{"id":12574,"date":"2023-10-17T12:55:52","date_gmt":"2023-10-17T10:55:52","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/?p=12574"},"modified":"2023-10-17T15:05:13","modified_gmt":"2023-10-17T13:05:13","slug":"mito-realta-ed-eredita-dello-choc-petrolifero-del-1973","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/10\/17\/mito-realta-ed-eredita-dello-choc-petrolifero-del-1973\/","title":{"rendered":"La guerra e il petrolio: mito, realt\u00e0 ed eredit\u00e0 dello choc petrolifero del 1973"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">In molte famiglie italiane resta una memoria viva dello \u00abchoc petrolifero\u00bb del 1973. I nonni ricorderanno le \u00abdomeniche a piedi\u00bb o il TG1 anticipato dalle 20:30 alle 20 per far spegnere la luce prima. Strofe come \u00abla benzina ogni giorno costa sempre di pi\u00f9\u00bb cantate da Celentano o \u00abdammi un litro di oro nero\u00bb gridata da Rino Gaetano fanno parte oramai del nostro patrimonio musicale. Cose simili valgono per tutti i Paesi industrializzati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 1973 viene ricordato indifferentemente come l\u2019anno della \u00abcrisi\u00bb, dello \u00abchoc\u00bb, oppure de \u00abl\u2019embargo\u00bb petrolifero. Sono termini che evocano una calamit\u00e0 abbattutasi inspiegabilmente sulle prospere societ\u00e0 occidentali, oppure una congiura ordita dagli \u00absceicchi del petrolio\u00bb (definizione entrata nella vulgata proprio allora) per punire Israele e i suoi alleati. A questa narrativa ha dato un contributo anche uno dei grandi storici del \u2018900, Eric Hobsbawm, che nel suo \u00abIl secolo breve\u00bb ha descritto il 1973 come il segnale della campanella per l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro, l\u2019anno in cui il mondo \u00abha perso le sue coordinate, per sprofondare nell\u2019instabilit\u00e0 e nella crisi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il 1973 viene ricordato indifferentemente come l\u2019anno della \u00abcrisi\u00bb, dello \u00abchoc\u00bb, oppure de \u00abl\u2019embargo\u00bb petrolifero<\/p><cite>Giuliano Garavini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questa narrativa \u00e8 in parte fuorviante: in molti Paesi europei le misure di \u00abausterit\u00e0\u00bb, quali la riduzione degli orari di lavoro o il blocco alla circolazione domenicale delle auto, vennero accolte con sollievo da cittadini assediati dalla smog e dall\u2019inquinamento urbano, ormai sensibilizzati alla questione ambientale. Soprattutto tende a ridimensionare la portata del 1973 come uno scossone ad assetti economici e politici mondiali oramai in crisi. Per capire la portata di quella che sarebbe meglio definire come \u00abrivoluzione petrolifera\u00bb bisogna anzitutto sgombrare il campo da un equivoco di fondo: e cio\u00e8 dall\u2019identificazione tra l\u2019embargo e l\u2019esplosione dei prezzi del petrolio, due episodi che si manifestarono in parallelo, pur rispondendo a logiche completamente differenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo dal cosiddetto \u00abembargo\u00bb. Il 17 ottobre del 1973 dieci Paesi arabi esportatori di petrolio, riuniti in Kuwait come membri di un\u2019organizzazione chiamata OAPEC (Organizzazione dei paesi arabi esportatori di petrolio, la \u00aba\u00bb qui \u00e8 importante), trascinati dall\u2019Arabia Saudita e dall\u2019Algeria, decisero di ridurre la produzione di petrolio a supporto degli eserciti di Siria ed Egitto, impegnati in un conflitto con Israele iniziato il 6 ottobre, durante la festivit\u00e0 ebraica dello Yom Kippur o del Ramadan nel calendario islamico. Poco giorni dopo, gli stessi Paesi OAPEC misero in atto anche un \u00abembargo\u00bb, o meglio, un boicottaggio, contro i Paesi considerati ostili (in primo luogo, ma non solo, gli Stati Uniti che con un ponte aereo rifornivano di armi l\u2019esercito israeliano). L\u2019obiettivo era di indurli a mettere sotto pressione lo Stato ebraico, spingendolo a ritirarsi dai territori occupati nel 1967 e a riconoscere i diritti del popolo palestinese. I tagli alla produzione e poi l\u2019embargo, che fecero mancare tra il 5 e il 13% del petrolio commerciato al mondo per i 5 mesi in cui furono in vigore, imposero la questione palestinese nel dibattito pubblico internazionale, avvicinarono l\u2019Europa occidentale cos\u00ec come il Giappone alla causa palestinese, e spronarono l\u2019attivismo del Segretario di Stato statunitense Henry Kissinger nel mediare tra le parti in causa. L\u2019embargo venne formalmente revocato il 18 Marzo 1974, senza che avesse conseguito successi sul piano del ritiro israeliano. Sarebbe stata l\u2019ultima volta in cui i petrostati arabi avrebbero usato l\u2019arma del petrolio a sostegno della causa palestinese, o per qualunque altra motivazione politica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In molti Paesi europei le misure di \u00abausterit\u00e0\u00bb, quali la riduzione degli orari di lavoro o il blocco alla circolazione domenicale delle auto, vennero accolte con sollievo da cittadini assediati dalla smog e dall\u2019inquinamento urbano, ormai sensibilizzati alla questione ambientale<\/p><cite>Giuliano Garavini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Torniamo invece indietro al 16 ottobre, cio\u00e8 al giorno prima prima della decisione su l\u2019\u00abembargo\u00bb presa dagli esportatori arabi. Ci troviamo sempre a Kuwait City, dove questa volta un gruppo di ministri in rappresentanza dell\u2019OPEC (l\u2019Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio nata nel 1960 che\u00a0 raggruppava i maggiori Paesi esportatori di petrolio al mondo &#8211; molti dei quali non arabi, per esempio l\u2019Iran e il Venezuela che nel \u201973 rifornivano Israele) avevano deciso, per la prima volta nella storia dell\u2019OPEC, di imporre unilateralmente alle multinazionali petrolifere un nuovo prezzo di riferimento del petrolio, che passava cos\u00ec da 3,65 a 5,11 dollari al barile. Il ministro del Petrolio saudita Zaki Yamani, il cui pizzetto abbinato al raffinato eloquio inglese erano oramai una presenza fissa sui media internazionali, festeggi\u00f2 dichiarando: \u00abIl 16 Ottobre \u00e8 stato il punto di non ritorno. E\u2019 stato il giorno in cui l\u2019OPEC ha conquistato il potere. Il vero potere\u00bb. Poi, il 22 Dicembre del 1973 sempre l\u2019OPEC, riunitasi questa volta a Tehran, decise di raddoppiare nuovamente i prezzi di riferimento fino a 11,651 dollari al barile. Questa decisione, con prezzi del greggio oramai quadruplicati in meno di sei mesi, dopo oltre vent\u2019anni di declino apparentemente inesorabile, segn\u00f2 l\u2019apice della rivoluzione petrolifera del 1973, e si configur\u00f2 allora come il pi\u00f9 massiccio e rapido trasferimento della ricchezza da una parte all\u2019altra globo nella storia dell\u2019umanit\u00e0. Lo Shah alla fine della riunione, rigirando il coltello nella piaga, dichiar\u00f2 che il petrolio andava ormai considerato un \u00abprodotto nobile\u00bb che si \u00absarebbe esaurito nel giro di 30 anni\u00bb e che il nuovo prezzo avrebbe permesso anche lo sviluppo di fonti alternative.<\/p>\n\n\n\n<p>Un evento epocale come la rivoluzione petrolifera del 1973 non pu\u00f2 spiegarsi con le bizze dei potenti o con le, sia pur drammatiche, increspature della politica mediorientale. Esso va considerato l\u2019esito di grandi fenomeni strutturali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La decisione di aumentare i prezzi del greggio, dopo oltre vent\u2019anni di declino apparentemente inesorabile, segn\u00f2 l\u2019apice della rivoluzione petrolifera del 1973, e si configur\u00f2 allora come il pi\u00f9 massiccio e rapido trasferimento della ricchezza da una parte all\u2019altra globo nella storia dell\u2019umanit\u00e0<\/p><cite>Giuliano Garavini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In primo luogo il petrolio, la cui domanda nei Paesi occidentali cresceva a ritmi superiori alla crescita del Pil, era diventato la prima fonte di energia primaria al mondo gi\u00e0 all\u2019inizio degli anni \u201960, e da esso dipendeva oramai il sistema linfatico dell\u2019industria, della societ\u00e0 dei consumi, fino alla stessa articolazione degli spazi urbani occidentali. In altre parole, il petrolio stava alla base di quello che oggi viene definita \u00abl\u2019accelerazione dell&#8217;Antropocene\u00bb, cio\u00e8 di quell\u2019era in cui l\u2019uomo si \u00e8 trasformato in un fattore geologico in grado di rivaleggiare con le forze della natura nel trasformare il Pianeta. Ebbene, alla fine degli anni \u201960, il principale produttore mondiale di petrolio (gli Stati Uniti) e il principale esportatore mondiale (Il Venezuela) avevano apparentemente esaurito la loro capacit\u00e0 di spremere i giacimenti, raggiungendo il picco della produzione. Largamente maggioritari erano i timori, ben rappresentati dal successo del rapporto del Club di Roma sui \u00abLimiti della crescita\u00bb diffuso nel 1972, riguardo l\u2019imminente esaurimento delle risorse naturali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo fenomeno strutturale consisteva nella volont\u00e0 dei Paesi in via di sviluppo, o del Terzo Mondo (come allora si definivano), di accelerare il proprio sviluppo economico anche attraverso la nazionalizzazione e la presa in carico dei propri settori economici strategici (il primo paese OPEC a nazionalizzare l\u2019industria petrolifera fu l\u2019Algeria nel 1971, presto seguito con forme e modalit\u00e0 differenti da tutti gli altri), nonch\u00e9 attraverso l\u2019aumento dei prezzi delle materie prime da loro esportate. Lo storico Geoffrey Barraclough chiosava nel 1975: \u00abQuello che abbiamo visto \u00e8 l\u2019inizio di nuovo ordine mondiale, la ricerca di posizioni di forza in un riallineamento globale, in cui le armi [\u2026] sono prodotti agricoli e benzina\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In terzo luogo dietro la crisi energetica si celava la crisi del dollaro nel 1971. La fine del cambio fisso tra l\u2019oro e il biglietto verde, moneta perno del sistema monetario internazionale nonch\u00e9 riferimento per gli scambi delle materie prime,<strong> <\/strong>aveva fatto traballare l\u2019ordine di Bretton Woods. I paesi dell\u2019OPEC, almeno una parte consistente dei suoi membri, sospinti dal prestigio acquisito con nazionalizzazioni e rialzo dei prezzi, parteciparono da protagonisti al dibattito sull\u2019edificazione di un Nuovo ordine economico internazionale (NOEI) avviato dalle Nazioni Unite su impulso presidente algerino Houari Boumediene. La dichiarazione sul NOEI \u2013 \u00abuna delle pi\u00f9 importanti basi per le relazioni economiche tra tutti i popoli e le nazioni\u00bb, cos\u00ec si apriva il documento \u2013 impegnava i membri dell\u2019Onu ad affrontare assieme, ed in modo sistemico, la questione della stabilizzazione dei prezzi delle materie prime grazie alla creazione di un Fondo comune, quella del debito, quella dei trasferimenti di tecnologie e della regolamentazione delle multinazionali. Il nuovo ordine economico sarebbe nato sotto il segno del petrolio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Dietro la crisi energetica si celava la crisi del dollaro del 1971<\/p><cite>Giuliano Garavini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Come ha cambiato il mercato energetico il 1973?<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo lo choc impose nel discorso e nelle politiche pubbliche la \u00abquestione energetica\u00bb, mai prima di allora inquadrata con quel rilievo e in un\u2019accezione cos\u00ec larga. I Paesi pi\u00f9 industrializzati, pur con l\u2019iniziale opposizione francese, dettero vita nel 1974 all\u2019Agenzia internazionale dell\u2019energia (Aie) con sede a Parigi, con il compito di ridurre la dipendenza dal petrolio arabo e di \u00abdiversificare\u00bb i sistemi energetici. I governi occidentali crearono apposite amministrazioni per gestire i piani energetici: per esempio il Governo statunitense cre\u00f2 il dipartimento per l\u2019Energia nel 1977. Vennero proposti obiettivi e politiche che restano qualificanti oggi: \u00abl\u2019efficienza energetica\u00bb, per esempio richiedendo il miglioramenti degli standard dei consumi delle automobili; la \u00abtransizione energetica\u00bb nel senso di diversificare gli approvvigionamenti e investire in nuove tecnologie, fossero esse il nucleare, il petrolio di scisto, o&nbsp; fonti \u00abrinnovabili\u00bb come l\u2019eolico e il solare. Questo attivismo ebbe l\u2019effetto di non poco conto di ridurre significativamente l\u2019intensit\u00e0 energetica nel breve periodo: tra il 1979 e il 1985 il Pil dei Paesi industrializzati dell\u2019Ocse crebbe del 2 per cento l\u2019anno, mentre la domanda di petrolio cal\u00f2 del 3 per cento l\u2019anno. Pi\u00f9 in generale, se i combustibili fossili rimangono oggi il perno del sistema energetico mondiale, coprendo circa l\u201980% dei fabbisogni di energia primaria mondiale, la parte del petrolio si \u00e8 ridotta dal 48% nel 1973 al 31% oggi. L\u2019attenzione alle \u00abpolitiche energetiche\u00bb, parzialmente attenuatasi ma mai del tutto sopita durante il ventennio del contro-choc dopo met\u00e0 anni \u201980 in cui i prezzi del petrolio furono bassi, si \u00e8 notevolmente acuita negli ultimi anni col ritorno delle politiche industriali, per esempio l\u2019Inflation Reduction Act (IRA) negli Stati Uniti o la EU Net-Zero Industry ACT, che hanno come rotta quella che porta alla \u00abtransizione energetica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo il mercato petrolifero mondiale venne profondamente modificato come conseguenza della rivoluzione del 1973.<strong> <\/strong>La dipendenza dal petrolio arabo e OPEC indusse a stimolare con ogni mezzo, anche attraverso incentivi fiscali e legislazioni a protezione degli investimenti privati, la produzione nei territori non-OPEC. Simbolo di questa riscossa \u00e8 la produzione del Mare del Nord britannico, iniziata sotto Margaret Thatcher nel 1979 che amb\u00ec farne la provincia petrolifera pi\u00f9 libera al mondo ma, in ultima analisi, riguarda anche la rivoluzione del \u00abfracking\u00bb negli Stati Uniti che ha permesso al Paese di tornare il primo produttore mondiale pur se, secondo Deloitte, tra il 2010 e il 2019 il settore dello shale ha avuto risultati negativi per 300 miliardi di dollari. In generale il numero dei produttori sopra le 100 mila barili al giorno \u00e8 aumentato da 34 nel 1973 a pi\u00f9 di 50 (Italia inclusa) nel 2022. Inoltre, a partire dagli anni \u201980, \u00e8 stato introdotto il mercato dei futures che ha contribuito a rendere il commercio di prodotti petroliferi pi\u00f9 flessile e resistente alle velleit\u00e0 di controllo dei grandi esportatori, seppur molto instabile dal punto di vista dei prezzi. A riprova delle difficolt\u00e0 incontrate dai Paesi OPEC sta il fatto che se l\u2019arma del petrolio \u00e8 stata utilizzata per l\u2019ultima volta dai produttori arabi nel 1973, sarebbero poi stati i Paesi occidentali, e in primo luogo gli Stati Uniti, a rivolgerla con pervicacia contro i petrostati, dall\u2019Iran, all\u2019Iraq, alla Libia, al Venezuela, e buon ultimo, contro alla Russia, comminando sanzioni e boicottaggi con l\u2019obiettivo di ridurre le entrate dei sanzionati, destabilizzandone cos\u00ec i regimi. Queste sanzioni non sarebbero state applicate se non vi fosse una qualche cognizione nelle classi dirigenti americane che le disponibilit\u00e0 di petrolio sono abbondanti, che le reti di approvvigionamento sono diversificate, e che non esistono rischi concreti di ritorsioni.<\/p>\n\n\n\n<p>I Paesi produttori non solo agiscono in un mercato pi\u00f9 diversificato, ma sono anche<strong> <\/strong>minacciati dalla transizione energetica verso le rinnovabili che potenzialmente pu\u00f2 far implodere Paesi che restano totalmente dipendenti dalla rendita energetica, come si \u00e8 visto chiaramente nel caso del Venezuela. Avendo visto ridursi la produzione petrolifera in maniera drastica a partire dal 2014 esso si \u00e8 trasformato dal Paese col reddito procapite pi\u00f9 alto dell\u2019America Latina negli anni \u201970 ad uno dei pi\u00f9 poveri, e da un Paese di immigrazione, anche qualificata, ad uno dei Paesi col maggiore esodo di rifugiati (oltre 6 milioni); una tragedia umanitaria comparabile solo a quelle verificatasi per Paesi in guerra come la Siria e poi l\u2019Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Se l\u2019arma del petrolio \u00e8 stata utilizzata per l\u2019ultima volta dai produttori arabi nel 1973, sarebbero poi stati i Paesi occidentali, e in primo luogo gli Stati Uniti, a rivolgerla con pervicacia contro i petrostati, dall\u2019Iran, all\u2019Iraq, alla Libia, al Venezuela, e buon ultimo, contro alla Russia, comminando sanzioni e boicottaggi con l\u2019obiettivo di ridurre le entrate dei sanzionati, destabilizzandone cos\u00ec i regimi<\/p><cite>Giuliano Garavini<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Quali dunque possono essere ancora gli atout dei grandi esportatori di petrolio?<\/p>\n\n\n\n<p>Pur se in seguito eclissato dalla rivoluzione conservatrice promossa da Margaret Thatcher in Gran Bretagna e da Ronald Reagan negli Stati Uniti, indebolito dalle divisioni tra produttori e non produttori, e poi dalla crisi del debito degli anni \u201980, il NOEI segn\u00f2 l\u2019ingresso sulla scena diplomatica internazionale di quell\u2019entit\u00e0 sfuggente oramai definita comunemente come Sud Globale. Tra alti e bassi, inclusa la guerra fra due membri fondatori come Iran e Iraq negli anni \u201980,\u00a0 i grandi esportatori di petrolio, se includiamo tra essi la Russia (che dal 2016 coopera strutturalmente con l\u2019OPEC in una struttura chiama OPEC+) restano protagonisti del tentativo di riformare le organizzazioni di Bretton Woods, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/04\/26\/10-points-sur-les-sanctions-americaines-et-la-dedollarisation\/\">anche potenzialmente ridimensionando il peso del dollaro come valuta di riferimento del sistema monetario internazionale<\/a>.\u00a0 La Russia (anche se, paradossalmente, essa \u00e8 stata estromessa dal G8 solo nel 2014) ha promosso la creazione dell\u2019organizzazione che fa da contraltare al G7 denominata BRICS, alla quale sono stati recentemente invitati a partecipare anche l\u2019Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Se i petrodollari sono stati importanti per rilanciare il ruolo internazionale del biglietto verde durante gli anni \u201970, e poi a seguito del Volcker Shock del 1979, non \u00e8 detto che i petrostati siano disposti oggi a svolgere lo stesso ruolo di sostegno alla finanza occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo il declino dei petrostati non \u00e8 una destino ineluttabile. La riduzione del consumo di tutti i combustibili fossili, che secondo l\u2019Aie dovrebbe avvenire entro questo decennio, potrebbe essere gestita dall\u2019OPEC+ senza innescare una competizione fratricida, per esempio riducendo progressivamente la produzione assieme al declino della domanda, cos\u00ec da mantenere per quanto possibile invariati i prezzi del petrolio. Gli enormi surplus finanziari generati dalla rendita petrolifera potrebbero continuare ad essere accumulati in fondi sovrani \u2013 dei 10 fondi sovrani al mondo, ve ne sono solo 2 cinesi, mentre gli altri appartengono tutti a Paesi esportatori di petrolio \u2013 con cedole e ritorni agli investimenti di cui possano beneficiare anche i cittadini futuri del mondo post-fossili, e in parte potrebbero essere reinvestiti nello sviluppo di tecnologie e infrastrutture per le rinnovabili, sia che questi investimenti avvengano negli enormi deserti della penisola Araba o del Sahara, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/08\/23\/extraction-et-protectionnisme-lindustrialisation-de-lindonesie\/\">o che avvengano nei Paesi del Sud Globale con i quali esistono storiche relazioni come l\u2019Indonesia<\/a> (essa stessa un Paese a lungo membro dell\u2019OPEC).<\/p>\n\n\n\n<p>Sia come sia, all\u2019indomani del 1973 si avvi\u00f2 il grande dibattito sul superamento del petrolio come fonte energetica primaria. Questo resta oggi come allora una grande questione politica e non solo tecnologica. Rimane vera la massima attribuita a Yamani, il grande protagonista del 1973: \u00abL\u2019et\u00e0 della pietra non \u00e8 finita perch\u00e9 sono finite le pietre\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La guerra del Sukkot provocher\u00e0 uno choc petrolifero? Mentre la guerra tra Israele e Hamas potrebbe entrare in una nuova dimensione, i principali esportatori di greggio si inquietano per la situazione del mercato. Cinquant\u2019anni fa, i prezzi esplodevano sullo sfondo della guerra del Kippur. In questo studio, Giuliano Garavini esamina la relazione tra questi due eventi, il contesto, la logica e le conseguenze del primo choc.<\/p>\n","protected":false},"author":10633,"featured_media":12555,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-studies.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[2177],"tags":[],"staff":[2196],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2171],"class_list":["post-12574","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-israele-hamas-la-guerra-del-sukkot","staff-giuliano-garavini","geo-mondo"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La guerra e il petrolio: mito, realt\u00e0 ed eredit\u00e0 dello choc petrolifero del 1973 - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/10\/17\/mito-realta-ed-eredita-dello-choc-petrolifero-del-1973\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La guerra e il petrolio: mito, realt\u00e0 ed eredit\u00e0 dello choc petrolifero del 1973 - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"La guerra del Sukkot provocher\u00e0 uno choc petrolifero? 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