvolto anche attori che non erano stati sufficientemente presi in considerazione nel gioco delle nazioni: ho tenuto&nbsp;pertanto&nbsp;un&nbsp;<em>One Planet Summit&nbsp;<\/em>in Africa, perch\u00e9 credo che la nostra strategia debba essere afro-europea. Questa rifondazione deve basarsi su un&#8217;Europa molto pi\u00f9 unita dal punto di vista geopolitico e che coinvolga l&#8217;Africa come partner, su un piano di assoluta parit\u00e0. Lo abbiamo fatto sulla lotta contro la desertificazione a Nairobi. Lo abbiamo fatto anche quando abbiamo&nbsp;assunto&nbsp;la presidenza del G7: abbiamo creato coalizioni di attori per ridurre il trasporto marittimo internazionale, per ridurre gli&nbsp;idrofluorocarburi, e costruendo un G7 con i Paesi africani. E loro sono stati presenti per la met\u00e0 del programma.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Quello che abbiamo lanciato con il Forum per la Pace, il Consenso di Parigi e la nostra azione per la politica francese ed europea, tutto questo \u00e8 essenziale.<\/p><cite>Emmanuel Macron<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Dunque, prima di tutto, si tratta di un ripensamento della nostra griglia di lettura: pi\u00f9 Europa. In secondo luogo, di una vera e propria&nbsp;<em>partnership&nbsp;<\/em>Europa-Africa, perch\u00e9 la chiave del problema \u00e8 nelle nostre relazioni. In seguito, \u00e8&nbsp;fondamentale la costruzione di coalizioni molto concrete con attori governativi e non governativi &#8211; aziende, associazioni &#8211; per ottenere risultati lungo un percorso che&nbsp;ci siamo fissati&nbsp;insieme. A partire da qui, potremo costruire strategie di alleanza pi\u00f9 ampie. \u00c8 attraverso questa strategia,&nbsp;sempre&nbsp;in tema di cambiamento climatico, che siamo riusciti a coinvolgere la Cina. Ad ogni&nbsp;<em>One Planet Summit<\/em>, la Cina \u00e8 presente e annuncia il rafforzamento del mercato cinese del carbonio e l&#8217;introduzione di un prezzo del carbonio. Poich\u00e9 sappiamo essere attivi e coinvolgere queste coalizioni senza rimanere in una strategia&nbsp;inerte,&nbsp;riusciamo&nbsp;a coinvolgere anche i cinesi, il che ci permetter\u00e0,&nbsp;spero,&nbsp;di fare un passo avanti verso gli obiettivi del 2030 e le zero emissioni nel 2050 nei prossimi mesi&nbsp;con la Cina, e di poter coinvolgere di nuovo gli americani in forza di questa base.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro esempio della tattica che ho usato negli ultimi tre anni per raggiungere questi obiettivi sono i&nbsp;<em>social network<\/em>: la lotta per le nostre libert\u00e0, per la legalit\u00e0 e contro l&#8217;odio online e il terrorismo. Quando&nbsp;avvenne&nbsp;l\u2019attentato nel Regno Unito nell&#8217;estate del 2017, il&nbsp;13 giugnoTheresa&nbsp;May&nbsp;venne&nbsp;qui e ci&nbsp;appellammo&nbsp;alle principali piattaforme e ai&nbsp;<em>social network<\/em>&nbsp;affinch\u00e9 rimuovessero tutti i contenuti terroristici che vi erano diffusi. Poi abbiamo portato questa richiesta alle Nazioni Unite. Per un anno, \u00e8 stata una lotta molto dura, siamo stati poco seguiti, gli amanti&nbsp;del&nbsp;<em>free speech<\/em>&nbsp;si sono opposti a questa proposta. All&#8217;ONU e in Europa&nbsp;eravamo&nbsp;molto soli. Siamo riusciti a far muovere le cose, purtroppo, a causa dell\u2019attentato&nbsp;di Christchurch. Il&nbsp;13&nbsp;maggio 2019, al Palazzo dell&#8217;Eliseo, ho invitato il Primo Ministro della Nuova Zelanda, diversi leader europei, leader africani &#8211; sempre con la volont\u00e0 di includere diverse aree geografiche -, ed erano presenti i CEO delle principali piattaforme (Twitter, Facebook, Google&#8230;). Tutti si sono impegnati sulla&nbsp;<em>golden hour,<\/em>&nbsp;cio\u00e8 sull&#8217;eliminazione dei contenuti terroristici in meno di un&#8217;ora. Non \u00e8 una legge: \u00e8 un impegno ibrido e senza precedenti, con degli Stati sovrani, per reagire a questo problema. Tra qualche giorno, spero che il Parlamento voter\u00e0 il testo che render\u00e0 obbligatoria la&nbsp;<em>golden hour<\/em>&nbsp;in Europa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a ciascuna di queste emergenze, possiamo cambiare le cose solo se i nostri principi e i nostri obiettivi sono chiari e se riusciamo a costruire strategie&nbsp;di collaborazione originali e nuove, sia tra gli Stati che con i poteri non statali. Ci\u00f2 richiede di reagire molto rapidamente quando c&#8217;\u00e8 uno shock &#8211; l&#8217;esempio di Christchurch &#8211; oppure di costruire il terreno per un&#8217;ideologia comune e una lettura comune del mondo, che \u00e8 di&nbsp;mostrare che abbiamo bisogno, di fronte a&nbsp;queste&nbsp;sfide comuni, di costruire collaborazione efficaci.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Abbiamo&nbsp;ogni volta&nbsp;soluzioni, ma&nbsp;occorre&nbsp;costruire&nbsp;le innovazioni necessarie per ciascuno di questi temi.<\/p><cite>Emmanuel Macron<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Un ultimo esempio sarebbe l&#8217;Act-A. Quando il virus \u00e8 arrivato, avevamo una sola paura: se il virus arriva in Africa e in altri paesi poveri, come faranno? Se non abbiamo altra soluzione che chiudere i nostri paesi, come faranno a vivere? Abbiamo subito inaugurato un Ufficio dell&#8217;Unione Africana, online, con diversi leader, prima di portare la loro voce in Europa e nel G20. E abbiamo strutturato&nbsp;questa&nbsp;iniziativa, Act-A,&nbsp;con l\u2019Unione africana,&nbsp;l\u2019Unione europea, le altre potenze del G20 e l&#8217;OMS per permettere di finanziare il miglioramento dei sistemi di assistenza primaria, e soprattutto per garantire che il vaccino sia un bene pubblico&nbsp;mondiale&nbsp;e che siamo in grado di produrne abbastanza da poterlo fornire ai Paesi pi\u00f9 poveri.&nbsp;Abbiamo&nbsp;ogni volta&nbsp;soluzioni, ma&nbsp;occorre&nbsp;costruire&nbsp;le innovazioni necessarie per ciascuno di questi temi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Torniamo sulle parole dell&#8217;Europa geopolitica: quale definizione concreta c&#8217;\u00e8 dietro a concetti come&nbsp;<\/strong><strong><em>sovranit\u00e0<\/em><\/strong><strong>,&nbsp;<\/strong><strong><em>autonomia strategica, Europa-potenza<\/em><\/strong><strong>?<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>L&#8217;Europa non \u00e8 solo un mercato. Implicitamente,&nbsp;da&nbsp;decenni,&nbsp;ci&nbsp;si comporta come se l&#8217;Europa fosse un mercato unico. Ma tra di noi non abbiamo pensato all&#8217;Europa come uno spazio politico finito. La nostra moneta non \u00e8 completa. Fino agli accordi di quest&#8217;estate, non avevamo un vero bilancio e una vera solidariet\u00e0 finanziaria. Non abbiamo pensato fino in fondo alle questioni sociali che ci rendono uno spazio unitario. E non abbiamo pensato abbastanza neanche a ci\u00f2 che ci rende una potenza nel concerto delle nazioni: una regione altamente integrata con un chiaro carattere politico. L&#8217;Europa deve ripensarsi politicamente e agire politicamente per definire obiettivi comuni che non siano semplicemente una delega del nostro futuro al mercato.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Concretamente, ci\u00f2 significa che, quando si tratta di tecnologia, l&#8217;Europa deve costruire le proprie soluzioni in modo da non dipendere dalla tecnologia americana o cinese. Se ne dipendiamo, ad esempio nel settore delle telecomunicazioni, non possiamo garantire ai cittadini europei la segretezza delle informazioni e la sicurezza dei loro dati privati, perch\u00e9 non disponiamo di questa tecnologia. In quanto potenza politica, l&#8217;Europa deve essere in grado di fornire soluzioni in termini di&nbsp;<em>cloud<\/em>, altrimenti i nostri dati saranno&nbsp;archiviati&nbsp;in uno spazio che non \u00e8 sottoposto alla sua legislazione, che&nbsp;\u00e8&nbsp;poi&nbsp;la situazione attuale. Quindi, quando parliamo di questioni concrete come questa, in realt\u00e0 parliamo di politica e di diritti dei cittadini. Se l&#8217;Europa \u00e8 uno spazio politico, allora dobbiamo costruirla in modo che i nostri cittadini abbiano diritti che possiamo garantire politicamente.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L&#8217;Europa non \u00e8 solo un mercato. Implicitamente,&nbsp;da&nbsp;decenni,&nbsp;ci&nbsp;si comporta come se l&#8217;Europa fosse un mercato unico. Ma tra di noi non abbiamo pensato all&#8217;Europa come uno spazio politico finito.<\/p><cite>Emmanuel Macron<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Siamo&nbsp;chiari: abbiamo permesso che si creassero situazioni in cui ci\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Oggi stiamo ricostruendo l&#8217;autonomia tecnologica, ad esempio per la telefonia, ma non si pu\u00f2 dire lo stesso per l&#8217;archiviazione dei dati nel&nbsp;<em>cloud<\/em>. Le nostre informazioni sono su un&nbsp;<em>cloud<\/em>&nbsp;che non \u00e8 regolato dal diritto europeo e, in caso di controversie, dipendiamo dal&nbsp;benvolere&nbsp;e dal funzionamento del diritto statunitense. Politicamente, questo \u00e8 insostenibile per dei leader eletti, perch\u00e9 significa che qualcosa che voi, in quanto cittadini, avete il diritto di chiedermi &#8211; la protezione dei vostri dati, una garanzia o un regolamento, o in ogni caso un dibattito informato e trasparente tra i cittadini su questo argomento -, noi non abbiamo&nbsp;costruito&nbsp;i mezzi per realizzarlo.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/3-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1920\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/3-330x248.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/3-690x518.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/3-1340x1005.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/3-125x94.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Lo stesso vale per l&#8217;extraterritorialit\u00e0 del dollaro, che \u00e8 un dato di fatto e non \u00e8 una novit\u00e0. Meno di dieci anni fa,&nbsp;varie&nbsp;aziende francesi sono state penalizzate&nbsp;per&nbsp;diversi miliardi di euro perch\u00e9 avevano operato in paesi vietati dal&nbsp;diritto&nbsp;statunitense. In termini pratici, questo significa che le nostre imprese possono essere condannate da potenze straniere quando operano in un Paese terzo: \u00e8 una privazione della sovranit\u00e0, della possibilit\u00e0 di decidere da soli, \u00e8 un immenso indebolimento.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, abbiamo preso coscienza di tutte le conseguenze in occasione della discussione sull&#8217;Iran. Noi europei volevamo rimanere nell&#8217;ambito del cosiddetto&nbsp;JCPOA. Tuttavia, una volta usciti gli americani, nessuna societ\u00e0 europea \u00e8 stata in grado di continuare a fare affari con l&#8217;Iran per paura delle sanzioni in cui sarebbe incorsa&nbsp;da parte degli Stati Uniti. Cos\u00ec, quando parlo di sovranit\u00e0 o di autonomia strategica, collego tutti questi temi, che a prima vista sembrano molto distanti tra loro.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa ci&nbsp;consente&nbsp;di decidere per noi stessi?&nbsp;\u00c8&nbsp;questa&nbsp;l&#8217;autonomia: l&#8217;idea che siamo noi stessi a scegliere le nostre regole. Ci\u00f2 significa rivedere politiche a cui ci eravamo abituati, tecnologiche, finanziarie e monetarie, politiche con le quali noi costruiamo in Europa soluzioni per noi stessi, per le nostre imprese, per i nostri concittadini, che ci permettono di collaborare con gli altri, con chi scegliamo, ma senza dipendere dagli altri, cosa che ancora troppo spesso accade oggi. Negli ultimi anni siamo riusciti a migliorare molto, ma non abbiamo ancora risolto questo problema.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 possibile&nbsp;arrivare a&nbsp;parlare di sovranit\u00e0 europea, come ho fatto io stesso? \u00c8 un termine un po&#8217; eccessivo, lo ammetto, perch\u00e9 se ci fosse una sovranit\u00e0 europea, ci sarebbe un potere politico europeo pienamente consolidato. Non siamo ancora a quel punto. C&#8217;\u00e8, \u00e8 vero, un Parlamento europeo che difende la rappresentanza dei cittadini europei, ma ritengo che queste forme di rappresentanza non siano del tutto soddisfacenti. \u00c8 d\u2019altronde per questo motivo che avevo difeso con forza l&#8217;idea delle liste transnazionali, cio\u00e8 l&#8217;emergere di un vero e proprio&nbsp;<em>demos<\/em>&nbsp;europeo che potesse essere organizzato, non in ogni paese e in ogni famiglia politica al suo interno, ma in modo pi\u00f9 trasversale. Spero che le prossime elezioni ci&nbsp;consentano&nbsp;di realizzarlo. Se volessimo&nbsp;una sovranit\u00e0 europea, avremmo&nbsp;probabilmente&nbsp;bisogno di leader europei pienamente eletti dal popolo europeo. Questa sovranit\u00e0 \u00e8 quindi, se cos\u00ec posso dire, transitiva. Ma tra quello che stanno facendo la Commissione, il Consiglio dove siedono i leader eletti dal loro popolo e il Parlamento europeo, sta emergendo una nuova forma di sovranit\u00e0, che non \u00e8 nazionale, ma europea.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u00c8 possibile&nbsp;arrivare a&nbsp;parlare di sovranit\u00e0 europea, come ho fatto io stesso? \u00c8 un termine un po&#8217; eccessivo, lo ammetto, perch\u00e9 se ci fosse una sovranit\u00e0 europea, ci sarebbe un potere politico europeo pienamente consolidato. Non siamo ancora a quel punto.<\/p><cite>Emmanuel Macron<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 del contenuto della sovranit\u00e0 che parlo quando mi riferisco a questo concetto, e che forse si pu\u00f2 trovare in modo pi\u00f9 neutro nel termine &#8220;autonomia&nbsp;strategica&#8221;. Penso che sia&nbsp;indispensabile&nbsp;che la nostra Europa ritrovi i modi e i mezzi per decidere da sola di fare affidamento su&nbsp;se&nbsp;stessa, di non dipendere da altri, in tutti i settori, tecnologico, come ho gi\u00e0 detto, ma anche sanitario e geopolitico, e di poter collaborare con chi vuole. Perch\u00e9? Perch\u00e9 penso che siamo un&#8217;area geografica coerente in termini di valori, in termini di interessi, e che \u00e8 bene difenderla in s\u00e9. Siamo un&#8217;aggregazione di popoli e culture diverse. Non esiste una tale concentrazione di cos\u00ec tante lingue, culture e diversit\u00e0 in nessun altro spazio geografico. Eppure, qualcosa ci unisce. Del resto, sappiamo di essere europei quando usciamo dall&#8217;Europa. Sentiamo le nostre differenze quando siamo tra europei, ma&nbsp;proviamo&nbsp;nostalgia quando lasciamo l&#8217;Europa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, sono sicuro di una cosa: non siamo gli Stati Uniti d&#8217;America. Sono i nostri alleati storici, abbiamo a cuore come loro la libert\u00e0 e i diritti umani, abbiamo dei legami profondi,&nbsp;ma abbiamo, per esempio, una preferenza per l&#8217;uguaglianza che non c\u2019\u00e8 negli Stati Uniti d&#8217;America. I nostri valori non sono esattamente gli stessi.&nbsp;Abbiamo un attaccamento alla socialdemocrazia, a una maggiore uguaglianza, e le nostre reazioni non sono le stesse. Credo anche che da noi la cultura sia pi\u00f9 importante, molto di pi\u00f9. Infine, siamo proiettati in un altro immaginario, legato all&#8217;Africa, al Vicino e Medio Oriente, e abbiamo un&#8217;altra geografia, che pu\u00f2 disallineare i nostri interessi. La nostra politica di vicinato con l&#8217;Africa, con il Vicino e Medio Oriente, con la Russia, non \u00e8 una politica di vicinato per gli Stati Uniti d&#8217;America. \u00c8 quindi insostenibile che la nostra politica internazionale dipenda da loro o che segua le loro orme.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quello che dico \u00e8 ancora pi\u00f9 vero per la Cina. Ecco perch\u00e9 credo che il concetto di autonomia strategica europea o di sovranit\u00e0 europea sia un concetto molto forte, molto fecondo, che dica che siamo uno spazio politico e culturale coerente, che dobbiamo ai nostri cittadini&nbsp;il fatto&nbsp;di non dipendere dagli altri, e che questa \u00e8 la condizione per avere una qualche influenza nel concerto delle nazioni contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La nostra politica di vicinato con l&#8217;Africa, con il Vicino e Medio Oriente, con la Russia, non \u00e8 una politica di vicinato per gli Stati Uniti d&#8217;America. \u00c8 quindi insostenibile che la nostra politica internazionale dipenda da loro o che segua le loro orme.&nbsp;<\/p><cite>Emmanuel Macron<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Lei parla di cambiare le abitudini, ma questa trasformazione \u00e8 ancora&nbsp;<\/strong><strong>sospesa nel&nbsp;<\/strong><strong>\u201c<\/strong><strong><em>non ancora<\/em><\/strong><strong><em>\u201d<\/em><\/strong><strong>. Quali sono i punti&nbsp;<\/strong><strong>di blocco<\/strong><strong>? Come si pu\u00f2&nbsp;<\/strong><strong>spiegare che questa visione richieda cos\u00ec tanto tempo per prendere forma?<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>Non ne sono cos\u00ec certo. Quando proposi questa idea nel mio discorso alla Sorbona, molti dissero: non ce la far\u00e0, \u00e8 un capriccio francese. Poco pi\u00f9 di tre anni dopo,&nbsp;per l\u2019Europa della Difesa,&nbsp;abbiamo un Fondo europeo per la difesa, una cooperazione strutturata e un&#8217;iniziativa di intervento che coinvolge dieci paesi. Per quanto riguarda la tecnologia, le cose sono cambiate da quando abbiamo lanciato l&#8217;idea del 5G europeo, e la Germania si sta avvicinando a noi su questo tema, che per i tedeschi era molto meno naturale anche perch\u00e9 erano gi\u00e0 all\u2019avanguardia. Quindi stiamo davvero ripensando la nostra sovranit\u00e0&nbsp;sul piano&nbsp;tecnologico. La crisi sanitaria ci ha&nbsp;fatto&nbsp;ripensare la nostra sovranit\u00e0 in termini di salute e di industria sanitaria.&nbsp;Ha rivelato&nbsp;le nostre dipendenze. Quando tutta l&#8217;Europa&nbsp;supplica di avere&nbsp;i guanti o le mascherine, capiamo&nbsp;tutti&nbsp;che \u00e8 necessario produrre nuovamente guanti e mascherine sul nostro territorio. Ecco a cosa serve il Piano di&nbsp;rilancio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda le questioni finanziarie, ci \u00e8 voluto molto tempo, ma nel&nbsp;giugno&nbsp;2018 abbiamo firmato l&#8217;accordo di&nbsp;Meseberg&nbsp;con la Germania su una capacit\u00e0 di bilancio comune per affrontare le questioni dell&#8217;autonomia economica e finanziaria dell&#8217;Europa. Questo&nbsp;\u00e8 sfociato su&nbsp;un accordo imperfetto a livello europeo e, a causa della crisi del Covid-19, abbiamo firmato l&#8217;accordo franco-tedesco del maggio 2020, che ci permette di ampliare le cose&nbsp;su&nbsp;proposta della Commissione&nbsp;e&nbsp;ha spianato la strada allo storico accordo di luglio,&nbsp;che stabilisce&nbsp;una risposta di bilancio alla crisi in tempi record, ma&nbsp;che pone anche&nbsp;le basi per la costruzione di un bilancio europeo. Questo contributo non va sottovalutato. Per la prima volta,&nbsp;decidiamo&nbsp;di indebitarci insieme,&nbsp;per&nbsp;spendere insieme in modo eterogeneo nelle regioni e nei settori che ne avranno pi\u00f9 bisogno. In altre parole, di avere un&#8217;Unione dei trasferimenti, basata su una garanzia comune e un debito comune. Questo \u00e8&nbsp;quindi&nbsp;un punto chiave per costruire la sovranit\u00e0 dell&#8217;euro e renderlo una moneta reale che non dipenda, o&nbsp;che&nbsp;dipender\u00e0 molto meno, dagli&nbsp;altri, e creare sovranit\u00e0 di bilancio all&#8217;interno dei nostri confini. Quindi abbiamo fatto progressi su questi argomenti. C&#8217;\u00e8 ancora molta strada da fare in termini di scelte geopolitiche&nbsp;\u2013&nbsp;si vedono&nbsp;le nostre&nbsp;differenze su Russia e Turchia &#8211; e in termini di intensit\u00e0 di queste risposte, ma credo che ci sia stato un risveglio.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda, per&nbsp;essere diretti, \u00e8 questa: il cambiamento di amministrazione americana rallenter\u00e0 le iniziative europee? Sono profondamente in disaccordo, per esempio, con l&#8217;editoriale su&nbsp;<em>Politico<\/em>&nbsp;firmato dal Ministro della Difesa tedesco. Penso che si tratti di un controsenso storico. Per fortuna, la Cancelliera non \u00e8 sulla stessa linea, se ho capito bene. Ma gli Stati Uniti ci rispetteranno come alleati solo se rimarremo seri con noi stessi e se saremo sovrani con la nostra stessa difesa. Quindi penso che, al contrario, il cambiamento di&nbsp;amministrazione americana sia un&#8217;opportunit\u00e0 per continuare in modo totalmente pacifico e sereno quello che degli alleati devono capire: dobbiamo continuare a costruire la nostra autonomia per noi stessi, come gli Stati Uniti fanno per loro, e come la Cina fa per s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In altre parole, di avere un&#8217;Unione dei trasferimenti, basata su una garanzia comune e un debito comune. Questo \u00e8&nbsp;quindi&nbsp;un punto chiave per costruire la sovranit\u00e0 dell&#8217;euro e renderlo una moneta reale che non dipenda, o&nbsp;che&nbsp;dipender\u00e0 molto meno, dagli&nbsp;altri, e creare sovranit\u00e0 di bilancio all&#8217;interno dei nostri confini.<\/p><cite>Emmanuel Macron<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ha parlato di una cooperazione riuscita, di importanti progressi: la Cina ha il progetto delle Nuove Vie della Seta, un grande progetto, un sogno di futuro, qualcosa cosa che in Europa facciamo fatica a trovare. Si tratta di qualcosa che si rivolge alla dimensione interna? Verso una maggiore integrazione, un\u2019economia pi\u00f9 verde? Oppure, al contrario, \u00e8 qualcosa che ha vocazione di diffondersi nel mondo? Qual \u00e8 il sogno, il grande progetto europeo?<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>Avete ragione sul fatto che il merito delle Nuove Vie della Seta \u00e8 che si tratta di un concetto geopolitico molto potente. Questo \u00e8 un dato di fatto. Ed \u00e8 la testimonianza della vitalit\u00e0 e della forza d&#8217;animo di una nazione. Parlavamo di riferimenti storici e del periodo post-1989: va detto che l&#8217;Europa ha risolto le sue crisi interne, ed \u00e8 come se non avesse pi\u00f9 teleologia. C&#8217;\u00e8 una crisi morale&nbsp;dell\u2019Europa&nbsp;perch\u00e9 tutte quelle&nbsp;battaglie storiche, compresa la lotta contro la barbarie,&nbsp;le ha combattute&nbsp;contro il totalitarismo. Quali sono le battaglie contemporanee, visto che ci basiamo sempre su una lotta o un sogno comune? Quali sono le battaglie contemporanee dell&#8217;Europa?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vi dir\u00f2 come le vedo io.&nbsp; \u00c8 in atto una lotta positiva volta a fare dell&#8217;Europa la prima potenza educativa, sanitaria, digitale e verde. Queste sono le quattro grandi battaglie, che ci permetteranno di affrontare&nbsp;queste&nbsp;quattro grandi sfide. Da qui, il sogno di investire in maniera massiccia per riuscirci. Penso che abbiamo tutte le opportunit\u00e0 per farlo, che il piano di&nbsp;rilancio&nbsp;che abbiamo messo in atto sia un passo in pi\u00f9 in questa direzione, cos\u00ec come lo sono le nostre politiche nazionali. Questo, per noi, \u00e8 un sogno. \u00c8 un obiettivo che pu\u00f2 portare un\u2019importante mobilitazione, che deve cambiare&nbsp;molte&nbsp;cose. Penso per\u00f2 che possiamo aspettarci un impatto&nbsp;planetario: questo sogno attrarr\u00e0 la Cina e gli Stati Uniti attorno ad una dimensione che pu\u00f2 mobilitare molti e che \u00e8 al contempo la condizione per vivere in armonia tra di noi e con il resto del pianeta. Ho incluso l&#8217;istruzione perch\u00e9 penso che sia una delle sfide che abbiamo abbandonato e che \u00e8 fondamentale.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/4-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1440\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/4-330x186.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/4-690x388.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/4-1340x754.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/4-125x70.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Ritengo che ci sia una seconda sfida: l&#8217;Europa deve riaccendere la fiaccola dei suoi valori. Questi valori vengono abbandonati ovunque. La lotta contro il terrorismo e l&#8217;islamismo radicale \u00e8 una lotta europea, una lotta per i valori. Ed \u00e8 una lotta alla nostra altezza: credo che, in fondo, la lotta contemporanea sia contro la barbarie e l&#8217;oscurantismo. Questo \u00e8 ci\u00f2 che sta accadendo. Non \u00e8 affatto uno scontro di civilt\u00e0, non mi riconosco per nulla in questa lettura delle cose&nbsp;perch\u00e9 non \u00e8 un&#8217;Europa cristiana che si schiera contro il mondo musulmano,&nbsp;una fantasia verso cui alcuni vogliono trascinarci. \u00c8 un&#8217;Europa che ha radici giudaico-cristiane, questo \u00e8 un dato di fatto, ma che ha saputo costruire due cose: la&nbsp;coesistenza&nbsp;delle diverse religioni e la secolarizzazione della politica. Sono due importanti conquiste dell&#8217;Europa.&nbsp; \u00c8 proprio questo che ha reso possibile il riconoscimento del primato dell&#8217;individuo razionale e libero e, di conseguenza, il rispetto tra le religioni. E ci\u00f2 che sta accadendo nel dibattito pubblico, rivolto in gran parte contro la Francia, e di cui credo non si sia considerata in modo sufficiente la portata, \u00e8 un colossale passo indietro nella storia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La lotta contro il terrorismo e l&#8217;islamismo radicale \u00e8 una lotta europea, una lotta per i valori. Ed \u00e8 una lotta alla nostra altezza: credo che, in fondo, la lotta contemporanea sia contro la barbarie e l&#8217;oscurantismo.<\/p><cite>Emmanuel Macron<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L&#8217;intero dibattito che&nbsp;\u00e8 avvenuto&nbsp;ha consistito,&nbsp;in fondo,&nbsp;nel&nbsp;chiedere all&#8217;Europa di scusarsi per le libert\u00e0 che permette. E,&nbsp;nella fattispecie, alla Francia. Il fatto che in Europa questo dibattito sia stato vissuto cos\u00ec superficialmente, o che sia&nbsp;stato strutturato in un modo cos\u00ec imbarazzato, dice qualcosa sulla crisi morale che stiamo affrontando. Lo ammetto chiaramente. Siamo un Paese libero, dove nessuna religione \u00e8 minacciata, dove nessuna religione \u00e8 sgradita. Voglio che tutti i cittadini possano&nbsp;esercitare il loro culto&nbsp;come vogliono. Ma siamo anche un Paese dove i diritti della Repubblica devono essere pienamente rispettati, perch\u00e9 siamo prima di tutto cittadini. Abbiamo un progetto comune e una visione comune del mondo: non siamo multiculturalisti, non sommiamo l\u2019uno sull\u2019altro i modi di rappresentare il mondo, ma cerchiamo di costruirne uno&nbsp;insieme, qualunque siano le convinzioni che abbiamo&nbsp;nella sfera&nbsp;intima&nbsp;e spirituale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forti di questo, abbiamo dei diritti: la libert\u00e0 di espressione, la libert\u00e0 di caricatura, che ha fatto versare fiumi di inchiostro. Cinque anni fa, quando sono state uccise&nbsp;alcune&nbsp;persone che&nbsp;disegnavano&nbsp;caricature, il mondo intero marciava a Parigi in difesa di quei diritti. Ora un professore \u00e8 stato&nbsp;sgozzato,&nbsp;&nbsp;varie&nbsp;persone&nbsp;sono state sgozzate. Molte condoglianze sono state&nbsp;pudiche&nbsp;e abbiamo visto, in modo sistematico, leader politici e religiosi di una parte del mondo musulmano &#8211; che per\u00f2 hanno intimidito l&#8217;altra parte, devo riconoscerlo &#8211; dire: &#8220;devono semplicemente cambiare i loro diritti&#8221;. Questo mi sconvolge, e come leader,&nbsp;non voglio&nbsp;scioccare&nbsp;nessuno,&nbsp;sono a favore del rispetto&nbsp;delle&nbsp;culture e&nbsp;delle civilt\u00e0, ma non&nbsp;cambier\u00f2&nbsp;i miei diritti perch\u00e9&nbsp;scioccano qualcuno&nbsp;altrove. Ed \u00e8 proprio perch\u00e9 l&#8217;odio \u00e8 proibito nei nostri valori europei, perch\u00e9 la dignit\u00e0 della persona umana prevale su tutto il resto, che posso&nbsp;scioccarvi,&nbsp;perch\u00e9 anche voi potete&nbsp;scioccare&nbsp;me, possiamo discuterne e&nbsp;litigare&nbsp;senza arrivare mai alla violenza perch\u00e9 \u00e8&nbsp;vietato, e perch\u00e9 la dignit\u00e0 umana \u00e8 al di sopra di tutto. E noi stiamo accettando che dei leader, dei capi religiosi, pongano in atto un\u2019equivalenza tra ci\u00f2 che&nbsp;sciocca e&nbsp;un&#8217;immagine, e la morte di un uomo&nbsp;e&nbsp;un&nbsp;atto terroristico&nbsp;&#8211;&nbsp;lo hanno fatto&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp;e&nbsp;siamo abbastanza intimiditi da non osare condannarlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo&nbsp;per me dice&nbsp;una cosa. La lotta della nostra generazione in Europa sar\u00e0 una lotta per le nostre libert\u00e0. Perch\u00e9 esse&nbsp;vengono&nbsp;rovesciate. Non si tratter\u00e0 di reinventare l&#8217;Illuminismo, ma dovremo difenderlo di fronte all&#8217;oscurantismo. Questo \u00e8 certo. Non dobbiamo lasciarci intrappolare nel discorso di chi non&nbsp;rispetterebbe&nbsp;le differenze. Questo \u00e8 un processo farsa e una manipolazione della storia. Il rispetto \u00e8 possibile solo se la dignit\u00e0 umana \u00e8 posta al di sopra di tutto, ma il rispetto non deve andare a scapito della libert\u00e0 di espressione. Altrimenti non \u00e8 vero rispetto,&nbsp;\u00e8 piuttosto l&#8217;abbandono della discussione,&nbsp;della conflittualit\u00e0 che pu\u00f2 esistere&nbsp;nella discussione e&nbsp;nel dibattito.&nbsp;\u00c8&nbsp;quello che vogliono.&nbsp;Qui l&#8217;Europa ha una responsabilit\u00e0,&nbsp;quindi per&nbsp;me, la seconda lotta da combattere \u00e8 proprio questa lotta per i nostri valori. Pu\u00f2 sembrare un\u2019espressione generica, ma \u00e8 la lotta per l&#8217;Illuminismo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo grande progetto europeo, \u00e8 il cambiamento di prospettiva nei confronti dell&#8217;Africa e la reinvenzione dell&#8217;asse afro-europeo. \u00c8 la lotta di una generazione, ma credo che sia fondamentale per noi. L&#8217;Europa non avr\u00e0 successo se l&#8217;Africa non avr\u00e0 successo. Questo \u00e8 evidente. Lo vediamo quando non riusciamo a creare sicurezza, pace o prosperit\u00e0 attraverso la migrazione. Lo vediamo perch\u00e9&nbsp;l\u2019Africa \u00e8 nelle nostre societ\u00e0. Abbiamo una parte di Africa in tutte le nostre societ\u00e0&nbsp;e viviamo in sintonia.&nbsp;E quando dico&nbsp;Africa, intendo in senso lato l\u2019Africa e la regione mediterranea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma abbiamo qualcosa da costruire. Quando parlo di un cambiamento di prospettiva, intendo dire che dobbiamo riuscire a far s\u00ec che l&#8217;Africa veda l&#8217;Europa in modo diverso e che noi stessi la vediamo in modo diverso, come un\u2019occasione, una formidabile opportunit\u00e0 di sviluppo congiunto per riuscire in quel&nbsp;progetto&nbsp;che ho evocato. Dico questo perch\u00e9 non credo che&nbsp;avanzeremo&nbsp;o che risolveremo i nostri problemi rimanendo imprigionati dalla nostra storia. Io stesso ho avviato un importante lavoro di memoria e politico in particolare per quanto riguarda l&#8217;Algeria, ma vedo nella nostra storia come un ritorno del risentimento e della repressione in cui confluiscono le questioni pi\u00f9 disparate: la post-decolonizzazione, le questioni religiose, economiche e sociali che creano una forma di incomunicabilit\u00e0 tra Europa e Africa. Penso che dobbiamo sciogliere questi nodi, ma soprattutto dobbiamo abbracciare l&#8217;Africa con molta pi\u00f9 forza nella capacit\u00e0 che le diamo di svilupparsi autonomamente, sostenendola e restituendo orgoglio alle diaspore di origini africane che vivono nei nostri Paesi&nbsp;per renderle fermenti centrali di questa opportunit\u00e0, non problemi come troppo spesso le vediamo. Ecco perch\u00e9 parlo di un&nbsp;cambiamento di prospettiva, per riuscire a dimostrare che l&#8217;universalismo che proponiamo non \u00e8 un universalismo di dominio, come lo era quello della colonizzazione, ma di amicizia e partenariato. Queste sono, per me, le tre grandi battaglie da combattere\u2026&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Su quest&#8217;ultimo punto, ha parlato di incomunicabilit\u00e0 con l&#8217;Africa. All&#8217;interno dell&#8217;Europa, sulla&nbsp;<\/strong><strong><em>partnership<\/em><\/strong><strong>&nbsp;da costruire con l&#8217;Africa, non crede che esista una forma di incomunicabilit\u00e0 anche tra i paesi dell&#8217;Europa occidentale e orientale?<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>Prima di tutto, non dico che ci sia un&#8217;incomunicabilit\u00e0, ma un accumulo di difficolt\u00e0 e problemi, una commistione e delle manipolazioni da parte di alcuni. Questo tema viene chiaramente manipolato. \u00c8 evidente anche da parte di alcune potenze egemoniche che danno prova di un nuovo imperialismo in Africa e usano questo risentimento per indebolire l&#8217;Europa e la Francia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se pensiamo all&#8217;Europa e al suo rapporto con l&#8217;Africa, abbiamo ventisette storie diverse. Non direi che l&#8217;opposizione \u00e8 tra Oriente e Occidente. Prendiamo per esempio la Francia e la Germania: non abbiamo lo stesso rapporto con l&#8217;Africa. Innanzitutto perch\u00e9 la lingua \u00e8 importante e l&#8217;Africa \u00e8 in gran parte francofona, e perci\u00f2 noi abbiamo un rapporto speciale con questa parte di Africa. Da parte mia, ho voluto ricostruire un rapporto molto forte con l&#8217;Africa anglofona e lusofona, che rivendico. Sono stato il primo presidente francese ad andare in Ghana o in Kenya, per esempio. O ad andare a Lagos. All\u2019epoca sembrava una pazzia, ma \u00e8 cos\u00ec che \u00e8 andata:&nbsp;la Francia aveva dei rapporti solo con una certa parte di Africa. La Germania ha un rapporto molto diverso, come sapete, ed \u00e8 il risultato della storia della fine del XIX secolo. Quindi penso che abbiamo una pluralit\u00e0 di relazioni nella nostra storia, che non dovrebbero determinare eccessivamente l\u2019attuale modo di pensare oggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Penso che l&#8217;Europa dell&#8217;Est debba essere pienamente coinvolta in questa politica.&nbsp;E penso che quando&nbsp;lo facciamo, funziona molto bene. Constato che&nbsp;diversi Paesi dell&#8217;Europa orientale o settentrionale lavorano gi\u00e0 con noi in Africa sulle questioni di sicurezza. Il nostro principale partner in Mali \u00e8 l&#8217;Estonia &#8211; s\u00ec,&nbsp;l&#8217;Estonia! -, perch\u00e9 sono&nbsp;stati&nbsp;convinti dal concetto di autonomia strategica&nbsp;\u2013 soprattutto perch\u00e9 hanno paura della Russia, perch\u00e9 vi hanno visto il loro interesse \u2013 e visto che abbiamo offerto loro di collaborare con noi, ci stanno conoscendo meglio e stanno collaborando con noi in tutte le nostre operazioni,&nbsp;anche quelle pi\u00f9 specifiche,&nbsp;come&nbsp;Takuba&nbsp;per le forze speciali.&nbsp;Quindi&nbsp;siamo in grado di coinvolgere tutti. Credo quindi che non ci sia alcuna differenza tra queste due Europe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono sensibilit\u00e0&nbsp;diverse. E, in sostanza, oggi, cosa potrebbe complicare ulteriormente il rapporto dell&#8217;Europa con l&#8217;Africa? Le migrazioni, ecco cosa. Il problema \u00e8 che noi guardiamo all&#8217;Africa solo attraverso questa lente.&nbsp;Penso che sia&nbsp;un errore.&nbsp;Bisogna rettificarlo, in alcuni ambiti. Oggi assistiamo ad un uso profondamente&nbsp;indebito&nbsp;del diritto d&#8217;asilo, che perturba tutto il resto. Gruppi di trafficanti, che spesso sono anche trafficanti di armi e di droga e sono legati al terrorismo, hanno organizzato&nbsp;la tratta&nbsp;di esseri umani. Offrono una vita migliore in Europa e utilizzano canali che si avvalgono del diritto d&#8217;asilo. Ci sono centinaia di migliaia di uomini e donne che ogni anno arrivano sul nostro territorio, che vengono da Paesi in pace, con cui abbiamo ottimi rapporti e a cui riconosciamo centinaia di migliaia di visti ogni anno: questo non \u00e8&nbsp;diritto di&nbsp;asilo. O meglio, nel 90% dei casi, non si tratta di&nbsp;diritto di&nbsp;asilo. C&#8217;\u00e8 chiaramente un&nbsp;abuso. C\u2019\u00e8&nbsp;tensione su questo tema. Questa situazione deve essere risolta attraverso un dialogo con l&#8217;Africa, che abbiamo avviato nel 2017-2018 e che ora dobbiamo rilanciare con&nbsp;molto impegno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna&nbsp;per\u00f2,&nbsp;mettere&nbsp;questo tema&nbsp;da una parte. Il vero tema al centro della relazione con l\u2019Africa \u00e8 il suo sviluppo economico, la pace e la sicurezza. Aiutare l\u2019Africa a combattere contro il flagello del terrorismo e dei gruppi jihadisti nel Sahel, nella regione del lago Ciad, e&nbsp;ora&nbsp;nell\u2019Africa dell\u2019Est, dove in questo momento sono&nbsp;in atto, dal Sudan al Mozambico, situazioni assolutamente ingestibili. Bisogna poi accompagnarla verso lo sviluppo economico tramite l&#8217;agricoltura, l\u2019imprenditorialit\u00e0, l\u2019istruzione, soprattutto delle&nbsp;ragazze, e&nbsp;tutta quella&nbsp;politica di emancipazione che abbiamo cominciato a portare avanti. Ma bisogna fare molto di pi\u00f9. Ecco la chiave, per me.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Una questione fondamentale nella Sua pratica, o per meglio dire, nella Sua dottrina delle relazioni internazionali, \u00e8 che alla base esiste un principio di associazione di divers<\/strong><strong>e<\/strong><strong>&nbsp;enti<\/strong><strong>t\u00e0<\/strong><strong>&nbsp;&#8211; Stati, imprese, attori locali, associazioni. Sta mettendo in discussione il multilateralismo degli Stati per sostituirlo con qualcos&#8217;altro? E pi\u00f9 concretamente: pensa che la questione della distribuzione dei vaccini porter\u00e0 avanti questa dottrina?<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 un buon test. Potrebbe non essere il meno arduo. S\u00ec, penso che se vogliamo&nbsp;avanzare&nbsp;con il multilateralismo, dobbiamo farlo funzionare. Guardate come funzionava il multilateralismo durante la Guerra fredda: c\u2019era una sorta di&nbsp;<em>gentlemen&#8217;s&nbsp;agreement<\/em>&nbsp;per dire che c\u2019erano argomenti sui quali si decideva di procedere insieme. Nonostante le tensioni esistenti, siamo riusciti a stabilizzare le strategie di armamento, ad avere modi per&nbsp;risolvere&nbsp;un conflitto tra i due blocchi, con i paesi non allineati che vi si strutturavano attorno. Negli ultimi anni si \u00e8 verificato un fenomeno di disgregazione anche di questi meccanismi di cooperazione. La strategia della Russia \u00e8 stata quella di non rispettarli pi\u00f9 e di indebolire i&nbsp;<em>fora<\/em>&nbsp;internazionali. La risposta americana \u00e8 stata quella di delegittimarli. Prendiamo l&#8217;esempio del disarmo europeo: non siamo mai stati cos\u00ec esposti, prima a causa del non rispetto da parte della Russia e poi per la decisione americana di ritirarsi dai programmi. Di conseguenza, dobbiamo rilanciare&nbsp;un&nbsp;multilateralismo,&nbsp;in cui&nbsp;gli Stati sono necessari. Quando si tratta di armamenti, quando si tratta di grandi questioni geopolitiche, c&#8217;\u00e8 bisogno degli Stati. Quello che dobbiamo riuscire a fare \u00e8 creare coalizioni originali per emarginare coloro che fanno azione di blocco. A volte funziona, a volte no.&nbsp;Devo&nbsp;constatare&nbsp;che sulla Siria, per esempio, non ci siamo riusciti. A questo proposito, per noi europei \u00e8 molto difficile far rispettare le cose quando gli Stati Uniti d&#8217;America non sono dalla nostra parte, perch\u00e9 non abbiamo abbastanza autonomia militare o impegno da parte di tutti. Questa \u00e8 la nostra debolezza oggi, ed \u00e8 emersa pienamente in Siria.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/5-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1440\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/5-330x186.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/5-690x388.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/5-1340x754.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/5-125x70.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>In secondo luogo, sulle grandi questioni dei cosiddetti beni comuni, le grandi questioni internazionali, in effetti il multilateralismo&nbsp;tra Stati&nbsp;non basta pi\u00f9. Sulle nuove tecnologie, \u00e8 necessario coinvolgere piattaforme che si sono sviluppate al di fuori delle regole, anche perch\u00e9 ancora non ne esistevano,&nbsp;stavo per dire&nbsp;malgrado&nbsp;gli Stati, perlomeno con il tacito accordo degli Stati Uniti d&#8217;America. Hanno sviluppato un&#8217;innovazione senza regole. Cos\u00ec, c&#8217;\u00e8 stata una sorta di invenzione di un universo comune da parte degli attori privati che deve essere gradualmente regolato, e io sono un sostenitore di questo approccio: tassazione, contenuti, diritti dei cittadini e delle imprese, e spazio pubblico comune. Ma dovete cooperare e coinvolgerli. Per questo ho lanciato&nbsp;<em>Tech For Good<\/em>&nbsp;nel 2017, organizzando un&#8217;edizione all&#8217;anno, e grazie a questo abbiamo potuto&nbsp;avviare varie&nbsp;iniziative, come quella di cui abbiamo parlato per Christchurch.&nbsp;Analogamente, sul clima, dobbiamo coinvolgere anche le ONG, le imprese, a volte le regioni, le citt\u00e0 e gli Stati federali. Io, da parte mia, faccio mio questo pragmatismo per ottenere dei risultati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda la salute,&nbsp;in effetti,&nbsp;tra&nbsp;Act-A e la strategia COVAX&nbsp;che abbiamo lanciato,&nbsp;abbiamo&nbsp;riunito&nbsp;attorno al tavolo organizzazioni internazionali, come l&#8217;OMS, Stati, potenze regionali, come l&#8217;Unione Europea e l&#8217;Unione Africana,&nbsp;abbiamo messo a disposizione fondi settoriali, come&nbsp;Unitaid&nbsp;e Gavi,&nbsp;abbiamo portato fondazioni private, come la Gates Foundation, e attori industriali e laboratori pubblici che lavorano sui progetti. \u00c8 completamente ibrido, ma con una&nbsp;<em>governance<\/em>&nbsp;affidata all&#8217;OMS per garantire che non ci siano conflitti di interesse, perch\u00e9 l&#8217;OMS \u00e8 il garante di un sistema che non permette al settore privato di decidere le regole per tutti. Vedrete, ci saranno molte polemiche su questo argomento. Prima di tutto,&nbsp;perch\u00e8&nbsp;ci sar\u00e0 una diplomazia dei vaccini, il che significa che tutti vorranno sventolare la bandiera e dire: &#8220;sono io che l&#8217;ho scoperto&#8221;. Poi ci sar\u00e0 una corsa sotto la pressione dell&#8217;opinione pubblica per poter dire il pi\u00f9 rapidamente possibile &#8220;abbiamo il vaccino giusto&#8221;. Dovremo essere molto vigili a questo proposito. E&nbsp;fare&nbsp;attenzione: saranno state seguite tutte le regole scientifiche&nbsp;e&nbsp;le&nbsp;dovute&nbsp;diligenze? Sono i nostri scienziati di Stato&nbsp;a poterlo&nbsp;dire&nbsp;e quelli dell&#8217;OMS, perch\u00e9 non hanno alcun conflitto di interessi. Non dimentichiamo mai ci\u00f2 che abbiamo costruito: lo Stato \u00e8 il garante dell&#8217;interesse generale. Questo non pu\u00f2 essere delegato. E gli Stati hanno un ruolo da svolgere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma&nbsp;dietro&nbsp;a ci\u00f2, i negoziati che stiamo conducendo con gli Stati e le imprese sono un ottimo banco di prova di questo nuovo multilateralismo. In ogni caso,&nbsp;avere accesso&nbsp;mondiale&nbsp;al vaccino \u00e8 l&#8217;idea di bene pubblico&nbsp;mondiale. Ci\u00f2 significa che nessuno dei laboratori che svilupperanno il vaccino sar\u00e0 in grado di bloccare l&#8217;accesso ad altri laboratori di produzione per i paesi in via di sviluppo. Non so se vinceremo questa battaglia. Perch\u00e9&nbsp;molto chiaramente&nbsp;non sono sicuro che tutti i paesi vogliano&nbsp;impegnarsi in questo. Vedremo se la Cina \u00e8 pronta, se sar\u00e0 lei a scoprire il vaccino, se la Russia \u00e8 pronta, se gli Stati Uniti sono pronti con la nuova amministrazione &#8211; non ero sicuro con la precedente,&nbsp;in realt\u00e0&nbsp;l\u2019attuale&nbsp;&#8211; e vedremo cosa faranno le aziende. Ma qualunque cosa accada, quello che abbiamo fatto crea un quadro comune con tutti gli attori importanti intorno al tavolo: un mediatore di fiducia che \u00e8 l&#8217;OMS, dei meccanismi di cooperazione, pressione reciproca. Cos\u00ec abbiamo la massima probabilit\u00e0 che quando succeder\u00e0 qualcosa, se uno di questi attori si comporter\u00e0 male, avr\u00e0 molto da perdere per un comportamento scorretto. Ma questo \u00e8 il nuovo multilateralismo. Bisogna constatarlo.&nbsp;Per molti Paesi, la strategia del fatto compiuto \u00e8 diventata la nuova dottrina: la Russia con l&#8217;Ucraina; la Turchia con il Mediterraneo orientale o con l&#8217;Azerbaigian. Si tratta di strategie del fatto compiuto, il che significa che non hanno pi\u00f9 paura&nbsp;di una regola&nbsp;internazionale. Quindi dobbiamo trovare dei meccanismi&nbsp;di aggiramento&nbsp;e accerchiarli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Vorremmo tornare alla questione climatica da Lei gi\u00e0 menzionata come una&nbsp;<\/strong><strong>grande&nbsp;<\/strong><strong>priorit\u00e0 e una questione di assoluta urgenza. La questione che si pone, come per il vaccino, \u00e8 quella della sua politicizzazione. L&#8217;ambientalismo svolge ora un ruolo centrale nell\u2019arena politica. Si definisce&nbsp;<\/strong><strong>ecologista<\/strong><strong>?<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>S\u00ec, in realt\u00e0 sono diventato&nbsp;ecologista. Lo rivendico e l&#8217;ho detto pi\u00f9 volte. Penso che la lotta contro il cambiamento climatico e quella per la biodiversit\u00e0 sia centrale nelle scelte politiche che dobbiamo fare. Ci\u00f2 non significa che sia irrevocabilmente fondamentale. Come ho gi\u00e0 detto, non sono favorevole a un diritto della natura che sarebbe superiore ai diritti umani. Ma penso che non possiamo pi\u00f9 pensare ai diritti umani senza pensare a queste interazioni, a queste conseguenze. E quindi questa deve essere una delle nostre&nbsp;grandi&nbsp;priorit\u00e0. E poi, abbiamo scelte da fare in tutti i paesi, la velocit\u00e0 della transizione e le conseguenze economiche e sociali che essa comporta. La mia&nbsp;convinzione, e lo dico dopo aver commesso molti errori, anche nel nostro Paese con la tassa sulle emissioni di CO2, \u00e8 che non possiamo realizzare questa transizione se non investiamo massicciamente, non compiamo una transizione allo stesso tempo ecologica e sociale e non trasformiamo il modo di produrre e, di fatto, il nucleo del modello delle nostre strutture. Questa \u00e8 anche l&#8217;idea alla base del Consenso di Parigi. Perch\u00e9, altrimenti, si&nbsp;corre&nbsp;sempre&nbsp;dietro ad una specie&nbsp;di squilibrio correggendolo. No, dobbiamo produrre in modo diverso. E produrre in modo diverso significa che devo cambiare il prezzo del carbonio. Questo \u00e8 quello che stiamo facendo a livello europeo. Devo mettere in atto gli incentivi giusti. Devo vietare alcune attivit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 normale che sia molto difficile. C&#8217;\u00e8 stato il tempo delle interpellanze, negli anni &#8217;90. Poi c&#8217;\u00e8 stato il tempo delle invocazioni, fino all&#8217;Accordo di Parigi &#8211; cio\u00e8 si facevano leggi che si applicavano a quelli che sarebbero venuti dopo, che \u00e8 in genere quello che si preferisce fare quando si fa della politica. Si fa una grande legge per la transizione del paese, per il cambiamento, ma non si ha nessuna conseguenza. Siamo noi gli sfortunati, siamo noi che dobbiamo affrontare la realt\u00e0 in tutte queste tensioni. Questo tema \u00e8 stracolmo di tensioni. Ci sono persone che hanno la stessa paura, ma quando si \u00e8 un contadino, che ama il nostro paese, la sua terra, i suoi animali, ma il cui modello economico dipende da certi fattori di produzione, \u00e8 molto difficile uscirne. Quindi, \u00e8 una transizione che non si pu\u00f2 chiedere da un giorno all&#8217;altro, soprattutto se i vicini non lo fanno. Siamo in prima linea, tra coloro che hanno spinto di pi\u00f9. Ma bisogna accettare un tempo di transizione, buoni incentivi, sostegno; non bisogna stigmatizzare. Spesso invece si tende a stigmatizzare, a puntare il dito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, prendiamo l\u2019esempio di una famiglia francese, che ha fatto tutto quello che le \u00e8 stato chiesto per trent&#8217;anni. Le \u00e8 stato detto: &#8220;devi trovare un lavoro&#8221; &#8211; ha trovato un lavoro. Le abbiamo detto: &#8220;Devi comprare una casa&#8221; &#8211; ma una casa \u00e8 troppo costosa nella grande citt\u00e0, cos\u00ec l&#8217;ha comprata a 40, 50, 60 chilometri dalla grande citt\u00e0. Le \u00e8 stato detto: &#8220;Il&nbsp;modello&nbsp;del successo \u00e8 avere&nbsp;ciascuno&nbsp;la propria auto&#8221; &#8211; ha comprato due auto. Le \u00e8 stato detto: &#8220;Se siete una famiglia degna di questo nome, dovete crescere bene i vostri figli, devono andare&nbsp;a musica&nbsp;e poi al club sportivo, ecc.\u201d Cos\u00ec, il sabato, facevano&nbsp;quattro viaggi per portare in giro i loro figli. A questa famiglia, poi dite: &#8220;Siete grandi inquinatori, avete una casa mal isolata, avete una macchina e la guidate per 80, 100, 150 chilometri. Il nuovo mondo non vi ama.&#8221; La gente impazzisce! Dicono: &#8220;Ma ho fatto tutto bene! Compreso il fatto che il governo francese per decenni mi ha chiesto di comprare il diesel, e io ho comprato il diesel!\u00bb.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vedete bene che noi stessi stiamo cambiando di nuovo le cose. Per me, l&#8217;elemento pi\u00f9 importante nella lotta contro il riscaldamento globale \u00e8 la mobilit\u00e0.&nbsp;\u00c8&nbsp;l&#8217;isolamento termico degli edifici &#8211; che affronteremo -, ma \u00e8&nbsp;anche&nbsp;la mobilit\u00e0. Per una famiglia come questa, quindi, devo convincerla a tornare pi\u00f9 vicina al centro della citt\u00e0, o a isolare meglio la propria casa, a utilizzare i mezzi pubblici &#8211; se ce ne sono &#8211; e aiutarli a cambiare le loro auto in modo che siano meno inquinanti. Ma non posso cambiare le abitudini di una societ\u00e0 in due settimane.&nbsp;Il tutto per dirvi&nbsp;&#8211;&nbsp;prendo&nbsp;un esempio immaginario, ma reale&nbsp;&#8211;&nbsp;per mostrarvi quanto sia difficile la transizione climatica e ambientale. Nulla giustifica un rallentamento, ma tutto giustifica molta comprensione e rispetto reciproco. E questo significa che dobbiamo considerare quali vincoli possiamo eliminare. Mi sono preso l\u2019impegno di rendere la Francia il primo paese a chiudere tutte le sue centrali a carbone.&nbsp;Potevamo&nbsp;farlo, \u00e8 un vincolo enorme. Dobbiamo spiegare alle persone che vi lavorano da decenni: perderai il tuo lavoro, ti aiuteremo a trovare un lavoro altrove. Ma lo stiamo facendo guardando avanti: stiamo sviluppando molto le energie rinnovabili e faremo una transizione basata sulla mobilit\u00e0. Semplicemente, il ritmo \u00e8 guidato dalla capacit\u00e0 delle nostre societ\u00e0 di digerire i cambiamenti,&nbsp;non dalle lobby, non dai grandi interessi, ma dalle persone normali. Perch\u00e9 non possiamo cambiare la vita delle persone semplicemente premendo un pulsante. E io stesso ho fatto degli errori pensando che si potesse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho fatto l&#8217;esempio di questa famiglia perch\u00e9<s>\u00e8<\/s>&nbsp;\u00e8 esattamente cos\u00ec che mi hanno visto alla fine del 2018: come il tizio che all&#8217;improvviso ha detto, &#8220;tutto quello che fate ogni giorno, seguendo i nostri consigli, ora diventa di colpo cattivo&#8221;. Ma mi sono reso conto che abbiamo commesso un errore. Dobbiamo coinvolgere le nostre societ\u00e0 in questo cambiamento. \u00c8 un cambiamento assolutamente fondamentale nelle nostre societ\u00e0. Dobbiamo coinvolgere tutti in questo&nbsp;cambiamento. Dobbiamo dimostrare che tutti sono attori, e dobbiamo farlo dando a tutti un ruolo, cio\u00e8 sviluppando massicciamente nuovi settori di attivit\u00e0 economica, che permettono di creare nuovi posti di lavoro pi\u00f9 velocemente di quanto quelli vecchi non vengano distrutti. Perch\u00e9 non bisogna sbagliarsi: questo cambiamento viene dopo uno dei grandi cambiamenti di cui parlavamo prima, quello della globalizzazione&nbsp;in un&nbsp;capitalismo aperto. Le classi medie delle democrazie europee e occidentali hanno vissuto il cambiamento come sinonimo di sacrificio. Quando dicevamo &#8220;cambieremo le cose in meglio&#8221;, come il commercio,&nbsp;hanno perso&nbsp;il lavoro. Se ora diciamo loro: &#8220;la transizione climatica \u00e8 una cosa veramente buona perch\u00e9 i vostri figli potranno respirare, ma&nbsp;sarete&nbsp;comunque voi&nbsp;a pagare&nbsp;il prezzo perch\u00e9 saranno&nbsp;il vostro lavoro e la vostra vita a cambiare. Ma non la vita dei potenti, perch\u00e9 loro vivono nei quartieri belli, non guidano mai un&#8217;auto e potranno&nbsp;continuare a prendere l\u2019aereo per andare&nbsp;dall&#8217;altra parte del mondo&#8221;, non funzioner\u00e0.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta quindi di un momento in cui dobbiamo riformulare i nostri obiettivi. Dobbiamo avere le giuste strategie, le giuste politiche pubbliche, i giusti investimenti, i giusti incentivi. Poi c&#8217;\u00e8 tutto un lavoro, direi&nbsp;politico, nel senso nobile, antropologico del termine, che \u00e8 quello di coinvolgere le nostre societ\u00e0 in questo cambiamento e farne degli attori. E infine, c&#8217;\u00e8 la necessit\u00e0 di adeguare tutta la nostra agenda. Questo \u00e8 un punto fondamentale del Consenso di Parigi.&nbsp;Se continuiamo ad avere un sistema finanziario che non distingue tra ci\u00f2 che \u00e8 bene per il pianeta e ci\u00f2 che \u00e8 male, i governi non faranno mai abbastanza. Per fare in modo che la transizione sia un successo, voglio anche che vengano approvate delle regole a livello dell\u2019Europa e dei mercati finanziari &#8211; come siamo gi\u00e0 riusciti a fare su questioni prudenziali o finanziarie &#8211; che penalizzino gli investimenti nei combustibili fossili e invece favoriscano gli investimenti nel settore verde. L&#8217;integrazione del mercato europeo deve essere realizzata per questo tramite. Dobbiamo emettere obbligazioni verdi europee, dobbiamo riuscire ad avere un sistema che ci incoraggi ad andare con molta pi\u00f9 convinzione su queste attivit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, dobbiamo allineare la nostra agenda commerciale. Se cambiamo tutte le regole, chiediamo sacrifici e nel frattempo continuiamo a&nbsp;stringere accordi commerciali con altri paesi in tutto il mondo che non stanno facendo gli stessi sforzi &#8211; e la questione si porr\u00e0 con la nuova amministrazione americana -, siamo pazzi! In altre parole, direte ai vostri agricoltori: &#8220;Dovete fare sforzi enormi, abbandonare il glifosato, usare zero pesticidi, fate questo, fate quello.\u201d Loro lo faranno, perch\u00e9 pensano che sia un bene. E intanto, dall\u2019altra parte, noi facciamo un accordo che ci permetter\u00e0 di aprire il nostro mercato e importare prodotti realizzati con gli OGM, con pesticidi e cos\u00ec via, perch\u00e9 cos\u00ec funziona il commercio? Tutto&nbsp;\u00e8 legato, la gente lo vede. Abbiamo quindi bisogno di accordi commerciali che siano coerenti con la nostra agenda sul clima, una lotta enorme. E su questo non c&#8217;\u00e8 ancora un consenso europeo. Mi sto battendo molto su questo: l&#8217;abbiamo portato&nbsp;avanti&nbsp;nella battaglia&nbsp;europea&nbsp;del&nbsp;2019.&nbsp;Qui c\u2019\u00e8 una vera differenza,&nbsp;alcuni paesi sono rimasti con un software che \u00e8 un software orientato all&#8217;apertura e al commercio, che io rispetto. Ma la variabile commerciale rimane&nbsp;in&nbsp;secondo&nbsp;piano. Penso che non sia coerente dal punto di vista dell&#8217;efficienza, ma soprattutto che non sia politicamente sostenibile &#8211;&nbsp;<em>politicamente<\/em>. Non si pu\u00f2 creare un consenso nelle nostre societ\u00e0 se si chiedono sforzi ai cittadini e alle imprese e allo stesso tempo si agisce in maniera completamente opposta quando si tratta di questioni internazionali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La nostra ultima domanda riguarda la sua visione della teoria dello Stato e della sovranit\u00e0. La sovranit\u00e0&nbsp;westfaliana&nbsp;pu\u00f2 coesistere con l&#8217;emergenza climatica?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 non&nbsp;ho trovato&nbsp;un sistema migliore di quello della sovranit\u00e0&nbsp;westfaliana. Se ci\u00f2 consiste nel dire che un popolo, in seno ad una nazione, decide di scegliere i suoi leader e di avere persone che votino per le sue leggi, penso che sia perfettamente compatibile,&nbsp;chi deciderebbe, altrimenti? Il popolo come potrebbe costituirsi e decidere? Non lo so. La crisi che stiamo vivendo nelle nostre societ\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 che altro una crisi di responsabilit\u00e0. Nessuno vuole pi\u00f9 prendere decisioni e agire in modo responsabile. Perch\u00e9, in un certo senso, ci troviamo costantemente a discutere e tutti si trovano in un conflitto di legittimit\u00e0. \u00c8 quindi molto difficile&nbsp;<em>decidere,<\/em>&nbsp;perch\u00e9 dobbiamo affrontare delle scelte. Ma avremo sempre bisogno della sovranit\u00e0 dei popoli.&nbsp;Ci tengo molto.&nbsp;E&nbsp;tenuto conto di quanto dicevo poc\u2019anzi&nbsp;sulle battaglie che dobbiamo&nbsp;affrontare,&nbsp;non abbandoniamole mai.&nbsp;A chi&nbsp;delegare per scrivere le leggi all\u2019interno di una societ\u00e0, se non&nbsp;ai leader che hai scelto? Le aziende? Il caso? Leader non eletti, ma che&nbsp;sarebbero&nbsp;illuminati? Personalmente, non vorrei nessuna di queste alternative. Voglio poter scegliere ogni giorno, ogni volta che sono chiamato a votare, con elezioni regolari e in un sistema trasparente. Non inganniamoci: non solo abbiamo bisogno di tutto ci\u00f2, ma dobbiamo far funzionare questo sistema. E renderlo efficace significa ricostruire ideologicamente il Consenso<strong>&nbsp;<\/strong>che evochiamo da&nbsp;prima, significa ottenere dei risultati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I sistemi basati sulla sovranit\u00e0&nbsp;westfaliana&nbsp;e le democrazie che li accompagnano stanno attraversando una duplice crisi. Molti dei problemi non nascono al livello dello Stato-nazione, \u00e8 vero, e ci\u00f2 presuppone la cooperazione,&nbsp;ma la cooperazione non implica la dissoluzione della volont\u00e0 del popolo. Presuppone anzi il saperla articolare. La seconda crisi che stanno vivendo \u00e8 una crisi di&nbsp;efficacia&nbsp;nelle democrazie. Ormai da diversi decenni, le democrazie occidentali danno al loro popolo la sensazione di non saperne pi\u00f9 come risolvere i problemi, perch\u00e9&nbsp;sono aggrovigliate nelle loro leggi, nelle loro complessit\u00e0 &#8211; per quanto mi riguarda, lo&nbsp;vivo&nbsp;quotidianamente &#8211; nella loro inefficienza, e ne&nbsp;diventano sistemi che spiegano alla gente come le cose che la gente ci chiede di fare dovrebbero essere fatte. E le persone dicono: &#8220;non sanno come risolvere il sistema del progresso, il problema della sicurezza e cos\u00ec via\u201d. Dobbiamo trovare&nbsp;l\u2019efficacia&nbsp;attraverso i nostri meccanismi di cooperazione, ma anche scuotendo le nostre strutture per sortire degli effetti&nbsp;utili. Questa \u00e8 la crisi delle democrazie: \u00e8 una crisi di scala e di efficacia. Ma non credo affatto che si tratti di una crisi della sovranit\u00e0&nbsp;westfaliana. Ci tengo davvero, e credo che non ci sia niente di meglio. Inoltre, in tutto ci\u00f2 che faccio a livello internazionale, per me l\u2019elemento pi\u00f9 importante \u00e8 sempre la sovranit\u00e0 dei popoli. Ogni volta che abbiamo cercato di sostituirla, abbiamo creato degli squilibri. Quindi&nbsp;tengo&nbsp;profondamente a questo principio. Profondamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 per questo che \u00e8 necessario il lavoro ideologico di cui ho parlato. Perch\u00e9 la crisi che i nostri concittadini stanno vivendo \u00e8 una sorta di diffrazione degli spazi: il cittadino non riesce pi\u00f9 a conciliare il consumatore, il lavoratore e la&nbsp;coscienza che \u00e8 in lui. Perch\u00e9 abbiamo globalizzato tutto questo, e ad un certo punto le interazioni finiscono per renderlo incoerente. E il cittadino che vuole combattere il riscaldamento globale non \u00e8 coerente con il consumatore che vuole poter comprare tutto a prezzi molto bassi, con il lavoratore che vuole continuare ad avere una fabbrica perch\u00e9 suo figlio possa lavorarci. Questo \u00e8 ci\u00f2 che non siamo riusciti a&nbsp;riconciliare. Questo \u00e8 ci\u00f2 che il nuovo&nbsp;consenso&nbsp;deve permettere di fare, integrando la riconciliazione dell&#8217;agenda climatica, tecnologica e di sovranit\u00e0 nel funzionamento delle nostre imprese, del nostro sistema finanziario e del nostro sistema politico. Stiamo parlando di una sfida enorme. Ma, gradualmente, la stiamo affrontando.&nbsp;Malgrado&nbsp;lo scoraggiamento che possiamo provare nel bel mezzo del cantiere, o quando non riusciamo ancora a distinguere un quadro perch\u00e9 siamo troppo lontani.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/6-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1440\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/6-330x186.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/6-690x388.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/6-1340x754.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/12\/2020\/11\/6-125x70.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Quindi penso che dobbiamo continuare ad andare avanti su questa strada. Le grandi trasformazioni devono portarci ad essere continuamente molto inventivi. Inventare nuove forme di cooperazione, assumersi dei rischi, capire e pensare alle grandi transizioni di questo mondo, senza per\u00f2 rinunciare ai nostri principi fondamentali: la sovranit\u00e0 del popolo, i diritti e le libert\u00e0 che ci hanno reso ci\u00f2 che siamo. Perch\u00e9 sono minacciati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E rispetto a quello che dicevate, in effetti molti sostengono, \u201csciogliamo la sovranit\u00e0 nazionale, lasciamo che siano le grandi imprese a decidere il corso del mondo\u201d. Altri, invece, dicono: \u201cla sovranit\u00e0 popolare liberamente espressa \u00e8 meno efficace di un dittatore illuminato o della legge di Dio!\u201d. Infatti, oggi&nbsp;assistiamo&nbsp;al ritorno delle teocrazie e dei sistemi autoritari. Se scattiamo una foto del mondo di oggi e lo paragoniamo a quello di quindici anni fa, \u00e8 molto diverso. La sovranit\u00e0 democratica popolare \u00e8 un tesoro da custodire gelosamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Grazie.<\/strong>&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p>Grazie a voi. Ci\u00f2 che per me \u00e8 importante nel&nbsp;momento&nbsp;che stiamo vivendo&nbsp;\u2013 e il lavoro che fate \u00e8 cruciale &#8211;&nbsp;\u00e8 che questa riflessione continui, che riusciamo a costruire un dialogo e un processo. Dobbiamo riuscire,&nbsp;con&nbsp;i&nbsp;vostri&nbsp;contributi&nbsp;e le&nbsp;vostre&nbsp;riflessioni, a far vivere questo dibattito un po&#8217; ovunque in Europa e a costruire&nbsp;il&nbsp;nostro comune&nbsp;<em>interesse<\/em>&nbsp;e la forza delle nostre proposte. Ma credo che ci sia un mondo da inventare. Lo stiamo gi\u00e0 facendo, ma dobbiamo mostrarlo pi\u00f9 chiaramente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre il 2020 si avvia alla conclusione e le crisi si sovrappongono in Francia e in Europa, il Presidente francese, in una delle sue interviste pi\u00f9 lunghe, si \u00e8 soffermato con il Grand Continent sui principali elementi della sua nuova dottrina di politica estera.<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":10000014255,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-interviews.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[],"staff":[1584,1550,1624],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[],"class_list":["post-141","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","staff-gilles-gressani","staff-matheo-malik","staff-ramona-bloj"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - 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