{"id":10249,"date":"2023-08-30T15:12:11","date_gmt":"2023-08-30T14:12:11","guid":{"rendered":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/ita\/?p=10249"},"modified":"2023-09-27T10:14:22","modified_gmt":"2023-09-27T09:14:22","slug":"byd-e-catl-al-cuore-dei-prometei-cinesi-dellelettricita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/legrandcontinent.eu\/it\/2023\/08\/30\/byd-e-catl-al-cuore-dei-prometei-cinesi-dellelettricita\/","title":{"rendered":"BYD e CATL: al cuore dei Prometei cinesi dell\u2019elettricit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n

I padri fondatori del sogno elettrico cinese<\/strong><\/h2>\n\n\n\n

Quando Xi Jinping prese il potere nel 2012, tenne un famoso discorso presso il Museo Nazionale di Pechino dove esortava la nazione a rispecchiarsi nelle grandi scoperte del passato (dalla carta, alla polvere da sparo, passando per la bussola) e a riscoprire l\u2019idea che i cinesi potessero ancora essere pensatori originali e imprenditori innovativi.<\/p>\n\n\n\n

Seppur sia opinione diffusa che il governo centrale abbia svolto, e continui a svolgere, un ruolo chiave nella direzione industriale e tecno-scientifica della Cina recente, molti dei suoi successi si devono ad un ristretto e mirabile gruppo di imprenditori. E non \u00e8 infatti un caso che l\u2019ascesa di alcuni di questi personaggi sia passata attraverso lo studio e l\u2019approfondimento della metallurgia e della chimica. \u00c8 stato in particolare un uomo originario di Anhui che ha intravisto il grande potenziale della Cina nell\u2019era dei metalli rari: Wang Chuanfu. <\/p>\n\n\n\n

[Per approfondire: 10 punti sui metalli rari<\/a>]<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n

Nato nel 1966 in piccolo villaggio di allevatori in una delle province pi\u00f9 povere della Cina maoista, Wang rimase orfano di entrambi i genitori in adolescenza, crescendo insieme a suo fratello e sorella maggiori. Le difficolt\u00e0 economiche lo obbligarono inizialmente a tralasciare gli studi liceali, per dedicarsi al lavoro. Solo grazie all\u2019insistenza della sorella e del fratello, e ai soldi da loro risparmiati, riusc\u00ec a prepararsi per l\u2019ammissione, nel 1983, e a permettersi di frequentare i corsi del Central South Institute of Mining and Metallurgy all\u2019et\u00e0 di 17 anni. <\/p>\n\n\n\n

Dopo aver ottenuto la laurea nel 1987, a Wang fu raccomandato di proseguire i suoi studi post-laurea presso il General Institute of Nonferrous Metals, un istituto di ricerca statale con sede a Pechino, dove inizi\u00f2 a lavorare come chimico metallurgico sulle batterie. <\/p>\n\n\n\n

Si trattava di una tecnologia dalla storia travagliata. I primi finanziamenti alla ricerca di base fluirono, quasi paradossalmente, alla divisione di ricerca di Exxon Mobil nella met\u00e0 degli anni \u201970, che inizi\u00f2 ad immaginare l\u2019<\/em>energia alternativa in seguito agli shock petroliferi.  Venne poi perfezionata da tre scienziati che nel 2019 hanno ricevuto il Premio Nobel per la Chimica per aver contribuito, in fasi e contributi diversi, all\u2019invenzione della batteria gli ioni di litio: gli americani Stanley Whittingham e John Goodenough e il giapponese Akiro Yoshino. A portare sul mercato le batterie al litio ci avrebbe pensato Sony nel 1991, dando avvio ad una vera e propria \u201crivoluzione wireless\u201d per l\u2019elettronica globale. <\/p>\n\n\n\n

Al tempo una singola batteria ricaricabile costava migliaia di yuan in Cina, con le attivit\u00e0 produttive monopolizzate dal Giappone<\/p>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Solo due anni pi\u00f9 tardi, dopo aver pubblicato paper originali sulla chimica delle batterie al litio, Wang divenne direttore generale dell\u2019istituto. Nel 2003, in un\u2019intervista su Business Week<\/em>, ricordava come il suo obiettivo sin da ragazzo era stato \u00abquello di diventare un ottimo ingegnere\u00bb spinto dalla passione \u00abdi costruire migliori batterie per i prodotti elettronici\u00bb. Quello che all\u2019istituto statale mancava, tuttavia, erano le risorse per i suoi progetti ambiziosi: \u00abEra difficile fare qualsiasi cosa\u00bb. Al tempo una singola batteria ricaricabile costava migliaia di yuan in Cina, con le attivit\u00e0 produttive monopolizzate dal Giappone. <\/p>\n\n\n\n

La crescita del mercato era dirompente. I primi telefoni mobili, le videocamere, il Sony walkman: tutto era basato su piccole batterie al litio che ne consentivano un utilizzo ubiquo. Erano le opportunit\u00e0 dell\u2019elettronica di consumo: costi fissi bassi, alti margini di profitto. E fu in questo contesto che Wang vide uno spiraglio e decise di lasciare la sua posizione all\u2019istituto. Nel febbraio 1995, a soli 29 anni, ottenne un prestito da 3 milioni di yuan per comprare e gestire un vecchio capannone a Shenzhen \u2013 la prima Zona Economica Speciale concepita nel paese per sperimentare il capitalismo e aprirsi ai mercati internazionali. Sarebbe diventato il primo stabilimento della sua creatura, BYD (Build Your Dreams<\/em>), fondata insieme al cugino Lu Xiangyang. <\/p>\n\n\n\n

Gli inizi furono umili, ed epici. Wang dormiva tre, quattro ore al giorno nello stabilimento insieme a decine di lavoratori. Quegli operai, poco specializzati, che avrebbero costituito il suo primo punto di forza. Nella seconda met\u00e0 degli anni \u201990, Shenzhen era un hub manifatturiero globale, attirando i lavoratori dalle campagne nelle nuove linee di produzione delle multinazionali dell\u2019elettronica: computer, telefoni, strumenti da lavoro, giocattoli. Tutti dispositivi a cui serviva una batteria. Tecnologia sui cui Wang inizi\u00f2 a studiare per catturarne i segreti dei brevetti giapponesi e coreani, addirittura comprando le batterie per analizzarle con i suoi colleghi e tentare il cosiddetto reverse-engineering<\/em>. Smontandole pezzo per pezzo, il fondatore di BYD cercava il segreto per renderle pi\u00f9 efficienti e produrle a buon mercato. <\/p>\n\n\n\n

Smontandole pezzo per pezzo, il fondatore di BYD cercava il segreto per renderle pi\u00f9 efficienti e produrle a buon mercato<\/p>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Il primo ingrediente fu rimpiazzare le linee di produzione robotizzate giapponesi con i lavoratori a basso costo di Shenzhen. Una catena di assemblaggio lunga 60 metri di BYD, agli esordi, dipendeva dal lavoro organizzato di 40\/50 operai, limitando il controllo di umidit\u00e0 e temperatura \u2013 cruciali per i materiali catodici \u2013 a pochi step della catena. Cos\u00ec Wang riusc\u00ec a ridurre i costi. Le batterie di BYD si vendevano a $3 per cella, rispetto agli $8 di quelle giapponesi. Il secondo passo era concepire una batteria migliore. All\u2019inizio Wang e i colleghi si limitarono a riproporre batterie simili a quelle sviluppate dai concorrenti, a prezzi naturalmente pi\u00f9 bassi. Il gruppo realizzava batterie ricaricabili NiCd (nichel-cadmio), NiMH (nichel-metallo-idruro) e Li-ion (LFP, litio-ferro-fosfato). Poi Wang riusc\u00ec a fare di pi\u00f9, sviluppando una batteria con performance superiori a quelle giapponesi: 3000 cicli di ricarica, ma ad un terzo del prezzo dei concorrenti. <\/p>\n\n\n\n\n\n

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Produzione di celle fotovoltaiche nel laboratorio di produzione di una societ\u00e0 energetica a Hefei, nella provincia di Anhui.\r\n(Cina orientale), il 27 gennaio 2022. \u00a9 Costfoto\/Sipa USA<\/figcaption>\n <\/a>\n<\/figure>\n\n\n

Decise di integrare verticalmente il business, proponendo ai grandi produttori di cellulari di assemblare direttamente la batteria prodotta nei loro dispositivi. Fu cos\u00ec che BYD inizi\u00f2 ad ingraziarsi il mercato, strappando i primi contratti di fornitura con i colossi dell\u2019elettronica tra cui Ericsson, Philips, Motorola. Nel 2002, l\u2019azienda contava 17.000 lavoratori e produceva 2 milioni di batterie al giorno. Era anche l\u2019anno della quotazione alla borsa di Hong Kong. Wang era idolatrato in Cina come il \u201cre delle batterie\u201d e un anno pi\u00f9 tardi il suo sogno poteva dirsi realizzato: BYD era diventata una delle pi\u00f9 grandi aziende produttrici di batterie per l\u2019elettronica a livello mondiale. <\/p>\n\n\n\n

Wang era idolatrato in Cina come il \u201cre delle batterie\u201d e un anno pi\u00f9 tardi il suo sogno poteva dirsi realizzato: BYD era diventata una delle pi\u00f9 grandi aziende produttrici di batterie per l\u2019elettronica a livello mondiale<\/p>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Non gli bastava. Voleva espandersi, crescere in nuovi e promettenti mercati, applicando il pragmatismo cinese nella lettura dei mercati e dell\u2019evoluzione dei \u201csogni\u201d. Perci\u00f2, nel 2003 BYD acquis\u00ec la decadente Tsinchuan Automobile Company, azienda a controllo statale. L\u2019obiettivo era chiaro: entrare nel mercato automobilistico. Wang non avrebbe, tuttavia, dismesso o fermato l\u2019espansione delle attivit\u00e0 manifatturiere nel comparto elettronica. Nel 2003 ci fu un tonfo nelle quotazioni dell\u2019azienda, ma Wang non si fece scoraggiare. Anzi, mise le mani pure su Qinchuan Automobile (ribattezzata Byd Automobile), compr\u00f2 una fabbrica a Pechino e allest\u00ec un reparto di ricerca e sviluppo per automobile a Shanghai. I primi modelli di BYD erano auto convenzionali, con il motore a combustione interna. Ma a conferma della bont\u00e0 e lungimiranza della visione di Wang, nel 2009 Warren Buffet decise di investire 250 milioni di dollari per il 10% delle sue azioni. Cosa aveva spinto uno dei pi\u00f9 grandi investitori della storia a scommettere su BYD? Le batterie, su cui ormai l\u2019azienda aveva un expertise consolidata, era la tecnologia chiave e dunque serviva mantenere una base industriale focalizzata su di essa. Intanto, Wang era diventato l\u2019uomo pi\u00f9 ricco della Cina, con 35 miliardi di dollari di patrimonio. Nonostante il suo successo, continu\u00f2 a vivere a lungo in un quartiere residenziale a Shenzhen. Ma il debito con la sorella e il fratello era stato saldato. <\/p>\n\n\n\n

\u00abQuando arriva un tifone, anche i maiali volano\u00bb<\/em><\/h2>\n\n\n\n

Zeng Yuqun ha pronunciato questa frase all\u2019inizio del 2017, durante un discorso ai dipendenti della sua azienda. Cosa fa Zeng? E che cosa voleva dire? Per rispondere a queste domande, facciamo un passo indietro. Fino al 1989.  <\/p>\n\n\n\n

In quel tornante storico, l\u2019allora semisconosciuto Zeng raggiunse Dongguan, nella provincia del Guangdong, nella Cina meridionale. Al pari della vicina Hong Kong, anche quella citt\u00e0 costiera stava iniziando a respirare l\u2019aria dell\u2019apertura ai mercati globali, nonostante la durissima repressione di piazza Tienanmen<\/a>. L\u2019ex colonia britannica aveva infatti assicurato a Zeng il suo primo impiego nel privato, nella SAE Magnetic, azienda che produceva testine per gli hard disk dei computer. La filiera dell\u2019elettronica si stava velocemente riposizionando tra Taiwan e Cina. <\/p>\n\n\n\n

Nato nel 1968 vicino a Ningde \u2013 citt\u00e0 in cui Xi Jinping era stato segretario di Partito dal 1988 al 1990 \u2013 durante la Rivoluzione Culturale da una famiglia di agricoltori, Zeng abbandon\u00f2 a soli 17 anni il piccolo villaggio per iscriversi all\u2019Universit\u00e0 Jiao Tong di Shanghai alla facolt\u00e0 d\u2019ingegneria. Ottenne il PhD in fisica della materia condensata presso l\u2019Accademia Cinese delle Scienze a Pechino. Fin da subito il giovane scienziato scopr\u00ec di sentirsi troppo intraprendente per una carriera stabile e confortevole in una compagnia statale nel Fujian: dopo dieci anni alla SAE \u2013 nel frattempo acquisita dalla TDK, gigante giapponese dell\u2019elettronica \u2013 Zeng aveva coltivato numerosi contatti nel settore. Aveva conosciuto T. H Chen, chimico e fisico taiwanese con un PhD conseguito a Berkeley, con cui inizi\u00f2 ad approfondire il settore delle batterie elettriche. Ma fu Liang Shaokang, amministratore delegato di SAE, a convincerlo a fondare una sua azienda. Nel 1999, Zeng accett\u00f2 la sfida, con la nascita di ATL, con Chen nel ruolo di CEO<\/em>. La sede sarebbe stata proprio a Ningde.<\/p>\n\n\n\n

 Solo nel 2001, la ATL aveva prodotto un milione di batterie, utilizzate nelle cuffie Bluetooth e nei lettori portatili<\/p>Alessandro Aresu e Alberto Prina Cerai<\/cite><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n

Al pari di BYD, l\u2019azienda di Zeng e Chen inizi\u00f2 puntando a produrre batterie per l\u2019elettronica mobile proprio in un contesto di rapida crescita del settore. Nel 2002, il 95% dei telefoni cellulari utilizzava batterie agli ioni di litio. Senza una tecnologia proprietaria, e dopo aver fallito la fabbricazione di batterie a partire da una licenza concessa dai Bell Labs, Zeng e i suoi collaboratori riuscirono a perfezionare la batteria ai polimeri di litio: ATL riusciva a produrla a costi dimezzati e in un modello pi\u00f9 flessibile a seconda del dispositivo finale di utilizzo. Solo nel 2001, la ATL aveva prodotto un milione di batterie, utilizzate nelle cuffie Bluetooth e nei lettori portatili. Una crescita che avrebbe attirato l\u2019attenzione del mercato internazionale: nel 2003, il private equity <\/em>Carlyle Group, con sede negli Stati Uniti, aveva investito 30 milioni di dollari; nel 2004, ATL entr\u00f2 tra i fornitori di Apple per l\u2019iPod, mentre le rivali BYD e Sony rifornivano rispettivamente Nokia e Motorola. Sembrava la classica storia: tecnologia straniera, investimenti esteri e un\u2019azienda cinese con buona manovalanza ed economia di scala. Forse anche per timore che potesse crescere troppo, nel 2005 la giapponese TDK decise di rilevare ATL per 100 milioni di dollari. Allora il Giappone contava per poco meno del 90% della produzione mondiale di batterie. Per Zeng, poteva essere il momento di godersi il successo, scalando le gerarchie aziendali. <\/p>\n\n\n\n

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