{"id":13935,"date":"2023-11-07T16:29:44","date_gmt":"2023-11-07T15:29:44","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=13935"},"modified":"2023-11-09T11:30:06","modified_gmt":"2023-11-09T10:30:06","slug":"capire-la-nuova-spaccatura-ecologica-dati-inediti-r","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/07\/capire-la-nuova-spaccatura-ecologica-dati-inediti-r\/","title":{"rendered":"Capire la nuova spaccatura ecologica: dati inediti\u00a0"},"content":{"rendered":"\n

Una spaccatura a lungo evitata<\/strong><\/h2>\n\n\n\n

Finora, l\u2019Europa si distingueva dal Nordamerica per la quasi totale assenza di un\u2019offerta politica basata sullo scetticismo climatico, o almeno sul rifiuto delle politiche di transizione, per mobilitare gli elettori. Negli Stati Uniti, come sappiamo, alcuni leader repubblicani, Donald Trump per primo, hanno assunto posizioni scettiche sul clima e hanno espresso la loro ostilit\u00e0 alle politiche di lotta al cambiamento climatico. Ricordiamo le sue dichiarazioni deliberatamente provocatorie alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2020, quando si rec\u00f2 in una California colpita da incendi particolarmente catastrofici e mortali: \u00abAlla fine si raffredder\u00e0\u00bb, in risposta alle preoccupazioni sul cambiamento climatico. Si ricorder\u00e0 inoltre che una delle prime decisioni importanti dell\u2019ex Presidente degli Stati Uniti \u00e8 stato il ritiro degli Stati Uniti dall\u2019Accordo di Parigi nel 2017 e come Trump abbia dedicato parte del suo mandato a disfare le politiche ambientali attuate dall\u2019amministrazione Obama. Non si tratta di posizioni isolate all\u2019interno del campo repubblicano, tutt\u2019altro. Durante il primo dibattito televisivo tra i principali candidati alle primarie repubblicane del 23 agosto, il presentatore ha chiesto: \u00abSe pensate che il cambiamento climatico sia causato dall\u2019attivit\u00e0 umana, alzate la mano\u00bb. Mentre solo Asa Hutchinson, il governatore dell\u2019Arkansas, ha iniziato ad alzare la mano, Ron DeSantis, il principale sfidante di Donald Trump in questa fase, ha preferito interrompere la sequenza dichiarando \u00abnon siamo bambini a scuola\u00bb. L\u2019imprenditore ultraconservatore Vivek Ramaswamy ha colto l\u2019occasione per affermare che \u00abla diffusione della tesi del cambiamento climatico \u00e8 una bufala\u00bb, aggiungendo \u00abla realt\u00e0 \u00e8 che muoiono pi\u00f9 persone a causa di cattive politiche climatiche che per il cambiamento climatico stesso\u00bb. Anche in Canada le questioni climatiche e le politiche di transizione sono diventate polarizzanti e divisive. Mentre il Partito liberale canadese (LPC) si \u00e8 presentato come sostenitore delle politiche di decarbonizzazione e della lotta al cambiamento climatico, il Partito conservatore canadese (CPC) ha adottato una posizione contraria alla carbon tax e, pi\u00f9 in generale, una posizione ambigua sulle questioni climatiche. Al congresso del marzo 2021, i delegati del CPC hanno respinto a stretta maggioranza (54%) una mozione che riconosceva l\u2019esistenza del cambiamento climatico e si proponeva di combatterlo. Questa posizione non \u00e8 senza dubbio estranea alle vittorie dei conservatori in province come l\u2019Alberta, che traggono una parte preponderante delle loro entrate dall\u2019estrazione di petrolio e gas e la cui popolazione non \u00e8 certo entusiasta \u2013 per usare un eufemismo \u2013 delle politiche di decarbonizzazione.\u00a0<\/p>\n\n\n\n

Vista dall\u2019Europa, questo tipo di posizione politica \u00e8 sembrata a lungo una peculiarit\u00e0 \u00abnordamericana\u00bb. Nessun grande partito di governo o forza politica ha diffuso nello spazio pubblico un\u2019offerta politica di esplicito relativismo climatico (per non dire scetticismo climatico), n\u00e9 ha preso una posizione chiara e frontale in opposizione alle politiche di transizione e decarbonizzazione. Finora, l\u2019ecologia \u00e8 rimasta un tema abbastanza secondario nei dibattiti elettorali, in gran parte a causa della mancanza di avversari, come parte di un apparente consenso morbido. Nessuna delle elezioni presidenziali in Francia \u00e8 stata polarizzata e strutturata da questioni ambientali, cosa che ha anche contribuito al risultato deludente dei candidati ecologisti. Il Green Deal europeo, ad esempio, nonostante le sue ambizioni dichiarate e l\u2019impatto che implica sulle economie europee, non ha suscitato grandi polemiche pubbliche quando \u00e8 stato adottato nel 2020. Se si confronta la situazione in un Paese come la Francia con gli accesi dibattiti sull\u2019immigrazione, sull\u2019uso del velo o sulle riforme sociali (il matrimonio per tutti, ad esempio), \u00e8 facile capire che la transizione ecologica non ha suscitato, per il momento, le stesse passioni. Ma tutto questo sta indubbiamente per cambiare, poich\u00e9 la questione climatica sembra destinata a diventare una grande frattura anche in Europa.<\/p>\n\n\n\n

Visto dall\u2019Europa, lo scetticismo climatico \u00e8 sembrato a lungo una peculiarit\u00e0 \u00abnordamericana\u00bb<\/p>Jean-Yves Dormagen<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Finora, lo scetticismo climatico e il relativismo climatico in Europa sono stati sostenuti solo da una frazione delle forze populiste di destra. Questa tendenza politica \u00e8 stata ed \u00e8 tuttora divisa sulla questione climatica <\/span>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Alcune organizzazioni sono chiaramente scettiche sul clima e si oppongono alle politiche di decarbonizzazione. Alla fine degli anni \u201990, ad esempio, il PVV (Partito per la Libert\u00e0) olandese ha affermato che non esiste alcuna prova scientifica della responsabilit\u00e0 umana nel cambiamento climatico. Dichiarazioni simili sono state fatte dall\u2019FP\u00d6 austriaco, dal Partito Popolare Danese, dal Brexit Party e dall\u2019AfD tedesca. Nel loro programma per le elezioni europee del 2019, i populisti tedeschi hanno anche affermato che la lotta al riscaldamento globale impedisce l\u2019accesso all\u2019energia a basso costo e hanno difeso i veicoli con motore a combustione interna, in particolare quelli alimentati a diesel.<\/p>\n\n\n\n

Ma questa posizione era in realt\u00e0 minoritaria all\u2019interno della tendenza populista di destra. Una minoranza \u00e8 addirittura favorevole a politiche di lotta al cambiamento climatico <\/span>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Per quanto riguarda la maggior parte dei componenti di questo movimento, essi hanno adottato una posizione cauta e \u00abmoderata\u00bb sulla questione climatica: riconoscendo la realt\u00e0 del cambiamento climatico, senza farne un punto centrale dei loro programmi. Questo atteggiamento \u00e8 abbastanza tipico della posizione assunta sulle questioni climatiche da partiti come il Vlaams Belang belga, il Partito della Libert\u00e0 e della Democrazia ceco, la Lega in Italia, di Alba dorata in Grecia e il Rassemblement National in Francia. Quest\u2019ultimo ha da tempo una strategia per evitare divisioni sul tema: nel suo programma per le elezioni presidenziali del 2017, si \u00e8 espresso a favore del dimezzamento della quota di combustibili fossili in 20 anni e del divieto di sfruttamento del gas di scisto.<\/p>\n\n\n\n

In questo contesto, in Europa, l\u2019ecologia e, pi\u00f9 specificamente, la questione climatica non hanno costituito una frattura politica saliente. Questo non significa che tutti gli attori politici fossero \u00abecologisti\u00bb o che si preoccupassero della questione climatica, n\u00e9 ovviamente che l\u2019attuazione delle politiche di decarbonizzazione non fosse teatro di scontri tra interessi divergenti, ma indica che questa frattura era in qualche modo inattiva nel contesto di un apparente consenso trasversale (per quanto morbido) sulla necessit\u00e0 di agire a favore del clima e indica, ancor pi\u00f9, un\u2019assenza combattenti, cio\u00e8 di forze politiche che adottassero esplicitamente, alla maniera dei repubblicani negli Stati Uniti, posizioni scettiche sul clima o almeno un atteggiamento di opposizione alle politiche di decarbonizzazione.<\/p>\n\n\n\n

Distinguersi tramite le politiche di transizione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n

Questo consenso morbido si sta sgretolando sotto i nostri occhi. L\u2019arrivo sulla scena elettorale olandese del Movimento Civico-contadino (BoerBurgerBeweging, BBB) \u00e8 un presagio dei tempi che verranno. Fondato da Caroline van der Plas, ex esponente del partito cristiano-democratico, il BBB \u00e8 un nuovo tipo di \u00abpartito monotematico<\/em>\u00bb: come gli ecologisti, si concentra sull\u2019ambiente, ma per la prima volta dall\u2019altra parte della barricata, in diretta opposizione alle politiche di lotta all\u2019inquinamento. Il BBB \u00e8 nato in risposta al \u00abPiano azoto\u00bb, che prevede una riduzione del 50% delle emissioni di azoto entro il 2030, richiedendo un ripensamento del modello di agricoltura intensiva e una forte riduzione del numero di capi di bestiame olandesi. Il Movimento Civico-contadino \u00e8 stato in grado di crescere grazie alla rabbia della comunit\u00e0 agricola, ma il suo spettacolare successo alle elezioni provinciali dimostra che \u00e8 riuscito ad attrarre consensi ben oltre gli ambienti direttamente interessati dal \u00abPiano azoto\u00bb: con il 19% dei voti alle elezioni del marzo 2023, si \u00e8 affermato come prima forza elettorale, arrivando in testa in tutte le province del Paese. \u00c8 ovviamente troppo presto per dire se il BBB sar\u00e0 in grado di mantenere tali risultati, soprattutto perch\u00e9 le elezioni provinciali sono tradizionalmente un\u2019elezione intermedia favorevole all\u2019espressione di un voto punitivo e a un uso espressivo della scheda elettorale. Ma l\u2019affermazione del BBB, che \u00e8 avvenuta a spese dei liberali di Mark Rutte, \u00e8 comunque un segnale che ha molto preoccupato diversi attori politici europei. Dimostra che l\u2019ecologia pu\u00f2 diventare altamente polarizzante e divisiva quando si tramuta in politiche pubbliche che creano vincitori e vinti. \u00c8 quello che, in un certo senso \u2013 a prescindere da ci\u00f2 che si pensa della misura \u2013 era gi\u00e0 stato dimostrato dal movimento dei Gilets jaunes in Francia in reazione, va ricordato, alla proposta di una \u00abcarbon tax\u00bb. Oltre a opporsi al \u00abPiano azoto\u00bb, \u00e8 interessante notare che il BBB sta attivando la frattura tra campagna e citt\u00e0, giocando sul presunto disprezzo mostrato dalle classi alte delle grandi metropoli nei confronti degli abitanti delle campagne. In una logica di ribaltamento dello stigma, e con un consumato senso della messa in scena, Caroline van der Plas si \u00e8 recata all\u2019apertura del Parlamento in trattore. Per il resto del nostro discorso, \u00e8 importante notare che l\u2019offerta del BBB non si limita a questa opposizione, ma abbraccia altri temi: piuttosto liberale sull\u2019economia (tagli alle tasse, deregolamentazione), conservatrice sulle questioni sociali (contraria all\u2019abolizione del periodo di riflessione di cinque giorni prima di poter abortire), anti-migrazione (a favore di una politica di asilo pi\u00f9 severa) e tinta di euroscetticismo. Questi temi riflettono i profili ideologici degli elettori che il BBB cerca di riunire dietro il suo programma. Come vedremo in seguito, questa combinazione di posizioni corrisponde senza dubbio alla realt\u00e0 della domanda politica nei Paesi Bassi.<\/p>\n\n\n\n

Questo consenso morbido europeo sta sgretolando sotto i nostri occhi<\/p>Jean-Yves Dormagen<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

L\u2019emergere di un\u2019offerta politica relativista sul clima (\u00abstiamo esagerando\u00bb, \u00abstiamo facendo troppo\u00bb, \u00abci sono altre priorit\u00e0\u00bb) e\/o contraria alle misure concrete attuate nell\u2019ambito della transizione non richiede necessariamente, anzi, la formazione di nuove forze politiche. Nella maggior parte dei casi, assumer\u00e0 la forma di un riposizionamento di partiti politici gi\u00e0 consolidati su questi temi. Lo vediamo oggi in un Paese come la Francia, dove il Rassemblement National (RN) sembra prendere una svolta climatico-relativista e adottare sempre pi\u00f9 una posizione ostile alla maggior parte delle politiche di transizione. Certo, il RN non adotta collettivamente una posizione esplicitamente scettica nei confronti del clima e non contesta, per il momento, la necessit\u00e0 di politiche di lotta al cambiamento climatico. Tuttavia, va notato che alcuni dei suoi membri pi\u00f9 anziani hanno recentemente assunto posizioni pubbliche in questa direzione: ad esempio, il deputato del RN Thomas M\u00e9nag\u00e9, intervistato nel bel mezzo dell\u2019ondata di caldo di quest\u2019estate su France Inter, ha dichiarato: \u00abNon vogliamo cadere in un\u2019ecologia punitiva, non vogliamo cadere nella decrescita. […] Non vogliamo far sentire in colpa i francesi, e non possiamo basarci solo sui dati dell\u2019IPCC (dopo che il giornalista \u00e8 sembrato sorpreso da questa affermazione). <\/em>Non dobbiamo solo seguire automaticamente quello che si pu\u00f2 fare nei dati dell\u2019IPCC, dobbiamo avere una visione politica che tenga conto del riscaldamento globale, ma come ha detto Marine Le Pen, a volte tendono a esagerare […]. il nostro ruolo \u00e8 anche quello di temperare le cose, per evitare di seguiamo stupidamente i dati dell\u2019IPCC e correre il rischio di compromettere la qualit\u00e0 della vita dei francesi…\u00bb. Lungi dall\u2019esprimere un punto di vista singolo, queste osservazioni rivelano la nuova dottrina del RN. L\u2019autore usa la parola \u00abnoi\u00bb, non \u00e8 stato criticato in alcun modo dal suo partito e si riferisce alla stessa Marine Le Pen, che sembra infatti aver cambiato significativamente la sua posizione sulla questione climatica. Abbandonando la strategia di eludere la questione, il 1\u00b0 maggio 2023 ha tenuto un discorso molto ostile verso molti aspetti delle politiche di transizione. Durante le ultime elezioni presidenziali, la lotta del RN contro le turbine eoliche, accusate di distruggere il paesaggio e di essere una \u00abtruffa ecologica\u00bb, aveva in qualche modo aperto la strada a questo riposizionamento. Ma il discorso tenuto in occasione del Primo Maggio segna un ulteriore passo avanti. In esso, la \u00abtransizione ecologica\u00bb viene diffamata in toto come \u00abil parco giochi degli ipocriti del clima\u00bb. Nelle sue parole, \u00abda 30 anni l\u2019ecologia \u00e8 stata dirottata e ha messo in atto, senza dirlo, il concetto altamente ideologico di decrescita\u00bb, e continua: \u00ab<\/em>la rivoluzione ecologica che ci viene venduta […] \u00e8 un salto nelle ortiche dell\u2019ecologia punitiva […] nelle spine delle nuove tasse […] \u00e8 una rivoluzione le cui prime vittime sacrificali saranno i pi\u00f9 fragili, i pi\u00f9 poveri\u00bb. Descrivendo questa transizione come una \u00abteoria\u00bb, una \u00abvisione apocalittica\u00bb e una \u00abfollia suicida\u00bb, ha preso di mira in particolare la \u00abcaccia alle auto a combustione\u00bb, sostenendo che l\u2019obiettivo di questa politica non \u00e8 \u00abvietare le auto a combustione, ma vietare del tutto le auto\u00bb, perch\u00e9 \u00abdovete capire, miei cari amici, che dietro questo stesso approccio ideologico si nasconde l\u2019idea della scomparsa dell\u2019attivit\u00e0 industriale e persino di ogni attivit\u00e0 umana\u00bb. \u00c8 chiaro quale sia la strategia della RN d\u2019ora in poi: opporsi alle politiche di \u00abtransizione ecologica\u00bb e alla maggior parte delle misure che le sostengono. Le energie rinnovabili, in particolare le turbine eoliche, e la prevista fine dei veicoli a combustione stanno diventando aree prioritarie di conflitto. Per screditare queste politiche vengono utilizzati diversi argomenti. Si manifesta un certo relativismo climatico, che consiste nel presentare gli scienziati \u2013 in primo luogo l\u2019IPCC \u2013 come eccessivi e troppo radicali. Presentarle come \u00abteorie\u00bb \u00e8 un altro modo per metterne in prospettiva il contenuto e il realismo. Le politiche di transizione vengono inoltre presentate come socialmente ingiuste e dannose per la qualit\u00e0 della vita dei francesi. Vengono anche presentate come anti-ambientali: le turbine eoliche e i veicoli elettrici, secondo i leader del RN, non fanno che aggravare i problemi dell\u2019ambiente. Infine, si dice che queste politiche sono inutili perch\u00e9 il progresso tecnico e la scienza forniranno le soluzioni e ci permetteranno di affrontare la sfida climatica.<\/p>\n\n\n\n

Questo riposizionamento strategico non \u00e8 un caso isolato in Europa e non riguarda solo la destra populista. Diversi partiti tradizionali di destra sembrano essere entrati in tensione con le politiche di transizione, gli obiettivi di decarbonizzazione o il Green Deal europeo. Senza tentare una rassegna esaustiva di questi sviluppi, ci limiteremo ad alcune illustrazioni tratte dalle notizie pi\u00f9 recenti. In una straordinaria intervista rilasciata ai principali media il 12 settembre, la Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha preso le distanze dal Green Deal. Dichiarando di parlare \u00abcome Presidente del Parlamento, non a nome del PPE\u00bb, ha espresso preoccupazione per l\u2019impatto di normative \u00abeccessivamente restrittive\u00bb e costose, che a suo avviso potrebbero alimentare il voto populista <\/span>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>. \u00c8 questo tipo di preoccupazione che ha portato non solo il PPE ma anche alcuni liberali di Renew a chiedere una pausa e persino una moratoria nell\u2019attuazione del Green Deal. I politici, in particolare quelli di centro e di destra, sono consapevoli, con diversi gradi di chiarezza, che la transizione ecologica potrebbe diventare una grande frattura politica, favorendo l\u2019ascesa dei populisti di destra a loro discapito. \u00c8 questo tipo di anticipazione elettorale che sembra aver convinto il primo ministro britannico, Rishi Sunak, ad annunciare il 20 settembre il rallentamento del ritmo della transizione per adottare un approccio \u00abpi\u00f9 pragmatico, proporzionato e realistico\u00bb. Tra le principali decisioni annunciate, il rinvio di 5 anni (dal 2030 al 2035) del divieto di circolazione delle auto a benzina e diesel, l\u2019allentamento delle condizioni per l\u2019eliminazione graduale delle caldaie a gas e l\u2019abbandono di una misura sull\u2019efficienza energetica delle abitazioni che gravava pesantemente sui proprietari di casa. In difficolt\u00e0 nei sondaggi, il Primo Ministro sembra essersi convinto della necessit\u00e0 di questo cambio di rotta dopo la sconfitta a sorpresa del candidato laburista in un\u2019elezione locale nella zona ovest di Londra. Questo risultato sarebbe stato interpretato come un rifiuto di una tassa sui veicoli inquinanti applicata a tutta l\u2019area metropolitana di Londra dal sindaco laburista Sadiq Khan.<\/p>\n\n\n\n

L\u2019emergere di un\u2019offerta politica relativista sul clima (\u00abstiamo esagerando\u00bb, \u00abstiamo facendo troppo\u00bb, \u00abci sono altre priorit\u00e0\u00bb) e\/o contraria alle misure concrete attuate nell\u2019ambito della transizione non richiede necessariamente, anzi, la formazione di nuove forze politiche<\/p>Jean-Yves Dormagen<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Gli sviluppi che abbiamo descritto finora riguardano l\u2019offerta politica. Utilizzando gli esempi dei Paesi Bassi (BBB) e della Francia (RN), ci dicono come i partiti populisti di destra stiano sfruttando le politiche di transizione per trasformarle in una grande frattura politica. Mostrano inoltre che i partiti della destra tradizionale (liberali e conservatori) sono tentati di prendere le distanze dalle politiche di transizione, temendo la concorrenza dei populisti su questo tema divisivo.<\/p>\n\n\n\n

Come le politiche di transizione spaccano la societ\u00e0<\/strong><\/h2>\n\n\n\n

Alla frattura sulle politiche di transizione osservabile sul versante dell\u2019offerta politica corrisponde un\u2019opinione pubblica profondamente divisa su questo tema. Sono del resto queste fratture \u2013 come vedremo, profonde \u2013 osservabili sul versante dell\u2019opinione pubblica a costituire il fattore principale delle riconfigurazioni in atto sul versante della rappresentanza politica. Per analizzare queste fratture, ci basiamo su studi condotti in Francia negli ultimi mesi. Il caso francese ci permette di capire come funzioni la frattura climatica all\u2019interno della popolazione e quali sono le logiche che guidano le posizioni da una parte o dall\u2019altra di questa frattura. Tuttavia, saranno ovviamente necessari studi comparativi in altri Paesi europei per stabilire cosa si pu\u00f2 generalizzare da questo caso di studio, ma anche, al contrario, quali sono le caratteristiche specifiche di ciascun contesto nazionale.<\/p>\n\n\n\n

Non c\u2019\u00e8 consenso sulle origini del cambiamento climatico<\/strong><\/h3>\n\n\n\n

In questo caso, \u00e8 essenziale partire dal modo in cui il problema da risolvere \u00e8 percepito dalla popolazione. Se non c\u2019\u00e8 consenso sulla definizione del problema climatico, non ci sar\u00e0 consenso, a maggior ragione, sulle soluzioni da trovare (e nemmeno semplicemente sulla necessit\u00e0 di trovare soluzioni). Per accettare di cambiare alcuni dei nostri comportamenti e sostenere le politiche di transizione, dobbiamo riconoscere la realt\u00e0 del cambiamento climatico e, altrettanto decisamente, il fatto che \u00e8 causato dall\u2019attivit\u00e0 umana.<\/p>\n\n\n\n

Contrariamente a quanto talvolta si immagina, non esiste un consenso pubblico su questo tema. Pi\u00f9 precisamente, il consenso riguarda solo la realt\u00e0 del riscaldamento globale: secondo i nostri studi, questa \u00e8 contestata solo dal 2% al 3% del pubblico (cfr. Tabella 1 e Tabella 2). La negazione radicale del clima rimane quindi molto marginale. D\u2019altra parte, l\u2019origine di questo cambiamento ha gi\u00e0 aperto una prima linea di divisione. Quasi un quarto dei francesi (24%) ritiene che \u00abil riscaldamento globale sia principalmente la conseguenza di un ciclo naturale\u00bb. Questo rifiuto di attribuire all\u2019attivit\u00e0 umana, e in particolare alle emissioni di gas serra, la responsabilit\u00e0 del cambiamento climatico \u00e8 la forma che lo scetticismo climatico sta assumendo nella societ\u00e0 francese: scetticismo non sul fenomeno in s\u00e9, ma sulle sue origini. Nonostante gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni, lo scetticismo climatico sembra essere in aumento <\/span>4<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Comunque sia, \u00e8 facile capire che sta alimentando una prima sacca di resistenza alla retorica ambientalista e all\u2019attuazione delle politiche di transizione. A questo proposito, \u00e8 significativo che una percentuale simile di cittadini (21%) ritenga che \u00abla gravit\u00e0 del riscaldamento globale sia generalmente esagerata\u00bb, anche se la domanda \u00e8 stata posta a luglio, durante un\u2019estate segnata da caldo record, grave siccit\u00e0 e incendi devastanti in tutta Europa <\/span>5<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n

La tipologia della popolazione utilizzata dal Cluster 17 ci permette di esplorare in modo pi\u00f9 approfondito il modo in cui \u00e8 distribuito lo scetticismo climatico. Senza entrare troppo nei dettagli, questa tipologia si basa su 16 cluster costruiti utilizzando come unico criterio gli atteggiamenti e i valori profondi degli individui. Questi atteggiamenti e valori sono stati identificati sulla base di un test che comprende 30 domande deliberatamente divisive <\/span>6<\/sup><\/a><\/span><\/span>. A nostro avviso, questo test identifica chiaramente il sistema di spaccature che struttura una societ\u00e0. Per quanto riguarda i cluster, essi riuniscono individui che condividono le stesse posizioni sui principali temi divisivi: identit\u00e0, immigrazione, rapporto con le \u00e9lite, ridistribuzione economica\u2026<\/p>\n\n\n\n

Applicandola ai temi di cui ci occupiamo qui, la segmentazione per cluster di valori rivela immediatamente la misura in cui lo scetticismo climatico (negare le origini umane) e\/o il relativismo climatico (ritenere che stiamo esagerando) non sono distribuiti casualmente nello spazio sociale (cfr. tab. 1 e tab. 2). In alcuni cluster, questi due atteggiamenti sono totalmente o quasi assenti: multiculturalisti, socialdemocratici, progressisti, solidali, centristi e ribelli. In altri, questi atteggiamenti sono diffusi (liberali, conservatori) o addirittura maggioritari (social-patrioti, identitari). In generale, esiste una relazione molto forte tra la posizione di un gruppo nella divisione globale e la probabilit\u00e0 che esso abbia una percentuale significativa, o addirittura una maggioranza, di scettici del clima.<\/p>\n\n\n\n

Applicandola ai temi di cui ci occupiamo qui, la segmentazione per cluster di valori rivela immediatamente la misura in cui lo scetticismo climatico (negare le origini umane) e\/o il relativismo climatico (ritenere che stiamo esagerando) non sono distribuiti casualmente nello spazio sociale<\/p>Jean-Yves Dormagen<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Quindi, pi\u00f9 un gruppo si trova a sinistra sull\u2019asse dell\u2019identit\u00e0 che organizza lo spazio di separazione, pi\u00f9 sar\u00e0 \u00abconvinto del clima\u00bb, cio\u00e8 incline a riconoscere l\u2019origine umana dei cambiamenti climatici. Questo risultato significa che gli atteggiamenti verso il clima fanno parte di sistemi di opinione pi\u00f9 ampi e, in questo caso, che l\u2019apertura alla diversit\u00e0 culturale e il progressismo sulle questioni sociali vanno di pari passo con il sostegno al consenso scientifico sul cambiamento climatico. In parole povere, gli atteggiamenti progressisti e quelli a favore dell\u2019ecologia vanno di pari passo. Ci\u00f2 si riflette nel fatto che il gruppo pi\u00f9 a sinistra nella divisione \u2013 i multiculturalisti \u2013 \u00e8 anche l\u2019unico a riconoscere al 100% l\u2019origine umana del cambiamento climatico (cfr. tab. 1). La domanda sulla valutazione della gravit\u00e0 del riscaldamento globale conferma questa relazione (cfr. tab. 2). I gruppi pi\u00f9 a sinistra lungo l\u2019asse dell\u2019identit\u00e0 sono anche \u2013 con la notevole eccezione dei centristi \u2013 i pi\u00f9 inclini a ritenere che \u00abla gravit\u00e0 del riscaldamento globale \u00e8 generalmente sottovalutata\u00bb: in media il 69% rispetto al 27% del resto della popolazione. Logicamente, sono anche quelli che sentono maggiormente l\u2019emergenza ecologica, nel senso che una percentuale non trascurabile di loro chiede che \u00abla questione ambientale sia la priorit\u00e0 assoluta del governo, prima delle altre (la lotta all\u2019inflazione, la lotta alla criminalit\u00e0, o la guerra in Ucraina, ecc.\u00bb (38% contro il 12% del resto della popolazione, cfr. tab. 3). <\/p>\n\n\n\n

Al contrario, le posizioni scettiche e relativiste sul clima raggiungono livelli significativi nei gruppi situati a destra e all\u2019estrema destra della divisione, ossia nei gruppi caratterizzati da un forte conservatorismo sociale e da pronunciate posizioni identitarie. Tre di questi gruppi \u2013 i conservatori, gli identitari e, ancor pi\u00f9, i liberali \u2013 si trovano piuttosto in alto in questo spazio, perch\u00e9, pur essendo conservatori in termini di valori, sono anche piuttosto elitari e cercano la stabilit\u00e0 sociale. In effetti, questi cluster sono composti principalmente da agenti della classe media e alta, spesso anziani. Sono stati a lungo i pilastri delle coalizioni di destra e hanno giocato un ruolo importante nel successo di Nicolas Sarkozy nel 2007. Ad eccezione dei Social-patrioti, questi raggruppamenti appartengono quindi pi\u00f9 allo spazio della destra tradizionale che a quello del \u00abpopulismo\u00bb. Questo \u00e8 un punto importante se vogliamo comprendere le difficolt\u00e0 incontrate dalla destra tradizionale nel posizionarsi sulle questioni climatiche.<\/p>\n\n\n\n

Nel complesso, questi 4 gruppi sono diametralmente opposti alla coalizione verde-progressista descritta sopra. Oltre a ospitare un certo numero di scettici climatici, come abbiamo visto, ritengono spesso che \u00abla gravit\u00e0 del riscaldamento globale sia generalmente esagerata\u00bb: il 40% rispetto all\u201911,5% del resto della popolazione (cfr. tab.3). E solo il 4% di loro ritiene che \u00abl\u2019ambiente dovrebbe essere la priorit\u00e0 assoluta del governo\u00bb, rispetto al 26% del resto della popolazione. Il conservatorismo culturale e i valori identitari favoriscono lo scetticismo climatico e il relativismo climatico, che ovviamente alimentano un rifiuto particolarmente marcato delle politiche di transizione.<\/p>\n\n\n\n

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