{"id":10249,"date":"2023-08-30T15:12:11","date_gmt":"2023-08-30T14:12:11","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=10249"},"modified":"2023-09-27T10:14:22","modified_gmt":"2023-09-27T09:14:22","slug":"byd-e-catl-al-cuore-dei-prometei-cinesi-dellelettricita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/08\/30\/byd-e-catl-al-cuore-dei-prometei-cinesi-dellelettricita\/","title":{"rendered":"BYD e CATL: al cuore dei Prometei cinesi dell\u2019elettricit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>I padri fondatori del sogno elettrico cinese<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-drop-cap\">Quando Xi Jinping prese il potere nel 2012, tenne un famoso discorso presso il Museo Nazionale di Pechino dove esortava la nazione a rispecchiarsi nelle grandi scoperte del passato (dalla carta, alla polvere da sparo, passando per la bussola) e a riscoprire l\u2019idea che i cinesi potessero ancora essere pensatori originali e imprenditori innovativi.<\/p>\n\n\n\n<p>Seppur sia opinione diffusa che il governo centrale abbia svolto, e continui a svolgere, un ruolo chiave nella direzione industriale e tecno-scientifica della Cina recente, molti dei suoi successi si devono ad un ristretto e mirabile gruppo di imprenditori. E non \u00e8 infatti un caso che l\u2019ascesa di alcuni di questi personaggi sia passata attraverso lo studio e l\u2019approfondimento della metallurgia e della chimica. \u00c8 stato in particolare un uomo originario di Anhui che ha intravisto il grande potenziale della Cina nell\u2019era dei metalli rari: Wang Chuanfu.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>[<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/03\/21\/10-points-sur-les-metaux-strategiques\/\">Per approfondire: 10 punti sui metalli rari<\/a>]<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nato nel 1966 in piccolo villaggio di allevatori in una delle province pi\u00f9 povere della Cina maoista, Wang rimase orfano di entrambi i genitori in adolescenza, crescendo insieme a suo fratello e sorella maggiori. Le difficolt\u00e0 economiche lo obbligarono inizialmente a tralasciare gli studi liceali, per dedicarsi al lavoro. Solo grazie all\u2019insistenza della sorella e del fratello, e ai soldi da loro risparmiati, riusc\u00ec a prepararsi per l\u2019ammissione, nel 1983, e a permettersi di frequentare i corsi del Central South Institute of Mining and Metallurgy all\u2019et\u00e0 di 17 anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver ottenuto la laurea nel 1987, a Wang fu raccomandato di proseguire i suoi studi post-laurea presso il General Institute of Nonferrous Metals, un istituto di ricerca statale con sede a Pechino, dove inizi\u00f2 a lavorare come chimico metallurgico sulle batterie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si trattava di una tecnologia dalla storia travagliata. I primi finanziamenti alla ricerca di base fluirono, quasi paradossalmente, alla divisione di ricerca di Exxon Mobil nella met\u00e0 degli anni \u201970, che inizi\u00f2 ad immaginare l<em>\u2019<\/em>energia alternativa in seguito agli shock petroliferi.&nbsp; Venne poi perfezionata da tre scienziati che nel 2019 hanno ricevuto il Premio Nobel per la Chimica per aver contribuito, in fasi e contributi diversi, all\u2019invenzione della batteria gli ioni di litio: gli americani Stanley Whittingham e John Goodenough e il giapponese Akiro Yoshino. A portare sul mercato le batterie al litio ci avrebbe pensato Sony nel 1991, dando avvio ad una vera e propria \u201crivoluzione wireless\u201d per l\u2019elettronica globale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Al tempo una singola batteria ricaricabile costava migliaia di yuan in Cina, con le attivit\u00e0 produttive monopolizzate dal Giappone<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Solo due anni pi\u00f9 tardi, dopo aver pubblicato paper originali sulla chimica delle batterie al litio, Wang divenne direttore generale dell\u2019istituto. Nel 2003, in un\u2019intervista su <em>Business Week<\/em>, ricordava come il suo obiettivo sin da ragazzo era stato \u00abquello di diventare un ottimo ingegnere\u00bb spinto dalla passione \u00abdi costruire migliori batterie per i prodotti elettronici\u00bb. Quello che all\u2019istituto statale mancava, tuttavia, erano le risorse per i suoi progetti ambiziosi: \u00abEra difficile fare qualsiasi cosa\u00bb. Al tempo una singola batteria ricaricabile costava migliaia di yuan in Cina, con le attivit\u00e0 produttive monopolizzate dal Giappone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La crescita del mercato era dirompente. I primi telefoni mobili, le videocamere, il Sony walkman: tutto era basato su piccole batterie al litio che ne consentivano un utilizzo ubiquo. Erano le opportunit\u00e0 dell\u2019elettronica di consumo: costi fissi bassi, alti margini di profitto. E fu in questo contesto che Wang vide uno spiraglio e decise di lasciare la sua posizione all\u2019istituto. Nel febbraio 1995, a soli 29 anni, ottenne un prestito da 3 milioni di yuan per comprare e gestire un vecchio capannone a Shenzhen \u2013 la prima Zona Economica Speciale concepita nel paese per sperimentare il capitalismo e aprirsi ai mercati internazionali. Sarebbe diventato il primo stabilimento della sua creatura, BYD (<em>Build Your Dreams<\/em>), fondata insieme al cugino Lu Xiangyang.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli inizi furono umili, ed epici. Wang dormiva tre, quattro ore al giorno nello stabilimento insieme a decine di lavoratori. Quegli operai, poco specializzati, che avrebbero costituito il suo primo punto di forza. Nella seconda met\u00e0 degli anni \u201990, Shenzhen era un hub manifatturiero globale, attirando i lavoratori dalle campagne nelle nuove linee di produzione delle multinazionali dell\u2019elettronica: computer, telefoni, strumenti da lavoro, giocattoli. Tutti dispositivi a cui serviva una batteria. Tecnologia sui cui Wang inizi\u00f2 a studiare per catturarne i segreti dei brevetti giapponesi e coreani, addirittura comprando le batterie per analizzarle con i suoi colleghi e tentare il cosiddetto <em>reverse-engineering<\/em>. Smontandole pezzo per pezzo, il fondatore di BYD cercava il segreto per renderle pi\u00f9 efficienti e produrle a buon mercato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p> Smontandole pezzo per pezzo, il fondatore di BYD cercava il segreto per renderle pi\u00f9 efficienti e produrle a buon mercato<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Il primo ingrediente fu rimpiazzare le linee di produzione robotizzate giapponesi con i lavoratori a basso costo di Shenzhen. Una catena di assemblaggio lunga 60 metri di BYD, agli esordi, dipendeva dal lavoro organizzato di 40\/50 operai, limitando il controllo di umidit\u00e0 e temperatura \u2013 cruciali per i materiali catodici \u2013 a pochi step della catena. Cos\u00ec Wang riusc\u00ec a ridurre i costi. Le batterie di BYD si vendevano a $3 per cella, rispetto agli $8 di quelle giapponesi. Il secondo passo era concepire una batteria migliore. All\u2019inizio Wang e i colleghi si limitarono a riproporre batterie simili a quelle sviluppate dai concorrenti, a prezzi naturalmente pi\u00f9 bassi. Il gruppo realizzava batterie ricaricabili NiCd (nichel-cadmio), NiMH (nichel-metallo-idruro) e Li-ion (LFP, litio-ferro-fosfato). Poi Wang riusc\u00ec a fare di pi\u00f9, sviluppando una batteria con performance superiori a quelle giapponesi: 3000 cicli di ricarica, ma ad un terzo del prezzo dei concorrenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000009-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1706\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000009-scaled-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000009-scaled-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000009-scaled-1340x893.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000009-scaled-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Produzione di celle fotovoltaiche nel laboratorio di produzione di una societ\u00e0 energetica a Hefei, nella provincia di Anhui.\r\n(Cina orientale), il 27 gennaio 2022. \u00a9 Costfoto\/Sipa USA<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Decise di integrare verticalmente il business, proponendo ai grandi produttori di cellulari di assemblare direttamente la batteria prodotta nei loro dispositivi. Fu cos\u00ec che BYD inizi\u00f2 ad ingraziarsi il mercato, strappando i primi contratti di fornitura con i colossi dell\u2019elettronica tra cui Ericsson, Philips, Motorola. Nel 2002, l\u2019azienda contava 17.000 lavoratori e produceva 2 milioni di batterie al giorno. Era anche l\u2019anno della quotazione alla borsa di Hong Kong. Wang era idolatrato in Cina come il \u201cre delle batterie\u201d e un anno pi\u00f9 tardi il suo sogno poteva dirsi realizzato: BYD era diventata una delle pi\u00f9 grandi aziende produttrici di batterie per l\u2019elettronica a livello mondiale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Wang era idolatrato in Cina come il \u201cre delle batterie\u201d e un anno pi\u00f9 tardi il suo sogno poteva dirsi realizzato: BYD era diventata una delle pi\u00f9 grandi aziende produttrici di batterie per l\u2019elettronica a livello mondiale<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Non gli bastava. Voleva espandersi, crescere in nuovi e promettenti mercati, applicando il pragmatismo cinese nella lettura dei mercati e dell\u2019evoluzione dei \u201csogni\u201d. Perci\u00f2, nel 2003 BYD acquis\u00ec la decadente Tsinchuan Automobile Company, azienda a controllo statale. L\u2019obiettivo era chiaro: entrare nel mercato automobilistico. Wang non avrebbe, tuttavia, dismesso o fermato l\u2019espansione delle attivit\u00e0 manifatturiere nel comparto elettronica. Nel 2003 ci fu un tonfo nelle quotazioni dell\u2019azienda, ma Wang non si fece scoraggiare. Anzi, mise le mani pure su Qinchuan Automobile (ribattezzata Byd Automobile), compr\u00f2 una fabbrica a Pechino e allest\u00ec un reparto di ricerca e sviluppo per automobile a Shanghai. I primi modelli di BYD erano auto convenzionali, con il motore a combustione interna. Ma a conferma della bont\u00e0 e lungimiranza della visione di Wang, nel 2009 Warren Buffet decise di investire 250 milioni di dollari per il 10% delle sue azioni. Cosa aveva spinto uno dei pi\u00f9 grandi investitori della storia a scommettere su BYD? Le batterie, su cui ormai l\u2019azienda aveva un expertise consolidata, era la tecnologia chiave e dunque serviva mantenere una base industriale focalizzata su di essa. Intanto, Wang era diventato l\u2019uomo pi\u00f9 ricco della Cina, con 35 miliardi di dollari di patrimonio. Nonostante il suo successo, continu\u00f2 a vivere a lungo in un quartiere residenziale a Shenzhen. Ma il debito con la sorella e il fratello era stato saldato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em>\u00abQuando arriva un tifone, anche i maiali volano\u00bb<\/em><\/h2>\n\n\n\n<p>Zeng Yuqun ha pronunciato questa frase all\u2019inizio del 2017, durante un discorso ai dipendenti della sua azienda. Cosa fa Zeng? E che cosa voleva dire? Per rispondere a queste domande, facciamo un passo indietro. Fino al 1989.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In quel tornante storico, l\u2019allora semisconosciuto Zeng raggiunse Dongguan, nella provincia del Guangdong, nella Cina meridionale. Al pari della vicina Hong Kong, anche quella citt\u00e0 costiera stava iniziando a respirare l\u2019aria dell\u2019apertura ai mercati globali, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2019\/06\/27\/de-1989-a-2019-les-evolutions-de-la-doctrine-chinoise-de-maintien-de-lordre-depuis-tiananmen\/\">nonostante la durissima repressione di piazza Tienanmen<\/a>. L\u2019ex colonia britannica aveva infatti assicurato a Zeng il suo primo impiego nel privato, nella SAE Magnetic, azienda che produceva testine per gli hard disk dei computer. La filiera dell\u2019elettronica si stava velocemente riposizionando tra Taiwan e Cina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nato nel 1968 vicino a Ningde \u2013 citt\u00e0 in cui Xi Jinping era stato segretario di Partito dal 1988 al 1990 \u2013 durante la Rivoluzione Culturale da una famiglia di agricoltori, Zeng abbandon\u00f2 a soli 17 anni il piccolo villaggio per iscriversi all\u2019Universit\u00e0 Jiao Tong di Shanghai alla facolt\u00e0 d\u2019ingegneria. Ottenne il PhD in fisica della materia condensata presso l\u2019Accademia Cinese delle Scienze a Pechino. Fin da subito il giovane scienziato scopr\u00ec di sentirsi troppo intraprendente per una carriera stabile e confortevole in una compagnia statale nel Fujian: dopo dieci anni alla SAE \u2013 nel frattempo acquisita dalla TDK, gigante giapponese dell\u2019elettronica \u2013 Zeng aveva coltivato numerosi contatti nel settore. Aveva conosciuto T. H Chen, chimico e fisico taiwanese con un PhD conseguito a Berkeley, con cui inizi\u00f2 ad approfondire il settore delle batterie elettriche. Ma fu Liang Shaokang, amministratore delegato di SAE, a convincerlo a fondare una sua azienda. Nel 1999, Zeng accett\u00f2 la sfida, con la nascita di ATL, con Chen nel ruolo di <em>CEO<\/em>. La sede sarebbe stata proprio a Ningde.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>&nbsp;Solo nel 2001, la ATL aveva prodotto un milione di batterie, utilizzate nelle cuffie Bluetooth e nei lettori portatili<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Al pari di BYD, l\u2019azienda di Zeng e Chen inizi\u00f2 puntando a produrre batterie per l\u2019elettronica mobile proprio in un contesto di rapida crescita del settore. Nel 2002, il 95% dei telefoni cellulari utilizzava batterie agli ioni di litio. Senza una tecnologia proprietaria, e dopo aver fallito la fabbricazione di batterie a partire da una licenza concessa dai Bell Labs, Zeng e i suoi collaboratori riuscirono a perfezionare la batteria ai polimeri di litio: ATL riusciva a produrla a costi dimezzati e in un modello pi\u00f9 flessibile a seconda del dispositivo finale di utilizzo. Solo nel 2001, la ATL aveva prodotto un milione di batterie, utilizzate nelle cuffie Bluetooth e nei lettori portatili. Una crescita che avrebbe attirato l\u2019attenzione del mercato internazionale: nel 2003, il <em>private equity <\/em>Carlyle Group, con sede negli Stati Uniti, aveva investito 30 milioni di dollari; nel 2004, ATL entr\u00f2 tra i fornitori di Apple per l\u2019iPod, mentre le rivali BYD e Sony rifornivano rispettivamente Nokia e Motorola. Sembrava la classica storia: tecnologia straniera, investimenti esteri e un\u2019azienda cinese con buona manovalanza ed economia di scala. Forse anche per timore che potesse crescere troppo, nel 2005 la giapponese TDK decise di rilevare ATL per 100 milioni di dollari. Allora il Giappone contava per poco meno del 90% della produzione mondiale di batterie. Per Zeng, poteva essere il momento di godersi il successo, scalando le gerarchie aziendali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/eZKMt\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Ma l\u2019elettronica non era l\u2019unico futuro possibile per ATL e le sue batterie al litio, che gi\u00e0 vantavano una densit\u00e0 d\u2019energia 10-20 volte maggiore rispetto alle pi\u00f9 tradizionali. Nel 2010, Zeng incontra Herbert Diess, all\u2019epoca responsabile della <em>supply chain<\/em> di BMW. Secondo le ricostruzioni Diess, poi divenuto CEO di Volkswagen (incarico che ha lasciato nel 2022, ora \u00e8 presidente di Infineon) aveva provato a convincere il manager di ATL a costruire batterie per le auto. Era, forse, il tentativo di assicurarsi un fornitore per il futuro elettrico dell\u2019auto tedesca. A quanto pare, Zeng inizialmente rifiut\u00f2, adducendo l\u2019impossibilit\u00e0 di fabbricare batterie cos\u00ec grandi. Si tratt\u00f2 di un bluff? Davvero un imprenditore della sua tenacia, forte di conoscenze tecniche e chimiche decennali nel settore, si sarebbe arreso cos\u00ec facilmente? Probabilmente si trattava solo dell\u2019interlocutore giusto nel momento sbagliato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel 2004, ATL entr\u00f2 tra i fornitori di Apple per l\u2019iPod, mentre le rivali BYD e Sony rifornivano rispettivamente Nokia e Motorola<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Zeng, infatti, aveva intuito che il governo cinese, forte dell\u2019integrazione che BYD e ATL si erano garantite sulle filiere globali dell\u2019elettronica e del vantaggio tecnologico sulle batterie, era seriamente intenzionato a scommettere su un segmento in cui la Cina scontava un ritardo storico: quello automobilistico. Ed \u00e8 qui che i destini di Zeng e del Partito Comunista si incrociano, in una congiuntura favorevole per assicurare alla Cina sviluppo e sicurezza. Come? Attraverso i <em>new energy vehicle<\/em>, categoria con cui Pechino individua i veicoli elettrici ed ibridi. Ma sono soprattutto i primi a solleticare le ambizioni della classe dirigente cinese, gi\u00e0 individuate nel \u201cprogramma 863\u201d del 1986 come alta tecnologia su cui puntare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"\"\n        data-pswp-height=\"\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Produzione di celle fotovoltaiche nel laboratorio di produzione di una societ\u00e0 energetica a Hefei, nella provincia di Anhui.\r\n(Cina orientale), il 27 gennaio 2022. \u00a9 Costfoto\/Sipa USA<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Nel 2011, Zeng ha guidato un gruppo di investitori cinesi, con il supporto del governo, ad acquisire una quota dell\u201985% dell&#8217;attivit\u00e0 di TDK nel settore delle batterie per veicoli elettrici, scorporandola e denominandola CATL. Il nome cinese significa \u201cl\u2019et\u00e0 di Ningde\u201d, citt\u00e0 in cui ha sede proprio il suo quartier generale. Uno dei primi accordi sarebbe stato proprio con BMW Brilliance, <em>joint venture<\/em> della casa tedesca in Cina, con la quale la neonata creatura di Zeng avrebbe perfezionato il suo ingresso industriale e manageriale nel settore automobilistico. Fu una rampa di lancio fondamentale, grazie anche alla sapiente gestione di Bob Galyen \u2013 americano con esperienza decennale nel settore delle batterie \u2013 che Zeng aveva chiamato nel ruolo di <em>chief technology officer<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Diess potrebbe pure aver ispirato Robin Zeng a entrare nel mercato dei veicoli elettrici, ma nel corso degli anni il chimico si \u00e8 guadagnato una propria reputazione. Dapprima costruendo un\u2019azienda competitiva a livello globale nel settore delle batterie, e poi capace di sfruttare l\u2019ecosistema cinese, che ne ha fatto l\u2019asset chiave per rispondere ad un duplice obiettivo: rendere la Cina paese leader nella nuova economia delle energie pulite e allo stesso tempo un paese meno afflitto da inquinamento e vulnerabile alle importazioni di petrolio. Zeng lo avrebbe fatto contando sulle spalle generose dello Stato cinese per creare la domanda di veicoli elettrici. Spalle imponenti \u2013 forse troppo anche per una personalit\u00e0 riservata come Zeng, che con CATL ha suscitato \u00absoddisfazione e preoccupazione\u00bb in Xi Jinping \u2013 che oggi, riprendendo la frase del 2017 e che si riferiva alla necessit\u00e0 di CATL di confrontarsi con i competitor senza il \u201ctifone\u201d, sono meno ingombranti. Dopo la decisione di sospendere, all\u2019inizio del 2023, i sussidi al consumo per gli EV.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Come ha fatto la Cina a insidiare l\u2019industria automobilistica tedesca in soli cinque anni?<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Robin e Wang restano due eroi, imprenditori della sostenibilit\u00e0, su cui la Cina scommette, che hanno conciliato \u201cinnovazione\u201d e \u201cambiente\u201d (<em>shengtai<\/em>). Nell\u2019industria automobilistica cinese queste due parole trovano la perfetta declinazione: da una parte, la richiesta di auto in Cina, con il <em>boom <\/em>economico degli ultimi trent\u2019anni; dall\u2019altra, l\u2019evidente ritardo industriale con l\u2019Occidente, oltre alla dipendenza cronica dal Medio Oriente per il petrolio. Le batterie sono la sintesi perfetta: per risolvere i problemi ambientali, attraverso lo stoccaggio di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili; per rimpiazzare la flotta di auto circolante. Con una terza parola, \u91d1\u5c5e\u5236\u54c1: metallo. Perch\u00e9, per citare \u201cDune\u201d, \u00e8 controllando la \u201cspezia\u201d che inizia il dominio dell\u2019universo delle batterie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La strategia cinese e la trappola per la Germania<\/h2>\n\n\n\n<p>All\u2019Auto Show di Shanghai del 2023, per la prima volta le auto tedesche come la Volkswagen ID.7 e la Mercedes EQS stavano in secondo piano rispetto alle vere star: le innovative auto elettriche presentate da brand cinesi, come la sorprendente Yangwand di BYD, la NIO ET7 con la sua batteria interscambiabile e l\u2019accessibile Seagull di BYD, da soli 11.000 dollari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa predominanza di auto cinesi \u00e8 abbastanza sorprendente, considerando che solo cinque anni fa i produttori di auto tedeschi dominavano indiscussi il mercato cinese e quello globale. Le compagnie cinesi erano conosciute solo per i loro brand <em>low-cost<\/em>. Ma ora, nel giro di pochi anni, la Cina sembrerebbe aver sorpassato la formidabile industria automobilistica tedesca, diventando il secondo paese per esportazioni di auto nel 2022 dietro al Giappone. I giornalisti di prestigiose testate internazionali, come il Financial Times, hanno alzato un grido unanime: grazie alla rivoluzione elettrica e al miracolo delle batterie, la Cina stava battendo la Germania sul suo terreno &nbsp;<span class='whitespace-nowrap'><span id='easy-footnote-1-10249' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/08\/30\/byd-e-catl-al-cuore-dei-prometei-cinesi-dellelettricita\/#easy-footnote-bottom-1-10249' title='\u201cForeign carmakers confront \u2018moment of truth\u2019 in China\u201d, &lt;em&gt;Financial Times&lt;\/em&gt;, 21 avril 2023.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span><\/span>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La velocit\u00e0 di questa rivoluzione \u00e8 sorprendente. Pochissimo tempo fa, il mercato cinese dell\u2019auto era dominato dai produttori tedeschi come Volkswagen, BMW e Mercedes. Per esempio, nel 2020 i brand stranieri controllavano quasi il 64% del mercato cinese, con Volkswagen che godeva di 1\/3 del mercato. Ma il lato nascosto di questo dominio tedesco in Cina era che i produttori tedeschi erano sempre pi\u00f9 esposti e dipendenti dalla Cina per i loro profitti. Per esempio, nel 2020 sempre Volkswagen ha dichiarato che circa il 40% dei profitti dell\u2019azienda provenivano dal mercato cinese. Ora, solo tre anni pi\u00f9 tardi, alcuni esperti dell\u2019industria temono che Volkswagen potrebbe non avere proprio un futuro commerciale in Cina. Mentre la storica casa tedesca continua a dominare il segmento dei veicoli a combustione (ICE), il mercato cinese ha iniziato ad adottare gli EV ad una scala e rapidit\u00e0 senza precedenti: dal 5% del 2018 al 26% di oggi per le vendite di EV sul totale. Il problema \u00e8 che i produttori tedeschi hanno contato solo per il 2.7% delle vendite di EV nel mercato cinese. I consumatori cinesi ora comprano le loro auto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, non \u00e8 sorprendente che BYD abbia di recente sorpassato proprio Volkswagen come principale brand per auto vendute in Cina. Inoltre, se guardiamo alla <em>Top 10<\/em> delle auto elettriche vendute in Cina nel 2022, c\u2019era solo un\u2019azienda straniera competitiva: Tesla. Questo cambiamento di mercato \u00e8 gi\u00e0 fotografato nella valutazione borsistica di queste compagnie: guardando alla classifica delle principali aziende automobilistiche (per valore) cinque anni fa, i brand tedeschi (Volkswagen, BMW e Mercedes), insieme alla giapponese Toyota, dominavano la scena. Invece, oggi BYD \u00e8 valutata di pi\u00f9 rispetto alle principali aziende tedesche. Queste valutazioni sono probabilmente un riflesso di un dato di fatto per il mercato: i produttori di auto cinesi, come BYD, sono destinati a scalare e dominare il mercato cinese e presto potrebbero insediare il secondo mercato EV del pianeta, l\u2019Europa, il giardino di casa tedesco.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come ha fatto la Cina a insidiare l\u2019industria automobilistica tedesca in soli cinque anni? Si sono tutti addormentati? Per capirlo, dobbiamo comprendere quando, come e perch\u00e9 le batterie per i veicoli elettrici siano diventate un punto centrale nella <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2019\/06\/20\/letat-du-parti-2\/\">pianificazione tecno-industriale del Partito Comunista<\/a>. In questo caso, il \u201csocialismo con caratteristiche cinesi\u201d ha saputo aprire il mercato nazionale ai mercati globali, pur mantenendo il controllo del governo centrale sulle sue aziende di punta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>I produttori di auto cinesi, come BYD, sono destinati a scalare e dominare il mercato cinese e presto potrebbero insediare il secondo mercato EV del pianeta, l\u2019Europa, il giardino di casa tedesco<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Partiamo da un presupposto: sorpassare, o quantomeno provare a insidiare, il dominio tedesco nel mercato automobilistico era considerato fortemente improbabile per la Cina per alcune ragioni. In un mercato competitivo ideale, a un paese come la Cina sarebbe stato possibile l\u2019ingresso fino a quando le forze del mercato lo avrebbero concesso o reso possibile. E infatti, per anni, mentre le politiche di liberalizzazione della Cina avevano consentito alle sue industrie di competere in molti settori, non \u00e8 avvenuto con altrettanto successo nell\u2019industria automobilistica globale. Per lungo tempo i leader politici cinesi avevano tentato, senza successo, di creare un campione automobilistico che potesse replicare (e rivaleggiare) Volkswagen in Germania, Toyota in Giappone e General Motors negli Stati Uniti. La ragione principale di questo fallimento \u00e8 da ritrovarsi in due imperfezioni del mercato automotive che hanno protetto gli <em>incumbent<\/em>s dai <em>newcomers<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, il <em>learning-by-doing<\/em> nell\u2019industria automotive: proprio perch\u00e9 i tedeschi hanno prima inventato, e poi perfezionato, il motore a combustione interna (elemento al centro dei veicoli convenzionali) attraverso anni e anni di ricerca e sviluppo, implementazioni tecniche e dominio commerciale, chiunque avrebbe impiegato anni, decenni per sfidarli, trovandosi sempre a inseguire. In secondo luogo, l\u2019economia di scala:<strong> <\/strong>aumentando esponenzialmente la produzione di veicoli, le aziende riescono a venderle a prezzi inferiori. E questo conta moltissimo soprattutto nell\u2019industria delle auto in generale, perch\u00e9 ci sono costi fissi molto elevati (R&amp;D, materie prime). Per capire il grado di consapevolezza cinese rispetto a questo ritardo, \u00e8 utile ricordare le parole che il fondatore di WM Motor (azienda fondata nel 2015), Freeman Shen, rilasci\u00f2 a The Economist nel 2020 in riferimento all\u2019industria dell\u2019auto cinese: \u00ab<em>Bisognerebbe investire miliardi di dollari per altri vent&#8217;anni, e forse allora cominceremmo solo ad avvicinarci alla Germania [&#8230;] non c&#8217;\u00e8 speranza<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000003-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1707\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000003-scaled-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000003-scaled-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000003-scaled-1340x894.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000003-scaled-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Produzione di celle fotovoltaiche nel laboratorio di produzione di una societ\u00e0 energetica a Hefei, nella provincia di Anhui.\r\n(Cina orientale), il 27 gennaio 2022. \u00a9 Costfoto\/Sipa USA<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Dunque, queste due difficolt\u00e0 strutturali nel competere con Germania, Giappone e Stati Uniti, hanno spinto i leader cinesi verso una strategia basata su un\u2019intuizione fondamentale: la relativa semplicit\u00e0 dei veicoli elettrici, come componentistica, avrebbe potuto consentire un doppio risultato. Da una parte svincolarsi dal vantaggio tecnologico goduto dall\u2019Occidente sui motori a combustione (mai completamente colmato) e dall\u2019altra garantire un vero vantaggio competitivo su un\u2019industria nascente, pi\u00f9 facile da plasmare secondo i canoni imprenditoriali degli operatori cinesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Realizzando le poche speranze di competere con i tre colossi dell\u2019auto nel loro campo, il motore a combustione, il Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese stabil\u00ec che la Cina avrebbe dovuto focalizzarsi su una nuova tecnologia. Con il programma 863, il ministero riun\u00ec tutti i principali enti pubblici e privati interessati &#8211; case automobilistiche, fornitori, universit\u00e0 e laboratori di ricerca indipendenti &#8211; e a partire dal 2006 venne stabilito che il nuovo <em>focus<\/em> dovevano essere i \u201c<em>new energy vehicle <\/em>(NEV)\u201d, una definizione cinese che comprendeva i veicoli elettrici a batteria, i veicoli ibridi plug-in e veicoli elettrici a idrogeno. Il grande sogno dei pianificatori cinesi era quello di scavalcare (<em>leapfrogging<\/em>) le grandi case automobilistiche mondiali, assicurandosi un vantaggio di primo piano scommettendo sull\u2019auto del futuro. Nella leadership cinese, il progetto \u00e8 stato portato avanti anche da figure con una profonda esperienza nell\u2019industria automobilistica, in alcuni casi acquisita proprio in Germania, come nel caso del Ministro della Scienza e della Tecnologia dal 2007 al 2018, Wan Gang, in forza all\u2019Audi negli anni \u201990.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>I leader cinesi verso una strategia basata su un\u2019intuizione fondamentale: la relativa semplicit\u00e0 dei veicoli elettrici<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In un\u2019intervista, Elon Musk, ha delineato due aspetti fondamentali che hanno dato forma e sostanza a Tesla: per creare un mercato di massa per le auto elettriche, si ha necessariamente bisogno di \u201c<em>design iteration<\/em>\u201d ed \u201c<em>economies of scale<\/em>\u201d. Musk ha trovato una strada per Tesla attraverso un marketing intelligente e attraendo investimenti su vasca scala, mentre il governo cinese ha utilizzato un approccio pi\u00f9 proattivo e pi\u00f9 in linea con le caratteristiche della Cina. Invece di aspettare che il sistema economico e imprenditoriale cinese partorisse il suo \u201cElon Musk\u201d, per penetrare nel mercato globale dell\u2019auto, la Cina ha attivato la politica industriale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In che termini? Per i leader cinesi significava consentire ai brand internazionali di accedere al mercato cinese per stimolare il <em>learning-by-doing<\/em> (attraverso principalmente <em>joint ventures<\/em>, condivisione e trasferimento di know-how tecnologico), richiedendo ad essi di produrre le auto localmente in collaborazione con gli imprenditori cinesi. I risultati non furono sufficienti per avere economie di scala tali da consentire agli attori cinesi di competere sul mercato globale. E fu in questo fallimento che si insinu\u00f2 l\u2019idea di agire sulla tecnologia, provando a scavalcare le gerarchie del mercato dell\u2019auto convenzionale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea del <em>leapfrogging<\/em> si basa sostanzialmente sul fatto che in molte industrie le tecnologie vengono perfezionate lentamente e incrementalmente (<em>learning by doing<\/em>), fino al punto in cui lo sviluppo di una tecnologia <em>disruptive<\/em> emerge e cambia lo scenario. Quando questo accade, la spinta del governo pu\u00f2 consentire alle aziende di una nazione in via di sviluppo (come lo era la Cina) di scavalcare e aziende straniere dominanti, e di diventare leader in una nuova era tecnologica. Nel 2000, lo stato di avanzamento della ricerca e sviluppo cinese sulle batterie agli ioni di litio e sui sistemi di trazione elettrica era di circa dieci anni indietro rispetto al Giappone, considerando sia le prestazioni tecnologiche che i costi. Nei cinque anni successivi, la Cina avrebbe ridotto questo divario a meno di due anni, grazie soprattutto alla crescita del paese nell\u2019elettronica di consumo e all\u2019emergere dei due giganti, BYD e CATL.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Invece di aspettare che il sistema economico e imprenditoriale cinese partorisse il suo \u201cElon Musk\u201d, per penetrare nel mercato globale dell\u2019auto, la Cina ha attivato la politica industriale&nbsp;<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 2015, nel programma <em>Made in China 2025<\/em>, Pechino aveva gi\u00e0 individuato nei veicoli elettrici a batteria agli ioni di litio la tecnologia ideale: visto che i <em>battery electric vehicle <\/em>(BEV) sono cos\u00ec differenti dai veicoli a combustione interna, si trattava di un\u2019occasione unica per le aziende di auto cinesi di sbaragliare la concorrenza, focalizzandosi su R&amp;D della nuova tecnologia e assicurando l\u2019economia di scala necessaria per ridurre i costi e accrescerne la competitivit\u00e0. Per facilitare l\u2019incontro tra questi due fattori, il governo cinese ha incoraggiato sia l\u2019offerta (prestiti, investimenti e sussidi), stimolando i produttori di EV (come BYD) e di batterie (CATL) e soprattutto la domanda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una caratteristica fondamentale della politica cinese in materia di veicoli elettrici e ibridi \u00e8 stata la politica dei sussidi a livello nazionale, coordinata a livello del governo centrale e provinciale, con sovvenzioni che variavano da 10.000 a 20.000 dollari, a seconda della citt\u00e0 e del design del veicolo. E qui ci riagganciamo al ruolo della politica di coesione tra industria e autorit\u00e0, tra business e politica, con in mezzo gli interessi strategici del Partito. Come anticipato, uno dei driver fondamentali per la scommessa sulle batterie e i veicoli elettrici fu anche il desiderio di risolvere l\u2019inquinamento metropolitano e l\u2019impatto ambientale, divenuto un grande tema politico-sociale anche in un sistema autoritario, e al contempo di ridurre la dipendenza della Cina dal petrolio. Inoltre, la creazione di un\u2019industria \u2018indigena\u2019 di veicoli elettrici avrebbe dato riconoscimento globale al settore automobilistico cinese, sviluppando una tecnologia all\u2019avanguardia e a costi pi\u00f9 bassi. Il programma di sovvenzioni \u00e8 stato accompagnato da quattro importanti cambiamenti nella politica del settore automobilistica in Cina che ha fatto le fortune delle imprese cinesi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Nel 2015, nel programma <em>Made in China 2025<\/em>, Pechino aveva gi\u00e0 individuato nei veicoli elettrici a batteria agli ioni di litio la tecnologia ideale<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>In primo luogo, come abbiamo detto, il governo centrale ha imposto che le case automobilistiche straniere che lavoravano in <em>joint venture<\/em> con le case automobilistiche cinesi condividessero la loro tecnologia con le aziende cinesi. In secondo luogo, il governo centrale e i governi di province e citt\u00e0 rendevano disponibili le sovvenzioni solo alle aziende che assemblavano i veicoli in Cina, favorendo cos\u00ec le case automobilistiche cinesi (<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/08\/28\/les-bidenomics-par-leur-concepteur-une-conversation-avec-brian-deese\/\">un approccio alla supply chain che anticipa quella che, nel 2022, sar\u00e0 la sua reazione americana, con l\u2019Inflation Reduction Act<\/a>). Le aziende straniere che esportavano veicoli elettrici in Cina, come Tesla, non solo erano soggette alla tariffa cinese del 25% sulle auto importate, ma non erano nemmeno ammissibili ai sussidi per i veicoli elettrici. Terzo punto, le case automobilistiche cinesi dovevano affidarsi a fornitori cinesi certificati di batterie al litio per poter beneficiare delle sovvenzioni. E chi era, a partire dal 2010, l\u2019unica azienda cinese con l\u2019abilit\u00e0 di produrne in scala? Volkswagen, Daimler AG, Toyota e Honda non avevano altra alternativa che rivolgersi alle batterie di CATL se volevano proseguire le loro operazioni in Cina. Con questo approccio, CATL \u00e8 diventato il pi\u00f9 grande produttore mondiale di batterie per EV. Un successo globale che avrebbe portato la Germania \u2013 ennesima ironia della storia \u2013 nel 2014 a convincere Pechino per la costruzione di una <em>gigafactory <\/em>nello stato di Turingia, con un investimento da 272 milioni di dollari, nonostante i costi energetici, le tasse e l\u2019alto costo della manodopera. In cambio, la Germania avrebbe condiviso alta tecnologia con l\u2019azienda. Con questa strategia i produttori di batterie giapponesi e coreani, seppur stessero investendo in impianti localizzati in Cina, furono esclusi dal grande mercato cinese delle auto elettriche per diversi anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/E6aE4\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Per ultimo, ma non meno importante, le banche cinesi (dalle grandi banche commerciali a China Development Bank) hanno supportato la strategia cinese \u201cGo Out\u201d, finanziando aziende minerarie e chimiche cinesi nell\u2019acquisizione di promettenti depositi localizzati in Africa, Australia e Sud America. La strategia cinese sulle materie prime all\u2019estero (pragmatica e spesso scevra da questioni etico-sociali) si basa su una combinazione di investimenti diretti da aziende controllate dallo Stato e capitale finanziato dalle autorit\u00e0 cinesi, con accordi pluriennali. Grazie a questa politica industriale lungimirante e spregiudicata, oggi la Cina controlla importanti filiere, ma non tutte, delle materie prime critiche (ad es, litio, cobalto e neodimio) cruciali per la fabbricazione di batterie e dei motori elettrici. In questo modo, Pechino ha sviluppato una vasta rete d\u2019influenza, posizionandosi in passaggi chiave della <em>supply chain<\/em> &#8211; come la trasformazione dei minerali in metalli <em>battery grade<\/em>, ovvero ad un livello di purezza tale da poter essere impiegati nella costruzione di catodi, anodi per batterie &#8211; e garantendosi un vantaggio distintivo rispetto agli <em>automakers<\/em> europei e americani. Un attivismo evidente se guardiamo alla storia industriale dei due \u2018Dragoni del Litio\u2019: Ganfeng (fondata da un ingegnere chimico, Li Liangbin) e Tianqi Lithium (azienda con importati connessioni con il Partito Comunista). Due aziende divenute le due principali \u2018teste di ponte\u2019 della strategia di penetrazione cinese nei paesi ricchi di litio e con i depositi pi\u00f9 promettenti, come dimostrano gli investimenti in Cile, Argentina e Australia. Ganfeng ha all\u2019attivo 8 investimenti in progetti oltreoceano, mentre Tianqi \u00e8 partner ed <em>equity owner<\/em> di due dei pi\u00f9 grandi siti d\u2019estrazione: nel deposito di Greenbushes, in Australia, e nel Salar de Atacama in collaborazione con la cilena SQM. Seppur la Cina produca circa il 10% dell\u2019output minerario globale, i depositi domestici (perlopi\u00f9 costituiti da un minerale, la lepidolite, con concentrazioni di Li pi\u00f9 basse rispetto ai giacimenti australiani o sudamericani) non possono soddisfare la crescente domanda interna. Discorso simile per il cobalto, estratto per pi\u00f9 del 70% nella Repubblica Democratica del Congo dove la presenza e influenza cinese si \u00e8 fatta sempre pi\u00f9 esplicita nell\u2019ultimo decennio, grazie anche alla mediazione di alcuni intermediari e trader senza scrupoli che hanno favorito l\u2019acquisizione dei ricchissimi giacimenti congolesi. O per il nichel, altro componente chiave &#8211; e destinato a diventare essenziale con la progressiva adozione di batterie senza cobalto per via degli oneri sociali e ambientali &#8211; estratto in Indonesia ma raffinato in collaborazione con aziende cinesi. Estrazione, produzione e raffinazione che viene attualmente dominata dalla Cina per quanto riguarda grafite, manganese e terre rare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Perch\u00e9 il grande potere dell\u2019innovazione in Cina ha paura comunque del Potere politico, che pu\u00f2 fargli fare la fine di Jack Ma<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>I numeri ad oggi fotografano quanto questa strategia pluridecennale sulla \u201cspezia\u201d (la struttura minerale della rivoluzione delle energie pulite) abbia portato i suoi frutti. Secondo le stime di Benchmark Minerals Intelligence, la Cina domina la raffinazione di nickel (68%), cobalto (73%), grafite (100%), litio (59%), manganese (93%) per i materiali precursori delle batterie (l\u201980% dei catodi, l\u201989% degli anodi) e infine il 79% delle celle, oltre a controllare l\u2019intero mercato delle terre rare, elementi essenziali per la produzione di magneti super-performanti per i motori elettrici. Ed \u00e8 proprio a partire da queste <em>supply chain <\/em>critiche che Pechino oggi sta dominando la rivoluzione EV e scrivendo il suo futuro, mentre gli altri devono contrattaccare.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/H4hP6\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Oggi il miracolo automobilistico cinese \u00e8 realt\u00e0. CATL e BYD controllano, da sole, pi\u00f9 del 70% del mercato delle batterie elettriche per installazione in Cina e sono destinati a penetrare sempre di pi\u00f9 sui mercati globali. Gi\u00e0 oggi sono il primo e il secondo produttore di batterie per EV a livello mondiale, con pi\u00f9 del 50% dello share di mercato davanti alla coreana LG Solution e alla giapponese Panasonic. Entro il 2032, la Cina &#8211; grazie agli investimenti e al potenziamento delle <em>gigafactory<\/em> esistenti dei due colossi cinesi &#8211; \u00e8 destinata a rimanere il primo mercato per le batterie con 4.800 gigawatt\/h di capacit\u00e0 produttiva, circa il 67% di quella globale secondo i dati di Benchmark.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Think smaller<\/em>: la massima di Gordon Moore, il co-fondatore di Intel morto nel 2023 che ha dato il nome alla Legge di Moore, si adatta al modo con cui la Cina ha giocato la partita elettrica. Pensiamo alla focalizzazione dei produttori su modelli di piccole dimensioni, a differenza per esempio del mercato statunitense, dove le vendite sono prevalentemente costituite dai modelli premium di Tesla (soprattutto la berlina executive Model 3). I prezzi delle offerte cinesi, che coprono un\u2019ampia gamma di veicoli, sono applicabili a livello mondiale al netto delle sovvenzioni, e questo rappresenta uno dei grandi punti interrogativi per la competizione in futuro: riuscire a pareggiare l\u2019offerta cinese sui prezzi, qualora questa si rilevasse decisiva nella loro adozione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il vantaggio cinese pu\u00f2 dare frutti anche sulla tecnologia. CATL dovrebbe essere in grado di mantenere la sua posizione di leader nel mercato, con la commercializzazione delle batterie Kirin, al sodio e le LFMP (aggiunta di manganese al materiale lito-ferro-fosfato, per le quali ha stretto accordi con Tesla e altri produttori asiatici) nel 2023. Nel <em>Global Automaker Ranking 2022<\/em>, BYD figurava, dietro a Tesla, tra i \u201cleader\u201d del mercato EV, con un rating di 73 per dominio di mercato, performance tecnologica e visione strategica. Tra i 12 <em>automakers<\/em> \u201cin transizione\u201d, vi sono le cinesi SAIC, Geely, Great Wall Motors e Chang\u2019an, insieme ai tutti i pi\u00f9 grandi produttori europei e americani (coreani e giapponesi, con l\u2019eccezione di Hyundai, in grave ritardo).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>In conclusione, seppur i tedeschi \u2013 e in generale i produttori europei e americani \u2013 siano indietro nella corsa globale alle batterie e ai veicoli elettrici, sono comunque fermamente convinti a investire e scommetterci, a prescindere da quali siano le indicazioni da Bruxelles per il <em>phase-out <\/em>del motore a combustione interna<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Anche se la Cina non ha ancora superato la Germania in termini di profitti derivanti dalle esportazioni dell\u2019industria automobilistica, ha gi\u00e0 colpito duramente i tedeschi (e non solo) dove conta di pi\u00f9: nel segmento dei veicoli elettrici in Cina, mercato di riferimento e fonte essenziale di profitti per gli stessi tedeschi. Questo ha consentito ai produttori cinesi di veicoli elettrici di sbaragliare il predominio dei marchi tedeschi in Cina (realizzando il vero obiettivo della corsa all\u2019elettrico, ovvero quello di allontanare progressivamente i brand stranieri) e di costruire in territorio nazionale un vantaggio di scala e di tecnologia che ora li proietta, potenzialmente, sul mercato globale: fino alla minaccia ai tedeschi in Europa. La Germania, dopo aver dormito un sonno profondo, \u00e8 condannata a un brusco risveglio, che pu\u00f2 portare a mosse nervose. Da una parte, si alza l\u2019eco dei sostenitori del protezionismo per difendere l\u2019industria automobilistica europea dall\u2019assalto dei produttori cinesi (BYD, Nio etc.), dall\u2019altra si alza il grido di allarme per rilanciare la competizione sui veicoli elettrici con i cinesi, soprattutto sui costi. Senza l\u2019accesso sicuro alle materie prime critiche &#8211; un problema che \u00abtiene sveglio la notte\u00bb il <em>CEO <\/em>di Renault e che rappresenta, come spiegato poc\u2019anzi, un vantaggio competitivo dei produttori cinesi &#8211; e alle componentistiche fondamentali (i chip), con il loro trattamento, la produzione \u00e8 a rischio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/mohNv\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>In conclusione, seppur i tedeschi \u2013 e in generale i produttori europei e americani \u2013 siano indietro nella corsa globale alle batterie e ai veicoli elettrici, sono comunque fermamente convinti a investire e scommetterci, a prescindere da quali siano le indicazioni da Bruxelles per il <em>phase-out <\/em>del motore a combustione interna. Restano ancora alcune barriere all\u2019ingresso nell\u2019ipotetica strategia di penetrazione cinese nel mercato europeo: 1) <em>brand power<\/em>, ancora in mano agli europei per storia e affidabilit\u00e0; 2) network di distribuzione ancora acerbo tra i paesi del Vecchio Continente; 3) incertezze sul lato legislativo e regolatorio, che rendono l\u2019elettrico una delle possibili soluzioni alla decarbonizzazione; 4) mancanza di infrastrutture di ricarica, spesso carenti e disomogenee a livello europeo. Tutto questo porta il successo cinese sul terreno della competizione politica, anche verso le elezioni europee del 2024.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Tutto questo porta il successo cinese sul terreno della competizione politica, anche verso le elezioni europee del 2024<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La sorpresa e la risposta: futuro e incognite del successo cinese&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Secondo una interessante osservazione di Elizabeth Economy, esperta di Cina e consulente di Gina Raimondo, un punto sottovalutato sulla Cina \u00e8 la sua \u201carte della sorpresa\u201d .<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema cinese, anche per un\u2019opacit\u00e0 aumentata nell\u2019era di Xi Jinping, nonch\u00e9 per la ridotta capacit\u00e0 occidentale (compresa quella dell\u2019intelligence, in tutte le sue forme) di mettersi nella prospettiva dei cinesi e prevederne le mosse, continua a sorprenderci. In positivo e in negativo. Nel primo caso, Economy fa proprio l\u2019esempio dell\u2019ascesa cinese nella mobilit\u00e0 elettrica, che abbiamo raccontato qui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La capacit\u00e0 di \u201cunire i puntini\u201d della catena del valore da parte cinese \u00e8 stata impressionante, soprattutto se paragonata all\u2019insipienza altrui. E la battaglia &#8211; non sar\u00e0 mai sottolineato abbastanza &#8211; non \u00e8 stata vinta dal Moloch del Partito, ma da imprese nate con una prospettiva privata, con una forte volont\u00e0 imprenditoriale. Investimenti pubblici di lungo corso, spiriti animali, capacit\u00e0 di attrarre capitale umano e tecnologia altrui, tenendo sempre presente la grande forza cinese: l\u2019imbattibile scala offerta dalla crescita senza precedenti del mercato e dalle leve di controllo interne su questo stesso mercato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una storia epica, che adesso ha un problema: l\u2019effetto sorpresa \u00e8 finito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>BYD e CATL non sono ancora marchi noti all\u2019uomo della strada, ma gli operatori del settore e le classi dirigenti hanno ormai colmato il loro divario cognitivo. Le aziende cinesi non sono pi\u00f9 relegate nello stereotipo della copia, ma viene loro riconosciuta una leadership internazionale, testimoniata dall\u2019ampiezza dei mercati di riferimento, dalla presenza globale, dalla capacit\u00e0 di adattamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-block-image-large\"\n    data-shadow=\"false\"\n    data-use-original-file=\"false\">\n    <a\n        data-pswp-src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000001-scaled.jpg\"\n        class=\"inline-block gallery-item no-underline \"\n        data-pswp-width=\"2560\"\n        data-pswp-height=\"1707\">\n                                        <picture>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000001-scaled-330x220.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 374px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000001-scaled-690x460.jpg\"\r\n                media=\"(max-width: 989px)\" \/>\r\n                    <source\r\n                srcset=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000001-scaled-1340x894.jpg\"\r\n                media=\"(min-width: 990px)\" \/>\r\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2023\/08\/SIPA_sipausa30295279_000001-scaled-125x83.jpg\" \/>\r\n        <\/picture>\r\n                            \n                    <figcaption class=\"pswp-caption-content \">Produzione di celle fotovoltaiche nel laboratorio di produzione di una societ\u00e0 energetica a Hefei, nella provincia di Anhui.\r\n(Cina orientale), il 27 gennaio 2022. \u00a9 Costfoto\/Sipa USA<\/figcaption>\n            <\/a>\n<\/figure>\n\n\n<p>Gli Stati Uniti, nella guerra dei capitalismi politici, hanno messo senz\u2019altro i campioni cinesi nel mirino. Nel rapporto dell\u2019amministrazione Biden sulle supply chain di giugno 2021, i casi di BYD e CATL venivano ampiamente citati. Ed \u00e8 noto a tutti che l\u2019Inflation Reduction Act \u00e8 un tentativo titanico di forzare una struttura della supply chain che, grazie all\u2019azione degli attori cinesi, \u00e8 troppo spostata verso Pechino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>\u00c8 una storia epica, che adesso ha un problema: l\u2019effetto sorpresa \u00e8 finito<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019industria dell\u2019automotive europea \u00e8 parsa a lungo immobile, per penuria anzitutto degli investimenti privati ma anche delle politiche della Commissione, simboleggiate dalla scarsa attenzione sull\u2019analisi della supply chain e della competizione politica nelle prime fasi del Green Deal voluto da Frans Timmermans: uno strumento del tutto carente rispetto ai grandi nodi geopolitici. Ora \u00e8 difficile credere che questo pezzo di Europa, cos\u00ec rilevante dal punto di vista sociale e occupazionale, possa pensare semplicemente di diventare il cadavere che BYD, CATL e i campioni che ancora non conosciamo vedranno passare sul fiume.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo, l\u2019aspetto politico ha gi\u00e0 inciso nelle dinamiche dell\u2019industria. Ci\u00f2 riguarda la libert\u00e0 di azione degli attori cinesi, che pu\u00f2 essere limitata da strumenti volti a forzare, appunto, la struttura della supply chain attraverso i sussidi, nonch\u00e9 dai controlli sulle esportazioni. Ma riguarda anche le scelte di diversi altri Paesi. Per esempio, si sottovaluta quanto per i giganti dell\u2019automotive cinese sia importante la penetrazione di mercati che non sono n\u00e9 quello americano n\u00e9 quello europeo. Cruciale \u00e8 anzitutto il successo in un mercato dell\u2019Asia orientale che non sia limitato alla Cina, quindi anzitutto i Paesi ASEAN. L\u2019attivit\u00e0 di BYD in Thailandia, da questo punto di vista, \u00e8 molto importante. Ma lo \u00e8 anche il mercato giapponese, sia dal lato simbolico della presenza nella terra dei \u201cmaestri\u201d dell\u2019auto, sia per i numeri che pu\u00f2 garantire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aspetto politico poi riguarda anche il continente americano, e quindi le azioni cinesi nel cortile di casa della Dottrina Monroe: uno degli effetti informali della politica degli Stati Uniti avviata nell\u2019estate 2022 \u00e8 stato il rallentamento dei progetti di CATL sul Nord America (compreso il Messico). Oltre alle necessit\u00e0 della politica, gli attori del mercato devono guardare anche alla struttura della supply chain, e quindi per ora la partnership tra Ford e CATL per una fabbrica in Michigan per l\u2019espansione della capacit\u00e0 produttiva di batterie del colosso americano va avanti. Eppure non mancher\u00e0, nel Congresso che gi\u00e0 discute nuovi provvedimenti restrittivi sulla Cina, un\u2019ulteriore attenzione su questa partita delicata. Non solo: CATL ha annunciato importanti investimenti sul Brasile, mostrando che pu\u00f2 giocare le sue carte in grandi mercati che non sono disposti a seguire pedissequamente la bussola degli Stati Uniti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Uno degli effetti informali della politica degli Stati Uniti avviata nell\u2019estate 2022 \u00e8 stato il rallentamento dei progetti di CATL sul Nord America, compreso il Messico<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>La questione politica si porr\u00e0 sempre di pi\u00f9 nel dibattito europeo, nella geografia degli investimenti e nel posizionamento dei concorrenti e dei governi. BYD e CATL ne sono gi\u00e0 consapevoli. L\u2019Ungheria \u00e8 la destinazione pi\u00f9 rilevante degli investimenti miliardari di CATL in Europa, <a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2023\/07\/26\/monde-viktor-orban\/\">in continuit\u00e0 con il ruolo verso la Cina che Budapest ha sempre di pi\u00f9 assunto<\/a>. CATL sa che i produttori di auto tedeschi dovranno rifornirsi dalle sue <em>gigafactory<\/em> se vogliono giocare la partita elettrica nel breve-medio termine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/Se53s\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Nel 2023, BYD ha annunciato la volont\u00e0 di aprire una fabbrica di auto in Europa, e quindi vuole anticipare la chiusura del mercato europeo da parte dei \u201cfalchi\u201d con offerte che avvicinano le sue auto, pi\u00f9 competitive delle altre, al consumatore europeo. Queste offerte, in sintesi, dicono ai governi dei Paesi europei che i posti di lavoro che saranno perduti per l\u2019inefficienza dell\u2019industria europea potranno essere compensati (quanti? come?) dalle nuove fabbriche cinesi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"iframe-container wp-block-image wp-block-image-medium  iframe-dw\">\n\t<div>\n\t\t<iframe class=\"absolute w-full h-full pin-t pin-l\" title=\"titolo\" aria-label=\"Interactive line chart\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/vJdSc\/1\/\" scrolling=\"no\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\t<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Nel mentre, le aziende cinesi continuano a competere sulla frontiera tecnologica, come dimostrato di recente dall\u2019annuncio da parte di CATL, gigante relativamente pi\u00f9 debole rispetto alla potenza del modello integrato di BYD, di una nuova batteria a ricarica ultrarapida. Con una tenuta complessiva di circa 400 km, la batteria \u00e8 capace di ricaricarsi in circa 10 minuti. Per comprendere invece il crescente protagonismo di BYD nelle tecnologie di frontiera, \u00e8 sufficiente ascoltare le conferenze di Jensen Huang, che guida NVIDIA, azienda motore dell\u2019intelligenza artificiale: le auto del gigante cinese compaiono spesso nei filmati pubblicitari di NVIDIA per mostrare i suoi servizi, e tra il 2022 e il 2023 NVIDIA e BYD hanno rafforzato la loro partnership.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>La potenza del mercato cinese, fattore strutturale dell\u2019ascesa elettrica cinese, potrebbe essere gravemente indebolita dalla severit\u00e0 del rallentamento dell\u2019economia&nbsp;<\/p><cite>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo Grande Gioco tecnologico e politico \u00e8 destinato a proseguire, dentro le tensioni tra Stati Uniti e Cina che domineranno questo decennio e che si collocano in uno scenario pi\u00f9 ampio, dove la potenza del mercato cinese, fattore strutturale dell\u2019ascesa elettrica cinese, potrebbe essere gravemente indebolita dalla severit\u00e0 del rallentamento dell\u2019economia.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza dimenticare l\u2019incidenza sempre pi\u00f9 rilevante dei semiconduttori nell\u2019automotive, e quindi la volont\u00e0 cinese di utilizzare le sue capacit\u00e0 automobilistiche per alimentare quella sfida decisiva. Anche in questo caso, spesso a danno delle aziende di semiconduttori europee che sono posizionate esattamente in quel segmento e che talvolta inseguono l\u2019illusione di un accesso al mercato cinese che, in ultima analisi, non avranno mai, e di certo non potranno mai avere alle loro condizioni o a cosiddette \u201ccondizioni di mercato\u201d. Perch\u00e9 il potere di mercato delle aziende cinesi, nel nesso tra automotive e semiconduttori, sar\u00e0 sempre dominato dalla Cina e, in ultima analisi, dal suo decisore di ultima istanza, il Partito.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa popola gli incubi dei capi di BYD e di CATL? Come gli altri grandi imprenditori cinesi, anche Wang Chuanfu e Robin Zeng, dall\u2019alto del loro successo, devono guardare all\u2019evoluzione interna. Il rallentamento dell\u2019economia pu\u00f2 colpirli, sia per la riduzione dei consumi sia perch\u00e9 pu\u00f2 aumentare la frustrazione del Partito. E nessun eroe di questa sorprendente trasformazione tecnologica, che ormai fa parte del mondo cos\u00ec com\u2019\u00e8, potr\u00e0 permettersi un protagonismo politico improprio, o un\u2019osservazione fuori posto sulla regolazione del settore. Perch\u00e9 il grande potere dell\u2019innovazione in Cina ha paura comunque del Potere politico, che pu\u00f2 fargli fare la fine di Jack Ma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I giganti cinesi delle automobili elettriche stanno conquistando il mondo, e hanno gi\u00e0 eroso le fondamenta della potentissima industria tedesca dell\u2019automotive, al punto da farle temere una totale scomparsa dal mercato. 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