{"id":13206,"date":"2023-10-27T09:57:52","date_gmt":"2023-10-27T07:57:52","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=13206"},"modified":"2023-10-28T13:02:52","modified_gmt":"2023-10-28T11:02:52","slug":"berlusconi-la-strategia-europea-di-mediaset","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/10\/27\/berlusconi-la-strategia-europea-di-mediaset\/","title":{"rendered":"Berlusconi: la strategia europea di Mediaset"},"content":{"rendered":"\n<p>Quale strada prender\u00e0 il futuro di Mfe-Mediaset <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2022\/11\/02\/il-trentennio-1992-2022\/\">dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi<\/a>? I figli Berlusconi sembrano avere tutta l\u2019intenzione di proseguire a testa alta nell\u2019avventura imprenditoriale che il padre ha tracciato. Si sono messi intorno a un tavolo per cercare di trovare un accordo sull&#8217;eredit\u00e0, rispettando le volont\u00e0 del padre che fin dal 2006 ha messo nero su bianco che la maggioranza del suo impero fosse gestita dagli eredi di primo letto, Marina \u2013 che guida la Mondadori \u2013 e Pier Silvio, al timone delle attivit\u00e0 televisive.\u00a0 Ha cominciato la carriera a Publitalia, poi ai palinsesti di Italia 1, quindi ha assunto la responsabilit\u00e0 dei programmi delle tre reti Mediaset. \u00c8 diventato vicepresidente nel 2000 e dal 2015 \u00e8 anche amministratore delegato di Mediaset. Sar\u00e0 lui a dover gestire la sfida europea di Mfe, cio\u00e8 MediaforEurope, la holding che raggruppa tutte le partecipate televisive del Biscione, con anche Mediaset Espana appena fusa, il 40% di EiTowers e quel poco meno del 30% della tedesca ProSiebenSat.\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Succession<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u201911 settembre del 2023 Fininvest \u00e8 stata blindata per almeno cinque anni. Sono molti gli elementi contenuti nell&#8217;accordo tra Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi che ha portato l&#8217;accettazione piena del testamento del fondatore del Biscione. \u00a0 Con una nuova dimostrazione di unit\u00e0 famigliare, sancita da un comunicato nel quale si afferma la \u00abtotale armonia\u00bb tra tutti gli eredi, ricordando che Marina e Pier Silvio \u00abassumono congiuntamente il controllo indiretto su Fininvest\u00bb. Senza meccanismi di maggioranze qualificate o minoranze di blocco, quindi con tutte le decisioni che possono venir prese con il 51% del quale dispongono. \u00a0 Nell\u2019intesa, \u00e8 previsto un patto parasociale che recepisce le intese raggiunte, tra le quali una clausola di lock-up (un impegno a non vendere) di 5 anni, in virt\u00f9 della quale nessuno dei fratelli modificher\u00e0 le quote possedute nelle proprie holding e conseguentemente in Fininvest. I cinque figli pagheranno inoltre secondo la ripartizione di tutto il patrimonio le cifre previste dai legati lasciati dal padre, pari a 230 milioni complessivi, per Paolo Berlusconi (fratello dell\u2019ex premier), per la compagna Marta Fascina e per lo storico collaboratore nonch\u00e9 amico, Marcello Dell\u2019Utri. Ci\u00f2 significa che Marina e Pier Silvio contribuiranno per il 26% ciascuno, mentre Barbara, Luigi ed Eleonora per il 16% ciascuno. E su tutte le propriet\u00e0 vige un regime di comunione per almeno cinque anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il patrimonio che Berlusconi ha lasciato ai figli si pu\u00f2 conteggiare in oltre cinque miliardi tra societ\u00e0 quotate, grandi investimenti immobiliari, titoli, opere d&#8217;arte e liquidit\u00e0. La parte pi\u00f9 consistente \u00e8 contenuta in Fininvest, con oltre 2,8 miliardi di capitalizzazione di Borsa delle partecipate, che diventano quasi quattro miliardi considerando anche le quote detenute da Mfe-Mediaset in altri gruppi, ovvero Ei Towers e ProSieben. Il patrimonio immobiliare \u00e8 stimabile in circa 700 milioni, concentrato soprattutto nella holding Dolcedrago, pi\u00f9 la liquidit\u00e0. Infine, gli yacht e i molti quadri acquistati negli anni dal fondatore del Biscione. Di fatto Marina e Pier Silvio avranno in due il 52% circa del patrimonio, con il conseguente controllo attraverso Fininvest sulle quote delle societ\u00e0, e i figli Barbara, Eleonora e Luigi avranno una disponibilit\u00e0 personale molto importante. Ovviamente sono state escluse dal testamento le ex mogli, entrambe divorziate.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il patrimonio che Berlusconi ha lasciato ai figli si pu\u00f2 conteggiare in oltre cinque miliardi tra societ\u00e0 quotate, grandi investimenti immobiliari, titoli, opere d&#8217;arte e liquidit\u00e0<\/p><cite>Camilla Conti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019accettazione piena, che prevede un\u2019intesa totale a differenza di altre grandi famiglie imprenditoriali italiane, permette di guardare immediatamente al futuro.&nbsp; Fininvest detiene infatti il 48,6% di Mfe-Mediaset (blindata con circa il 50% dei diritti di voto), il 53,3% di Mondadori e il 30% di Banca Mediolanum, con il gruppo televisivo che conserva anche il 40% di Ei Towers e quasi il 30% della tedesca ProSieben.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La sfida europea<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>\u00abDi fronte a queste tempeste occorre tenere la barra dritta e sapere dove andare. Mediaset non \u00e8 mai stata ferma, \u00e8 il nostro motore. Abbiamo lavorato per allargare raggio d&#8217;azione professionale e costruito un sistema crossmediale che arriva al 90 per cento della popolazione. Non c&#8217;\u00e8 nessun altro in Europa che abbia realizzato questo\u00bb, ha dichiarato Pier Silvio Berlusconi il 9 luglio 2023, durante la presentazione dei programmi per la nuova stagione. \u00c8 stato il primo appuntamento pubblico dopo la scomparsa del padre avvenuta il 12 giugno.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando quest\u2019ultimo nel 1994 lasci\u00f2 l&#8217;azienda per scendere in campo nella politica e fondare Forza Italia, affid\u00f2 al figlio Piersilvio la sfida: portare avanti in un mercato nazionale non facile la crescita nella televisione di impronta commerciale, quella che lui stesso aveva rivoluzionato. Il ceo di Mfe\u00a0 si \u00e8 per\u00f2 spinto oltre proiettando quella partita su scala Europea e aprendo il capitolo in Germania con l\u2019operazione ProSieben.\u00a0 Perch\u00e9 la Germania? \u00abBisogna crescere e per questo andare fuori dai confini. Siamo saliti a ridosso del 30% dell&#8217;operatore tedesco per costruire un player paneuropeo. Se c&#8217;\u00e8 qualcuno che pu\u00f2 portare a termine la sfida, questo \u00e8 Mediaset\u00bb, ha detto Pier Silvio sottolineando la compattezza familiare come la carta in pi\u00f9 da giocare per supportare questa linea europea. \u00abSiamo azionisti di lungo termine interessati a portare avanti la creazione di un broadcaster europeo. Noi vogliamo portarlo avanti, vedremo come arrivarci\u00bb, Il progetto \u00e8 stato impostato, ma entrare nel mercato tedesco \u2013 dal punto di vista pubblicitario, il pi\u00f9 grande in Europa \u2013 non \u00e8 semplice.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il progetto \u00e8 stato impostato, ma entrare nel mercato tedesco \u2013 dal punto di vista pubblicitario, il pi\u00f9 grande in Europa \u2013 non \u00e8 semplice.<\/p><cite>Camilla Conti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La strategia di Mfe va inoltre incrociata con quella dell&#8217;altro azionista, il gruppo ceco Ppf che ha aumentato al 15,04% la propria quota in ProSieben. E poi c\u2019\u00e8 il tema del modello di business: ProSieben ne persegue uno che integra l&#8217;intrattenimento con l&#8217;e-commerce e il dating, in modo digitale, \u00e8 un\u2019azienda audiovisiva con contenuti locali che vengono offerti agli utenti.&nbsp; Il vertice di Mediaset, invece, \u00e8 convinto che ProSieben debba abbandonare il \u00absovranismo televisivo\u00bb e battere la strada della fusione cross country unendosi a Mfe, in modo da realizzare sinergie significative nei costi tecnologici e avere pi\u00f9 potere contrattuale da opporre alla concorrenza.&nbsp; \u00abUn broadcaster europeo, senza Germania, non esiste e senza di noi la Germania non riesce. Abbiamo una minoranza di blocco, non vedo come altri editori possano andare avanti rimanendo limitati dentro i confini\u00bb, ha detto a luglio.&nbsp; La sfida sar\u00e0 anche sulle sinergie e sugli investimenti, a cominciare da quelli sulla tecnologia, spinta dalla gestione dei dati. L\u2019azienda dei Berlusconi ha sempre guardato al modello dell&#8217;americana Nbc che ha appena rafforzato la propria piattaforma streaming. ProSieben ha acquisito da Warner Bros Discovery il rimanente 50% della piattaforma streaming Joyn, joint venture creata con Discovery nel 2017. Il messaggio del manager \u00e8 quindi, si pu\u00f2 fare di pi\u00f9 se si uniscono le forze.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro la successione dell\u2019impero c\u2019\u00e8 dunque la partita industriale che ruota attorno a Media for Europe-Mediaset. Il progetto \u00e8 quello di creare un grande polo continentale delle tv generaliste che possa sfruttare le economie di scala di un grande mercato. L\u2019idea del management \u00e8 che ormai non solo per la tv commerciale, ma per tutti i media, la dimensione sia fondamentale. O si rimane delle piccole boutique locali o si creano dei gruppi europei in grado di competere con i colossi americani. Una sfida che va, dunque, ben oltre i confini nazionali e che non riguarda solo la societ\u00e0 di broadcasting ma anche il ruolo dell&#8217;Italia in Europa nelle televisioni. MFE-Mediaset deve per\u00f2 fare i conti con il mercato della tv generalista che langue anche perch\u00e9 ha un pubblico che invecchia e soprattutto che soffre la concorrenza dei grandi produttori di contenuti divenuti broadcaster, come Disney e Paramount,&nbsp; e delle piattaforme divenute produttrici, come Netflix e Prime. La crescita impetuosa degli streamers, che conquistano ascoltatori a colpi di abbonamenti da 10 euro al mese, fa sembrare la tv generalista basata sulla pubblicit\u00e0 uno strumento fuori moda. E\u2019 cambiata la modalit\u00e0 di fruizione degli eventi rendendo obsoleta la programmazione verticale delle tv tradizionali. E oggi le produzioni di punta di Mediaset sono soprattutto i reality show, i cui format per\u00f2 non sono di sua propriet\u00e0. L&#8217;idea di Pier Silvio non si basa su contenuti comuni, anzi ognuno deve sviluppare i contenuti per il proprio pubblico nazionale, dove pu\u00f2 dare un valore aggiunto rispetto alle serie tv degli streamers che investono miliardi all&#8217;anno. Piuttosto la sua sfida del polo europeo guarda alla tecnologia, alle piattaforme di distribuzione della tv via Internet (Smart Tv), una modalit\u00e0 che permette di raccogliere i dati dei clienti e di profilarli per gli investitori pubblicitari. I costi di costruzione e manutenzione delle piattaforme sono molto alti e si possono condividere con altri gruppi europei. Cos\u00ec come si possono costruire piattaforme comuni per la raccolta della pubblicit\u00e0 che permettano ai centri media di entrare e scegliere la soluzione distributiva migliore per i propri clienti (il primo esperimento riguarda la Spagna, Mfe ha fatto l&#8217;Opa su Telecinco, l&#8217;ha fusa con Mediaset e comincer\u00e0 a lavorare su Infinity e Mitele, le due piattaforme Internet).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Dietro la successione dell\u2019impero c\u2019\u00e8 dunque una partita industriale complessa<\/p><cite>Camilla Conti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Le strategie per dare frutti hanno per\u00f2 bisogno di tempo. E all\u2019azienda serve subito un nuovo modo per far crescere i ricavi.\u00a0 Nel 2010 Mediaset ne metteva assieme 4,3 miliardi, scesi 3 miliardi e mezzo nel 2015, mentre il 2022 si \u00e8 chiuso a 2,8 miliardi, un calo del 35% in termini nominali. Quasi tutto il fatturato \u2013 circa il 70% \u2013 arriva dalla pubblicit\u00e0 tanto che all\u2019inizio di luglio \u00e8 stata costituita Mfe Advertising per la raccolta pubblicitaria che parte da Italia e Spagna. In Italia nel 2022 valeva 1,94 miliardi (2,8 miliardi nel 2010), la Spagna 800 milioni.\u00a0 La maggior parte degli utili arrivano dalla Spagna (mentre nel primo trimestre 2023 l\u2019Italia \u00e8 in perdita).<\/p>\n\n\n\n<p>Mfe, la holding che controlla Mediaset, ha chiuso la prima met\u00e0 dell&#8217;anno con ricavi in sostanziale tenuta (-1,2% a 1,37 miliardi) e un miglioramento della redditivit\u00e0 che si traduce in un risultato operativo salito a 120,9 milioni (+7,9%) e in un utile cresciuto a 87,1 milioni (+3%). Merito anche di un&#8217;attenta gestione dei costi, scesi nel semestre del 2,2% per effetto delle sinergie generate dalla fusione tra Italia e Spagna. \u00abGrazie alla dimensione sempre pi\u00f9&nbsp; internazionale\u00bb che \u00abattutisce possibili squilibri nei diversi mercati\u00bb, i risultati \u00abhanno registrato un andamento decisamente positivo nonostante elementi critici quali la spinta inflattiva, i costi energetici e la riduzione dei dividendi dalla partecipata tedesca Prosieben\u00bb, spiega Mfe. &nbsp; \u00abSostanzialmente stabile\u00bb la raccolta pubblicitaria, a quota 1.343,7 milioni (-1,4%), con l&#8217;Italia che flette meno della Spagna. Sulla raccolta di giugno abbiano influito in Spagna le elezioni e in Italia la morte del fondatore Silvio Berlusconi. Pi\u00f9 complicata la situazione in Germania dove Prosieben, gi\u00e0 reduce da un trimestre nero, ne ha chiuso un altro con un utile quasi azzerato (4 milioni contro i precedenti 64) e ricavi sotto le stime degli analisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul fronte delle acquisizioni, Mfe si sta guardando intorno in Spagna per creare un sistema crossmediale. E sempre durante la presentazione dei palinsesti di luglio, Pier Silvio Berlusconi, rispondendo a una domanda, ha detto che \u00abse Prisa decidesse di mettere in vendita le sue radio le guarderemmo\u00bb. In gioco c\u2019\u00e8 poi l\u2019operazione ProSieben e, magari, anche una tv francese: M6, terzo network d&#8217;Oltralpe, un anno fa \u00e8 stata messa in vendita ma quando l&#8217;Antitrust ha fatto capire che la fusione con Tf1 non era possibile allora i tedeschi di Rtl l&#8217;hanno ritirata dal mercato. Se quell&#8217;aggregazione fosse stata approvata allora Rtl avrebbe provato a comprare ProSieben in Germania, in una sorta di sovranismo televisivo europeo francese e tedesco. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato e l&#8217;intervento dell&#8217;Antitrust ha in qualche modo dato fiato all&#8217;idea di Pier Silvio di una tv paneuropea basata sulla pubblicit\u00e0. Gli altri dossier aperti sono quello della partecipazione in Ei Towers (societ\u00e0 delle torri di trasmissione) per arrivare a una possibile fusione con Rai Way, e quello della squadra di calcio del Monza, l\u2019ultima avventura calcistica di Silvio Berlusconi. Il passaggio in A porta ricavi pi\u00f9 che raddoppiati da 15,4 a 32,7 milioni, ma nell\u2019anno interrotto dai mondiali in Qatar il conto \u00e8 inevitabilmente salato, con una perdita da 65,4 milioni. \u00c8 qui che Fininvest registra i versamenti pi\u00f9 importanti: 64,5 milioni in conto capitale. Non a caso procede la ricerca quantomeno di un socio di minoranza (non c\u2019\u00e8 la fila, ma l\u2019armatore greco Evangelos Marinakis, gi\u00e0 proprietario di Olympiakos e Nottingham Forest, \u00e8 l\u2019ipotesi pi\u00f9 concreta allo stato). L\u2019altra partita che Mfe dovr\u00e0 giocare \u00e8 infine quella dei diritti tv del calcio perch\u00e9 passer\u00e0 anche da questo snodo la futura strategia europea del gruppo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>I diritti del pallone<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Pier Silvio Berlusconi ha cominciato la carriera a Publitalia, poi ai palinsesti di Italia 1, quindi ha assunto la responsabilit\u00e0 dei programmi di tutte e tre le reti Mediaset. Si \u00e8 quindi formato una specializzazione sui contenuti televisivi. \u00c8 diventato vicepresidente nel 2000 e dal 2015 \u00e8 anche amministratore delegato. Nel 2007 ha un&#8217;intuizione importante, Mediaset deve rafforzarsi nella produzione di contenuti televisivi che saranno l&#8217;oro degli anni seguenti e compra Endemol, che in quel momento \u00e8 leader in Europa nella produzione di contenuti. Ma l&#8217;operazione vale 2,6 miliardi ed \u00e8 condotta con un&#8217;eccessiva leva finanziaria. Cos\u00ec nel 2011 Mediaset \u00e8 costretta a cederla agli hedge fund che avevano comprato il debito di Endemol. Da l\u00ec in poi Mediaset non avr\u00e0 pi\u00f9 il focus sulla produzione di contenuti ma continuer\u00e0 a essere una societ\u00e0 di distribuzione televisiva e Pier Silvio decide di riprovare con la pay tv, dopo che agli inizi degli anni 90 suo padre non riusc\u00ec a imporre Telepi\u00f9 sul mercato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A met\u00e0 del Duemila lancia l\u2019avventura di Mediaset Premium, con i canali a pagamento, e sfida Sky sul suo terreno accaparrandosi nel 2014 i diritti televisivi per il triennio 2015-2018 di Champions League per 630 milioni. Pensare di concorrere nella pay tv alla pari con la Sky di Rupert Murdoch si riveler\u00e0 una scommessa azzardata. Mediaset Premium non \u00e8 mai riuscita a sfondare in termini di numero degli abbonati, anche con un posizionamento diverso e pi\u00f9 basso rispetto a Sky.<\/p>\n\n\n\n<p>I Berlusconi cercano quindi di riparare alle perdite attraverso un accordo con i francesi di Vivendi, che nella combinazione con Canal Plus avrebbe dovuto portare alla nascita di un gruppo paneuropeo, presente anche nella produzione e in grado di contrastare l&#8217;avanzata di Netflix in Europa. Siamo nell&#8217;aprile 2016 e la partnership con Vivendi morir\u00e0 qualche mese dopo, a fine luglio, quando Vincent Bollor\u00e9 comincia a scalare in Borsa Mediaset, innescando una faida legale nei tribunali di mezza Europa e, siamo al 2017-2018, una reazione del \u00absistema Italia\u00bb che blocc\u00f2 ogni movimento di Vivendi tanto in Tim quanto in Mediaset.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mezzo, c\u2019\u00e8 stato il primo tentativo di creare Mediaset for Europe, con base in Olanda, che insieme a Vivendi avrebbe voluto aggregare non solo la controllata Mediaset Espa\u0148a ma anche altri gruppi europei presenti nella televisione free to air, cio\u00e9 quella che si sorregge sulla raccolta pubblicitaria. Anche questo progetto \u00e8 naufragato per l\u2019opposizione dei francesi che lo vivevano come un escamotage della societ\u00e0 italiana per tener saldo il controllo del gruppo ai danni della minoranza fastidiosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo cinque anni di intense battaglie legali, la famiglia Berlusconi e Vincent Bollor\u00e9 hanno poi capito che era giunto il momento di deporre le armi e cercare una via d&#8217;uscita. La pace viene siglata nel maggio del 2021: l\u2019assemblea di Mediaset revoca l&#8217;utilizzo del voto maggiorato, che blindava il gruppo televisivo ancora pi\u00f9 strettamente sotto il controllo di Fininvest. Per la revoca votano anche Vivendi e la sua fiduciaria Simon, che progressivamente usciranno dall&#8217;azionariato di Mediaset. \u00abIl meccanismo di cessione e di acquisto da parte della holding della famiglia Berlusconi del 19% abbondante di Mediaset detenuto dalla fiduciaria dei francesi Simon in un periodo di cinque anni \u00e8 complesso, ma alla fine Vivendi potr\u00e0 rimanere azionista del Biscione con una quota residua inferiore al 5%\u00bb, riporta un lancio Ansa del 27 maggio 2021. Sottolineando che \u00abora il Biscione pu\u00f2&nbsp; guardare con libert\u00e0 allo sviluppo estero\u00bb, ovvero ribattezzare la nuova capogruppo in Olanda con il nome di Mfe, MediaforEurope, lo stesso della piattaforma che prevedeva la fusione con Mediaset Espana e il conferimento delle quote di maggioranza nella tedesca ProSieben. Una scelta simbolica. A novembre 2021 l\u2019assemblea dei soci di Mediaset ha sancito l&#8217;avvio ufficiale dell&#8217;era Mfe con uno split azionario che ha introdotto la doppia classe di azioni A e B, uguali sotto il profilo economico (assicurano gli stessi dividendi e dovranno essere entrambe oggetto di un&#8217;eventuale opa), ma con garanzie diverse in termini di diritti di voto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Pensare di concorrere nella pay tv alla pari con la Sky di Rupert Murdoch si riveler\u00e0 una scommessa azzardata<\/p><cite>Camilla Conti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La pace con Bollor\u00e9, la nascita della holding olandese e lo split delle azioni hanno insomma allineato i pianeti: Pier Silvio ha rispolverato il progetto Mfe in chiave di crescita europea come unica possibile per superare i limitati bacini nazionali. Gli ambiti in cui competere sono i film o serie di livello internazionale da sfruttare in tutto il mondo, i contenuti locali da monetizzare con la pubblicit\u00e0 e lo sport di massa.&nbsp; A cominciare dal calcio. In Italia, Mediaset e Rai sono in contesa per i diritti sulla coppa Italia e della supercoppa. Ma i riflettori si sono soprattutto accesi sulla trattativa complicata relativa alle aste sui diritti tv della Serie A. Parliamo di un miliardo di euro a stagione. Dove vedremo le partite del campionato a partire da agosto 2024? Si sono chiesti i tifosi italiani.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 23 ottobre 2023 la partita per i diritti tv della Serie A si \u00e8 per\u00f2 chiusa confermando lo status quo. Saranno infatti ancora Dazn e Sky a trasmettere il campionato per le cinque stagioni dal 2024\/25 al 2028\/29. Dopo mesi di tira e molla, con l\u2019ipotesi del canale di Lega sempre sullo sfondo, a sorpresa alla prima votazione l&#8217;assemblea dei club ha infatti deciso di accettare l&#8217;offerta delle due emittenti da 900 milioni di euro annui di base, di cui 700 milioni da Dazn e 200 milioni da Sky, rispetto ai 927 milioni del triennio 2021\/24. \u00abUn lieto fine\u00bb, ha spiegato il presidente della Lega Serie A, Lorenzo Casini, in conferenza stampa, anche alla luce di una larghissima maggioranza a favore delle offerte: la decisione \u00e8&nbsp; passata con 17 s\u00ec , contro un assente (il Napoli con De Laurentiis che \u00e8 uscito al momento della votazione, con polemiche riservate al post assemblea), un voto contrario (la Salernitana che spingeva per il canale) e il Cagliari che non si \u00e8 detto contrario ma che aveva chiesto di non assegnare oggi i diritti. &nbsp; Dazn quindi trasmetter\u00e0&nbsp; tutte e 380 le partite del campionato, di cui 114 in co-esclusiva su Sky, che, raddoppiando l\u2019offerta rispetto al triennio in corso, ha ottenuto pi\u00f9&nbsp; big match e diverse fasce di orario delle gare (non solo il sabato alle 20.45 ma anche la domenica alle 18 e il luned\u00ec alle 20.45). La cifra di 900 milioni annui, tuttavia, \u00e8 solo la base, perch\u00e9 la Lega punta in realt\u00e0 ad incassare circa un miliardo, anche grazie al meccanismo di revenue sharing introdotto nell\u2019accordo con Dazn: in sostanza, al superamento dei 750 milioni di fatturato dagli abbonamenti da parte della piattaforma Ott, i ricavi incrementali verranno divisi al 50% tra la Lega e la stessa Dazn. Ad esempio, quindi, se quest\u2019ultima arrivasse a 800 milioni di fatturato, la Lega incasserebbe ulteriori 25 milioni (la met\u00e0 dei 50 milioni di differenza rispetto ai 750 di cui sopra). \u00abLa base \u00e8&nbsp; di 900 milioni annui di cui 700 da Dazn e 200 da Sky per cinque anni, ma attraverso lo strumento del revenue sharing con Dazn la cifra pu\u00f2 superare di gran lunga quella del triennio precedente raggiungendo quella di 5\/6 anni e arrivando a un miliardo\u00bb, ha spiegato l\u2019ad, Luigi De Siervo. Inoltre, a queste cifre vanno anche aggiunti circa 40 milioni di cosiddetti costi tecnici, ovvero la quota che le emittenti versano alla Lega per la produzione delle partite. \u00abLa scelta quindi proietta numeri, tra costi tecnici e ricavi, superiore al miliardo medio nei cinque anni\u00bb, ha aggiunto De Siervo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per la stagione sportiva 2023\/24 tutta la Coppa Italia Frecciarossa \u00e8 invece in esclusiva assoluta in chiaro sulle reti Mediaset. Che continuer\u00e0&nbsp; a trasmettere tutti i match fino alla finale di Roma del 15 maggio 2024. In pi\u00f9, c\u2019\u00e8 la Supercoppa Italiana nel nuovo format final four che si giocher\u00e0&nbsp; in Arabia Saudita. Dopo la richiesta degli organizzatori di far slittare le date (inizialmente si sarebbe dovuto giocare dal 4 all&#8217;8 gennaio) per i tanti eventi previsti nel Paese in quei giorni (tra il Mondiale per Club e la Supercoppa di Spagna), la Lega ha scelto di spostare il torneo a fine gennaio, con una ipotesi per ora tra il 21 e il 25 gennaio. Dal 22 agosto arriver\u00e0 poi l\u2019antipasto di Champions League con le gare dei playoff su Italia 1e Mediaset Infinity.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Tra costi tecnici e proventi, il calcio italiano prevede un ricavato superiore al miliardo medio nei cinque anni<\/p><cite>Camilla Conti<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Quanto a Sky, partner storico del calcio italiano, ha acquisito per il ciclo 2024\/2029 i diritti in co-esclusiva di 3 partite a giornata per un totale di 114 match di Serie A a stagione, insieme agli highlights di tutti i 380 incontri, ai diritti di archivio delle stagioni correnti e a quelli in esclusiva di tutti i match di Serie A per bar, hotel e altri locali pubblici. E, dopo aver comprato la nuova Champions League, pu\u00f2 contare anche su un nuovo accordo pluriennale con il basket Nba, il Sei Nazioni di rugby fino al 2025 e la vela con il ritorno dell\u2019America\u2019s Cup. Per questo non ha fatto follie sul campionato: negli ultimi 3 anni, per 3 partite in co-esclusiva spendeva 87 milioni a stagione, avrebbe quindi dovuto quasi raddoppiarli per confermare lo stesso schema.<\/p>\n\n\n\n<p>Sullo sfondo, resta il problema che in Italia cresce il pubblico allo stadio, mentre calano gli appassionati in poltrona davanti alla tv: la serie A nel primo scorcio di campionato prosegue la tendenza registrata lo scorso anno, cio\u00e8 sempre pi\u00f9 tifosi vanno a vedere la loro squadra dal vivo e sempre meno la guardano in televisione. Lo streaming di Dazn, con l\u2019immagine che arriva circa un paio di minuti dopo la diretta radiofonica, ha contribuito a far scendere pesantemente l\u2019audience rispetto ad anni fa quando, nel periodo del duopolio Sky-Mediaset Premium, gli ascolti a ogni turno di campionato si aggiravano infatti mediamente intorno agli 8 milioni di telespettatori.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poi la crisi economica e l\u2019inflazione che riguarda tutti, gli abbonamenti hanno cifre pesanti, in alcuni casi non garantiscono il servizio sottoscritto. E poi a creare disagio \u00e8 il rapporto con la Premier League: 5 miliardi e 800 milioni di euro per i diritti di trasmissione nel Regno Unito (periodo 2022-2025), dunque 1 miliardo e mezzo a campionato e 5 miliardi e 950 per i diritti nel resto del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer noi il calcio \u00e8 il prodotto pi\u00f9 importante; vorremmo avere ancora il calcio di livello, quello che conta, sulle nostre reti, ma i prezzi di oggi sono folli. Se andiamo avanti cos\u00ec, sono cifre veramente da pazzi\u00bb. Cos\u00ec Pier Silvio Berlusconi il 5 luglio 2023 ha risposto ai cronisti che gli chiedevano quale fosse il ruolo di Mediaset nella partita per i diritti tv del calcio italiano. \u00abDa un lato \u2013 ha detto \u2013 il calcio lo vogliamo, ma dall\u2019altro usiamo la razionalit\u00e0. Siamo pur sempre una azienda quotata in Borsa e dobbiamo fare margine\u00bb. In ogni caso, \u00abal momento non ci sono strategie, ma mi sembra che la base d\u2019asta per la Coppa Italia sia davvero molto, molto alta\u00bb. Quanto al campionato, \u00abonestamente non sappiamo nemmeno di cosa stiamo parlando, ogni volta cambiano idea. Noi ci siamo, ci vogliamo essere, poi vedremo. Eventualmente si potrebbe usare Italia 1 come rete del calcio\u00bb. Comunque, ha concluso, \u00abnoi saremo sempre razionali e non faremo follie\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019affaire Giambruno<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>A ottobre non si \u00e8 chiusa solo la partita sui diritti Tv della Serie A, si \u00e8 giocato un altro campionato, quello dei fuorionda con le frasi inopportune del compagno della premier, Andrea Giambruno, giornalista televisivo. Fuorionda trasmessi dal tg satirico, Striscia la Notizia, trasmesso sulle reti Mediaset. Il 20 ottobre Giorgia Meloni ha annunciato sui social la fine della relazione, durata quasi dieci anni, con il padre di sua figlia. \u00abLe nostre strade si sono divise da tempo, ed \u00e8 arrivato il momento di prenderne atto\u00bb, ha scritto la presidente del Consiglio. Il 24 ottobre Mediaset ha diffuso un comunicato per annunciare che \u00abAndrea Giambruno, dispiaciuto per l\u2019imbarazzo ed il disagio creato con il suo comportamento, ha concordato con l&#8217;azienda di lasciare la conduzione in video\u00bb del suo programma \u00abdi cui continuer\u00e0&nbsp; a curare il coordinamento redazionale\u00bb.&nbsp; Ma il caso, al netto delle vicende molto personali, ha scatenato reazioni politiche e anche finanziarie. Tanto da finire sulle pagine del Financial Times e da mandare gi\u00f9 in Borsa anche il titolo Mediaset. Il motivo? Le indiscrezioni, circolate sulla stampa italiana, che imputavano ai figli del Cavaliere la decisione di non aver bloccato i fuorionda di Striscia. <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/06\/13\/dopo-silvio-berlusconi-i-cinque-scenari-sul-futuro-della-destra-italiana\/\">E l\u2019ipotesi che Forza Italia c\u2019entrasse qualcosa con quanto accaduto facendo suonare un campanello di allarme nei rapporti all&#8217;interno della maggioranza<\/a>. Voci e riumors tutti smentiti sia dai vertici del partito oggi guidato dal vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sia da quelli Biscione, sia dai figli di Berlusconi, Piersilvio e Marina. Le tensioni hanno comunque spaventato il mercato e scatenato le vendite sul titolo Mediaset in Piazza Affari. Anche perch\u00e9 il clima potrebbe infiammarsi nuovamente se arriveranno nuovi audio imbarazzanti e una nuova puntata di quello che ormai \u00e8 stato ribattezzato \u00abl\u2019affaire Giambruno\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Silvio Berlusconi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, ma il suo impero mediatico gli \u00e8 sopravvissuto. Resta importante, anche se \u00e8 da un decennio che perde slancio. Quale sar\u00e0 la strategia dei suoi eredi? Perch\u00e9 si attuer\u00e0 senza dubbio a scala continentale? 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