{"id":1353,"date":"2021-03-01T10:13:36","date_gmt":"2021-03-01T10:13:36","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=1353"},"modified":"2021-03-01T10:45:13","modified_gmt":"2021-03-01T10:45:13","slug":"mario-draghi-e-la-sfida-della-concordanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/03\/01\/mario-draghi-e-la-sfida-della-concordanza\/","title":{"rendered":"Mario Draghi e la sfida della concordanza"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Si \u00e8 discusso molto sulla natura di questo governo. La storia repubblicana ha dispensato una variet\u00e0 infinita di formule. Nel rispetto che tutti abbiamo per le istituzioni e per il corretto funzionamento di una democrazia rappresentativa, un esecutivo come quello che ho l\u2019onore di presiedere, specialmente in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo, \u00e8 semplicemente il governo del Paese. Non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Mario Draghi, discorso al Senato della Repubblica, 17 febbraio 2021<\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Al tavolo del governo siedono ministri di quattro partiti. Tra di loro, ci sono socialisti, liberali, esponenti sia del centrodestra che del centrosinistra, ed anche alcuni populisti di destra. Nonostante l\u2019assenza di un formale patto di coalizione, nonostante le colossali divergenze ideologiche tra le fazioni, e soprattutto nonostante la violenza delle competizioni elettorali passate, a molti l\u2019esecutivo collegiale che mette insieme i grandi partiti del paese sembra una cosa buona, un necessario stabilizzatore per uno Stato eternamente diviso. In parlamento, non c\u2019\u00e8 n\u00e9 maggioranza n\u00e9 opposizione. E quasi tutti lo accettano cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa storia non \u00e8 quella dell\u2019Italia del nuovo governo Draghi, cominciata nel febbraio del 2021. \u00c8 quella della Confederazione Svizzera. E dura da oltre settant\u2019anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Per comprendere meglio le sfide che il nuovo governo istituzionale italiano dovr\u00e0 fronteggiare e prendere la misura delle opportunit\u00e0 aperte da questo nuovo capitolo rispetto alle precedenti esperienze di governi \u201ctecnici\u201d, ma anche per capire da dove un governo Draghi potr\u00e0 trarre la sua legittimit\u00e0 d\u2019azione, \u00e8 utile gettare uno sguardo oltralpe. In realt\u00e0, inteso come governo di <em>power sharing<\/em>, il nuovo governo non appare come un accidente della storia o un <em>hapax<\/em> risultato dalle dinamiche idiosincratiche della politica italiana contemporanea. Anzi la <em>pax draghiana <\/em>\u2013 le brevi consultazioni, il via libera dato dai principali partiti, la cooperazione indispensabile delle forze politiche \u2013 potrebbe diventare normalit\u00e0, non solo nel sistema politico svizzero, ma in ogni sistema politico che accettasse di sostituire al principio di concorrenza delle fazioni un principio di collaborazione, oppure, secondo il termine tedesco, di <em>concordanza<\/em> democratica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La <em>pax draghiana <\/em>potrebbe diventare normalit\u00e0, non solo nel sistema politico svizzero, ma in ogni sistema politico che accettasse di sostituire al principio di concorrenza delle fazioni un principio di collaborazione, oppure, secondo il termine tedesco, di <em>concordanza<\/em> democratica.<\/p><cite>fran\u00e7ois hublet<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Quando nel 1798 il potere napoleonico impose ai cantoni della Vecchia Confederazione una Repubblica Elvetica sul modello francese, install\u00f2 ad Aarau un governo di tipo direttoriale, simile a quello dell\u2019effimera prima Repubblica francese. Mentre a Parigi questo modello di governo, nel quale il potere esecutivo e le funzioni di capo dello Stato venivano esercitate in modo collegiale da un piccolo numero di magistrati, verr\u00e0 abbandonato l\u2019anno seguente a favore del consolato voluto dallo stesso Bonaparte, in Svizzera \u00e8 sopravvissuto fino ad oggi, sotto il nome di Consiglio federale, un esecutivo policefalo composto di sette membri, con una presidenza di turno annuale. Dal 1948, la cosiddetta \u201cformula magica\u201d, un accordo informale tra le forze parlamentari, stabilisce la sua composizione: due seggi rispettivamente per il primo, il secondo e il terzo e partito con pi\u00f9 voti alle camere, e un solo seggio per il quarto partito. In questo modo, fin dal 1961, gli stessi quattro partiti \u2013 socialisti, liberali, cristiani-democratici e l\u2019ex-partito agrario, ormai diventato la principale forza di destra populista \u2013 hanno di fatto dominato la politica svizzera, formando una stretta e perpetua \u201ccoalizione\u201d di governo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel caso svizzero, tuttavia, persino l\u2019idea di una \u201c<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2019\/04\/29\/lallemagne-ingouvernable-lere-des-tres-grandes-coalitions\/\">grande coalizione<\/a>\u201d dei maggiori partiti sul modello tedesco o austriaco \u00e8 impropria. La distribuzione del potere esecutivo tra esponenti dei quattro partiti non richiede nessuna convergenza programmatica tra di loro, e non appiana le loro divergenze. Al di fuori delle mura del Consiglio Federale, i partiti combattono per le proprie idee, si oppongono l\u2019uno all\u2019altro in quattro votazioni annuali e numerose elezioni locali e cantonali, a volte con una certa violenza. All\u2019interno dell&#8217;istituzione, per\u00f2, il principio di collegialit\u00e0 e lo spirito di \u201cconcordanza\u201d che caratterizzano il sistema politico svizzero esigono decisioni comuni. I sette consiglieri federali, praticamente inamovibili (i loro mandati vengono rinnovati quasi sistematicamente dal parlamento, che nel frattempo non pu\u00f2 rimuoverli con un voto di sfiducia), godono di una grande indipendenza e si vedono costretti a lavorare insieme. Ci\u00f2 nonostante, i quattro partiti rappresentati al governo non costituiscono nessuna \u201cmaggioranza\u201d formata sulla basi di un accordo di governo formalizzato, e quelli non rappresentati non sono l\u2019\u201copposizione\u201d. Invece, il governo, come il parlamento, sono luoghi di compromesso e di discussione.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo sistema di <em>power sharing<\/em> potrebbe, per certi aspetti, apparire impraticabile o antidemocratico a chi \u00e8 sempre stato abituato alla democrazia \u201cdi concorrenza\u201d che rappresenta il modello dominante nelle democrazie parlamentari europee. L\u2019esempio di ci\u00f2 che molto probabilmente fu la pi\u00f9 grave crisi della politica svizzera contemporanea, avvenuta nel 2007, ci fornisce un ottimo esempio della resilienza di quel modello, ma anche del fatto che, per molti svizzeri, \u00e8 precisamente la concordanza a garantire la stabilit\u00e0 del paese e la solidit\u00e0 del suo sistema democratico.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dicembre del 2007, Christoph Blocher, Consigliere federale, imprenditore multimiliardario ma sopratutto rappresentante dell\u2019ala pi\u00f9 radicale dell\u2019Unione Democratica di Centro (nazional-conservatore), si candida alla rielezione. Sebbene gli altri partiti non contestino la partecipazione dell\u2019Udc al governo, la figura del suo influente ex-presidente Blocher, autore di numerose campagne populiste e xenofobe che hanno contribuito alla radicalizzazione del suo partito, e che, nonostante la sua carica di Consigliere federale, si comporta in parlamento da capo dell\u2019opposizione, suscita forti tensioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Avviene cos\u00ec un evento unico nella storia recente della Svizzera: alcune ore prima del voto del parlamento, socialdemocratici, verdi, democratici cristiani e verdi-liberali si mettono d\u2019accordo per impedire la sua rielezione. Al suo posto, eleggono la grigionese Eveline Widmer-Schlumpf, anch\u2019ella membro dell\u2019Udc, ma nettamente pi\u00f9 moderata. Widmer-Schlumpf accetta la carica, causando pochi mesi dopo l\u2019esclusione dall\u2019Udc dell\u2019intera sezione grigionese del partito e la fondazione di una nuova formazione, il Partito Borghese Democratico, di cui far\u00e0 parte anche l\u2019allora secondo Consigliere federale uscente dell\u2019Udc, e che nel 2021 si fonder\u00e0 con altri partiti di centro. Widmer-Schlumpf, apprezzata per la sua competenza e la sua capacit\u00e0 di dialogo, verr\u00e0 rieletta nel 2011 contro i voti dell\u2019Udc di Blocher. Pere circa un anno, nel 2008, l\u2019Udc si dir\u00e0 ufficialmente \u201cpartito di opposizione\u201d. Abbandoner\u00e0 presto anche questa strategia dopo l\u2019elezione al Consiglio federale del suo presidente Ueli Maurer, amico fedele di Blocher: l\u2019intermezzo \u201cconcorrenziale\u201d non \u00e8 durato pi\u00f9 di un anno, e n\u00e9 il partito populista, pi\u00f9 diviso che mai, n\u00e9 il suo potente ex-capo, sono riusciti a trarne alcun vantaggio elettorale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso Blocher illustra la solidit\u00e0 e il primato del <em>power sharing<\/em> nella cultura politica svizzera. Il \u201cconsociativismo\u201d svizzero, come viene chiamato, in senso puramente descrittivo, nel gergo della scienza politica contemporanea, \u00e8 pi\u00f9 di un <em>habitus<\/em> politico-culturale che rende possibile ampie coalizioni di governo nonostante le divisioni linguistiche, religiose e ideologiche, come l\u2019ha teorizzato Arend Lijphart&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-1353' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/03\/01\/mario-draghi-e-la-sfida-della-concordanza\/#easy-footnote-bottom-1-1353' title='Arend Lijphard, \u201c&lt;a href=&quot;https:\/\/is.muni.cz\/el\/1423\/jaro2005\/EUP405\/lijphart69.pdf&quot;&gt;Consociational Democracy&lt;\/a&gt;\u201d, &lt;em&gt;World Politics&lt;\/em&gt;, Vol. 21, No. 2, pp. 207-225 (1969).'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>. A differenza del Belgio, dei Paesi Bassi o del Lussemburgo, anche loro archetipici Stati \u201cconsociativi\u201d, nel sistema svizzero la collaborazione di tutte le forze politiche \u00e8 pienamente istituzionalizzata. Le coalizioni politiche non esistono, e non c\u2019\u00e8 nessun gruppo di opposizione in parlamento. In luogo del solito <em>Konkurrenzsystem<\/em>, troviamo ci\u00f2 che la scienza politica in lingua tedesca chiama un <em>Konkordanzsystem<\/em>, un sistema di concordanza tra i partiti&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-1353' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/03\/01\/mario-draghi-e-la-sfida-della-concordanza\/#easy-footnote-bottom-2-1353' title='Manfred G. Schmidt, &lt;em&gt;Demokratietheorien&lt;\/em&gt;, cap. \u201c&lt;a href=&quot;https:\/\/link.springer.com\/chapter\/10.1007\/978-3-658-25839-9_21&quot;&gt;Konkurrenz-, Proporz-und Konkordanzdemokratie&lt;\/a&gt;\u201d, pp. 319-328 (2019)'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel sistema svizzero la collaborazione di tutte le forze politiche \u00e8 pienamente istituzionalizzata. Le coalizioni politiche non esistono, e non c\u2019\u00e8 nessun gruppo di opposizione in parlamento. In luogo del solito <em>Konkurrenzsystem<\/em>, troviamo ci\u00f2 che la scienza politica in lingua tedesca chiama un <em>Konkordanzsystem<\/em>, un sistema di concordanza tra i partiti<\/p><cite>fran\u00e7ois hublet<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Lo stesso modello consociativo vale anche per i governi dei ventisei cantoni svizzeri, i cui membri, eletti a titolo personale secondo un sistema sia maggioritario sia proporzionale, rappresentano i maggiori partiti locali. Cos\u00ec del Consiglio di Stato del Canton Ticino fanno attualmente parte un socialista, un democratico-cristiano, un liberale radicale e due membri della Lega dei ticinesi, ideologicamente vicina all&#8217;omonimo partito italiano. Gli esempi fuori della Svizzera e di due stati federati dell\u2019Austria (Bassa ed Alta Austria) sono invece pochi, ma il funzionamento della Commissione europea sembra, con certe restrizioni (legate in particolare al meccanismo indiretto delle nomine e al suo carattere misto di organo politico-amministrativo), poter essere paragonato a quello direttoriale che prevale a Berna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">***<\/p>\n\n\n\n<p>S<em>i \u00e8 detto e scritto che questo governo \u00e8 stato reso necessario dal fallimento della politica. Mi sia consentito di non essere d&#8217;accordo. Nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identit\u00e0 ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessit\u00e0 del Paese[.]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Mario Draghi, discorso al Senato della Repubblica, 17 febbraio 2021<\/p>\n\n\n\n<p>Vediamo adesso il nuovo governo Draghi. Otto ministri indipendenti, quattro pentastellati, tre forzisti, tre leghisti, tre democratici, una renziana, e un membro di Articolo Uno. Tra gli indipendenti, una ex-ministra del Conte II (Lamorgese), uno del governo Letta (Giovannini), un ex-assessore nella giunta regionale dell\u2019Emilia Romagna (Bianchi), due alti funzionari (Cartabia, Franco), due ricercatori (Cingolani, Messa) e un imprenditore (Colao). La variet\u00e0 dei profili riflette quella della Camera dei deputati, eccetto la non-partecipazione dei Fratelli d\u2019Italia, e i veri \u201ctecnici\u201d senza esperienza politica sono solo cinque su venti. Il governo viene sostenuto da partiti che, secondo gli ultimi sondaggi, rappresentano tra il settanta e l\u2019ottanta percento delle intenzioni di voto. Pertanto, come hanno giustamente sottolineato <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2021\/02\/12\/la-vocation-politique-de-mario-draghi\/\">Gressani e Alemanno sul <em>Grand Continent<\/em>,<\/a> il governo Draghi, a differenza di quello guidato da Mario Monti nel periodo 2011-2013, non pu\u00f2 essere propriamente qualificato come governo tecnico. L\u2019autorit\u00e0 del nuovo Presidente del Consiglio tiene insieme partiti che possono contare sui propri ministri per far valere all\u2019interno del governo le loro posizioni politiche, invece di dovere appoggiare da fuori, come lo fecero nel 2011, un governo dei tecnici privo di legittimit\u00e0 democratica. Per tutte queste ragioni, se l\u2019esecutivo guidato dall\u2019ex-presidente della Bce si pu\u00f2 certamente definire \u201cistituzionale\u201d, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/02\/05\/mario-draghi-da-dove-viene-e-dove-va\/\">\u00e8 fuori luogo vederci un governo \u201ctecnico\u201d<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il nuovo governo non \u00e8 nemmeno un \u201cgoverno di unit\u00e0 nazionale\u201d. Certo, c\u2019\u00e8 la pandemia, e con essa la crisi esistenziale che, nella mitologia dello Stato-nazione occidentale, giustificherebbe l\u2019unit\u00e0 tra i partiti. Per\u00f2 l\u2019unit\u00e0 tra i partiti non c\u2019\u00e8. Non c\u2019\u00e8 una sola linea comune, non c\u2019\u00e8 un\u2019unica causa da difendere, e del resto la crisi stessa non \u00e8 propriamente \u201cnazionale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, notiamo ovvie somiglianze tra il governo Draghi e il sistema di concordanza svizzero. Ovviamente, sono nella maggior parte fortuite. Nessuno ha mai voluto importare il modello svizzero a Roma, e nessuno ce lo importer\u00e0. Per diverse ragioni, tuttavia, a Roma come a Berna e a Bellinzona i principali partiti del parlamento siedono insieme al governo e condividono le responsabilit\u00e0 esecutive. Lo Stato italiano non ha certo voluto questo nuovo modello; l\u2019ha instaurato quasi involontariamente, ha lasciato che la tendenza pendesse in favore della concordanza per mancanza di altre alternative, ma di fatto si trova costretto a sperimentarla. Anche la Germania non ha \u201cvoluto\u201d le sue Grandi e Grandissime coalizioni. Per\u00f2 la situazione italiana contemporanea, con il suo \u201cgoverno di tutti\u201d, appare ancora pi\u00f9 radicale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Per diverse ragioni, a Roma come a Berna i principali partiti del parlamento siedono insieme al governo e condividono le responsabilit\u00e0 esecutive. Lo Stato italiano non ha certo voluto questo nuovo modello; l\u2019ha instaurato quasi involontariamente, ha lasciato che la tendenza pendesse in favore della concordanza per mancanza di alternative, ma di fatto si trova costretto a sperimentarla.  <\/p><cite>fraN\u00e7ois hublet<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Avendo ora a disposizione, con il \u201cconsociativismo\u201d svizzero, un modello storico-politico a cui \u00e8 possibile paragonare&nbsp; il nuovo esecutivo italiano, possiamo analizzare le principali sfide che il nuovo Presidente del Consiglio e i suoi ministri dovranno fronteggiare nei prossimi mesi.<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, ci sono le difficolt\u00e0 inerenti al<em> Konkordanzsystem<\/em>: il bisogno di un\u2019intensa comunicazione interna, l\u2019assoluta necessit\u00e0 della collegialit\u00e0, l\u2019indispensabile indipendenza dei ministri rispetto alle proprie forze politiche e ai capi partito. Quest&#8217;ultimo punto potrebbe essere particolarmente critico in un paese nel quale un solo capo partito \u00e8 riuscito, quasi per capriccio, a far cadere un governo pi\u00f9 o meno funzionale in mezzo a una storica emergenza sanitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Per funzionare, un governo <em>di consenso<\/em> richiede la piena solidariet\u00e0 di tutti i suoi membri, se necessario anche contra la volont\u00e0 dei loro propri partiti. Tutti devono difendere le scelte dell\u2019esecutivo, non come proprie, ma come risultanti da un compromesso negoziato tra le forze in esso rappresentate. Solo questo permette al governo di prendere misure che godono di un alto livello di accettazione sia tra i parlamentari che tra i cittadini. Nello stesso tempo, la relativa indipendenza dei ministri rende possibile la contestazione attiva delle decisioni del governo da parte di alcuni esponenti degli stessi partiti da cui provengono. In Svizzera, l\u2019Udc, rappresentata al governo da due Consiglieri federali, ha appena lanciato una grande campagna pubblica contro il <em>lockdown<\/em> ordinato dal governo federale; questo viene tollerato finch\u00e9 i due suddetti Consiglieri federali non smetteranno, nelle loro attivit\u00e0 istituzionali, di difendere la linea ufficiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dibattito permanente (all\u2019interno del governo, in parlamento nonch\u00e9 nello spazio pubblico) \u00e8 quindi parte integrante del <em>power sharing<\/em>, che non pu\u00f2 consistere in un\u2019armonizzazione al ribasso dei programmi o in un attendismo degno di un governo d\u2019affari correnti. Per\u00f2 gli indispensabili conflitti che danno vita al dibattito democratico devono avvenire per la maggior parte alla vista dei cittadini e in un permanente dialogo con essi, dato che questi conflitti non possono manifestarsi in maniera cos\u00ec chiara nel gioco parlamentare. Nel caso italiano, sembrerebbe interamente irrealistico chiedere la fine degli scontri ideologico-politici tra le diverse forze politiche, particolarmente quelle pi\u00f9 radicali. Potrebbe invece risultare molto pi\u00f9 produttiva l\u2019instaurazione di una chiara linea di condotta che da un lato esiga da parte dei ministri un\u2019attitudine costruttiva nella gestione degli affari del governo, e dall\u2019altro permetta esplicitamente una concorrenza illimitata tra i partiti fuori di esso. Cos\u00ec si potrebbero accettare le manifeste divisioni tra le forze politiche nel rispetto delle norme di un\u2019autentica democrazia deliberativa, senza per questo dover rinunciare alla condivisione delle responsabilit\u00e0 governative.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il dibattito permanente \u00e8 quindi parte integrante del <em>power sharing<\/em>, che non pu\u00f2 consistere in un\u2019armonizzazione al ribasso dei programmi o in un attendismo degno di un governo d\u2019affari correnti. Per\u00f2 gli indispensabili conflitti che danno vita al dibattito democratico devono avvenire per la maggior parte alla vista dei cittadini e in un permanente dialogo con essi.<\/p><cite>fran\u00e7ois hublet<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Oltre alle difficolt\u00e0 inerenti alla teoria consociativa&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-1353' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/03\/01\/mario-draghi-e-la-sfida-della-concordanza\/#easy-footnote-bottom-3-1353' title='Adriano Pappalardo, \u201c&lt;a href=&quot;https:\/\/www.cambridge.org\/core\/journals\/italian-political-science-review-rivista-italiana-di-scienza-politica\/article\/la-politica-consociativa-nella-democrazia-italiana\/796C9D61AE6D1B85BE3E9CEC894EEC52&quot;&gt;La politica consociativa nella democrazia italiana&lt;\/a&gt;\u201d, &lt;em&gt;Rivista Italiana di Scienza Politica, &lt;\/em&gt;Vol. 10, No. 1, pp. 73-123 (1980).'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>, ci saranno comunque delle sfide pi\u00f9 idiosincratiche, risultanti dalla \u201ctransizione\u201d brutale e temporanea del sistema politico italiano da<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/01\/02\/il-2020-del-laboratorio-politico-italiano\/\"> un regime concorrenziale<\/a> a uno consensuale. In particolare, si possono identificare due tipi di sfide: istituzionali e culturali.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano istituzionale, ovviamente, la Costituzione italiana non \u00e8 stata concepita al fine principale di facilitare la condivisione dei poteri tra i partiti. La carica di Presidente del Consiglio, generalmente attribuita al capo del pi\u00f9 grande partito della maggioranza, non \u00e8 quella di un capo conciliatore, un ruolo che spetta pi\u00f9 spesso al Presidente della Repubblica. Secondo la Costituzione italiana, il Presidente del Consiglio non \u00e8, come il Presidente della Confederazione svizzera, un <em>primus inter pares<\/em>; a lui tocca \u201cpromuovere e coordinare le attivit\u00e0 dei ministri\u201d, nonch\u00e9 \u201cdirigere la politica generale del Governo\u201d, non negoziare giorno per giorno un difficile equilibrio tra le loro posizioni. Per\u00f2 Draghi, al contrario dei suoi nuovi ministri e per quanto grande sia la sua autorit\u00e0 morale e intellettuale, non pu\u00f2 contare a titolo personale su nessuna legittimit\u00e0 democratica, non pu\u00f2 appoggiarsi su nessun accordo di governo firmato dagli altri capi partito, e quindi non pu\u00f2 realmente \u201cdirigere\u201d questo governo cos\u00ec frastagliato. Deve piuttosto agire da creatore di consenso all\u2019interno del governo, malgrado l\u2019incarico costituzionale che ne fa il capo; l\u2019equilibrio sar\u00e0 certamente difficile da mantenere. Anche in parlamento le prassi dovranno rinnovarsi nei prossimi mesi per permettere la coesistenza governativa senza rimuovere ogni possibilit\u00e0 di dibattito. E naturalmente ci sar\u00e0 sempre la spada di Damocle, il rischio di un voto di sfiducia, inesistente nel sistema svizzero, o di una nuova crisi \u201cin stile renziano\u201d che potrebbe mettere a rischio l\u2019unit\u00e0 del governo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in realt\u00e0 le sfide maggiori saranno probabilmente quelle culturali. Come affrontarsi, come parlarsi in parlamento senza maggioranza e senza opposizione? Come creare un consenso tra vecchi nemici, tra partiti da sempre abituati a non dover mai governare insieme? Anche qui va sottolineato che, in un sistema di <em>power sharing<\/em>, non serve a niente cercare di appianare o negare le divergenze; anzi, servono \u201cdissidi incrociati\u201d (<em>cross-cleavages<\/em>), cio\u00e8 multiple linee di conflitto tra i diversi partiti, per arrivare a compromessi. Un sistema consensuale accetta questi dissensi e li sfrutta per creare varie alleanze <em>ad hoc<\/em> su diversi temi, in modo che nessun partito, sentendosi escluso dal processo decisionale, possa avere un interesse ad abbandonare la ricerca del consenso. Per riuscirci, il banchiere Draghi, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/2021\/02\/04\/scoprire-mario-draghi\/\">l\u2019uomo che salv\u00f2 l\u2019euro<\/a> tramite il bluff magistrale del <em>\u201cwhatever it takes<\/em>\u201d, dovr\u00e0 usare tutta la sua forza di persuasione e la sua lunga esperienza di negoziatore.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Un sistema consensuale accetta i dissensi e li sfrutta per creare varie alleanze <em>ad hoc<\/em> su diversi temi, in modo che nessun partito, sentendosi escluso dal processo decisionale, possa avere un interesse ad abbandonare la ricerca del consenso.<\/p><cite>fran\u00e7ois hublet<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Concluderemo questo articolo con una brevissima discussione normativa. Nelle democrazie occidentale, i governi tecnici, e soprattutto quelli formati per mancanza di una credibile coalizione politica, vengono sempre considerati anomalie del sistema democratico. Ma cosa dire di un governo di tutti i partiti? Sarebbe anch\u2019esso una negazione della democrazia? L\u2019esempio svizzero ci dimostra che non \u00e8 cos\u00ec. La concordanza non \u00e8 meno democratica della concorrenza, e in Svizzera \u00e8 quasi l\u2019\u201copposizione\u201d a venire considerata antidemocratica. La difficolt\u00e0, quindi, non \u00e8 nel giustificare il carattere democratico del nuovo governo, come se si trattasse di una regressione&nbsp; da nascondere: \u00e8 nel riuscire la transizione pratica e culturale verso una nuova organizzazione delle prassi politica che renda possibile una pi\u00f9 ampia collaborazione tra i partiti. In breve: il nuovo governo gode di legittimit\u00e0 normativa; gli manca soltanto la legittimazione culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma forse \u00e8 possibile andare oltre. Se il parlamentarismo italiano nella sua forma tradizionale \u2013 cio\u00e8 concorrenziale \u2013 \u00e8 in crisi, e se, a pi\u00f9 lungo termine, non ci sono pi\u00f9 prospettive di un governo europeista e progressista in Italia senza un amplissimo accordo almeno tra i partiti del centrosinistra, i Cinque stelle e le forze moderate del centrodestra; se, a farla breve, nei prossimi anni la destra nazionalista dovesse ottenere risultati tali da bloccare ogni tentativo di coalizione senza partecipazione di Lega e FdI, ma senza necessariamente ottenere la maggioranza assoluta dei voti, varrebbe la pena di considerare l\u2019opzione di prolungare l\u2019esperienza di un \u201cgoverno di tutti i partiti\u201d al di l\u00e0 delle prossime elezioni. Anche, se necessario, con il centrodestra al completo e una figura neutra alla Presidenza. Le alternative \u2013 o nessun governo, o un governo sovranista con Salvini e Meloni alla guida \u2013 non sono certamente preferibili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il governo Draghi, l&#8217;Italia si avvia a diventare come la Svizzera? <\/p>\n<p>Per comprendere le sfide che il nuovo governo istituzionale, sostenuto da un&#8217;ampia maggioranza, dovr\u00e0 fronteggiare, \u00e8 utile gettare uno sguardo oltralpe, dove il modello del &#8220;consociativismo&#8221; svizzero propone una chiave di lettura originale dell&#8217;evoluzione del sistema politico italiano. <\/p>\n","protected":false},"author":1195,"featured_media":1395,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-angles.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[1571],"tags":[],"staff":[1577],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[],"class_list":["post-1353","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","staff-francois-hublet"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Mario Draghi e la sfida della concordanza - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/03\/01\/mario-draghi-e-la-sfida-della-concordanza\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Mario Draghi e la sfida della concordanza - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Con il governo Draghi, l&#039;Italia si avvia a diventare come la Svizzera?   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