{"id":13653,"date":"2023-11-03T12:18:37","date_gmt":"2023-11-03T11:18:37","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=13653"},"modified":"2023-11-03T18:27:17","modified_gmt":"2023-11-03T17:27:17","slug":"la-conversione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/03\/la-conversione-europea\/","title":{"rendered":"La conversione europea"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Per accompagnare il lancio dell&#8217;edizione italiana del Grand Continent, che fa seguito a quella spagnola, apriamo le nostre pagine ai responsabili politici italiani. Per sostenere il nostro lavoro, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/offerta\/\">vi invitiamo a abbonarvi<\/a>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">In un suo scritto, \u00abIl existe une culture europ\u00e9enne\u00bb Julia Kristeva, nell\u2019interrogarsi sull\u2019identit\u00e0 europea, apre a una suggestione di grande respiro: \u00abLa migliore risposta europea alla domanda: Chi sono?\u00bb \u2013 scrive l\u2019intellettuale francese di origine bulgara \u2013 \u00abnon \u00e8 ovviamente la certezza, ma l\u2019amore per il punto interrogativo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Colgo, in queste parole, la consapevolezza delle fratture che, ormai da decenni, attraversano il continente, dei conflitti ancora irrisolti fra molteplici cifre identitarie, geografiche, sociali, linguistiche, fino alle pi\u00f9 recenti tensioni generazionali, di genere, di alfabetizzazione digitale, di sensibilit\u00e0 ambientale. E tuttavia, intravedo anche l\u2019urgenza di una risposta, la ricerca di una chiave di lettura che permetta di affrontare la crisi \u2013 le tante crisi \u2013 che l\u2019Europa ha conosciuto in questi ultimi anni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 forse solo dentro un perimetro ampio e dai confini ancora incerti che possiamo trovare il senso del percorso che ha portato alla costruzione dell\u2019edificio europeo, declinato in forme e istituti complessi, certamente non privi di criticit\u00e0 e aporie. L\u2019Unione europea \u00e8 stata l\u2019esito di un processo di continue approssimazioni, caratterizzato da profetiche accelerazioni e lunghe fasi di stasi, in tensione continua tra prospettive visionarie e faticosa gestione dell\u2019ordinario.<\/p>\n\n\n\n<p>La congiuntura storica nella quale ci muoviamo ci sfida: abbiamo attraversato due crisi finanziarie di vastissima portata, quella del 2008-09 e quella del 2011-12; abbiamo affrontato e vinto la sfida epocale della pandemia; <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/category\/guerra\/la-guerra-in-ucraina-giorno-per-giorno\/\">siamo nel pieno di un conflitto armato in atto nel cuore del Continente<\/a> e <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/category\/guerra\/israele-hamas-la-guerra-del-sukkot\/\">assistiamo alla tragica apertura di un nuovo fronte di guerra in Medio Oriente<\/a>, dagli esiti imprevedibili e dalle conseguenze devastanti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019Unione europea \u00e8 stata l\u2019esito di un processo di continue approssimazioni, caratterizzato da profetiche accelerazioni e lunghe fasi di stasi, in tensione continua tra prospettive visionarie e faticosa gestione dell\u2019ordinario<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Di fronte a tutto questo, siamo chiamati a operare uno sforzo comune, alimentato da grande senso di responsabilit\u00e0: abbiamo il compito di rilanciare il progetto europeo, facendogli riacquistare credibilit\u00e0 e coesione, accrescendone la sostenibilit\u00e0, l\u2019efficacia, la plausibilit\u00e0. Dobbiamo recuperare \u2013 per tornare alla suggestione della Kristeva \u2013 la sua pi\u00f9 profonda identit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tanto pi\u00f9 questo \u00e8 vero oggi, alle soglie di un appuntamento elettorale \u2013 il rinnovo del Parlamento europeo \u2013 di estrema importanza per il riassetto degli equilibri politici, per la conseguente ridefinizione delle priorit\u00e0 fra le policies che l\u2019Unione dovr\u00e0 perseguire e, in generale, per il futuro dell\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>La sfida pi\u00f9 severa e pervasiva che l\u2019Europa \u00e8 stata chiamata ad affrontare in questi ultimi anni \u00e8 stata, oggettivamente, l\u2019emergenza pandemica. In quell\u2019occasione, l\u2019Europa ha reagito allo shock e ha risposto in maniera efficace e per pi\u00f9 di un verso innovativa.<\/p>\n\n\n\n<p>La novit\u00e0 pi\u00f9 significativa \u00e8 stata la creazione di uno strumento, \u00ab<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/10\/26\/piano-per-la-ripresa-10-punti-sui-progressi-di-nextgenerationeu-r-x\/\">Next Generation EU<\/a>\u00bb, che ha previsto un ingente piano di finanziamenti, destinati non solo a riparare i danni economici e sociali prodotti dalla crisi pandemica, ma anche a stimolare la ripresa e una maggiore resilienza degli Stati membri.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La sfida pi\u00f9 severa e pervasiva che l\u2019Europa \u00e8 stata chiamata ad affrontare in questi ultimi anni \u00e8 stata, oggettivamente, l\u2019emergenza pandemica<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Credo che questa iniziativa abbia impresso una svolta significativa nella storia dell\u2019Unione europea, scandendo un salto di qualit\u00e0 nel processo di integrazione: Next generation EU \u2013 con il dispositivo per la ripresa e la resilienza \u2013 pu\u00f2 infatti aprire la strada alla possibilit\u00e0 di un meccanismo permanente di investimenti, che poggia sulla emissione di debito comune. Oggi quel programma \u00e8 in sofferenza per le difficolt\u00e0 riscontrate nella fase attuativa e di implementazione, che \u2013 come \u00e8 noto \u2013 \u00e8 rimessa ai Piani nazionali di ripresa e resilienza e, quindi, alla capacit\u00e0 realizzativa dei singoli Paesi membri.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia, che ha trasmesso alla Commissione europea il suo Piano il 30 aprile 2021, ha vissuto una fase critica, che ancora adesso non appare risolta. Lo sblocco della 3a rata, connessa al conseguimento degli obiettivi del secondo semestre del 2022, ha comportato un ritardo complessivo, che comunque rischia di compromettere la piena attuazione del Piano nei tempi stabiliti. Infatti, non abbiamo ancora raggiunto l\u2019obiettivo dei 27 target, programmato originariamente per il 30 giugno di quest\u2019anno. A questi target, ai quali si \u00e8 aggiunto un altro target in origine collegato alla 3a rata e non conseguito in tempo utile, \u00e8 infatti collegata l\u2019erogazione della 4a rata, pari a una cifra di 16,5 miliardi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, il Governo italiano ha presentato una riprogrammazione del Piano, che deve ancora ottenere l\u2019approvazione delle competenti istituzioni dell\u2019Unione europea. Certamente questa incertezza e questa approssimazione sono fonte di preoccupazione, perch\u00e9 agli investimenti del PNRR l\u2019Italia ha affidato le sue maggiori prospettive di sviluppo futuro e di modernizzazione, come giustamente \u00e8 stato segnalato in un editoriale del Financial Times dello scorso 5 settembre.<\/p>\n\n\n\n<p>Su questo occorre la massima responsabilit\u00e0, nella piena consapevolezza che \u00e8 in gioco la credibilit\u00e0 del Paese e il futuro delle nostre pi\u00f9 giovani generazioni. Nessuno pi\u00f9 di me ne \u00e8 conscio, avendo io stesso promosso l\u2019avvio di questo percorso, che pu\u00f2 cambiare completamente le politiche europee, invertendo radicalmente i passati indirizzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per scongiurare questo rischio e far s\u00ec che questa iniziativa, pur nata nel contesto di una specifica, severa crisi economica e sociale, sia stabilmente acquisita nel quadro delle politiche europee, occorre non rinunciare a nessun obiettivo, rispettandone la tempistica. Essere riusciti a mobilitare un ammontare cos\u00ec significativo di risorse, finalizzate a obiettivi di investimento in linea con le priorit\u00e0 europee e finanziate con debito comune, \u00e8 stato un successo per l\u2019Italia e un passaggio decisivo per invertire il paradigma dell\u2019austerit\u00e0, su cui si era basata la risposta delle Istituzioni europee alle crisi del passato. Non essere in grado di utilizzare oggi quelle risorse sarebbe un errore di portata storica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella congiuntura storica che stiamo vivendo, l\u2019Europa deve guardare anche ad altri obiettivi, altrettanto prioritari, ai quali offrire un contributo originale e consapevole dei nostri interessi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Non essere in grado di utilizzare le risorse di Next Generation EU sarebbe un errore di portata storica<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, occorre pi\u00f9 coraggio nella grande partita della riforma della governance economica dell\u2019Unione europea, favorendo un effettivo equilibrio fra condivisione e riduzione dei rischi. Le soluzioni prospettate destano perplessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La proposta della Commissione tende a riproporre i consueti parametri di finanza pubblica, di cui le crisi degli ultimi quindici anni hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza. Sarebbe necessario un indirizzo maggiormente orientato a costruire un sistema che \u2013 nella verifica sulla stabilit\u00e0 del Paese \u2013 tenga conto degli investimenti pubblici, soprattutto nella sfera della transizione ecologica e digitale, scorporandoli dalla misurazione del disavanzo. Questo perch\u00e9 la spesa per gli investimenti, tanto pi\u00f9 in settori strategici per il futuro dell\u2019Unione, non \u00e8 un mero costo, ma \u00e8 il presupposto della crescita futura.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa prospettiva, ritengo che anche la politica degli aiuti di Stato debba cambiare.<\/p>\n\n\n\n<p>La tragica esperienza della pandemia e la guerra in Ucraina hanno insegnato molto in proposito, anche considerando che l\u2019Europa ha dovuto fronteggiare le scelte delle altre potenze mondiali che, per sostenere le proprie industrie nazionali, hanno approvato l\u2019erogazione di corposi sussidi pubblici, suscettibili di alterare la concorrenza sui mercati globali. Mi riferisco, in particolare, all\u2019Inflation Reduction Act (IRA) statunitense, che prevede cospicui investimenti, che mirano, tra le altre cose, a sostenere la competitivit\u00e0 e la eco-compatibilit\u00e0 della produzione statunitense.<\/p>\n\n\n\n<p>Come pu\u00f2 l\u2019Unione non rispondere, unita e decisa?<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo ritengo che, accanto alla riforma della governance economica, sia necessario procedere con altrettanta determinazione alla revisione della disciplina non emergenziale sugli aiuti di Stato, valevole per il nuovo periodo programmatorio 2021-2027.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Questo perch\u00e9 la spesa per gli investimenti, tanto pi\u00f9 in settori strategici per il futuro dell\u2019Unione, non \u00e8 un mero costo, ma \u00e8 il presupposto della crescita futura<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nessuna riforma delle politiche fiscali sar\u00e0 efficace, per\u00f2, se non sar\u00e0 accompagnata da coraggiose politiche per il lavoro, che siano realmente in grado di restituire \u00abdignit\u00e0 sociale\u00bb ai cittadini europei.<\/p>\n\n\n\n<p>La sfida per un\u2019Europa sociale sar\u00e0 vinta solo impegnandosi, con la massima determinazione, per creare strumenti efficaci contro la disoccupazione e a protezione dei salari. Questi obiettivi non sono un fattore di deficit e di instabilit\u00e0, ma un volano per il futuro del nostro Continente e il miglior antidoto contro le derive nazionalistiche. Su questo, tutte le forze progressiste d\u2019Europa, in vista dell\u2019imminente appuntamento elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, non possono dividersi, pena la perdita della comune vocazione al progresso e al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini europei, soprattutto di coloro che vivono in condizioni di deprivazione materiale, disagio sociale e di precariet\u00e0 lavorativa. Occorre continuare a stare insieme e condividere battaglie comuni, sostenendo misure coraggiose, orientate alla protezione e alla crescita. Tra queste, ho sempre considerato prioritaria e qualificante la creazione di un\u2019assicurazione europea contro la disoccupazione. In questa prospettiva, lo strumento SURE va nella giusta direzione, ma deve essere ulteriormente implementato, rendendolo strutturale e disponibile per i Paesi membri, proprio nei momenti in cui il ciclo economico \u00e8 sfavorevole, quando le sole risorse nazionali non sarebbero sufficienti a sostenere le crisi occupazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa non pu\u00f2 farsi trovare impreparata, peraltro, rispetto alla <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/themes\/numerique\/puissances-de-lia\/\">nuova rivoluzione innescata dall\u2019Intelligenza Artificiale<\/a>, che, se da un lato, appare suscettibile di sostenere \u2013 attraverso le sue numerose applicazioni industriali e tecnologiche \u2013 un robusto incremento della crescita economica, dall\u2019altro lato appare insidiosa per le <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/06\/16\/lintelligence-a-lepoque-de-sa-reproductibilite-technique\/\">ricadute negative sul piano occupazionale<\/a>, soprattutto in settori come il diritto, la medicina, la finanza, l\u2019informazione e l\u2019intrattenimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti studi internazionali attestano che l\u2019impatto negativo sul piano occupazionale sar\u00e0 compensato dalla creazione di nuove figure professionali, ma \u00e8 evidente che nel periodo transitorio ci ritroveremo esposti a forti scompensi, a cui dovremo porre rimedio con adeguate politiche di sostegno reddituale.<\/p>\n\n\n\n<p>Saranno tutti temi al centro della prossima campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo, sulle quali \u2013 lo ripeto \u2013 si misurer\u00e0 la capacit\u00e0 delle forze progressiste di offrire ai cittadini europei un progetto alternativo alle destre.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo essere in grado di mantenere l\u2019elettorato e di attrarre quei cittadini europei, soprattutto i giovani, sfiduciati e delusi. Molto dipender\u00e0 dalla capacit\u00e0 dei partiti progressisti di avanzare insieme proposte credibili e coraggiose, per invertire radicalmente il paradigma su cui si \u00e8 strutturato il mercato unico e abbracciare una visione pi\u00f9 avanzata, ancorata pi\u00f9 saldamente al valore della persona umana colta nella concretezza della sua esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro dell\u2019agenda europea vi \u00e8 poi, senza dubbio, la grande sfida della transizione ecologica. L\u2019accelerazione su tutti gli obiettivi di decarbonizzazione deve essere una assoluta priorit\u00e0, in linea con la proposta, avanzata dalla Commissione, di un regolamento, il cosiddetto&nbsp;Net Zero Industry Act, sull\u2019istituzione di un quadro di misure per il rafforzamento dell\u2019ecosistema europeo di realizzazione di prodotti a tecnologia \u00abzero emissioni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella prospettiva della transizione energetica, una declinazione particolare, per le ricadute che essa pu\u00f2 avere sul tessuto produttivo e in termini di occupazione, \u00e8 il passaggio definitivo, nel 2035, agli autoveicoli elettrici.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia, pur assicurando di essere pienamente impegnata nell\u2019obiettivo di decarbonizzazione del settore del trasporto stradale, ha manifestato, con il governo Meloni, un\u2019eccessiva prudenza. Continue prese di posizioni cautelative ci allontanano dall\u2019asse principale verso cui si stanno indirizzando non solo l\u2019Europa, ma tutte le grandi economie avanzate. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Mostrando troppa incertezza, rischiamo di perdere alcune partite decisive, che, da una parte, consentono di accompagnare la transizione all\u2019elettrico con interventi di sostegno ai settori pi\u00f9 colpiti e, dall\u2019altra, permettono di abbattere i costi del passaggio al nuovo modello.<\/p>\n\n\n\n<p>Lungi dal manifestare incertezze, l\u2019Italia dovrebbe abbracciare in tutta la sua portata e radicalit\u00e0 il percorso verso la completa elettrificazione. Il mondo intorno a noi \u2013 dalla produzione alla ricerca di avanguardia, fino ai settori industriali avanzati pi\u00f9 aperti all\u2019innovazione \u2013 \u00e8 gi\u00e0 ben posizionato su questi orizzonti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019Italia, pur assicurando di essere pienamente impegnata nell\u2019obiettivo di decarbonizzazione del settore del trasporto stradale, ha manifestato, con il governo Meloni, un\u2019eccessiva prudenza<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Gli obiettivi di net zero emission per il 2050, peraltro, si intrecciano fortemente con le prospettive di autonomia strategica dell\u2019Europa, divenuto tema centrale e urgente a seguito del conflitto in Ucraina, che sta subendo una curvatura molto insidiosa, che costringe ad analisi coraggiose, scevre da condizionamenti ideologici.<\/p>\n\n\n\n<p>Su questo terreno l\u2019Europa si gioca molto.<\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 noto, l\u2019Unione europea ha orientato la sua strategia esclusivamente lungo due assi di intervento: da una parte, misure di carattere restrittivo nei confronti della Russia; dall\u2019altro, la fornitura diretta di armi all\u2019Ucraina o finanziamenti per l\u2019acquisizione di ordigni e munizioni. Non \u00e8 in discussione n\u00e9 la nostra collocazione atlantica \u2013 e, conseguentemente, la condivisione delle scelte di politica militare con i nostri partner storici e naturali, a partire dagli Stati Uniti \u2013 n\u00e9 il sostegno al Paese aggredito. Ho sempre dubitato per\u00f2, che una strategia affidata esclusivamente all\u2019assistenza militare, che bandisca ogni parallela strategia negoziale, potesse realisticamente condurre a una prospettiva di pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rischio concreto \u2013 che ho denunciato da subito \u2013 \u00e8 nel fatto che gli enormi costi sostenuti per perseguire la logica dell\u2019escalation militare e la stanchezza mostrata dalle opinioni pubbliche nazionali inducano i governi che via via si approssimano agli appuntamenti elettorali a marcare un disimpegno sul piano degli aiuti militari, con la conseguenza che l\u2019Ucraina si ritrovi, come gi\u00e0 successo per l\u2019Afghanistan nell\u2019agosto del 2021, di colpo abbandonata a se stessa, sopraffatta da una nuova offensiva russa.<\/p>\n\n\n\n<p>Una maggiore autonomia dell\u2019Europa nella gestione della crisi ucraina avrebbe rafforzato anche la sua autonomia strategica, sia in campo energetico sia nel settore della difesa. Su questo, i leader europei hanno mostrato una preoccupante afasia, se si escludono alcune posizioni assunte dal presidente Macron e sintetizzate in un\u2019intervista al quotidiano Les Echos l\u201911 aprile scorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Resto convinto che la strada, certamente faticosa ma ineludibile, che l\u2019Europa deve continuare a perseguire, in linea con la sua pi\u00f9 nobile tradizione di politica estera, sia il multilateralismo, modello fondato su una logica di \u00abresponsabilit\u00e0 condivisa\u00bb, sul dialogo e sull\u2019inclusivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Peraltro, rinunciando ad esperire ogni possibile percorso negoziale rispetto a una crisi geopolitica in atto nel suo territorio, l\u2019Europa ha indebolito la sua posizione nello scacchiere mondiale, accentuando un\u2019immagine di sostanziale irrilevanza.<\/p>\n\n\n\n<p>La debolezza dell\u2019Europa rischia di riemergere tragicamente di fronte alla crisi israelo-palestinese. Siamo rimasti sgomenti di fronte all\u2019orrore perpetrato da Hamas nei confronti dei civili israeliani il 7 ottobre scorso. \u00c8 stato un atto terroristico brutale e indiscriminato che ha innescato la legittima pretesa di Israele di agire in rappresaglia per difendere il suo popolo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa ha riconosciuto da subito il diritto di Israele alla difesa, ma ha contestualmente affermato che quel diritto deve dispiegarsi in conformit\u00e0 al diritto internazionale e al diritto internazionale umanitario, come ha sancito il Consiglio europeo nelle Conclusioni del Vertice del 26 e 27 ottobre scorso.<\/p>\n\n\n\n<p>A mio avviso, l\u2019Unione europea non deve avere timore ad affermare, anche in questa tragica contingenza di guerra, che, accanto al riconoscimento del diritto alla sicurezza del popolo ebraico, permane intatto il diritto dello Stato palestinese ad esistere in piena indipendenza e sovranit\u00e0, come ribadito nelle molteplici risoluzioni delle organizzazioni internazionali che si adoperano per la promozione della pace e della sicurezza in quella tormentata regione del mondo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La debolezza dell\u2019Europa rischia di riemergere tragicamente di fronte alla crisi israelo-palestinese<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ancora una volta, di fronte all\u2019inesorabile scivolamento verso una guerra dagli esiti imprevedibili e dalle conseguenze devastanti per gli equilibri mondiali, l\u2019Europa ha mostrato una preoccupante impotenza. Appare emblematica, in proposito, proprio la vicenda del voto del 27 ottobre scorso sulla risoluzione dell\u2019Assemblea delle Nazioni Unite per una tregua umanitaria nella striscia di Gaza, rispetto alla quale si \u00e8 registrata una clamorosa divisione tra gli Stati membri dell\u2019Unione. Questa divaricazione di posizioni purtroppo conferma la debolezza dell\u2019Europa, incapace di affermarsi come interlocutore credibile e autorevole agli occhi degli altri attori internazionali, tanto pi\u00f9 in presenza di crisi che non riguardano aree circoscritte e lontane, ma che coinvolgono direttamente la sicurezza dell\u2019intero Continente europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia, in occasione di quel voto, si \u00e8 pilatescamente astenuta, insieme \u2013 tra gli altri \u2013 alla Germania, mentre altri Paesi europei, come la Francia e la Spagna, si sono pronunciati con chiarezza in favore di una tregua che possa essere prodromica a un percorso diplomatico orientato alla stabilizzazione dell\u2019area mediorientale. A mio avviso, il governo italiano \u00e8 cos\u00ec venuto meno all\u2019impegno, pi\u00f9 volte affermato dal Presidente del Consiglio, in favore di soluzioni distensive che possano arrestare la spirale di violenza e di morte a danno dei civili, israeliani e palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Unione europea deve insistere, con voce forte e unitaria, perch\u00e9 Israele difenda il suo popolo senza calpestare il diritto internazionale umanitario e perch\u00e9 siano assicurati corridoi e aiuti per evitare che si allarghi la catastrofe umanitaria a danno della popolazione civile palestinese.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Unione europea deve inoltre riprendere gli sforzi per un negoziato di pace che eviti che si infiammi l\u2019intero quadrante medio-orientale, convincendo Israele ad abbandonare la politica di occupazione che i coloni ebrei suprematisti stanno conducendo in Cisgiordania e a lavorare affinch\u00e9 si pervenga a un\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese pi\u00f9 legittimata ed efficiente.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/09\/30\/elargissement-de-lunion-achever-leurope-apres-linvasion-de-lukraine\/\">Altro tema che assume centralit\u00e0 per il futuro dell\u2019Unione europea \u00e8 quello relativo alle prospettive dell\u2019allargamento<\/a>. In proposito, la guerra in Ucraina ha ridefinito priorit\u00e0 e tempi di un processo che, soprattutto con riferimento all\u2019area dei Balcani occidentali, richiede al contempo visione strategica, coraggio e pragmatismo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019Unione deve convincere Israele ad abbandonare la politica di occupazione che i coloni ebrei suprematisti stanno conducendo in Cisgiordania e a lavorare affinch\u00e9 si pervenga a un\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese pi\u00f9 legittimata ed efficiente<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Da Premier ho sostenuto fortemente l\u2019impegno di Albania, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia per l\u2019avvio dei negoziati di adesione, nonch\u00e9 quelli della Bosnia-Erzegovina per ottenere lo status di candidato all\u2019adesione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2022 il processo di adesione di questi Stati ha subito un\u2019accelerazione, a cui \u00e8 stata impressa una curvatura fortemente condizionata dalla guerra in Ucraina. D\u2019altra parte, nel momento in cui, con il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2022, si \u00e8 accolta la prospettiva europea di Ucraina, Moldova e Georgia, e si \u00e8 deciso di concedere subito lo status di Paese candidato a Ucraina e Moldova, il quadro cambia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il processo di adesione dell\u2019area balcanica si radica, a questo punto, all\u2019interno della pi\u00f9 generale strategia contenitiva verso la Russia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019ingresso nell\u2019Unione europea dei Paesi dell\u2019area balcanica possa rappresentare un passaggio centrale in vista di una maggiore autonomia strategica dell\u2019Europa, soprattutto nel settore della difesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, un conto sono le logiche e le strategie connesse alla sicurezza del Continente, altro sono i percorsi di integrazione \u2013 politica, giuridica, economica \u2013 di nuovi Stati all\u2019interno dell\u2019ordinamento dell\u2019Unione europea. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/09\/30\/elargissement-le-spectre-de-2004-une-conversation-avec-ivan-berend\/\">Un\u2019accelerazione non accompagnata da adeguate cautele, non assistita da un\u2019attenta verifica del rispetto di alcune condizioni decisive (Stato di diritto, rafforzamento delle istituzioni democratiche, diritti fondamentali, riforma della pubblica amministrazione, sviluppo economico e competitivit\u00e0) \u00e8 suscettibile di arrecare un danno rilevante al funzionamento delle Istituzioni<\/a>. Inoltre, il pericolo pi\u00f9 imminente \u00e8 quello di un patologico rallentamento nei processi decisionali, fino al concreto rischio di paralisi, spesso causata dal ricorso al potere di veto proprio da parte di quei Paesi di pi\u00f9 recente adesione, meno integrati nell\u2019acquis euro-unitario.<\/p>\n\n\n\n<p>Poniamo la massima attenzione a non favorire quanti, proprio incoraggiando progressivi e rapidi allargamenti, hanno interesse a indebolire l\u2019Unione europea e a comprometterne la sua capacit\u00e0 di agire \u2013 in autonomia e con protagonismo \u2013 nel contesto geopolitico mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa prospettiva, potrebbe essere riaperta la riflessione su un\u2019Europa a due velocit\u00e0, di cui peraltro gi\u00e0 abbiamo esperienza, dall\u2019Eurozona allo spazio Schengen.<\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbe ripensare la geografia e l\u2019architettura del Continente, senza indebolire l\u2019Unione. Lo stesso presidente Macron, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/05\/29\/la-communaute-politique-europeenne-avenir-dune-intuition\/\">riprendendo peraltro una proposta avanzata nel 1989 dal presidente Mitterand<\/a>, ha in pi\u00f9 occasioni auspicato la creazione di una comunit\u00e0 politica europea pi\u00f9 ampia, che consentirebbe di trovare nuovi spazi di cooperazione al di fuori dell\u2019Unione europea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche sulle politiche migratorie occorre pi\u00f9 coraggio e maggiore visione.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre investire, sul piano politico e finanziario, nella collaborazione con l\u2019Africa, soprattutto dell\u2019area sub-sahariana, perseguendo nuovi modelli di cooperazione, ispirati al partenariato fra eguali, in grado di accrescere al contempo opportunit\u00e0 e responsabilit\u00e0 e cos\u00ec agire su alcune delle cause pi\u00f9 profonde della migrazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non meno complessa \u00e8 la gestione europea della dimensione interna del fenomeno migratorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ai fini di una riforma globale delle politiche migratorie dell\u2019Unione, nel settembre 2020 la Commissione europea present\u00f2 un \u00abNuovo patto sulla migrazione e l\u2019asilo\u00bb, a cui personalmente dedicai molto impegno, nella consapevolezza della sua centralit\u00e0 strategica per un Paese come l\u2019Italia, fortemente esposto alla pressione migratoria lungo le rotte del Mediterraneo, che, lungi dal ridursi, si sta intensificando in misura significativa al punto da creare allarme presso le comunit\u00e0 locali pi\u00f9 esposte al fenomeno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli avanzamenti finora registrati sono purtroppo ancora insufficienti. L\u2019Italia non \u00e8 riuscita a imprimere una svolta decisiva alla politica europea sulla migrazione, n\u00e9 \u00e8 riuscita a superare le resistenze a ogni forma di solidariet\u00e0 concreta nel meccanismo europeo di accoglienza e asilo dei migranti, mostrate proprio da parte di quegli Stati governati da forze politiche affini ai partiti che sostengono il governo Meloni, che infatti hanno posto il loro veto nel Consiglio europeo del 29 e 30 giugno scorso, contribuendo a frenare ogni impulso di riforma. Anche nel Consiglio europeo del 26 e 27 ottobre non si \u00e8 registrato alcun significativo avanzamento sulla materia migratoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Il maggiore obiettivo sul quale si giocher\u00e0 il futuro del Continente, quello sul quale concentrare tutta l\u2019attenzione e il massimo impegno, in vista delle elezioni del Parlamento europeo, \u00e8 il recupero della dimensione pienamente politica dell\u2019Unione, che si traduce nella piena e definitiva creazione di un popolo europeo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019esito di questi decenni di integrazione europea, i cittadini europei, soprattutto i pi\u00f9 giovani, intendono l\u2019Europa come uno spazio fisico e giuridico unitario, che consente loro ogni giorno il proprio patrimonio di esperienze umane, culturali e professionali, e di condividerlo, accogliendo le specificit\u00e0 nazionali sempre pi\u00f9 come declinazioni di una stessa sensibilit\u00e0, come diverse modalit\u00e0 di partecipare a un \u00abcomune sentire\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il processo di creazione di un popolo europeo \u00e8 stato fortemente alimentato dalla dimensione giuridica. Al riguardo, \u00e8 stata fondamentale l\u2019azione svolta, ciascuna nel proprio ambito di competenza, dalla Corte europea dei diritti dell\u2019uomo e dalla Corte di Giustizia, in stretto raccordo anche con le Corti costituzionali nazionali. Questo sistema avanzato e articolato di tutela giurisdizionale, ormai iscritto con caratteri indelebili nel patrimonio giuridico dell\u2019Unione, rappresenta una conquista di civilt\u00e0 da difendere e preservare, proprio per gli effetti virtuosi che \u00e8 suscettibile di produrre nell\u2019immaginario collettivo del cittadino europeo, alimentando la consapevolezza di essere parte di un destino condiviso, di essere popolo nel senso di comunit\u00e0 partecipe di un uniforme sistema di diritti e di un fecondo processo di civilizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora di pi\u00f9 oggi dobbiamo difendere questo modello, minacciato purtroppo al suo interno da decisioni di alcuni Stati membri \u2013 <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/10\/04\/pologne-peut-on-jamais-sortir-de-lilliberalisme-1\/\">emblematici i casi di Polonia e Ungheria<\/a> \u2013 lesive dei diritti e delle libert\u00e0 costituzionali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il processo di creazione di un popolo europeo \u00e8 stato fortemente alimentato dalla dimensione giuridica<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nessuna concessione pu\u00f2 essere tollerata sul rispetto dello Stato di diritto: la tutela delle minoranze, l\u2019indipendenza della magistratura, la correttezza delle procedure elettorali, la lotta contro la corruzione, la libert\u00e0 di stampa sono valori iscritti nel nostro codice genetico. Nessun Stato, che sia membro dell\u2019Unione o che voglia diventarne membro, pu\u00f2 legittimamente e senza conseguenze arretrare su questo terreno.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, valuto con molto favore la sentenza del 5 giugno scorso, con la quale la Corte di Giustizia ha accolto il ricorso per inadempimento sollevato dalla Commissione europea contro la Polonia, a seguito dell\u2019approvazione di una legge nazionale riguardante l\u2019organizzazione degli organi della giustizia ordinaria, di quella amministrativa e della stessa Corte suprema, allo scopo di ridurne significativamente l\u2019indipendenza. Si tratta di una decisione molto importante, non solo sotto il profilo del merito, ma anche perch\u00e9 afferma, al massimo livello e senza ambiguit\u00e0, la centralit\u00e0 dello Stato di diritto, parte dell\u2019identit\u00e0 stessa dell\u2019Unione, che si concretizza in principi che comportano obblighi giuridicamente vincolanti per gli Stati membri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante tutto, per\u00f2, non siamo riusciti ancora a diventare veramente e compiutamente un \u00abpopolo\u00bb, non abbiamo avuto il coraggio di costruire un modello inclusivo che, realisticamente, al di l\u00e0 di ogni retorica, favorisse la creazione di un demos europeo. \u00c8 mancato lo slancio \u00abprofetico\u00bb, che invece conobbero i grandi statisti del secondo dopoguerra. Prima della pandemia, l\u2019Unione europea si era fortemente ancorata alla pura dimensione economica, in una prospettiva univocamente orientata all\u2019attuazione di indirizzi liberisti, tesi a favorire privatizzazione di servizi e beni essenziali, riduzione della regolamentazione in settori economici vitali, contrazione del sostegno sociale e delle politiche di welfare, che hanno accresciuto le diseguaglianze nella ricchezza e nelle opportunit\u00e0. La politica europea si era ritratta impaurita al di qua della fredda grammatica delle procedure, finendo col perdere progressivamente il contatto con il suo popolo e rendendo sempre pi\u00f9 incolmabile la distanza, che non \u00e8 solo geografica, tra Bruxelles e le tante periferie del Continente.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nessuna concessione pu\u00f2 essere tollerata sul rispetto dello Stato di diritto<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Progressivamente e inesorabilmente la politica aveva rinunciato alla sua funzione legittimante e rappresentativa, apparendo \u2013 agli occhi dei cittadini \u2013 distante e \u00aboligarchica\u00bb, incapace di comprendere i reali bisogni della collettivit\u00e0. Era divenuta, come \u00e8 stato acutamente osservato dal politologo Jan Zielonka, \u00abun parametro cerimoniale a copertura di operazioni globali molto complesse, largamente incomprensibili, se non segrete\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia e la guerra in Ucraina hanno certamente cambiato tutto questo, ma dobbiamo essere vigili, perch\u00e9 la nuova prospettiva non \u00e8 saldamente acquisita al patrimonio europeo. Assistiamo a segnali preoccupanti, soprattutto da parte delle forze conservatrici e nazionaliste, di un pericolo ritorno al passato, a modelli di governance inadeguati alle sfide che ci attendono.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo di fronte a un tornante decisivo della storia dell\u2019Europa unita, ci attendono scelte fondamentali per il nostro futuro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019europeismo del XXI secolo, a mio avviso, presuppone inevitabilmente un avanzamento delle forme e degli istituti che hanno caratterizzato la storia dell\u2019integrazione degli ultimi trent\u2019anni; richiede, urgentemente, una autentica \u00abconversione\u00bb, che \u00e8 anche \u2013 per alcuni aspetti \u2013 un ritorno alle origini, alle ragioni fondative del sogno europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa che immaginiamo sar\u00e0 capace di esprimere una forza propulsiva, non semplicemente stabilizzatrice, nell\u2019interesse dei suoi cittadini, degli Stati membri, degli interessi comuni? Torna preponderante la domanda di senso, suggerita da Julia Kristeva, con la quale ha preso avvio il mio intervento: quale Europa vogliamo? Di quale Europa abbiamo bisogno per garantire ai cittadini europei un futuro all\u2019altezza dei decenni di pace e di prosperit\u00e0 che l\u2019Unione ha assicurato?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019europeismo del XXI secolo richiede, urgentemente, una autentica \u00abconversione\u00bb, che \u00e8 anche \u2013 per alcuni aspetti \u2013 un ritorno alle origini, alle ragioni fondative del sogno europeo<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La mia risposta \u00e8 ancora una volta la stessa: l\u2019Europa dev\u2019essere vicina ai suoi popoli. L\u2019Unione Europea, nel XXI secolo, deve perseguire il suo progetto \u00abdal popolo\u00bb e \u00abper il popolo\u00bb. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/02\/22\/yolanda-diaz-spagna-europa-lavoro\/\">La politica non \u00e8 una dimensione neutra rispetto alla vita di ciascuno, non \u00e8 una variabile indipendente, priva di conseguenze sulla nostra esistenza<\/a>. Gi\u00e0 Isocrate, d\u2019altra parte, nell\u2019<em>Aeropagitico<\/em>, scriveva: \u00abil governo \u00e8 l\u2019anima della citt\u00e0, e ha tanto potere quanta ne ha la mente nel corpo. Proprio il governo delibera intorno ad ogni questione e si fa custode di ci\u00f2 che buono. \u00c8 inevitabile [\u2026] che ciascuno viva bene o male a seconda del genere di governo che ha\u00bb. Nella <em>Politica<\/em>, Aristotele definisce la comunit\u00e0 ideale quella \u00abnata in vista del vivere, ma esistente essenzialmente in vista del vivere bene\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi non vogliamo (soprav)vivere, accontentandoci di strappare sofferti spazi di libert\u00e0, n\u00e9 galleggiare in un confuso presente in attesa di un incerto futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi vogliamo che in Europa \u00absi viva bene\u00bb, per dirla con Aristotele: obiettivo possibile solo se la persona umana, col suo irriducibile valore, con i suoi inalienabili diritti, \u00e8 fine e metro di ogni azione politica. E se lo Stato nazionale \u00e8 l\u2019irrinunciabile luogo della (ri)composizione del conflitto, all\u2019Europa va riconsegnato il senso di una comunit\u00e0 cooperante e vigile, accomunata da un destino comune. Questa \u00e8 la casa che vogliamo abitare. Questa \u00e8 la nostra idea di Europa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La politica non \u00e8 una dimensione neutra rispetto alla vita di ciascuno, non \u00e8 una variabile indipendente, priva di conseguenze sulla nostra esistenza<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In questa prospettiva, \u00e8 di grande auspicio che, nelle diverse sedi della cooperazione interparlamentare, sia stato avviato un dibattito sulle modalit\u00e0 e sugli strumenti per rafforzare e promuovere i principi democratici e i sistemi parlamentari nell\u2019Unione europea, anche tenendo conto delle minacce provenienti dai Paesi terzi, suscettibili di interferire nei processi democratici nell\u2019Unione europea, inclusi i rischi di disinformazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Estremamente positiva \u00e8 l\u2019iniziativa promossa dal Vicepresidente del Parlamento europeo, Othmar Karas, in occasione di un incontro con i funzionari rappresentanti dei Parlamenti nazionali a Bruxelles, nel febbraio 2022, con l\u2019obiettivo di redigere una Carta del parlamentarismo in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Con particolare riferimento alle cosiddette \u00abminacce ibride\u00bb, esiziali per la nostra democrazia, l\u2019imminente scadenza elettorale del 2024 impone la massima attenzione, anche in ragione dell\u2019importanza che le elezioni del Parlamento europeo rivestono per la definizione dei nuovi equilibri politici all\u2019interno dell\u2019Unione, soprattutto in vista della formazione della nuova Commissione.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte, altissimi sono i pericoli associati alla manipolazione delle informazioni, tanto pi\u00f9 se realizzata con gli strumenti dell\u2019Intelligenza Artificiale.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, sar\u00e0 interessante conoscere al pi\u00f9 presto l\u2019annunciato pacchetto legislativo per la difesa della democrazia, che dovrebbe contenere un articolato spettro di misure indirizzate a contrastare la disinformazione e gli attacchi informatici tesi a manipolare i processi democratici, soprattutto nella fase pi\u00f9 sensibile, quella elettorale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non solo. Sono state annunciate misure orientate ad assicurare maggiore trasparenza nella rappresentanza di interessi, con particolare riguardo ai contatti tra lobbies e membri del Parlamento, nonch\u00e9 a monitorare i possibili finanziamenti provenienti da Paesi terzi, intercettando con efficacia comportamenti illegali e fenomeni di corruzione. I fatti che hanno coinvolto alcuni membri del Parlamento europeo, al di l\u00e0 degli esiti delle singole vicende giudiziarie, ci restituiscono un quadro opaco e ambiguo che alimenta la sfiducia e il distacco dei cittadini. Occorre la massima severit\u00e0 nel sanzionare severamente questi episodi e nel prevenire, in futuro, condotte cos\u00ec riprovevoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella pi\u00f9 generale prospettiva di un rinnovamento coraggioso dell\u2019architettura istituzionale dell\u2019Unione europea, \u00e8 necessario dare seguito ai lavori della Conferenza sul futuro dell\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, gli esiti della Conferenza, per la cui nascita mi ero speso moltissimo in sede di Consiglio europeo, sono stati poco coraggiosi. Il conflitto in Ucraina e la crisi energetica hanno imposto una riconsiderazione delle priorit\u00e0 e, conseguentemente, hanno sottratto spazio e centralit\u00e0 a un\u2019iniziativa che nasceva con ben altre ambizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro svolto \u00e8 stato comunque di assoluto rilievo e le numerose proposte, contenute nella Relazione finale, colgono bene le traiettorie lungo le quali dovranno indirizzarsi le politiche europee dei prossimi anni: cambiamento climatico e ambiente, salute, giustizia sociale e occupazione, ruolo dell\u2019Unione europea nel mondo, Stato di diritto, sicurezza, trasformazione digitale, rafforzamento della democrazia, migrazione, cultura, giovani.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Purtroppo, gli esiti della Conferenza sono stati poco coraggiosi<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Tutto questo dovr\u00e0 inevitabilmente tradursi in progetti concreti, dopo aver individuato le priorit\u00e0 sulle quali concentrare il lavoro. Al riguardo, condivido la proposta, avanzata dal presidente Macron in occasione dell\u2019evento conclusivo della Conferenza, di convocare una Convenzione per la revisione dei Trattati. Di fronte alle nuove sfide che attendono l\u2019Europa, \u00e8 maturo un momento costituente, che si inveri in un percorso riformatore ampio e ambizioso, suscettibile anche di proiettare l\u2019Europa nel consesso internazionale come interlocutore autorevole e credibile, capace di incidere sugli equilibri geopolitici globali, tanto pi\u00f9 in una congiuntura storica segnata dall\u2019insicurezza e dall\u2019emergere prepotente di antichi e nuovi conflitti.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, occorre semplificare i processi decisionali, attraverso un maggiore ricorso alla maggioranza qualificata, ampliando le materie su cui \u00e8 possibile superare il vincolo dell\u2019unanimit\u00e0, tanto pi\u00f9 in vista di ulteriori allargamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero che questo obiettivo, grazie allo strumento della cosiddetta \u00abclausola passerella\u00bb, \u00e8 raggiungibile anche senza modificare i Trattati. Tuttavia, un intervento al livello \u00abcostituzionale\u00bb (se \u00e8 consentito ricorrere a questa espressione in tale contesto), avrebbe il merito di ordinare, in modo chiaro e sistematico, l\u2019intero quadro delle competenze e delle procedure.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 inoltre auspicabile agire con coraggio per rafforzare adeguatamente ruolo e poteri del Parlamento europeo, unica istituzione che gode di diretta legittimazione democratica, con particolare riguardo al potere di iniziativa legislativa e di inchiesta, ma anche con riferimento a un potere generale di accountability rispetto alle altre Istituzioni europee.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, un adeguato rafforzamento degli istituti di democrazia diretta rappresenta, anche in chiave europea, un\u2019evoluzione essenziale per il recupero di credibilit\u00e0 nei confronti dei cittadini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u00c8 inoltre auspicabile agire con coraggio per rafforzare adeguatamente ruolo e poteri del Parlamento europeo, unica istituzione che gode di diretta legittimazione democratica&nbsp;<\/p><cite>Giuseppe Conte<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma soprattutto, per contrastare le tendenze centrifughe e alla disintegrazione europea, figlie talvolta della disillusione europea, occorre una pi\u00f9 chiara e rinnovata definizione degli obiettivi (neutralit\u00e0 climatica, crescita, occupazione, giustizia sociale, lotta alle diseguaglianze, tutela dei diritti), suscettibili di rinnovare il patto di fiducia dei cittadini e ridonare entusiasmo al progetto europeo, soprattutto a beneficio delle giovani generazioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le forze progressiste sono chiamate a una sfida decisiva: contrastare i ripiegamenti identitari e la asfittica chiusura all\u2019interno del perimetro dell\u2019\u00abinteresse nazionale\u00bb, respingere il vento nazionalista che soffia sul Continente. Il modo migliore per vincere questa sfida \u00e8 lavorare, con lungimirante concretezza, per rafforzare la credibilit\u00e0 e l\u2019affidabilit\u00e0 della comune casa europea, abbracciando, con coraggio e fiducia, una prospettiva di rinascita, di conversione verso un modello di sviluppo pi\u00f9 equo, pi\u00f9 solidale, pi\u00f9 attento all\u2019ambiente, orientato al pieno e integrale sviluppo della persona e fondato su nuove relazioni tra uomo e mondo, tra etica e tecnologia, tra ambiente e sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una sfida da cogliere con entusiasmo e generosit\u00e0, una grande sfida per la nuova Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La guerra si estende: dall&#8217;Ucraina a Gaza, dall&#8217;intelligenza artificiale alla democrazia.<br \/>\nIn uno spunto di dottrina, Giuseppe Conte riflette su come l&#8217;Unione possa affrontare queste sfide \u2014 tornando alla politica.<\/p>\n","protected":false},"author":10633,"featured_media":13633,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-editorials.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[],"staff":[2207],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2086],"class_list":["post-13653","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","staff-giuseppe-conte","geo-europa"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La conversione europea - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/11\/03\/la-conversione-europea\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La conversione europea - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"La guerra si estende: dall&#039;Ucraina a Gaza, dall&#039;intelligenza artificiale alla democrazia. 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