{"id":12097,"date":"2023-10-12T10:54:19","date_gmt":"2023-10-12T08:54:19","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/itaa\/?p=12097"},"modified":"2023-10-13T16:42:44","modified_gmt":"2023-10-13T14:42:44","slug":"la-guerra-degli-ostaggi-10-punti-sulla-tattica-di-hamas-in-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/10\/12\/la-guerra-degli-ostaggi-10-punti-sulla-tattica-di-hamas-in-israele\/","title":{"rendered":"La guerra degli ostaggi: 10 punti sulla tattica di Hamas in Israele"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>1 &#8211; Un rapimento epocale: parametri di confronto<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Secondo le ultime stime, quasi 150 persone sono state sequestrate da Hamas e portate a Gaza. Si tratta di un rapimento senza precedenti nella storia israeliana.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, la situazione ha pochi equivalenti anche a livello globale. Solo due paragoni sembrano possibili: la Colombia, dove le FARC hanno praticato una politica di rapimenti quasi sistematici per diversi decenni; e la Nigeria, dove i rapimenti di massa, in particolare di giovani ragazze, si sono verificati regolarmente da quando 276 liceali, la maggior parte delle quali cristiane, sono state rapite a Chibok nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2014. In entrambi i casi, si tratta per\u00f2 di Stati che hanno perso il controllo di ampie parti del loro territorio le cui capacit\u00e0 in termini di sicurezza non sono neanche paragonabili a quelle di Israele. Quello che \u00e8 successo il 7 ottobre \u00e8 stato un terribile schiaffo ai servizi di intelligence.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/10\/09\/israel-la-rage-va-remplacer-la-terreur-une-conversation-avec-eva-illouz\/\">Oltre ad aver terrorizzato nel profondo la popolazione israeliana per la sua portata<\/a>, questa presa di ostaggi ha anche concretizzato una delle sue peggiori preoccupazioni: la cattura di civili, in particolare donne, bambini e anziani. A causa della loro vulnerabilit\u00e0, ma anche del posto speciale delle donne nella cultura ebraica, questa presa di ostaggi rappresenta una vera e propria rottura simbolica.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Questa presa di ostaggi rappresenta una vera e propria rottura simbolica<\/p><cite>ETIENNE DIGNAT<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>2 &#8211; Le origini storiche e religiose della dottrina degli ostaggi in Israele<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La preoccupazione di Israele per il destino degli ostaggi si innesta su profonde tradizioni storiche e religiose. La pratica del riscatto tra correligionari \u00e8 stata un\u2019esperienza centrale dell\u2019appartenenza alla comunit\u00e0 ebraica fin dall\u2019antichit\u00e0, agendo come veicolo di solidariet\u00e0 e riconoscimento reciproco. Quando un ebreo veniva catturato, in particolare da non ebrei, la dimensione religiosa della detenzione e il criterio di salvataggio erano intrinsecamente legati alla sua identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La legge rabbinica ha successivamente approfondito e consolidato questa sensibilit\u00e0. In primo luogo a cavallo tra il quarto e il quinto secolo, nel Talmud babilonese, e successivamente nel dodicesimo secolo, sotto l\u2019impulso di Maimonide. Nel suo Mishn\u00e9 Torah, il rabbino propose una codificazione del \u00abriscatto dei prigionieri\u00bb e la rese la prima delle mitzvot (prescrizioni) \u2013 cio\u00e8 il primo dovere del credente \u2013 e defin\u00ec i criteri per valutare il riscatto. Secondo il testo, l\u2019importo doveva rispettare due limiti: la conservazione dell\u2019equilibrio delle forze presenti \u2013 che oggi significherebbe non rafforzare eccessivamente il nemico \u2013 e una relativa vicinanza alle somme pagate da altre comunit\u00e0, in modo da non rendere gli ebrei bersagli privilegiati.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste linee guida, sebbene volutamente vaghe, hanno posto la questione del riscatto dei prigionieri al centro dell\u2019identit\u00e0 ebraica e hanno fornito una struttura per i dibattiti delle generazioni successive<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>3 &#8211; Un contratto morale tra l\u2019esercito e i cittadini israeliani<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Oltre a questa duplice eredit\u00e0, l\u2019esercito israeliano ha stipulato in periodo contemporaneo un profondo contratto morale con la societ\u00e0. La sua stessa essenza \u00e8 legata al modello di coscrizione obbligatoria attuato nel Paese. A ogni famiglia di un giovane cittadino ebreo che presta servizio militare viene implicitamente assicurato il sostegno indefettibile di Tsahal per garantire il ritorno del proprio caro in caso di cattura, sia da vivo che da morto. I soldati sono considerati, per usare una famosa espressione, come \u00able figlie e i figli di tutti\u00bb e sono regolarmente al centro degli scambi di prigionieri con Hamas o Hezbollah.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La questione del riscatto dei prigionieri \u00e8 al centro dell\u2019identit\u00e0 ebraica<\/p><cite>ETIENNE DIGNAT<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra caratteristica di questo contratto riguarda i valori di fratellanza e solidariet\u00e0 che fanno parte del codice etico di Tsahal. I soldati israeliani sono regolarmente incoraggiati a correre rischi per aiutare i feriti o recuperare i corpi dal campo di battaglia. In questo contesto, l\u2019incapacit\u00e0 di proteggere un fratello in armi \u00e8 vista come una fonte di vergogna, a cui si aggiunge il rischio per la sicurezza, visto che la cattura potr\u00e0 essere sfruttata da gruppi armati.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>4 &#8211; Una logica di obbligo reciproco per tutta la societ\u00e0<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>In un Paese delle dimensioni di Israele, i sentimenti di unit\u00e0 e di identificazione si intensificano in risposta alla cattura di un cittadino.<\/p>\n\n\n\n<p>I media si sono abituati a concedere ai parenti una grande piattaforma mediatica, che porta l\u2019opinione pubblica a mobilitarsi regolarmente per perorare la causa degli ostaggi presso le autorit\u00e0 politiche. Questo vale ovviamente per gli ostaggi vivi, ma anche, pi\u00f9 sorprendentemente, per i loro corpi. Per le famiglie, in particolare, vedere il corpo del loro caro scomparso, anche in circostanze tragiche, \u00e8 una tappa fondamentale del lutto e del rito funebre &#8211; Tehora.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Ogni famiglia di un giovane cittadino ebreo che svolge il servizio militare ha l\u2019implicita garanzia del sostegno incondizionato di Tsahal nel garantire il ritorno del proprio caro in caso di cattura, vivo o morto<\/p><cite>ETIENNE DIGNAT<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>5 &#8211; Numerosi precedenti storici<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Dall\u2019inizio degli anni \u201970, Israele ha dovuto affrontare due fenomeni correlati, sebbene distinti: la presa in ostaggio di civili, sia in territorio israeliano che all\u2019estero, e il rapimento di soldati.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni esempi di presa di ostaggi civili sono stati particolarmente traumatici. Un esempio \u00e8 il \u00abmassacro di Ma&#8217;alot\u00bb del 15 maggio 1974, perpetrato dal Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina, dopo che un centinaio di alunni furono presi in ostaggio in una scuola di Ma&#8217;alot. Il drammatico episodio si concluse con la morte di 22 alunni e tre insegnanti. Due anni dopo, il 22 giugno 1976, un volo Air France fu dirottato da terroristi del PFLP e da complici tedeschi verso l\u2019aeroporto di Entebbe, in Uganda. I 103 passeggeri ebrei furono rapidamente separati dagli altri e minacciati di esecuzione. Un\u2019operazione di salvataggio riusc\u00ec a salvarli, ma non senza la morte di Yonatan Netanyahu, fratello maggiore dell\u2019attuale Primo Ministro, che comandava le forze speciali israeliane dispiegate per l\u2019occasione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono stati anche numerosi rapimenti di soldati dall\u2019intervento militare israeliano in Libano nel 1982. Alcuni episodi sono rimasti emblematici. Nel 1986, Ron Arad, tenente dell\u2019aviazione israeliana, scomparve dopo una missione in Libano. Catturato dalla milizia libanese Amal, fu oggetto di numerose ricerche, alimentate dai dubbi sulla sua sorte mantenuti dai suoi rapitori. Il 25 giugno 2006, Gilad Shalit, sergente dell\u2019esercito israeliano, \u00e8 stato catturato vicino alla Striscia di Gaza. Dopo cinque anni di prigionia e in seguito alle pressioni nazionali e internazionali, \u00e8 stato finalmente rilasciato nel 2011, contro 1.027 prigionieri palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">6 &#8211; Il costo crescente delle vite israeliane&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>In trent\u2019anni, lo Stato di Israele ha rilasciato quasi 7.000 prigionieri in cambio della liberazione di 19 israeliani e del recupero dei corpi di altri otto. Queste trattative hanno fissato importanti precedenti e hanno incoraggiato grandi aspettative per i rapitori.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In trent\u2019anni, lo Stato di Israele ha rilasciato quasi 7.000 prigionieri in cambio del rilascio di 19 israeliani e del recupero dei corpi di altre otto persone.<\/p><cite>ETIENNE DIGNAT<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Di fronte a quelle che sembrano essere concessioni crescenti, lo Stato ebraico ha cercato di cambiare la sua dottrina, finora senza successo. A cavallo del 2010, ha istituito la cosiddetta commissione \u00abShamgar\u00bb, che avrebbe dovuto stabilire delle linee da non superare. Sebbene queste non siano state rese pubbliche, alcune fonti parlano del desiderio di ristabilire scambi pi\u00f9 proporzionati e del rifiuto di rilasciare prigionieri vivi in cambio del rimpatrio dei corpi. Infine, Israele ha ampliato la sua gamma di azioni, coinvolgendo intermediari internazionali e utilizzando la pressione diplomatica ed economica.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>7 &#8211; L\u2019etica della fermezza e i suoi limiti<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>In contrasto con questa politica di negoziazione, una parte della societ\u00e0 israeliana difende un approccio fermo. Il cuore della loro posizione \u00e8 che lo Stato debba dare priorit\u00e0 agli interessi a nazionali a lungo termine.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre sono le argomentazioni principali. La prima \u00e8 il rifiuto di premiare i rapimenti e rendere cos\u00ec i cittadini israeliani degli obiettivi privilegiati. Il punto pi\u00f9 importante \u00e8 non mostrarsi sensibili o deboli davanti al ricatto di Hamas o Hezbollah. La seconda \u00e8 la necessit\u00e0 di non rafforzare questi gruppi nemici, n\u00e9 attraverso concessioni politiche n\u00e9 attraverso il rilascio di prigionieri. Bisogna riconoscere che in passato diversi palestinesi rilasciati in scambi di questo tipo hanno poi compiuto attacchi omicidi contro civili israeliani. La terza riguarda le tradizionali scene di giubilo al ritorno dei prigionieri palestinesi, che spesso vengono utilizzate per scopo di propaganda e reclutamento. In sostanza, i sostenitori della fermezza sostengono che la responsabilit\u00e0 di Israele nei confronti di ogni soldato non \u00e8 tale da compensare i rischi strategici.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In sostanza, i sostenitori della fermezza sostengono che la responsabilit\u00e0 di Israele nei confronti di ogni soldato non \u00e8 tale da compensare i rischi strategici.<\/p><cite>ETIENNE DIGNAT<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Tuttavia, \u00e8 fondamentale qualificare questo argomento di sicurezza. In primo luogo, molti dei prigionieri non sono combattenti esperti e vengono rilasciati a condizioni rigide, che comprendono anche delle restrizioni geografiche. In secondo luogo, i ragionamenti che stabiliscono frettolosamente una causalit\u00e0 diretta tra il rilascio di un prigioniero e l\u2019attacco che poi ha compiuto, non si interrogano a sufficienza su uno scenario controfattuale: chi potrebbe affermare che l\u2019attacco non sarebbe accaduto, ma con un altro combattente nel gruppo? Di sicuro i volontari non mancano. Infine, dopo lo scambio, l\u2019esercito israeliano ha la capacit\u00e0 di effettuare ulteriori arresti e di eseguire omicidi mirati. Sono pi\u00f9 che numerosi gli esempi di ex prigionieri eliminati mesi o anni dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso, questi dibattiti stanno permeando la societ\u00e0, dove cittadini e politici stanno prendendo posizione. La famiglia di Ron Arad, ad esempio, ha dichiarato di essere contraria a qualsiasi trattativa volta a recuperare il suo corpo in cambio di possibili concessioni. Il caso del Primo Ministro Benjamin Netanyahu illustra la difficolt\u00e0 di questa posizione critica: convinto sostenitore della fermezza, \u00e8 stato lui a concludere lo scambio che ha portato al rilascio di Gilad Shalit in cambio di 1.027 prigionieri palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>8 &#8211; Portare la fermezza all\u2019estremo: la \u00abprocedura Hannibal\u00bb<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Espressione esagerata di fermezza, l\u2019uso occasionale della \u00abprocedura Hannibal\u00bb testimonia la difficolt\u00e0 di Israele nell\u2019adottare una politica chiara sugli ostaggi e illustra alcune delle sue contraddizioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Formulata in risposta al rapimento dei soldati Yosef Finj e Rafael Alsheikh nel 1986, questa direttiva non ufficialmente riconosciuta, ma resa pubblica nel 2003 da un\u2019inchiesta giornalistica, propone un approccio radicale: in caso di cattura di un soldato, l\u2019esercito israeliano potrebbe attaccare il convoglio nemico.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono possibili due interpretazioni per spiegare questa dottrina originale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una prima interpretazione della procedura Hannibal suggerisce che si tratta di un tentativo di salvare l\u2019ostaggio creando il caos \u2013 anche se questo comporta un rischio maggiore per la vita del soldato. L\u2019obiettivo sarebbe quello di disturbare i rapitori, permettendo eventualmente all\u2019ostaggio di fuggire o all\u2019esercito israeliano di intervenire. Secondo questa interpretazione, la vita dell\u2019ostaggio viene prima di tutto: se il rischio di fargli del male \u00e8 troppo alto, l\u2019azione non deve essere intrapresa.<\/p>\n\n\n\n<p>Una seconda interpretazione, pi\u00f9 dura, sottolinea il possibile sacrificio del soldato. Questo punto di vista \u00e8 rafforzato dalle testimonianze dei soldati israeliani che affermano che preferirebbero morire piuttosto che essere usati come merce di scambio. In questa analisi, la perdita di un soldato \u00e8 preferibile alla complessit\u00e0 di negoziare il suo rilascio da vivo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In caso di cattura di un soldato, l\u2019esercito israeliano potrebbe attaccare il convoglio nemico.<\/p><cite>ETIENNE DIGNAT<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Entrambe le interpretazioni possono aver prevalso in momenti diversi. Resta il fatto che l\u2019uso pi\u00f9 recente della procedura Hannibal testimonia una grande fermezza. Il primo agosto 2014 a Rafah, nel sud di Gaza, Israele decise di bombardare il convoglio che aveva appena catturato Hadar Goldin, un giovane soldato dell\u2019IDF. Gli attacchi sono stati pesanti e numerosi e hanno causato la morte di diverse decine di palestinesi, secondo le indagini pubblicate successivamente dalle ONG. Al di l\u00e0 di queste tragedie, \u00e8 difficile immaginare come si sarebbe potuta salvare la vita dell\u2019ostaggio&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa volont\u00e0 \u2013 che sia umanitaria, per salvare un ostaggio, o strategica, per privare Hamas di un potenziale strumento di negoziazione \u2013 non pu\u00f2 in ogni caso giustificare il pesante tributo pagato dai soldati israeliani e dai civili palestinesi. Se le richieste di liberazione del nemico si rivelano sproporzionate, \u00e8 responsabilit\u00e0 dello Stato di Israele trovare un\u2019alternativa ragionevole alla negoziazione o rifiutarla del tutto. Il 1\u00b0 agosto 2014, la reazione dell\u2019IDF ha contribuito soprattutto a minare il contratto morale tra l\u2019esercito e i suoi soldati e a rafforzare la narrativa promossa da Hamas, esacerbando il senso di ingiustizia provato da molti palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>9 &#8211; Qual era l\u2019obiettivo della presa di ostaggi del 7 ottobre?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019intenzione di Hamas \u00e8 chiara: inquinare il conflitto. A differenza di altri attacchi terroristici su larga scala, come l\u201911 settembre 2001 negli Stati Uniti o il 13 novembre 2015 in Francia, il rapimento di quasi 150 cittadini israeliani inserisce l\u2019attacco del 7 ottobre 2024 in una nuova temporalit\u00e0. Prolunga, potenzialmente all\u2019infinito, la tragedia vissuta da Israele, impedendo il lutto e la ricostruzione fino a quando tutti gli ostaggi non saranno tornati a casa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, dal punto di vista negoziale, questi rapimenti pongono lo Stato ebraico in una posizione inedita e particolarmente complessa: il numero di ostaggi rende difficile fare concessioni simili a quelle fatte in passato, ossia lo scambio di diverse centinaia di persone per un cittadino israeliano, pena la liberazione di quasi tutti i prigionieri palestinesi. Hamas dovrebbe comunque giocare al massimo la sua carta, consapevole che un\u2019operazione di salvataggio con la forza, la principale alternativa al negoziato, rimane molto complessa da attuare: come si possono recuperare gli ostaggi rinchiusi in luoghi diversi in un\u2019area ostile, la pi\u00f9 densamente popolata al mondo, senza rischiare la vita di molti soldati?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il rapimento di quasi 150 cittadini israeliani inserisce l\u2019attacco del 7 ottobre 2024 in una nuova temporalit\u00e0. Prolunga, potenzialmente all\u2019infinito, la tragedia vissuta da Israele, impedendo il lutto e la ricostruzione fino a quando tutti gli ostaggi non saranno tornati a casa.&nbsp;<\/p><cite>ETIENNE DIGNAT<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Infine, da un punto di vista tattico, questo rapimento di massa complica notevolmente la risposta dell\u2019esercito israeliano. \u00c8 molto probabile che i cittadini rapiti vengano utilizzati come scudi umani, il che consentirebbe ad Hamas di proteggersi dagli attacchi aerei o di terra israeliani e di attribuire la morte degli ostaggi all\u2019azione di Tsahal. I leader di Hamas hanno anche minacciato di giustiziare un ostaggio ogni volta che un civile a Gaza viene ucciso da un attacco israeliano.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>10 &#8211; Quali sono i possibili esiti?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>\u00c8 ancora troppo presto per dirlo con certezza, ma il blocco israeliano alla Striscia \u00e8 chiaramente destinato a sfiancare Hamas e la popolazione di Gaza, per costringerli a cercare una soluzione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il blocco israeliano alla Striscia \u00e8 chiaramente destinato a sfiancare Hamas e la popolazione di Gaza, per costringerli a cercare una soluzione.<\/p><cite>ETIENNE DIGNAT<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In attesa che questa tattica dimostri la sua validit\u00e0, il risultato pi\u00f9 probabile per il momento \u00e8 che lo Stato ebraico adotti un approccio che combina l\u2019uso occasionale della forza con tentativi di negoziazione. A seconda della loro identit\u00e0, del loro stato fisico e morale e della loro posizione, gli ostaggi potrebbero essere rilasciati gradualmente, per gruppi<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, non si pu\u00f2 escludere che alcuni degli altri ostaggi possano essere persi, come \u00e8 accaduto in passato. Ne segue un lungo percorso di angoscia e di dubbi per le famiglie, che pu\u00f2 durare anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Almeno 150 persone sono state rapite dopo l\u2019attacco scatenato da Hamas il 7 ottobre. Perch\u00e9 un numero cos\u00ec impressionante? Bisogna capire che l\u2019organizzazione sfrutta la la dottrina dello Stato ebraico sugli ostaggi e i dispersi, facendone un\u2019arma. In dieci punti sintetici \u00c9tienne Dignat, autore di <em>La Ran\u00e7on de la guerre<\/em> (PUF, 2023), ci fornisce il contesto di questa guerra degli ostaggi: ci spiega cosa significa questo rapimento di massa e perch\u00e9 pone a Israele un dilemma politico e militare cruciale<\/p>\n","protected":false},"author":10633,"featured_media":12010,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"templates\/post-studies.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_trash_the_other_posts":false,"footnotes":""},"categories":[2177],"tags":[],"staff":[2188],"editorial_format":[],"serie":[],"audience":[],"geo":[2083],"class_list":["post-12097","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-israele-hamas-la-guerra-del-sukkot","staff-etienne-dignat","geo-mediterraneo"],"acf":{"open_in_webview":false,"accent":false},"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.1.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La guerra degli ostaggi: 10 punti sulla tattica di Hamas in Israele - Il Grand Continent<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/10\/12\/la-guerra-degli-ostaggi-10-punti-sulla-tattica-di-hamas-in-israele\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La guerra degli ostaggi: 10 punti sulla tattica di Hamas in Israele - Il Grand Continent\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Almeno 150 persone sono state rapite dopo l\u2019attacco scatenato da Hamas il 7 ottobre. 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