{"id":1156,"date":"2021-02-10T19:10:33","date_gmt":"2021-02-10T19:10:33","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=1156"},"modified":"2021-02-11T17:05:54","modified_gmt":"2021-02-11T17:05:54","slug":"demilitarizzazione-e-disarmo-come-politica-trasformativa-in-myanmar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/02\/10\/demilitarizzazione-e-disarmo-come-politica-trasformativa-in-myanmar\/","title":{"rendered":"(De)militarizzazione e disarmo come politica trasformativa in Myanmar"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">La (de)militarizzazione, il disarmo, e il controllo di armi e mezzi della violenza rappresentano questioni sociali ed economiche centrali rispetto agli eventi che in questi ultimi giorni (ma forse sarebbe meglio dire da almeno dieci anni) scuotono il Myanmar. Tali questioni sono centrali perch\u00e9 forniscono molteplici chiavi di lettura degli eventi legati al cosiddetto colpo di stato e la dichiarazione (incostituzionale) dello stato di emergenza, e al contempo rappresentano potenziali arene socio-economiche tramite cui scardinare e ripensare le relazioni tra societ\u00e0 e istituzioni (statali e non-statali) su basi trans-etniche ed intersezionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre per le strade di citt\u00e0 come Yangon, Mandalay e Naypyidaw assieme ai manifestanti sfilano anche veicoli blindati dell\u2019esercito e della polizia del Myanmar, non bisogna scordare quello che accade nei territori di confine. Qui, oltre a gran parte dei soldati e delle basi militari del Tatmadaw \u2013 un esercito che conta 406.000 truppe attive&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-1156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/02\/10\/demilitarizzazione-e-disarmo-come-politica-trasformativa-in-myanmar\/#easy-footnote-bottom-1-1156' title='Vedi Michael Picard, Paul Holtom, e Fiona Mangan. 2019. Trade Update 2019, Small Arms Survey, &lt;a href=&quot;http:\/\/www.smallarmssurvey.org\/fileadmin\/docs\/S-Trade-Update\/SAS-Trade-Update-2019.pdf&quot;&gt;http:\/\/www.smallarmssurvey.org\/fileadmin\/docs\/S-Trade-Update\/SAS-Trade-Update-2019.pdf&lt;\/a&gt;'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span> &#8211; sono presenti anche centinaia di milizie e formazioni paramilitari ad esso collegate (con alcune stime riportate tra 107.250 e 180.000 membri&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-2-1156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/02\/10\/demilitarizzazione-e-disarmo-come-politica-trasformativa-in-myanmar\/#easy-footnote-bottom-2-1156' title='Min Zaw Oo. 2014. Understanding Myanmar&amp;#8217;s Peace Process: Ceasefire Agreements&amp;#8217;, Catalyzing Reflection, Swiss Peace Foundation, p.33.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span>) che si vanno a sovrapporre a circa 18 organizzazioni etniche politico-armate. Oltre alle armi, alle architetture e alle comunit\u00e0 militarizzate collegate a questi attori, i territori di confine sono contaminati da mine di produzione industriale e artigianale cos\u00ec come da residuati bellici esplosivi, eredit\u00e0 di 73 anni di conflitti armati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In effetti, le dispute politiche di questi giorni, che dai media internazionali vengono soprattutto lette tramite il prisma delle contestazioni rispetto ai risultati elettorali del 2020 o quello delle dispute di potere tra Aung San Suu Kyi e il comandante in capo del Tatmadaw, Min Aung Hlaing, tendono ad offuscare le lotte di classe e per l\u2019autonomia delle minoranze etniche presenti nel paese. Un dato illumina in modo immediato questa complessit\u00e0: non solo in molti territori abitati dalle minoranze etniche &#8211; in cosiddette zone \u201cdi conflitto\u201d &#8211; la Commissione Elettorale dell\u2019Unione (CEU) aveva anticipatamente cancellato le elezioni, ma anche laddove le elezioni si erano svolte i partiti politici delle minoranze avevano preferito non protestare davanti ad alcune irregolarit\u00e0. Come un amico giornalista dallo Stato Mon ha osservato: \u201calcuni partiti etnici non erano contenti dei risultati elettorali ma sono stati buoni per questo, perch\u00e9 erano preoccupati che l\u2019esercito prendesse il potere.\u201d<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Le dispute politiche di questi giorni, che dai media internazionali vengono soprattutto lette tramite il prisma delle contestazioni rispetto ai risultati elettorali del 2020 o quello delle dispute di potere tra Aung San Suu Kyi e il comandante in capo del Tatmadaw, Min Aung Hlaing, tendono ad offuscare le lotte di classe e per l\u2019autonomia delle minoranze etniche presenti nel paese.<\/p><cite>FRANCESCO BUSCEMI<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel mezzo delle voci e delle manifestazioni di dissenso di questi giorni ce ne sono due che credo aiutino a mostrare elementi sociali e materiali dello stato di militarizzazione capitalista in cui versa il Myanmar.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La prima voce \u00e8 quella di Aye Min Thant, giornalista basata a Yangon, che ha sottolineato una sorta di discrasia tra le percezioni delle giovani generazioni urbane e quelle delle generazioni precedenti, che hanno vissuto le repressioni dei regimi militari negli anni \u201980, \u201990, e 2000. Molti tra i giovani abitanti delle zone centrali del paese e delle principali citt\u00e0 non si aspettavano che le minacce velate (o meno) dell\u2019esercito alla vigilia dell\u2019insediamento del nuovo parlamento divenissero realt\u00e0. Le precedenti generazioni invece erano ciniche e sentivano quello che sarebbe successo. Con questo non si vuole tracciare una linea fra generazioni diversamente rimosse da realt\u00e0 fattuali complesse \u2013 giovani immersi in una cultura digitale interconnessa e precedenti generazioni bloccate nel passato \u2013 ma piuttosto rilevare due aspetti della militarizzazione del Myanmar.<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, tale militarizzazione, negli anni 2000 ed in particolare dal 2011, \u00e8 andata di pari passo con un\u2019espansione capitalistica nelle frontiere ai confini con Cina e Thailandia, in particolare tramite investimenti di capitale straniero nell\u2019agricoltura intensiva e nell\u2019estrazione di risorse naturali. Questi processi, come sottolineato da Soe Lin Aung, si sono dispiegati attraverso accordi politici ed economici tra \u00e9lite \u201cdemocratiche\u201d, \u00e9lite commerciali dell\u2019esercito e, talvolta, \u00e9lite dei movimenti politico-armati delle minoranze etniche&nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-3-1156' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2021\/02\/10\/demilitarizzazione-e-disarmo-come-politica-trasformativa-in-myanmar\/#easy-footnote-bottom-3-1156' title='Soe Lin Aung. 2021. Until the End of the World. Chu\u01ceng, &lt;a href=&quot;https:\/\/chuangcn.org\/2021\/02\/until-the-end-of-the-world-notes-on-a-coup\/&quot;&gt;https:\/\/chuangcn.org\/2021\/02\/until-the-end-of-the-world-notes-on-a-coup\/&lt;\/a&gt;'><sup>3<\/sup><\/a><\/span><\/span>. Tutto questo ha portato ad una semi-democratizzazione del Myanmar fortemente connessa ad aspetti economici. Mentre l\u2019influenza economica delle alte gerarchie del Tatmadaw e le \u00e9lite ad esse collegate \u00e8 andata crescendo, le nuove generazioni hanno beneficiato di una parziale apertura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, la militarizzazione del paese non passa solo attraverso aspetti materiali e strutturali, ma naviga anche attraverso i modi di pensare e gli usi, e la diffusione della disciplina e dell\u2019autorit\u00e0, tanto quanto della paura e della violenza, come metodo di governo. Lo stupore di parte delle giovani generazioni da un lato, e l\u2019ammonimento in senso contrario da parte di quelle pi\u00f9 anziane dall\u2019altro, evidenziano sia possibili elementi alla base degli eventi dello pseudo-golpe, sia il livello di militarizzazione dello stato e di parte delle societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda voce \u00e8 quella di Tar Ho Plan \u2013 il comandante in capo del Ta\u2019ang National Liberation Army (TNLA), uno dei 18 movimenti politico-armati delle minoranze etniche che popolano i territori di confine. A fine 2019, a distanza di un anno dalle elezioni, in una risposta a tratti profetica alla domanda \u201ccome pensi che il processo di pace evolver\u00e0 nei prossimi anni?\u201d Tar Ho Plan risponde:&nbsp;\u201cPenso che il futuro del processo di pace possa evolversi in due modi. Prima di tutto, il processo di pace, se portato a compimento, potrebbe mettere in una buona luce il governo dell\u2019NLD, ma il Tatmadaw impedir\u00e0 che questo accada giocando militarmente e politicamente perch\u00e9 non vogliono che l\u2019NLD venga dipinto come l\u2019attore che \u00e8 riuscito a portare a compimento il processo di pace. In secondo luogo, dato che le elezioni del 2020 si avvicinano, il Tatmadaw sarebbe interessato a negoziare un accordo con noi (organizzazioni etniche armate) cos\u00ec da poter trarne un vantaggio politico e raggiungere pi\u00f9 potere alle elezioni. A quel punto sarebbero in grado di lavarsi il capo da tutte le atrocit\u00e0 e crimini commessi nel passato e dichiarare che hanno raggiunto la pace nel paese. Ma a quel punto, se il Tatmadaw fosse in grado di ottenere pi\u00f9 potere politico, non ci potrebbe essere alcuna modifica alla costituzione del 2008, almeno non finch\u00e8 l\u2019ex dittatore Than Shwe \u00e8 in vita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La militarizzazione del paese non passa solo attraverso aspetti materiali e strutturali, ma naviga anche attraverso i modi di pensare e gli usi, e la diffusione della disciplina e dell\u2019autorit\u00e0, tanto quanto della paura e della violenza, come metodo di governo.<\/p><cite>FRANCESCO BUSCEMI<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il commento di Tar Ho Plan mostra come la politica sia la continuazione della guerra per il Tatmadaw e come le sue logiche di governo, oltre che da elementi strutturali di tipo economico e politico, siano informate anche da logiche militari. Di questo \u00e8 espressione chiara il rilievo che da molti viene ancora dato alla figura dell\u2019ex dittatore Than Shwe. Al di l\u00e0 del personalismo e delle aspirazioni individuali di potere, il meccanismo rimane: l\u2019ordine viene dall\u2019alto ed \u00e8 il dittatore a nominare il prossimo dittatore. In tutto questo, spesso le organizzazioni sociali e politiche delle minoranze etniche non potrebbero essere pi\u00f9 alienate tanto dall\u2019NLD quanto dal Tatmadaw \u2013 senza voler con questo nascondere che alcune \u00e9lite di tali minoranze in tempi recenti hanno stretto accordi economici e politici con il \u201ccentro\u201d del Myanmar.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Collegato alle logiche e tecniche di disciplina militare del Tatmadaw c\u2019\u00e8 poi un ulteriore aspetto che Tar Ho Plan mostra: il fatto che la militarizzazione del paese \u00e8 strettamente connessa ad una sorta di <em>razionalit\u00e0 etnonazionale.<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il Tatmadaw non \u00e8 l\u2019esercito della Repubblica dell\u2019Unione del Myanmar. Il Tatmadaw \u00e8 l\u2019esercito del Myanmar (inteso come maggioranza etnica Bamar). Il Tatmadaw nacque al tramonto della Seconda guerra mondiale e all\u2019alba della riorganizzazione del governo coloniale britannico prima dell\u2019indipendenza del 4 Gennaio 1948. L\u2019esercito era espressione della necessit\u00e0 di riorganizzare in una sola forza armata diverse formazioni emerse durante il conflitto mondiale. Secondo uno schema di smobilitazione dei gruppi armati della resistenza e reclutamento individuale basato sull\u2019appartenenza etnica, il Tatmadaw venne strutturato in unit\u00e0 composte da differenti \u201cgruppi etnici\u201d presenti nell\u2019allora colonia Birmana. Nei decenni a seguire, la maggioranza Bamar tramut\u00f2 il Tatmadaw in un\u2019istituzione militare, e militarmente politicizzata, posta a difesa della nazione. Laddove \u201cnazione\u201d va inteso come la maggioranza etnica Bamar posta a difesa di uno stato-nazione basato sui principi di \u201c<em>Amyo, Batha, Thatana<\/em>\u201d, vale a dire: etnia Bamar (o Myanmar), lingua Birmana (o Myanmar-batha-ska) e religione Buddista (o Myanmar-thatana). In linea con questi tre principi, il Tatmadaw ha portato e porta avanti le sue tre cause principali: la non-disintegrazione dell\u2019Unione (vale a dire lo Stato del Myanmar); la non-disintegrazione della solidariet\u00e0 nazionale (vale a dire soprattutto solidariet\u00e0 tra la maggioranza etnica Bamar); e la perpetuazione della solidariet\u00e0 nazionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tali principi e tali cause hanno colorato di diverse sfumature i regimi civili (1948-1962) e le dittature militari (1962-1988; 1989-2011) che si sono susseguiti negli ultimi 73 anni. Sebbene con connotati diversi, sia il governo democraticamente eletto del periodo 1948-1962 che i regimi militari guidati dal Tatmadaw si sono caratterizzati anche attraverso progetti di assimilazione forzata (armata e non) delle diverse societ\u00e0 etniche e religiose presenti nei territori definiti come Myanmar. Il Tatmadaw in particolare ha sempre assunto il ruolo di difensore e garante della formazione e preservazione della nazionalit\u00e0 Bamar tanto quanto dell\u2019assimilazione di altre nazionalit\u00e0 \u201call\u2019interno\u201d del Myanmar. Un\u2019assimilazione che ha portato con s\u00e9 la militarizzazione delle aree di confine tra India, Cina, Laos, Thailandia e Myanmar, cos\u00ec come delle istituzioni statali che fino al 2011 sono state interamente e direttamente controllate dall\u2019esercito. Questa differenza tra il Tatmadaw come esercito della Repubblica dell\u2019Unione del Myanmar e il Tatmadaw come esercito del Myanmar fornisce un elemento in pi\u00f9 per comprendere quello che ha portato agli eventi del primo febbraio 2021.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il Tatmadaw non \u00e8 l\u2019esercito della Repubblica dell\u2019Unione del Myanmar. Il Tatmadaw \u00e8 l\u2019esercito del Myanmar (inteso come maggioranza etnica Bamar).<\/p><cite>francesco buscemi<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Facile da dire a posteriori, ma guardando bene, la dichiarazione illegale dello stato d\u2019emergenza non \u00e8 arrivata proprio dal nulla, come molti ricercatori ed analisti hanno fatto presente. Dal passaggio di testimone avvenuto nel 2015 tra il governo Thein Sein e quello di Aung San Suu Kyi, le istituzioni statali civili hanno posto in essere una serie di<em> escamotages <\/em>politici, amministrativi e costituzionali per ridurre l\u2019autorit\u00e0 del Tatmadaw negli apparati statali. Primi fra questi, in particolare: la presa di controllo della Commissione Elettorale dell\u2019Unione (CEU); il ruolo del presidente dell\u2019Unione all\u2019interno del Consiglio per la Difesa e Sicurezza Nazionale (CDSN) nella nomina del comandante in capo dell\u2019esercito; e il passaggio del dipartimento di amministrazione generale da braccio burocratico del regime militare a prerogativa del governo civile (GAD).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non di minor rilievo, una serie di tessere erano state mosse nel contesto dei conflitti armati nelle zone transfrontaliere. Negli ultimi mesi del 2020 il Tatmadaw si era adoperato per raggiungere una sorta di tacita tregua con l\u2019organizzazione etnica armata dell\u2019<em>Arakan Army<\/em> nello stato Rakhine. Allo stesso tempo l\u2019esercito si era mostrato proattivo nell\u2019ingaggiare trattative con altre organizzazioni nel nord-est del paese, tra le zone del Kachin e lo Stato Shan del nord, marginalizzando il ruolo dell\u2019organo governativo deputato alle negoziazioni di cessate il fuoco e accordi di pace. Questi territori di confine, entro il 2023, dovrebbero vedere realizzarsi una serie di infrastrutture ferroviarie e stradali che essenzialmente connetteranno lo Yunnan Cinese con la baia del Bengala. Nelle zone a sud-est invece, al confine con la Thailandia, negli stessi mesi si registravano movimenti di truppe, scontri armati e un generale innalzarsi della tensione. Inoltre, a fine gennaio una visita del ministro della difesa russo Shoigu aveva chiuso una serie di contratti per la fornitura di sistemi missilistici, droni e radar. Questi contratti vanno visti come parte di un lungo processo di differenziazione delle fonti di acquisizione di armamenti convenzionali che il Tatmadaw ha iniziato negli anni \u201990, al fine di ridurre la sua dipendenza dalla Cina. In questo senso, l\u2019esercito \u00e8 divenuto invece autosufficiente in ambito di armi leggere e di piccolo calibro, le quali vengono prodotte tramite il Direttorato delle Industrie di Difesa (DDI) posto direttamente sotto il controllo del Tatmadaw.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019affronto arrecato dalla CEU nel negare audizione alle richieste di accertamenti avanzate dal partito collegato all\u2019esercito (lo Union Solidarity and Development Party) e nel rifiutarsi di consegnare copia delle liste di voto e dei risultati elettorali \u2013 atto peraltro costituzionalmente legittimo, dato che le richieste pervenivano dagli organi militari \u2013 ha rappresentato, agli occhi del Tatmadaw, l\u2019esempio di una minaccia alla propria autorit\u00e0. Lo pseudo-colpo di stato e la dichiarazione dello stato d\u2019emergenza sono difficilmente comprensibili da un punto di vista meramente razionale. Infatti, la costituzione varata dal regime militare stesso nel 2008 gli garantisce il privilegio di restare al comando dello stato mentre osserva le istituzioni civili assumersi gli oneri di governo. Tuttavia, il Tatmadaw \u00e8 da intendersi prima di tutto come un esercito che si sente investito della missione di preservare e realizzare la nazione Bamar e l\u2019assimilazione delle societ\u00e0 multi-etniche nello Stato del Myanmar. Le minacce e i nemici possono essere molteplici, dalle ingerenze occidentali all\u2019influenza cinese, ma certamente i pi\u00f9 immediati sono gi\u00e0 in casa: il governo civile, le organizzazioni etniche armate e quelle della societ\u00e0 civile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Il Tatmadaw \u00e8 prima di tutto un esercito che si sente investito della missione di preservare e realizzare la nazione Bamar e l\u2019assimilazione delle societ\u00e0 multi-etniche nello Stato del Myanmar. Le minacce e i nemici possono essere molteplici, dalle ingerenze occidentali all\u2019influenza cinese, ma certamente i pi\u00f9 immediati sono gi\u00e0 in casa: il governo civile, le organizzazioni etniche armate e quelle della societ\u00e0 civile.&nbsp;<\/p><cite>francesco buscemi<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Gli eventi degli ultimi cinque anni di mandato semi-democratico in certa misura hanno rappresentato dei potenziali affronti al ruolo del Tatmadaw. Da un lato un lento, ma reale, ridursi dell\u2019autorit\u00e0 dell\u2019esercito in alcuni ambiti di governo e istituzioni statali a favore della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), la quale rappresenta di fatto l\u2019altra forza politica espressione della maggioranza etnica Bamar, seppur democratica. Dall\u2019altro una sorta di minaccia rivolta al futuro: ovvero il consolidarsi di generazioni future che nell\u2019ultima decade e in particolare negli ultimi cinque anni hanno sviluppato e proposto lenti diverse per interpretare la realt\u00e0 politica, economica e sociale del paese. Generazioni che, soprattutto tramite lo sviluppo di forme di associazionismo, attivismo politico, e organizzazioni della societ\u00e0 civile sviluppatesi in contesti transfrontalieri e trans-etnici, hanno cominciato a costituire delle piattaforme socio-politiche che vanno oltre i binari ideologici della democratizzazione e del militarismo politico a stampo Bamar-centrico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La \u201cMyanmarizzazione\u201d e l\u2019assimilazione forzata tramite militarizzazione comportano non solo il monopolio da parte del Tatmadaw della produzione di armi; l\u2019industrializzazione geograficamente sbilanciata tra centri e periferie statali; l\u2019espropriazione forzata di terreni per la costruzione di basi militari che spesso includono pi\u00f9 terreno per attivit\u00e0 commerciali che per caserme e zone addestramento; la contaminazione da mine antiuomo; la formazione di milizie locali, integrate direttamente o indirettamente nel Tatmadaw. L\u2019assimilazione forzata tramite militarizzazione comporta anche il reagire ad un insulto o lesione dell\u2019autorit\u00e0 tramite la disciplina militare, piuttosto che attraverso strumenti costituzionali. Non ha unicamente a che fare con un puro esercizio coercitivo ed impositivo del potere, ma anche con il diffondersi di razionalit\u00e0, logiche, e tecniche di disciplina militare nei rapporti socio-politici.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>L\u2019assimilazione forzata tramite militarizzazione comporta il reagire ad un insulto o lesione dell\u2019autorit\u00e0 tramite la disciplina militare, piuttosto che attraverso strumenti costituzionali. Non ha unicamente a che fare con un puro esercizio coercitivo ed impositivo del potere, ma anche con il diffondersi di razionalit\u00e0, logiche, e tecniche di disciplina militare nei rapporti socio-politici.<\/p><cite>francesco buscemi<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Guardando allo pseudo-golpe, alla dichiarazione dello stato di emergenza e alle manifestazioni di dissenso dai territori di confine, si pu\u00f2 vedere come la demilitarizzazione, il disarmo e il controllo di armi e mezzi della violenza, ora pi\u00f9 che mai, costituiscano un\u2019arena sociale e politica dal forte potere trasformativo. Questioni legate alla mancanza di scrutinio pubblico sull\u2019allocazione di risorse statali, alla produzione di armamenti e al suo monopolio da parte del Tatmadaw sono spesso state centrali rispetto ai conflitti armati che coinvolgono i movimenti per l\u2019autonomia e l\u2019autodeterminazione delle minoranze etniche. <\/p>\n\n\n\n<p>Il 7 febbraio, il controverso programma dell\u2019Unione Europea (UE) \u201cMypol\u201d, tramite il quale un consorzio di agenzie di cooperazione e ONG portava avanti attivit\u00e0 di addestramento e fornitura di equipaggiamento alle forze di polizia del Myanmar, \u00e8 stato interrotto a seguito della presa di potere da parte del Tatmadaw. Tale interruzione, a fronte delle manifestazioni pacifiche di questi giorni nelle citt\u00e0 principali del Myanmar, da un lato conferma percezioni diffuse tra le minoranze etniche riguardo ad un certo differenziale di importanza mediatica e diplomatica tra quanto succede nelle zone transfrontaliere e quanto invece investe il centro del paese, soprattutto nella figura di Aung San Suu Kyi e dell\u2019NLD. Dall\u2019altro, ricorda il potenziale trasformativo insito in azioni di disarmo e demilitarizzazione che sono in grado di fornire una base trans-etnica e di democrazia orizzontale al dissenso politico (ed economico) nei confronti del regime militare. Demilitarizzazione e disarmo possono rappresentare un campo di lotta e strategie politiche per de-etnicizzare la politica e l\u2019economia del Myanmar.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La (de)militarizzazione, il disarmo, e il controllo di armi e mezzi della violenza rappresentano questioni sociali ed economiche centrali rispetto agli eventi che scuotono il Myanmar. 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